![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Calzolaio ha facoltà di
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, vorrei ricordare le ragioni dell'interpellanza in esame.
invece, non era contenuta nell'articolo 12 della precedente normativa recata dalla legge n. 189 del 2002.
esprimano il loro parere in tale materia, poiché essi attuano numerose azioni molto positive, finalizzate a conseguire il pieno coinvolgimento dei cittadini extracomunitari (mi riferisco all'attività scolastica ed a quella sindacale). Enfatizzando la discussione soltanto sui centri di permanenza temporanea, si rischia invece di tornare indietro, e si rischia altresì di bloccare un processo che può rivelarsi importante, volto alla realizzazione di una società più ricca ed aperta, quale quella che si sta faticosamente costruendo in numerose realtà provinciali e regionali.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, senatore D'Alì, ha facoltà di
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, come è noto, i centri di permanenza temporanea e assistenza, istituiti ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 286 del 1998 (testo unico in materia di immigrazione), successivamente modificato dall'articolo 13 della legge n. 189 del 2002, sono finalizzati ad ospitare, in regime di trattenimento, gli stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale e destinatari di provvedimenti di espulsione o riaccompagnamento alla frontiera.
consiglio comunale di Corridonia, con all'ordine del giorno l'esame dell'adozione della variante urbanistica per la realizzazione del centro di permanenza temporanea in località Piedicolle di quel comune. Nella circostanza, sono intervenute circa 300 persone presenti, in parte all'esterno della sede civica ed in parte all'interno della sala consiliare, che hanno messo in atto una manifestazione contraria alla realizzazione del suddetto centro di permanenza temporanea, determinando l'interruzione della seduta del consiglio.
corretta integrazione. Ritengo che danneggino gli effetti di tale politica proprio le informazioni che tendono a confondere il fenomeno dell'immigrazione clandestina con quello dell'emigrazione regolare. Credo che il senso di responsabilità di ognuno di noi, dal livello di governo centrale ai livelli di governo locale, possa aiutare, se non a risolvere, almeno a fronteggiare un'emergenza assolutamente complessa e difficile come quella della gestione dell'immigrazione clandestina.
PRESIDENTE. L'onorevole Calzolaio ha facoltà di
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il sottosegretario D'Alì per la sua risposta. Mi dichiaro, tuttavia, insoddisfatto di quanto da lui dichiarato e vorrei distinguere tale insoddisfazione in due parti.
è costituita da quattro province, che presto diventeranno cinque - dichiara invece che esso non serve? Peraltro, non nel senso che quelli esistenti sono sufficienti, ma perché la dinamica dell'immigrazione clandestina nelle Marche non richiede questo tipo di istituzione.
un CPT per regione, ed entro quale data. Si ripete spesso questo obiettivo, ma che cosa si sta facendo al riguardo? Da parte nostra, vi è una certa perplessità, anche rispetto alle osservazioni e alle critiche mosse nei miei confronti che, comunque, accetto, perché attengono allo scontro politico e sono fonte di arricchimento. Lei ha sollevato un'osservazione sulla quale rifletto (è giusto che lo faccia anche la mia parte politica).
È trascorso quasi un anno dalla sua presentazione, quindi, alcune condizioni sono mutate. Tuttavia, vorrei ricordare brevemente quel periodo durante il quale nelle Marche, in particolare in provincia di Macerata, si discusse molto su tale questione nelle sedi istituzionali (consiglio provinciale, consiglio regionale, vari consigli comunali, con la presenza anche di tanti cittadini), nelle sedi politiche (un po' tutte le forze politiche presero posizione sull'argomento), nelle sedi sociali (si svolsero manifestazioni in particolare nel comune di Corridonia), sugli organi di informazione.
Vi furono sopralluoghi e incontri con il prefetto presso la prefettura. Per circa due o tre mesi, tra gennaio e marzo dello scorso anno, fu prestata grande attenzione all'ipotesi (allora si disse era stata avanzata dal Ministero dell'interno) di istituire nel comune di Corridonia, in provincia di Macerata, un Cpt.
