Allegato A
Seduta n. 611 del 13/4/2005


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(Sezione 5 - Iniziative volte ad un monitoraggio delle attività economiche svolte dalla comunità cinese in Italia)

CÈ, BRICOLO, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, GIBELLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da quanto si apprende dalla notizia pubblicata da Il Corriere della Sera del 10 aprile 2005, una giovane donna cinese, nel tentativo estremo di fuggire dalla condizione di schiavitù nella quale era costretta a vivere da quando in clandestinità si era introdotta nel nostro Paese, si è lanciata dalla finestra del laboratorio-prigione, sito nella città di Brescia, riportando gravissime lesioni alla spina dorsale;
la giovane donna viveva rinchiusa nel laboratorio, dove era costretta a lavorare fino a 18 ore al giorno per ripagare il debito che aveva contratto con i familiari che l'avevano aiutata ad arrivare in Italia in clandestinità. A seguito della denuncia e dopo gli accertamenti del nucleo operativo dei carabinieri, due suoi cugini, immigrati di origine cinese, sono stati arrestati con l'accusa di sfruttamento di manodopera clandestina;
in questi giorni nella provincia di Bergamo, sempre da quanto riportato da fonti giornalistiche, i carabinieri hanno arrestato altri immigrati cinesi dediti alla tratta di persone finalizzata allo sfruttamento di manodopera illegale;
nel mondo industrializzato, il problema della tratta di persone è strettamente correlato all'onda dei flussi migratori clandestini, facilmente preda di situazioni di violazione dei diritti fondamentali dell'uomo, dalla privazione di alcune libertà fino alla schiavitù e allo sfruttamento minorile;
le caratteristiche principali che pongono i laboratori cinesi in una situazione di competitività sono: i costi bassissimi, le consegne rapide e l'alta flessibilità. Questo fa sì che siano costretti ad operare, mantenendo margini di irregolarità ampi, che nei migliori dei casi significano: turni di lavoro diurni e notturni che superano abbondantemente le 10 ore, mancato rispetto delle modalità di assunzione e di trattamento retributivo dei dipendenti, nessun obbligo dei titolari dell'attività nei confronti dei lavoratori;
sia nel caso che si tratti di manodopera clandestina, sia che si tratti di personale in «regola», sono numerose le segnalazioni all'ispettorato del lavoro conseguenti alla situazione di frequente commistione tra spazi lavorativi e abitativi in cui vivono gli immigrati, in condizione di scarsissima igiene e promiscuità;
negli ultimi anni si sono ripetuti con scadenza periodica i casi che hanno visto implicata la comunità cinese presente in Italia in attività criminali dedite alla tratta e allo sfruttamento della persona;
a titolo di esempio, è importante ricordare che nel 2004 le forze dell'ordine, durante l'operazione battezzata «working children», avevano scoperto nella periferia di Firenze numerosi laboratori gestiti da comunità familiari cinesi, dove decine e decine di bambini che avevano anche meno di dieci anni erano costretti a lavorare giorno e notte in condizioni di vera e propria privazione di qualsivoglia rispetto della dignità della persona umana;
la tecnica utilizzata dalle associazioni criminali cinesi dedite al traffico di persone e al loro sfruttamento è sempre la stessa: il trafficante anticipa la somma di denaro che il clandestino deve restituire lavorando fino all'estremo delle forze e


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molto spesso, non riuscendo a saldare il debito, il clandestino è costretto a far lavorare anche i suoi familiari, senza nessun riguardo se si tratta di minorenni;
le forze dell'ordine quando scoprono questi laboratori-lager si trovano di fronte ad intere famiglie, padre, madre e figli, costretti a lavorare per sedici-diciotto ore al giorno in situazioni di estremo pericolo, esposti a solventi, materie plastiche e sostanze chimiche;
le attività economiche gestite in modo assolutamente illegale da parte degli immigrati cinesi sono state impiantate nelle aree industriali del nostro Paese, ove tradizionalmente sono presenti analoghe iniziative di imprenditori italiani, entrando in competizione con queste ultime, che, non potendo reggere la concorrenza sleale di chi, utilizzando gli schiavi, come manodopera è in grado di praticare prezzi irrisori, sono costrette a chiudere, procurando, di conseguenza, un danno irreversibile per l'economia italiana -:
considerati i comprovati motivi che evidenziano un'allarmante pericolosità sociale, se il Ministro interrogato non ritenga opportuno procedere ad un monitoraggio delle attività economiche svolte dalla comunità cinese in Italia, al fine di evitare il proliferare di situazioni atte a favorire l'immigrazione clandestina e la tratta di persone finalizzata allo sfruttamento della manodopera, nell'ottica di salvaguardare la dignità della persona sopra ogni cosa. (3-04402)
(12 aprile 2005)