Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 597 del 7/3/2005
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Discussione della mozione Realacci ed altri n. 1-00405 sulle iniziative per promuovere il programma Erasmus (ore 18,38).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Realacci ed altri n. 1-00405 sulle iniziative per promuovere il programma Erasmus (vedi l'allegato A - Mozioni sezione 1).

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione della mozione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
Avverto altresì che è stata presentata la mozione Antonio Leone n. 1-00427, che verte sullo stesso argomento della mozione all'ordine del giorno. La discussione, pertanto, si svolgerà anche su tale mozione (vedi l'allegato A - Mozioni sezione 1).

(Discussione sulle linee generali)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle mozioni.
È iscritto a parlare l'onorevole Molinari, che illustrerà anche la mozione Realacci n. 1-00405, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, uno dei programmi più noti dell'Unione europea è Erasmus (European community action scheme for the mobility of university students); intitolato al grande filosofo ed umanista olandese Erasmo da Rotterdam, che visse tra il Quattrocento ed il Cinquecento viaggiando e insegnando per tutta Europa, ha l'obiettivo di sostenere e incentivare la mobilità degli studenti e dei docenti tra le università europee.
Il programma Erasmus fu varato dalla Commissione europea nel 1987 e, dal 1997, è inserito in un più ampio programma di cooperazione europea nel campo della formazione, denominato Socrates, articolato nei programmi Erasmus, Grandtvig, Comenius, Minerva, Lingua e in altri tre di accompagnamento. Nel 2003, visto il successo di Erasmus, la Commissione europea ha avviato il programma Erasmus mundus, che prevede apposite azioni di mobilità destinate a studenti di paesi extraeuropei, anche al fine di promuovere la comprensione interculturale.


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Si è passati, con una crescita praticamente ininterrotta per diciassette anni, dai 3 mila studenti Erasmus di undici paesi europei, che nell'anno accademico 1987-1988 si spostarono dalla loro università in una straniera per trascorrere un periodo di studio, agli oltre 130 mila studenti Erasmus di trenta paesi (i venticinque dell'Unione europea, più Islanda, Norvegia, Bulgaria, Romania e Liechtenstein, cui dal 2005 si aggiungerà anche la Turchia), che nel 2003-2004 hanno seguìto corsi regolari e sostenuto i relativi esami presso università straniere.
Si può valutare che, al momento, circa 1.800 università europee e 15 mila docenti partecipano al programma Socrates; oltre un milione 250 mila cittadini europei hanno avuto un'esperienza Erasmus, quindi hanno vissuto e studiato per un periodo da qualche mese fino ad un anno in un'università di un paese europeo diverso dal proprio, entrando in contatto diretto e profondo, soprattutto tramite la vita in comune, con gli studenti coetanei dell'università ospitante, con un'altra cultura diversa per lingua, storia, arte, ambiente naturale e urbano, stile di vita, pedagogia universitaria.
L'esperienza Erasmus è divenuta talmente nota e significativa che è regolarmente inserita nei modelli europei di curriculum per i giovani in cerca di lavoro e offre a chi l'ha avuta maggiori e migliori opportunità di impiego in tutti i paesi europei.
Recenti indagini hanno messo in evidenza che gli ex studenti Erasmus riescono spesso ad assumere posizioni lavorative connesse proprio con le capacità e competenze sviluppate durante il loro soggiorno nell'università ospitante, che circa un terzo di loro riceve un'offerta di lavoro all'estero e che, di coloro che accettano (un quinto), la metà presta la sua opera stabilmente proprio nel paese dove era stata effettuata l'esperienza Erasmus.
Tra i principali obiettivi di Socrates vi è il riequilibrio dei flussi studenteschi entranti e uscenti in ciascuna università e in ciascun paese, istituzionalizzando i rapporti bilaterali paritetici tra singoli atenei.
Gli studenti italiani che hanno partecipato al programma Erasmus sono in costante crescita, essendo passati dai circa 9.500 del 1997-1998 ai circa 15 mila del 2002-2003, anche se rimangono in numero minore degli studenti Erasmus spagnoli, tedeschi e francesi, pari rispettivamente nel 2002-2003 a circa 18.200, 18.500 e 19.500, ma in numero superiore ai britannici (circa 10.500).
Gli studenti Erasmus stranieri che sono venuti in Italia sono anch'essi in costante crescita, essendo passati dai circa 5.500 del 1997-1998 agli 11 mila del 2002-2003, ma decisamente inferiori agli studenti Erasmus che sono andati a studiare in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna, pari nel 2002-2003 rispettivamente a circa 21.300, 16.200, 18.800 e 17 mila.
Degli studenti europei Erasmus il 33 per cento studia economia e scienze sociali, il 28 per cento scienze umane e lingue, il 14 per cento ingegneria e architettura, mentre il rimanente 26 per cento si suddivide tra tutte le altre aree disciplinari (medicina, giurisprudenza, scienze naturali, matematica e informatica).
Gli studenti Erasmus ricevono una borsa di studio, che oscilla in media attorno ai 150 euro al mese, e sono esentati dal pagamento delle tasse universitarie dell'università ospitante. Nell'ambito di Socrates ed Erasmus sono state ideate e sperimentate importanti innovazioni e armonizzazioni del sistema europeo di istruzione superiore, poi passate nelle legislazioni nazionali, come, ad esempio, il sistema dei crediti formativi e il diploma supplement, che certifica accanto al risultato finale del corso di studio anche le caratteristiche specifiche del percorso formativo personale seguito dallo studente.
Il programma Socrates ha recepito e sostiene il cosiddetto «processo di Bologna», cioè il percorso che si è instaurato a partire dalla dichiarazione sottoscritta dai ministri dell'istruzione di 31 paesi europei a Bologna nel 1999, al fine di costituire entro il 2010 un vero e proprio spazio europeo dell'istruzione superiore, tra i cui principali obiettivi, oltre all'armonizzazione