Ovviamente, la situazione è alquanto mutata, nel senso che esisteva allora un'ipotesi concreta di localizzazione, con un ruolo molto rilevante di un soggetto privato; al riguardo, la giunta comunale di Corridonia era sembrata esprimere assenso, mentre si era avuto anche il coinvolgimento della prefettura.
Successivamente, si è molto discusso se la proposta fosse venuta prima dai privati e poi fosse stata recepita dalle istituzioni, e, all'interno di queste ultime, se fosse stata avanzata prima dal comune o dal Ministero dell'interno. Quale che, per così dire, sia stato l'iter seguito - ma su ciò, poi, il sottosegretario potrà essere più chiaro e preciso - ad un certo punto, l'ipotesi in questione è stata archiviata: il comune di Corridonia ha svolto l'ennesima riunione del consiglio comunale, proprio nel mese di marzo dello scorso anno, dichiarando di non essere intenzionato a proseguire il percorso per l'apertura di un centro di permanenza temporanea nel proprio territorio.
In tal senso, le domande di allora non mantengono tutte una loro contingente attualità; ma le risposte possono comunque essere molto utili anche oggi sotto taluni profili. È per tale ragione che ho illustrato brevemente l'interpellanza; mi auguro, infatti, che la risposta del sottosegretario D'Alì possa portare argomenti, riflessioni, informazioni utili ancora oggi su quattro aspetti.
Il primo afferisce alla questione dei centri di permanenza temporanea; infatti, in tutta la premessa dell'interpellanza è insita una domanda che poi viene anche esplicitata dall'atto parlamentare: si chiede al Ministero dell'interno di fare il punto su tale istituzione, su questa struttura. Ebbene, l'interpellanza, predisposta da me e dalla collega Canotti a distanza di poche settimane da quando fu reso pubblico il rapporto di Medici senza frontiere, riporta più volte i dati di detto rapporto che, nelle sue conclusioni, considerava fallimentare il sistema dei centri di permanenza temporanea.
Non voglio tornare sulla questione, anche se mi auguro che poi il sottosegretario ci offra spunti di riflessione; so che il ministro Pisanu, da ultimo, a metà dicembre dello scorso anno, quindi un mese fa, ha invece ribadito l'essenzialità di tali strutture. Abbiamo avuto la sensazione che talune perplessità e carenze manifestatesi già al momento dell'individuazione di queste nuove strutture - che, però, all'inizio, potevano anche essere sottoposte a verifica - siano state confermate dalla prova dei fatti. Il più delle volte, infatti, si tratta di strutture dove non sussiste il rispetto delle procedure e dei diritti dei trattenuti e non vi sono servizi accettabili; al momento dell'uscita da tali centri, poi, spesso non si verifica l'effettivo rimpatrio.
Tali centri, quindi, si siano rivelati non coerenti con gli obiettivi perseguiti dalla legge; obiettivi che sono mutati nel tempo in quanto alla prima normativa (la cosiddetta legge Turco-Napolitano) è seguita la successiva - la cosiddetta legge Bossi-Fini -, che ha introdotto, per così dire, una regola ordinaria di fatto la quale,
La prima questione, quindi, che resta attuale riguarda i centri di permanenza temporanea: abbiamo maturato una perplessità forte ed una tendenziale contrarietà a queste strutture e vorremmo sapere se, alla prova della verifica dei fatti, vi sia un'opinione diversa da parte del Ministero dell'interno.
La seconda questione di attualità è la seguente: atteso che tali centri comunque mantengano quanto meno una qualche utilità istituzionale - sono infatti previsti dalla legge -, vorremmo capire come vengono istituiti e come vengono individuati i siti migliori.
