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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2055 sezione 4).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita è favorevole ad un irrigidimento delle pene per i reati più gravi e per le recidive più importanti.
Sosteniamo ciò non nell'ottica di qualche fatto, sia pur allarmante, avvenuto in città del nostro paese, ma nei confronti di una politica di sicurezza che, nell'ambito di una concezione mite del diritto - che, come Beccaria, sosteniamo -, deve tendere a garantire un rigore che si coniughi con l'umanità della pena, ma anche con la prontezza e la certezza della stessa.
Pertanto, ritiriamo gli emendamenti soppressivi dell'articolo 3, condividendo la logica insita in tale articolo che conduce ad un inasprimento delle sanzioni nei casi di recidiva.
All'articolo 3 è previsto un aumento della pena nei confronti della recidiva specifica, ovvero il caso in cui il nuovo delitto doloso appartiene alla stessa natura di quello che ha già portato alla condanna. Inoltre, è inserito un inasprimento della pena nei confronti della cosiddetta recidiva reiterata, ovvero un reato commesso nuovamente nell'arco di un quinquennio dalla condanna precedente. Infine, abbiamo un inasprimento della pena relativa per la recidiva, nel caso in cui il delitto doloso sia stato commesso durante o dopo l'esecuzione della pena, ovvero sottraendosi volontariamente all'esecuzione della stessa. Si tratta di misure che non testimoniano tanto un furore penalistico, quanto la dovuta attenzione alla graduazione della pena, in ossequio al principio di proporzionalità.
Inoltre, l'articolo 3 contiene anche altre misure; tra queste la più significativa riguarda l'aumento della pena per la recidiva. Tale aumento diventa obbligatorio e non inferiore ad un terzo della pena da infliggere per il nuovo reato doloso, mentre in precedenza lo stesso era lasciato alla discrezionalità sul quantum. Pertanto, viene introdotta una misura minima di aumento, corrispondente ad un terzo.
Avremo modo in seguito di ritornare su alcune formulazioni, non del tutto appropriate né soddisfacenti, pure espresse in questo articolo, ma tuttavia per doverosa chiarezza nei confronti dell'Assemblea e del paese il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo conferma il voto favorevole a misure di irrigidimento delle pene nei confronti dei reati più gravi e delle recidive più importanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.
GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, ancora una volta siamo di fronte ad una norma che rende obbligatorio l'aumento di pena per la recidiva. Tale norma vede contrari non solo l'opposizione, ma anche tutti gli operatori del diritto: avvocati, magistrati, costituzionalisti e l'intera cultura giuridica. In tal senso si sono già espressi in maniera unanime l'Unione delle camere penali e l'Associazione nazionale magistrati che hanno sottolineato come ancora una volta, pur di fronte ad una richiesta proveniente dall'intero paese per una riforma complessiva e coerente della nostra giustizia penale e dello stesso codice, risalente al 1930, si continui con una serie di interventi frammentari, disorganici che purtroppo hanno caratterizzato da sempre l'attuale legislatura.
Oggi, con l'articolo in oggetto si arreca un ulteriore vulnus al nostro sistema giuridico, che prevede pene elevatissime, senza alcun paragone per entità e gravità, con quelle di tutti gli altri codici moderni. In una situazione in cui tutti coloro che hanno lavorato per la riforma del codice penale attendono da tempo che venga presentata in Parlamento una legge delega per un nuovo codice penale. Invece si procede in senso opposto, come evidenziato dal testo dell'articolo 3.
In particolare, si rende obbligatoria la recidiva. Non possiamo mettere sullo stesso piano chi commette più reati minimali, per lo più dovuti a situazioni di necessità e bisogno - se mi è concessa una banalità, tra chi insomma ruba una mela per fame - e chi invece commette un fatto gravissimo e doloso, con seri danni alle persone o alla collettività in generale.
La previsione dell'obbligatorietà dell'aumento di pena, senza lasciare al giudice una valutazione discrezionale, che non è arbitraria ma si fonda sugli elementi complessivi, di carattere oggettivo e soggettivo, posti alla sua attenzione, determinerà non soltanto un ulteriore aggravamento della situazione delle carceri, sempre più invivibili, e la diminuzione della possibilità di reinserimento di chi ha sbagliato con il conseguente aumento dei reati e dunque la diminuzione della tutela della sicurezza della collettività, ma anche un vulnus nel nostro sistema penale e in particolare nel nostro codice penale.
