Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 570 del 18/1/2005
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Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 10,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

(Gioco informatico «Mafia» - nn. 3-03147 e 3-04056)

PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni Gianni Mancuso n. 3-03147 e Piscitello n. 3-04056, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni - sezione 1).
Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di rispondere.

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, sulla base degli accertamenti svolti dalla polizia postale e delle comunicazioni, il videogioco cui fanno riferimento le interrogazioni in oggetto è denominato «Mafia», prodotto dalla società della Repubblica CECA Illusion Softworks, ed è commercializzato in Italia dalla società Cidiverte di Gallarate (Varese).
Si tratta di un gioco d'azione ispirato alle guerre di mafia nell'America degli anni Trenta. Nel gioco vengono rappresentati, con particolare precisione per ciò che attiene alle caratteristiche tecniche e funzionali, armi realmente esistenti e diversi esplosivi. Il videogioco, seguito dal


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pubblico anche attraverso siti Internet, è registrato alla Società italiana autori ed editori quanto ai diritti di vendita.
A mio avviso, pur non rilevandosi alcuna violazione di legge in base all'ordinamento vigente, è inopportuno e diseducativo mettere a disposizione dei minori giochi di questo tipo. E tuttavia, eventuali azioni repressive avrebbero scarso significato se non fossero accompagnate da interventi volti ad una adeguata azione culturale. Ricordo in proposito che il Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno ha diramato, il 5 dicembre 2003, direttive alle autorità provinciali di pubblica sicurezza, tese ad un maggiore coordinamento delle attività di prevenzione e di contrasto della crescente diffusione di videogiochi a contenuto osceno o violento.
In ambito europeo è in corso di istituzione il sistema PEGI (Pan European Game Information), di classificazione dei videogiochi per fasce di età e per contenuti audiovisivi visibile sulle confezioni. I questori sono stati sensibilizzati a disporre controlli nelle sale da gioco ed in analoghi esercizi, individuando, nelle apposite tabelle di elencazione dei giochi d'azzardo e dei giochi vietati, prescrizioni e divieti specifici, anche nell'interesse dei minori.
Sarà compito delle Forze di polizia verificare che, nell'ambito degli esercizi commerciali, non siano installati apparecchi e congegni automatici, semiautomatici od elettronici di tipo audiovisivo che contengano «sequenze particolarmente crude o brutali, o scene che comunque possano creare turbamento o forme imitative» nel minore che partecipi al gioco o che ne sia spettatore.
Le Forze dell'ordine, inoltre, dovranno assumere iniziative di investigazione e di contrasto, anche nel più ampio ambito commerciale, volte ad accertare se la pubblica vendita, il noleggio o la cessione a qualsiasi titolo di giochi a contenuto osceno o violento integrino, per le particolari modalità attuative, gli estremi dei delitti sanzionati dagli articoli 528 del codice penale e 1 della legge n. 1591 del 1960.
Tali disposizioni puniscono chiunque fabbrica, introduce, affigge o espone in luogo pubblico o aperto al pubblico disegni, immagini, fotografie ed oggetti figurati comunque destinati alla pubblicità i quali offendono il pudore o la pubblica decenza, considerati secondo la particolare sensibilità dei minori degli anni diciotto, ovvero rappresentino scene di violenza atte a ledere il senso morale e l'ordine familiare.
Analoghe sollecitazioni sono state rivolte alle autorità di pubblica sicurezza al fine di potenziare le iniziative di contrasto al fenomeno dell'abusivismo nel commercio ambulante, il quale, accompagnandosi, spesso, alla pirateria audiovisiva ed informatica, è funzionale alla diffusione di videogiochi inadatti ai minori.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare per l'interrogazione Gianni Mancuso n. 3-03147, di cui è cofirmatario.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, avrei certamente preferito che il Governo esprimesse la volontà di inasprire le pene o di adottare misure normative particolari, perché il gioco in oggetto, duramente criticato da ben 1.200 associazioni nell'assemblea nazionale di Libera (network costituito dalle associazioni in parola), ha veramente superato ogni limite.
Si pone, indubbiamente, il problema della possibile insorgenza di processi emulativi, soprattutto da parte di minori o, comunque, di giovani, ma vi è anche, probabilmente - e non è meno pericolosa e grave -, la voglia di alimentare gli abusati stereotipi sulla cultura meridionale, allo scopo di dipingere il Mezzogiorno d'Italia come brodo di coltura esclusivamente delle attività mafiose e camorristiche cui è dedita la criminalità organizzata. Allo stesso modo, come hanno rilevato le associazioni confluite in Libera, vi è la banalizzazione di fatti di violenza efferata e ricercata: quanto più questa è cruda, tanto più riesce ad attirare la fantasia e, quindi, ad essere appetibile per i giovani che si avvicinano ai