Nell'interpellanza abbiamo menzionato il caso delle Marche, dal momento che in tale regione non esiste un centro di permanenza temporanea e non ci risultava sussistessero esigenze drammatiche; anzi, vorrei ricordare che la regione e le province avevano dichiarato che non sussisteva la ragione per istituirne uno.
Un privato cittadino, tuttavia, si è fatto avanti in un singolo comune (peraltro, molto distante dal porto, dall'aeroporto e dalle grandi vie di comunicazione); tale comune ha accolto la sua richiesta, vi è stato un contatto con il Ministero dell'interno e quella è sembrata divenire la proposta istituzionale ufficiale. Non ci sembra si sia trattato di un modo di agire efficiente, efficace e serio; ammesso che tali centri servano, probabilmente occorre una diversa programmazione della loro costituzione.
La terza questione riguardo alla quale speriamo di avere lumi riguarda, comunque, la regione Marche. Infatti, una volta archiviata l'ipotesi di istituire il centro di permanenza temporanea a Corridonia, vorremmo sapere se vi siano altre ipotesi all'esame del Ministero dell'interno, e se vi siano altri comuni che stanno discutendo la possibile istituzione di CPT. Vorremmo altresì sapere quali istituzioni siano state coinvolte, poiché, nel caso del comune di Corridonia, la regione Marche e la provincia di Macerata, interessando di tale questione anche le altre province, si dichiararono contrarie all'eventuale istituzione del centro di permanenza temporanea, e furono sorprese dal mancato coinvolgimento da parte del Ministero dell'interno.
Se sono stati ipotizzati altri centri di permanenza temporanea in quella regione (poiché abbiamo avuto notizia, da fonti giornalistiche, dell'intenzione del Ministero dell'interno di insistere ancora nell'obiettivo di realizzare almeno un CPT per regione), vorremmo sapere, allora, se siano stati avviati dei contatti, se siano state coinvolte la regione e le province interessate e quali siano i comuni ritenuti siti adatti per istituire un centro di permanenza temporanea.
La quarta e ultima questione che intendo porre concerne una riflessione politico-culturale, che anche oggi può risultare utile svolgere. La discussione sui centri permanenza temporanea, infatti, ha suscitato molte diffidenze e perplessità nell'opinione pubblica, poiché ha creato nuovamente un'immagine negativa del lavoratore o del cittadino immigrato nel nostro paese, da cui occorre tenersi alla larga e che bisogna confinare, delimitare e «contenere», o addirittura reprimere. È quasi come se, nel nostro paese, fossimo costretti a subire la presenza degli immigrati, che sarebbe meglio che non ci fossero.
Si tratta di una discussione antica, e vorrei segnalare, al riguardo, che noi abbiamo un'opinione esattamente opposta: riteniamo, infatti, che i cittadini extracomunitari possano diventare una parte culturalmente e socialmente indispensabile della convivenza civile nel nostro paese. Spesso, all'interno del mondo del lavoro e delle professioni, nonché nell'ambito delle dinamiche sociali, già oggi essi costituiscono una componente rilevante, importante ed essenziale della società. Pertanto, l'approccio da adottare in tal caso non deve essere rivolto a contenere la presenza degli immigrati, ma ad integrarli ove possibile, nel rispetto delle differenti culture e lingue, nella vita civile.
È per questo motivo che ci sembra indispensabile che la regione Marche, la provincia di Macerata e le istituzioni locali
Per la concreta esecutività di tali provvedimenti è necessario procedere all'identificazione dello straniero, per il cui iter la vigente normativa prevede un determinato periodo di tempo: 30 giorni, prorogabili sino ad un massimo di 60, durante i quali il clandestino rimane ospite di dette strutture. Il completamento del programma di realizzazione di nuovi centri di permanenza temporanea ed assistenza rientra tra gli obiettivi dell'Amministrazione dell'interno, in attuazione della citata legge n. 189 del 2002, così come ribadito anche nella direttiva generale del ministro, onorevole Pisanu, per le attività amministrative per la gestione dell'anno 2004.
