Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 559 del 14/12/2004
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Seguito della discussione della proposta di legge: Cirielli ed altri: Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi (2055) (ore 18,25).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge: Cirielli ed altri: Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi.
Ricordo che nella seduta del 3 novembre 2003 si è conclusa la discussione sulle linee generali.
Comunico che i deputati Cirielli, Arrighi e Bellotti hanno ritirato la loro sottoscrizione dalla proposta di legge in esame.

(Esame di una questione pregiudiziale - A.C. 2055)

PRESIDENTE. Ricordo che è stata presentata la questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Fanfani n. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2055 sezione 1).
A norma del comma 3 dell'articolo 40 del regolamento, la pregiudiziale può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà, altresì, intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più di cinque minuti.
L'onorevole Fanfani ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale.

ROBERTO MENIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Menia, potrà farlo più tardi, a fine seduta. Adesso ha la parola l'onorevole Fanfani (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PIERO RUZZANTE. Venduti!

EUGENIO DUCA. Facciamo le regole per loro (Il deputato Duca lancia un fascicolo verso il centro dell'emiciclo)!

PRESIDENTE. Onorevole Duca, la richiamo all'ordine! Prego, onorevole Fanfani.

ROBERTO MENIA. Presidente!

PRESIDENTE. Parlerete dopo, onorevoli colleghi. Adesso ha la parola l'onorevole Fanfani. Onorevoli colleghi, so che la vita è difficile, ma adesso ha la parola l'onorevole Fanfani!

NINO STRANO. Ora (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale si grida: Ora!)!


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Onorevole Fanfani, se lei cortesemente iniziasse a parlare, aiuterebbe tutti.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, sono cortese ed aspettavo che lei mi desse il via!
Colleghi, un attimo di calma! Non sarò polemico più del necessario, visto ciò che è successo oggi. Vi prego di ascoltare con attenzione, anche perché avrà luogo un voto segreto e le coscienze libere di questa Assemblea avranno la possibilità di votare. Così come avranno la possibilità di votare quei colleghi garantisti e quegli avvocati (e li conosco tutti) che da sempre sostengono che alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento non possano essere messi in discussione. Ne abbiamo discusso ampiamente nelle varie sedi e oggi, in questa sede, essi si vedono tarpate le ali della propria libera coscienza da un provvedimento che certamente, nell'intimo, non condividono.
È sbagliato anche il titolo di questo provvedimento, perché non si tratta più di attenuanti generiche, di recidiva e di giudizio di comparazione, ma di norme che riducono il termine di prescrizione nei confronti di procedimenti pendenti a carico di moltissimi delinquenti. Vi faccio qualche esempio oltre a quelli che sono stati portati in quest'aula.
Colleghi avvocati, signori magistrati che sedete in quest'aula, sapete benissimo, perché lo avete scritto (se qualcuno mai avesse pensato che non si trattasse di una norma sostanziale), che questo provvedimento in materia di prescrizione si applica immediatamente a tutti i processi in corso. Ciò è vero perché si tratta di una norma sostanziale e perché lo avete voluto scrivere nell'ultimo articolo. Come sapete, l'aggravamento delle pene si applicherà esclusivamente a quei reati che saranno commessi dopo l'entrata in vigore della legge. Sapete anche che la Corte di cassazione e le corti di appello scrivono nel fascicolo la data prescrizione per poter celebrare i processi entro tale termine. Sapete quante decine di migliaia di processi, in virtù di questa legge, andranno in prescrizione? Per salvare qualcuno, sapete quanti ne manderete fuori dal carcere (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-socialisti democratici italiani)?
Onorevole La Russa, mi appello a lei che faceva il gesto per indicarci di andare fuori e a tutti voi, anche di Alleanza nazionale, che avete sempre fatto della legalità un usbergo dell'attività parlamentare: possibile che non sappiate queste cose? Eppure, lì davanti ci sono diversi avvocati che hanno grande dignità e competenza e possono parlarvi di tali questioni. Appena la Cassazione sarà costretta a mettere il timbro «prescritto» su una marea di processi che hanno una scadenza fissata e che non arriveranno in fondo, dove ve la sbatterete la certezza della pena (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-socialisti democratici italiani), voi che siete responsabili di quanto sta succedendo oggi? Non mi potete dire di no, perché in coscienza sapete che è così.
Allora, questo articolo va rivisto. La disciplina della prescrizione va rivista, perché tutti voi sapete che le cose andrebbero così e non potete, per salvare qualcuno, fare uscire dal carcere tutti quelli che avreste voluto mantenere dentro di esso in base al principio generale di cui vi fate belli, ossia che l'ordine pubblico va salvaguardato, mentre formalmente adottate una normativa rigida, che però si applicherà successivamente.
Quando abbiamo redatto tale questione pregiudiziale avevamo di fronte un testo che non era condivisibile, il testo Cirielli. L'onorevole Cirielli ha avuto la dignità di ritirare la propria firma da un progetto che andava contro i suoi originari intendimenti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Verdi-L'Ulivo e Misto-socialisti democratici italiani). Signori di Alleanza nazionale, erano intenzioni che non condividevo, ma che rispettavo, quella di aggravare la pena e di impedire ai recidivi di ottenere troppo


