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PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01401 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, il testo del memorandum di intesa tra la Repubblica italiana e lo Stato di Israele per la cooperazione militare e nel settore della difesa, in discussione al Senato, stabilisce un quadro generale «(...) che regola la cooperazione tra le parti nel settore della difesa». La questione che noi solleviamo è relativa alla legalità delle decisioni e delle competenze sulle stesse decisioni che le istituzioni preposte hanno.
Secondo notizie riportate dal quotidiano israeliano Maariv in merito alla visita di Stato del ministro degli esteri dello Stato di Israele, Shaul Mofaz, in Italia, nel novembre scorso, si sono avute
notizie circa l'accordo tra Italia e Israele relativo ad una quota di investimenti pari a 181 milioni di dollari in tecnologie di interdizione, sorveglianza e guerra elettronica, nonché circa la volontà statunitense di coinvolgere l'Italia in Cisgiordania e a Gaza, segnatamente nell'addestramento dei servizi di sicurezza palestinesi.
Vi è, dunque, una dimensione relativa a tale intesa sulla quale non esistono elementi sufficienti di chiarezza. La stampa italiana, ad esempio il quotidiano il manifesto ed il settimanale Diario, hanno riportato notizie relative all'evacuazione di «consiglieri militari» israeliani dalla Costa d'avorio nei giorni dei combattimenti tra le truppe ivoriane ed il contingente francese presente nel paese africano quale forza di interposizione.
Vi è il problema delle ripercussioni politiche di questo accordo, ripercussioni che, a nostro avviso, potrebbero complicare, anziché facilitare, la fase di transizione seguente alla morte di Arafat ed alle elezioni che si sono svolte. La nostra interpellanza è precedente a tali avvenimenti, ma la situazione è tutt'altro che automaticamente definita in senso positivo.
In particolare, per quanto riguarda l'accordo di collaborazione per 181 milioni di dollari di investimenti nel settore della guerra elettronica, chiediamo al Governo se le notizie relative ad esso corrispondano al vero. Chiediamo, inoltre, al Governo come spieghi il fatto che l'accordo nel settore della difesa e della cooperazione militare tra l'Italia e Israele sia stato concluso prima ancora dell'avvenuta ratifica parlamentare e dell'entrata in vigore del memorandum d'intesa, considerando che tale ratifica si rende necessaria, come, d'altra parte, chiarito dall'atto Senato n. 3181, per dare attuazione legislativa a tale memorandum d'intesa.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Berselli, ha facoltà di
FILIPPO BERSELLI, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, il memorandum d'intesa tra Italia e Israele si inquadra nell'ambito del rilancio delle relazioni tra i due paesi.
informativa fra le industrie, che non potranno prescindere dalla predetta ratifica.
PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di replicare.
ELETTRA DEIANA. Ringrazio il sottosegretario per la condiscendenza formale manifestata nei confronti della tempistica istituzionale. Non c'è dubbio, per come ancora funzionano le istituzioni democratiche del nostro paese, che tutti gli accordi fattuali, come quello oggetto della nostra interpellanza, potranno essere messi in atto solo dopo la ratifica. Ci mancherebbe! Siamo ancora in un sistema in cui, formalmente, il Parlamento conta qualche cosa. Quindi, la ringrazio per la condiscendenza dimostrata rispetto a questo aspetto che, comunque, ha la sua importanza.
affinché si arrivi rapidamente alla ratifica di questo memorandum di intesa.
Si tratta di un accordo generale, siglato a Parigi il 16 giugno 2003, con lo scopo di rafforzare e regolare la cooperazione delle due parti nel settore della difesa, in un quadro di salvaguardia dei reciproci interessi, in termini di miglioramento delle capacità militari nel campo addestrativo, tecnologico ed industriale, ed in conformità agli obblighi assunti a livello internazionale.
Attualmente, il testo di tale memorandum (atto Senato n. 3181) è all'esame del Parlamento italiano per la ratifica ed esecuzione.
Pertanto, tutti gli accordi tecnici specifici sulle attività connesse ai vari campi di cooperazione individuati dal memorandum in parola potranno essere conclusi soltanto dopo l'avvenuta ratifica dell'accordo generale. In altri termini, la formalizzazione di futuri accordi ad hoc, che prevederanno specifici impegni di spesa, sarà posta in essere dopo la ratifica in questione.
