Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 565 del 22/12/2004
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(Costi inerenti alla gestione dei centri di permanenza temporanea ed alle operazioni di rimpatrio degli immigrati irregolari - n. 2-01377)

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01377 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, rinuncio ad illustrare la mia interpellanza.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, senatore D'Alì, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'interpellanza in esame mi consente di ribadire ciò che è stato più volte sostenuto dal Governo nelle sedi parlamentari, ovvero che il completamento del programma di realizzazione di nuovi centri di permanenza temporanea e assistenza rientra tra gli obiettivi dell'amministrazione dell'interno, in attuazione della legge n. 189 del 2002, come peraltro confermato dalla direttiva del ministro dell'interno, onorevole Pisanu, per l'anno 2004.
Questa scelta è motivata dall'esigenza di garantire un sempre più efficace governo del fenomeno dell'immigrazione clandestina via mare e via terra, garantendo, al contempo, idonee condizioni di vita all'interno dei centri e maggiore sicurezza per i cittadini sul territorio. Pertanto, nella convinzione che queste strutture costituiscono uno strumento indispensabile per l'identificazione degli stranieri regolari e, quindi, per il contrasto


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dell'immigrazione clandestina, il Ministero dell'interno è impegnato, oltre che in una costante attività di monitoraggio sulla gestione dei centri attualmente operativi, nella ricerca di nuove aree sul territorio nazionale e nella conseguente pianificazione degli interventi necessari, per istituire ex novo o ricollocare in modo più adeguato strutture destinate al trattenimento degli immigrati irregolari.
L'obiettivo strategico è quello di realizzare una rete capillare di centri, al servizio di aree regionali o subregionali, che, attraverso un significativo incremento dei posti disponibili e una più razionale distribuzione a livello nazionale, risponda con maggiore efficacia alle attuali esigenze di contrasto e faciliti le procedure di espulsione e di rimpatrio.
Questa attività di ricerca, sempre condotta in sinergia e nel rispetto delle prerogative delle autorità locali, ha tuttavia incontrato frequenti resistenze da parte delle comunità interessate, rallentando così la fase di pianificazione realizzativa.
Negli scorsi mesi del 2004 sono state, comunque, ultimate e rese operative le strutture di Crotone, in località S. Anna, e di Ragusa, mentre entro la fine dell'anno è previsto il completamento dei nuovi centri di Bari e di Foggia.
È inoltre in fase di costruzione un centro nella regione Friuli-Venezia Giulia, quello di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), e sono state avviate le procedure amministrative per la realizzazione di una nuova struttura a Trapani, in località Milo.
Per quel che riguarda l'isola di Lampedusa (Agrigento), sono in corso gli adempimenti amministrativi con il Ministero della difesa per l'acquisizione dell'area dove attualmente sorge la caserma dell'esercito «Adorno», al fine di ricollocarvi l'attuale centro, realizzando così una struttura sotto il profilo logistico più adatta e con una maggiore ricettività.
Quanto ai costi sostenuti dall'amministrazione dell'interno, nella doverosa premessa che i fondi impiegati fanno parte del bilancio del Ministero dell'interno, che, al pari delle dotazioni di tutte le altre amministrazioni dello Stato, è oggetto di un attento e scrupoloso esame preventivo e successivo principalmente da parte del Parlamento, faccio presente che la spesa per la gestione del fenomeno immigratorio nel suo complesso è stata, nel 2003, di 159.897.690,00 euro. Di questi, per i centri di permanenza temporanea attualmente operativi, escluse le spese di manutenzione straordinaria, sono stati erogati, sempre nel 2003, 29.772.775,01 euro.
Per le operazioni di rimpatrio, sempre nel 2003, con riferimento alle spese di missione e di lavoro straordinario del personale di polizia, sono stati corrisposti poco più di 3 milioni e 200 mila euro, mentre i costi di accompagnamento (noleggio charter, biglietti aerei, pullman, navi, pasti, eccetera) sono stati pari a 16 milioni e 500 mila euro.

