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PRESIDENTE. L'onorevole Pinotti ha facoltà di
ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, abbiamo ritenuto di utilizzare lo strumento dell'interpellanza urgente per rivolgere al Governo una domanda che abbiamo più volte cercato di porgli in sede di Commissione, da ultimo in Commissione attività produttive. Il 20 ottobre 2004, al termine dell'audizione dell'ingegner Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica, abbiamo chiesto al presidente di tale Commissione, onorevole Tabacci, di poter sentire, al riguardo, anche il Governo, nelle persone del ministro dell'economia e delle finanze e di quello delle attività produttive.
sono se vengono in rilievo le prospettive di un'azienda. L'incertezza sul futuro è, infatti, un fattore che pesa sulle aziende. Essendo parlamentare genovese, ne parlo per esperienza diretta, conoscendo la situazione delle aziende genovesi del gruppo Finmeccanica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, onorevole Delfino, ha facoltà di
TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, con l'interpellanza n. 2-01382 dell'onorevole Pinotti ed altri, si chiede quali siano le indicazioni di politica industriale del Governo in ordine al futuro delle imprese civili presenti in Finmeccanica (Ansaldo energia, Ansaldo trasporti, Ansaldo segnalamento), nonché al progetto per rilanciarle.
azionisti dovrà valutare le diverse opzioni di disimpegno dai settori energia e trasporti sulla base della convenienza economica dell'operazione, pur tenendo presente, in sede contrattuale, le finalità di continuità e sviluppo industriale e il mantenimento dei livelli occupazionali.
PRESIDENTE. L'onorevole Zara, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di
STEFANO ZARA. Signor Presidente, mi dichiaro ampiamente insoddisfatto della risposta del rappresentante del Governo, che lascia inalterato lo stato di incertezza sull'assetto proprietario di queste imprese.
e congiunturali dell'economia del nostro paese in questo momento. Abbiamo portato il valore aggiunto industriale di Genova largamente al di sotto del 20 per cento, un valore molto più basso di quello del triangolo industriale del nord-ovest, di cui Genova faceva parte; ma la cosa più grave è che noi stiamo subendo, per queste ragioni, una crisi demografica gravissima. La provincia di Genova, in 20 anni, ha perso 130 mila abitanti e siamo diventati la provincia e la regione più vecchia d'Italia, quindi probabilmente d'Europa. Intere generazioni di giovani hanno lasciato la nostra città; lo ricordo: siamo la regione tra le più scolarizzate d'Italia, quindi noi abbiamo largamente esportato, non solo in Italia, ma anche al di fuori di essa, scolarità e buoni cervelli. Le ragioni vanno individuate nelle crisi di queste aziende.
Infatti, da più di due anni, assistiamo ad una discussione - che si sviluppa quasi interamente sugli organi di stampa e, comunque, in sedi non parlamentari - sul futuro delle aziende civili attualmente presenti in Finmeccanica. In particolare, si parla del progetto «Finmeccanica 2», in base al quale in una nuova holding dovrebbero confluire (non è mai stato presentato qualcosa di ufficiale in Parlamento) Fincantieri e le aziende civili facenti capo a Finmeccanica.
Nell'audizione del 20 ottobre 2004, nonché in un'intervista rilasciata ad un importante organo di stampa, l'ingegner Guarguaglini ha fatto presente che il core business di Finmeccanica è attualmente costituito dalle attività legate ai settori aerospazio e difesa. Di conseguenza, l'amministratore delegato di Finmeccanica ritiene che vadano in qualche modo dismesse le attività civili. In quale modo? Era stata aperta una trattativa con Fintecna per capire se potesse essere avviata la costituzione del nuovo contenitore cui ho già fatto riferimento in precedenza. Sembrerebbe - adopero il condizionale perché parlo sulla base di notizie di stampa e non di documenti ufficiali - che la trattativa sia ferma, per cui non si sa come si procederà in futuro relativamente alle aziende civili in questione.
Nel corso di una successiva audizione, tenutasi il 1o dicembre in Commissione bilancio, il presidente di Fintecna ha dichiarato che in ordine al tema delle aziende civili di Finmeccanica mancano indicazioni precise da parte del Governo ed ha espresso dubbi sul progetto «Finmeccanica 2».
