Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 570 del 18/1/2005
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 19 novembre 2004, n. 276, recante disposizioni urgenti per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce Rossa italiana (Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (5434-B) (ore 17,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato: Conversione in legge del decreto-legge 19 novembre 2004, n. 276, recante disposizioni urgenti per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce Rossa italiana.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 5434-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5434-B sezione 3), nel testo della Commissione identico a quello recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5434-B sezione 4).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge nel testo della Commissione, identico a quello recante le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5434-B sezione 6).
Avverto inoltre che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.


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Avverto altresì che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 5434-B sezioni 1 e 2)
Ha chiesto di parlare l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame riguarda una tra le più amate ed emerite istituzioni del nostro paese per le nobili funzioni che svolge a livello nazionale ed internazionale.
La Croce Rossa italiana, infatti, con i suoi volontari (sono quasi trecentomila) non può essere considerata alla stregua di altre pur meritevoli associazioni, sia per l'alto valore ideale e per la storia che rappresenta sia per l'incommensurabile azione umanitaria che contraddistingue la funzione che essa esercita in ogni campo e in ogni parte del mondo.
Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Carbonella, constato che si parla in tutti i banchi. Dunque, invito i colleghi a fare silenzio. L'onorevole Carbonella deve essere lasciato tranquillo e sereno.

GIOVANNI CARBONELLA. Presidente, in verità sono tranquillo e sereno. C'è un po' di agitazione in giro...

PRESIDENTE. Il problema è che non riesce a trasmettere all'Assemblea questa serenità e tranquillità.

GIOVANNI CARBONELLA. La Croce Rossa italiana rappresenta un immenso patrimonio valoriale, arricchitosi in oltre cento anni di storia, costellati da significativi interventi nei posti più difficili e nei momenti di più grande sofferenza, portando solidarietà, professionalità, soccorso ed assistenza sanitaria a quanti sono vittime di eventi devastanti e negativi.
Per queste ed altre molteplici ragioni la Croce Rossa italiana è entrata nel cuore e nella coscienza del popolo italiano a conferma della bontà della propria azione e della riconosciuta valenza morale che essa esprime.
Proprio per il rispetto che merita la Croce Rossa italiana, ci permettiamo di rappresentare il sentimento di profondo malessere che ci pervade nel constatare il metodo finora adottato dal Governo e dalla propria maggioranza nel proporci per la quarta volta un decreto teso a riorganizzare - ovviamente, usiamo un eufemismo - questa gloriosa associazione. Lo si fa con la solita urgenza, sbrigativamente, senza i dovuti approfondimenti, negando la possibilità di svolgere audizioni con gli addetti ai lavori che ci avrebbero potuto fornire utili elementi per un esame più compiuto della realtà che si intende modificare. Immagino quante crocerossine o quanti dirigenti della Croce Rossa avrebbero potuto contribuire con proprie idee o proposte a rafforzare e a migliorare questo provvedimento.
Denunciamo questi elementi senza intenti strumentali, convinti che una sterile quanto inopportuna contrapposizione su questo tema non giovi né alla maggioranza né all'opposizione e ancor meno alla sorte della Croce Rossa italiana. Tuttavia, come al solito, avete voluto fare da soli ed in fretta, quasi che rendere più efficace l'azione di questo ente non rientrasse negli auspici di tutti quanti noi.
Assicuriamo il Governo e la maggioranza che nessuno più di noi apprezza il ruolo e la funzione della Croce Rossa italiana, dei suoi generosi volontari, delle encomiabili crocerossine e di quanti, con spirito di sacrificio e di servizio, offrono senza alcun tornaconto il proprio contributo. Tale consapevolezza, tuttavia, non ci impedisce di rilevare carenze, problemi, difficoltà ed eventualmente anche la necessità di individuare misure atte a cogliere nuove esigenze di carattere funzionale ed organizzativo. Né questo ci esime dal fare qualche critica e qualche appunto rispetto al provvedimento in esame. D'altra parte, come non essere seriamente preoccupati di fronte a cambiamenti statutari che rischiano di snaturare la missione stessa della Croce Rossa italiana?


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Per noi è illegittima la scelta di modificare l'articolo 70 della legge n. 883 del 1978 tramite decreto-legge, perché in verità si pensa di cambiare il decreto presidenziale n. 613 del 1980 che definiva in maniera chiara i compiti, le funzioni, la missione vera della Croce Rossa italiana. Di questo dovremmo essere preoccupati tutti quanti, poiché con quella scelta si operò per uno scorporo, relativo alla gestione dei servizi, delle attività, delle convenzioni (e così via), dalle principali finalità, come interventi in occasione di conflitti bellici, per garantire soccorso alle vittime sia militari sia civili delle guerre, oltre agli interventi per catastrofi e calamità nazionali ed estere.
Di tale missione dovremmo essere tutti garanti e non invece trasformare la Croce Rossa italiana in una società di servizi, con caratteristiche di scellerata privatizzazione. La Croce Rossa italiana, come è risaputo, ancorché sovvenzionata prevalentemente dallo Stato, basa la propria funzione su tre principi fondamentali: autonomia, imparzialità e indipendenza. A tal proposito, sarebbe interessante sapere cosa pensate, come Governo e come maggioranza, circa le osservazioni avanzate dalla Croce Rossa internazionale riguardo l'intenzione di privare la Croce Rossa italiana delle insegne per la missione in Iraq per scarsa autonomia dal Governo. E che dire, inoltre, della notizia di questi giorni, preoccupante, ancorché smentita, che il Governo vuole utilizzare 150 mila volontari per le prossime campagne elettorali? Siamo al paradosso! Si snatura la funzione di un'associazione di grande prestigio per metterla al servizio di interessi politici di parte!
Ebbene, sono questioni che noi denunciamo qui in Parlamento perché devono trovare risposte più convincenti di quanto non lo siano state quelle recentemente date tramite la stampa. È importante avere chiarimenti su questi punti, perché si mina una tradizione storica come quella della Croce Rossa italiana. Insomma, noi vorremmo capire sino in fondo le vostre intenzioni sul ruolo sociale ed umanitario della Croce Rossa italiana. Ha ragione il collega quando chiede come volete trasformare la Croce Rossa italiana...! Cosa deve fare? Deve diventare un organismo di gestione? Intendete trasformare un organismo di volontariato, autonomo dalla politica, da condizionamenti sociali, culturali e religiosi, in un organismo di gestione di servizi, anche con identità partitiche e politiche? La Croce Rossa italiana deve partecipare a bandi di gara? Deve sottostare ad influenze politiche? Ed i criteri con cui si eleggono i dirigenti quali logiche devono seguire? Il rapporto con la periferia come lo si intende regolare?
Sono molti gli interrogativi, cari colleghi, che questo decreto lascia inevasi. Non è dato sapere a cosa mira questo provvedimento e quali finalità persegue.
Noi restiamo convinti che la storia, la tradizione ed i principi che hanno costituito il bagaglio valoriale della Croce Rossa italiana vanno rivitalizzati e rilanciati, in una visione di solidarietà universale e di fratellanza umanitaria internazionale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, già quando lo scorso mese il provvedimento pendeva all'esame della Camera dei deputati in prima lettura, noi denunciammo, come opposizione, in primo luogo il metodo con il quale Governo e maggioranza avevano inteso procedere nella discussione sulla Croce Rossa italiana; ciò, sia nell'esame condotto in sede di Commissioni sia in quello svoltosi in Assemblea.
Siamo giunti al quarto decreto; per inciso, proprio oggi la Commissione affari sociali (di cui sono componente) ha espresso un parere circa un ulteriore decreto che prevede una proroga dei termini dei rapporti di lavoro a tempo determinato.
Precedentemente, sono stati emanati altri decreti, sempre vertenti in materia di Croce Rossa e riguardanti varie questioni, relative al commissariamento ed alle de