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facilmente dei benefici. Non erano condivisibili dal mio punto di vista, ma erano rispettabili.
Ma nel momento in cui questo provvedimento è stato stravolto dalle fondamenta, creando oltretutto i presupposti per una destabilizzazione complessiva del sistema penalistico italiano, al solo fine di favorire taluno, nascondendo questa triste e infame realtà attraverso provvedimenti che all'opinione pubblica potevano essere venduti come tutela della sicurezza, allora ha fatto bene il collega Cirielli a lasciare andare per la loro strada coloro che si erano assunti la responsabilità di questo atto.
Avevamo espresso parere contrario perché non ci piaceva la rigidezza complessiva di questo provvedimento nella parte in cui contravveniva ai principi generali previsti dall'articolo 27 della Costituzione attraverso un sistema di rigida applicazione della pena.
Quando voi dite che non si possono dare, nell'ordinamento penitenziario che modificate, i permessi premio o la detenzione domiciliare ai recidivi, quando dite che vi sono limitazioni all'affidamento in prova ai recidivi, vi domando: sono veramente questi i provvedimenti che servono a creare un sistema di sicurezza? Quando parlate di Napoli non dovreste, prima di tutto, affrontare la questione come in parte ha fatto il ministro dell'interno ponendosi un problema diverso? Mi riferisco ai provvedimenti che si devono adottare per far sì che una città che ha avuto una civiltà antica riemerga dal dramma nel quale adesso è costretta a vivere, oppressa da una malavita che non lascia spazio ad alcuno (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Voi credete veramente che la recidiva sia la chiave attraverso cui affrontare il problema dell'ordine pubblico? Proibite tutti i benefici penitenziari ai recidivi tossicodipendenti! Mancava che ci scriveste anche «extracomunitari», poi avevate fatto una norma che rispecchiava la mentalità di qualcuno che si dimentica che gravi atti di sangue non avvengono soltanto a Napoli, ma anche nel nord Italia! È vero, signor ministro della giustizia? Tutto ciò avviene anche nella sua città, fra persone civilissime, tra giovani per i quali non si spiega la devianza se non attraverso una cattiva educazione che non ricevono in famiglia ma in una società in cui si stimolano i giovani, che pur lavorano, a cercare i soldi facili: questa è stata la giustificazione.
Questi sono i problemi. Voi non potrete mai affrontare i problemi della criminalità se non risolvete i problemi sociali ai quali è legato anche il problema del Mezzogiorno, di cui vi siete dimenticati pure in finanziaria (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti del deputato Vascon)! È inutile, caro Vascon, che fai così, perché a Lecco quel ragazzo è roba tua! I genitori disgraziati di quel ragazzo si confrontano anche con i problemi sociali che voi avete voluto negare e che non risolverete aumentando le pene per i recidivi, ma solo creando modelli sociali in cui la solidarietà e la socialità siano profondamente condivise da tutti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti del deputato Lussana).
Non risolverete tali problemi nemmeno modificando l'articolo 133 del codice penale. Lo sapete quello che avete fatto? Stamattina in Commissione tutti i giuristi presenti sono inorriditi quando hanno visto scippare alla possibilità che il giudice ha di determinare la pena tra il minimo e il massimo tutta una serie di criteri che andavano dalla valutazione della personalità del reo, alle circostanze di luogo e di tempo in cui il reato è stato commesso, alle condizioni ambientali, a tutto ciò che il giudice deve sapere.
Quello che molti di voi non sanno - ed è bene lo sappiano tutti coloro che non erano presenti nel Comitato dei nove - è che il Governo è stato costretto a ritirare l'emendamento riguardante l'articolo 132 del codice penale. Volevano togliere al giudice anche la possibilità di determinare la pena tra il minimo ed il massimo, dimenticandosi che quando la Costituzione,


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all'articolo 27, primo comma, dice che la responsabilità penale è personale, contemporaneamente attribuisce al giudice il dovere di valutare anche la persona che ha commesso il reato per sapere in quali condizioni si è trovata ad operare.
Colleghi avvocati, chi si sentirà mai in grado di difendere una situazione qualsiasi se non avrà la possibilità di porre dinanzi al giudice le condizioni oggettive in cui il reato è stato commesso o le condizioni personali?

PRESIDENTE. Onorevole Fanfani...

GIUSEPPE FANFANI. Concludo, signor Presidente.
Mi affido alla coscienza libera di coloro che sono in grado di capire.

ALFONSO GIANNI. E fai male...