Questa scelta è motivata dall'esigenza di garantire un sempre più efficace governo dell'immigrazione clandestina, assicurando - al contempo - migliori condizioni di vita all'interno dei centri e più sicurezza per i cittadini.
Rispetto all'ipotizzata costruzione di un centro di permanenza temporanea a Corridonia, in provincia di Macerata, vorrei riferire sull'iter della vicenda. Il 2 dicembre 2003, in una riunione tenuta presso la locale prefettura, il sindaco di quel comune aveva comunicato la propria disponibilità ad istituire, previa adozione di una variante urbanistica da sottoporre all'esame del Consiglio comunale, un centro su un'area di proprietà di un ente ex IPAB. A questa comunicazione il Ministero dell'interno rispondeva sostenendo il preminente interesse pubblico all'ipotesi realizzativa nella provincia di Macerata, in linea con il programma di attività predisposto in adesione alle disposizioni normative della legge n. 189 del 2002. Il sindaco di Corridonia aveva manifestato la disponibilità dell'amministrazione comunale ad adottare la variante urbanistica necessaria per cambiare la destinazione dell'area in questione, di proprietà, come detto, dell'IRCER, ente assistenziale di Macerata, anche perché la realizzazione del centro avrebbe comportato un aumento del controllo del territorio, grazie alla presenza delle Forze dell'ordine assegnate al CPT e alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Effettuato altresì un sopralluogo presso la località prescelta e acquisita la positiva disponibilità delle parti interessate, si era in attesa delle concrete determinazioni da parte del comune di Corridonia.
Il sindaco di Corridonia, con nota del 28 febbraio 2004, inviata al Ministero dell'interno, ha comunicato che la necessaria variante urbanistica per la realizzazione della suddetta struttura sarebbe stata adottata dal consiglio comunale nella seduta del 3 marzo 2004. Il 26 febbraio dello stesso anno la notizia è apparsa sulla stampa locale. Ciò ha suscitato immediatamente la protesta dei gruppi consiliari presenti nel consiglio comunale, sia di centrodestra sia di centrosinistra, contrari alla realizzazione della struttura. Il successivo 3 marzo, in serata, si è riunito il
Successivamente, nella seduta del 2 aprile, il consiglio comunale di Corridonia ha approvato un ordine del giorno che impegnava tale amministrazione locale a non presentare né la proposta di adozione di variante urbanistica, né quella di realizzazione del centro di permanenza temporanea. Nella stessa ottica, il consiglio regionale delle Marche ha approvato un ordine del giorno nel quale si dichiara la contrarietà dell'ente regione alla realizzazione di un centro di permanenza temporanea nella regione Marche. Pertanto il Ministero dell'interno, ed in particolare il competente dipartimento per le libertà civili e per l'immigrazione, ha preso atto dell'orientamento espresso dal comune di Corridonia e dalla regione marche, decidendo di soprassedere alla realizzazione prospettata, pur ribadendo l'interesse ad individuare siti idonei per dotare tale area geografica del centro Italia di nuovi centri di permanenza temporanea.
Per quanto attiene alle disfunzioni segnalate dall'associazione Medici senza frontiere, nei centri di permanenza temporanea attualmente esistenti, ritengo opportuno precisare che la menzionata associazione aveva richiesto nel luglio 2003 l'autorizzazione a visitare alcuni centri di permanenza temporanea, con lo scopo dichiarato di utilizzare la professionalità acquisita per migliorare l'assetto sanitario di tali strutture. La richiesta fu accolta con favore dall'Amministrazione dell'interno, non solo per il conseguimento del menzionato scopo - l'associazione Medici senza frontiere prestava, infatti, la propria collaborazione presso alcuni centri per immigrati già da tempo -, ma anche al fine di attuare efficacemente le raccomandazioni del ministro della salute, onorevole Sirchia, in merito alla predisposizione di misure preventive contro il diffondersi della sindrome respiratoria acuta, SARS, nelle predette strutture di accoglienza.
