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PRESIDENTE. L'onorevole Martella ha facoltà di
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, signor ministro, l'università italiana sta vivendo un profondo disagio in tutte le sue componenti, come mai si era riscontrato nel passato. Di questa situazione il ministro Moratti è la principale responsabile. Ne è testimonianza la mobilitazione in corso in moltissimi atenei del nostro paese contro i provvedimenti del Governo di centrodestra.
PRESIDENTE. Onorevole Martella...
ANDREA MARTELLA. ...e, ad un mese - e concludo - dallo sbandierato sblocco delle assunzioni, impedisce il normale funzionamento delle università.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, la legge finanziaria ha escluso le università dal blocco delle assunzioni di personale, prevedendo peraltro che le assunzioni avvengano sulla base di una programmazione triennale del fabbisogno di personale. Le università possono, quindi, provvedere alle assunzioni di personale dei concorsi espletati prima del 1o gennaio 2005 e portare a compimento i concorsi già banditi. L'unico limite è quello di non provvedere a nuovi bandi di procedure comparative finalizzati alla copertura dei posti di personale docente e ricercatore, nonché ai bandi per l'assunzione di personale tecnico-amministrativo, se non in conformità alla loro programmazione triennale di fabbisogno di personale, così come previsto dal citato articolo 1, comma 105, della legge finanziaria.
Quindi, non vi è stato alcun attacco all'autonomia universitaria, che resta integra e si esplica nell'autonoma programmazione del fabbisogno del personale; e questo provvedimento è stato emanato proprio per renderla possibile.
PRESIDENTE. L'onorevole Tocci, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di
WALTER TOCCI. Complimenti al ministro Giovanardi: due bugie in due minuti! Innanzitutto, i concorsi in essere sono stati bloccati in via amministrativa, fermando la nomina delle commissioni d'esame. Per i nuovi concorsi, invece, avete fatto un vero e proprio abuso d'ufficio, bloccandoli senza che la legge vi avesse autorizzato a farlo.
dell'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
Che il ministro Moratti ne sia la responsabile è testimoniato anche dal fatto che non ha neppure il coraggio di venire in Parlamento a rispondere alle nostre domande.
I dati di fatto sono sotto gli occhi di tutti: la riduzione delle risorse finanziarie, il blocco delle assunzioni durato per anni, lo svuotamento dell'autonomia universitaria, la penalizzazione della ricerca, la cancellazione della figura dei ricercatori universitari, come si prevede con il disegno di legge di riforma dello stato giuridico dei docenti.
A questo quadro, già grave, si aggiunge la nota ministeriale del 27 gennaio scorso, con la quale si sospendono a tempo indeterminato i concorsi. Questo atto è, secondo noi, illegittimo...
Sono queste le ragioni per le quali chiediamo di revocare immediatamente tale provvedimento.
È evidente che la temporanea sospensione dei concorsi dal 1o gennaio consegue direttamente dal citato comma 105, in quanto ciò sarebbe del tutto incoerente prima che le università si dotino della prescritta regolamentazione e della programmazione triennale (altrimenti, la programmazione non avrebbe senso di esistere).
Vorrei citare alcuni dati, perché la realtà è esattamente il contrario di ciò che appare. Al 7 febbraio 2005 (qualche giorno fa), con riferimento ai concorsi banditi dalle varie università che non hanno ancora dato luogo alle conseguenti assunzioni, vi è un totale di 6.665 posti banditi presso le università, di cui 982 per professori ordinari, 1581 per professori associati e 4.102 per ricercatori.
Allo stato attuale i concorsi conclusi indicano 3.456 vincitori suddivisi, rispettivamente, in 478, 770 e 2.208, mentre i concorsi ancora in atto prevedono 1.439 posti suddivisi nelle tre categorie. Solo nel 2005 risultano già banditi concorsi per 480 posti. Complessivamente, quindi, alla predetta data del 7 febbraio 2005 le università stanno per inserire nel sistema circa 6.700 unità di personale che diventano più di 9 mila se si considera che i concorsi per ordinari ed associati prevedono una doppia idoneità. Essi andranno ad aggiungersi alle oltre 2.300 unità di idonei provenienti da concorsi chiusi negli anni 2001 e 2003. Quindi, il totale di vincitori di concorsi e di idonei ammonta a più di 11.300 unità che, ad una prima sommaria valutazione, appaiono superare la disponibilità di posti complessiva dell'intero sistema calcolata nel rispetto del limite massimo del 90 per cento del fondo per il finanziamento ordinario dell'università.
Va inoltre sottolineato che gran parte delle procedure di reclutamento in questione risultano attivate da atenei che hanno già superato il limite del 90 per cento del fondo di finanziamento. È chiaro che vi è autonomia, ma vi è anche responsabilità: se all'interno della programmazione triennale si continuasse con un livello di assunzione di bandi di questo tipo, qualsiasi sistema universitario non potrebbe reggere ai relativi oneri finanziari.
Mi domando perché tanta cattiveria contro le università italiane. Con la legge sullo stato giuridico state dicendo a 20 mila ricercatori italiani che non avete bisogno di loro. Dite che sono privilegiati, ma in questi anni, con i vari condoni, avete accarezzato il pelo agli speculatori di ogni risma ed ora ve la prendete con persone che fanno ricerca solo per passione, con uno stipendio inferiore a mille euro al mese.
State bloccando le porte dell'università e degli enti di ricerca ai giovani più brillanti del nostro paese favorendo, così, la fuga dei cervelli. L'Italia ha bisogno di tanti laureati: ne abbiamo soltanto la metà della media europea. Per nostra fortuna, i giovani italiani hanno tanta voglia di studiare, tant'è vero che vi è stato un balzo in avanti nelle iscrizioni all'università: sono aumentate del 20 per cento le immatricolazioni e, di conseguenza, vi sarebbe bisogno di più professori, di più aule, di più laboratori, di più sedi universitarie. Invece, voi fate mancare i fondi: addirittura il 40 per cento in meno nell'edilizia universitaria.
Signor ministro, nessun padre di famiglia si comporterebbe in questa maniera. Nessun genitore farebbe mancare il sostegno ad un figlio che mostra l'intenzione di studiare, come stanno mostrando tanti e tanti giovani del nostro paese.
Noi combattiamo questi provvedimenti e ci prepariamo a governare il paese mettendo al primo posto la scuola, la ricerca e l'università, che sono il futuro