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liberazioni assunte dal commissario; ad un certo punto, pretendevate, sempre attraverso un decreto, di consentire al commissario straordinario addirittura di modificare una serie di deliberazioni assunte per le quali i ministeri vigilanti non avevano ritenuto di assumersi la responsabilità della sottoscrizione.
Noi abbiamo considerato un tale percorso legislativo inadeguato per affrontare una materia complessa quale quella della organizzazione della Croce Rossa italiana; inadeguato perché abbiamo più volte espresso l'esigenza - che ritengo rappresenti un diritto per ogni parlamentare - di sentire le diverse componenti della Croce Rossa, da quelle militari a quelle civili a quelle del volontariato, nonché la necessità di approfondire i bisogni di questa organizzazione, prendendo in considerazione non solo i principi ma anche le indicazioni che vengono da Ginevra. Ciò, sapendo anche che il nostro paese, in questa materia, ha ricevuto diversi richiami; è ormai noto come, nella recente missione condotta a Baghdad, Governo e Croce Rossa italiana siano stati richiamati dagli organismi internazionali a causa delle caratteristiche della missione stessa (caratteristiche che non sarebbero conformi alle linee di indirizzo della Croce Rossa internazionale).
Quindi, vi sarebbe stata materia di discussione e, a mio avviso, avremmo potuto, attraverso un confronto aperto, giungere anche ad un voto unanime; o, comunque, si sarebbe potuto ottenere un voto largamente condiviso da questo ramo del Parlamento se solo ci fosse stata data l'opportunità di un più approfondito esame. Il che non è stato: ci si è limitati ad una breve e rapida audizione del commissario straordinario, ma non si è potuto fare molto di più.
Oggi, il provvedimento torna all'esame di questo ramo del Parlamento in quanto il Senato ha modificato il testo del provvedimento in una parte che era già stata modificata durante l'esame condotto dalla Camera dei deputati.
Al riguardo, vorrei sollevare una prima questione; mi rivolgo, in particolare, ai colleghi di Alleanza nazionale perché la proposta di modifica approvata dalla Camera dei deputati aveva quale primo firmatario il collega Catanoso il quale, peraltro, commentava con grande entusiasmo il voto allora espresso dall'Assemblea. Affermava, infatti, che quanto era stato allora votato con il concorso significativo - anzi, determinante - dell'opposizione esprimeva nientemeno che la posizione di Alleanza nazionale, analoga, sotto tale riguardo, alla nostra. Posizione secondo la quale il trattamento economico dei componenti il Corpo militare della Croce Rossa italiana era inadeguato e andava quantomeno equiparato a quello dei militari dell'esercito. Atto che noi consideriamo e consideravamo doveroso, se non altro per i rischi che molte di queste persone si assumono in importanti e difficili missioni, anche a carattere internazionale.
Ebbene, questo Governo e questa maggioranza, che nel mese di dicembre ci hanno tenuti impegnati in una discussione sull'urgenza di tagliare le tasse ai ceti sociali più ricchi del paese, non hanno reperito i pochi fondi necessari a garantire la copertura finanziaria a quella decisione! Di fronte alla volontà del Governo di non affrontare tale problema, allora, si è posto il Senato della Repubblica nella condizione di sopprimere tale norma.
Vorrei annunziare che abbiamo ripresentato in Assemblea tale proposta emendativa e desidero sfidare i colleghi del gruppo di Alleanza nazionale, che si dichiaravano paladini del Corpo militare della Croce Rossa italiana, a votare a favore. Ciò non soltanto per una questione di coerenza tra quanto si afferma al di fuori di quest'aula e le dichiarazioni che i colleghi di Alleanza nazionale avevano pronunziato nel corso del precedente esame del presente decreto-legge, ma anche per la giustezza della misura stessa, poiché riteniamo si tratti di un atto dovuto. Noi, pertanto, faremo il possibile, anche questa sera, in sede di discussione delle proposte emendative presentate, affinché la norma che ho più volte richiamato sia ripristinata definitivamente.


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Vorrei ricordare che quando il decreto-legge in esame venne approvato da questa Assemblea, nel mese di dicembre dello scorso anno, abbiamo assistito ad una serie di dichiarazioni da parte non solo delle diverse forze politiche (che, naturalmente, hanno avuto modo di esprimere la loro posizione), ma anche del commissario Scelli. Egli, infatti, si disse dispiaciuto del fatto che, sul decreto-legge n. 276 del 2004, non si fosse registrato un voto unanime e si dichiarò altresì amareggiato per un'opposizione che aveva perso la grande occasione di contribuire, in maniera attiva, a far sì che la Croce Rossa italiana potesse essere riorganizzata come mai era avvenuto in precedenza.
Credo che tali dichiarazioni del commissario Scelli manifestino un atteggiamento che non riteniamo corretto. La Croce Rossa italiana, infatti, appartiene a tutti, e se ci siamo battuti in questa Assemblea, anche con un voto contrario alla conversione in legge del citato decreto-legge, vorrei evidenziare che abbiamo compiuto tale scelta non contro la Croce Rossa - e questo il commissario lo sa bene -, bensì proprio per il rispetto che nutriamo per le migliaia di volontari della CRI, per il lavoro svolto dalle crocerossine e per l'attività del Corpo militare. Mi riferisco a quelle persone che anche noi, in questa sede, vogliamo rappresentare, grazie ai quei valori universalistici e solidaristici che la Croce Rossa italiana e il movimento della Croce Rossa internazionale rappresentano e che anche noi intendiamo interpretare.
Vorrei osservare che non eravamo e non siamo preoccupati per il fatto che la Croce Rossa si stia dotando una nuova organizzazione, poiché probabilmente ciò è necessario; il commissario Scelli, tuttavia, sa che eravamo preoccupati di ben altro.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 17,49)

