Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 538 del 3/11/2004
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(Iniziative volte a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali della Barilla e ad evitare la chiusura di stabilimenti del sud - n. 3-03884)

PRESIDENTE. L'onorevole Adduce, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione, ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03884, (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).

SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, signor ministro, la Barilla chiude lo stabilimento di Matera, tra i più produttivi del gruppo (costruito, peraltro, con i famigerati fondi del terremoto del 1980), chiude il mulino di Termoli, trasferisce il centro di ricerca e sviluppo di Foggia a Parma, cessa la produzione di fette biscottate a Caserta. Si perdono, in tal modo, almeno 220 posti di lavoro diretti ed altrettanti indiretti, tutti al sud! Nel contempo, Barilla annuncia investimenti per 162 milioni di euro nel prossimo triennio, senza garanzie sulle concrete possibilità di sviluppo.
Le dichiarazioni di Barilla sono contraddittorie: ad esempio, vuole chiudere lo stabilimento di Matera perché lo ritiene logisticamente inadeguato, ma poi aggiunge che esistono problemi di mercato, vale a dire - cito testualmente - «debolezza della domanda, determinata dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie» (quindi, il problema sarebbe più generale). Quale coerenza c'è tra queste dichiarazioni, l'annuncio di chiusura e gli ipotetici investimenti?
Senza una politica economica ed industriale, soprattutto a favore del sud, continuano le crisi industriali.
Poiché il settore della pasta è un pezzo della storia meridionale, ci aspettiamo serie iniziative del Governo per scongiurare le chiusure annunciate.

PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, Barilla è la prima marca, in Italia e nel mondo, nella produzione di pasta; anche nei prodotti da forno è la prima in Italia, con un fatturato di circa 1642 milioni di euro e con 4655 dipendenti (dati riferiti al settembre 2003).
Come affermato dagli onorevoli interroganti, Barilla ha annunciato, il 29 ottobre 2004, un piano di riorganizzazione delle attività produttive nel settore della pasta che prevede investimenti per 162 milioni di euro nel periodo 2004-2007, la chiusura dello stabilimento di Matera e del mulino di Termoli ed il trasferimento del centro di ricerca da Foggia a Parma.
Ciò premesso, si deve fare presente che il Ministero delle attività produttive - pur manifestandosi disponibile a porre in essere tutto quanto può essere utile per la salvaguardia delle attività produttive e dei livelli occupazionali, specialmente nel meridione - non può interferire nella politica aziendale di una società a meno che non venga richiesta l'apertura di una vertenza al fine di esaminare la problematica di volta in volta evidenziata. Com'è noto, è all'uopo istituito, presso il ministero, un apposito ufficio che si occupa delle situazioni definite vertenze o crisi e che si attiva su richiesta dell'azienda o anche delle organizzazioni sindacali. Finora, richieste di questo tipo non sono pervenute, ma il ministero è disponibile a svolgere la predetta funzione qualora, nella sua autonomia, qualcuna delle parti in causa ne chieda l'intervento.
Gli interroganti enfatizzano l'affermazione della Barilla circa la debolezza della domanda determinata dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie. L'affermazione, che a dire degli interroganti dimostrerebbe l'assenza di una politica industriale ed economica da parte del Governo, offre l'occasione per confermare l'intenzione del Governo di intervenire sul versante della riduzione delle tasse, al fine di sostenere la domanda interna e di incentivare i consumi, già nell'ambito dei provvedimenti collegati al disegno di legge finanziaria. Da tale manovra industrie


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come la Barilla, che operano nel settore dei beni di largo consumo familiare, trarrebbero indirettamente beneficio.

PRESIDENTE. L'onorevole Roberto Barbieri, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

ROBERTO BARBIERI. Signor Presidente, nel porgere il mio saluto al ministro Giovanardi, colgo l'occasione per rilevare che alle molteplici interrogazioni a risposta immediata da me presentate sugli argomenti più disparati ha risposto sempre lui. Mi complimento, quindi, con il ministro per le sue vastissime competenze culturali e politiche; è sempre un piacere interloquire con lui.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. È reciproco...!

ROBERTO BARBIERI. Ciò premesso, esprimo la nostra insoddisfazione per una risposta che, in pratica, affermando che il ministero non può interferire nelle vicende aziendale, fa abdicare la politica al suo ruolo.
Forse, il ministro non sa che esistono una politica economica, una politica industriale ed una politica per il Mezzogiorno. Ovviamente, se si cancella qualsiasi intervento di politica economica e di fiscalità di vantaggio nel sud, si spingono le imprese localizzate nel Mezzogiorno ad andare via e quelle che vorrebbero impiantarvi nuovi stabilimenti a non venire più. Questi sono i risultati dell'assenza di politica industriale ed economica da parte del Governo.
Se il ministro Giovanardi (lo vorrei sottolineare con forza) condivide quanto affermato dalla Barilla nel suo documento interno, ossia che si registra la caduta della domanda dei consumi primari, come la pasta, dovrebbe rispondermi per quale motivo il Presidente del Consiglio e la sua maggioranza chiedono l'abbassamento delle tasse per i redditi più alti che certamente non hanno tale propensione al consumo. Se, invece, si abbassassero le aliquote per i redditi più bassi, certamente, sul piano tecnico, si alzerebbe la propensione al consumo e si troverebbe una domanda crescente anche per questi settori cosiddetti maturi, ma che, in realtà, in tutto il mondo esistono e troveranno sempre domanda.
Chiedo pertanto al ministro, che ha il dovere di monitorare l'azione della Barilla, anche perché si è insediata utilizzando soldi pubblici, in particolare con riferimento allo stabilimento di Matera, di occuparsi, diversamente da come è stato fatto in questa legge finanziaria, di politica del Mezzogiorno per favorire ed incentivare gli investimenti nel sud e consentire alle aziende di espandersi. Questo della Barilla (certamente metteremo in piedi la vertenza) è un piccolo esempio dei risultati prodotti dalla cancellazione dall'agenda politica del paese del sud e dei suoi problemi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Popolari-UDEUR).

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