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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L'onorevole Lion ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01402 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).
MARCO LION. Signor Presidente, l'interpellanza in esame è stata presentata in data 14 dicembre 2004. Ho voluto ricordare questa data perché, dopo la presentazione, sono avvenuti alcuni fatti particolarmente importanti, che ritengo siano in parte dovuti proprio alla sollecitazione rivolta al Governo con tale strumento di sindacato ispettivo.
In particolare, si chiedevano chiarimenti sulla vicenda delle scorie nucleari. Ricordo in proposito il cosiddetto decreto-legge Scanzano n.314 del 14 dicembre 2003, convertito il 24 dicembre e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 9 gennaio 2004.
Ebbene, la situazione si era determinata con l'individuazione ex abrupto da
parte del Governo di Scanzano Jonico come sito di scorie nucleari italiane. Tale individuazione aveva scatenato una serie di polemiche e mobilitato l'opinione pubblica a livello locale, regionale e nell'intero Mezzogiorno. Il decreto-legge prevedeva che, entro un anno dalla data di entrata in vigore, si sarebbe dovuto individuare il sito del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, riservato ai soli rifiuti di terza categoria.
MARCO LION. Ebbene, il 14 dicembre 2004 abbiamo chiesto che fine avesse fatto la suddetta individuazione del sito.
Non solo: lo stesso decreto-legge prevedeva l'istituzione, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di una commissione tecnico-scientifica con compiti di valutazione e di alta vigilanza per gli aspetti tecnico-scientifici inerenti agli obiettivi del decreto stesso. Tale commissione avrebbe dovuto suggerire una serie di iniziative operative al commissario straordinario della Sogin, generale Jean.
Non solo: il decreto-legge stabiliva che il sito, in relazione alle caratteristiche geomorfologiche del terreno, dovesse essere individuato dal commissario straordinario, sentita la commissione. Ai sensi dell'articolo 4, il commissario straordinario avrebbe dovuto inoltre promuovere una campagna nazionale di informazione sulla gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Con il nostro atto di sindacato ispettivo, abbiamo lamentato che, fino a quel momento, nessuna Commissione parlamentare competente fosse stata informata di quanto stava accadendo.
Non solo: il commissario straordinario Jean avrebbe dovuto altresì presentare un cronoprogramma di tutte le attività da porre in essere - tipi di azione e scadenze - in relazione alla messa in sicurezza dei siti. Alla data del 14 dicembre ancora non si sapeva nulla, salvo l'autorizzazione alla costruzione di un nuovo parco serbatoio presso il sito Eurex del centro ENEA di Saluggia, rilasciata nel luglio 2004, nonostante il parere negativo di quel comune.
Inoltre, nel nostro atto di sindacato ispettivo abbiamo ricordato come fosse divenuto di dominio pubblico quanto accaduto il 6 ottobre 2003 nella zona dell'impianto Itrec della Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera, in cui cadde da una gru un fusto contenente scorie radioattive - si trattava in particolare di un fusto del peso di una tonnellata contenente 400 litri di materiale contaminato - e il braccio della gru rovinò addirittura sul fusto stesso. Abbiamo chiesto di sapere cosa fosse esattamente accaduto.
La data, dunque, è importante, perché a quella data, e quindi con una scadenza molto ravvicinata, non erano ancora state attuate alcune parti importanti del cosiddetto decreto Scanzano e in particolare le disposizioni relative alla commissione citata, anche per evitare quanto accaduto nel nostro paese, sia al livello del Governo sia al livello della pubblica opinione, nei mesi precedenti (un giorno, dopo un briefing tra il generale Jean, il ministro delle attività produttive e il ministro dell'ambiente, si decise improvvisamente, in assenza di criteri, motivazioni e analisi scientifiche, di individuare il sito per le scorie nucleari a Scanzano Jonico); o, ancora, per evitare quanto accaduto un anno prima, per quanto concerne la Sardegna, che divenne, senza sapere perché (o meglio, soltanto perché era stato eliminato, fra i criteri per l'individuazione del sito, quello relativo al trasporto in mare), la regione in pole position per acquisire le scorie nucleari (si ricorderà la sollevazione popolare che avvenne anche in tal caso).