GIUSEPPE FANFANI. Mi affido soprattutto alla coscienza libera, in questo voto segreto, di tutti coloro che hanno a cuore anche la dignità del Parlamento. Invoco l'approvazione di una questione pregiudiziale che potrebbe impedire a questa legge di essere approvata in fretta e furia e potrebbe consentire a tutti, con la disponibilità che il centrosinistra ha dato, di discutere del problema sicurezza in termini altamente più utili al popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-socialisti democratici italiani - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisapia, al quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia amarezza e il mio rammarico risiedono nel sapere già anticipatamente che la votazione su una questione pregiudiziale di costituzionalità sarà fondata, purtroppo, non su argomentazioni giuridiche o su una lettura dei principi costituzionali (in particolare l'articolo 27 della Costituzione), bensì sulla base dell'appartenenza ad uno schieramento politico. Questo il nostro gruppo parlamentare non lo ha mai fatto (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Abbiamo infatti sempre ragionato sulla base dei principi generali del nostro ordinamento, indipendentemente dal fatto che una legge potesse favorire o meno un determinato soggetto. Abbiamo sempre basato il nostro ragionamento, e quindi il nostro voto, sul criterio che la legge fosse finalizzata al raggiungimento di un interesse collettivo e non di quello del singolo.
Oggi ci troviamo di fronte ad un testo normativo apertamente incostituzionale e proprio perché ci sarà un voto segreto, confido che le coscienze possano prevalere sullo spirito di schieramento di gruppo e di partito. Vorrei ricordare, colleghi, l'articolo 27 della Costituzione, in tutte le sue parti: l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Sottolineo che stiamo parlando di imputati e non di persone giudicate con sentenza definitiva. Il terzo comma di tale articolo sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Ebbene, come si può pensare che le norme contenute nel provvedimento che si vuole esaminare - sulle quali molto si è discusso in Commissione, ma ben poco si potrà discutere in Assemblea, a causa dei tempi contingentati - non contrastino con l'articolo 27 della Costituzione? Peraltro, ciò risulta anche dal parere espresso dalla Commissione affari costituzionali - lo ricordo ai colleghi di quella Commissione, nella quale vi è una maggioranza di centrodestra ed un presidente rappresentativo, che è stato sempre al di sopra delle parti nell'ambito dei lavori della Commissione e che ha sempre valutato ed operato all'interno della Commissione sulla base del diritto e della Costituzione -, che formula un'osservazione particolarmente rilevante, sottolineando che l'inasprimento in via generale della normativa in tema di recidiva e in particolare la disposizione


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che prevede l'automatica applicazione dell'aumento di pena, senza quindi lasciare al giudice la possibilità di valutare anche altri elementi nel comminare in concreto la pena - laddove ogni pena deve essere adeguata al singolo fatto e alla persona che quel fatto ha commesso - potrebbe porsi in contrasto con il comma 3 dell'articolo 27 della Costituzione, che stabilisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.
Vi è di più: all'inizio della presente legislatura, questa maggioranza, la vostra maggioranza, ci ha proposto di riformare completamente il codice penale. Sono passati tre anni e mezzo, ma di questa riforma non c'è assolutamente nulla. Oggi, invece, c'è un provvedimento che deforma il codice penale! C'è un provvedimento che distrugge i principi cardine di uno Stato di diritto e i principi cardine di quell'articolo della Costituzione che sancisce il principio di eguaglianza, in base al quale non si può avere un trattamento diverso rispetto a persone che devono essere trattate nella stessa maniera nel momento in cui sono imputate dello stesso fatto.
Ed ancora, come non ricordare che il problema della sicurezza non si è mai risolto con l'inasprimento delle pene? Il problema della sicurezza non si è mai risolto eliminando una norma - perché di fatto questo provvedimento l'elimina -, come quella dell'articolo 133 del codice penale.
Quest'ultimo prevede che il giudice, non con una motivazione arbitraria, ma nell'esercizio del suo potere discrezionale, nell'ambito del minimo e del massimo della pena, debba tener conto della gravità del reato, desunta dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dal luogo e da ogni altra modalità dell'azione; dalla gravità del danno arrecato; dall'intensità del dolo o dal grado della colpa. Deve, altresì, tenere conto dei motivi a delinquere e del carattere del reo; dei precedenti penali e giudiziari, della condotta contemporanea e successiva al reato commesso e, soprattutto, delle condizioni di vita individuali, familiari e sociali del reo.
Le previsioni del provvedimento contrastano con l'articolo 3 e con tanti altri principi base del nostro ordinamento costituzionale (in particolare, l'articolo 27 della Costituzione); un soggetto tossicodipendente, quindi non per sua scelta, ma per una certa situazione personale, talvolta è costretto a commettere un reato. Ebbene, voi prevedete come unica risposta quella repressiva, anziché quella preventiva e di riabilitazione.
Con questo provvedimento create una situazione per cui a pena si aggiunge pena. Dal reato anche minimo potrebbe derivare una certa somma di pene; anche per reati dovuti alla necessità, al bisogno, alla fame o alla tossicodipendenza, piuttosto che al fatto di essere fuggiti da situazioni caratterizzate dalla fame, dalla miseria, dalla guerra, dalla persecuzione, per reati minimali arriveremo a comminare condanne fino ai 24 anni di reclusione.
Concludo con un appello in cui credo fermamente e realmente: state violando la Costituzione e state scardinando lo Stato di diritto. Il principio di eguaglianza non può essere minimamente limitato.
Spero che nel voto segreto la coscienza di ciascuno di noi prevalga sull'ordine che deriva da uno schieramento politico e che, soprattutto, si tenga conto dell'interesse dei cittadini, dell'interesse di tanti e non di pochi (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, vorrei rivolgermi ai colleghi della maggioranza, perché sono convinta davvero che molti di loro, che non hanno potuto seguire l'esame del provvedimento e che, probabilmente, hanno difficoltà, giustamente, ad addentrarsi in un sistema di norme strettamente e squisitamente tecniche, siano in preda ad un equivoco, ovviamente suggerito, montato, in qualche modo, se mi permettete il termine, imposto.