AUGUSTO BATTAGLIA. Non eravamo noi, infatti, quelli che si erano inventati la «Croce Rossa Spa»! Se oggi la Croce Rossa italiana non è stata snaturata nella sua figura giuridica, se essa mantiene oggi i suoi caratteri volontaristici e non si è trasformata in una società per azioni, che magari intendeva dividersi o contendersi gli appalti degli enti locali, lo dobbiamo al fatto che vi è stata, da parte delle opposizioni, una reazione alle proposte contenute nell'ambito nella piattaforma presentata dal commissario.
Crediamo altresì che non facciano bene alla Croce Rossa italiana nemmeno le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio. Vorrei ricordare che, in questa sede, i rappresentanti sia del Governo sia della maggioranza si sono dichiarati, con foga e con passione, sempre favorevoli ad una piena autonomia della Croce Rossa italiana; d'altra parte, l'autonomia rientra nella natura di tale organizzazione.
Ebbene, mi dite che cosa centra con tale autonomia la dichiarazione rilasciata dal Presidente del Consiglio Berlusconi al giornale Libero, il 28 dicembre dello scorso anno, in cui egli ha affermato che è molto grato nei confronti del commissario Scelli, anche perché il commissario si è impegnato a trovare 150 mila volontari della Croce Rossa italiana, da utilizzare nella campagna elettorale di Forza Italia per le prossime elezioni regionali e, successivamente, per quelle politiche?
Credo sia stato ancora più grave che il commissario Scelli, chiamato a commentare le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, non si sia dissociato dalle stesse, non abbia reagito con la forza che sarebbe stata necessaria per il dovuto rispetto dell'autonomia della Croce Rossa e del lavoro di tanti volontari. Egli si è limitato a dire che le dichiarazioni del Presidente del Consiglio - leggo la dichiarazione riportata dall'agenzia ANSA - erano «una battuta evidentemente male interpretata». Si fanno sempre affermazioni gravi e, poi, si dice che si tratta di una «una battuta male interpretata». Avrei capito se ciò fosse stato detto per scusarsi o, per trarsi d'impaccio, dal Presidente del Consiglio, ma il commissario della Croce Rossa dovrebbe essere il custode dei valori dell'autonomia,


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il custode dell'universalismo al quale si ispirano sia il movimento internazionale della Croce Rossa sia la stessa Croce Rossa italiana. Egli, invece di dirsi preoccupato della pressione che la Presidenza del Consiglio, il Governo e Forza Italia esercitano sulla Croce Rossa italiana, si trae d'impaccio affermando che si tratta soltanto di una battuta. Considero tali affermazioni estremamente gravi e ritengo che abbiamo fatto bene, come opposizione, a far sentire in quest'aula la vera voce dei volontari del corpo della Croce Rossa e a dare spazio ai valori fondamentali che ispirano tale movimento. Lo faremo anche in sede di discussione degli emendamenti.
Vi chiediamo di essere coerenti con ciò che avete votato in quest'aula. In particolare, ci rivolgiamo ai rappresentanti di Alleanza nazionale che avevano presentato emendamenti. Forse voi avevate presentato gli emendamenti relativi al personale militare soltanto per dare un segnale, magari nella speranza che fossero bocciati. Credo che ciò sia un comportamento scorretto. Quando si presentano emendamenti in Assemblea, si affronta una discussione e quando sugli stessi si crea un consenso - credo importante - che va al di là degli schieramenti di parte, considerando la sostanza dei problemi e le condizioni di lavoro del corpo militare della Croce Rossa, le esigenze di tali lavoratori, e l'importanza da parte nostra di sostenerli, anche garantendo loro un trattamento economico migliore, non si può tornare indietro per opportunità politica, o perché si avvertono le pressioni provenienti da altre componenti della maggioranza che non hanno ritenuto di venire incontro alle giuste esigenze e richieste dei lavoratori militari della Croce Rossa.
Queste sono le ragioni che ci hanno fatto esprimere, già a dicembre, un voto negativo su questo provvedimento e che ci confermano in tale linea.
Noi avevamo prospettato un'altra strada: anziché procedere a colpi di decreto-legge, a colpi di mano, a colpi di maggioranza, sarebbe stato opportuno affrontare una discussione seria e approfondita, esaminando fino in fondo le obiezioni che provengono dall'organismo internazionale, facendo fronte concretamente ai tanti problemi che ha la Croce Rossa italiana, strutturali, economici e organizzativi. Si trattava di affrontare tale discussione apertamente. Abbiamo dichiarato, in molte occasioni, che saremmo stati anche disponibili a concordare un disegno di legge in materia, se fosse stato ritirato questo decreto-legge. Se da parte del Governo vi fosse stato l'impegno di trasformare i diversi decreti-legge in materia in un disegno di legge, avremmo potuto contingentare i tempi di lavoro, sia alla Camera sia al Senato, affrontando una discussione che probabilmente ci avrebbe condotto ad approdi diversi da quelli ai quali ci porta il provvedimento ora in discussione, maggiormente condivisi da parte di quest'Assemblea.
Così avremmo reso un servizio migliore nei confronti di tutto quel mondo che ruota intorno alla Croce Rossa e che chiede una maggiore attenzione da parte del Parlamento. In questi anni ciò non è stato certamente addebitabile solo alla maggioranza, perché il problema della Croce Rossa si trascina da tanti anni. Sono stati diversi i provvedimenti che hanno interessato questo organismo. Tra l'altro, sono state tantissime le difficoltà, anche finanziarie, nella gestione quotidiana dei servizi della Croce Rossa italiana.
Credo che, proprio per questi motivi, sarebbe stata doverosa una maggiore attenzione e che avremmo dovuto affrontare con maggiore possibilità di dialogo e di confronto l'esame dei documenti dell'ente, dell'organizzazione e degli indirizzi internazionali. Credo che sia interesse di tutti, infatti, mettere la Croce Rossa italiana nelle condizioni di operare al massimo livello e di esprimere le tante energie, le tante intelligenze, le tante professionalità e la grande passione che caratterizzano la totalità dei volontari, degli addetti e delle persone che aderiscono a questo importante organismo.
La Croce Rossa italiana è, tra l'altro, una delle organizzazioni che in qualche modo rappresentano l'immagine internazionale dell'Italia, perché essa interviene


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in situazioni di difficoltà e a seguito delle catastrofi che si verificano all'interno del nostro paese, ma anche in ambito internazionale. Sarebbe stato bello - credo che il Governo abbia perso una grande occasione - far sentire a questo corpo e a questa istituzione il consenso unanime del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.