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dei sistemi formativi, vi è anche la mobilità degli studenti e dei docenti universitari.
Lo studente Erasmus, oltre ai vantaggi di cui gode nella vita studentesca e lavorativa, può essere ritenuto una sorta di prototipo del futuro cittadino europeo, in quanto la dimensione e l'esperienza europea della sua formazione superiore lo rendono istintivamente più consapevole della sua cittadinanza europea e più a suo agio nell'Unione europea. La rete di rapporti umani e culturali che si genera, senza limiti di confini nazionali, attorno agli ex studenti Erasmus, che rappresentano già quasi il 3 per mille della popolazione dell'intera Unione europea, costituisce un primo esempio pionieristico di coesione sociale e culturale europea di grande importanza strategica.
Gli studenti Erasmus italiani sono ancora troppo pochi se confrontati con i loro omologhi dei maggiori Paesi europei (ad eccezione della Gran Bretagna), probabilmente a causa delle difficoltà linguistiche, della poca abitudine alla mobilità universitaria, dell'esiguità della borsa di studio e delle caratteristiche dell'organizzazione didattica universitaria italiana. Gli studenti Erasmus stranieri che scelgono le università italiane sono ancora troppo pochi rispetto a coloro che scelgono le università spagnole, tedesche, inglesi e francesi, nonostante l'attrattiva del nostro paese in termini di arte, natura, storia, cultura, stile di vita, probabilmente a causa della limitata diffusione della nostra lingua, della bassa disponibilità di alloggi studenteschi e delle caratteristiche dell'organizzazione didattica universitaria italiana.
Pensate che nel nostro paese gli studenti cinesi ed indiani sono davvero un numero residuale, mentre in Inghilterra e negli USA sono oramai la maggioranza degli studenti stranieri. È in questo dato che si evidenzia il ritardo del nostro sistema universitario rispetto a quello dei paesi dell'Unione europea e dei paesi emergenti. Non avere forme di collaborazione con le economie galoppanti dell'est asiatico attraverso i loro processi formativi è un ritardo che noi non possiamo permetterci. Il saldo tra gli studenti Erasmus entranti e uscenti, che è anche un indice di attrattività culturale e formativa, è positivo per Gran Bretagna (+ 62 per cento, anche per ovvie ragioni linguistiche), Spagna (+ 17 per cento), Irlanda, Svezia e Olanda, è sostanzialmente in equilibrio per la Francia (-3 per cento) ed è negativo per Germania (-12 per cento) e, soprattutto, per Italia (-29 per cento) e Grecia.
Con questa mozione, a prima firma Realacci, intendiamo impegnare il Governo su una serie di punti ben evidenziati nel dispositivo anche alla luce delle premesse del nostro documento di indirizzo. Si tratta di riconoscere l'importanza di una strategia politica di lungo termine volta a rafforzare la consapevolezza della cittadinanza europea tra gli abitanti di tutti i paesi dell'Unione europea e, in particolare, tra i giovani in formazione, soprattutto in questo momento in cui l'allargamento dell'Unione europea a 25 paesi richiede di rafforzare l'attenzione a tale tema.
È fondamentale che il Governo si impegni a studiare e a mettere in campo, sia in Italia sia nell'Unione europea, misure normative e finanziarie adatte a sostenere e ampliare il programma Erasmus di mobilità degli studenti universitari, che, divenuto immediatamente popolare tra gli studenti di tutta Europa, si è già dimostrato un indiscutibile successo dell'Unione europea e uno degli strumenti più efficaci per diffondere e consolidare attorno alle generazioni più giovani e preparate il senso della comune appartenenza alla cultura europea e della dimensione europea di una nuova cittadinanza. Bisogna, infatti, sostenere il programma Socrates in tutti i suoi aspetti, nella convinzione che sviluppare l'Europa della conoscenza, promuovendo il miglioramento della qualità, la dimensione europea, l'armonizzazione e la cooperazione dei sistemi formativi nazionali, favorendo l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, diffondendo l'apprendimento delle lingue, rendendo l'istruzione accessibile a tutti e agevolando l'acquisizione di qualifiche e competenze ri