Oggi dunque è stata ampiamente superata la data del 9 gennaio 2005, entro la quale il Governo avrebbe dovuto istituire la commissione. Dopo il 14 dicembre 2004, improvvisamente, il 16 dicembre, presso la Commissione ambiente della Camera, di cui faccio parte, si presenta la Sogin, che, nel corso di un'audizione informale, ci comunica gentilmente lo stato di avanzamento del processo di messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e di decommissioning dei siti nucleari. In tale occasione il generale
Jean, come richiesto anche dal nostro atto di sindacato ispettivo, ha iniziato ad illustrare le attività della Sogin e le strategie di sviluppo per quanto concerne la materia delle scorie nucleari.
Però, appena due giorni dopo, su tutti i quotidiani nazionali - ed è fatto che conosciamo tutti - la Sogin, con un intervento «bufala», direi anche «truffa», annuncia agli italiani che le scorie nucleari italiane saranno trasferite all'estero, nascondendo il fatto che, nella realtà, le stesse verranno trasferite all'estero per essere riprocessate, ma poi ci saranno rimandate a casa nell'arco di alcuni anni: quindi, nei fatti, ha annunciato la risoluzione di un problema che non era stato affatto risolto.
Spero, quindi, che la nostra interpellanza, che abbiamo presentato come gruppo dei Verdi, abbia dato un'improvvisa accelerazione alla soluzione dell'annosa questione delle scorie nucleari in Italia; ciò perché quattro giorni dopo, improvvisamente, la Sogin ha annunciato, truffando gli italiani, che le scorie andranno all'estero senza dire che poi ritorneranno in Italia.
Rimane aperto, e pesa come una tonnellata di scorie radioattive, il problema della presenza di queste scorie in Italia: noi non sappiamo se è stata costituita la commissione e non conosciamo esattamente la procedura che la Sogin intende porre in essere per la messa in sicurezza di queste scorie nucleari; come al solito, navighiamo nel buio e quindi ci attendiamo il consueto colpo di mano da parte del Governo, che individuerà una località come deposito delle scorie nucleari in Italia senza aver messo in atto seri procedimenti di ricerca scientifica per l'individuazione di tale sito, in modo da consentire alle popolazioni che dovranno convivere con quel sito di avere delle ragionevoli certezze sul fatto che operazioni come queste possano essere realizzate in base a criteri giusti e salvaguardando l'ambiente e la salute dei cittadini. Questo ancora non è dato saperlo!
Certamente, non è una soluzione quella di riprocessare le scorie all'estero, perché tra qualche anno esse ritorneranno in Italia, e non come materiali inerti, ma sempre come materiali ad altissima pericolosità, con la necessità di aspettare diverse migliaia di anni prima che diventino meno pericolose. Quindi, in tal modo non si risolverebbe assolutamente il problema.
Noi, come gruppo dei Verdi, abbiamo sempre sostenuto l'importanza che ogni nazione risolva tali problemi, che non vanno accantonati o rinviati all'estero, perché sappiamo che la radioattività non conosce frontiere. Sulla questione, in particolare, vorrei aggiungere un altro dato che forse i colleghi non conoscono: il 21 dicembre 2004, sul quotidiano inglese The Guardian sono state sollevate alcune perplessità in merito ad una operazione che, pare, stia mettendo in atto il Governo Blair, cioè quella di individuare in quello Stato un eventuale sito di deposito di scorie nucleari europee; anzi, The Guardian cita il Giappone come possibile paese interessato, come anche l'Italia. Una notizia simile è stata riportata sulla stampa inglese da un altro quotidiano importante, The Indipendent, che solleva perplessità addirittura sulla commissione tecnico-scientifica della Camera dei Lords per il modo in cui sta affrontando la questione delle scorie nucleari in Inghilterra.
Ci piacerebbe sapere se esista questa vaga possibilità che l'Inghilterra si candidi a deposito di scorie nucleari europee; siccome queste notizie le siamo leggendo sulla stampa inglese, vorremmo sapere dal Governo italiano se vi siano dei contatti e se questa informazione sia veritiera o meno.