FILIPPO ASCIERTO. Nel passaggio alla Camera del decreto-legge, alcune settimane fa, dissi che c'era il sospetto che la Croce Rossa fosse pensata e vista come un insieme di volontari e che la parte militare fosse sconosciuta ai più. È la stessa e identica sensazione che ho oggi. Stiamo considerando i militari della Croce Rossa italiana come volontari che prestano servizio in momenti particolari e non un servizio continuativo, indossando la divisa e, per giunta, con le stellette!
Pensavamo, anche attraverso una giusta forzatura che noi di Alleanza Nazionale abbiamo ritenuto di compiere approvando alcuni emendamenti, di porre fine, e quindi di rendere giustizia, ad una annosa problematica che affligge la Croce Rossa militare. Invece, ci rendiamo conto che siamo tornati al punto di partenza.
Se non fosse per le rassicurazioni rese dal sottosegretario Cursi, che ci ha garantito il suo impegno al Senato per poter continuare l'iter parlamentare di discussione della legge sulla Croce Rossa militare, saremmo ancora più avviliti e, forse, anche più depressi al cospetto della Croce Rossa militare.
Vediamo un po' che cosa succede in questo mondo: è un mondo già equiparato sotto il profilo stipendiale, grazie a questo Governo, ai colleghi delle altre Forze armate. Giuridicamente, però, ancora non ha i riconoscimenti e l'avanzamento di grado, cosa che da tanto tempo recrimina. Questo personale non può aspettare una promozione attraverso le sentenze del TAR.
Questo personale ha bisogno di avere una progressione certa di carriera. Devono essere considerati in servizio permanente effettivo e non in modo così precario e subalterno alle situazioni o alle raccomandazioni di un certo apparato.
Dunque, quando chiediamo l'equiparazione, come abbiamo fatto con quell'emendamento approvato, vogliamo un atto di giustizia nei confronti dei militari della Croce Rossa. Non possiamo dimenticare i guasti creati dalla Garavaglia nella scorsa legislatura: invece di porre rimedio, abbiamo ancora di più ingarbugliato la situazione. Infatti, inizialmente la scelta del vertice della Croce Rossa militare era stata concepita tra i più anziani, quindi in un modo normale, seguendo il senso di gerarchia, di professionalità, di appartenenza. La scelta era effettuata da una terna con un ruolo predominante del ministro della difesa. Successivamente, invece, si è riportata tale scelta in capo al pur autorevole presidente della Croce Rossa, che la consegna al ministro della difesa: quest'ultimo, dunque, funge semplicemente da portavoce al Presidente della Repubblica. Si è lasciata, peraltro, invariata la parte riguardante l'ispettrice nazionale del corpo delle infermiere volontarie, che viene nominata dal Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del ministro della difesa e del ministro della salute. Abbiamo ancora di più ingarbugliato la situazione, abbiamo tolto prestigio e dignità allo status militare. Sicuramente non abbiamo reso il servizio migliore al vertice della Croce Rossa.
Inoltre, lasciamo invariata tutta la situazione del resto del corpo della Croce Rossa militare. Come faremo, in futuro, a dimostrare a tali persone che sono sullo stesso piano degli altri militari? Certo, non è più possibile ipotizzare un'equiparazione all'interno del decreto-legge in esame: è stata eliminata nel momento in cui vi era stato un atto di giustizia della Camera nei loro confronti. Sicuramente, però, deve esservi un impegno formale e forte del Governo al Senato per poter riprendere quell'iter da tempo bloccato e fare in modo che la Croce Rossa finalmente


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venga divisa dal mondo volontario dando dignità ai volontari che hanno reso servizi inimmaginabili e sicuramente ottimali. Esprimo il mio grande apprezzamento nei confronti di tali persone ed anche nei confronti del presidente della Croce Rossa. Tuttavia, non serviva, nella volontà di fare di più, trattare peggio i militari.
Vorrei ricordare quanto i militari hanno fatto di recente. Vorrei ricordare i due ospedali in Iraq, a Nassiriya e a Baghdad, il campo profughi in Albania costruito dai militari, l'ospedale pediatrico di Pec, il servizio reso durante i terremoti negli anni passati. Si tratta di servizi resi in momenti di calamità. Perfino in questo momento la Croce Rossa è presente in oriente nei luoghi della recente tragedia.
Dunque, fortifichiamo ed organizziamo il volontariato, ma trattiamo meglio i militari, mettiamoli nelle stesse condizioni dei colleghi delle altre Forze armate. Mi sembra che ancora tale volontà non sia manifesta. Ancora abbiamo le scorie negative della gestione Garavaglia che aveva bloccato sotto il profilo giuridico i militari della Croce Rossa a cui oggi non abbiamo reso giustizia. È necessario un impegno serio, costante ed efficace in questa legislatura per risolvere definitivamente i problemi di avanzamento e di effettiva permanenza all'interno del corpo di tutti i militari della Croce Rossa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Intendo intervenire sul complesso delle proposte emendative, perché siamo di fronte ad un provvedimento sul quale è assolutamente necessario richiamare l'attenzione di tutti i colleghi. Cogliamo ancora una volta l'occasione per esprimere le nostre grandi riserve in merito alla scelta del Governo di ricorrere allo strumento del decreto-legge, nonostante il parere contrario di tanti, per disciplinare una materia così delicata e complessa come quella riguardante l'organizzazione della Croce Rossa italiana. Tale materia avrebbe sicuramente meritato un altro strumento legislativo, quale ad esempio un apposito disegno di legge, dal momento che gli aspetti da normare sono tanti e complessi: dalla proroga del commissariamento, al nuovo statuto, allo status giuridico dei dipendenti (sia militari, sia civili) e dei volontari. In tal modo infatti vi sarebbe stato un più ampio dibattito, sicuramente più utile per tutti quanti.
Invece, da una parte, siamo stati costretti dalla ristrettezza dei tempi che lo strumento del decreto-legge ci riserva; dall'altra, data la concomitanza con il periodo festivo, vi è stata l'impossibilità di approfondire i temi, consultando non solo, così com'è stato fatto, il commissario straordinario - il quale peraltro in un'unica audizione non ha poi risposto alle domande che gli sono state poste -, ma anche gli organi della Croce Rossa e quei tanti volontari, le crocerossine, i pionieri, i militari, che concorrono al nome, al lavoro e al ruolo che la Croce Rossa italiana oggi svolge. Ancora una volta, questo Governo ci pone in questa condizione. Ricordiamoci, infatti, che è il quinto provvedimento riguardante la Croce Rossa che ci troviamo ad esaminare negli ultimi mesi; del resto, proprio oggi in Commissione affari sociali abbiamo analizzato un ulteriore decreto con il quale viene prevista la proroga dell'assunzione a tempo determinato per una serie di persone che lavorano nella Croce Rossa (si tratta di circa 750 lavoratori), che altrimenti avrebbero visto scadere il loro contratto di lavoro il 31 dicembre scorso.
È evidente che il gruppo di Rifondazione comunista non può che essere favorevole alla proroga del contratto di questi lavoratori, ma è ancora più evidente che si dovrebbe affrontare pienamente la situazione della Croce Rossa, da tutti i punti di vista. Per esempio, una volta valutate le necessità di organico della Croce Rossa stessa, si dovrebbero bandire dei concorsi ed assumere le persone con contratti a tempo indeterminato; ciò per dare stabilità ad un'organizzazione come quella della Croce Rossa, che svolge compiti estremamente importanti. Si va avanti,


