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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 43 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 6).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Presidente, un così breve tempo intercorso dall'inizio dell'intervento, erroneamente da me cominciato prima, consente di riprendere il filo del discorso...
Dopo aver discusso di cosa vorremmo fosse scritto in Costituzione, ora affrontiamo esattamente cosa e quando accadrà e scopriamo una situazione abbastanza grottesca. Questa mattina, il collega Intini ha descritto l'iter che ha portato alla formazione della proposta di riforma come una sorta di «giro in un supermercato» dove ciascun gruppo della maggioranza prende, a proprio piacimento, ciò a cui più è interessato: la devolution, l'interesse nazionale, il premierato e così via. Affrontando l'esame delle norme transitorie, scopriamo che alla fine del «giro nel supermercato» il pagamento sarà rateale: ognuno pagherà qualcosa in un tempo sufficientemente lungo.
Porto alcuni esempi per cercare di rendere esplicito ciò che - come abbiamo compreso - accadrà attraverso la scrittura dell'articolo in esame, peraltro abbastanza complesso. Abbiamo tre casi di decorrenza: alcune norme avranno decorrenza immediata, altre decorreranno dalla prima legislatura successiva a quella in corso al momento dell'entrata in vigore (con due opzioni temporali, 2006 e 2011); altre ancora decorreranno dalla seconda legislatura successiva all'approvazione. Guarda caso, vorrei dire al collega Carrara che ha molto insistito su questo punto, le norme che entreranno in vigore più tardi, sicuramente nel 2016, saranno quelle riguardanti la riduzione del numero dei parlamentari. Il collega Carrara ed altri ci hanno spiegato che tale norma serviva a risparmiare soldi dello Stato. La lungimiranza di tale intenzione arriva fino a dire che ciò accadrà nel 2016. Il vero messaggio è: cari colleghi deputati, cari colleghi senatori, approvate pure questa norma demagogica sulla riduzione dei parlamentari. Ce la venderemo a buon mercato nelle piazze, tanto, in realtà, accadrà nel 2016, cioè tra dodici anni.
PRESIDENTE. Onorevole Leoni...
CARLO LEONI. Signor Presidente, mi conceda altri 30 secondi.
Invece, entreranno in vigore immediatamente le modifiche al Titolo V integrate
dalla clausola dell'interesse nazionale e da quella dei poteri sostitutivi. Cozza clamorosamente con la logica che entri subito in vigore la riforma del Titolo V, ma non il Senato federale, non la sua nuova composizione. Quel pilastro che tutti abbiamo definito così indispensabile perché lo Stato fosse effettivamente federale e perché il Titolo V funzionasse effettivamente non entra subito in vigore, ma viene rimandato alle calende greche!
Questa è la logica della rateizzazione dell'entrata in vigore della riforma fatta per rassicurare i riformatori, ma che in realtà la dice lunga sul metodo seguito per elaborare la riforma stessa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fistarol. Ne ha facoltà.
MAURIZIO FISTAROL. Siamo quasi al termine di questo confronto parlamentare che è stato viziato fin dall'origine dal fatto che il testo base di questa lunga vicenda costituzionale è stato scritto in una baita. Non è quello il problema, perché l'aria fresca di montagna può favorire buoni pensieri. Il problema, fin dall'origine, era quello delle presenze nella baita. Nella baita stavano esponenti di partito intenti a scrivere una riforma della nostra Carta costituzionale nell'interesse di una maggioranza parlamentare, e non negli interessi del paese.
A quel testo sono seguiti adeguamenti, modifiche, anche miglioramenti, ma lievi e marginali rispetto alla natura di quel testo. Il centrosinistra è stato chiamato ad emendare una riforma già scritta, già definita per trovare un delicato equilibrio tra i diversi interessi dei partiti della Casa delle libertà. Le Costituzioni, perché siano buone, si dovrebbero, invece, scrivere insieme. Nonostante ciò, in Commissione ed in aula, il centrosinistra ha collaborato alla stesura della Carta presentando varie proposte, non si è ritirato sull'Aventino.
Qualcuno ha detto che anche noi, nella scorsa legislatura, avevamo scritto una riforma costituzionale a colpi di maggioranza. Vorrei ricordare che tale riforma in larga parte assumeva i contenuti unitari della Commissione bicamerale D'Alema. Soprattutto, tale riforma rispondeva a sollecitazioni e si faceva carico di dare risposte non a partiti della maggioranza, ma ad istanze diffuse nel paese.
Veramente pochi hanno ricordato un documento del 20 settembre 2000, nel quale comuni, province e regioni italiane, sia di centrodestra sia di centrosinistra, chiedevano al Parlamento di legiferare e di riformare, per non rendere vani gli sforzi di quella legislatura. Oggi invece questo testo non è condiviso da nessuno. Le modalità della vicenda costituzionale hanno voluto spingere il centrosinistra a fare opposizione a questa riforma. La nostra, tuttavia, non è un'opposizione conservatrice; essa è piuttosto l'opposizione di chi ha una diversa posizione riformatrice sul tema, sia sulla forma di Stato, sia sulla forma di governo.
Abbiamo criticato una finta devolution non perché troppo avanzata, ma perché avete partorito un mix velenoso e confuso di velleitaria devoluzione e di potente ritorno centralistico: un sistema rigido, antifederalista, contro ogni misura flessibile, contro l'autonomia regionale e contro l'elasticità consentita dalle velocità variabili.
PRESIDENTE. Onorevole Fistarol, la invito a concludere.
MAURIZIO FISTAROL. Abbiamo criticato il premierato assoluto e la minaccia di scioglimento, puntata alla tempia del Parlamento, non perché vogliamo Governi deboli, che manovre dei partiti possono far cadere in barba alla volontà dei cittadini sovrani - i Governi li scelgono i cittadini, non i segretari di partito! Al riguardo, non ho condiviso alcuni accenti nostalgici del nostro dibattito -, ma perché vogliamo pesi e contrappesi, un Governo forte e un Parlamento forte, con garanzie e controlli. Il ruolo del Parlamento non può rifarsi al parlamentarismo settecentesco, dove le decisioni prendevano forma nella libera discussione dei liberi rappresentanti del popolo.
MAURIZIO FISTAROL. Quella centralità parlamentare non esiste più e questo lo sappiamo tutti. Tuttavia, non è consigliabile svilire il ruolo parlamentare di indirizzo, di efficace controllo e di robusta rappresentanza reale degli interessi.
Questi sono solo pochi esempi di due linee di riforma, che si confrontano e si confronteranno davanti ai cittadini italiani. C'è una bella espressione, contenuta nella dichiarazione dei diritti girondino-giacobina, che dice: una generazione non ha il diritto di imporre la sua Costituzione alle generazioni future. Noi condividiamo quell'affermazione. Le Costituzioni non sono intoccabili, tuttavia se si modificano non si scrivono così, anteponendo piccoli interessi di una maggioranza agli interessi dell'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Albonetti. Ne ha facoltà.
GABRIELE ALBONETTI. All'interno di queste disposizioni transitorie, si annida una novità maligna, un grimaldello per un nuovo, ulteriore, smembramento del paese, che sta nel combinato disposto dei commi 8 e 9 dell'articolo 43, che consentono di dare vita a nuove regioni di almeno 1 milione di abitanti. Si tratta di un meccanismo semplificato, rispetto a quello previsto dall'articolo 132 della Costituzione vgente, che apre la strada ad un ulteriore sminuzzamento subregionale del paese, eliminando dal procedimento i filtri istituzionali di comuni, province e regioni, e consegnando a forme di consultazione plebiscitaria, limitate ai soli secessionandi, un'ulteriore ridefinizione degli assetti istituzionali.
Sembra una norma generale e può diventarlo se il paese prenderà la mano al legislatore, come può facilmente avvenire. Per ora, in realtà, tale nome ha un nome e un cognome ben precisi, una scaturigine politica dichiarata, un obiettivo non nascosto: si chiama volontà determinata di colpire l'unità dell'Emilia Romagna, questa regione che, unita, è oggi nel novero delle prime dieci regioni in Europa. L'idea perversa è quelle di dividerla ed indebolirla attraverso un'astratta invenzione istituzionale. Mi si consenta di dire che siamo di fronte ad un romagnolismo degli stenterelli, di chi, pur pretendendo di rappresentare gli interessi di questa regione, non ama l'Emilia Romagna, non ama né gli emiliani, né i romagnoli. Non c'è infatti alcuna ragione obiettiva per separare l'Emilia dalla Romagna. Non c'è una Romagna penalizzata e figliastra dell'Emilia matrigna. Tutti i dati dei trend economici e sociali ci dicono, anzi, che negli ultimi anni le province romagnole vanno un po' più forte di quelle emiliane.
