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PRESIDENTE. L'onorevole Lussana ha facoltà di
CAROLINA LUSSANA. Signor Presidente, apprendiamo da notizie di stampa un fatto veramente drammatico, avvenuto nella città di Brescia, in cui una giovane ragazza cinese di appena vent'anni rischia di rimanere paralizzata - non potrà più camminare - per essersi lanciata dalla finestra del laboratorio-lager in cui era costretta a vivere da quando, in condizioni di clandestinità, si era introdotta nel nostro paese. La giovane donna viveva rinchiusa in tale laboratorio, in cui era costretta a lavorare fino a diciotto ore al giorno per il pagare il debito che aveva contratto con i familiari che l'avevano aiutata ad arrivare in Italia in clandestinità.
economiche svolte dalla comunità cinese in Italia, al fine di evitare il proliferare di situazioni atte a favorire l'immigrazione clandestina e la tratta di persone finalizzata allo sfruttamento della manodopera, nell'ottica di salvaguardare la dignità della persona sopra ogni cosa.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, i cittadini cinesi regolarmente soggiornanti in Italia sono 97.261. Si tratta della quarta comunità straniera, per numero di presenze, nel nostro paese.
PRESIDENTE. L'onorevole Lussana, ha facoltà di replicare.
CAROLINA LUSSANA. La ringrazio, signor ministro, per la risposta, che evidenza l'impegno del Governo e delle Forze dell'ordine a contrastare la criminalità organizzata cinese, lo sfruttamento di persone e la contraffazione.
PRESIDENTE. Onorevole Lussana...
CAROLINA LUSSANA. Concludo, signor Presidente. Questa forma di schiavitù legata all'immigrazione clandestina è indecente, immorale ed inaccettabile. Per questo chiediamo massima attenzione e nessuna tolleranza (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
Tenuto conto, quindi, che vi sono comprovati motivi che evidenziano un'allarmante pericolosità sociale, chiediamo al ministro se non ritenga opportuno procedere ad un monitoraggio delle attività
Da alcuni anni sono stati realizzati specifici progetti investigativi ed informativi ad ampio respiro, volti ad individuare organizzazioni malavitose di origine cinese presenti sul territorio nazionale, ad aggredire nei patrimoni la stessa capacità di produrre profitti illeciti, neutralizzando i circuiti criminali. Sono stati anche definiti ed attuati i piani di monitoraggio preventivo di attività imprenditoriali esercitate da soggetti di tale nazionalità, specialmente nelle città in cui maggiore è la presenza delle relative comunità.
Complessivamente, nel corso del 2004, i cittadini della Repubblica popolare cinese denunciati dalle Forze di polizia sono stati 4.102, fermati o arrestati 417, rimpatriati 1.035. Nei primi tre mesi del 2005, ne sono stati allontanati 394. Le segnalazioni di cittadini cinesi per reato di favoreggiamento all'immigrazione clandestina sono state le più numerose: 671; seguite da quelle per reati di ricettazione, 581; contrabbando, 160; lesioni dolose, 135; seguono, poi, la contraffazione di marchi industriali, le rapine, i furti, lo sfruttamento della prostituzione ed il sequestro di persona. Vi sono stati anche 22 arresti per omicidio volontario e 9 per tentato omicidio. Quando si effettua l'analisi dell'aumento dei reati nel nostro paese, bisogna considerare anche tali elementi, collegati all'immigrazione.
Nei primi mesi dell'anno in corso, si sono svolte ulteriori ed importanti operazioni di polizia in varie città d'Italia, finalizzate alla verifica delle condizioni di lavoro all'interno di ditte e laboratori gestiti da cittadini cinesi. In Toscana, il 18 marzo, vi è stato il primo caso di applicazione di misure di prevenzione antimafia nei confronti di cittadini cinesi, con sequestro di beni mobili ed immobili a Firenze ed a Campi Bisenzio. Il 9 marzo, a Cormano, nel milanese, è stata sequestrata merce contraffatta per un valore approssimativo pari a 20 milioni di euro e sono stati arrestati tre cinesi, assieme ad altri quattro connazionali. Lo stesso giorno, in provincia di Ferrara, 11 laboratori tessili gestiti da cinesi, che impiegavano, in condizioni di assoluta illegalità, manodopera minorile e clandestina sono stati sequestrati. Così è avvenuto anche a Roma, il 22 marzo.