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conosciute in tutta Europa, costituisce una risposta lungimirante alle principali sfide sociali dei prossimi decenni.
Occorre promuovere iniziative utili ad aumentare il numero degli studenti Erasmus italiani fino al livello dei maggiori paesi europei, sostenendo, in particolare, gli studenti meno abbienti e le discipline in cui il programma Erasmus è ancora meno diffuso.
Nell'ambito delle sue competenze e nel rispetto dell'autonomia degli atenei, il Governo deve attivarsi per incentivare fortemente gli studenti Erasmus stranieri che scelgono un'università ospitante italiana, per armonizzare sempre di più il sistema didattico universitario italiano con gli altri europei nell'ambito del «processo di Bologna», fornendo agli atenei i mezzi per predisporre una migliore accoglienza degli studenti e la loro integrazione nella comunità studentesca italiana e premiando gli atenei più attivi nel dare dimensione europea alla propria organizzazione ed ai propri curricula, e per stipulare accordi Socrates di collaborazione istituzionale paritetica con altri atenei europei.
Noi siamo convinti che lo strumento sia importante per il futuro formativo delle nostre università e per la capacità di attrarre risorse ed intelligenze in favore del nostro paese. Lo scambio e la mobilità intellettuale devono essere incentivate perché costituiscono un valore ed una ricchezza in grado di scalzare questa logica di declino che muove, anzitutto, dall'assenza di un processo formativo competitivo e dinamico.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.

WALTER TOCCI. Signor Presidente, con la mozione Realacci ed altri n. 1-00405 vogliamo sollecitare il Governo a compiere un salto di qualità in ordine al progetto Erasmus: si tratta di aumentare le risorse, di ottimizzare le procedure e di intervenire sull'organizzazione del progetto, allo scopo di conseguire una forte crescita del numero dei giovani italiani che fanno tale esperienza.
Nell'affrontare il tema in esame, nell'occuparci dell'esperienza concreta costituita dal progetto Erasmus, non intendiamo porre in risalto un aspetto particolare; piuttosto, vogliamo indicare un metodo che la politica universitaria del Governo dovrebbe seguire in generale: al centro dell'attenzione vanno posti i problemi degli studenti e l'esigenza di una più forte integrazione, a livello europeo, delle nostre politiche.
Purtroppo, il Governo persegue obiettivi affatto diversi, come si evince dai reiterati tagli che hanno interessato le risorse per le università e dagli interventi di natura prettamente giuridico-amministrativa, che non solo non migliorano la situazione delle università ma, anzi, l'aggravano. Mi riferisco, in particolare, al riordino dello stato giuridico dei professori universitari, oggetto di un disegno di legge del Governo sostanzialmente rigettato da tutte le componenti universitarie, sul quale è intervenuta una presa di posizione dei rettori italiani, i quali hanno denunciato con parole molto dure i peggioramenti introdotti, proprio nelle ultime ore, in un testo che già era molto negativo.
Parliamo, dunque, di Erasmus, ma anche di un modo diverso di affrontare, in generale, la politica universitaria: al centro di tutto, come ho già detto, bisogna mettere gli studenti e l'Europa. Il progetto Erasmus è molto importante dal punto di vista non soltanto dell'alta formazione universitaria, ma anche della promozione di una nuova generazione di cittadini europei che fanno un'esperienza di scambio culturale tra i diversi paesi.
Sono più di un milione gli studenti europei che hanno partecipato ad un progetto Erasmus. Ciò significa che sta nascendo una generazione Erasmus, la quale, avendo avuto l'opportunità di fare un'esperienza di studio alla quale hanno partecipato, insieme, cittadini di paesi diversi, è sicuramente più europeista: essa ha vissuto l'Europa come la propria casa, come il proprio luogo di formazione.
Si tratta, quindi, di un'esperienza che, anche a livello europeo, deve essere potenziata.