L'analisi dei bilanci regionali ci dice che l'utilizzo delle risorse sul territorio è equo ed equilibrato, anzi proprio la divisione provocherebbe danni ad ambedue. L'unico vantaggio è per il ceto politico: una cinquantina di posti da consiglieri regionali in più, una decina da assessori e via discorrendo. Questo bisogno non nasce neppure dal territorio e dalla comunità romagnola.
L'identità culturale della Romagna ha una sua nobiltà, radici profonde, una dignità e una suggestione che ha trovato interpreti straordinari che hanno saputo proporre al mondo la malinconica dolcezza di questa terra. Penso a Federico Fellini, a Tonino Guerra, nel passato a Giovanni Pascoli, a Francesco Serantini, persino al liscio di Secondo Casadei. I cantori della Romagna sono andati per il mondo, ma non hanno mai avuto un'idea piccola della loro terra. I romagnoli sono fieri di sé, ma l'autonomismo istituzionale non ha alcun corso reale nel corpo vivo della società romagnola e vorrei dirlo a chi di voi pensasse di cavalcarlo per vantaggi elettorali. L'autonomismo romagnolo non dà voti, come si è dimostrato ogni volta che qualcuno ha provato a testarne il gradimento e la capacità di mobilitazione
elettorale. Se non dà voti ai suoi padri nobili, uomini di grande dignità, figure umane politiche di tutto rispetto, come l'onorevole Servadei e il senatore Cappelli, ne darà ancora meno ai loro improvvisati sponsor, la cui statura politica è assai più incerta.
Dunque, non vi è alcuna ragione che giustifichi l'inserimento nella nuova Carta costituzionale di una procedura diversa da quella prevista dal vigente articolo 132, perché, in questo modo, si apre la strada ad avventure di cui nessuno è in grado di valutare le conseguenze. Chi potrà domani dire di «no» alla Lunezia, al Sannio, alla Tuscia e via discorrendo?
Si delinea la prospettiva di un Vietnam istituzionale che aprirà ulteriori fratture in un paese che ha, invece, urgente bisogno di ritrovare il senso dello stare insieme nelle comunità locali, regionali ed in quella nazionale.
Vi prego, dunque, di fermarvi, di ripensarci e lo dico anche a nome della stragrande maggioranza dei romagnoli di centrosinistra e di centrodestra che hanno la testa sulle spalle.
Che strano destino il nostro: fummo annessi all'unità d'Italia con un plebiscito e con un plebiscito si vorrebbe oggi disarticolarci, con la differenza, non insignificante, che, allora, il promotore fu il conte di Cavour, mentre oggi, nel migliore dei casi, sarà l'onorevole Carlo Giovanardi, e con l'altra differenza che ci farete solo perdere tempo, perché quel plebiscito questa volta lo perderete, andando incontro ad una nuova pesante sconfitta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pacini. Ne ha facoltà.
MARCELLO PACINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che sia l'ultima volta che prendo la parola in questa sessione di lavori costituzionali della Camera e mi fa molto piacere farlo, perché si sta discutendo di norme transitorie, le quali permettono di dare uno sguardo d'insieme, di prevedere un calendario dell'attuazione della riforma e di capire nessi fra l'oggi e il domani. Penso anche che sia possibile fare un bilancio positivo del lavoro di questa Assemblea a partire dal 13 settembre, perché abbiamo disegnato una nuova forma di governo e una nuova forma di Stato. Abbiamo disegnato una Repubblica federale come era negli auspici. Penso anche che la Casa delle libertà abbia fatto una scelta positiva, quando ha deciso di proporre, in applicazione dell'articolo 138 della Costituzione, una grande riforma.
Questa scelta è stata criticata, ma, in realtà, era nell'ordine delle cose. Non vi erano altre possibilità operative, perché dopo questa esperienza, concordo con quanti ritengono che la via delle Costituenti ormai è superata dalla storia e dai tempi, perché viviamo in una società mediatizzata, in cui tutti sanno tutto ed il grande dibattito politico si svolge in sedi diverse da quelle parlamentari.
Ma questa nuova situazione dobbiamo giudicarla positivamente, perché non è mai accaduto nella storia delle società europee, occidentali e mondiali che vi siano stati cittadini così informati, così consapevoli e così partecipi della vita politica, come quelli che vivono in questo momento nel nostro paese.
Quindi, questa società mediatizzata oltre ai difetti ha anche molti pregi.
Credo che, di fronte a questa situazione così diversa e così matura, si debba prendere atto che il ricorso all'articolo 138 della Costituzione è la via per proseguire anche nella riflessione costituzionale, che non mancherà di essere svolta anche in futuro.
Un professore di diritto costituzionale potrebbe dire che il tempo della Costituzione rigida è superato dagli eventi e dalla storia e che ora anche la nostra Costituzione si avvia a divenire flessibile attraverso la procedura rafforzata prevista nell'articolo 138.
Se osserviamo il calendario dei nostri lavori possiamo notare che vi sono alcune scadenze immediate, in particolare con
riferimento al nuovo articolo 117, e alcune scadenze differite. Il nuovo Senato entrerà in funzione nel 2011, il Presidente della Repubblica sarà eletto con nuove norme nel 2016, ma tale calendario non va considerato come una anomalia, costituendo il modo concreto con cui si realizza un processo così importante e significativo come la piena attuazione del federalismo.
Stiamo realizzando questa grande riforma sotto il profilo dell'istituzione del federalismo, quando il federalismo è già in itinere. Infatti, già esistono fiorenti rapporti tra le regioni e lo Stato, esiste già una Conferenza Stato-regioni, che ora abbiamo costituzionalizzato, ma che di fatto è pienamente operativa e idonea all'adempimento dei propri compiti.
Mi auguro che il federalismo effettivo possa realizzarsi compiutamente nelle regioni senza essere influenzato dal dibattito politico e che i principi generali di collaborazione e di sussidiarietà trovino immediata applicazione nei rapporti tra le regioni e lo Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Siamo di fronte a norme transitorie che, apparentemente, indicano una preveggenza del legislatore per molti anni, visto che la durata degli avvenimenti politici si è molto accorciata negli ultimi tempi; qui addirittura si parla del 2011, del 2016.
Immagino l'onorevole Donato Bruno dire ai propri nipoti di aver preparato il loro futuro, ma non so se sarà una buona sorpresa per quei nipoti!
Mi pare che ci sia un procrastinamento dei tempi che denuncia una certa titubanza del legislatore. Tale titubanza è indice di incertezza, al contrario della determinazione che si vorrebbe per il Presidente del Consiglio. È il contrario della «di-rezione», ovvero l'egemonia lungo una retta o un vettore fisicamente determinato. Insomma, tutto questo mi pare un disastro. Per tale ragione sono contrario all'articolo 43.
PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni...
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, la ringrazio per la scampanellata, perché in questo modo mi toglie dall'imbarazzo. Sono contrario, contrario, contrario (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Raisi. Ne ha facoltà.
ENZO RAISI. Signor Presidente, ho ascoltato attentamente l'intervento del collega Albonetti. Non so, quindi, se ai suoi conterranei romagnoli abbia fatto piacere di essere stati paragonati al Sannio e alla Tuscia. Con tutto il rispetto per queste realtà, la Romagna ha una tradizione culturale e storica e ha dato grandi personaggi a questo paese. Credo che da anni, comunque da molto tempo, vi sia in questa parte d'Italia la voglia di avere una propria autonomia e una propria realtà rappresentativa.
Mi dispiace che l'onorevole Albonetti riduca tutto a questioni puramente elettorali. Infatti, sa bene che la richiesta di autonomia della Romagna viene da lontano e non sono convinto - come lo è invece lui - che vi sia una maggioranza in un senso o nell'altro. Credo però che sia giusto verificare l'effettiva volontà dei romagnoli. Dico questo da emiliano, perché non ci vedo nulla di male. Non credo che questo sia offensivo o che si voglia ridurre a piccola entità un territorio così importante come la Romagna.