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L'equivoco è il seguente: si tratta di un provvedimento che, per un verso, ha una rilevanza esclusivamente personale, ma, per un altro verso, è anche controbilanciato da una serie di misure nei confronti dei cittadini italiani che vivono, con grande difficoltà, un senso di insicurezza e che reclamano, giustamente, come priorità la sicurezza e la legalità.
Lo dico, colleghi, anche perché ho seguito l'esame del provvedimento, come ciascuno di noi, e so bene che, durante l'iter complesso del medesimo, molti colleghi, quelli del gruppo dell'UDC, ma anche di Alleanza nazionale, hanno manifestato (lo ricordava poc'anzi anche il collega Fanfani) una difficoltà di adesione seria allo stesso.
Il cosiddetto pacchetto anticrimine, a cui l'onorevole Leone faceva riferimento, si è ridotto ad un meccanismo assai povero di contrasto alla criminalità, perché soltanto adesso prevede un aumento delle pene per il reato di cui all'articolo 416-bis, che, peraltro (colleghi, riflettete su tale aspetto), è necessitato dal fatto che occorre, a quanto pare, secondo il testo proposto dalla maggioranza e dal Governo, tagliare i tempi della prescrizione per moltissimi reati.
Non so cosa dire per non farvi dubitare delle mie parole e non farvi ritenere che esse siano capziose. Posso spendere la mia parola d'onore.
Altro che pacchetto sulla criminalità! Voi con questo testo state regalando agli italiani un regime che diminuisce da quindici ad otto anni i termini per la prescrizione del furto aggravato e dell'usura, da quindici ad otto anni e nove mesi quelli per l'incendio doloso e le lesioni gravi, da quindici ad otto anni quelli per la corruzione. Anche per il reato di criminalità organizzata, per i fatti già commessi e per i processi in itinere, magari già definiti con una sentenza di condanna in primo grado e in appello, si riducono i tempi di prescrizione. Ad esempio, per il delitto di associazione a delinquere, previsto dalla prima parte dell'articolo 416-bis, si passa da quindici a dodici anni. Se poi l'associazione è armata, si va da ventidue anni e sei mesi a venti anni.
In pratica, state offrendo ai cittadini italiani un sistema nel quale i reati che maggiormente li allarmano, li terrorizzano e li spaventano, colpendo la loro vita personale, i loro beni e addirittura la loro persona, si prescriveranno in un tempo per alcuni casi dimezzato rispetto a quello attuale. Voi state introducendo tale meccanismo anche per reati accertati con sentenza di condanna di primo e secondo grado, che cadranno comunque in prescrizione. Si tratta di un'amnistia sotterranea. Onorevoli colleghi, questo non può essere un pacchetto anticrimine né lo schermo dietro al quale vi nascondete (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Non è possibile! Non vorrei utilizzare toni enfatici o forti dal punto di vista simbolico, ma voi questo state regalando ai cittadini di Napoli e di tutta Italia che chiedono sicurezza!
In tempi non sospetti abbiamo detto che su questi temi siamo pienamente disposti a collaborare, purché se ne discuta separatamente dalle norme «salva Previti» (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Soprattutto, chiediamo che se ne discuta seriamente. Stiamo parlando di cose serie e lo sappiamo tutti.
Onorevoli colleghi, vi chiedo di tener conto di tutto questo nonché del nostro impegno, quali uomini e donne di onore. Siamo disposti a parlarne, come abbiamo fatto a Napoli. Eppure, i colleghi di Napoli sono traditi dal provvedimento in oggetto perché nessuna di quelle proposte vi è presente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Invece, ritengo che si debba parlare dei colleghi e dei cittadini di Napoli.
Onorevoli colleghi, occorre ragionare seriamente e separatamente delle norme anticrimine. Liberiamoci delle disposizioni «salva Previti» e saremo nelle condizioni di farlo. Sono convinta che in Parlamento esista una maggioranza attenta all'interesse