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invece, per successive scelte affrettate. Si va avanti con decreti-legge. Si va avanti con ristrettezze di tempo, tali da non permetterci di analizzare e trattare le questioni con la dovuta ponderazione. Mi conforta, al riguardo, l'intervento del collega che mi ha preceduto, un deputato di Alleanza Nazionale, il quale ha messo in evidenza come anche il trattamento giuridico dei dipendenti militari della Croce Rossa non sia assolutamente consono al ruolo che tali lavoratori svolgono.
Tutte queste nostre perplessità, derivanti dalla farraginosità con la quale negli ultimi mesi si sta mettendo mano alla situazione della Croce Rossa - mettendo in piedi una serie di situazioni date, che poi sarà difficilissimo smantellare o rivedere -, sono state da alcuni strumentalmente sottolineate come una presunta ostilità nei confronti della Croce Rossa italiana da parte di Rifondazione comunista e, più in generale, da parte delle forze di opposizione. Evidentemente, ciò è lontanissimo dal nostro pensiero, perché riconosciamo che nell'ultimo secolo e mezzo la Croce Rossa ha avuto numerosi ed immensi meriti proprio nello svolgimento di un ruolo di aiuto e di soccorso alle popolazioni colpite sia da calamità naturali, sia da situazioni di guerra. La Croce Rossa internazionale ha dunque dei meriti immensi, che però la Croce Rossa italiana sta mettendo gravemente in discussione.
Noi vogliamo, quindi, che la normativa italiana riguardante la Croce rossa sia riportata nell'ambito della correttezza e della limpidezza, nel rispetto di convenzioni e risoluzioni internazionali.
Per tale motivo, anche oggi non vogliamo perdere l'occasione per sottolineare le nostre perplessità sull'attuale gestione della Croce Rossa, in particolare sulla gestione politica, su quella operativa e, soprattutto, su quella mediatica che della Croce rossa viene fatta attualmente in Italia. Ci sembra, infatti, che questa gestione stia deteriorando il ruolo e l'immagine della Croce Rossa italiana che, da organizzazione indipendente ed autonoma (come dovrebbe essere), si sta trasformando in organizzazione politica, sotto il controllo diretto del Governo.
Nella precedente discussione alla Camera su tale argomento avevo già sottolineato le grandi perplessità che sono state sollevate in campo internazionale dalla Croce Rossa internazionale; si tratta, in realtà, di vere e proprie reprimenda espresse dalla Croce Rossa internazionale nei confronti del nostro paese per la gestione dell'ospedale della Croce Rossa italiana in Iraq.
Alcuni giornali (non solo i giornali cosiddetti comunisti, ma anche quelli come Libero) hanno riportato nelle ultime settimane diverse notizie o illazioni (non lo sappiamo ancora, perché vi sono state al riguardo smentite e contro smentite): si è fatta una grande confusione sull'utilizzo dei volontari della Croce Rossa da parte del Presidente del Consiglio o sulla promessa del Commissario straordinario al Presidente del Consiglio di utilizzare giovani volontari della Croce Rossa addirittura all'interno della campagna elettorale.
Credo che sarebbe opportuna una durissima smentita da parte del Commissario straordinario Scelli e del Presidente del Consiglio, perché non si può in alcun modo infangare il nome della Croce Rossa.
Vorrei ricordare però che la non imparzialità della Croce Rossa risale addirittura all'aprile del 2003, quando è stato scelto il nuovo Commissario straordinario; si tratta di una persona che, sicuramente, non incarna quell'indipendenza e imparzialità che un organismo come la Croce Rossa (è pur sempre un organismo italiano che deve rispondere all'organismo internazionale di Ginevra) dovrebbe avere.
Come Commissario straordinario è stato scelto Scelli che, in quel momento, era appena stato sconfitto, come candidato alle elezioni di Forza Italia, dal nostro collega Tocci. Credo che attribuire ad un candidato sconfitto la carica di Commissario straordinario della Croce Rossa come contentino sia stato il primo grave madornale errore di questo Governo, dopo il quale ve ne sono stati altri.