Infatti, nel corso dell'incontro avvenuto a Roma il 18 novembre scorso, il ministro della difesa italiano, unitamente al collega israeliano, hanno concordemente sottolineato che le relazioni tra le rispettive Forze armate, che già collaborano a livello addestrativo e di scambio di esperienze, potranno ulteriormente svilupparsi nel contesto del memorandum d'intesa. Nella circostanza hanno, inoltre, esaminato le attività di cooperazione in corso tra le rispettive industrie per la difesa.
A tale riguardo, sempre nell'ambito della cornice istituzionale del memorandum of understanding, tale collaborazione, favorita anche dall'alto livello tecnologico delle aziende interessate, potrà trovare nuovi sviluppi, particolarmente nei settori aerospaziale e della ricerca scientifica, con conseguenti opportunità di crescita tecnico-operativa per le Forze armate d'Italia e di Israele. In particolare, al momento sono in atto discussioni di natura esclusivamente
In relazione ai restanti quesiti degli onorevoli interpellanti, si precisa che, riguardo all'ipotizzata volontà degli Stati Uniti di coinvolgere l'Italia nella gestione dei servizi di sicurezza palestinesi, non risulta che gli Stati Uniti abbiano manifestato alcuna intenzione in tal senso.
Per contro, il Consiglio affari generali e relazioni esterne dell'Unione europea, tenutosi lo scorso 11 ottobre a Lussemburgo, ha accolto con favore il progetto di istituzione di un ufficio europeo di coordinamento del sostegno alla polizia palestinese, proposto dall'inviato speciale per il processo di pace in Medio Oriente, ambasciatore Marc Otte.
Tale sostegno alla polizia palestinese si inserisce nel contesto degli sforzi effettuati dal Quartetto (Unione europea-Russia-Stati Uniti-Nazioni Unite) e vuole essere un contributo all'attuazione della Road map.
Alla luce del prospettato ritiro israeliano da Gaza, l'Unione europea, infatti, incoraggia e sostiene il coinvolgimento dell'Egitto nella sicurezza dei territori, sia sul piano politico, sia su quello operativo. Il dialogo con Israele rimane ovviamente necessario per il successo dell'iniziativa. Altresì di interesse è il ruolo che potrà svolgere la Giordania.
Il mandato dell'ufficio europeo di coordinamento del sostegno alla polizia palestinese sarà limitato in un primo tempo all'assistenza alla polizia civile, ad attività di consulenza del capo della polizia palestinese, al collegamento tra i funzionari responsabili ed al sostegno all'attività di coordinamento, osservazione e valutazione.
Con riferimento alla citata vicenda dell'evacuazione dalla Costa d'Avorio, è opportuno precisare che il Ministero degli affari esteri ha partecipato, nello scorso mese di novembre, ad un'operazione congiunta di alcuni paesi dell'Unione europea. L'operazione, finalizzata al rimpatrio dalla Costa d'Avorio di cittadini europei e di altre nazionalità che ne avessero fatto richiesta, è stata coordinata dalla Presidenza olandese e dalla Francia, per gli aspetti locali.
L'Italia ha partecipato a tale operazione con un proprio contingente di militari dislocati presso l'aeroporto di Abidjan, con un nucleo avanzato di collegamento di sei unità di supporto e con aerei C130 dell'Aeronautica militare, che hanno operato un servizio di spola Abidjan-Accra dall'11 al 19 novembre scorso.
Dell'operazione in questione sono state informate lo scorso mese di novembre le Commissioni difesa di Camera e Senato.
Le operazioni di rimpatrio sono state coordinate a livello europeo, su indirizzo della Presidenza olandese, sulla base di obiettivi criteri di priorità: malati gravi, persone traumatizzate dagli eventi, donne e bambini, eccetera. In tale contesto, sono stati evacuati anche 32 cittadini di nazionalità israeliana.
È di tutta evidenza che la Difesa ha operato nei limiti consentiti dal memorandum, né si è impegnata in quelle attività che potranno trovare sviluppo solo dopo la ratifica del memorandum stesso.