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nazionale, composta da singoli piuttosto che da gruppi. Si tratta di una maggioranza più attenta all'interesse nazionale piuttosto che agli interessi particolari (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e del Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, credo che siamo di fronte ad un provvedimento chiaramente incostituzionale per le numerose ragioni già espresse dai colleghi che mi hanno preceduto, ma soprattutto per un evidente contrasto con l'articolo 27 della Costituzione. Tale articolo, al terzo comma, cerca di definire il compito della sanzione penale all'interno di un quadro di riabilitazione e reinserimento alla vita sociale e ad un contesto civile di chi ha commesso il reato.
Non vi è alcun dubbio che, invece, il provvedimento in oggetto introduce norme ed articoli che stravolgono il codice penale e l'applicazione delle sanzioni, ponendole in netto contrasto con il suddetto articolo 27 della costituzione. Pertanto, siamo di fronte ad una vera e propria azione di «macelleria» del codice penale, tesa a fare di questa materia quello che è stato fatto con la legge finanziaria.
Quest'ultima ha ridotto le tasse e la pressione fiscale ai ceti medio-alti e a chi già molto guadagna e ha tolto in servizi sociali a chi già vive in una condizione di povertà e di disagio. Il provvedimento in esame compie un'operazione esattamente uguale in materia penale e di applicazione della sanzione penale, attraverso la modifica della recidiva e il ricorso al carcere e all'aggravamento della pena per i recidivi. Da una parte, infatti, si riduce il termine di prescrizione per i reati commessi dai «colletti bianchi» per i reati contro la pubblica amministrazione, che riguardano anche appartenenti all'attuale maggioranza, per i reati finanziari e societari. Osservo per inciso che, se il provvedimento in esame diverrà legge, il processo per i fatti del G8, per i quali sono stati ieri rinviati a giudizio...

GIORGIO BORNACIN. Vergognati!

PIER PAOLO CENTO. ...per i quali sono stati ieri rinviati a giudizio ventinove appartenenti alle forze dell'ordine...

GIORGIO BORNACIN. Vergognati! Mascalzone!

PRESIDENTE. Onorevole Cento, la prego di concludere.

PIER PAOLO CENTO. Sappiamo infatti che anche in tal caso l'obiettivo è quello di non far svolgere il processo, per coprire le responsabilità politiche di chi ha mandato al macello quei poliziotti, oltre a coloro che si trovavano all'interno della «Diaz».

GIORGIO BORNACIN. Sono tuoi amici! Bandito!

PRESIDENTE. Onorevole Bornacin, la richiamo all'ordine... Onorevole Bornacin, la richiamo all'ordine: la prossima volta si accomoda fuori!

PIER PAOLO CENTO. Si compie invece un'operazione esattamente opposta per quanto riguarda la recidiva, che colpisce quei reati di disagio sociale che sono tipici, ad esempio, dei tossicodipendenti, degli immigrati e di aree geografiche nelle quali la commissione di reati piccoli e ripetuti...

PRESIDENTE Onorevole Cento, la prego di concludere.

PIER PAOLO CENTO. Concludo, signor Presidente. Credo che tali valutazioni siano sufficienti per giudicare incostituzionale la norma in esame, in quanto in netto contrasto con l'articolo 27 della Costituzione. Mi auguro che nel segreto del voto ciascun deputato possa rispondere innanzitutto alla propria coscienza e alla propria coerenza, anziché ai Diktat dei capi


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gruppo e alla volontà del Governo e della maggioranza, che hanno da garantire l'impunità per alcuni imputati eccellenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, siamo ormai portati a ritenere da una serie ripetuta di fatti che questa maggioranza non sia in grado di svolgere un confronto politico aperto, serio, sereno, ma abbia bisogno di continui escamotage, forzature regolamentari, abbreviazioni dei termini ed escamotage tecnico-giuridici per portare avanti le proprie iniziative legislative, il più delle volte inconfessabili. Ci si nasconde dietro esigenze ed interessi generali per sostenere posizioni che diversamente non potrebbero essere sostenute.
Rivolgo con molta franchezza un richiamo ai colleghi che nella Commissione giustizia si battono invece perché prevalgano gli interessi generali: mi appello alla loro coscienza, affinché nel voto segreto si manifesti quella libertà di pensiero indispensabile per svolgere seriamente il mandato parlamentare.
E a quelli che, invece, fanno della demagogia sulla sicurezza la loro battaglia politica chiedo i motivi per i quali si impediscano importanti ragionamenti ricorrendo a posizioni che riducono lo scontro politico ad una pura gazzarra. Perché si avanzano proposte all'ultimo momento senza confessare esplicitamente quali sono gli obiettivi e portando addirittura taluni colleghi a ritirare la sottoscrizione a simili proposte di legge, che essi stessi hanno presentato?
Credo, allora, vi sia la necessità di cambiare le modalità del confronto e recuperare il rispetto delle reciproche posizioni. Certamente questo non lo si può ottenere con i metodi ai quali oggi abbiamo assistito, sia in Commissione giustizia sia in aula.
Per quanto riguarda le questioni di merito, voglio ricordare con molta franchezza che, certamente, nel nostro paese vi è bisogno di maggior sicurezza, ma tale obiettivo, in primo luogo, si conquista con la certezza della sanzione, con la rimozione delle ingiustizie sociali e si conquista anche con l'introduzione di una pena che rieduchi il reo e non che lo trasformi in qualcosa di peggiore. Sono tutte tematiche sulle quali potremmo confrontarci, ma siamo ripetutamente chiamati ad occuparci di questioni che solo apparentemente interessano tutti, ma che, invece, interessano soltanto i padroni di questa maggioranza.
In altra occasione ebbi modo di ricordare che l'attuale maggioranza opera in una sorta di libertà condizionata, di sovranità limitata: e ancora oggi ciò è confermato da questo comportamento.
Per queste e per molte altre ragioni, che tralascio, riteniamo indispensabile votare a favore delle questioni pregiudiziali presentate, per impedire che l'iter di tale provvedimento prosegua nelle condizioni in cui è stato proposto.
Sono convinto che sulle tematiche originarie vi poteva essere un confronto, certo con opinioni diverse ma con la possibilità di raggiungere un'intesa. Sicuramente con questi colpi di mano non c'è possibilità alcuna (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidero salutare una delegazione di parlamentari francesi, membri della sezione bilaterale di amicizia Francia-Italia, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune insieme al loro presidente, Michel Bouvard (Applausi). Rivolgo tale saluto ai nostri colleghi anche in nome di un'amicizia con la Francia che affonda le proprie tradizioni nella storia del nostro paese (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Cari colleghi, ho ascoltato con attenzione le parole di alcuni deputati, anche appassionate, come nel caso dell'onorevole Fanfani. Nei loro interventi essi avrebbero dovuto illustrare una questione pregiudiziale di incostituzionalità


