Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 528 del 14/10/2004
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(Esame dell'articolo 28 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 28 e delle proposte emendative ad esso riferite (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Franceschini. Ne ha facoltà.

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, la nostra generazione è stata cresciuta alla politica con il culto dell'Assemblea costituente. Abbiamo studiato e ammirato il clima di quei giorni, la capacità dei nostri padri di distinguere lo scontro politico quotidiano dal lavoro comune nello scrivere le regole della rinata democrazia italiana. Abbiamo anche invidiato quel lavoro, insieme così solenne e così unico: lavorare su un testo costituzionale significa avere la consapevolezza che anche


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solo cambiare una parola, pesare un aggettivo o spostare una virgola, può determinare un futuro diverso per lo Stato e per intere generazioni.
Per questo abbiamo sofferto - e con noi hanno sofferto tutti gli storici, i costituzionalisti di ogni orientamento politico e gli uomini delle istituzioni, anche di quelle più alte - vedendo il testo della Costituzione trattato come carne da macello e come merce di scambio per tentare di tenere disperatamente insieme una maggioranza logorata, divisa e senza più alcuna missione visibile per il paese.
Per questo abbiamo sofferto, e soffriamo, vedendo un'aula distratta e svogliata, e il comportamento offensivo e volgare con cui ieri sono state accolte le parole di un uomo di Stato, sempre serenamente al servizio delle istituzioni, come Antonio Maccanico. Vi abbiamo offerto non soltanto il confronto, ma la collaborazione, nel rispetto del principio per cui le regole della democrazia vengono scritte insieme dalla maggioranza e dall'opposizione.
Ci avete risposto con appelli al dialogo, smentiti quotidianamente dalla chiusura dei vostri comportamenti parlamentari. Avete, come un disco rotto, ricordato la riforma del Titolo V, fingendo di dimenticare che tale testo, seppure approvato dalla maggioranza, era stato stralciato dalla riforma proposta dalla Commissione bicamerale, era voluto da tutte le regioni italiane, comprese quelle da voi guidate, era già stato da voi votato in quest'aula ed è stato successivamente confermato dal popolo italiano con il referendum.
Abbiamo rispettato il principio della necessaria condivisione nella definizione delle regole della democrazia. Infatti, ci siamo fermati, su vostra richiesta, prima di approvare una legge elettorale che era stata costruita congiuntamente. Inoltre, ci fermammo quando l'attuale Presidente del Consiglio - in un periodo nel quale gli esponenti dell'opposizione erano ascoltati e rispettati - si alzò in quest'aula e disse, all'insaputa di tutti - compreso l'onorevole Fini, condannato anche in quell'occasione a vivere una vita politica «di rimessa» - che non sussistevano più le condizioni politiche per proseguire nel cammino riformatore della Commissione bicamerale.
Avete deciso di andare avanti da soli e ad ogni costo, producendo un testo assurdo. Valgano per tutte le parole pronunciate oggi un'intervista non dall'ultimo di voi, bensì dal Vicepresidente del Senato, Domenico Fisichella. Non servono altri giudizi.
In Italia, la politica ha vissuto una lunga stagione di battaglie e di scontri duri. I grandi partiti di allora, la Democrazia cristiana e il Partito comunista, con i loro alleati, sono stati divisi sulla visione del mondo, sull'economia, sulle alleanze internazionali, ma i gruppi dirigenti di quei partiti sapevano bene quando era il momento di accantonare lo scontro e di difendere insieme le istituzioni, il paese e le regole della convivenza democratica.
Lo sapevano perché lo avevano scritto nel DNA delle loro storie individuali e della loro storia collettiva: dalla Resistenza al fascismo e al razzismo, all'Assemblea costituente! Si chiamava, forse il signor Presidente lo ricorda, arco costituzionale; e non è un caso che le forze politiche eredi di quello che allora veniva definito così, siano tutte da questa parte dell'aula!
Intristisce oggi vedere i singoli esponenti che hanno scelto legittimamente il centrodestra, ma che quel clima avevano vissuto e condiviso, tentare di pulirsi la conoscenza con qualche intervista ferma ai giornali, che poi viene inesorabilmente smentita dal voto in quest'aula, un voto che si esprime favorevolmente sul tutto.
Oggi l'arco costituzionale torna a vivere, per difendere anche voi dal caos in cui volete portare l'Italia. Sappiate che non serviranno i trucchi e gli espedienti che state inventando per coprire lo scempio che state compiendo o per rinviare il referendum a dopo le elezioni politiche. Quel giorno arriverà comunque e al popolo sovrano, agli italiani a cui i padri costituenti - oggi possiamo dirlo - con tanta lungimiranza hanno affidato l'ultima parola, faranno giustizia della demagogia e della confusa mediocrità con cui state


