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PRESIDENTE. L'onorevole Di Virgilio ha facoltà di
DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, l'interrogazione in esame nasce dalla constatazione che organi di stampa, spesso in modo infondato e contraddittorio, riferiscono notizie inesatte circa l'esistenza di «banche» di sangue da cordone ombelicale in Italia.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'uso clinico delle cellule staminali contenute nel sangue placentare iniziò al principio degli anni Novanta, dopo che venne data la dimostrazione che le cellule suddette sono in grado di ripopolare il midollo emopoietico, analogamente al trapianto di midollo. Nel febbraio 1993 furono costituite, quasi contemporaneamente, la «banca» di New York e la «banca» di Milano. Tali «banche» operano per fini solidaristici, ovvero in favore di terzi. Più recentemente è stato dimostrato per la prima volta, a Milano, che tali cellule staminali possono essere replicate in vitro, e ciò consente l'uso di questo prodotto anche nell'adulto e nel giovane di taglia maggiore.
PRESIDENTE. L'onorevole Di Virgilio ha facoltà di replicare.
DOMENICO DI VIRGILIO. Ringrazio il signor ministro per aver fornito delle notizie molto chiare ai cittadini italiani. Vorrei però sottolineare un aspetto. In Italia avvengono circa 500 mila parti all'anno e la donazione del cordone ombelicale è poco conosciuta. Mi risulta che non più del 20-25 per cento delle partorienti doni il cordone ombelicale. Mi sembra quindi necessaria una campagna di informazione e sensibilizzazione molto accurata.
staminali, che costituisce una valida alternativa ad esempio all'utilizzo del trapianto di midollo osseo, sia quanto da lei affermato, mi sembra che sia veramente giunto il momento che tutte le regioni si uniformino al fine di erogare identiche prestazioni a tutti i cittadini in tutto il paese, in forma diretta attraverso quel meccanismo da lei menzionato, cioè l'inserimento di tale metodologia nei livelli essenziali di assistenza, che costituiscono un punto di riferimento importante per il nostro Sistema sanitario nazionale.
I cittadini sentono parlare sempre di più dell'utilizzazione delle cellule staminali per la cura di malattie anche gravi e sanno bene che tali cellule staminali si trovano nel cordone ombelicale. Pertanto, numerose coppie chiedono di donare il cordone ombelicale, ma per proprio ed esclusivo uso, vale a dire per uso autologo.
Signor ministro, la possibilità di conservare il cordone ombelicale per uso autologo è ammessa in Italia? Se non lo è, per quale motivo? Qual è l'organizzazione delle «banche» di cordone ombelicale in Italia?
Inoltre, mi risulta che esista una disparità di trattamento a danno di coloro che non dispongono di un donatore familiare e devono dunque ricorrere alle «banche» citate. Al riguardo, vi è una differente disciplina tra le varie regioni: alcune attuano infatti l'assistenza diretta, mentre nelle altre si prevede l'assistenza indiretta. In quest'ultimo caso, il cittadino deve pagare la prestazione, il cui costo può superare i 20 mila euro, e usufruisce di un rimborso nella misura dell'80 per cento, che tuttavia viene erogato in tempi lunghi, con le conseguenti difficoltà.
Le chiedo, signor ministro, di rispondere a tali osservazioni, in modo da tranquillizzare i cittadini italiani.
Da qualche anno alcune imprese commerciali hanno proposto e attuato la conservazione del sangue placentare ad uso autologo, ovvero della donna che ha generato il bambino donatore e della sua famiglia. Questa pratica viene sconsigliata dai maggiori organismi internazionali, in quanto la probabilità che tale sangue placentare possa essere utilizzato dall'individuo che ne dispone la conservazione per uso autologo è estremamente remota. Un documento del Consiglio d'Europa del 19 maggio 2004 raccomanda agli Stati membri che l'istituzione di «banche» di sangue placentare debba basarsi sul principio della donazione solidaristica e volontaria ed il sangue placentare sia da utilizzarsi per trapianto allogenico e ricerca pertinente.
In Italia, non viene autorizzata la conservazione ad uso autologo, in quanto essa non risponde ai criteri di costo ed efficacia necessari per erogare prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale e non risponde alle raccomandazioni dei maggiori organismi internazionali. Fanno eccezione i donatori il cui sangue può essere utilizzato per un fratellino affetto da una malattia curabile con trapianto di cellule staminali: in questo caso, l'uso familiare è consentito ed è sostenuto a spese del servizio sanitario nazionale.
Va inoltre ricordato che la legge italiana prevede che il sangue, cui appartiene anche il sangue placentare, debba essere trattato esclusivamente da istituzioni pubbliche o private accreditate; mentre è fatto divieto ai privati di gestire unità di sangue. Per questo motivo l'ordinanza ministeriale del 25 febbraio 2004 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 2004) vieta la costituzione di banche private di sangue placentare e prevede altresì che per l'importazione e l'esportazione di queste unità sia necessaria l'autorizzazione del Ministero della salute. Tale autorizzazione, peraltro, può essere rilasciata a soggetti che a proprie spese decidano di ricorrere a banche private operanti all'estero per la conservazione di sangue placentare autologo, allorquando non ricorrano le indicazioni affinché questi campioni possano essere conservati presso le banche italiane.
Per quanto concerne il riconoscimento economico delle unità di cellule staminali placentari e delle cellule staminali espanse in vitro, questa sarà possibile tramite la manutenzione dei livelli essenziali dell'assistenza da parte della apposita commissione nazionale, che è già stata investita del problema.
Inoltre, proprio considerati sia la crescente attesa per l'utilizzo delle cellule