Oggi la Romagna vede già alcuni doppioni per quanto riguarda alcuni uffici regionali o le università sul proprio territorio e indubbiamente nutre obiettivi ed interessi forse molto diversi da quelli dell'Emilia. Credo però che questo spetti stabilirlo proprio ai romagnoli. Non capisco la paura e il timore, paternalistici e tipici della dirigenza di sinistra dell'Emilia-Romagna, di impedire ai romagnoli di decidere il proprio futuro, se mai questo potrà verificarsi.
In tutta serenità, credo che la paura sia la vostra, la paura che dopo tanti anni di conformismo politico e di sistema qualcosa possa cambiare in questi due territori, se davvero la Romagna si dovesse dividere dall'Emilia. Ma non è su questo che si basano il mio desiderio e la mia volontà. Auspico che i romagnoli possano decidere in merito al loro futuro. Nutro il desiderio di poter vedere la possibilità per i romagnoli di effettuare una scelta democratica per decidere sul loro futuro.
Ben venga, quindi, tale opportunità tramite un referendum che dia la parola ai romagnoli per dire la loro sul loro futuro e decidere sulla volontà di rimanere insieme all'Emilia oppure diventare finalmente regione Romagna (Applausi del deputato Polledri).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Signor Presidente, siamo arrivati alle norme transitorie. Sono certo che ci siamo arrivati senza nutrire alcuna soddisfazione per il lavoro svolto. La soddisfazione non la nutriamo noi dell'opposizione, perché non condividiamo i contenuti di questa riforma, ma probabilmente non c'è soddisfazione neppure nei colleghi della maggioranza, non solo per il clima creatosi, ma anche per il profilo dei principali temi inseriti all'interno di questo testo. Tali temi, infatti, non corrispondono neppure alle attese e alle aspettative dell'inizio, annacquati in una minestra diventata molto insapore.
Esiste una grossa differenza tra quanto abbiamo fatto in questi giorni e quello che realizzò l'Assemblea costituente quando approvò il testo della Costituzione, recependo lo spirito di un popolo, non le indicazioni di taluni saggi chiusi in qualche baita. Affrontiamo, quindi, queste norme transitorie che ormai non servono che a riempire qualche buco o qualche desiderio finora rimasto inespresso o, infine, a piantare qualche bandierina che non si è riusciti ancora a collocare all'interno del contesto generale. Sicuramente non servono a rendere questo testo più confacente per il nostro paese, perché sarebbe anche un tentativo inutile ed infruttuoso. Ci aspettiamo che gli emendamenti da noi presentati siano valutati con grande attenzione...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Rosato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, ci troviamo ormai nella fase conclusiva dell'esame del provvedimento di riforma della Carta costituzionale. Abbiamo chiesto ripetutamente una pausa e una riflessione da parte del Parlamento e, in particolare, dei colleghi della maggioranza. Non abbiamo tuttavia registrato tale riflessione, in quanto alle continue richieste provenienti dai banchi dell'opposizione sono state date ben poche risposte.
Si tratta di una riforma frutto di un compromesso, di un testo disarticolato e, da molti punti di vista, contraddittorio e incomprensibile, in cui ciascuna forza di maggioranza ha imposto qualcosa. Non registriamo alcuna armonia in questa riforma. D'altronde, cosa aspettarsi quando la Lega è separatista, Alleanza nazionale è statalista, Forza Italia è preoccupata del Governo per domani mattina e l'UDC vorrebbe ma non può?
Onorevoli colleghi della Lega, avete la responsabilità di portare a casa la devolution, una bandiera stralciata, ma la verità è che affidate questo paese a un premierato forte (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, rispondo brevemente alle osservazioni del collega Pacini, il quale ha affermato che probabilmente abbiamo una Costituzione meno rigida. In realtà, con l'«involution» si realizzano rigidità difficili da risolvere e con il premierato, o «Silvierato» che dir si voglia, si determina una lesione della forma parlamentare che
è alla base dell'ordinamento repubblicano, come è scritto nell'ordine del giorno Perassi dell'Assemblea costituente. Si tratta di un tema che sarà oggetto di valutazioni anche da parte delle autorità di garanzia e che affronteremo nuovamente.
La confusione emerge anche dalla disciplina transitoria. Vi sono, infatti, tre categorie di norme: quelle ad efficacia immediata, quelle che decorrono dalla legislatura successiva ed, infine, quelle destinate ad acquistare efficacia a decorrere dalla seconda legislatura successiva, e dunque presumibilmente dal 2016. Anche da tali disposizioni transitorie emerge la mancanza di visione del futuro e di credibilità della riforma (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, esaminando attentamente le disposizioni transitorie di questo «pasticciaccio brutto» che sta ormai giungendo alla conclusione, chi, come chi vi parla, è nettamente contrario alla riforma, dovrebbe trarre qualche motivo di soddisfazione. Infatti, le norme transitorie relative all'entrata in vigore della nuova disciplina sono talmente confuse e pasticciate che è prevedibile ciò che si legge da più parti, vale a dire che l'impianto costituzionale così delineato entrerà in vigore nel 2016.
Di qui al 2016 correrà tanto tempo, e non solo per il referendum che mi auguro si svolga e faccia finire nel nulla queste storie. Vi è tutto il tempo affinché il dio padano torni sull'Olimpo ed abbandoni le sorgenti del Po... Vi è tutto il tempo perché il buonsenso torni a parlare nel nostro paese e perché il ricatto continuo del mediatico Presidente del Consiglio - non ancora Primo ministro - abbia a cessare.
Se veramente queste sono le norme transitorie, potremmo considerare quanto ci accingiamo a votare ciò che i francesi definiscono uno chiffon de papier. È il regalo fatto alla Lega perché non abbandoni il Governo e lo faccia durare ancora un anno e mezzo; è il contentino ad Allenza nazionale affinché non si vergogni troppo con i suoi elettori delle concessioni fatte alla Lega, almeno nominalmente. Vorrei infatti sapere dai colleghi della Lega come faranno a spiegare ai loro elettori che vi è stata una effettiva devoluzione...
Le parole, gli scritti, sono però come pietre. Resta questo fenomeno della riforma costituzionale voluta (Commenti del deputato Guido Dussin)... Ho tanto tempo, venti minuti, e ti annoio finché ne ho voglia...
Se dovessimo tener presente che ogni atto di questo Parlamento è come una pietra nella storia della nostra Repubblica e del nostro paese, dovremmo dire che il mese che abbiamo appena trascorso in quest'aula, tentando di compiere il nostro dovere, passerà alla storia come un mese veramente nefasto. Abbiamo approvato disposizioni tra loro contraddittorie che, se considerate singolarmente, sono vergognose e, se considerate nel loro complesso, sono ancora più vergognose!
Assistiamo ad un provvedimento che nasce, come ho ricordato poc'anzi, e come per coscienza devo ripetere, grazie ad un compromesso. La Lega, con il suo leader malato (al quale vanno personalmente i miei migliori auguri), insiste per portare a casa qualcosa da vendere al popolo padano che si riunisce in quel di Pontida. Tra l'altro, non ho mai compreso perché vogliano mettersi le corna, di solito la gente tenta di nasconderle...
Vi è poi l'altro passaggio, che riguarda Alleanza nazionale, la quale probabilmente crede di più al premierato, perché corrisponde al suo DNA, ma che, ancora una volta, nonostante gli sforzi dialettici, encomiabili e seri, dell'onorevole Pacini, riceve un sì da Forza Italia perché così si continua a stare al Governo.
Devo ora tristemente ripetere quanto ho già ricordato. E cioè che i colleghi dell'UDC hanno dato la patetica impressione di quelli che vorrebbero ma non possono. Ogni tanto hanno avviato un
tentativo di ribellione ma, poi, sono stati richiamati all'ordine e diligentemente si sono allineati.
Questo sistema non è nell'animo di un'Assemblea costituente. Pensate che in questa aula si è discussa la nostra Costituzione. Al mattino si litigava, a causa dei gravissimi problemi di governo (si pensi a De Gasperi che cacciò i comunisti dal Governo), mentre al pomeriggio vi era un reale spirito costituente, che ha portato ad una Costituzione le cui radici risiedono in culture e ideologie diverse ma che, tutto sommato, ha retto decorosamente questo nostro paese, un paese andato avanti bene per oltre cinquant'anni.
Adesso noi stiamo per votare una Carta costituzionale nuova, che solo apparentemente tocca la seconda parte della Costituzione, perché molti suoi articoli hanno una connessione diretta con la prima parte. Pensate al principio di eguaglianza dei deputati, che viene violato perché il deputato appartenente alla maggioranza è soggetto a regole - che violano, oltretutto, anche il principio del mandato imperativo - cui non è tenuto il deputato di minoranza, il quale può cambiare opinione, mentre non la può cambiare il deputato di maggioranza, con la possibilità di porre in crisi il Governo, riprendendo la via delle elezioni.