Tuttavia, la questione è proprio questa: lei parla di accordi che potranno essere posti in essere dopo la ratifica. Io contesto che questa sia la procedura giusta, nel senso che c'è un intenso pressing in sede parlamentare da parte del Governo
Tra l'altro, tutta la vicenda dei memorandum richiederebbe, evidentemente non in questa sede - ma vorrei segnalare il problema -, un approccio un po' più responsabile. Sostanzialmente, ormai vige in maniera sempre più evidente il criterio della convenienza di cassa degli interessi rispetto alla necessità di una discussione approfondita sul significato generale e dell'impegno in politica internazionale e della concezione del nostro paese su come utilizzare al meglio queste intese. Non è chiaro che tipo di politica si voglia sviluppare in tal senso.
Questo problema rimane sempre oscuro, anche in questa vicenda, in cui prevale il pressing affinché si arrivi rapidamente ad una ratifica, da una parte, e, dall'altra, si afferma ancora una volta il criterio di determinare, prima della decisione parlamentare, i contenuti dell'accordo stesso.
Quindi, l'esistenza di un accordo tra il Governo italiano ed il Governo israeliano per investimenti pari a 181 milioni di dollari in tecnologie di interdizione, sorveglianza e guerra elettronica, non essendo stata da lei negata, signor sottosegretario, sembrerebbe sussistere. Esiste dunque un accordo, che evidentemente potrà essere operativo non appena il Parlamento lo avrà ratificato. Ma il problema è esattamente questo: non crediamo che ciò rappresenti la prassi, da un punto di vista dei meccanismi democratici in vigore in Italia; occorrerebbe infatti che dapprima il Parlamento decidesse e solo successivamente, di conseguenza, si potrebbero stabilire il «come», il «quanto» e i «tempi» di procedura (per quanto riguarda i contenuti dell'accordo stesso).
Accordi di questo tipo passano ormai in una logica di maggioranza, con escamotage procedurali. Così è stato, ad esempio, anche per l'accordo di cooperazione nel settore della difesa tra l'Italia e l'Indonesia, approvato frettolosamente lo scorso 18 dicembre. Questi sono segni manifesti dell'interesse affaristico che prevale in tutte queste intese di cooperazione, soprattutto quando la cooperazione riguarda il settore strategico della difesa e delle armi. Nella relazione introduttiva del disegno di legge di ratifica del memorandum di cui stiamo discutendo, si legge chiaramente l'intenzione - non recondita, ma chiarita in linea di principio -, che è la seguente: la sottoscrizione di atti bilaterali va intesa come azione stabilizzatrice di una particolare area geografica (sappiamo quale), di squisita valenza politica, consideranti gli interessi strategici nazionali e gli impegni assunti in ambito internazionale.
Insomma, non credo che questo memorandum sia solo un accordo di collaborazione tecnica tra Forze armate; bensì credo che esso sia il risultato di una condiscendenza politica da parte degli Stati Uniti, per il sostegno che l'Italia ha dato alla politica internazionale degli Stati Uniti stessi in quella strategica zona del mondo. Una parte integrante dell'accordo in questione riguarda, infatti, la cooperazione nel settore - importantissimo per noi - dell'avionica e dell'elettronica militare, che fino ad oggi per quella zona è stata di stretta ed esclusiva attribuzione agli Stati Uniti d'America.
Infine, vorrei osservare che il memorandum, comprendendo fra i materiali di interscambio i materiali di armamento, rappresenta a mio modo di vedere un grave aggiramento delle normative italiane sul commercio delle armi, in particolare della legge n. 185 del 1990, che è stata già svuotata molto in seguito all'accordo di Farnborough e alla sua ratifica da parte di questo Parlamento. Tuttavia tale legge, che non è del tutto «cancellata», vieta l'esportazione di armi nei confronti di paesi belligeranti - lei questo lo sa benissimo, signor sottosegretario - o verso governi responsabili di violazione dei diritti umani. Il paese partner in questione sappiamo bene che sta costruendo un muro illegale e che occupa illegalmente il territorio di un altro Stato. Quindi, con questo accordo l'Italia non si rende protagonista reale della realizzazione di un percorso credibile per il raggiungimento degli obiettivi indicati dalla Road map.
Credo pertanto che anche da questo punto di vista ci siano molti aspetti della politica governativa da criticare.


