Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 535 del 27/10/2004
Back Index Forward

Pag. 51


...
(Rispetto degli impegni assunti per la salvaguardia dei posti di lavoro nell'atto di acquisto dell'ETI - n. 3-03863)

PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03863 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, in data 24 luglio 2003 il Governo ha concluso il contratto di vendita di ETI a Bat. In due clausole del contratto di vendita - in particolare, agli articoli 8 e 10 - è previsto in modo estremamente chiaro l'impegno dell'acquirente a mantenere le attività produttive ed i livelli occupazionali ed a non procedere a licenziamenti.
Il 12 ottobre 2004, Bat ha inopinatamente deciso di avviare, per il tramite dell'Unione industriali di Roma, le procedure di mobilità per 141 lavoratori della


Pag. 52

manifattura di Bologna e 97 di quella di Scafati, con la previsione di chiusura di entrambi gli stabilimenti.
Poiché la suddetta scelta contraddice il contratto di vendita, la richiesta che noi rivolgiamo al Governo, in termini molto netti, è di imporre all'acquirente di rispettare gli accordi sottoscritti.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Grandi, anche per la precisione.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, cercherò di essere altrettanto preciso.
È indubbio che il compratore ha contrattualmente assunto alcuni impegni. In particolare, per quanto riguarda il sito di Scafati, Bat ha riferito che la procedura avviata non comporterà alcun licenziamento in quanto il personale dell'ex azienda autonoma Monopoli di Stato è tutelato dagli istituti in materia di sostegno del reddito e dell'occupazione nell'ambito dei processi di ristrutturazione aziendale previsti dal decreto legislativo n. 238 del 1998, istitutivo dell'Ente tabacchi italiano, mentre il rimanente personale troverà ricollocazione nell'ambito degli altri siti produttivi dell'azienda stessa. È prevista, inoltre, la possibilità di adottare, con il consenso dei lavoratori interessati, misure di incentivazione economica volte a favorire la riduzione del numero degli eventuali esuberi.
Inoltre, per quanto attiene alla sede di Bologna, Bat ha riferito che i lavoratori dell'ex azienda autonoma Monopoli di Stato potranno trovare tutela sulla base del citato decreto legislativo n. 238 del 1998, mentre il rimanente personale sarà ricollocato presso altre aziende locali a seguito di opportuni corsi di riqualificazione professionale.
Pertanto, l'intenzione dell'acquirente non è quella di procedere a licenziamenti collettivi, bensì quella di trovare un accordo con le organizzazioni sindacali al fine di evitare ogni ripercussione sociale connessa alle azioni di riorganizzazione rese necessarie dalla difficile situazione del contesto di riferimento determinata dal recesso unilaterale, esercitato dalla Philip Morris, dal contratto di produzione per conto. Tale recesso ha causato significative ricadute sui piani di produzione previsti per il 2004 e per gli anni a seguire.
Per quanto riguarda la possibilità di applicare le disposizioni recate dal decreto legislativo n. 238 del 1998 al personale della Bat, si fa presente che sono in corso alcuni approfondimenti.
Si aggiunge che l'articolo 10 del contratto di cessione della società ETI alla Britannica Italiana Tabacchi Spa, stipulato il 24 luglio 2003, obbliga la parte acquirente (gli obblighi sono stati sottoscritti) a garantire la salvaguardia dell'occupazione del personale dipendente in forza alla società e alle società controllate alla data di trasferimento, fatto salvo quanto concordato con le organizzazioni sindacali, dando esecuzione agli accordi già raggiunti con le competenti organizzazioni sindacali, a mantenere la sede principale della società in Roma, ad assicurare il rispetto delle professionalità acquisite e della localizzazione territoriale e il mantenimento dei trattamenti economici e normativi in essere, a non procedere a licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, individuali e plurimi, e a non procedere a licenziamenti collettivi.
Pertanto, ogni decisione aziendale in merito a vicende di carattere occupazionale dovrà essere concordata con le organizzazioni sindacali e sottoposta alla valutazione di questa amministrazione.

PRESIDENTE. L'onorevole Grandi ha facoltà di replicare.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, onorevole Giovanardi, innanzitutto bisogna demistificare la motivazione che è all'origine della decisione di Bat, ossia la diminuzione della produzione di sigarette in Italia. All'atto dell'acquisto, Bat sapeva molto bene ciò che faceva, tanto è vero che ha presentato un'offerta di acquisto più alta rispetto a quella degli altri gruppi e,


Pag. 53

poiché sapeva, non può improvvisamente scoprire che manca una parte della produzione. Sapeva di farsi carico di oneri ed, evidentemente, ne ha tenuto conto: non può improvvisamente scoprire che le cose stanno diversamente!
Occorre aggiungere che lei, ministro, nella sua risposta, sembra farsi carico un po' troppo degli argomenti di Bat. Infatti, il problema non è il modo in cui saranno collocati i lavoratori di Scafati o di Bologna (in un modo o nell'altro, le normative le conosciamo benissimo). Il problema è che Bat non può procedere alla messa in mobilità e ai licenziamenti di questi lavoratori. A noi non interessano le garanzie di Bat. A noi interessa che il venditore, in questo caso il ministro dell'economia e delle finanze, firmatario dell'accordo di vendita, chieda ed imponga il rispetto delle condizioni di vendita, in particolare di quanto previsto all'articolo 8, ossia il mantenimento del nucleo produttivo e del piano industriale, e all'articolo 10, ossia il mantenimento dei livelli occupazionali. Infatti, non si sta parlando semplicemente del modo in cui risolvere un problema. Stiamo cercando di evitare che si crei un problema di natura produttiva e industriale e, conseguentemente, di natura occupazionale. Altrimenti, significherebbe che il Governo ha venduto ETI ad un soggetto che sta pensando di tenersi il marchio e di interrompere gradualmente le attività produttive.
Il Governo ha sbagliato quando non ha chiesto la relazione semestrale prevista dall'accordo di vendita. Sbaglierebbe oggi se non impugnasse gli articoli di quest'accordo, imponendo all'acquirente il ritiro immediato dei licenziamenti, impedendo la procedura di mobilità ed imponendo il pieno rispetto dell'accordo di vendita (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

Back Index Forward