Pertanto, voteremo a favore di tutte le proposte emendative volte a limitare i danni e voteremo contro l'articolo e contro le proposte emendative peggiorative rispetto al testo licenziato dalla Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cirielli. Ne ha facoltà.
EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ancora una volta si dimostra e si conferma come vi sia fondamentalmente malafede da parte di una certa sinistra, quando afferma di voler combattere il crimine e accusa il centrodestra di adottare invece provvedimenti che vanno in tutt'altra direzione.
GIUSEPPE FANFANI. Ma cosa dici, Cirielli!
EDMONDO CIRIELLI. È del tutto falso che non esista la discrezionalità. Il codice vigente prevede un minimo e un massimo, e dunque il magistrato dispone già di un'ampia possibilità di valutare la posizione di chi ruba una mela e di chi invece commette reati di maggiore gravità.
In secondo luogo, come si riscontrerà nel corso dell'esame dell'articolo, la Commissione ha già ampiamente emendato il testo originario proposto da Alleanza nazionale e dalla Lega, che tendeva a rendere più rigido l'utilizzo della recidiva, atteso che proprio gli avvocati sanno bene che tale utilizzo è quasi scomparso dalla pratica processuale. Peraltro, l'aumento di un sesto rispetto alla pena concretamente inflitta dal magistrato è risibile, se si tiene conto del fatto che con i riti abbreviati vi sono già ampie riduzioni della pena stessa. Il testo originario è stato dunque ampiamente modificato dalla Commissione e credo che confermare gli emendamenti soppressivi sia una buona prova per dimostrare agli italiani che la sinistra è a favore dei delinquenti in quanto li ritiene vittime sociali del sistema capitalistico. Ringrazio comunque la Margherita per avere complessivamente accettato le linee guida della norma.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO. L'onorevole Cirielli si deve decidere: il testo in esame è quello originario, ma l'onorevole Cirielli sa bene che la maggioranza, nella Commissione e nel Comitato dei nove, appoggia emendamenti volti a ripristinare il testo del codice vigente. La novità della proposta Cirielli era costituita dall'obbligatorietà della recidiva, che torna tuttavia ad essere facoltativa in virtù degli emendamenti da noi presentati nonché di quelli presentati contestualmente dalla maggioranza.
Inoltre, gli argomenti utilizzati dall'onorevole Pisapia non sono quelli, come lei ha detto, onorevole Cirielli, di una certa sinistra: si tratta di argomenti che appartengono alla tradizione migliore della cultura democratica di questo paese, condivisi ugualmente dall'opposizione e, credo, o meglio credevo, dalla maggioranza. Stiamo parlando del meccanismo, che l'onorevole Cirielli nostalgicamente insegue,
previsto dal suo testo originario. Ma, onorevole Cirielli, non è più così; giustamente, non è più così. Si prevede un lieve incremento dell'entità dell'aumento di pena, ma il meccanismo torna ad essere facoltativo.
Pensate al caso di un giornalista che (come capita, in particolare a coloro che compiono bene il loro dovere) sia stato condannato più volte per il reato di diffamazione per aver attaccato personaggi importanti; ciò sulla base della precedente disciplina che, speriamo, verrà cambiata secondo le unanimi indicazioni della Camera. Ebbene, cosa c'entra tale tipo di precedente penale e di recidiva con l'ipotesi che il soggetto in questione possa commettere un ulteriore reato? Vi rendete conto che in questa situazione, lo ricordo all'onorevole Cirielli, non è con tali misure che si combatte il crimine?
Colleghi, ma voi pensate veramente che con l'aumento della pena per la recidiva, si possa combattere il crimine organizzato in questo paese? Non sarebbe più propriamente opportuna, invece, una forte assunzione di responsabilità che conduca a stanziamenti di risorse, a riforme, che renda celeri i processi, che metta a disposizione mezzi per le Forze di polizia e la magistratura e che renda adeguati gli organici?