In tale quadro, numerose sono state le iniziative assunte dal Governo italiano per conferire continuità e concretezza, anche in collaborazione con la Cina, al contrasto all'immigrazione clandestina. Nel 2002, è stato firmato l'accordo di cooperazione 2001 per la lotta alla criminalità organizzata, che contempla, tra l'altro, specifiche ipotesi di collaborazione. Nell'ambito dei successivi incontri bilaterali, da cui sono scaturiti anche scambi di visite di esperti dei due paesi, sono stati concordati tra il Ministero dell'interno italiano ed il Ministero della pubblica sicurezza cinese il distacco di un funzionario italiano a Pechino per l'attività di contrasto all'immigrazione clandestina - dal marzo 2002 - e la predisposizione di un memorandum d'intesa per l'impiego in Italia, a titolo sperimentale, di personale della polizia cinese incaricato di collaborare alle attività di identificazione dei destinatari; e, da ultimo, anche il Ministero del lavoro ha programmato quindicimila azioni ispettive su tutto il territorio nazionale, che vanno ad aggiungersi ad eventuali ulteriori interventi di carattere straordinario da effettuarsi negli ambiti territoriali più interessati al problema.
Come sottolineato dalla sua illustrazione, quello di Brescia, purtroppo, è solo l'ultimo di numerosi casi che hanno visto implicata la comunità cinese presente in Italia in attività di questo genere. La tecnica utilizzata è sempre la stessa: il trafficante anticipa la somma di denaro (circa 10-12 mila dollari) che il clandestino deve restituire lavorando fino allo stremo delle forze, chiaramente senza stipendio, in questi laboratori-lager.
Quindi, come da più tempo ormai la Lega nord ha evidenziato, esiste un pericolo Cina all'esterno del nostro paese che, attraverso lo sfruttamento della manodopera minorile, il non rispetto delle regole ambientali e sindacali e il finanziamento di politiche di vero e proprio dumping, fa concorrenza sleale alle nostre imprese, in modo particolare, nel settore tessile e calzaturiero fortemente in crisi e che necessita l'adozione di misure di protezione.
Esiste un pericolo Cina anche all'interno del nostro paese, forse apparentemente meno visibile, ma sicuramente molto insidioso, e che deve essere attentamente monitorato e contrastato.
Le comunità cinesi sono delle enclavi pressocché impenetrabili, delle comunità silenziose che non si integrano. Ce ne accorgiamo solo dalle bancarelle che vediamo nei nostri mercati, dalle insegne di qualche rosticceria o ristorante o dalla scoperta di questi laboratori-lager. I cinesi apparentemente non danno fastidio e non commettono reati di microcriminalità, ma costituiscono un vero e proprio mondo sommerso. I cinesi non muoiono mai! Non è una leggenda metropolitana, ma un'analisi della Commissione antimafia. Non risultano decessi di cinesi nelle anagrafi dei comuni italiani, se non quelli accertati dalle Forze dell'ordine a seguito di incidenti. Non risultano conti correnti di cinesi negli istituti di credito italiani. Eppure, pagano cash le licenze commerciali per i mercati! Eppure hanno impiantato nelle nostre aree industriali attività economiche gestite in modo assolutamente illegale e che competono con le imprese italiane, che non possono certo far fronte ai loro prezzi irrisori, visto che vengono sfruttati degli schiavi.
Pertanto invitiamo il Governo a continuare nella strada dell'assoluto contrasto a questo tipo di fenomeno, del rispetto della legalità, della tutela delle nostre imprese e, soprattutto, delle nostre persone.