L'idea dell'Amministrazione era quella di acquisire un contributo esterno, professionalizzato e costruttivo al miglioramento degli aspetti sanitari e della vita dei centri, ciò anche in vista del possibile eventuale riacutizzarsi, con il ritorno della cattiva stagione, del rischio SARS.
La circostanza che l'associazione Medici senza frontiere, a conclusione del proprio mandato, invece di consegnare il previsto rapporto all'Amministrazione abbia preferito rivolgersi direttamente alla stampa, favorendo l'uso strumentale di informazioni parzialmente inesatte, lascia francamente molto perplessi sulle effettive intenzioni della richiesta del luglio 2003.
Tutto ciò considerato, in merito alle disfunzioni annunziate dal citato rapporto, vorrei segnalare i conseguenti interventi effettuati dall'Amministrazione dell'interno: il CPTA di Trapani «Serraino Vulpitta», di cui si richiedeva il commissariamento, è stato chiuso per lavori di ristrutturazione sin dal novembre 2003 e ora risulta adeguato e in perfetta efficienza; il CPTA di Agrigento «Asi B9» è stato definitivamente chiuso nel dicembre scorso. Per quanto riguarda il CPTA di Torino - Corso Brunelleschi - si è provveduto a sostituire i container danneggiati dagli ospiti e ad installare un modulo prefabbricato adibito ad «ospedaletto» per i clandestini che presentino patologie mediche non curabili negli spazi comuni.
Inoltre, il dipartimento delle libertà civili del Ministero dell'interno si sta adoperando già da tempo, in accordo con le autorità amministrative locali, per l'individuazione di siti alternativi a quelli attuali o per ricollocare il centro di trattamento in argomento. La soluzione del problema è stata però ritardata dall'opposizione delle comunità locali alla realizzazione di detta struttura.
Vorrei segnalare che vengono costantemente seguiti i lavori di ripristino delle strutture danneggiate dagli ospiti, nonché i rifacimenti tecnici di varia natura, come ad esempio quelli effettuati nei centri di Roma, Milano e Modena, che hanno consentito di migliorare sensibilmente le condizioni di vivibilità e sicurezza di tali strutture, così come riconosciuto anche nello stesso rapporto dell'associazione Medici senza frontiere.
Voglio ricordare, infine, che nella prospettiva di assicurare all'interno dei menzionati centri di permanenza temporanea il pieno rispetto dei principi costituzionali di salvaguardia della persona sono state diramate, in merito alla gestione di detti centri, apposite direttive a partire dalla cosiddetta direttiva Bianco del 30 agosto 2000 fino alla direttiva del ministro onorevole Pisanu dell'8 gennaio 2003. In particolare, con le direttive ministeriali sono state impartite precise disposizioni volte alla tutela di ogni appartenenza culturale, religiosa ed etnica dei soggetti trattenuti, garantendo loro, durante il periodo di permanenza, il diritto ad una adeguata e tempestiva assistenza di natura sanitaria, legale e di interpretariato.
La direttiva del 2003, recante specifiche linee guida sulla gestione dei centri di permanenza e di accoglienza, contempla la necessità di assicurare, fra l'altro, l'erogazione di servizi di mediazione linguistica e culturale, di interpretariato, di assistenza sociale e psicologica, nonché d'informazione sulla normativa concernente l'immigrazione, specificatamente sui diritti e sui doveri degli immigrati, e sulla condizione giuridica dello straniero in Italia. Essa contiene altresì disposizioni dirette agli enti gestori per adeguarsi a precisi e verificabili standard qualitativi e quantitativi nel fornire servizi di assistenza agli ospiti extracomunitari che risultano in tal modo uniformi per tutte le strutture presenti sul territorio nazionale.
