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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01591 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, affrontiamo nuovamente una vicenda che ha interessato la Sicilia orientale. Lei stesso, Presidente Mastella, ha avuto modo di presiedere diverse sedute di quest'aula durante le quali abbiamo dibattuto della vicenda che ha colpito la Sicilia, che ha presentato alcuni aspetti paradossali. Mi riferisco all'eruzione dell'Etna dell'ottobre 2002: un episodio particolarissimo, che ha registrato contemporaneamente la copiosa caduta di cenere lavica.
Sono passati ben tre anni; le persone residenti nella provincia catanese ricordano le condizioni in cui si è trovata non solo la città, ma anche le campagne e l'intero territorio provinciale. Tutti ricordiamo i danni notevoli che quella calamità naturale cagionò alle attività produttive, con la conseguente perdita dei prodotti dell'agricoltura, il blocco del commercio e i danni derivati al settore turistico.
Inoltre, la nostra comunità, gran parte della Sicilia orientale, ma soprattutto la provincia di Catania, rimasero bloccate per lungo tempo. Ricordo che per settimane l'aeroporto di Catania è stato chiuso.
Non vanno dimenticati, poi, i danni subiti dai singoli cittadini, che per pulire le terrazze, ma soprattutto i tetti, hanno dovuto far ricorso a risorse proprie.
Nel dicembre 2002, signor sottosegretario, il Presidente del Consiglio dei ministri ha visitato la città di Catania dove, nel consiglio comunale - la sede più prestigiosa della città -, promise solennemente ai cittadini catanesi il varo di una legge specifica, che definì «legge di solidarietà per Catania». Tale provvedimento non è stato affatto presentato. Nessuno di noi sa se il Governo abbia mai presentato un disegno di legge in tal senso. Non abbiamo più avuto notizie.
Voglio però citare gli atti concreti che sono stati assunti. La legge finanziaria per il 2003, dopo numerose battaglie svolte da esponenti dell'opposizione, definì come calamità naturale la caduta di cenere lavica a seguito dell'eruzione vulcanica. Un successivo decreto del Presidente del Consiglio individuò nel capo del Dipartimento della protezione civile il commissario delegato a seguire le questioni legate ai danni. Con nota del 14 febbraio 2003, il Dipartimento della protezione civile, insieme al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ha individuato i 13 comuni interessati dalla dichiarazione dello stato di emergenza, e quindi aventi la possibilità della sospensione dei termini per il versamento dei premi contributivi.
Con successiva nota del 24 febbraio 2004, sempre il Dipartimento della protezione civile fece ben sperare, estendendo i benefici della sospensione dell'obbligo contributivo - a nostro avviso giustamente - a tutti i residenti nel territorio della provincia di Catania.
In verità, questo provvedimento, varato dalla Protezione civile, ha fatto un po' giustizia di tutte le promesse poi svanite nel nulla: in esso si prevedeva un aiuto alle popolazioni, una sorta di rimborso temporaneo da restituire nel tempo, dunque un vero e proprio prestito agevolato. Tra l'altro, non erano previsti altri interventi né contributi per gli agricoltori che avevano perso il loro raccolto, neppure alcun contributo per i commercianti e nulla per i nostri operatori turistici: le vicende però non si sono fermate. Infatti, abbiamo osservato un'applicazione molto discrezionale di questi decreti, intanto nella individuazione
dei comuni, alcuni dei quali sono stati esclusi in maniera assolutamente arbitraria da quelle provvidenze, mentre vi è stata anche una diversità di atteggiamento dei vari enti previdenziali: l'INPS ha agito in un modo, l'INPDAP in un altro.
Vi è stata inoltre una discriminazione molto particolare tra i dipendenti del settore pubblico e di quello privato. Nel settore pubblico vi sono state ulteriori discriminazioni: alcuni hanno avuto la possibilità di accedere ai provvedimenti, altri no; a tale proposito, voglio portare un esempio che mi pare significativo: i carabinieri hanno già usufruito dei benefìci di questo provvedimento, mentre coloro che lavorano nella pubblica sicurezza paradossalmente ancora li aspettano.