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Il primo atto compiuto dal Commissario straordinario, ce lo ricordiamo tutti, è stato quello di allestire l'ospedale da campo in Iraq, con il finanziamento della popolazione italiana, anche se da più parti era stata messa in discussione l'utilità di questa struttura.
Vorrei ricordare che, in tutti i casi di emergenza umanitaria, è buona prassi rafforzare le strutture esistenti, senza costruire strutture ad hoc.
In quel momento, in Iraq esistevano circa 40 ospedali che non erano nelle condizioni di funzionare a causa della guerra; le strutture dovevano essere rafforzate e messe nelle condizioni di operare, ma la Croce Rossa italiana ha scelto di spendere i soldi per allestire un ospedale da campo e ha privilegiato, certo, non il buon senso, ma un'operazione di immagine, perché, immediatamente, sono arrivati sul posto i carabinieri per proteggere l'ospedale italiano.
Anche in questo caso, con questa scelta, si è creata una commistione tra l'assistenza umanitaria e l'operazione militare che così altamente confligge con il ruolo e la missione stessa della Croce Rossa, che è quella di essere un'organizzazione imparziale.
La sensazione di molti osservatori in quel momento (ritengo che quanto è successivamente avvenuto dia conferma di questa impressione) è che la costruzione prima e la protezione poi dell'ospedale della Croce Rossa da parte dei carabinieri siano serviti a giustificare la nostra presenza militare in Iraq.
L'altra regola che la Croce Rossa internazionale si dà, ovunque nel mondo, è quella del basso profilo. Per esempio, nessuna organizzazione nazionale della Croce Rossa emette comunicati se non sono stati prima concordati con la sede di Ginevra. Soprattutto, una buona norma è quella di non concedere interviste. Ebbene, ritengo che mai come in questi ultimi mesi, invece, il commissario straordinario della Croce Rossa sia diventato uno showman entrato, a proposito e a sproposito, in molte operazioni. Pensiamo, per esempio, a quanto è accaduto a proposito della liberazione delle due Simone, operazione nella quale il ruolo che la Croce Rossa italiana e il commissario straordinario hanno svolto non è stato ancora mai del tutto chiarito. Soprattutto, siamo stati continuamente bombardati da interviste del commissario straordinario, da esternazioni continue, da prese di posizioni, da scelte, da ruoli istituzionali che hanno messo in forte imbarazzo non solo la Croce Rossa internazionale, che è pesantemente e ufficialmente intervenuta ma, addirittura, anche la Farnesina. Comunque, tali esternazioni hanno messo in imbarazzo il popolo italiano, costretto a vedere la propria Croce Rossa utilizzata, di volta in volta, come uno strumento di propaganda.
Ci sarebbe da dire ancora molto. Sappiamo che il presidente internazionale della Croce Rossa, J. Kellenberger, si è ufficialmente lamentato con la diplomazia italiana a Ginevra e il nostro ambasciatore, Paolo Bruni, ha riferito esplicitamente di essere stato richiamato perché la Croce Rossa italiana sarebbe venuta meno alle regole del movimento, essendosi limitata ad informare la Croce Rossa internazionale nell'ospedale italiano in Iraq, bypassando completamente il coordinamento che, invece, in caso di conflitto armato è sempre stato dichiarato obbligatorio.
Molto altro - ripeto - ci sarebbe da dire. Alcuni colleghi hanno anche ricordato quanto apparve sui giornali negli ultimi giorni dell'anno scorso rispetto ad esternazioni da parte del Presidente del Consiglio sull'utilizzo della Croce Rossa. Ritengo che dovremmo sottolineare anche un altro aspetto gravissimo contenuto in questo decreto, cioè il fatto che la nomina del vertice militare della Croce Rossa verrà effettuato all'interno di una terna di nomi ma sulla base della scelta del commissario straordinario. Ora, ricordiamo come nel precedente passaggio il collega Mattarella abbia, dall'alto della sua esperienza passata di ministro della difesa, sottolineato tutta la gravità di questa scelta, che costituirebbe un precedente


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gravissimo (cioè la nomina di un vertice militare da parte di un'autorità civile).
Ritengo che i colleghi non si rendano conto della gravità di questo fatto. Pur avendo, nel precedente passaggio alla Camera, sottolineato quanto di grave sia contenuto in questa scelta con le inimmaginabili conseguenze che potrebbero verificarsi in futuro rifacendoci a questo precedente, tuttavia, né al Senato né alla Camera, si è voluto porre rimedio a questo fatto gravissimo.
Ritengo che, in questo momento, avremmo la possibilità di far decadere questo decreto o di votare contro lo stesso, mettendo, quindi, la parola fine ad un fatto gravissimo e senza precedenti di cui penso che anche molti colleghi della maggioranza si rendano conto, pur non avendo gli strumenti o l'autonomia per votare in dissenso rispetto alle indicazioni del Governo e della maggioranza.
Ritengo importante, anche per quanto riguarda la normativa e lo status giuridico del personale militare della Croce Rossa che vengano approvati gli emendamenti oggi presentati.
Dichiaro, quindi, sul complesso degli emendamenti presentati il voto favorevole di Rifondazione comunista.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DOMENICO DI VIRGILIO, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Il Governo?

CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Battaglia 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, con questo emendamento intendiamo richiamare l'attenzione della maggioranza, del Governo, in particolare del sottosegretario Cursi, su una questione di sostanza sul piano dell'ordinamento giuridico nonché di merito rispetto al trattamento economico e di quiescenza del personale militare della Croce Rossa.
Non è passato neanche un mese da quel 22 dicembre quando, in quest'aula, i colleghi Mattarella e Minniti nonché i deputati di Alleanza nazionale avevano sollevato un fatto di sostanza: nel nostro ordinamento giuridico non è possibile che un'autorità civile indichi la nomina di un corpo militare.
Ci eravamo augurati che le vacanze natalizie avessero fatto riflettere la maggioranza e il Governo; infatti, il precedente che si apre sul terreno squisitamente giuridico con l'articolo 2 ci deve far riflettere per la sua gravità e per la sua intollerabilità e discrasia con l'ordinamento giuridico italiano.
Vede, collega Ascierto, il problema non sta nell'affidarsi alle promesse di ciò che potrà fare la maggioranza ripescando il testo riguardante l'ordinamento del corpo militare, ma nel fatto che questo provvedimento frettoloso, raffazzonato, che non ci ha fatto discutere nel merito, introduce un grave e pericoloso precedente. Infatti, nessuna rassicurazione su questa materia può darci l'esatta certezza che questo precedente non determinerà un effetto a cascata.
Non si possono camuffare nelle leggi, nello spirito dell'ordinamento giuridico, tentativi di razionalizzazione o di speditezza del funzionamento della Croce Rossa italiana con tentativi profondi e surrettizi di modifica dell'ordinamento e, dunque, della natura, delle finalità e della missione di questo importantissimo organismo internazionale.
Onorevole Ascierto, lei sa bene che proprio il corpo militare ha funzioni importantissime in termini di solidarietà e di presenza in teatri internazionali difficili.
Da questo punto di vista, anche se il relatore e il Governo si sono conformati esprimendo parere negativo su tutti gli emendamenti presentati, invito ancora una volta


