A) Interrogazioni
l'assemblea nazionale di Libera, network costituito da oltre 1.200 associazioni, ha manifestato forte disapprovazione per la diffusione e la promozione pubblicitaria del videogioco chiamato «Mafia»;
le associazioni hanno affermato che il gioco rappresenta «per i toni e i contenuti usati, un insulto alle vittime di mafia del nostro Paese e costituisce, proprio perché rivolto ai più giovani, un grave messaggio diseducativo di banalizzazione della mafia e della violenza, di quanto di negativo rappresentano per la storia e la vita sociale, politica e civile del nostro Paese» (si confronti l'agenzia Ansa del 2 marzo 2004, ore 15,22);
sempre secondo le associazioni «il videogioco rischia persino di generare pericolosi processi di emulazione delle attività criminali con le quali ci si dovrebbe divertire» (si confronti ibidem) -:
se non ritenga di adottare iniziative normative che prevedano il divieto di vendita e noleggio di tali videogiochi in Italia, prevedendo gravi sanzioni penali. (3-03147)
(4 marzo 2004)
si è assistito alla notevole enfasi mediatica che ha accompagnato il lancio di una nuova versione del videogioco «Mafia»;
il videogioco, essendo costruito ed ispirato ai tipici metodi della violenza e dell'intimidazione mafiosa, rischia di istaurare, specialmente nelle giovani generazioni, pericolosi processi emulativi, oltre che di alimentare abusati stereotipi sulla cultura meridionale e di portare ad un'aberrante banalizzazione delle mafie e di ciò che di tragicamente nefasto esse hanno portato, e portano, nel tessuto sociale e civile del nostro Paese -:
se non ritenga opportuno adottare iniziative normative che prevedano il divieto di vendita e noleggio in Italia di tali videogiochi, prevedendo gravi sanzioni penali. (3-04056)
(17 gennaio 2005)
(ex 4-09481 del 23 marzo 2004)