PRESIDENTE. L'onorevole Polledri ha facoltà di replicare.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, io ringrazio il Governo che ha dato alcune cifre importanti, ha fatto alcune affermazioni politiche e merita sicuramente in questo consesso una risposta e una valutazione politica.
Innanzitutto, il Governo ha ribadito la priorità dell'azione di contrasto. È evidente che qualcosa è cambiato nell'azione di Governo della Casa delle libertà rispetto al passato, se solamente andiamo a vedere l'impostazione della filosofia, che è quella di un rapporto sicuro con chi viene nel nostro paese, un rapporto di chiarezza, nel rispetto della Costituzione, che stabilisce che l'Italia è una Repubblica democratica basata sul lavoro, per cui chi viene nel nostro paese lo fa, al pari degli altri cittadini, per lavorare. Non è una maledizione, non è una condanna, è un atto di accoglienza; pertanto tutte le altre forme sono da considerarsi al di fuori sia della Costituzione sia della legge Bossi-Fini.
Allora, un esame dei dati, su cui questi ulteriori elementi ci fanno riflettere, ci fa dire che è sicuramente cambiata la filosofia, è cambiato l'approccio al fenomeno dell'immigrazione rispetto al 2000, quando gli allontanati erano 69 mila e i non


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rimpatriati 62 mila (quindi 131 mila stranieri rintracciati in posizione irregolare). Nel 2003 abbiamo registrato una riduzione, a nostro giudizio dovuta al funzionamento della legge Bossi-Fini e, secondo qualche sindacato di polizia, forse ad un calo dei controlli, che mi auguro non corrisponda al vero (e non mi sembra che corrisponda al vero), ma che ci fa riflettere sul fatto che vi è stato sicuramente un aumento delle espulsioni effettivamente realizzate.
Non solo; si è anche registrato un aumento degli ottemperanti all'intimazione di espulsione nel senso che il primo provvedimento adottabile prevede l'intimazione di espulsione. Mentre rispetto ai 62 mila erano solo 3 mila 206 gli immigrati che nel 2000 ottemperavano all'intimazione di espulsione - certo, vi era una quota di 30 mila respinti alla frontiera - adesso abbiamo un numero di respinti alla frontiera che ammonta a circa la metà e quasi una triplicazione degli ottemperanti. Ciò significa che, in qualche modo, il sistema di sanzioni previsto dalla legge cosiddetta Bossi-Fini ha prodotto un effetto, per così dire, di funzionalità; le pene ovvero le misure sanzionatorie convincono i clandestini ad ottemperare all'intimazione di abbandonare il paese.
Tuttavia, alcuni nodi vanno sicuramente affrontati. Il primo concerne la realizzazione dei nuovi centri di accoglienza; a tale riguardo, evidentemente, si pone una questione sicuramente differente. A nostro avviso, quelli esistenti non saranno certo perfetti, ma inviterei al riguardo i colleghi dell'opposizione a visitare le case dei nostri concittadini di montagna, le case degli italiani, dei padani: non tutte, evidentemente, sono in condizioni ottimali.
A nostro avviso, in base alle ispezioni effettuate, le condizioni dei centri sono soprattutto da imputare al sovraffollamento; a tale proposito, dunque, bisogna avere tempi certi per quanto riguarda la realizzazione dei nuovi centri di accoglienza. Ma non possiamo avere un atteggiamento schizofrenico: da una parte, il centrosinistra, che dichiara come tali centri di accoglienza, per così dire, debordino di persone e siano quindi in condizioni tutt'altro che ottimali; dall'altra, ciò offre l'alibi a chi, come il questore di Siracusa nel mese di settembre, apre i cancelli a cento immigrati.
Questo, in uno Stato di diritto, non è possibile; in uno Stato in cui vi è la certezza della legge non si può decidere di aprire i centri perché sono troppo pieni.
Da una parte, poi, si dichiara che sono troppo pieni e non consentono condizioni di vita umane, mentre dall'altra parte si fa di tutto per impedirne la realizzazione; ciò non è coerente con l'intenzione di creare centri di permanenza che offrano condizioni più umane. Senza considerare che occorrerebbe anche un rispetto minimo delle norme, in quanto in detti centri vengono completamente distrutti infissi e quant'altro, attraverso incendi ed altre operazioni che non mi sembrano costituire atteggiamenti molto meritori. Le amministrazioni delle regioni - soprattutto quelle di un determinato colore politico - fanno di tutto per non costruirli.
È, dunque, necessario avere la certezza in ordine alla costruzione e la realizzazione di nuovi centri; chiediamo al Governo, che ringrazio per la risposta fornita, con l'indicazione dei nomi e dei tempi, che vengano anche costruiti centri subregionali e, soprattutto, che venga affrontato il problema della Sicilia, regione dove, soprattutto a Lampedusa, si concentra, purtroppo, gran parte dell'immigrazione clandestina. È l'unica zona nella quale registriamo un aumento dei clandestini sbarcati (da 2.700 a 14 mila); la sinistra, sui manifesti, dichiara: aumentati gli sbarchi. In quella zona, certamente; sul resto delle frontiere, però, ciò non avviene. Ma su questo la sinistra non ha il coraggio né l'onestà intellettuale di dire la verità; a Roma molteplici manifesti imputano alla destra una situazione di caos; vi è scritto: è il caos. La città vive nell'insicurezza, piena di delinquenti e di quant'altro; questi sono i manifesti che voi disseminate. Pensate, dunque, di andare al Governo e, per così dire, di usare il pugno forte? Pensate di trasformarvi in quella destra