Vi è stato, infine, un ulteriore atto che intendo qui ricordare. Il 10 maggio scorso, il comune di Catania ha riconosciuto ai dipendenti gli interessi maturati sui «contributi cenere» ed il sindaco ha dato disposizione affinché venissero pagati; addirittura è stata prevista una seconda rata entro la fine di giugno. Lo stesso comune di Catania ha chiesto all'INPDAP di acquisire gli interessi maturati; si sta aprendo un contenzioso comune, INPDAP e dipendenti, che non sappiamo dove arriverà.
Signor sottosegretario, siamo qui ancora una volta - e lo dico con amarezza - a chiedere chiarezza; lo abbiamo fatto con alcune interrogazioni urgenti: insieme agli onorevoli Gerardo Bianco e Anna Finocchiaro, entrambi della provincia di Catania, ho presentato numerose interrogazioni, a cui non ha fatto seguito alcuna risposta. Anche con alcune interrogazioni a risposta immediata non abbiamo saputo nulla del comportamento del Governo; non vi sono stati chiarimenti.
Oggi, con questa interpellanza urgente, ci aspettiamo che vi sia una risposta, che si dia ordine ma soprattutto giustizia, signor sottosegretario. Vogliamo sapere quali sono le linee che il Governo intende seguire, poiché ci sta a cuore l'esigenza di evitare discriminazioni e contenziosi e vogliamo che finalmente si dica se, rispetto ai danni subìti dalla comunità catanese (e da parte di quella di altre province della Sicilia orientale), potranno aver luogo i risarcimenti. Certo, ci aspettavamo molto di più! La promessa solenne fatta dal Presidente del Consiglio è caduta nel vuoto, ma i siciliani lo ricorderanno certamente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, onorevole Gianfranco Conte, ha facoltà di rispondere.
GIANFRANCO CONTE, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevole Burtone, debbo rassicurarla. Personalmente, credo che le promesse vadano mantenute; il tempo dirà poi se dietro a tali promesse vi sia o meno concretezza.
In riferimento alla sua interpellanza urgente, intendo chiarire alcuni aspetti. Probabilmente, sotto l'onda dell'emozione, si è provveduto ad adottare atti che, ad una successiva valutazione, hanno determinato taluni squilibri.
Infatti, a seguito dei grandi fenomeni eruttivi del vulcano Etna e dei correlati eventi sismici che hanno interessato tutto il territorio della provincia di Catania, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 29 ottobre 2002, ha deliberato lo stato d'emergenza, prorogato poi fino al 31 dicembre 2005, dal quale sono derivati una serie di provvedimenti urgenti che hanno previsto specifici benefìci a favore delle popolazioni colpite.
In particolare, il decreto-legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 286, e la successiva ordinanza della Protezione civile del 29 novembre 2002, n. 3254, hanno disposto, fra l'altro, la sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali, nonché dei termini per la effettuazione degli adempimenti connessi al versamento dei contributi stessi in favore sia dei soggetti residenti sia di quelli aventi sede legale od operativa nel territorio della provincia di Catania.
L'ambito territoriale di applicazione di detta disposizione, indirizzata all'INAIL ed all'INPS, è stato circoscritto ai comuni della provincia di Catania. L'INPDAP, però, ha esteso, con nota operativa del 14 gennaio 2005, n. 2, il beneficio della sospensione contributiva a tutto il territorio della provincia di Catania. In ordine a tale ultima iniziativa, il Ministero dell'economia e delle finanze, dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, ha convocato, in data 4 febbraio 2005, una riunione con i rappresentanti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell'INPS, dell'INAIL e dell'INPDAP, al fine di verificare la legittimità della menzionata nota dell'INPDAP nonché le conseguenze di carattere finanziario per gli istituti previdenziali.
Nel corso dell'incontro è, altresì, emersa la necessità di individuare la platea dei soggetti destinatari del beneficio in parola e, più specificatamente, l'esatta interpretazione da dare all'inciso «ivi compresa la quota a carico dei lavoratori dipendenti». Tale ultimo aspetto, di non poco conto, comporta riflessi finanziari complessivamente stimati in 1.600 milioni di euro (un dato da tenere in debita considerazione). A causa della situazione determinatasi, il Ministero dell'economia e delle finanze, con nota del 18 marzo 2005, indirizzata al Dipartimento della protezione civile, ha messo in evidenza come, in conseguenza dell'emanazione dei provvedimenti adottati in materia di sospensione dell'erogazione dei contributi previdenziali ed assistenziali, si sia determinata una cospicua dilatazione temporale del recupero delle somme non introitate, con effetti finanziari insostenibili sulla finanza pubblica.