Voi state per approvare una riforma costituzionale che ha almeno tre punti che veramente confliggono con i principi del costituzionalismo moderno e più razionale. Il primo è quello della cosiddetta devolution (Commenti)...Ti ho già detto che le tue interruzioni non mi toccano: sono abituato a fare questo mestiere!
Ecco qui che abbiamo la prima violazione, che è quella che può compromettere l'unità del nostro paese. Ma vi rendete conto cosa vuol dire che il Presidente della Repubblica garantisce l'unità federale? Ha cercato di spiegarlo bene durante il dibattito Luciano Violante; è una contraddizione in re ipsa, perché o è unità o è federazione. L'unità federale è qualcosa che non sta insieme, se non per accontentare gli amici che si riuniscono in quel di Pontida.
Debbo dire che francamente, esaminando il testo articolo per articolo, forse questo principio di dissoluzione del paese non c'è, nel senso che le norme della Costituzione che avete votato sono tali e talmente contraddittorie che non portano alla dissoluzione, ma certamente portano ad uno stato di grandissima confusione: avere lasciato le stesse materie sia alla competenza esclusiva dello Stato sia alla competenza esclusiva delle regioni crea un caos costituzionale che non ha eguali.
Per quanto riguarda il secondo punto, già discusso nei giorni scorsi, avete sminuito gli istituti di garanzia tradizionali di una democrazia: la figura del Presidente della Repubblica, che, in parte, ha perduto i propri poteri e, per altra parte, è stata politicizzata; la Corte costituzionale, che è diventata effettivamente un luogo politico e non un luogo di garanzia; infine, il più grave vulnus al principio democratico di una libera Repubblica, è quello che si è perpetrato oggi, affidando al Primo ministro, al cosiddetto premier (va a sapere perché questo uso delle parole straniere: forse piacciono all'attuale Presidente del consiglio!) poteri in forza dei quali abbiamo un Parlamento succube del Primo ministro ed un Primo ministro che è il domatore di ciò che avviene all'interno del Consiglio dei ministri.
Non so perché non abbiate scritto che il Primo ministro può usare durante la seduta del Consiglio dei ministri anche la frusta, visto che può nominare i ministri, revocarli, fare tutto ciò che vuole, senza che vi sia un bilanciamento di poteri, che può risiedere soltanto nel Parlamento.
Con il voto di oggi, voi avete ucciso la centralità del Parlamento ed ogni democrazia è viva se ha un Parlamento libero. Ecco le ragioni di fondo per cui, da un lato, diciamo «no» a questa riforma e, dall'altro, esprimiamo l'auspicio - lasciatemelo dire - che attraverso il gioco pasticciato dei rinvii e dei controrinvii previsti dalle norme transitorie questa riforma non rappresenti che un momento propagandistico. Non so a chi sia utile: lo dirà il referendum, ma io mi auguro fermamente che, proprio per l'articolazione
delle norme transitorie, essa non abbia mai applicazione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Alleanza Popolare e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Applausi polemici dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, quando si approva una Costituzione, le norme finali e transitorie si rendono oggettivamente necessarie, ma quelle contenute nell'articolo 43 del disegno di legge costituzionale al nostro esame contengono, com'è già stato rilevato da qualche collega, alcune «mine a tempo», assai pericolose per l'unità del nostro paese e per quella coesione di cui si avverte la necessità.
Penso al comma 11, riguardante il sistema tributario ed attuativo dell'articolo 119 della Costituzione, ed al comma 8, che lascia aperta una porta alla costituzione di eventuali nuove regioni. In particolare, credo che quest'ultima norma andasse espunta in quanto pericolosa. Non sappiamo cosa potrà succedere, caro Presidente, anche nel suo Sannio! Sono convinto che le popolazioni emiliane o della Tuscia o del Sannio sapranno dimostrare saggezza rispetto a questa scelta scellerata che mina l'unità del paese, della quale vi è tanto bisogno.
Questa pseudoriforma mette a rischio l'unità del paese, svilisce il Parlamento ed addensa tutte le competenze nelle mani di una persona che, già oggi, ordina alla sua maggioranza di approvare leggi siffatte in maniera scellerata (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bielli. Ne ha facoltà.
VALTER BIELLI. Signor Presidente, il mio intervento riguarda soprattutto la possibilità di istituire nuove regioni. Vorrei partire da un dato, rivolgendomi principalmente ai romagnoli, ma non solo a costoro.
In Assemblea costituente si discusse molto della possibilità di istituire la regione Romagna, con capoluogo Bologna. Se ne discusse a tal punto che, alla fine, sembrò affermarsi la tesi orientata in tal senso. Tuttavia, giunti ad un passo dall'adottare tale soluzione, i costituenti si fermarono. Li indusse a desistere un intervento straordinario di Nilde Iotti. Ella affermò che il tratto distintivo dell'Emilia Romagna era costituito dalla via Emilia, che univa tutte le città emiliano-romagnole e che tracciava una linea continua attorno alla quale si era sviluppata tutta la regione.
Oggi, ci sentiamo dire che si può fare una nuova regione purché questa abbia un minimo di un milione di abitanti! Io vorrei invitare i colleghi a riflettere: il caso della Romagna potrebbe riproporsi, ad esempio, per il Montefeltro; ma la regione Marche e Pesaro cosa ne pensano? E perché non dovremmo pensare di nuovo alla Romagna, visto che i costituenti stessi si posero, tanti anni fa, in tale ottica?
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bielli...
VALTER BIELLI. È importante salvare la regione Emilia Romagna, che voi volete frantumare per avere un potere forte (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani )...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bielli.
Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, il parere della Commissione è contrario sui subemendamenti Boato 0.43.250.2, Leoni 0.43.250.3 e 0.43.250.6 e Bressa 0.43.250.4.
Il parere è favorevole sul subemendamento Zeller 0.43.250.7 purché riformulato, sostituendo alle parole: «e Provincia autonoma» le parole: «o Provincia autonoma»; è contrario sul subemendamento Boato 0.43.250.5 ed è favorevole sul subemendamento Zeller 0.43.250.8.
Sul subemendamento Zeller 0.43.250.9 il parere è favorevole, se viene accettata la seguente riformulazione: «In caso di scioglimento del consiglio o assemblea regionale o dei consigli delle province autonome in base all'articolo 126 (...)».
Il subemendamento Zeller 0.43.250.1 mi risulta ritirato. Raccomando l'approvazione dell'emendamento 43.250 della Commissione, nel testo riformulato, nel senso che al terzo e all'ottavo rigo va eliminato il riferimento all'articolo 129, che va inserito nel secondo comma, dopo le parole «126, primo comma,». La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Perrotta 43.75 e 43.76 e Leoni 43.5. L'emendamento Zeller 43.6 risulta ritirato.
Il parere è contrario sugli identici emendamenti Costa 43.84 e Burtone 43.88, mentre gli identici emendamenti Olivieri 43.74, Bressa 43.79 e Zeller 43.80 mi risultano ritirati.
Il parere è favorevole sull'emendamento Boato 43.9, purché venga accettata la riformulazione proposta dalla Commissione. La prima parte di questo emendamento sarebbe infatti preclusa ove fosse approvato l'emendamento 43.250 della Commissione; pertanto, la Commissione ha proposto la seguente riformulazione: «In sede di prima applicazione dell'articolo 135 della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, alla scadenza del termine dei giudici della Corte costituzionale già eletti dal Parlamento in seduta comune e alle prime scadenze del termine di un giudice già eletto dalla suprema magistratura ordinaria e di un giudice già nominato dal Presidente della Repubblica, al Senato federale della Repubblica, integrato dai Presidenti delle giunte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, e alla Camera dei deputati è attribuita alternativamente l'elezione di ciascun giudice in scadenza. Al Senato è attribuita l'elezione del primo giudice in scadenza». Ribadisco che, qualora venisse accolta tale riformulazione, il parere sarebbe favorevole.
Infine il parere è contrario sugli emendamenti Bressa 43.11, Rosato 43.12 e Leoni 43.16. L'emendamento Cossa 43.85 risulta ritirato.
Mi riservo di esprimere il parere sugli articoli aggiuntivi in un momento successivo.
PRESIDENTE. Il Governo?
ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Zeller se accetti la riformulazione proposta dal relatore dei suoi subemendamenti 0.43.250.7 e 0.43.250.9.
KARL ZELLER. Sì, Presidente, accetto la riformulazione proposta.
PRESIDENTE. Sta bene.
Chiedo ai presentatori dell'emendamento Boato 43.9 se accettino la riformulazione proposta dalla Commissione.
GIANCLAUDIO BRESSA. Sì, Presidente, accettiamo la riformulazione.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione del subemendamento Boato 0.43.250.2
Indìco...
SESA AMICI. Presidente! Avevo chiesto di intervenire!
PRESIDENTE. Sta bene, revoco l'indizione della votazione.
Ha facoltà di parlare, onorevole Amici.
SESA AMICI. Signor Presidente, le dico subito che chiediamo di parlare su tutti gli emendamenti relativi alle disposizioni transitorie (articolo 43). Così evitiamo questi incidenti...
PRESIDENTE. Sta bene. Prego, onorevole Amici.
SESA AMICI. Nell'intervenire su tutte le proposte emendative riguardanti le norme transitorie, mi guiderà una categoria filosofica molto importante, che è quella del cominciamento, di memoria hegeliana, secondo la quale, in pratica, le prefazioni di qualsiasi libro non andrebbero mai lette per prime, ma bisognerebbe arrivare fino alla fine del testo. Infatti è lì, nella prefazione, in questo caso nelle norme transitorie, che si scoprono i punti di verità dell'operazione che si sta compiendo con la revisione della nostra Costituzione.
Il subemendamento che noi proponiamo, riferito ad alcune parti dell'emendamento 43.250 della Commissione, che esamineremo successivamente, concerne la contestualità dell'elezione del Senato federale con lo svolgimento delle consultazioni regionali.
Vorrei osservare che, dopo avere discusso a lungo il merito degli articoli precedenti, è assai singolare il fatto che la riforma entrerà subito a regime per la Camera dei deputati, mentre, per quanto concerne il Senato federale, si dovrà attendere fino al 2016. Ciò risulta assai singolare perché, nell'ambito di una riforma che si vuole definire federale, di cui abbiamo contestato i punti nodali, è del tutto evidente che tale idea federalista avrebbe dovuto essere semplicemente legata alla contestualità tra il rinnovo dei consigli regionali e le elezioni del Senato federale: è questo il primo elemento sul quale vogliamo farvi riflettere.
La seconda questione che intendo evidenziare è che, nell'ambito della discussione sulle modalità di elezione contestuale, voi proponete, attraverso la riformulazione della norma transitoria predisposta dalla Commissione, un'entrata a regime della riforma molto più lontana nel tempo, poiché vi è l'idea...
PRESIDENTE. Onorevole Amici...
SESA AMICI. ... per cui la contestualità dell'elezione del Senato federale non è data dal suo legame con il territorio; vorrei rilevare che si posticipa addirittura la durata dei consigli regionali, quasi a dimostrare la subalternità proprio di quel Senato federale, che avete concepito come un elemento determinante della riforma, ma la cui costituzione avete invece condizionato ad una scadenza.
Sono questi i motivi per cui invito l'Assemblea ad approvare il subemendamento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Tempo!
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, tralascio le considerazioni testé svolte dalla collega Amici, che condivido integralmente e che pertanto non riprendo.
Noi intendiamo proporre una formulazione che ha il pregio della chiarezza: il Senato federale della Repubblica è eletto per la prima volta nel 2010, data del rinnovo dei consigli regionali. In tal modo, si evitano tutte quelle incredibili alchimie che costituiscono le pagine delle vostre norme transitorie.
Inoltre, al comma 2-bis del subemendamento in esame, prevediamo che le regioni e le province autonome che hanno scadenze diverse da quelle previste dal comma 2 (come ho già detto, il 2010), in sede di prima applicazione della riforma eleggono, nell'anno 2010, i propri senatori, che restano in carica fino alla scadenza ordinaria dei rispettivi consigli. Si eviterebbe, così, di creare un terremoto nella vita politica di tutte quelle regioni che non andranno a votare nel 2010.
È del tutto evidente, allora, che ipotizzare il prolungamento del mandato elettorale di un consiglio regionale, oppure la sua riduzione, costituisce un'interferenza sulla normale vita politica, legislativa e amministrativa di una regione, da evitare assolutamente!
Vorrei ribadire, pertanto, che il subemendamento che proponiamo, nella sua
formulazione, ha il pregio della chiarezza e della linearità, ma poiché è chiaro e lineare, sicuramente non lo approverete (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.43.250.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 431
Astenuti 8
Maggioranza 216
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 247).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione del subemendamento Leoni 0.43.250.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, il subemendamento in esame rappresenta un'operazione-verità relativa alla composizione del Senato federale, con la conseguente riduzione del numero dei parlamentari.
Nelle norme transitorie, infatti, è compresa quella che potrebbe essere definita la «norma rassicurante» per noi deputati e senatori che approveremo il testo esame (anzi, ve lo approverete voi, perché noi esprimeremo un voto contrario)! Si tratta di una norma rassicurante perché voi posticipate di molto la prevista riduzione dei parlamentari.
Noi, invece, vi lanciamo una sfida concreta, perché non è possibile che sia introdotto anche nella Costituzione un elemento di demagogia allo stato puro! Infatti, si introduce una norma che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, utilizzata nelle dialettica politica semplicemente per continuare a diffondere un populismo antipolitico, ma quando si tratta di passare dalle prediche all'entrata in vigore della misura in oggetto, invece, accade esattamente il contrario!
La sfida vera è che, se siamo d'accordo sulla riduzione del numero dei parlamentari - perché ciò abbiamo scritto nella Costituzione e negli articoli approvati - bisogna avere il coraggio non solo di declinarlo, di predicarlo, ma soprattutto di attuarlo, a partire dal 2010, quando entrerà in vigore la nuova Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo nostro subemendamento dovrebbe essere votato, quanto meno dal collega Carrara, il quale - in più di un'occasione - ci ha ricordato la straordinaria azione di risparmio energetico che la riduzione del numero dei parlamentari produrrebbe in questo nostro disastrato paese. Dal momento che egli è stato talmente bravo da conteggiare alla lira quanto risparmierebbe la nostra democrazia nel ridurre il numero dei parlamentari, da subito gli offriamo la possibilità di dimostrare di essere davvero virtuoso. Votando questo subemendamento la riduzione del numero dei deputati e dei senatori scatterebbe subito, dalla prossima legislatura.
Noi ci rivolgiamo, dunque, in modo particolare, all'onorevole Carrara, che è stato così zelante nel dimostrarci i costi ed i risparmi della democrazia, e lo invitiamo - quanto meno per un atto di solidarietà, dopo mesi di discussione - a votare questo nostro subemendamento.
Gli altri colleghi della maggioranza sono esentati, poiché non hanno ancora esattamente capito cosa stiamo votando dopo un mese e, sicuramente, non lo faranno in quest'occasione (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Scemo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, il collega Bressa ha ottenuto un risultato: far svegliare dal torpore qualche collega della maggioranza, che essendosi appunto risvegliato ed avendo capito cosa comporterebbe l'approvazione del nostro subemendamento - lo hanno capito ora! - si è spaventato.
È, tuttavia, singolare, signor Presidente, che da parte di alcuni colleghi della maggioranza vi sia un atteggiamento dialogico - per usare un eufemismo - nelle fasi della mattinata e del pomeriggio, quando i loro colleghi non sono in aula a votare e non hanno il numero legale - quelli che parlano hanno almeno il merito di essere in aula - e, poi, improvvisamente il confronto, tanto evocato e scongiurato, scompaia, quando si entra effettivamente nel merito delle norme. Il futuro lettore degli atti parlamentari, infatti, si accorgerà che vi sono decine di interventi di uno o due minuti per perdere tempo quando non vi è il numero legale e, poi, scompare il confronto, quando noi iniziamo ad aprirlo sul merito degli emendamenti.
Lo dico senza alzare la voce, perché credo che la maggior parte dei colleghi siano perfettamente consapevoli di ciò che è successo...
STEFANO LOSURDO. Delle cazzate che dici!
MARCO BOATO. Signor Presidente, lei ha ascoltato? Non so se i resocontisti abbiano scritto: «Che cazzate stai dicendo?». Ciò è quello che io ho ascoltato da qui. Questo è il contributo costituente! Questo è lo spirito costituente!
PRESIDENTE. Mi spiace, onorevole Boato. Le chiedo scusa io per i colleghi.