Ritengo che rifugiarsi in misure simboliche possa essere molto comodo; in questo caso il suo, onorevole Cirielli, è un valore simbolico già completamente sgretolato. Inoltre, tutto ciò non assolve da nessuna responsabilità! Questo è il tema sul quale vorrei insistere. Non è possibile lavarsi la coscienza rispetto ai problemi della sicurezza e al tragico sentimento di insicurezza dei cittadini, soltanto aumentando un po' la pena! Non è questo il punto!
L'inefficacia di misure simboliche è dovuta alla assoluta inutilità di minacciare una pena in astratto, quando poi in concreto i processi non si svolgono e i giudicati non hanno né affidabilità né certezza. Anzi, forse è peggio perché si induce ad una sorta di rincorsa criminale, per cui se un reato considerato di rango inferiore viene punito con una pena gravissima, a quel punto si sceglierà di compiere una rapina piuttosto che un furto.
Colleghi, richiamo questi argomenti per sollecitare una riflessione pacata. Non si può, su tali aspetti sbandierare tesi esclusivamente propagandistiche. L'onorevole Pisapia ha usato argomenti molto seri, spero di averne aggiunti degli altri. Evidenziamo che, solo come risulterà emendato dalle proposte di modifica dell'opposizione e della maggioranza (che rendono nuovamente facoltativa la recidiva), l'articolo in esame potrà essere votato. Non si tratta di contrastare le posizioni dell'opposizione, tra l'altro identiche a quelle della maggioranza, sulla base di un testo che non esiste più e che, se esistesse, avrebbe soltanto valore simbolico e nessuna efficacia reale nel contrasto al crimine e nell'assicurare la legalità e la sicurezza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Filippo Mancuso.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, ignoro quale sorte avranno l'articolo in esame e le proposte emendative presentate. Noto subito, però, una certa confusione di linguaggio, fra delitto e reato, reato non colposo o doloso. Ad ogni modo, viene trascurata una terza categoria di reati, di cui si ignora l'influenza come precedente. Mi riferisco al reato preterintenzionale, che nel nostro codice è previsto per un solo titolo, l'omicidio, ma che tuttavia - se permettete - è un reato di cui tener conto.
Ebbene, stando alla norma in esame, così attenta, così puntuale, direi così corriva, questo particolare così essenziale della disciplina di una materia tanto delicata, non viene neppure menzionato.
Aggiungo, signor Presidente, che poc'anzi ho appassionatamente perorato la causa di una giustizia giusta ma mite, non feroce. Oltretutto non si è considerato quanto questa ipotesi sia impropria in sé ma quanto poi influisca, in virtù dei meccanismi processuali, sull'esecuzione della pena, sulla applicazione almeno dei benefici
che, senza questo incrudimento, si potrebbero avere. Ma, insomma, chi delinque è dannato per sempre?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, voglio nuovamente esprimere la mia contrarietà all'impianto di questo testo.
Pensavo che questo Parlamento potesse esercitare la sua attività di elaborazione, di controllo e di verifica di quello che sta accadendo nel nostro paese in termini di insicurezza, di aumento della criminalità, di inefficienza dei servizi di giustizia. Cosa sta accadendo a Napoli? Ma cosa sta accadendo in tante altre realtà del nostro paese, al nord, al sud e al centro? L'espansione della criminalità organizzata, il riaffacciarsi della criminalità finanziaria, dei colletti bianchi...
FABIO FATUZZO. Bassolino!
ANTONIO SODA. ...la caduta dell'etica pubblica, l'intreccio tra affari e malavita; e qui si risponde con la tecnica solita del governante inetto, illuso e colluso, cioè si risponde con delle grida, con un inasprimento delle pene, con una revisione dei meccanismi di flessibilità del codice, nella illusione di dare una risposta a domande che si sa che saranno insoddisfatte: noi fra sei mesi saremo ancora qui! Io sfido la maggioranza a verificare fra sei mesi l'impatto che avrà questa legge sulla questione della sicurezza nel nostro paese! E allora vi accorgerete, come ha detto poco fa Pisapia ed ha ripreso la collega Finocchiaro, vi accorgerete che voi avrete creato una ulteriore moltiplicazione di violenza nei confronti della delinquenza marginale, di quella microgiovanile e che non avrete minimamente scalfito la potenza e la capacità di violenza che esercita su questa società la criminalità organizzata.