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(così è stato per l'onorevole Fanfani, gliene do atto). Ma certamente nessuno poteva pretendere che il Presidente della Camera intervenisse per l'occhiuta indicazione di rispettare un articolo del regolamento che prescrive di intervenire sull'argomento oggetto di discussione. Infatti, a parte l'onorevole Fanfani, siete andati tutti fuori tema (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
Sulla questione della prescrizione non abbiamo alcun problema, come non ne ha avuti il senatore Fassone, dei DS, che ha presentato un disegno di legge assai più restrittivo, prevedendo addirittura la prescrizione processuale, quella sì che restringe inaccettabilmente i termini di prescrizione. Ma ne parleremo allorché discuteremo nel merito del progetto di legge.
Ora debbo attenermi alla questione pregiudiziale presentata dall'onorevole Fanfani. Egli lamenta che il testo di legge in discussione contrasterebbe con i principi costituzionali, in quanto non sarebbe improntato al senso di umanità della pena e alla tendenziale rieducazione del condannato. Siccome egli è un politico ma anche un tecnico avveduto, sa benissimo che tale questione pregiudiziale presenta un forte valore politico - lo riconosco - ma che nessun apprezzamento, invece, può ricevere dal punto di vista tecnico. In un sistema che ancora prevede l'ergastolo, figuriamoci se non possono essere commisurate le pene all'essere persona recidiva, recidiva infraquinquennale o recidiva reiterata. Figurarsi! Mi sembra veramente che ci si voglia arrampicare sugli specchi!
Onorevole Finocchiaro, esistono due concezioni completamente diverse. È inutile sostenere, da parte vostra, che se eliminassimo la parte della prescrizione, più tenue di quella che il senatore Fassone ha presentato al Senato (Commenti del deputato Kessler)...

FRANCESCO BONITO. È un falso! Bugiardo!

PRESIDENTE. Onorevole Bonito, per cortesia (Commenti del deputato Bonito). Onorevole Bonito, la richiamo all'ordine!

FRANCESCO BONITO. Ma si metta una mano sulla coscienza!

PRESIDENTE. Onorevole, l'ho richiamata all'ordine...

FRANCESCO BONITO. Non so se ha dimenticato...

PRESIDENTE. Onorevole Bonito, la richiamo nuovamente all'ordine! Lei che è così pacato (Commenti del deputato Bonito)...!

IGNAZIO LA RUSSA. Sta calmo! Se avesse dovuto richiamare all'ordine rispetto alle cose... Se qualcuno avesse gridato «falso!» rispetto alle cose che avete detto prima voi, non avremmo mai finito di parlare! Lasciami dire!
Credo che esistano, onorevole Finocchiaro, due concezioni diverse: per carità, legittime, ma non mi venite a dire che sareste pronti a discutere nel merito del cosiddetto pacchetto sicurezza di fronte ad alcuni provvedimenti urgenti, che non è possibile introdurre per decreto (ecco perché sono "agganciati" a questa proposta di legge)... Altrimenti, avremmo preferito adottare un decreto-legge, anche se sappiamo che la prassi, rispettata anche dal Colle, non è quella di consentire lo svolgimento di una discussione di decreti-legge su questi temi. Cosa stiamo cercando di introdurre? Una diversa considerazione per le persone che, nell'arco della vita o solo di cinque anni, commettono più volte dei reati, lo stesso reato o che commettono lo stesso reato nell'arco dei cinque anni. Cerchiamo, cioè, di commisurare, ad esempio, le misure di pena alternative non solo alla buona condotta, ma anche alla pericolosità dimostrata nella propria vita dalle persone stesse, che la prima volta vengono perdonate, la seconda volta vengono guardate con occhio benevolo e la terza volta in maniera più severa.