Onorevole Calzolaio, l'installazione dei centri di permanenza temporanea e la loro efficacia è confermata dalle risultanze presso il Ministero dell'interno. È assai singolare che si adoperi per il rigetto di eventuali nuove installazioni un'originalissima interpretazione dell'autonomia regionale. Credo che la vicenda della clandestinità riguardi assolutamente l'intera collettività nazionale e che presieda alle dinamiche e agli interessi dell'ordine pubblico. Quindi, è giusto che ognuno se ne faccia carico.
Recentemente, in più occasioni, il ministro dell'interno ha personalmente avuto l'occasione di precisare che le aperture dei nuovi centri in eventuali sedi regionali riguarderanno le esigenze di quello specifico territorio, non ritenendo assolutamente corretto che il fatto che in passato non si siano istituiti centri in alcuni territori debba far ricadere su quelli dove erano stati istituiti i centri in questione anche le incombenze degli altri territori. È una concezione molto originale quella del federalismo che ogni tanto le nostre amministrazioni regionali utilizzano secondo convenienze specifiche e non nell'ottica di un federalismo corretto e solidale, come auspicato spesso da tutte le parti politiche.
Fermo restando il fatto che i centri di permanenza temporanea continuano a svolgere un'utile operatività nella complessa gestione del fenomeno dell'immigrazione clandestina, vorrei anche rivolgere un appello: non bisogna confondere l'immigrazione clandestina con l'immigrazione regolare. Infatti, la cattiva impressione che suscita tutto ciò che viene detto attorno alla vicenda dei centri di permanenza temporanea si ribalta su un'errata impostazione nei confronti dell'immigrazione legale. Confondere l'immigrazione clandestina con l'immigrazione legale danneggia sicuramente l'immagine di un paese che, invece, vuole accogliere gli immigrati regolari.
Questo Governo - come tutti sanno - ha provveduto nel giro di dieci mesi a regolarizzare 700 mila stranieri in posizione irregolare sul territorio nazionale. È stata la più grossa operazione compiuta in tutta Europa per tempi e per dimensione. Credo che ciò dimostri la volontà di una buona integrazione e la disponibilità assoluta, soprattutto del Ministero dell'interno, di provvedere alle dinamiche di una
Ribadisco la volontà del ministero che rappresento di ricercare nelle singole regioni o nei singoli territori utili insediamenti per assolvere, nella maniera più consona e rispettosa dei diritti costituzionali, alle funzioni che la legge attribuisce ai centri di permanenza temporanea. Auspico che ciò sia compreso anche da coloro che, per una serie di decisioni precedenti, oggi non si trovano a doverne ospitare e che, quindi, fanno leva sul fatto che in altre regioni d'Italia tali centri sono più numerosi e possono coprire le esigenze di tutti i territori.
Innanzitutto, il sottosegretario è stato molto accurato nel ricostruire la specifica vicenda di Corridonia: è partito dalla riunione in prefettura del 2 dicembre e ha spiegato come il consiglio comunale sia arrivato, all'inizio di aprile, a modificare un'iniziale disponibilità. È stato molto accurato e non ho rintracciato notizie imprecise o giudizi non condivisibili nella sua esposizione. Il problema di questa parte di ricostruzione è la reticenza su alcuni punti. Anche se capisco che tale reticenza non dipende dalla cattiva volontà del sottosegretario, bensì dal modo con il quale è stata costruita la risposta, tuttavia essa chiama in causa il Ministero dell'interno.
Il sottosegretario D'Alì non ha spiegato chi ha convocato la riunione del 2 dicembre e perché, mentre questa era una precisa richiesta contenuta nella nostra interpellanza. Mi spiego meglio: la proposta di istituire proprio nell'area di Corridonia il centro di permanenza temporanea deriva da un'iniziativa del Ministero dell'interno, del comune di Corridonia oppure di un privato campano? Questo è un elemento abbastanza rilevante per capire come vengono istituiti i centri di permanenza temporanea nel nostro paese. Al riguardo, sottosegretario, lei ha detto che nel corso di una apposita riunione il sindaco ha dichiarato una disponibilità. Ma, chiedo io, quella riunione chi l'aveva convocata? E perché si stava prendendo in considerazione Corridonia, e non invece un altro comune nella provincia di Macerata o nella provincia di Ancona, o comunque un altro comune marchigiano?