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tentando di demolire i fondamenti della democrazia italiana (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le Costituzioni, di per sé stesse, sono solo dei pezzi di carta; hanno il loro immenso valore perché si reggono su pilastri radicati profondamente nella storia, nella cultura e nel sentimento popolare. Quali sono i pilastri delle nostre istituzioni? Il Risorgimento, la Resistenza, il mondo del lavoro e il sindacato, l'europeismo.
Le Costituzioni non sono intoccabili; i socialisti, infatti, alla fine degli anni Settanta, chiesero una grande riforma delle istituzioni. Ma la grande riforma che sognavamo nasceva nella continuità con tutti i valori fondamentali della Repubblica: Risorgimento, Resistenza, mondo del lavoro, europeismo. Volevamo rendere più saldi, rinnovandoli, i pilastri della Repubblica, difesi da un socialista che ci era caro (accanto al quale lavorava l'onorevole Maccanico): il Presidente Sandro Pertini.
Oggi, questa maggioranza distrugge la Costituzione. Può farlo perché, a monte, da anni, ha aggredito e lesionato a colpi di piccone tutti i pilastri delle nostre istituzioni. La Lega, con il suo «piccone verde» ha aggredito il Risorgimento e l'unità nazionale in nome della Padania (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). I post-fascisti, con il loro «piccone nero» hanno aggredito il pilastro della Resistenza e dell'antifascismo, avvolgendo il bianco e il nero con la nebbia del revisionismo storico. Così da tentare di fare apparire tutto grigio: il bianco come il nero, la giustizia storica come l'ingiustizia (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Il piccone è stato usato anche contro il sindacato ed il mondo del lavoro. È stato manovrato, in questo caso, dalla parte aziendalista ed economicista della maggioranza, quella che desidererebbe un sindacato non com'è e come deve essere, ma un «sindacato giallo». Proprio per tali motivi questo piccone lo si potrebbe definire, appunto, giallo... (Commenti).

GIACOMO STUCCHI. Chiamate il 118!

UGO INTINI. Tutti e tre i picconi - verde, nero e giallo - hanno colpito il pilastro dell'europeismo, così che l'Italia, posta dai suoi padri fondatori all'avanguardia dell'integrazione europea, oggi si trova alla retroguardia. Tanto che Berlusconi sembra più vicino al Texas che a Nizza...(Commenti).
Ci domandiamo perché abbiamo e avremo crescenti difficoltà in Europa. Ma un ministro della Repubblica l'ha definita «forcolandia»; adesso, un altro ministro sostiene che è guidata da una maggioranza di omosessuali: da coerente fascista non ha dimenticato la propaganda di regime contro la Francia debosciata e la perfida Albione (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Ferite come queste non si dimenticano, perché entrano nel (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)... Scusi...

PRESIDENTE. Colleghi! Onorevole Intini, le posso chiedere scusa io?

NINO STRANO. Ma cosa sta dicendo?

PRESIDENTE. L'onorevole Intini sta dicendo quello che gli pare, poiché si sta attenendo ad una dichiarazione cui ha diritto!
Onorevoli colleghi, lo dico con chiarezza: non tollero questi lazzi in aula! Se continuerete così, sospenderò la seduta! Dopodiché ciascuno sarà contento, sia detto con chiarezza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-socialisti democratici italiani).

