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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 13, con l'annessa tabella n. 13, al quale non sono riferiti emendamenti ammissibili (vedi l'allegato A - A.C. 5311 sezione 12).
Passiamo quindi alla votazione dell'articolo 13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, intervengo per motivare il nostro voto contrario sull'articolo 13. Abbiamo già avuto modo di sottolineare criticamente l'assenza di investimenti e politiche riguardanti l'agricoltura, un comparto fondamentale dell'economia del paese e del made in Italy.
Ciò che voglio sottolineare con estrema preoccupazione è la gravità dell'emendamento presentato dal Governo, dichiarato inammissibile, riguardante il settore e le politiche della pesca; con esso si proponeva sostanzialmente di sottrarre a tale settore un milione 327 mila euro. Vorrei richiamare l'attenzione del Governo e dell'Assemblea su una questione: durante la discussione delle leggi di bilancio e finanziaria in Commissione abbiamo già sottolineato i colpi pesanti inferti ad un settore sottoposto, nel nostro paese, ad un forte ridimensionamento. Ebbene, durante l'esame delle nostre proposte emendative in quella sede non si sono trovate nemmeno le ragioni per rimediare ad errori che gettano il settore nel caos.
Vorrei sottolineare alcuni punti: innanzitutto, la situazione di crisi a cui ho accennato; in secondo luogo, devo far presente che siamo ancora in assenza di finanziamenti e del piano triennale, piano che per due anni questo Parlamento ha prorogato; siamo inoltre di fronte al mancato completamento del piano di riconversione delle spadare, il che ha creato tensioni, caos e forte preoccupazione nel Mezzogiorno durante il periodo estivo e durante il periodo della pesca di quest'anno.
Si è ritenuto inoltre di non risolvere il problema dei canoni demaniali e nemmeno di affrontarlo con serietà, mettendo così in difficoltà, ad esempio, tutte quelle aziende che praticano l'attività di acquacoltura marina; si è infatti creata disparità, per quanto riguarda i benefici fiscali, tra chi pratica l'allevamento in acque lagunari e chi pratica la medesima attività in acque marine. Ripresenteremo questi emendamenti durante l'esame della legge finanziaria.
Per tutti questi motivi, annuncio che esprimeremo un voto contrario sull'articolo 13 (Applausi dei deputati dei gruppi misto - Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rava. Ne ha facoltà.
LINO RAVA. Signor Presidente, siamo contrari a questo articolo perché affronta in maniera parziale ed errata in termini di destinazione di risorse il tema dei danni dovuti alle calamità che colpiscono il settore agricolo.
Si tratta di un argomento di cui abbiamo discusso recentemente in Assemblea nonché, in modo più ampio, in Commissione: siamo in un momento di passaggio, in cui stiamo disegnando un nuovo sistema per ristorare i danni in agricoltura, passando dal sistema degli indennizzi ex post a quello degli aiuti ex ante. Spostiamo cioè l'intervento dello Stato da una forma di aiuto che interviene a seguito del verificarsi delle calamità naturali per ristorare gli agricoltori che hanno subito danni ad aiuti finalizzati a favorire la stipula di assicurazioni che gli agricoltori possono appunto sottoscrivere per garantirsi una certa stabilità di reddito.
Ebbene, questo sistema, come abbiamo già avuto modo di dire, necessita, per la sua completa applicazione, di un periodo transitorio: sappiamo infatti che nel 2004 - anno che, con il decreto legislativo n. 102 del 2004, doveva essere quello di piena applicazione dei sistemi assicurativi - soltanto il 15 per cento delle produzioni assicurabili lo sono state, mentre l'85 per cento è rimasto fuori da questo regime. Ciò è avvenuto sia perché il mondo agricolo dimostra una certa inerzia nell'affrontare cambiamenti così importanti, sia perché l'informazione non è stata sufficientemente veicolata. Abbiamo proposto l'adozione di un periodo transitorio sia in sede di esame del decreto legislativo sopra citato sia durante la recente discussione
del provvedimento che affrontava il problema dei danni causati da alcune calamità naturali: le nostre proposte sono state solo parzialmente accolte in relazione all'anno 2004 e dal 1o gennaio 2005 ci troveremo a fare i conti con lo stesso problema. Ebbene, dobbiamo affrontare la questione in modo serio.
Dobbiamo quindi sia mantenere il regime indennitario, magari penalizzando quelle imprese che, pur avendone la possibilità, non si assicurano, sia aumentare le risorse per il sistema assicurativo. Invece, con l'articolo 13 si fa esattamente il contrario: si spostano le poche risorse disponibili per dare una risposta ai danni derivanti dalle calamità naturali in agricoltura (come previsto dal citato decreto legislativo n. 102) dal capitolo degli interventi risarcitori al capitolo degli interventi assicurativi. Ciò naturalmente non risolve il problema, ma lo sposta soltanto di qualche mese in avanti.
Se si vuole affrontare seriamente il problema del ristoro dei danni derivanti dalle calamità naturali in agricoltura, per garantire un reddito alle imprese agricole che, a fronte di questo intervento dello Stato, danno una garanzia del mantenimento del territorio e dell'ambiente nazionale, occorre stanziare le giuste risorse.
Se si vuole far partire veramente questa previsione normativa, sappiamo che sul piano degli aiuti assicurativi le giuste risorse si aggirerebbero intorno ai 300-350 milioni di euro. Con l'articolo al nostro esame, si arriva invece, in totale, ad uno stanziamento pari a circa 150 milioni di euro: quindi, meno della metà delle risorse necessarie.
LINO RAVA. Peraltro, si fa questo togliendo tali risorse dal capitolo degli interventi risarcitori, che sono invece fondamentali.
È evidente che questo è un modo sbagliato di affrontare i problemi, ma è il solito sistema di questo Governo di fare il gioco delle tre carte, cioè di far girare gli stessi soldi su diversi capitoli, dando l'impressione ogni volta di affrontare e risolvere i problemi, mentre invece questi restano, purtroppo, sul tappeto. Mi auguro pertanto che, quando discuteremo delle proposte emendative agli articoli del disegno di legge finanziaria per il 2005, sia possibile dare una risposta a quest'esigenza, che noi poniamo, proveniente dal mondo agricolo; in questa fase, siamo infatti ancora molto distanti dal dare una risposta adeguata a tale esigenza.
Naturalmente, tutto ciò ci porta ad essere profondamente contrari all'articolo 13 ed al modo di comportarsi di questo Governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13, con l'annessa tabella n 13.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 404
Astenuti 3
Maggioranza 203
Hanno votato sì 218
Hanno votato no 186).
Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto e che ne avrebbe voluto esprimere uno favorevole.
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