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che questo centrodestra, di fatto, non è? Un Governo che coniughi, con l'accoglienza e con il rispetto dei diritti, la necessità di un minimo di rigore?
Questo chiediamo: solo un minimo di rigore! Dunque, la situazione della Sicilia e del centro di Lampedusa va sanata, creando nuovi centri di permanenza temporanea a Crotone, a Bari ed a Foggia.
Vorrei spendere altre due parole, signor sottosegretario, sulla questione dei costi. Ricordo che una ragazza, in una famosa pubblicità del passato, diceva al telefono: «Mi ami? Sì, ma quanto mi ami?». E la mamma della ragazza diceva: «Ma quanto mi costi?». Ora, vorrei osservare che è facile fare professione di solidarietà o dire che dobbiamo dare tutto a tutti. In questo caso, a mio avviso, è necessario informare i cittadini di quanto costi l'immigrazione clandestina e di quanto essa dreni risorse finanziarie dall'esercizio effettivo della solidarietà, nonché dal mantenimento dei diritti fondamentali, previsti dalla nostra Costituzione!
Se vogliamo mantenere la sanità per tutti, il diritto alla casa e quello al lavoro, allora dobbiamo sapere che la circostanza che forse oggi tali diritti dei cittadini italiani non sono compiutamente realizzati è dovuta anche ai costi dell'immigrazione! Oggi, infatti, qualsiasi immigrato clandestino che metta piede sul suolo patrio costa 2 mila o 3 mila euro!
Lo ha testé riferito il sottosegretario: 189 milioni, 29 milioni, 3 milioni spesi per il rimpatrio, 16 milioni per l'accompagnamento! Si tratta di cifre che i cittadini devono conoscere, poiché devono fare delle scelte! Dobbiamo infatti chiedere ai cittadini: volete l'aumento del ticket, un futuro inasprimento sul welfare ed una minore corresponsione di risorse finanziarie ai comuni? Oppure volete che entrino e si accomodino tutti, perché è tutto libero e tutto pronto?
Occorre considerare, inoltre, i costi indiretti dell'immigrazione, che saranno oggetto di un altro atto di sindacato ispettivo. Bisogna tener presente, infatti, i costi indiretti dell'assistenza psicologica, di quella sanitaria ed i contributi corrisposti dai comuni per gli immigrati regolari: figuriamoci per quelli clandestini!
Allora, chi paga tali costi? Li pagano gli italiani, li pagano i padani, non Pantalone o Babbo Natale! I 100 milioni di euro previsti dalla legge Bossi-Fini per il triennio sono risorse finanziarie che vengono prelevate dalle tasche di tutti! Vorrei rilevare che è facile speculare sui buoni sentimenti ed inneggiare al «vogliamoci tutti bene», ma qualcuno si deve assumere la responsabilità di precisare da dove si distraggono i fondi che devono essere impegnati per contenere, nei limiti del possibile, l'immigrazione clandestina.
Quante vite umane si sarebbero potute salvare con tali risorse? Un'ambulanza attrezzata, in grado di abbattere i costi per la cura degli infarti o per migliorare l'attività cardiaca, ad esempio, costa circa 150 milioni di vecchie lire. Ribadisco: quante vite si sarebbero potute risparmiare evitando un'immigrazione clandestina di questo tipo? Oggi siamo in grado di valutare anche il costo economico-sociale per ogni vita.
Concludendo, signor Presidente, vorrei dire che intendiamo consegnare tale riflessione al Parlamento e, soprattutto, ai cittadini, affinché possano valutare attentamente l'operato del Governo e la sua filosofia, che coniuga sia il rispetto dei diritti, sia il rispetto e la certezza anche dei doveri.

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