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Se dite che volete discutere di questo e poi presentate una questione pregiudiziale (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo), sostenendo che quel concetto va contro la Costituzione, di che cosa possiamo discutere insieme? Della filosofia? Dell'aspetto sociale di chi commette la pena? Importantissimo (Commenti del deputato Bonito), ma andate a dire a Napoli che vogliamo parlare solo di una cosa vera e giusta (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia), cioè del fatto che c'è bisogno di solidarietà per i camorristi o per chi commette reato! Non si può, certo! Bisogna togliere dalla strada i ragazzi, bisogna aiutarli. Sono cose (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) che sentiamo dire da cinquant'anni: nel frattempo chi viene arrestato, dopo pochi giorni, è di nuovo in strada a commettere nuovamente reati...

MARCELLA LUCIDI. Fate i processi!

GIORGIO PANATTONI. Sei fuori tema!

IGNAZIO LA RUSSA. Contro questo la presente proposta di legge si scaglia (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia - Applausi polemici dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole La Russa, concluda, perché ha terminato il tempo a sua disposizione!

IGNAZIO LA RUSSA. Ho concluso, Presidente.
Come vedete, stiamo parlando di improntare la nostra legislazione al principio dell'umanità della pena, che è cosa diversa dal mettere subito fuori chi commette un reato! Stiamo cercando di improntarla ad una maggiore disponibilità verso chi sbaglia, ma allo stesso tempo ad una severità maggiore verso chi continua a sbagliare! Se non siete d'accordo, spiegatelo ai cittadini perbene (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia)!

MARCELLA LUCIDI. Che c'entra?!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vitali. Ne ha facoltà.

LUIGI VITALI. Signor Presidente, ruberò poco tempo all'Assemblea, ma vorrei evidenziare con molta pacatezza, poiché siamo all'inizio di un esame che sarà sicuramente approfondito, a giudicare dagli interventi iniziali molto veementi, che è difficile potersi orientare attraverso gli interventi dei colleghi dell'opposizione.
A sentire, infatti, la collega Finocchiaro, questa norma metterebbe le ali ai delinquenti, facendoli uscire dal carcere e riducendo i termini prescrizionali, sui quali interverrò tra qualche minuto; ascoltando il collega Buemi, questa norma invece abbrutisce lo Stato perché determinerà aggravi di pena addirittura antieducativi! Io dico una cosa molto semplice, onorevole colleghi: con questa norma abbiamo innanzitutto stabilito in maniera certa, preventiva ed oggettiva, uguale per tutti cittadini, quale sia il tempo massimo nel quale il soggetto imputato deve sapere se è innocente o colpevole...

GIORGIO PANATTONI. Per domani, non per ieri!

LUIGI VITALI. ...e non come oggi, in cui dopo dieci o quindici anni, in caso di assoluzione, la condanna è stata già espiata, perché il processo stesso costituisce già una condanna anticipata!
Onorevole Finocchiaro, nel corso della discussione avremo modo di verificare che in moltissime fattispecie con questa norma i termini della prescrizione diminuiscono e non aumentano.

FRANCESCO BONITO. Corruzione!

LUIGI VITALI. ...ma siccome lei ha fatto una delle... Capisco...


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GIORGIO PANATTONI. Corruzione!

LUIGI VITALI. Poi parliamo della corruzione! Adesso parliamo della corruzione!

GIORGIO PANATTONI. Bravo!

LUIGI VITALI. A tale proposito, vi pongo la seguente domanda: abbiamo veramente bisogno di stabilire un termine di prescrizione più lungo, lasciando al giudice la discrezionalità di dichiarare o meno di non doversi procedere mediante il meccanismo della concessione delle attenuanti generiche, che ad un cittadino vengono concesse, mentre ad un altro, per lo stesso reato, non vengono concesse ...

PIERO RUZZANTE. È quello che state facendo voi!

LUIGI VITALI. ...o, invece, dobbiamo stabilire un principio uguale per tutti?
E quando, onorevoli colleghi (Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Purtroppo, mi rendo conto che è difficile parlare con chi non capisce questi problemi (Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

LUIGI VITALI. E quando parliamo delle lungaggini e dei reati che si prescrivono - fino ad oggi - perché un giudice concede le attenuanti generiche e le considera prevalenti mentre un altro giudice non le concede, dovremmo domandarci - mi rivolgo agli esperti di diritto, ai fini giuristi che siedono in questo ramo del Parlamento - perché si arrivi alla prescrizione e quanti anni durino le indagini preliminari.
Il nostro codice di procedura penale prevede una durata di sei mesi che, in casi eccezionali, può aumentare fino a due anni. Tuttavia, il legislatore del 1989 ha dimenticato di stabilire il termine entro il quale il pubblico ministero deve chiedere il rinvio a giudizio, per cui abbiamo indagini che durano ventiquattro mesi e fascicoli che giacciono presso l'ufficio del pubblico ministero per altri due o tre anni prima che sia chiesto il rinvio a giudizio (Commenti del deputato Panattoni)!