MARCO BOATO. Signor Presidente, lei non ha bisogno di scusarsi, perché non ha alcuna responsabilità. Comunque, la ringrazio della cortesia.
Questo è lo spirito costituente che aleggia in quest'aula! Ho, tra l'altro, parlato in modo garbato ed ironico, ma non offensivo per alcuno.
Il merito di questo subemendamento che abbiamo presentato è esattamente ciò che abbiamo chiamato - è stato già ricordato - un'«operazione-verità». Si sta, infatti, varando una riforma costituzionale che incide sulla quasi totalità, o sulla gran parte degli articoli, della seconda parte della Costituzione. Qualche collega - non lo nomino, perché così evito reazioni - ha strombazzato, nei giorni scorsi, il «grande coraggio riformatore», che consisterebbe nell'aver riportato da 400 a 518 i deputati della Camera e da 200 a 252 - più altri 42 - i membri del Senato. Ciò è, infatti, avvenuto nel passaggio dal Senato alla Camera e dalla Commissione all'aula. Si è rivendicato il merito alla Casa delle libertà della riduzione, comunque...
STEFANO LOSURDO. Guarda che Sofri è incazzato con te!
MARCO BOATO. Se il collega che m'insulta o che urla, magari chiedesse la parola con spirito costituente e dicesse ciò che pensa, lo starei ad ascoltare, così come ho ascoltato tutti, in questi giorni.
Signor Presidente, l'aspetto paradossale che almeno se non in quest'aula - perché tutti sanno già tutto - ma fuori di essa, alcuni dovrebbero cogliere è che l'entrata in vigore delle norme di questa riforma costituzionale è dilazionata di una o di due legislature, a seconda delle disposizioni.
Alcune norme, presumibilmente, entreranno in vigore nel 2016, altre nel 2011, salvo magari fare entrare in vigore alcune disposizioni di facciata, che permettono di colorare di federale ciò che federale non è.
Con questo nostro subemendamento proponiamo - e concludo, signor Presidente - di fare un'operazione-verità effettiva, facendo entrare in vigore ciò che è
stato strombazzato pubblicitariamente come una riduzione del numero dei parlamentari.
Proponiamo che questa riduzione del numero dei parlamentari diventi operativa a partire dall'entrata in vigore della riforma costituzionale, ovviamente dalle elezioni immediatamente successive. Quindi, trasferiamo il riferimento all'articolo 56, secondo comma, e all'articolo 57, secondo comma, del nuovo testo, dal secondo comma della norma transitoria al primo comma, dove si ipotizzano le norme che devono entrare in vigore a partire dalla data di entrata in vigore della riforma costituzionale.
ROBERTO ALBONI. Basta! Tempo!
MARCO BOATO. Ringrazio soprattutto i colleghi di Alleanza nazionale per la decenza e il rispetto che hanno dimostrato in questa fase, che del resto è coerente con ciò che hanno fatto nei giorni scorsi (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per sottolineare la necessità di svolgere un'operazione-verità. Ciò che più colpisce, scorrendo le disposizioni transitorie, è proprio la sproporzione tra l'enfasi posta nei mesi scorsi sull'urgenza della riforma, sulla sua necessità e sulla necessità che i tempi fossero ristretti e l'entrata in vigore prevista solo nel 2016 delle norme più rilevanti, a cominciare da quelle sulla riduzione dei parlamentari, tanto strombazzata dal punto di vista propagandistico e sulla federalizzazione del Senato (quella che doveva essere la riforma federale).
In realtà, assistiamo, anzitutto, ad un effetto duramente centralistico. Infatti, la modifica del Titolo V della Costituzione, comprese le norme sull'interesse nazionale e la clausola di supremazia, è immediata ed entra in vigore subito, mentre le norme sulla federalizzazione del Senato, che dovrebbero poi rappresentare un bilanciamento, entreranno in vigore solo nel 2016. Perché questo slittamento invece di prevedere che il Senato si federalizzi subito, dal 2010? Non sarebbe più semplice eliminare il riferimento al 2016? E perché non facciamo in modo che entri in vigore da subito la norma sulla riduzione dei parlamentari? Perché aspettare il 2016?
La ragione è molto semplice: la riforma che voi proponete è, in realtà, un atto propagandistico, che mette insieme le cose più disparate, in maniera raffazzonata, e che mira semplicemente a segnalare una serie di bandierine elettorali utilizzate da parte di Alleanza nazionale con l'interesse nazionale ed il premierato e da parte della Lega con la devolution.
Raggiungere davvero le condizioni per una vera riforma, che completi quella del Titolo V della Costituzione avviata nella scorsa legislatura e che determini un assetto federale bilanciato ed un equilibrio necessario dei poteri è qualcosa che, tutto sommato, non vi riguarda. Mentre rimane ancora un'esigenza: completare la riforma e portare a termine, dopo il passaggio dal maggioritario...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Maran.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, subemendamento Leoni 0.43.250.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 451
Astenuti 8
Maggioranza 226
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 252).
Prendo atto che l'onorevole Bellini non è riuscito ad esprimere il proprio voto
Passiamo alla votazione del subemendamento Leoni 0.43.250.6
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, rispetto a questo subemendamento, sarebbe curioso capire la motivazione della norma transitoria.
SESA AMICI. Infatti, mentre la gran parte del Titolo V della Costituzione entra in vigore da subito, comprese le norme riguardanti l'interesse nazionale ed i poteri sostitutivi nei confronti delle regioni, proprio sulla base della norma sull'interesse nazionale, non si riesce a capire perché non si formalizzi la questione relativa al Senato nella sua composizione federale con la contestualità delle regioni.
È ovvio che la domanda e la curiosità sono soltanto retoriche, perché è del tutto evidente che anche questa è un'operazione che tende a dare soddisfazione ad una parte della maggioranza che ha a cuore l'interesse nazionale, ma non l'interesse generale di una Costituzione che deve avere valore per tutti ed una propria coerenza, limpida ed intrinseca, per non rischiare un pasticcio istituzionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Debbo scusarmi con i colleghi per l'intemperanza prima manifestata. Chiaramente non si trattava di un gesto di disistima nei loro confronti, ma mi sembrava che l'attenzione fosse calata ed ho voluto compiere una provocazione per vedere se mi stavate ascoltando! Con mio grande stupore ho constatato che tutti quanti stavate ascoltando! Di ciò vi ringrazio (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza Nazionale e del deputato Dozzo). Grazie, collega Dozzo, sei veramente un «cioccolatino»...
Con il subemendamento in esame proviamo a stralciare il riferimento agli articoli 120 e 127 della Costituzione. Mi rivolgo in particolare ai colleghi del gruppo della Lega: vi rendete conto che la federalizzazione andrà in porto quando si avrà il Senato federale, mentre i poteri di ricentralizzazione, quali la definizione dell'interesse nazionale ed i poteri sostitutivi, entreranno in vigore da subito? Mi sembra un modo alquanto singolare di avviarci verso il processo di federalizzazione del paese. Tutto ciò che è ricentralizzazione ha un avvio immediato, mentre tutto ciò che è collegato alla federalizzazione del paese, il cui cuore pulsante si trova nel Senato federale, è rimandato, per così dire, alle calende greche.
Sono consapevole, signor ministro, che lei vorrebbe rispondermi ma non può farlo altrimenti mi darebbe l'occasione di parlare a lungo, e - debbo ammettere - ne approfitterei un poco.
È un aspetto completamente irrazionale e poco serio non far coincidere i tempi della federalizzazione con gli strumenti di introduzione di clausole di flessibilità o, come nel caso vostro, di un potere sostitutivo abnorme o di un interesse nazionale del tutto incongruo. È veramente difficile da comprendere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Grazie signor Presidente. Avevamo proposto, in sede di esame nel merito della riforma, emendamenti da noi definiti «clausole di salvaguardia» (altri diversi erano stati presentati dal collega Tabacci, ma questo aspetto è scomparso dal dibattito), ritenendo che nell'ambito di un sistema di tipo federale fosse giusta e corretta l'esistenza di una clausola di salvaguardia come quella che, fin dal 1949, vi è nella Gründgesetz della Repubblica federale tedesca all'articolo 72. Avevamo considerato ciò con riferimento ai
valori costituzionali ed alla salvaguardia di quei principi e valori che richiedessero un trattamento uniforme sul territorio nazionale. Voi avete respinto le nostre proposte ed avete, invece, implementato oltre misura i poteri sostitutivi, già esistenti in Costituzione all'articolo 120, ed avete introdotto quella bandiera ideologica pretesa dal gruppo di Alleanza nazionale, rappresentata dal cosiddetto interesse nazionale proclamato dal Parlamento in seduta comune in forza dell'articolo 127.