Il secondo elemento di reticenza è il seguente. Visto che il comune di Corridonia, nella delibera alla quale il sottosegretario ha fatto riferimento, cita espressamente un privato, chiedo se sia mai possibile che i centri di permanenza temporanea vengano proposti da soggetti privati (i quali ci vorranno poi guadagnare). Questo è un elemento rilevante, perché il sottosegretario ha detto che sono necessari ulteriori centri e che al riguardo esiste un'apposita legge. Allora, in che modo c'entrano soggetti e imprese private che ovviamente dovranno ricavarne un profitto? Peraltro, un profitto da cosa? Dall'esistenza del centro di permanenza temporanea? Dalle costruzioni connesse? Si tratta dunque di una richiesta legittima di trasparenza dei lavori della pubblica amministrazione centrale e periferica.
Il terzo elemento di reticenza riguarda l'interesse del Ministero dell'interno. Il sottosegretario ha detto - citando tra l'altro un documento della prefettura, che ho letto e che ricordo - che c'è un interesse a istituire il centro di permanenza temporanea nella provincia di Macerata. Chiedo: perché proprio in quella provincia e non nelle altre? E perché in quella provincia, se la regione - che oggi
Il quarto elemento di reticenza, che in questo caso rappresenta una critica all'atteggiamento di ambiguità politica, è il seguente. Lei, sottosegretario, ha detto che il 26 febbraio scorso la notizia è apparsa sulla stampa e tutti hanno protestato (il centrodestra e il centrosinistra del comune di Corridonia). Quindi lei, signor sottosegretario, attribuisce la colpa della mancata istituzione del centro di permanenza temporanea alla stampa? Credo sia francamente incredibile che si possa ipotizzare l'istituzione di un centro, che deve dare occupazione a 60 persone - perché dopo anche il Ministero dell'interno ha spiegato che tale centro avrebbe dato occupazione a 60 persone e che sarebbe servito per il controllo del territorio -, nella totale non conoscenza e non partecipazione della regione, della provincia, nonché degli altri soggetti politici ed istituzionali!
È ovvio che questo modo di fare - è successo anche nel caso della localizzazione di tanti siti di altro tipo - produce un'immediata ripulsa ed indignazione. Anche prescindendo dal fatto che tali centri di permanenza temporanea siano o meno utili, nel momento in cui dobbiamo ipotizzarne l'istituzione - non essendo peraltro certa l'accoglienza -, occorre coinvolgere i cittadini, anziché farlo a loro insaputa, facendo trovare loro le cose già fatte! Dunque, agli organi di informazione non possiamo che essere grati, così come d'altronde a Medici senza frontiere. Difatti, anche ammesso che il loro rapporto abbia provocato una correzione nella mancanza di servizi, ciò vorrà dire che la denuncia fatta è servita perlomeno a migliorare la qualità e l'efficienza dei centri di permanenza temporanea esistenti. Non voglio discutere le notizie che lei ci ha fornito, che dovrebbero essere rassicuranti, ma voglio dire che, anche ammesso che fosse così, almeno quel rapporto è servito. Quindi, le visite che sono state effettuate - dopo apposita richiesta al ministero, che l'ha accolta - sono state utili alla convivenza civile, all'efficienza e al corretto funzionamento nel nostro paese dei centri di permanenza temporanei; esse non sono state quindi dannose.
Il secondo elemento di insoddisfazione riguarda invece tutti gli aspetti sui quali non c'è stata - mi consenta, sottosegretario - una risposta. Nella nostra interpellanza avevano posto infatti vari quesiti, ad alcuni dei quali però il ministero ha scelto di non rispondere. Ho provato a riassumerli nell'illustrazione dell'interpellanza, ma purtroppo non è stata fornita alcuna risposta.