Al fine di trovare un'adeguata e condivisa soluzione al problema e per contrastare l'insostenibile situazione di indebitamento da parte degli enti previdenziali evitando, altresì, che soggetti che non hanno subito reale pregiudizio potessero usufruire ingiustificatamente delle previste agevolazioni, si sono svolti una serie di incontri con il Ministero dell'economia e delle finanze in cui è stata sottolineata l'esigenza, peraltro già evidenziata dall'INPS con nota del 25 gennaio 2005, di individuare, con ogni possibile urgenza, i comuni effettivamente danneggiati dagli eventi sismici.
In proposito, il Dipartimento della protezione civile ha proposto l'adozione di un'apposita ordinanza di carattere sostanzialmente interpretativo del contesto normativo già evidenziato, predisposta in accordo con il Ministero dell'economia e delle finanze e d'intesa con la regione Sicilia. Pertanto, in data 10 giugno 2005, il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato l'ordinanza di Protezione civile n. 3442, recante «Ulteriori misure urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare i danni conseguenti ai gravi eventi sismici e vulcanici verificatisi nel territorio della provincia di Catania», finalizzata a contemperare gli interessi pubblici e privati coinvolti dagli effetti dei provvedimenti in materia di sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali.
L'articolo 1, comma 1, dell'ordinanza n. 3442, nel determinare, in maniera specifica, i comuni della provincia di Catania che, soli, hanno subito pregiudizio a seguito degli eventi sismici e vulcanici del 2002, al comma 2, dispone che i destinatari dei benefici siano i datori di lavoro privati aventi sede legale od operativa nei medesimi comuni così individuati. Inoltre, il successivo articolo 2 autorizza gli enti previdenziali a disciplinare le modalità di recupero dei contributi sospesi, che dovranno essere restituiti dai soggetti indicati all'articolo precedente, mediante rate mensili pari al numero dei mesi interi di durata della sospensione.
Infine, per quanto riguarda i contributi e i premi sospesi in favore dei soggetti diversi da quelli citati dall'articolo 1, la stessa ordinanza dispone che questi ultimi costituiscano oggetto di ripetizione sulla base di un apposito piano di rientro della durata massima di 24 mesi, predisposto dagli enti competenti, che tenga anche conto, ove possibile, della situazione economica di ogni singolo soggetto debitore.
In conclusione, ritengo che, con riferimento all'ampiezza, anche sotto il profilo
finanziario, del provvedimento e all'obiettiva difficoltà a rientrare in possesso di tali cifre (stiamo parlando di 1.600 milioni di euro, che rischiano di mettere in ginocchio l'impianto complessivo e le dotazioni degli enti di previdenza), il fatto di aver già provveduto alla rateizzazione rispetto al tempo trascorso sia un passo avanti. Credo se ne faranno altri.
PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di replicare.
GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, signor sottosegretario, sono totalmente insoddisfatto della risposta del Governo, e l'insoddisfazione si accompagna all'amarezza. Censuriamo il comportamento del Governo, che finora è stato contraddittorio ed irresponsabile.
Signor sottosegretario, lei non può affermare in quest'aula, a nome del Governo, che alcune ordinanze sono state emanate sulla spinta dell'emotività; piuttosto, parlerei dell'interesse di ingannare le nostre comunità. Oggi, finalmente, avete fatto chiarezza. Avete comunicato quali saranno i limiti che penalizzeranno ancora una volta la provincia di Catania, la Sicilia orientale. Lei ha citato varie ordinanze, ma volontariamente ne ha dimenticata una, quella del 24 febbraio 2004, che aveva fatto sperare.
Signor sottosegretario, non abbiamo chiesto l'elemosina con il cappello in mano. Tutt'altro. Abbiamo chiesto giustizia, perché quello che si è verificato a Catania a seguito dell'eruzione vulcanica dell'ottobre 2002 è stato un evento straordinario. Vi è stata una copiosa caduta di cenere lavica e l'economia è stata messa in ginocchio per mesi. Gli agricoltori hanno perso il proprio prodotto. L'industria è stata bloccata. Il turismo è stato nullo, anche perché - l'ho ricordato nella premessa - per settimane è rimasto chiuso l'aeroporto.