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In Italia, sono rintracciabili risultati molto positivi. Negli ultimi dieci anni, è raddoppiato il numero degli studenti che decidono di vivere l'esperienza Erasmus (siamo arrivati a circa 15 mila studenti l'anno). Ciò significa che c'è un forte sviluppo, una crescente consapevolezza dell'importanza del progetto ed una crescente disponibilità dei nostri studenti a fare esperienze internazionali.
Ma vi sono anche aspetti negativi. I 15 mila studenti citati rappresentano una cifra importante, ma al di sotto dei livelli di altri paesi europei (Spagna, Francia e Germania, con circa 18-19 mila studenti l'anno). Il dato più preoccupante riguarda la scarsa attrattività del nostro sistema universitario. Sono pochi gli studenti stranieri che vengono in Italia per il programma Erasmus. È un dato che deve destare in noi preoccupazione.
Il Governo dovrebbe svolgere una ricerca, per capire meglio le cause di questa scarsa attrattività. Sicuramente, influisce la lingua (il fenomeno riguarda anche altri paesi, come la Germania). Tuttavia, vi sono elementi di attrattività derivanti dalla ricchezza del nostro patrimonio storico e culturale. Bisognerebbe stabilire se la scarsa attrattività derivi dalla scarsa offerta di residenze per studenti, dai servizi offerti o dalla didattica. Dunque, a fronte di 15 mila studenti italiani che si recano all'estero, soltanto 11 mila dall'estero vengono l'Italia. Abbiamo uno dei saldi più negativi nel confronto europeo (siamo a meno 29 per cento, mentre la Spagna è a più 17 per cento).
Da queste cifre emerge un fenomeno importante, in forte crescita, ma che denota la presenza di elementi di arretratezza del nostro paese e, prima che gli stessi si accentuino, sarebbe necessario compiere in questo campo una svolta nelle politiche da mettere in atto.
La nostra mozione impegna il Governo a mettere a disposizione del programma Erasmus maggiori risorse, a trovare, nel corso dell'anno, opportuni finanziamenti per aumentare in misura consistente lo stanziamento ad esso destinato. In questo modo, possiamo non soltanto migliorare la qualità della nostra offerta formativa, ma anche assolvere una funzione più ampia, ossia quella di promuovere la cittadinanza europea dei nostri giovani. Con maggiori risorse si possono attuare politiche che aiutano i soggetti a portare avanti efficacemente questo programma.
La situazione varia da università ad università. Vorrei, al riguardo, richiamare l'esempio della mia città, che conosco meglio. Il risultato raggiunto dall'università La Sapienza di Roma non è brillantissimo: della popolazione studentesca, solo lo 0,6 per cento degli studenti decide di fare l'esperienza Erasmus (tale percentuale è inferiore alla media italiana, che è dello 0,74 per cento).
Sono, invece, le università più giovani ad avere risultati importanti; ad esempio, Tor Vergata, con l'1 per cento, e Roma tre, con uno dei risultati più brillanti in Italia, l'1,7 per cento. Ci chiediamo, al riguardo, se non sia il caso di introdurre criteri di incentivazione, in base ai quali si aumenterebbero i finanziamenti disponibili per le università che mostrino maggiore propensione ed efficienza nella realizzazione di tale iniziativa.
Ma, insieme ad interventi di incentivazione, bisognerà anche prevedere interventi di tipo compensativo; si pone, infatti, un problema anzitutto di reddito. La borsa di studio Erasmus è, infatti, incongrua; pur variando da situazione a situazione, la media si attesta intorno a 150 euro mensili. Si tratta certamente di una borsa di studio assolutamente insufficiente per sostenere le spese di un giovane studente all'estero, sicché si dovrà aumentarla. Soprattutto, però, si dovrà prevedere un intervento compensativo per i figli delle famiglie meno abbienti che, evidentemente, non possono permettersi l'integrazione cospicua di questa borsa di studio; dunque, se non operiamo tale intervento compensativo, si rischia di riservare il programma Erasmus soltanto ai figli delle famiglie più ricche.
Sussiste poi uno squilibrio anche disciplinare. Infatti, importanti discipline dell'alta formazione mostrano una scarsissima