Il ministro, che è qui presente, dovrebbe dire quali sono le ragioni per cui non appronta i servizi per far funzionare questa giustizia! Perché vi sono milioni di delitti impuniti, perché vi sono milioni di processi che non si celebrano, perché vi sono milioni di giudicati che non hanno efficacia? E allora su questo dovrebbe interrogarsi un Parlamento serio, non stare a riscrivere norme, che sono il frutto consolidato ormai di una scelta di civiltà e di equilibrio tra severità e personalità della pena!
Voi costruite, cioè, un meccanismo attraverso il quale schiaccierete i più deboli, i più recuperabili, quelli nei confronti dei quali occorre mostrare non un volto mite o feroce, ma un volto di giustizia tentandone il recupero: al contrario, create una autostrada per i veri delinquenti.
Mi spiego. L'autore di tre furti o anche di una rapina impropria, il ladro che si vede fermato e strattona e scappa e commette una rapina: nei confronti di costoro che cosa programmate voi? Il seppellimento nel carcere con questo meccanismo! Nei confronti di chi aggredisce le casse dello Stato, di chi commette corruzione giudiziaria, al di là delle persone, che cosa approntate voi? Meccanismi di aumento delle circostanze attenuanti, diminuzione dei tempi di prescrizione dei reati, cavilli e procedure complicate per la celebrazione dei processi con il risultato che più grande diventerà la criminalità organizzata, più forte e violenta fino alla tortura nei confronti dei microcriminali, quelli per i quali il volto dello Stato dovrebbe essere completamente diverso!
È l'impianto che non regge, al di là di quelle timide aperture che qualcuno della Margherita o anche del mio gruppo fa sulla necessità di inasprire le pene e di trovare ulteriori meccanismi repressivi. No! Il nostro paese non ha bisogno di ulteriori meccanismi repressivi; ha bisogno di far funzionare il sistema giustizia con equilibrio, con equità e con forza nei confronti della grande criminalità.
Perciò voterò contro l'impianto di tutta questa legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 3 e sulle proposte
emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
LUIGI VITALI, Relatore. Signor Presidente, mi limiterò ad indicare specificamente le proposte emendative sulle quali la Commissione esprime parere favorevole, rimanendo intesi che su tutte le altre, che non menzionerò analiticamente, il parere è contrario.
Il parere della Commissione è favorevole sugli identici emendamenti Ghedini 3.22 e Pisapia 3.31, che, accogliendo il suggerimento in tal senso dell'onorevole Filippo Mancuso, andrebbero riformulati, aggiungendo, dopo le parole: «delitto doloso», le parole: «e preterintenzionale».
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per chiarezza, ripeto che la Commissione propone di riformulare gli identici emendamenti Ghedini 3.22 e Pisapia 3.31 aggiungendo, dopo le parole: «delitto doloso», le parole: «e preterintenzionale».
Prosegua pure, onorevole relatore.
LUIGI VITALI, Relatore. Il parere della Commissione è altresì favorevole sugli emendamenti Mario Pepe 3.20 e 3.21; la Commissione accetta l'emendamento 3.40 del Governo, che propone di riformulare aggiungendo, dopo le parole: «delitto doloso», le parole: «o preterintenzionale».
PRESIDENTE. Il Governo?
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Signor Presidente, nel dichiarare che il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore e nell'accettare la proposta di riformulazione dell'emendamento 3.40 del Governo, desidero approfittare dell'occasione per fare alcune precisazioni.
La sinistra fa vaticini, utilizza continuamente il futuro e si dedica alla previsione di ciò che accadrà. Ebbene, colleghi della sinistra, questi tre anni di esperienza hanno dimostrato che le vostre previsioni quasi mai si sono avverate! Ricordo, ad esempio, i vostri vaticini in occasione dell'approvazione della legge sulle rogatorie: avevate previsto che sarebbero stati liberati terroristi, pedofili, assassini e, invece, non è mai stato liberato nessuno!
GIOVANNI KESSLER. Per fortuna, ci hanno pensato i magistrati a non applicarla!