UGO INTINI. Finalmente abbiamo capito cosa significhi «Casa delle libertà»: significa che ciascun piccone e ciascun partito della maggioranza ha la libertà di abbattere un pilastro della storia italiana,


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una radice della Repubblica e che gli altri partiti lo lasciano fare, magari facendo finta di non vedere: questa è la pars destruens; si sono colpiti i pilastri della Costituzione per poter cancellare la Carta costituzionale e per sostituirla. Poi, è cominciata la pars construens: la sua logica, che purtroppo esiste, non si può comprendere senza la precedente opera di distruzione.
Una parte di questa maggioranza crede, infatti, di avere compiuto una rivoluzione e di ripartire dall'anno zero; pensa che si debba fare tabula rasa del vecchio per costruire il nuovo. E come costruiscono il nuovo? Con lo stesso criterio usato per distruggere, consentendoci di capire una volta di più cosa significhi «Casa delle libertà».
Ciascun partito della Casa della libertà è corso al supermarket del costituzionalismo «fai da tè» ed ha comprato il materiale da costruzione. Dopo un lungo mercanteggiamento, sa quanto grande è il pezzo di Costituzione che gli spetta.
Al mercato tutti sono stati accontentati; tutti hanno avuto il loro pezzo, che presto esibiranno come un trofeo per la loro propaganda elettorale. I verdi hanno avuto il federalismo; presto diranno che il loro sogno comincia a realizzarsi ma che questo è soltanto un primo passo verso nuove battaglie antinazionali, verso la completa liberazione da Roma ladrona; i neri e Berlusconi hanno avuto un premierato che sostituisce la democrazia dei partiti con il liberismo caro alla tradizione autoritaria e fascista. Hanno anche ottenuto che diciotto deputati, potenzialmente decisivi per stabilire maggioranze e minoranze, siano eletti con un criterio che rasenta il ridicolo e che non dà garanzie democratiche; i gialli, in nome dell'aziendalismo e dell'economicismo, amano probabilmente lo slogan 'Qui si lavora e non si discute di politica': hanno ottenuto l'obiettivo di umiliare il luogo simbolo dove si discute di politica, ovvero il Parlamento; hanno distrutto, come ha spiegato l'onorevole Maccanico, il carattere parlamentare della Repubblica.
Ciascuno ha costruito il suo pezzo, i verdi, i neri e i gialli! Il patchwork è fatto, il vestito di Arlecchino, verde, nero e giallo è confezionato; non importa se i colori collidono, se il vestito ci rende ridicoli in Europa; non importa se è un vestito unico al mondo per il modo con il quale è stato creato e per il suo contenuto.
In nessuno paese al mondo uno Stato, nato e cresciuto unitario, è mai diventato federale per una decisione presa a tavolino, mai una nazione è stata spezzata in venti piccole patrie senza identità storica, culturale, politica, per accontentare le fantasie di chi trova le sue radici nella tradizione celtica. In nessun paese al mondo i conflitti possibili tra le due Camere sono risolti da una terza Camera, ovvero un ridicolo consesso ad hoc previsto da questa Costituzione.
La Costituzione, che avete distrutto, è nata da una spinta ideale e popolare, da una appassionata elaborazione culturale, da un lavoro di un anno nel quale si è trovato il punto di equilibrio tra tutte le forze politiche; in poche settimane avete scritto una nuova Costituzione, di cui pochi sentivano il bisogno, con l'ostilità di tutti i costituzionalisti, trovando un punto di equilibrio soltanto all'interno della maggioranza tra i suoi ricatti incrociati, con un comportamento autistico incapace di comunicare con chiunque fosse fuori dalla coalizione vostra ed estraneo ai vostri interessi. Per durare un anno di più al Governo avete distrutto istituzioni che funzionavano da cinquantacinque anni!
Chiederemo il voto popolare per ridare alla Repubblica il suo tricolore eliminando il patchwork verde, nero e giallo. Faremo una campagna referendaria spiegando un concetto semplice: chi difende il Risorgimento, la Resistenza, il mondo del lavoro e l'europeismo non è un conservatore: difende il cemento della nazione. I conservatori sono quelli come voi, quelli che vedono nella antipolitica lo strumento per conservare, appunto, i privilegi e il predominio del denaro.
Chiederemo - e concludo - di scegliere tra chi vuole conservare i pilastri della Repubblica e chi li vuole distruggere, tra