Lei ha detto che le promesse si realizzeranno concretamente. Nel dicembre 2002, il Presidente Berlusconi si è recato a Catania. Siamo nel giugno del 2005. Quanto dobbiamo aspettare per questa legge di solidarietà? Se la cosa non facesse piangere, farebbe ridere, perché non è stato fatto alcunché. I cittadini speravano in questo aiuto, in questo rimborso che abbiamo considerato soltanto un prestito per gli agricoltori che non avevano avuto i contributi, per gli operatori commerciali, per gli operatori turistici, per i singoli cittadini che sono stati sovraccaricati dei costi per la pulizia dei propri tetti, anche perché erano necessari operatori tecnicamente validi per fare tutto ciò.
Il Governo ha chiarito che, dopo tante contraddizioni e discriminazioni, sono stati individuati tredici comuni attraverso determinati criteri. Ma quali sono i criteri adottati? Nella lista dei comuni compare il comune di Nicolosi, ma, poiché c'è una continuità territoriale con il comune di Pedara, perché quest'ultimo è stato escluso? Quali sono stati i motivi che vi hanno indotto a scegliere proprio quei tredici comuni e non altri? Perché Castiglione di Sicilia, che ha subito danni, e non Randazzo, che ha con il primo una continuità territoriale? Come mai Zafferana e non Viagrande? Anche qui ci troviamo di fronte ad un caso di continuità territoriale.
Avete escluso i lavoratori del pubblico impiego; vi siete limitati a tutelare quelli del settore privato; tuttavia, non vi era stata una distinzione: come già ho osservato, alcuni settori dell'ambito pubblico avevano giustamente ricevuto i contributi, altri aspettavano con ansia di ricevere anch'essi tale riconoscimento. Invece, avete fatto un passo indietro.
Infine, la vicenda di Catania, così grossolana e tanto strumentalizzata dalle istituzioni catanesi; signor sottosegretario, avete escluso Catania, città invero piegata dalla caduta di cenere lavica. Perché l'avete esclusa? Se addirittura si chiuse l'aeroporto di Catania, evidentemente una ragione doveva esserci e risiedeva appunto nella copiosa caduta di cenere lavica.
Se il raggio d'azione era l'individuazione dei comuni che avevano concretamente subito danni - e lei ha riferito, proprio specificamente, della necessità di
individuare selettivamente tali enti locali -, perché avete escluso Catania? Avete quindi perpetrato un'ulteriore ingiustizia; quanto, però, attira l'attenzione è che lei si riferisca ad un'intesa con la regione. Ne inferiamo, quindi, che a «tradire» la nostra comunità non sono soltanto i responsabili del Governo nazionale; peraltro, è presente in Assemblea un siciliano, l'onorevole sottosegretario Bono, il quale ha avuto contezza del fatto che i danni si sono verificati anche nella provincia di Siracusa.
Anche noi avremmo voluto limitare e circoscrivere il riconoscimento solo per quei comuni che hanno subito realmente dei danni; rilevo che l'intesa, però, è stata conclusa con la regione siciliana, regione a nostro avviso responsabile, dunque, di un doppio tradimento. Alla regione infatti dovrebbero essere noti i danni veramente subiti, danni ai quali, oggi, si contrappone il silenzio assoluto dei nostri deputati.
Meraviglia che lei abbia parlato di una serie di riunioni svoltesi nei vari Ministeri; quindi, avete discusso con le istituzioni locali. Mi domando, pertanto, dove fosse il sindaco di Catania e dove il presidente della provincia, il neoautonomista, onorevole Lombardo; perché non hanno rappresentato i nostri legittimi interessi? Perché non hanno tentato di fare riconoscere quanto era giusto, ovvero che le nostre comunità erano state piegate dalla calamità?
Ancora una volta, si è trattato di uno «schiaffo» dato al Governo nazionale ed al Governo regionale dalle nostre istituzioni locali, ai danni dei siciliani, e dei catanesi in modo particolare. Noi speriamo che catanesi e siciliani se lo ricordino (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
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