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Anche in questo caso predite che le norme che vogliamo introdurre non avranno effetto.
Onorevole Finocchiaro - mi rivolgo a lei quale esponente dell'opposizione tra i più autorevoli in materia -, lei ha affermato che le norme sulla recidiva saranno comunque nella disponibilità del giudice. Non è vero! A tale proposito, richiamo l'attenzione dei colleghi sull'emendamento 3.40 del Governo, a cui attribuisco grande importanza. Esso rende obbligatoria l'applicazione dell'aumento di pena nel caso di recidive concernenti i delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, del codice di procedura penale.
Perché attribuiamo grandissima importanza a tale emendamento? Nell'invitare soprattutto l'onorevole Finocchiaro, che è persona ragionevole e sensibile, ad abbandonare i vaticini e ad adottare il metodo galileiano basato sull'esperienza, che regge il mondo moderno, desidero precisare che la disposizione è mutuata dal sistema degli Stati Uniti (esiste, quindi, un'esperienza pregressa, un'esperienza reale sulla quale possiamo basarci per verificare la bontà delle misure che intendiamo introdurre e per fare previsioni fondate su dati di fatto). Gli Stati Uniti hanno applicato la politica che loro chiamano dello strike (chi si intende di baseball può capire). Sostanzialmente, alla terza recidiva, viene applicata una pena molto pesante, partendo dalla constatazione - suffragata da un'indagine sociologica - secondo la quale i soggetti che delinquono costituiscono una piccola parte della popolazione.
Cos'è accaduto? A seguito dell'applicazione di una norma analoga a quella che vogliamo introdurre mediante l'emendamento 3.40 del Governo (successivamente,
specificherò in quale modo quest'ultimo si rifaccia alla normativa statunitense), il numero dei delitti commessi negli Stati Uniti è drammaticamente crollato: nella sola città di Washington gli omicidi si sono dimezzati!
Quindi, noi riteniamo che si potrà ottenere - soprattutto attraverso l'emendamento 3.40 del Governo - una significativa diminuzione dei delitti.
Naturalmente, c'è un prezzo da pagare. La popolazione carceraria degli Stati Uniti è pari a due milioni di persone. Facendo una previsione per l'Italia, vorrebbe dire avere quattrocentomila detenuti: il sistema non reggerebbe!
Ergo, abbiamo circoscritto, per il momento, l'applicazione di questa fattispecie soltanto ad alcuni delitti più gravi. Dunque, sulla base delle esperienze di altri paesi simili ai nostri, sappiamo che questa norma funzionerà.
Onorevole Soda, francamente mi sfugge il motivo di addebitare al ministro della giustizia l'esistenza di una serie di delitti impuniti. Si tratta di un problema riguardante altri dicasteri. In ogni caso, per l'economia del dibattito, potrebbe essere positivo vaticinare meno e ragionare maggiormente sulle cose (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
GIUSEPPE FANFANI. Presidente!
PRESIDENTE. Un momento, onorevole Fanfani, può anche solo immaginare che non possa concederle la parola?
GIUSEPPE FANFANI. Si figuri!
PRESIDENTE. Poiché mi è stato fatto notare che, in sede di Comitato di nove, non si è mai parlato del problema relativo all'aggiunta della parola «preterintenzionale», deve essere chiaro che il relatore ha dichiarato che avrebbe espresso parere favorevole sull'emendamento se fosse stata aggiunta la parola «preterintenzionale». Adesso, sta a voi valutare la questione, altrimenti si mantiene la versione originaria del testo - quindi, senza la riformulazione - e su di esso chiederò il parere al relatore.
GIULIANO PISAPIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, volevo solo rilevare che il parere della Commissione era favorevole, indipendentemente dall'aggiunta della parola «preterintenzionale».
PRESIDENTE. Questo deve chiarirlo il relatore. Onorevole Vitali, era già favorevole?
LUIGI VITALI, Relatore. Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
GIUSEPPE FANFANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, intervengo con riferimento alle dichiarazioni del ministro: non so se si riferiva alle valutazioni che ho espresso ieri sera, quando ho pronosticato che la norma sulla prescrizione non consentirà di giudicare in ordine a tantissimi fascicoli che attualmente giacciono in Cassazione.
