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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, senatore Baldini, ha facoltà di
MASSIMO BALDINI, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, in relazione all'atto parlamentare in esame, si ritiene anzitutto opportuno ribadire quanto più volte rappresentato in merito all'operato della RAI per la parte riguardante la gestione aziendale, e cioè che tali problematiche rientrano nella competenza del consiglio di amministrazione della società, nei confronti del quale il Governo non ha possibilità di intervenire.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, pur con rammarico non posso dichiararmi soddisfatto, in quanto ogni qual volta sono debitori lo Stato o, comunque, le aziende pubbliche, si assiste a questo calvario da parte dei creditori, i quali debbano espletare azioni di ogni tipo per tentare di ottenere il rispetto dei loro diritti. La giustificazione che ha offerto l'azienda, onorevole sottosegretario, mi pare che sia, per usare un eufemismo, letteralmente risibile.
Ciò premesso, la medesima RAI, interessata in merito a quanto rappresentato dall'onorevole interrogante, ha precisato che la sentenza relativa alla vertenza di lavoro che ha coinvolto quattro dipendenti prescriveva esclusivamente il reintegro in servizio, disposizione alla quale la RAI ha riferito di aver prontamente ottemperato.
Quanto agli aspetti economici della vicenda, i giudici, stando a quanto comunicato, si sarebbero limitati a dichiarare il diritto degli interessati a percepire le differenze retributive intercorrenti tra la conclusione dell'ultimo rapporto a tempo determinato e la reintegrazione in servizio, differenze quantificabili solo previo specifico giudizio, atteso che le sentenze emesse non costituiscono titolo sufficiente ad esigere il pagamento.
Per poter procedere all'esecuzione forzata è stato, infatti, necessario un decreto ingiuntivo emesso da un altro giudice.
La RAI, da parte sua, indipendentemente dall'azione esecutiva, ha dichiarato che aveva già disposto di liquidare le differenze retributive con il pagamento delle competenze del mese di febbraio 2005, ma, constatato che gli importi richiesti nel decreto ingiuntivo erano maggiori di quelli che l'azienda aveva calcolato secondo princìpi di correttezza contabile e sulla base delle sentenze emesse dai giudici, ha ritenuto di non pagare quanto unilateralmente determinato e richiesto dai dipendenti in parola.
Sarà pertanto necessario attendere gli esiti di un nuovo procedimento prima di poter definire la congruità degli importi dovuti e, nell'attesa che lo stesso si concluda, l'azienda si è vista costretta a sospendere il pagamento diretto dell'importo stabilito agli interessati.
Nel momento in cui è pacifico che la RAI ha un debito nei confronti di quattro lavoratori, sottolineo il fatto che si tratta di un debito in ragione di una sentenza di lavoro, e quindi di un debito che ritengo particolarmente qualificato e rispetto al quale qualunque azienda, non soltanto la RAI, deve prestare un'attenzione del tutto particolare.
È evidente, come ha appena detto lo stesso sottosegretario Baldini, che nel momento in cui la RAI ha effettuato il calcolo fissando quella che a suo giudizio doveva essere la cifra da pagare ai lavoratori suddetti ed ha preso atto che tali lavoratori avevano intimato, con una ingiunzione, il pagamento di una somma ritenuta non giusta perché più alta di quella da essa stabilita, la RAI stessa avrebbe avuto il dovere - come un qualunque debitore serio - di mettere a disposizione dei lavoratori interessati, a titolo di saldo, la somma che essa riteneva giusto pagare, lasciando in tal modo a questi ultimi il rischio di andare avanti in una procedura che avrebbe anche potuto vedere disattese le loro richieste, con il conseguente aggravio di dover sostenere le spese processuali. In questo modo si comportano solitamente le imprese private serie, che ritengono di pagare tempestivamente i loro debiti, soprattutto se questi - lo ribadisco ancora una volta - derivano da contratti di lavoro dipendente. Come è costume inveterato di questa azienda, la RAI non ha seguito questo tipo di ragionamento. Di questo me ne dispaccio, soprattutto perché tale comportamento non rappresenta certo un buon esempio per i cittadini, come testimonia il clamore suscitato da questa notizia sugli organi di stampa.
Concludendo, oltre a deprecare il comportamento tenuto dalla RAI in questa vicenda, mi dichiaro insoddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo.