Si afferma che vi è una strana concezione dell'autonomia, ma non è stato detto se, da parte del ministro dell'interno, vi è l'intenzione di istituire un centro di permanenza temporanea nelle Marche e se sono in corso contatti, relazioni o scambi istituzionali con regioni, province o singoli comuni per l'istituzione di un sito per il centro di permanenza nella suddetta regione. È bene che ce lo dica! Capisco la sua perplessità, perché è stato detto che vi è una strana concezione dell'autonomia; alcune regioni approfittano del fatto che il centro di permanenza temporanea si trovi in altri territori.
Se pensiamo alla Sicilia, ci rendiamo conto che la situazione può essere squilibrata, ma, allora, si può pensare che vi è qualcuno che impone ad un territorio un centro sul quale né un comune, né una provincia, né una regione hanno la disponibilità. Non è possibile! Quindi, nella Conferenza Stato-regioni bisognerà ragionare in termini di programmazione per individuare i siti opportuni. Non bisogna saltare questo passaggio. Dunque, nessuna concessione ad una logica dell'autonomia in termini di separazione, ma, mi consenta, nemmeno nessuna concessione ad una logica dello Stato che impone dall'alto scelte sconosciute a regioni, province e comuni. Bisogna, pertanto, discutere al riguardo e non fare a meno delle regioni e delle province.
Inoltre, non si dice se rimane fermo l'obiettivo del Ministero dell'interno di istituire
Si dice di stare attenti, perché con questo atteggiamento si rischia di mettere insieme due problemi diversi: l'immigrazione clandestina e quella regolata. Condivido l'esigenza da lei posta, ma, mi scusi sottosegretario, non è esattamente ciò che sta provocando il Ministero dell'interno, al di là delle lodevoli iniziative di regolarizzazione?
Lei afferma che il centro sarebbe servito a Corridonia, in provincia di Macerata, per garantire un maggior controllo del territorio. Le potrei citare una serie di comunicati emanati un anno fa in cui se ne afferma l'utilità, visto che a Corridonia vi sono 1.000-1.200 pakistani; poiché si tratta della più grande comunità di extracomunitari in provincia di Macerata, è necessaria la presenza in quel luogo di un cospicuo numero di Forze dell'ordine: ma questa è la sovrapposizione che dobbiamo evitare! In quel luogo si è costituita una comunità sana, che lavora e produce; è utile alla provincia ed è integrata in una dinamica produttiva, forse più che in quella sociale, visto che anche nel recente Ramadan non si è riusciti nemmeno ad individuare un luogo per consentire loro di pregare (quello individuato era stata predisposto per 150 persone, mentre adesso se ne contano all'incirca 1.500). È come se a Natale fosse stato impedito ad una comunità italiana di disporre di un luogo per sistemare un presepe o di una chiesa per celebrare la Santa messa. Questa è la dinamica reale della nostra integrazione!
Si tratta, lo ripeto, di una comunità sana e regolare, non clandestina. Se diciamo che in quel luogo serve un maggior controllo del territorio, solleviamo dubbi e diffidenze oltre quella naturale, propria di una parte dell'opinione pubblica nei confronti del diverso, di chi vive sul nostro territorio senza esservi nato.
Accolgo, pertanto, le critiche sollevate nei miei confronti e me ne scuso (è una ricerca comune), ma segnalo il fatto che alcuni atti istituzionali e, talvolta, alcune riflessioni, dichiarazioni, note, comunicati del Ministero dell'interno rischiano di provocare lo stesso risultato. In quel luogo, ad avviso della comunità, delle istituzioni, delle forze politiche, delle forze sociali, del sindacato, non serve e, quindi, è bene che se ne prenda atto. Pertanto, non bisogna accusare chi fa queste dichiarazioni di non rispettare la legge, visto che per ora non c'è alcuna legge che ne imponga l'istituzione in una certa data.