Rimane - e concludo - irrisolto il problema generale delle scorie, quelle di terza categoria, quelle più pericolose, quelle che manderemo all'estero per riprocessarle e che comunque ritorneranno in Italia, e rimane inalterato il problema delle scorie di prima e seconda categoria.
Tutti sappiamo - questa è una delle ragioni per cui molti degli atti riguardanti l'argomento sono segretati e, di conseguenza, non sono a conoscenza neanche dei parlamentari - che il terrorismo non ha la necessità, per compiere atti terroristici,
anche di portata eccezionale, di utilizzare le scorie ad alta intensità: a tale scopo basta utilizzare le scorie sanitarie (che sono di prima e di seconda categoria). Ebbene, queste ultime, in Italia, in alcuni casi sono sicuramente ben custodite, ma in altri non lo sono affatto: in un ospedale di una città che non nomino (dirò soltanto che è molto vicina a Roma), esse sono depositate dietro una porta, nemmeno blindata, per cui chiunque può andare lì, sfondare la porta, prendere il materiale, fare una bella «camicetta» di plastico e farla esplodere! Questa si chiama «bomba sporca».
Abbiamo saputo, ieri, quello che sta succedendo a Boston, negli Stati Uniti d'America, rispetto al pericolo di attacco terroristico con «bombe sporche». Da questo punto di vista, il nostro paese non è affatto sicuro: da un lato, ci nascondiamo dietro le false notizie di risoluzione del problema delle scorie di terza categoria - ma, anche in questo caso, non abbiamo alcuna risposta seria da dare ai cittadini - e, dall'altro, continuiamo ad avere il problema, ugualmente gigantesco, della scorie di prima categoria, che potrebbe essere risolto con sistemi più pratici e più gestibili dal punto di vista dei rapporti con la pubblica opinione. Su ciò continuiamo a non avere alcuna informazione.
Queste sono le ragioni che ci hanno spinto a presentare al Governo l'interpellanza urgente che ho testé illustrato (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, mi auguro che l'onorevole Lion porti a conoscenza anche dell'autorità competente l'episodio da lui riferito al Parlamento, specificando quale sia la cittadina vicina a Roma e quale sia l'ospedale che si comporta nel modo da lui specificato.
che ha avuto inizio il 31 dicembre 2004 e che è stata affidata ad un commissario delegato e ad un soggetto attuatore (la società Sogin).
diesel a deposito presso il Garigliano, per lo smontaggio e lo smaltimento boiler a Latina, per il recupero e il condizionamento dei residui Magnox a Latina e per le attività propedeutiche per lo smantellamento di FN-Fabbricazioni nucleari.
PRESIDENTE. L'onorevole Lion ha facoltà di
MARCO LION. Signor Presidente, desidero naturalmente ringraziare il sottosegretario per i dati forniti.
pertanto chiarezza, soprattutto perché si tratta di un problema che anche noi vogliamo sia risolto, garantendo la salute dei cittadini e tutelando l'ambiente. Per fare ciò bisogna essere trasparenti, ma su questo aspetto devo riconoscere che il Governo, la Sogin, il commissario delegato ed il commissario straordinario non hanno mai dato prova di trasparenza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
Le disposizioni contenute nel decreto-legge n. 314 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 368 del 2003, recante «Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi», consistono in un complesso quadro normativo finalizzato all'individuazione ed alla realizzazione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi di terza categoria e per il combustibile irraggiato.
Il citato decreto-legge prevede la presenza di un commissario straordinario - figura diversa dal commissario delegato -, previsto dalle ordinanze di Protezione civile n. 3267 del 2003 e n. 3355 del 2004, che si avvale, per lo svolgimento dei predetti compiti, di una commissione tecnico-scientifica composta da 19 membri ed agisce di intesa con la Conferenza unificata Stato-regioni.
Il suddetto quadro normativo è stato successivamente integrato dalla legge 23 agosto 2004, n. 239 (cosiddetta legge Marzano, sul «Riordino del settore energetico»), che prevede l'individuazione e la realizzazione dei siti destinati alla messa in sicurezza ed allo stoccaggio provvisorio dei rifiuti radioattivi di terza, seconda e prima categoria (articolo 1, commi dal 98 al 106).