Signor ministro, non voglio far polemiche, ma, per rispondere al suo invito a trattare di problemi concreti, le pongo una domanda concreta: per favore, vuole riferire al Parlamento, entro la giornata odierna, quale sarà l'effetto della norma sulla prescrizione sui fascicoli che attualmente giacciono in grado di appello e in Cassazione? I suoi uffici al Ministero le hanno fornito statistiche o dati da cui si può desumere il numero dei fascicoli già fissati che «salteranno» con la norma sulla prescrizione? È facilissimo stabilirlo. Infatti, su ogni fascicolo della Cassazione è stampata la data di prescrizione; basta che lei telefoni e fra mezz'ora le sapranno dire se sono dieci,
quindici o ventimila. In tal caso, lei ha il dovere di riferire al Parlamento quanti siano i processi che si prescriveranno! Se non lo farà, se ne dovrà assumere le responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PIERO RUZZANTE. Deve venire qui a dirlo!
ANNA FINOCCHIARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, mi riservo di comprendere meglio cosa accadrà in seguito alla richiesta di aggiungere l'aggettivo «preterintenzionale», perché tale termine andrebbe apposto in proposte emendative sia della maggioranza sia dell'opposizione che sono identiche. A questo punto, qualora rifiutassimo (richiamo un esempio assolutamente teorico) e la maggioranza accogliesse l'invito, ci troveremmo a votare, comunque, su una modificazione dell'emendamento che in sé non aveva alcun germe relativo alla produzione di questa aggiunta anche nella categoria dei delitti preterintenzionali. Trattandosi di una questione complessa e molto delicata, credo sia assolutamente indispensabile un passaggio in sede di Comitato dei nove. Mi rivolgo al ministro Castelli: lei è il ministro della giustizia di questo paese, non è una persona che passa per caso...
GIOVANNI RUSSO SPENA. Non mi pare, non lo sa!
ANNA FINOCCHIARO. Se mi posso consentire, lei non può dire all'opposizione che l'opposizione si deve astenere dal fare vaticini infausti; l'opposizione fa il suo mestiere; è lei, signor ministro, che non lo fa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), perché di fronte ad una costante richiesta e ad un continuo allarme sugli effetti di questa legge, lei avrebbe avuto il dovere di spiegarci perché e per come tutto questo non accadrà. Cosa vuol dire «l'avete già detto a proposito delle rogatorie»? Ministro Castelli, lei lo sa benissimo che il meccanismo infernale delle rogatorie è stato bloccato da una interpretazione giurisprudenziale, che ha fatto peraltro sì che la Svizzera accedesse alla firma dell'accordo, mentre, come lei sa benissimo, si è arrivati per la prima volta nella storia delle relazioni diplomatiche tra paesi europei alla rottura dell'accordo...
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. No!
ANNA FINOCCHIARO. Come no, ministro? Perché dice di no? Posso portare i documenti, non ci metta in imbarazzo, la prego, non ci costringa a mettere in imbarazzo lei, la sua persona e, soprattutto, quello che rappresenta.
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Lo saprò, sono il ministro!
ANNA FINOCCHIARO. Non è come dice lei, è come sostengo io, e lo sto dicendo con grande pacatezza!
Detto questo, io le confermo che molte condanne di primo e di secondo grado per reati gravi verranno rese nulle dal regime delle prescrizioni che voi state introducendo. Infatti, si tratta di reati commessi da una persona che non ha ancora sentenze passate in giudicato o di reati di mafia commessi precedentemente all'entrata in vigore di questa legge. È così, è in re, lo dice la razionalità delle letture di questa norma, lo dice non la protervia, l'arroganza o il malanimo o la mala fede - come dice l'onorevole Cirielli - dell'opposizione, ma lo dice la preoccupazione altissima che noi abbiamo per quello che può accadere, che pretenderemmo fosse una preoccupazione condivisa e che, soprattutto, ministro Castelli, grava sulle sue spalle, non sulle nostre; è lei che deve fare il suo mestiere, ministro Castelli! Noi ci stiamo provando! E le dico di più: stiamo provando a farlo insieme a voi, pensando
all'interesse generale del paese. Ci ascolti, la prego! Non siamo né prefiche, né vogliamo predire sventure, non abbiamo alcun interesse che le condizioni della sicurezza e della legalità in questo paese peggiorino (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci sono altre richieste di intervento (degli onorevoli Soda, Bonito, Duca, Boccia, tutti a titolo personale), però l'onorevole Finocchiaro ha chiesto la convocazione formale del Comitato dei nove in riferimento a questo punto (cioè l'aggiunta, la riformulazione relativa al preterintenzionale). Poiché alle 13 si riunisce il Parlamento in seduta comune e devono essere installate le cabine, evitiamo di continuare un dialogo tra sordi e sospendiamo immediatamente, a meno che non vi sia qualcosa di particolare...