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i colleghi a svolgere una riflessione nel momento in cui esprimeranno il loro voto. Altrimenti, ci si assumerà la responsabilità di introdurre gravi precedenti all'interno dell'ordinamento giuridico e una disparità di trattamento che non hanno alcuna ragione di esistere.
Per tali motivi invito ad esprimere voto favorevole sugli emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, vorrei rapidamente collegarmi all'intervento svolto sul complesso degli emendamenti dall'onorevole Ascierto, a nome del gruppo di Alleanza nazionale. Vorrei richiamare i colleghi alla coerenza, rispetto a quanto votato da quest'aula lo scorso dicembre su questo decreto.
Da un lato il tema riguardante il trattamento economico e giuridico del personale militare della Croce Rossa italiana non viene ritenuto consono, come si evince anche dalle parole di alcuni esponenti della maggioranza. D'altra parte, troviamo poco consono anche il fatto, ricordato dall'onorevole Labate, che un'autorità civile abbia di fatto il potere di nomina e di indicazione nei confronti di un'autorità militare. Ritengo che le belle parole da sole non bastino. Infatti, non servono al corpo della Croce Rossa e non bastano all'interno di quest'aula.
Onorevole Ascierto, esiste un modo assai semplice per passare dalle parole ai fatti, ovvero quello di votare i quattro emendamenti che vanno esattamente nella direzione da lei auspicata nel corso del suo intervento. Pertanto, rivolgo un invito particolare ai colleghi di Alleanza nazionale a fare quanto fatto esattamente in quest'aula a dicembre, modificando ulteriormente il decreto in oggetto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Catanoso. Ne ha facoltà.

BASILIO CATANOSO. Signor Presidente, vorrei dire che certamente gli emendamenti in oggetto possono essere condivisibili, ma allo stesso tempo occorre ricordare il motivo per cui sono stati presentati. Infatti, sono condivisibili perché si tratta di emendamenti su cui abbiamo lavorato e che abbiamo condiviso nel corso del precedente esame svolto da questo ramo del Parlamento. Allo stesso tempo ricordiamo però che la loro presentazione risulta strumentale perché si tratta esclusivamente di un tentativo di far decadere il decreto. È questa la verità e credo che si possa raggiungere lo stesso obiettivo - ovvero il riconoscimento di uno status giuridico a chi fa parte del corpo militare della Croce Rossa - senza provocare danni, come invece avverrebbe qualora il decreto dovesse decadere.
Inoltre, mi rivolgo all'onorevole Ruzzante e all'onorevole Labate, cui non bastano le assicurazioni di un futuro esame da parte del Senato. Ebbene, tali assicurazioni possono forse non bastare, ma ritengo che un ordine del giorno potrebbe invece tranquillizzare in merito ad un impegno del Governo in tal senso (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, vorrei soltanto chiarire che le cose non stanno così. Gli emendamenti, infatti, non mirano a far decadere il provvedimento. Domani si avrebbe tutto il tempo necessario perché il decreto sia trasmesso al Senato ed essere tranquillamente recuperato. Il problema è invece quello di capire se realmente esista da parte dei colleghi della maggioranza la disponibilità a risolvere una questione delicata e complessa, rappresentata in tutti i modi. Noi abbiamo il dovere, fino all'ultimo, di chiedere alla maggioranza se vuole realmente risolvere il problema insieme a noi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Battaglia 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato
213
Hanno votato
no 236).

Prendo atto che l'onorevole Grillo non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Giacco 2.2 e Mosella 2.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, con l'emendamento in oggetto siamo tornati al merito della questione prima sollevata. Allora, vorrei che i colleghi della maggioranza riflettessero su tale punto.
Abbiamo bisogno da tempo di stabilizzare sul piano giuridico, economico e del trattamento normativo il personale militare della Croce Rossa italiana. Se non lo facciamo con coerenza giuridica in questo corpo normativo - non si tratta, signor Presidente, di una questione di pervicacia o di ottusità - apriamo davvero una contraddizione profonda sul terreno della norma. In questo senso - mi rivolgo all'onorevole Catanoso - mi sono espressa dicendo che non mi bastano le assicurazioni. Non intendiamo far decadere il decreto: figuriamoci, onorevole Catanoso, se ci mettiamo a giocare con una materia così importante, tanto è vero che abbiamo presentato i nostri emendamenti per dare la possibilità di una coerenza sul piano normativo e sul piano giuridico e del trattamento economico.
Vi prego pertanto di riflettere: non abbiate - voi sì - una posizione pregiudiziale su tale questione, se intendiamo risolverla. Un ordine del giorno non si nega a nessuno, e il Governo non ce lo negherebbero neppure in questo caso, ma non risolveremmo, dilazionandolo nel tempo, un problema relativo al Corpo militare che esiste e che va affrontato, oggi e qui, con questo decreto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, ci siamo già soffermati, nel corso della precedente lettura, sul contenuto dell'articolo in esame e sulla dotazione del Corpo militare della Croce Rossa. Abbiamo svolto questo compito e questa fatica nella consapevolezza di richiamare ancora una volta l'attenzione dell'Assemblea sul fatto che abbiamo contestato il modo di procedere, in virtù del quale si confondono piani istituzionali e autonomia della Croce Rossa italiana.
Non si era mai verificato che nel nostro ordinamento si giungesse a prevedere che la nomina di un organismo militare fosse attribuita ad un civile. Con gli emendamenti in esame, ancora una volta riproposto, intendiamo ristabilire un principio e fissare un punto fermo, vale a dire che l'organico del Corpo militare della Croce Rossa italiana in servizio venga ad essere desunto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 giugno 2004. Riteniamo si tratti del modo più semplice e corretto per ancorare il provvedimento a un quadro normativo di riferimento, senza affidarlo alla discrezionalità di presidenti e di commissari e a quanto accadrà negli anni a venire. Ciò soprattutto in riferimento all'organico militare della Croce Rossa italiana, anche alla luce delle responsabilità che questo organismo riveste nel nostro paese e nell'ambito delle varie missioni all'estero, che, mai come recentemente, abbiamo constatato quanto siano delicate e quanto richiedano in termini di chiarezza dei compiti e delle competenze alla Croce Rossa italiana.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intendo svolgere alcune precisazioni, riprendendo l'intervento dell'onorevole Mosella, relative alle osservazioni dell'onorevole Catanoso. L'opposizione non sta facendo, onorevole Catanoso, ostruzionismo: avremmo potuto iscrivere venti deputati nel corso della discussione sul complesso degli emendamenti; non lo abbiamo fatto, ed intendiamo attenerci rigorosamente al testo e ai contenuti.
Sappiamo che il decreto-legge scade domani. Gli emendamenti in esame ripropongono una posizione che avete condiviso venti giorni fa - il gruppo di Alleanza nazionale ha votato il loro contenuto - e votarli non significa far decadere il decreto, bensì consegnare al Senato un testo corretto, in modo da consentirne l'approvazione nella giornata di domani. Lo preciso per far comprendere a ciascun deputato che votare gli emendamenti non significa far decadere il decreto: non è questo l'obiettivo dell'opposizione, che voterà contro per quanto riguarda i contenuti. Il nostro obiettivo è semplicemente quello di introdurre modifiche relative agli aspetti che la stessa Croce Rossa italiana ed il suo Corpo militare ritengono assolutamente inaccettabili.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giacco 2.2 e Mosella 2.6, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Se votassero ognuno per sé... Guardi!