A noi pare che due anni di studi e di discussioni siano un tempo troppo lungo: possono non esserlo per la politica, ma lo
Un'azienda per la quale è stata fortunatamente trovata una soluzione è, ad esempio, la Elsag. Ebbene, per tutto il tempo in cui si è discusso se dovesse entrare nel polo informatico o fare capo al comparto difesa e sicurezza di Finmeccanica - Elsag è sempre stata un «gioiellino» dal punto di vista delle capacità -, la società ha vissuto momenti di grande incertezza. Ora è stata trovata una strada che noi condividiamo ma, in questi anni, si è perso tempo. Analoga situazione di incertezza si registra con riferimento a settori fondamentali dell'industria italiana (Ansaldo energia, Ansaldo trasporti, Ansaldo segnalamento, Ansaldo Breda).
Ciò pone le aziende in una situazione di sofferenza. Il fatto di non avere obiettivi si ripercuote negativamente anche sulla capacità propositiva delle imprese (un po' come avviene quando l'incertezza affligge le persone). Di conseguenza, le aziende hanno una minore capacità di incidere sul mercato proprio nel momento in cui, soprattutto per i pezzi più qualificati della grande industria italiana, appare fondamentale avere la capacità di operare scelte decisive.
Il Governo, attraverso il Tesoro, è azionista di maggioranza di Finmeccanica e di Fincantieri (la Fintecna è completamente sotto la tutela del Tesoro) e, quindi, possiede le leve per decidere tutto. L'ingegnere Guarguaglini ha dichiarato: rispondo al mandato che mi hanno dato gli azionisti; gli azionisti mi dicono che core business sono da considerarsi attività legate al settore aerospazio e difesa ed io questo faccio; se l'obiettivo che mi viene dato cambia, agirò in altra maniera.
Non possiamo più credere di sviluppare una discussione attraverso manager che sicuramente svolgono benissimo il loro lavoro, ma che hanno il compito di perseguire obiettivi che gli vengono dati. A questo punto diventa urgente, fondamentale ed importante rispondere alle richieste di tanti lavoratori e alle preoccupazioni del territorio (mi riferisco, in particolare, a quello genovese, ma so che si tratta di una realtà più ampia), per garantire un futuro all'industria italiana e per non disperdere quei «pezzi» di grande industria che ancora possediamo; ciò avrebbe una ricaduta non soltanto su queste aziende, ma, in generale, sulla politica industriale italiana.
Ci aspettiamo di ricevere le risposte che finora in audizioni ed incontri non siamo riusciti ad ottenere e qualche certezza in più da dare anche a chi opera direttamente in queste aziende.
Al riguardo, si premette che, fin dal luglio 2000, Finmeccanica ha annunciato alla comunità finanziaria la propria strategia di progressivo disimpegno dalle attività non core e la contemporanea focalizzazione su aerospazio e difesa.
Occorre, tuttavia, far presente che la dismissione dei settori energia e trasporti non risulta agevole, considerati, in particolare, gli impegni che l'acquirente sarà chiamato ad accollarsi, nonché la difficile situazione di mercato nel campo dell'energia ed inoltre la limitata presenza di soggetti potenzialmente interessati a tale acquisizione.
Finmeccanica è una società quotata in Borsa e, pertanto, il management che persegue gli interessi delle aziende e degli
Il cosiddetto progetto «Finmeccanica 2», consistente nella creazione di un polo nazionale specializzato nella gestione di grandi commesse nel settore elettromeccanico, da realizzare mediante l'integrazione delle attività civili di Finmeccanica con Fincantieri (società controllata da Fintecna), è da tempo allo studio delle società interessate (Finmeccanica e Fintecna).
In tale ambito, gli approfondimenti vertono, oltre che sull'effettiva logica industriale, sulla concreta possibilità di salvaguardare le diverse esigenze sia di Finmeccanica sia di Fintecna.
L'amministratore delegato di Finmeccanica, in una recente audizione, ha riferito che sono esigenze imprescindibili: la dismissione completa di tale attività; il trasferimento al soggetto controllante di tutti gli impegni di firma su commesse in lavorazione; la congruità del valore di cessione, anche con riferimento alle diverse ipotesi del trasferimento.
Per quanto riguarda la società Fintecna, totalmente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze, la stessa, al fine di salvaguardare la propria situazione economica e patrimoniale, deve operare secondo le logiche di impresa, nell'ambito di un programma di tipo industriale (integrazione di Fincantieri con le attività civili di Finmeccanica) che presenti vantaggi di tipo economico, in coerenza con la missione propria di Fintecna.