La predetta normativa, sia pure con alcune assonanze e peculiarità, è del tutto diversa, per obiettivo, area di intervento, procedure e figure protagoniste, da quella contenuta nelle due predette ordinanze, che recano «Disposizioni urgenti in relazione alla attività di smaltimento, in condizioni di massima sicurezza, dei materiali radioattivi dislocati nelle centrali nucleari e nei siti di stoccaggio situati nel territorio delle regioni Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte», nell'ambito delle iniziative da assumere per la tutela dell'interesse essenziale della sicurezza dello Stato.
Va, comunque, ricordato che devono essere ancora nominati il commissario straordinario ed i membri della commissione tecnico-scientifica, mentre si fa presente che le situazioni riferite nell'interpellanza riguardano la gestione dell'emergenza,
Per quanto riguarda i cronoprogrammi relativi allo smantellamento generale degli impianti ed alla bonifica dei siti, questi sono stati comunicati dal comitato delegato nei termini e con le modalità previste dall'articolo 6 della ordinanza di protezione civile n. 3355. L'articolo 2 della stessa ordinanza prevede che il commissario delegato riferisca con scadenza mensile sulle iniziative intraprese per il superamento dell'emergenza sia alle regioni interessate sia al dipartimento della protezione civile e trimestralmente anche al tavolo della trasparenza, costituito presso le regioni Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio e Piemonte.
Le attività del commissario delegato sono state valutate e convalidate dalla commissione tecnico-scientifica, di cui all'articolo 3 della già citata ordinanza n. 3355, che è diversa dalla commissione tecnico-scientifica composta da 19 membri, prevista dall'articolo 2, comma 3, del decreto-legge n. 314 del 2003. La commissione tecnico-scientifica relativa alla predetta ordinanza è composta da 12 membri di elevata e comprovata autorevolezza scientifica, di cui tre nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, uno dal ministro dell'ambiente e della tutela il territorio, uno dal ministro della salute, uno dal ministro delle attività produttive, uno dalla Conferenza Stato-regioni e uno per ciascuna delle cinque regioni menzionate nel decreto di dichiarazione dello stato di emergenza del Presidente del Consiglio dei ministri.
La commissione, nelle sedute del 14 giugno e del 23 settembre 2004, si è pronunciata sullo smantellamento e sulla messa in sicurezza della cementazione dei rifiuti liquidi di Eurex e sul riprocessamento all'estero del combustibile irraggiato (circa 300 tonnellate), conservato nelle piscine delle centrali di Caorso e di Trino e negli impianti Eurex di Avogadro di Saluggia.
In merito al combustibile irraggiato, è recentissimo un decreto del Ministero delle attività produttive che, da uno studio del commissario delegato e del soggetto attuatore Sogin, modifica le linee guida impartite nel 2001 alla stessa Sogin per lo stoccaggio a secco in contenitori metallici denominati cask ed apre la strada all'opzione del riprocessamento all'estero che, ove attuato, libererà per vari anni il territorio nazionale dal pericolo della custodia in piscine e consentirà tempi più dilatati per la individuazione e la realizzazione dei depositi.
Un'altra attività svolta dalla struttura commissariale di protezione civile è rappresentata dalla protezione fisica degli impianti del ciclo del combustibile. Questa attività, pressoché completata, ha subito alcuni ritardi, causati dal mancato trasferimento delle aree nei tempi previsti e da sopravvenuta maggiore entità dei lavori, che, comunque, si risolveranno entro la fine del 2004 o nel primo semestre 2005 (siti della Casaccia ed Itrec).
Inoltre sono stati completati i montaggi ed i collaudi degli apparati di videosorveglianza e sensorizzazione, mentre restano da effettuare alcune verifiche del software applicativo per il monitoraggio nazionale, per le quali si dovrà attendere l'ultimazione della sala controllo.
Un significativo ritardo è stato determinato dalla coincidenza della messa a punto delle apparecchiature con l'aggiornamento degli standard delle sale operative delle questure interessate, per le quali il completamento delle linee di trasmissione dati è previsto per il marzo 2005.