RENZO INNOCENTI. Terzo e quarto settore!

PRESIDENTE. Ognuno è pregato di votare per sé...

PIERO RUZZANTE. Guardi, nel gruppo di Forza Italia!

PRESIDENTE. Dove? Mi dica dove, onorevole Ruzzante...

PIERO RUZZANTE. Guardi il gruppo di Forza Italia!

RENZO INNOCENTI. Quarto settore!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 422
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
203
Hanno votato
no 219).

Prendo atto che l'onorevole Marinello non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Labate 2.3 e Mosella 2.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, con questo emendamento riportiamo a coerenza la vicenda della parità di trattamento del personale militare che afferisce alla Croce Rossa e chiediamo che il personale del corpo militare in servizio continuativo veda per sé la possibilità di applicazione delle norme sul trattamento giuridico economico e previdenziale del servizio permanente effettivo dell'Esercito, applicabili proprio all'esercizio di funzioni che hanno pari dignità, nel momento in cui si esplicano, nel lavoro, nel grado, nella progressione di carriera e nel trattamento di quiescenza.
Non so - ma, ripeto, mi sembra di parlare in un deserto - se i colleghi della maggioranza si siano resi conto di che cosa significhi questa disparità anche dal punto di vista del trattamento economico previdenziale di quiescenza per un personale


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che - lo ripeto - esercita le sue funzioni in contesti assai difficili, assai gravi, assai rischiosi, e rispetto al quale voi oggi vi assumete la responsabilità di mantenere una disparità di trattamento.
Vi prego di riflettere: votate almeno il mio emendamento 2.3, perché così daremmo un segnale nel considerare davvero, al di là della retorica, il ruolo e la funzione di questo personale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.

SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, colleghi della maggioranza, questo emendamento cerca di mantenere un legame tra l'esercito ed un corpo che, almeno in teoria, ne fa parte. È una norma, quella che l'emendamento prospetta - approvata con ampio consenso dalla Camera e che il Senato ostinatamente ha soppresso -, che vuole ripristinare il trattamento identico tra esercito e Corpo della Croce Rossa sotto il profilo giuridico ed economico.
Non sappiamo, respingendo questa norma, cosa avverrà, se le retribuzioni, oggi parificate, saranno maggiori o minori rispetto a quelle dell'esercito; ma mi chiedo se, a vostro avviso, è logico che siano diverse, forse anche maggiori, di quelle di chi è impegnato in missioni anche pericolose all'estero!
Colleghi, questo provvedimento - dobbiamo esserne consapevoli - è una mortificazione delle Forze armate! Mi rivolgo a quanti, nel gruppo di Alleanza Nazionale, in quello dell'UDC, in quello di Forza Italia, in Commissione difesa, in Commissione affari esteri o qui in aula, spesso convintamente parlano del prestigio delle Forze armate. Si prevede e si dispone che il vertice di un Corpo militare venga scelto e designato da un «signore» privato, che è presidente di una struttura associativa composta da soci privati, siano essi individuali o collettivi. Il presidente della struttura associativa sceglierà in termini definitivi - lui soltanto! - il vertice di un Corpo militare, sottraendo la nomina ai vertici dello Stato maggiore: questa è una mancanza di riguardo verso le Forze armate, ne è una mortificazione! La norma ha questo significato: dovete, dobbiamo, esserne consapevoli (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Labate 2.3 e Mosella 2.7, non accettati dalla Commissione né dal Governo, sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 447
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato
214
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Battaglia 2.4 e Mosella 2.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.

GRAZIA LABATE. Signor Presidente, anche qui, con questi emendamenti aggiuntivi al comma 2 dell'articolo 2, cerchiamo di muoverci con coerenza rispetto ai principi ispiratori dei precedenti emendamenti, dando uno spirito giuridico adeguato allo stesso articolo 2 anche per quanto riguarda le terminologie con cui il personale militare afferente alla Croce Rossa deve essere incardinato.
Ritorna il motivo della superficialità, del modo raffazzonato in cui avete adottato il decreto-legge al nostro esame: avete tentato di far passare per razionalizzatrici norme che di razionale hanno ben poco perché, ad esempio, i primi principi di razionalizzazione, relativamente al personale, sono proprio quelli della parità di


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trattamento, che voi disconoscete, e dell'uso di terminologie coerenti con l'esercizio di funzioni di responsabilità, che voi ugualmente disconoscete.
Accogliamo l'invito del collega Mattarella ed evitiamo di creare, con questo pasticciato ed equivoco articolo 2, un precedente giuridico che rischia di mettere la nostra legislazione alla berlina, in quanto non rispettosa dell'ordinamento più generale sul quale si regge lo Stato italiano!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, con il nostro emendamento 2.8, a mia prima firma, puntiamo a modificare il regio decreto 10 febbraio 1936, n. 484.
Si tratta di un intervento necessario per ammodernare un quadro giuridico in verità datato e non più idoneo ad assicurare la funzionalità della struttura organizzativa della Croce Rossa italiana, la quale ha assunto, nel tempo, un'articolazione molto più funzionale, molto più rapida e molto più strutturata.
Di tale mutamento occorrerebbe prendere atto. Invece, la fretta con la quale si è voluto lavorare al provvedimento ed anche le modalità che in tutte le occasioni abbiamo sottolineato (con metodo civile) non hanno consentito di creare le condizioni per una modifica del quadro normativo che fosse compatibile con l'essenza della Croce Rossa italiana.
Noi richiamiamo l'attenzione dell'Assemblea: abbiamo ancora la possibilità di essere realisti, di guardare in faccia la realtà e di dare un contributo che sia compatibile con lo sforzo che abbiamo tentato di produrre.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Mosella.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Battaglia 2.4 e Mosella 2.8, non accettati dalla Commissione né dal Governo e sui quali la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 443
Maggioranza 222
Hanno votato
213
Hanno votato
no 230).

Prendo atto che l'onorevole Volontè non è riuscito a votare.
Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.

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