Avevamo un'ipotesi radicalmente alternativa, ma ci ponevamo la questione della clausola di salvaguardia. Il senso di norme di questo tipo, pur da noi contestate nel merito, è quello di prevedere strumenti che dovrebbero riequilibrare il sistema costituzionale (un sistema complesso ad iniziare dall'articolo 114, primo comma, che recita testualmente: «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato»), nel momento in cui l'ordinamento di tipo federale fosse pienamente messo in vigore.
Ciò che, invece, succede con le norme transitorie è che non entra in vigore nella sua pienezza l'ordinamento di tipo federale ma entrano immediatamente in vigore i poteri sostitutivi rafforzati e l'interesse nazionale recuperato con le procedure incredibili introdotte dall'articolo 127. Il subemendamento Leoni 0.43.250.6 al nostro esame propone di cancellare, dal comma 1, primo periodo, dell'emendamento 43.250 della Commissione, riguardante la prima serie delle norme transitorie, il riferimento agli articoli 120 e 127.
Per questo motivo invitiamo l'Assemblea a votare a favore (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo, Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vogliamo sottolineare l'effetto fatalmente centralistico determinato dalla circostanza che la correzione del Titolo V, comprese le clausole di interesse nazionale e di supremazia, è immediata ma la federalizzazione del Senato, che dovrebbe strutturalmente bilanciarla, partirà dal 2016. Si tratta di una circostanza che dobbiamo sottolineare per indicare una contraddizione non risolta.
Ciò senza contare che la perdita del potere fiduciario è soltanto un'apparenza perché il Senato, se non si applica fino al 2016 il quarto comma dell'articolo 70, mantiene un ruolo paritario nel procedimento legislativo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.43.250.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 442
Astenuti 2
Maggioranza 222
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 248).
Prendo atto che gli onorevoli Perrotta e Santori non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.43.250.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, già tutti i colleghi dell'opposizione intervenuti hanno evidenziato il grandissimo «pasticcio» costituito dalle norme transitorie. Con il subemendamento in esame cerchiamo di portare avanti la logica della riduzione del danno.
Ormai è risaputo che con la riscrittura del primo e del secondo comma dell'articolo 43 introducete sostanzialmente tre casi. In primo luogo, vi è una parte di
norme a decorrenza immediata. Si tratta della modifica al Titolo V e di altre norme di poco rilievo. Non si capisce perché - saremmo ben lieti che qualche collega della maggioranza o del Governo ce lo spiegasse - tra queste ultime è compreso anche l'abbassamento dell'età per essere eletti a Presidente della Repubblica e non altre norme molto più importanti che avrebbero dovuto trovare un'immediata applicazione.
In secondo luogo, vi sono norme che decorrono dalla prima legislatura successiva a quella in corso al momento dell'entrata in vigore. Non si sa bene se sarà il 2006 o il 2011, dipende da quando verrà fatto il referendum. Si tratta delle norme che disciplinano la nuova forma di governo ed il procedimento legislativo, ad eccezione, evidentemente, della riduzione dei parlamentari e della contestualità per il Senato.
In terzo luogo, vi sono le norme che decorrono dalla seconda legislatura successiva, cioè quelle riguardanti la riduzione del numero dei parlamentari...
PRESIDENTE. Onorevole Olivieri...
LUIGI OLIVIERI. Concludo, signor Presidente.
Caro Carrara, non so come spiegherete ai cittadini italiani come mai fate i risparmi economici dodici anni dopo rispetto a quando si potrebbero fare...!
DONATO BRUNO. Non sono dodici anni!
LUIGI OLIVIERI. Questo lo spiegherete voi e noi staremo lì a sentire le risposte.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.43.250.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 441
Astenuti 5
Maggioranza 221
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Zeller 0.43.250.7, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 451
Votanti 435
Astenuti 16
Maggioranza 218
Hanno votato sì 431
Hanno votato no 4).
Prendo atto che gli onorevoli Arnoldi, Vitali e Volonté non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione del subemendamento Boato 0.43.250.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Nel facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, anche il subemendamento in esame è legato al fatto che l'Assemblea ha approvato una norma riguardante l'abbassamento dell'età per l'elettorato attivo del Senato da 40 a 25 anni. Nelle norme transitorie tale passaggio viene posticipato dopo la prima legislatura. Ancora una volta, da un lato si decide di fornire una certa possibilità, dall'altro la stessa possibilità viene posticipata nel tempo. Sembra che si vogliano lasciare ai posteri le norme transitorie: è una cosa poco seria.
Per tale motivo vi invitiamo a votare a favore del subemendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. È del tutto evidente che se si abbassa l'età da subito per essere eletti Presidente della Repubblica non si capisce perché l'abbassamento del requisito d'età per diventare senatore debba essere rinviato alle calende greche. Questo subemendamento corregge pertanto questa evidente disparità di trattamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Fra alcune poche novità significative di questa riforma - e possiamo avere l'orgoglio di dire che sono state tutte introdotte con le nostre proposte emendative, approvate però da tutta l'Assemblea -, vi è quella della riduzione del requisito dell'età per l'elettorato passivo per i deputati a ventuno anni, per l'elettorato passivo per il Presidente della Repubblica a quaranta anni e per l'elettorato passivo per i senatori a venticinque anni; questo dei venticinque anni è stato la risultante del respingimento dell'emendamento che intendeva riportare tale requisito a quaranta anni, ma in Commissione era stato l'unico emendamento del centrosinistra che la maggioranza e il relatore Bruno avevano accettato, e lo abbiamo confermato.
È vero che in queste ore - saluto con gioia questa nomina - il Presidente della Repubblica ha nominato senatore a vita Mario Luzi, che è una nomina di grandissimo prestigio (Applausi). Mi piace che questo applauso dell'Assemblea lo saluti, anche perché questa nomina ha riportato...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boato. Le sono grato anche dell'opera di supplenza del Presidente che lei svolge annunciando (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana) .... Mi scusi, onorevole Boato, ma ci vuole anche un po' di (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...
Quindi, onorevole Boato, concluda sul tema, perché il resto sono comunicazioni che darà il Presidente della Camera.
MARCO BOATO. Ma no, Presidente, il tema era l'età (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...! Non so se lei stesse ascoltando, ma il tema era l'età (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
Lei, Presidente, ovviamente sta facendo molte cose, ma io stavo svolgendo un ragionamento (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)... Però, Presidente, non si può parlare così!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, lei ha un po' torto...
MARCO BOATO. Ma non se la prenda con me, Presidente, se stanno schiamazzando! Lei lasci parlare me!
PRESIDENTE. Onorevole Boato, lei deve stare al tema dell'emendamento!
MARCO BOATO. Ma stavo al tema! Lei non stava ascoltando, Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)! Stavo parlando dell'età e ho detto: è vero che è stato nominato senatore a vita (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana) ...
PRESIDENTE. Onorevole Boato, adesso sono io che la devo tutelare. Per favore, colleghi, lasciate parlare l'onorevole Boato.
MARCO BOATO. Stavo parlando dell'età e facevo riferimento a chi ha un'elevata età. Però, dopo aver fatto - devo dire
unanimemente, ne do atto a quest'Assemblea - queste scelte, ci ritroviamo nelle norme transitorie che i diciotto deputati della circoscrizione estero vengono eletti subito, mentre per essere eletto senatore si reintroduce nelle norme transitorie il limite dei quarant'anni, che avevamo buttato fuori dalla porta e che ora viene reintrodotto dalla finestra. Ciò è indecente.
Invito pertanto l'Assemblea ad approvare questo subemendamento, per riportare a venticinque anni...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.43.250.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 441
Astenuti 6
Maggioranza 221
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 254).
Passiamo alla votazione del subemendamento Zeller 0.43.250.8.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione chiede di riformulare il subemendamento in oggetto nel seguente modo: le parole «e Provincia autonoma» dovrebbero diventare «o Provincia autonoma». Qualora venisse accolta tale riformulazione, il parere della Commissione è favorevole.
PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda con il relatore e che i presentatori del subemendamento accolgono la riformulazione proposta dalla Commissione e dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Zeller 0.43.250.8, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 459
Astenuti 3
Maggioranza 230
Hanno votato sì 454
Hanno votato no 5).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Zeller 0.43.250.9, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 450
Astenuti 3
Maggioranza 226
Hanno votato sì 443
Hanno votato no 7).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 43.250 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Loiero. Ne ha facoltà.