Proseguono gli interventi finalizzati al miglioramento della sicurezza nucleare, anche se con alcuni ritardi dovuti agli iter autorizzativi. Questi ultimi, infatti, riguardano sia la concessione di licenze edilizie (nuovo deposito provvisorio di latina, nuovi depositi di stoccaggio di Saluggia, approvvigionamento idrico a Saluggia), sia le autorizzazioni dell'APAT (Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici) ai progetti presentati per la realizzazione del nuovo parco serbatoi di Saluggia, per l'adeguamento dell'edificio ex
Infine, sono in corso le procedure per l'acquisizione di FN-Fabbricazioni nucleari nel rispetto dei tempi stabiliti.
L'atto di cessione degli impianti ENEA (articolo 1 dell'ordinanza n. 3355) è stato definito con l'ente stesso e lo schema contrattuale è stato approvato dai consigli di amministrazione di Sogin ed ENEA, mentre è prossima l'autorizzazione finale del ministero delle attività produttive.
Per quanto riguarda la costruzione del Nuovo parco serbatoi presso il sito Eurex di Saluggia, questo è indispensabile per il procedimento della cementazione del combustibile liquido attualmente accantonato.
In questa occasione il commissario delegato (non il commissario straordinario), avvalendosi dei poteri di cui all'articolo 5 dell'ordinanza n. 3355, ha emesso, in data 30 luglio, una ordinanza commissariale in deroga al piano regolatore esistente ed il sindaco di Saluggia, pur avendo confermato la non compatibilità delle opere progettate con il piano regolatore, ha condizionato il rilascio dei permessi alla stipula di una apposita convenzione urbanistica, redatta di comune accordo tra le parti.
Riguardo al sito Itrec di Trisaia della Rotondella, in provincia di Matera, si fa presente che l'incidente verificatosi il 6 ottobre 2003 ha interessato il cavo di una gru che è caduto perpendicolarmente ed ha investito sia un operaio, che fortunatamente non ha riportato ferite gravi, sia un fusto contenente rifiuti radioattivi - come lei, onorevole, ha poc'anzi ricordato - temporaneamente stoccato, che ha resistito all'impatto senza provocare contaminazioni esterne.
Sull'evento è in corso un'inchiesta da parte della competente procura della Repubblica.
Infine, si conferma che, presso il sito Itrec di Trisaia, sono stoccati in piscina 64 elementi di combustibile nucleare irraggiato, provenienti dalla centrale americana di Elk River, donati dal Governo USA all'ENEA per attività sperimentali connesse al riprocessamento e attualmente sono in corso contatti con il Dipartimento dell'energia degli Stati Uniti affinché esamini la possibilità di riacquisire il combustibile, mentre la Sogin sta verificando la potrabilità delle opzioni per conferire al materiale in questione un livello di sicurezza più elevato.
Mi spiace, tuttavia, sottosegretario, farle presente che le informazioni che le sono state date non sono in alcun modo sufficienti; sono, anzi, preoccupanti. Una commissione tecnico-scientifica ad oggi non esiste, nonostante sia stata prevista dal cosiddetto decreto Scanzano e nonostante sia scaduto il termine del 9 gennaio 2004 per individuare il sito. Entro il 9 gennaio 2004, il Governo doveva individuare il sito, sentita la commissione tecnico-scientifica; dal 9 gennaio 2004 in poi - quindi, sin da ora - il Presidente Berlusconi può, con un suo atto, decidere dove collocare le dette scorie nucleari - tale è la questione - senza, per così dire, avere alle spalle alcuna seria ricerca o indagine volta a definire la scelta di tale sito di scorie nucleari.
Questa è la prima considerazione gravissima; d'altronde, dire che la soluzione del problema può essere rinviata e che si possa essere tranquilli per alcuni anni - sperando che le scorie vengano riprocessate in Francia o in Inghilterra - non significa alcunché. Rimane infatti inalterata la questione, da me lamentata anche poc'anzi, delle scorie di seconda e terza categoria, che comunque l'Italia continuerà a detenere. Ad esempio, lei citava anche le scorie che gentilmente gli Stati Uniti ci hanno donato per la ricerca scientifica e che ora sono conservate a Rotondella. Ebbene, l'America ha già dichiarato che non intende averle indietro.