GIUSEPPE FANFANI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Fanfani, a che titolo intende intervenire?
GIUSEPPE FANFANI. Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, io ho fatto al ministro una richiesta specifica: gli ho chiesto se, per favore, poteva spiegare al Parlamento quanti sono i processi attualmente pendenti in Cassazione e in appello. Se il ministro decidesse di darci questa informazione numerica, ovviamente bisognerebbe rinviare. Tutto qua.
PRESIDENTE. Rinviare cosa?
GIUSEPPE FANFANI. Fino a quando non viene il ministro...
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Il ministro è qua e mi chiede la parola. Prego, signor ministro.
GIUSEPPE FANFANI. Sentiamo se ha i numeri!
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. Signor Presidente, in primo luogo rilevo che stavamo parlando dell'articolo 3, che tratta di recidive e non di prescrizioni. Quindi, la proposta fatta in questa sede mi sembra quanto meno irrituale, comunque, per pura cortesia rispondo.
È chiaro che in due ore non è possibile; onorevole Fanfani, lei sa benissimo che sta facendo una richiesta impossibile.
GIUSEPPE FANFANI. La settimana prossima! O a gennaio!
ROBERTO CASTELLI, Ministro della giustizia. In due ore non è possibile esitare tutto ciò. Questa ricerca noi la siamo già facendo da tempo.
Le faccio osservare, però, che, come a lei è noto, moltissimi di questi procedimenti sarebbero comunque destinati alla prescrizione, che, semplicemente, interverrebbe, in alcuni casi, un po' più tardi; in altri, nello stesso momento; in altri casi ancora, addirittura, per effetto di questo provvedimento, più tardi. Quindi, si tratta di una ricerca molto complessa che, prima o poi, sottoporrò all'attenzione del Parlamento, ma non certo nelle more di questa discussione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho già preannunciato che avrei sospeso la seduta, anche per consentire di allestire in aula le cabine per la riunione del Parlamento in seduta comune; sicché, non essendo possibile aprire un dibattito, prendiamo atto delle dichiarazioni testé rese dal ministro.
Tuttavia, prima di sospendere la seduta, darei la parola all'onorevole Gerardo Bianco su un argomento diverso dal punto dell'ordine del giorno in trattazione.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, intervengo su un argomento estraneo alla discussione in corso; tuttavia, vorrei mi si consentisse di esprimere la mia gioia per il fatto che un presepe sia stato esposto in questa sede, nella Camera dei deputati (Applausi).
Si tratta di un'opera napoletana, il che dimostra che a Napoli non vi è solo camorra; vi è anche una qualità artistica elevata.
Una piccola notazione, signor Presidente; è un presepe particolare perché al posto del bue e dell'asinello, vi è un caprone. Al riguardo, pur potendosi dare diverse interpretazioni, vorrei ricordare che il caprone è anche un simbolo apotropaico ovvero che vuole allontanare comportamenti sconvenienti da questa aula del Parlamento.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, la ringrazio, anche perché ritengo che questo suo apprezzamento sia indirizzato all'ideatore del presepe, che è il Presidente della Camera (Applausi). Vorrei aggiungere che ho scelto un presepio napoletano perché gli italiani amano Napoli; è questo un messaggio chiaro che viene dalla Camera dei deputati (Generali applausi).
Sospendo la seduta fino al termine della riunione del Parlamento in seduta comune; ricordo peraltro ai colleghi di questo ramo del Parlamento che la chiama comincerà dai deputati.
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