PRESIDENTE. Onorevole Panattoni, per favore!

LUIGI VITALI. E quando si arriva (Commenti del deputato Panattoni)...

PRESIDENTE. Onorevole Panattoni, la richiamo all'ordine!

LUIGI VITALI. E quando si arriva al dibattimento, il reato è bell'e prescritto!
Allora, il termine di prescrizione deve essere certo e deve essere calcolato in maniera oggettiva per tutti, perché le regole in materia di estinzione del reato devono valere erga omnes e non devono essere nella discrezionalità di questo o di quel giudice (Commenti del deputato Ruzzante)!
Onorevoli colleghi, poiché si sente parlare tanto dell'Europa, sappiamo come viene disciplinata la prescrizione nella democratica Spagna o nella civilissima Francia? In maniera ancora più leggera di come noi ci proponiamo di fare con la disciplina recata dal provvedimento in esame! Siamo in Europa, non nel Terzo mondo!
Per quanto riguarda la recidiva - e concludo, signor Presidente -, con la relativa disposizione si è cercato di soddisfare l'esigenza di sicurezza del cittadino, frustrata più che dalla commissione del reato grave (o non soltanto da essa) dalla ripetitività con la quale i medesimi soggetti delinquono (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Commenti del deputato Panattoni): ecco la ragione dell'inasprimento della pena in caso di recidiva!
Quanto all'entità dell'aumento, onorevole Pisapia, la decisione viene lasciata al giudice, fermo restando che la pena deve essere aumentata perché è stato accertato che il 60 o 70 per cento dei reati viene commesso dalle medesime persone. La


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disciplina che vogliamo introdurre tende a mettere in galera queste persone e a non farle uscire, non a tenerle fuori (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vitali.
È stata avanzata richiesta di votazione a scrutinio segreto sulla questione pregiudiziale Fanfani ed altri n. 1.
Ricordo, in proposito, che il voto sulle questioni pregiudiziali deve essere effettuato con le stesse modalità adottabili per la votazione finale del progetto di legge. Il provvedimento nel suo complesso verte su materia assoggettabile allo scrutinio segreto. Per tale ragione, infatti, non si è proceduto al contingentamento dei tempi di esame per la discussione nel primo calendario di iscrizione (novembre 2003).
Per quanto attiene alle materie oggetto del provvedimento, gli articoli dall'1 al 3 recano modifiche del codice penale che incidono sugli articoli 13, secondo comma, della Costituzione, 25, primo comma, della Costituzione e 27, terzo comma, della Costituzione, introducendo una disciplina significativamente divergente rispetto a quella vigente.
Il voto segreto deve ritenersi ammissibile, in base ai precedenti parlamentari ed alla giurisprudenza costituzionale, anche sulle restanti norme del provvedimento che introducono una serie di modifiche alla legge n. 354 del 1975 volte a ridurre o ad escludere, per i recidivi, una serie di benefici riguardanti il regime detentivo.
Lo scrutinio segreto sul voto finale del provvedimento e, conseguentemente, sulla questione pregiudiziale presentata deve pertanto essere ammesso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale di costituzionalità Fanfani ed altri n.1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 498
Maggioranza 250
Voti favorevoli 238
Voti contrari 260
(La Camera respinge - Vedi votazioni).

Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Gironda Veraldi non ha funzionato.
Prendo atto altresì che gli onorevoli Onnis, Rizzi e Zaccaria non sono riusciti a votare.

FRANCESCO BONITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, le chiedo se il fascicolo delle proposte emendative n. 10 contenga tutte le proposte emendative presentate al provvedimento al nostro esame e su cui l'Assemblea dovrà esprimere il proprio voto. Le pongo tale domanda, perché in Commissione ho visto circolare molte proposte emendative dattiloscritte su singoli fogli non facenti parte del fascicolo già stampato.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi chiedo un po' di attenzione. Se non si sta attenti, non ci si può lamentare delle conseguenze.
Onorevole Bonito, i fascicoli sono in distribuzione. La risposta è questa. Se vuole sapere qualcos'altro, deve chiederlo, altrimenti non capisco.

FRANCESCO BONITO. Signor Presidente, la sua risposta giustifica la mia domanda. Lei parla di «fascicoli» in distribuzione, quindi di altri stampati oltre al n. 10. Poiché fino a dieci minuti fa non ce ne erano, vorrei sapere se sono in distribuzione altri fascicoli.

PRESIDENTE. Onorevole Bonito, eventualmente domani sarà redatto un nuovo fascicolo comprendente le proposte emendative


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che non sono state inserite nello stampato n. 10. Capita abitualmente...

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