Rimane altresì negli stessi termini il problema - che abbiamo già avuto modo di affrontare - relativo al tipo di sito da scegliere. Al riguardo, ricordo che tutto il mondo scientifico ha dichiarato che è opportuno avere un sito superficiale perché, dal punto di vista tecnologico, si sta già lavorando per sistemi che riducano l'intensità delle radiazioni di questo materiale di risulta.
Il Governo, proprio un anno fa, improvvisamente decise di scegliere, invece, un sito geologico, vale a dire sotterraneo, come avvenne per Scanzano. Su questo aspetto non c'è chiarezza, così come non vi è trasparenza in questa pantomima tra il commissario delegato e il commissario straordinario nella scelta di concentrare tutto sulla Sogin e nella circostanza che il vicepresidente di tale società è anche il capo di gabinetto del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio.
Pertanto, esiste una commistione ed una quantità di poteri in capo ad una singola persona che non trova precedenti nella storia repubblicana: il generale Jean, infatti, per i poteri che ha a disposizione per intervenire sul territorio e nei confronti delle pubbliche amministrazioni, è l'uomo più potente d'Italia dalla nascita della Repubblica italiana!
Ciò non va bene. La gestione delle scorie, al contrario, va condotta attraverso una partecipazione democratica. Occorre mettere in campo, dunque, tutti gli strumenti partecipativi, democratici e conoscitivi possibili per definire la localizzazione del sito delle scorie e non provocare rivolte popolari, ma ciò non viene ancora compreso.
Contemporaneamente, vorrei segnalare che il nostro Stato sottoscrive accordi con la Federazione russa (e tale provvedimento sarà presto all'esame dell'Assemblea) sullo smantellamento dei sommergibili nucleari russi. Si tratta di una scelta importante sia politicamente, sia sotto il profilo della sostenibilità ambientale; tuttavia, bisogna pensare non solo alla Russia, ma anche a quanto abbiamo prodotto noi e a ciò che abbiamo in casa. Accade anche che l'ENEL acquisti centrali nucleari all'estero, correndo il rischio di ritrovare in Italia, alla fine, le scorie di tali centrali.
Concludendo, vorrei rilevare che, rispetto alla questione della gestione delle scorie, in particolare per quanto concerne quelle sanitarie, anche con riferimento al pericolo terroristico che la cattiva gestione di tali scorie fa correre alla nazione, non ho fatto altro che citare dati che qualsiasi parlamentare può verificare (anche se alcune sedute sono state secretate), esaminando le audizioni del generale Jean svolte presso la Commissione ambiente della Camera dei deputati, oppure presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, perché in quelle sedi l'ho ascoltato ed è possibile reperire le informazioni.
La stampa non può certamente accedervi, tuttavia il Governo ed il Parlamento possono domandare al generale Jean (vorrei ricordare, al riguardo, che avevamo chiesto al ministro competente di riferire informazioni certe al riguardo) come sono gestite, in Italia, le scorie di I e II categoria. L'ospedale che le gestisce sta a Roma. Non so se sia stato messo in sicurezza; tuttavia, vorrei segnalare che si passa da un estremo all'altro, dal momento che o si minaccia - perché, quando si parla di scorie nucleari a livello parlamentare, si evidenzia che c'è la minaccia terroristica, tutto è secretato e non è possibile sapere niente, ma poi vengono adottati decreti-legge in tale materia -, oppure, se non viene dato il via libera, le scorie si trovano, ad esempio, in una stanzetta e tutti possono accedervi, perché non sono gestite bene!
Non è possibile passare da un estremo all'altro: i cittadini chiedono allo Stato un indirizzo certo e una garanzia per tutti. In questo settore, purtroppo non vi sono garanzie, poiché la conduzione di tale vicenda oscilla tra una gestione economico-finanziaria (perché muove miliardi di euro) ed una questione di sicurezza e di carattere paramilitare.
Non si può, a causa di questioni del genere, procedere in questa maniera: chiediamo