Giova rilevare che lo status di Finmeccanica di società quotata non consente al Ministero dell'economia e delle finanze, azionista di riferimento, di imporre percorsi operativi che, ove dovessero comportare scelte «non di mercato», determinerebbero una diminuzione di valore per gli azionisti (tra i quali lo stesso ministero).
Si è comunque dell'avviso che le scelte di politica industriale finalizzate alla massimizzazione dei profitti non debbano trovare riscontro nell'intervento diretto dello Stato; le considerazioni strategiche, invece, devono tendere a creare un sistema che incentivi lo sviluppo di determinate attività industriali da parte del settore produttivo, in condizioni di economicità.
Ricordo che le imprese che non hanno certezze di assetto proprietario non hanno certezza di sopravvivenza né di sviluppo. Questo è gravissimo nel caso di tali imprese, perché esse hanno un'incidenza straordinaria sull'economia locale e nazionale. Quando le incertezze riguardano grandi imprese - poco fa si è parlato di specie in via di estinzione; le grandi imprese italiane sono una specie in estinzione e meriterebbero probabilmente di essere protette, come i cetacei - che operano in settori di mercato strategici internazionali, tali incertezze sono delittuose. Infatti, alle incertezze consegue il degrado. In tal caso le incertezze esistono ormai da diversi anni e il degrado è prossimo ad arrivare. Praticamente, fino ad oggi si è deciso di non decidere e nel mercato globale questa è la peggiore delle decisioni.
Le ragioni di insoddisfazione sono di due tipi: una a livello locale, che, come parlamentare genovese, devo esprimere, e una a livello nazionale. A livello locale, ricordo che queste imprese, per la loro localizzazione a Genova e in Liguria, costituiscono l'asse portante dell'industria genovese. Genova e la Liguria hanno già pagato prezzi altissimi al processo di deindustrializzazione e di crisi delle partecipazioni statali. Ricordo pochi dati.
In circa 20-25 anni abbiamo perso 30 mila posti di lavoro; dal 1997 ad oggi, altri 10 mila posti di lavoro, ed altre migliaia sono a rischio a causa delle crisi strutturali
Genova sta riemergendo, ma se non avrà certezze sull'assetto futuro di queste aziende il rischio è un collasso totale dell'economia della nostra città.
Problemi si pongono anche con riferimento ad un livello nazionale, atteso che aziende come Ansaldo energia, Ansaldo trasporti, Ansaldo segnalamento e Fincantieri, ancorché legate indissolubilmente all'economia della nostra città, hanno presidi occupazionali molto robusti in altri territori. Ricordo il Veneto, la Toscana, il sud d'Italia; molto importanti, in quest'ultima parte del territorio, sono la Campania, la Sicilia e la Calabria. Ma va menzionata anche l'Emilia dove, ad esempio, è emblematico il caso della Breda Menarinibus la quale, per così dire, sta basculando, da anni, tra crisi e rilanci, progetti di privatizzazione e progetti di liquidazione, senza avere alcuna chiara indicazione al riguardo.
Si tratta di comparti fondamentali nella strategia di sviluppo del paese; strategici in assoluto. Difatti, stiamo parlando di energia, trasporti e cantieristica; tutti settori nei quali il nostro paese è tributario di importazioni rispetto all'estero e nei quali finiamo per avere una presenza riduttiva, marginale e in uscita.
Il Governo, come poc'anzi ha ricordato l'onorevole Pinotti, ha il controllo di queste aziende - Finmeccanica, Fincantieri e Fintecna -, sia dal punto di vista proprietario sia da quello gestionale. Quindi, la soluzione dei problemi non può essere affidata ad un «balletto» lasciato a queste società, ciascuna con le sue specifiche esigenze; il Governo deve esprimere linee di politica industriale.
Infatti, è incredibile che in settori di questo tipo il Governo non esprima linee di politica industriale chiare, stabili e precise, di riferimento; controllando, di fatto, l'offerta, potrebbe esprimere chiaramente tali politiche in questi settori fondamentali. Ritengo che qualunque proprietario privato operante in siffatti ambiti esprimerebbe politiche e strategie di sviluppo; lo ribadisco, è incredibile che non le esprima il Governo, che da anni lascia languire questi comparti.
Per conto nostro, non possiamo fare altro che prendere atto della situazione ed augurarci che vi sia, se non un soprassalto di lungimiranza, almeno un soprassalto di comune buon senso.