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propensione verso questi percorsi di formazione europei; ad esempio, gli ambiti legati alla medicina, alla giurisprudenza, ma anche all'informatica o alle scienze naturali. Sono settori che, invece, avrebbero certamente bisogno di uno scambio a livello continentale.
Infine, si pone il problema del Mezzogiorno; nel nostro paese, infatti, la situazione è molto squilibrata. Ho chiarito dianzi come la media italiana, in termini percentuali sulla popolazione studentesca, si attesti allo 0,74 per cento; ma, come al solito, il dato medio italiano ha perso molta significatività, essendo quasi sempre la risultante di due valori molto distanti tra loro, uno riferito al sud, l'altro al nord del paese. In particolare, al sud si è allo 0,43 per cento, quindi molto al di sotto - quasi la metà - della media nazionale, mentre al nord la media è intorno all'1-1,2 per cento (quindi, quasi il 50 per cento in più della media nazionale). È evidente dunque come sia necessario un intervento mirato sul Mezzogiorno, con incentivi specifici per il progetto Erasmus relativamente alle università del meridione.
Infine, dobbiamo porre attenzione non solo all'Europa ma anche al resto del mondo; paesi come la Germania stanno perseguendo una politica di relazioni molto fitte ed intense con i mercati emergenti dall'Asia. Si tratta di relazioni che non sono solamente economiche; molto spesso, esse riguardano anche gli scambi nel campo dell'alta formazione. La Germania, ad esempio, sta incentivando l'afflusso di studenti cinesi nelle università tedesche; afflusso che si attesta ad un livello di circa 30 mila studenti. Evidentemente, quando uno studente che ha ricevuto la sua formazione universitaria all'estero torna nel paese di origine, egli favorirà, nell'esercizio del suo lavoro, lo scambio con il paese dove ha studiato.
Quindi, sono molto importanti le relazioni che possono determinarsi già nella fase degli studi universitari; la Germania lo ha capito e sta conducendo una politica in tal senso. Noi invece registriamo anche in tale ambito un ritardo molto grave; gli studenti che provengono da paesi diversi da quelli europei sono soltanto mille e sono concentrati, per lo più, in quattro università. Due, di queste, quelle di Siena e Bologna, hanno una tradizione di relazioni internazionali; le altre due sono i Politecnici di Milano e Torino.
Anche in tal caso, quindi, occorre un intervento specifico, volto a sviluppare il progetto Erasmus al di là dell'Europa. Si tratta, d'altro canto, di una politica, che è possibile realizzare insieme ai nostri partner europei, in grado di rafforzare la collocazione internazionale dell'Italia in un settore così delicato come quello della formazione universitaria.
In conclusione, chiediamo al Governo di mostrare maggiore attenzione nei confronti di un capitolo molto importante della politica universitaria, favorendo i processi positivi che si stanno sviluppando ed intervenendo tempestivamente affinché l'Italia non accumuli, in questo settore, un ritardo rispetto ad altri paesi europei. Chiediamo altresì al Governo di incrementare considerevolmente le risorse da impegnare nel progetto Erasmus, al fine di sostenere i nostri studenti nello svolgimento di un'esperienza non soltanto di studio e di ricerca, ma anche di apertura alla cittadinanza europea.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni presentate.
Avrebbe facoltà di parlare il rappresentante del Governo, ma mi rammarico per la sua assenza... Ecco, vedo il sottosegretario Bosi giungere in aula. Sottosegretario Bosi, ha facoltà di parlare.

FRANCESCO BOSI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.

PRESIDENTE. Sta bene.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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