Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 572 del 20/1/2005
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(Misure per superare la crisi industriale ed occupazionale del Paese - n. 3-04097)

PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-04097 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 3).

FRANCESCO GIORDANO. I dati e la realtà sociale del paese parlano di una clamorosa difficoltà del nostro apparato produttivo; è una situazione tanto più preoccupante in quanto investe quasi tutti


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i settori e minaccia una drammatica crisi occupazionale. Nel settore tessile si paventa una quantità ingente di licenziamenti; dov'è la vostra politica industriale? Cosa state facendo per il più grande complesso industriale del paese, la FIAT? Vi sarà un intervento pubblico? Ci dica di quale natura, considerato che, propagandisticamente, tale intervento è stato annunciato dal vostro presidente della regione Piemonte!
Perché non fate rispettare alle Acciaierie di Terni l'accordo da voi sottoscritto e scongiurate l'annunciata chiusura del reparto magnetico? Perché non convocate le parti sociali?
Forse, avete qualche difficoltà a chiarire oggi in cosa consista il nuovo miracolo economico da voi di recente menzionato (ne ha parlato il vostro Presidente del Consiglio)! La ascoltiamo, signor Vicepresidente; ci racconti il nuovo miracolo economico!

PRESIDENTE. Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri, onorevole Follini, ha facoltà di rispondere.

MARCO FOLLINI, Vicepresidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevole Giordano, sarebbe stato un miracolo se lei, avesse avuto parole meno severe nei confronti del Governo; ma io registro che la difficoltà di una parte dell'apparato industriale del nostro paese fa riferimento a problemi antichi, che in parte il Governo conta di fronteggiare con misure significative - come ho riferito poc'anzi - sul fronte della competitività. Misure sulle quali il Governo si impegna ovviamente a riferire in Parlamento e sulle quali è aperto già da oggi un confronto significativo con le parti sociali.
Peraltro, un Governo liberale ha consapevolezza, per un verso del suo dovere sociale di intervenire, come fa, su fronti di crisi che di volta in volta si determinano, salvaguardando i diritti dei lavoratori e l'occupazione; per un altro verso, del dovere di corrispondere alla logica di un mercato che non può essere lasciato a se stesso, ma non può neppure essere soffocato sotto una cappa di dirigismo e di intervento statale nell'economia.
Inoltre, il Governo ha consapevolezza che il clima di fiducia di cui l'economia del nostro paese ha fortemente bisogno richiede la collaborazione delle rappresentanze sociali e l'adozione di politiche industriali in linea o, quantomeno, non troppo in attrito con quelle dei paesi che si affacciano sulla stessa area di concorrenza.
In questo contesto, pur non sottovalutando le situazioni di difficoltà, vorrei ricordare che il tasso di disoccupazione - 7,4 per cento, dati del terzo trimestre 2004 - è oggi il più basso degli ultimi 12 anni; che l'inflazione - la quale costituisce una tassa di particolare iniquità - non registra scostamenti di rilievo rispetto alla media europea; che, a tutela delle fasce più deboli di popolazione, è stato innalzato, per quanto possibile, l'importo delle pensioni minime ed è stata realizzata una riforma fiscale che si caratterizza, tra l'altro, per la creazione di una più consistente no tax area.
Fanno parte integrante dell'impegno di questo Governo la modernizzazione del paese, inoltre, le riforme del mercato del lavoro, delle pensioni e del diritto societario.
Per quanto attiene alle specifiche situazioni di crisi citate, vorrei ricordare che il Governo ha seguito e segue da vicino le vicende delle Acciaierie di Terni, anche con incontri mirati che si sono ripetutamente svolti presso la Presidenza del Consiglio.
Per quanto attiene alla FIAT, infine, si tratta di una vicenda legata a politiche aziendali ed anche a una qualche autonomia imprenditoriale, che fa parte anch'essa della cultura di mercato, dal momento che è ancora aperta la questione della cosiddetta opzione per il put. Sono questioni sulle quali il Governo non può intervenire in prima persona, ma che segue da vicino, e con la massima attenzione.

PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di replicare.


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FRANCESCO GIORDANO. Onorevole Follini, ascoltandola ho capito che devo spiegare agli operai della FIAT e delle Acciaierie di Terni che voi avete assunto un bel po' di iniziative a loro favore ma che, purtroppo, non devono attendersi nulla riguardo alle loro vicende. Guardi che su questo punto incalzeremo con grande determinazione il Governo, perché è vero che il declino dell'apparato produttivo è in corso da tempo, ma i dati di qualche giorno fa indicano che sta aumentando la forbice tra la produzione industriale del nostro paese e quella della Francia e della Germania, ad esempio!
Allora, parliamoci chiaramente! Lei ha detto che non vi è nessuna possibilità di intervento pubblico sulla FIAT. Per noi si tratta di una notizia drammatica e tragica, e continuiamo a chiedere un intervento pubblico.
Ma lo vada a spiegare al presidente della regione Piemonte, il quale, in un'intervista pubblicata su Repubblica, ha affermato che vi sarà un intervento pubblico e che tale intervento è stato concordato con il Governo! Vada a spiegare che la FIAT non metterà neanche un euro in tale vicenda, e che voi lasciate che, nel nostro più grande apparato industriale, si determini il rischio della perdita di un patrimonio straordinario, costituito dalla forza delle maestranze ed anche dalla prospettiva che tale apparato potrebbe avere!
Allo stesso modo, dovete spiegare agli operai delle Acciaierie di Terni per quale motivo non li volete convocare per far rispettare un accordo che voi stessi avete sottoscritto e di cui siete persino garanti! Loro saranno a Roma il 25 del corrente mese, per tenere una manifestazione, e verranno con grande forza e determinazione ad esibirvi un documento che voi stessi avete firmato, il quale sostiene che il reparto magnetico di Terni deve restare in quella città, ma voi non li volete neanche incontrare!
Se questa è la vostra politica industriale, credo che prima ve ne andiate a casa, meglio sarà!

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