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videogiochi. È in atto una rincorsa verso videogiochi sempre più «folli»: per renderli appetibili e per aumentarne la capacità di attrazione, vengono costantemente amplificate, infatti, le indicazioni di violenza, una violenza che, pur essendo stupida ed inutile, viene presentata come forma di manifestazione di comportamenti quasi eroici.
Questi fatti sono di straordinaria gravità. Ad ogni modo, prendo atto con piacere delle circolari emanate dal Ministero dell'interno. Credo che quest'ultimo abbia anche il dovere di verificare, a consuntivo, quale sia l'effettiva portata degli interventi delle singole questure, perché fatti come quello relativo alla diffusione del videogioco «Mafia» sono di una gravità inaudita. Il Mezzogiorno d'Italia e l'intero paese non meritano giochi di questo genere. Soprattutto, credo che abbiamo anche un dovere di natura morale nei confronti delle tante, troppe vittime innocenti della mafia, che non possono essere svillaneggiate da giochi che sono criminali esattamente come le attività mafiose.
La ringrazio, onorevole sottosegretario.

PRESIDENTE. L'onorevole Fanfani ha facoltà di replicare per l'interrogazione Piscitello n. 3-04056, di cui è cofirmatario.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, credo che nessuno possa essere soddisfatto di fronte alla constatazione di un fenomeno che, com'è stato ricordato in quest'aula - credo da tutti -, è, da un lato, estremamente diseducativo e, dall'altro, estremamente pericoloso.
In questi ultimi anni, si è assistito ad una ingravescente sottovalutazione dei fenomeni di pericolosità sociale e soprattutto di atti diseducativi nei confronti dei giovani dei quali sono latrici in gran parte le tv commerciali che, rincorrendo dietro il mito della conquista di spazi di pubblicità emozioni sempre più forti e sempre più nuove, tralasciano un fattore che dovrebbe presiedere costantemente ai fenomeni divulgativi di conoscenza, ossia il rispetto dell'etica e della persona umana.
In questa logica, si inquadrano tantissimi spot pubblicitari e, nella stessa logica, è facilmente collocabile il videogioco oggetto delle interrogazioni in esame, deprecabile, non tanto per il suo titolo, quanto per una serie di considerazioni già illustrate in aula e formalizzate sotto forma di protesta a livello nazionale, riguardanti soprattutto lo scarsissimo rispetto per coloro che hanno sacrificato la propria vita nella lotta contro la mafia.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 10,45)

GIUSEPPE FANFANI. Banalizzare il problema mafia al punto da renderlo un gioco al quale abbiano accesso anche le coscienze più giovani e, come tali, più duttili, e farlo assimilare come se fosse l'eterna lotta tra il bene e il male, tra il buono ed il cattivo (lotta simboleggiata in tante nostre piccole fiabe), come se fosse un fatto scontato, quasi emblematico, è l'errore più grave che possiamo commettere e che una società civile possa consentire. Infatti, ciò incide nella salute psichica dei minori, induce a compiere processi emulativi e di mitizzazione in una società che non ha più chiari i valori di riferimento, stimola processi diseducativi e conduce all'accettazione del fenomeno.
Comprendo che tale manifestazione di grande civiltà non è isolata, ma tale resta e deve obbligare chiunque, il Governo prima linea, a creare le strutture, anche giuridiche oltre che regolamentari, perché possa essere fermamente combattuto.
Auspico che il Governo abbia la sensibilità di affrontare tale fenomeno, non solo per quello che oggi è, ma anche per quello che potrebbe divenire in futuro se non è rapidamente represso.

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