AGAZIO LOIERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento è volto a introdurre alcune norme transitorie e costituisce di fatto l'epilogo di questa brutta storia delle riforme. Poiché siamo
in fase di bilancio, mi permetto di ringraziare l'amico Bressa, tutta la I Commissione ed i colleghi della Margherita che sono intervenuti numerosi, nonché tutta l'opposizione.
Mi domando chi sia soddisfatto in quest'aula di questa riforma e chi avverta l'appagamento di un'impresa che va in porto. Dove è il clima di festa degli approdi? Il centrosinistra certamente non è contento, costretto a passare dal tentativo, sempre frustrato, della collaborazione all'ostruzionismo. Eppure non siamo schizofrenici! La nostra ambizione era quella di migliorare il testo, come capita quando si costruisce una casa comune, regole comuni che implicano una passione comune che, in quest'aula, non esiste. Personalmente, avrei voluto ritirare gli emendamenti, quando non è stata concessa la sospensione chiesta dai segretari dei partiti.
Anche la maggioranza di centrodestra non è contenta. Sono convinto che questi umori giungano al vicepremier Fini, perché, al di là del voto e del gioco delle parti, vi è malessere ed inquietudine in quest'aula che serpeggiano intorno a questa riforma.
Ho l'impressione che queste riforme, dove non devastano, pasticciano; queste riforme, che non sono state condivise dall'inizio, verranno approvate, perché il tempo politico è quello che è; alla vigilia di elezioni importanti ogni deputato è meno libero. In tale fase, diventa più flebile la voce dei parlamentari e più forte è la voce di chi decide la loro sorte.
Nel centrodestra, d'altra parte, poiché il potere è concentrato in una sola mano, basta un battito di ciglia per decidere il destino di un parlamentare. Perché queste riforme non sono condivise nel centrodestra?
Vorrei ricordare al vicepremier che la famosa devolution fu portata in Consiglio dei ministri dal ministro Bossi cinque volte. Come mai? Si trattava di sole tre righe da agganciare ad un articolo della nostra Costituzione! Vi erano problemi; questo era il sigillo del patto civilistico tra Berlusconi e Bossi che si rivelerà pesante per il paese e pesantissimo per il sud.
Perché devastante? Perché la capacità devastatrice sta nel conferimento alle regioni della potestà esclusiva (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego, è l'ultimo intervento segnalato dal gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo. Mi appello alla vostra intelligenza. Prego, onorevole Loiero.
AGAZIO LOIERO. Alcuni territori verrebbero abbandonati al loro destino. Affidare, per esempio, ad una regione del sud la potestà esclusiva in materia di sanità, significa far saltare il diritto ad essere curati, come pure è sancito nell'articolo 32 della Costituzione.
La devolution è così devastante ed indigesta che, per farla passare, siete dovuti pervenire ad una riforma ampia, apparentemente organica, ad uno spoils system costituzionale che è una vera ignominia.
A tutti gli alleati avete dato qualcosa per tacitarli e per coinvolgerli, ma lo spirito che aleggia dentro questa riforma è solo quello della Lega, amici del gruppo di Alleanza nazionale. A cosa mi riferisco? A qualcosa che va contro il concetto primigenio di democrazia, che aspira ad una cosa molto semplice: dove c'è un potere, vi deve essere un contropotere, un antidoto, una garanzia in più.
Esiste un lascito non minoritario della cultura inglese che non esalta il potere, ma la resistenza ad esso. In questa riforma, tale concetto è capovolto. Non è il potere ad essere arginato, ma le garanzie.
Vi è di più. Esiste un elemento di vendetta strisciante in questo testo. Il Presidente della Repubblica è garante dell'unità? Allora lo si abbatte, lo si spoglia per vestire il Primo ministro! Ma da noi non c'è la tradizione americana o francese, non c'è patriottismo o spirito repubblicano: l'uomo politico che vince le elezioni in Italia, nel paese dei guelfi e dei ghibellini, apparterrà sempre ad una parte.
Ancora: la Corte costituzionale è un organo di garanzia? Difende con le sue
sentenze in forza dell'articolo 10 della nostra Carta i diritti dei clandestini? Bene, la si cancella e la si trasforma in un organo di derivazione politica, soggetto agli umori della maggioranza. Non più quindi un potere neutro giuridico-formale a cui affidarsi con serenità!
Questo è lo spirito che permea le vostre riforme, che noi - siatene certi - abbatteremo sicuramente con il referendum (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, vorrei intervenire solo su una parte di questo maxiemendamento proposto dalla Commissione, anche perché è talmente incomprensibile che richiederebbe qualche giornata di approfondimento per consentirci di rispondere a questa infinita serie di norme transitorie che prevedete nella nuova Costituzione.
A quanto pare, questa maggioranza ha trovato un nuovo metodo legislativo, una novità assoluta in termini di produzione legislativa costituzionale, infatti ha previsto che l'entrata in vigore delle norme della Costituzione sia subordinata ad una futura legge ordinaria.
Tutto quello che avete affermato in quest'aula sul premier forte e sul ribaltone in realtà non entra in vigore e non entrerà mai in vigore se il Parlamento non approverà una legge ordinaria che disciplini la nuova legislazione elettorale, sulla quale ho forti dubbi in ordine alla compattezza della maggioranza.
La norma transitoria in esame è davvero paradossale sia perché viola qualsiasi principio di gerarchia delle fonti - non si è mai visto che una norma costituzionale sia subordinata ad una legge ordinaria -, sia perché pone nel nulla tutto quello che avete promesso (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, intervengo per sottolineare soprattutto ai colleghi della maggioranza, con riferimento alla grande innovazione costituita dai poteri del Presidente del Consiglio, che si sottopone la nuova Costituzione - ed io esprimerò un voto favorevole su questo testo - ad un duplice vincolo: in primo luogo, quello del referendum e, in secondo luogo, quello in base al quale, se non verrà varata una legge elettorale che abbia le caratteristiche di connettere la maggioranza parlamentare al Presidente Consiglio, rimarrà in vigore la Costituzione vigente.
Quindi, sostanzialmente, basterà il cambiamento della maggioranza politica del Parlamento che nascerà con la nuova Costituzione perché tutto il lavoro compiuto sia vanificato. È possibile assoggettare la forma di Governo al vincolo di una legge ordinaria? È possibile scrivere una Costituzione in cui si lasciano due opzioni circa la forma di Stato e di governo?
Io esprimerò un voto favorevole su questa norma transitoria, ma si tratta di una materia sulla quale non potrà essere evitata una ulteriore riflessione in sede di lettura al Senato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione un minuto.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, con l'emendamento 43.250 della Commissione, che introduce i nuovi commi 1 e 2 all'articolo 43, abbiamo visto che esistono tre differenti decorrenze: norme a decorrenza immediata, norme che decorreranno a partire dalla prossima legislatura e norme che decorreranno a partire dalla seconda legislatura a venire.
Vorrei allora rapidamente porre alcune domande e fare alcune valutazioni. Avete
con enfasi sostenuto l'urgenza di questa riforma. Ma allora, come mai la sua parte più essenziale - relativa alla riduzione dei parlamentari e alla riforma in senso federale del Senato - entrerà in vigore soltanto a partire dal 2016? Ancora: assisteremo da subito ad un duro effetto centralistico, perché le correzioni apportate al Titolo V della Costituzione, con l'introduzione dell'interesse nazionale e della clausola di supremazia, a questo portano. Invece, la riforma in senso federale del Senato, che avrebbe dovuto costituire un bilanciamento, partirà soltanto nel 2016.
PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, la ringrazio.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 43.250 della Commissione, nel testo riformulato e come subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 425
Astenuti 9
Maggioranza 213
Hanno votato sì 372
Hanno votato no 53).
Prendo atto che gli onorevoli Gastaldi e Naro non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Prendo altresì atto che gli onorevoli Duca, Panattoni, Preda, Lion, Bulgarelli, Monaco, Loiero, Motta e Olivieri hanno erroneamente votato a favore, mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Avverto che a seguito dell'approvazione dell'emendamento 43.250 (Nuova formulazione) della Commissione si intendono assorbiti gli emendamenti Perrotta 43.75 e 43.76, Leoni 43.5, Cossa 43.84, Burtone 43.88 e Leoni 43.16.
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