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chi ama le radici dell'Italia e chi no. Sappiamo che vinceremo, perché conosciamo il sentimento profondo degli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani, della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DONATO BRUNO, Relatore. Grazie, signor Presidente.
Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti Leoni 28.9, Mascia 28.1, Leoni 28.8, è contrario sul subemendamento Maura Cossutta 0.28.200.4, è favorevole sul subemendamento Boato 0.28.200.15, è contrario sul subemendamento Leoni 0.28.200.16. A quanto mi risulta, il subemendamento Mascia 0.28.200.7 è stato ritirato.

PRESIDENTE. Sì.

DONATO BRUNO, Relatore. Il parere della Commissione è contrario sul subemendamento Boato 0.28.200.11. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.28.200.250. Il parere è contrario sui subemendamenti Leoni 0.28.200.12, Bressa 0.28.200.17, Boato 0.28.200.18, Leoni 0.28.200.9 e Bressa 0.28.200.8 e 0.28.200.10. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.28.200.251. Il parere è contrario sui subemendamenti Maura Cossutta 0.28.200.5 e Mazzuca Poggiolini 0.28.200.3. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.28.200.254. Il parere è favorevole sul subemendamento D'Alia 0.28.200.19, è contrario sul subemendamento Maura Cossutta 0.28.200.6. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.28.200.255. Il parere è contrario sul subemendamento Bressa 0.28.200.13. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.28.200.256. Il parere è contrario sui subemendamenti Bressa 0.28.200.14 e Mazzuca Poggiolini 0.28.200.2 ...

PRESIDENTE. Sono assorbiti.

DONATO BRUNO, Relatore. È esatto.
Infine, il parere della Commissione è favorevole sull'emendamento Elio Vito 28.200 ed è contrario sugli emendamenti Boato 28.71, Bressa 28.72, Boato 28.74, Leoni 28.73, Bressa 28.75, Leoni 28.76, Tabacci 28.82, Boato 28.77, Leoni 28.78, Bressa 28.79 e 28.81 e Boato 28.80.

PRESIDENTE. Il Governo?

ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 28.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cabras. Ne ha facoltà.

ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, noi proponiamo un emendamento soppressivo anche di questo articolo e richiamiamo l'attenzione dell'Assemblea su quegli stessi argomenti che, con molta efficacia, abbiamo ripetutamente segnalato (forse, qualcuno si sarà annoiato).
Se le cose proseguiranno di questo passo, non riusciremo a realizzare il bilanciamento tra il premier ed il Parlamento. Infatti, da un lato, avremo rafforzato enormemente la funzione del premier - rendendo il Parlamento suo prigioniero - e, dall'altro, all'interno del Parlamento, avremo imprigionato la maggioranza che esce dalle elezioni rendendo anche quest'ultima, in sostanza, prigioniera del Primo ministro.
Su questo aspetto già altri colleghi, prima di me, hanno cercato di richiamare la vostra ...


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PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cabras, se la interrompo.
Poiché noto una certa confusione, vorrei sapere cosa succede. Ad ogni modo, invito i colleghi che abbiano da fare eventuali rimostranze a segnalarle ai deputati questori ed ai deputati segretari dell'Ufficio di Presidenza e ad astenersi dal creare confusione.
Prego, onorevole Cabras, prosegua pure.

ANTONELLO CABRAS. È per questa ragione che proponiamo un emendamento soppressivo anche dell'articolo 28.
In realtà, non siamo divisi tra chi propone la stabilità e chi, al contrario, propone l'instabilità: la discussione riguarda il fatto che la stabilità deve essere assicurata in un contesto di bilanciamento tra i poteri, senza che uno di essi prevalga sull'altro (nel caso di specie, a prevalere sarebbe quello del Presidente del Consiglio).
Infine, vorrei proporre un'ultima considerazione. La vostra incertezza e la vostra debolezza sono «codificate» nelle disposizioni transitorie che accompagnano tutto un impianto di rafforzamento del premier. Fino a quando non si riuscirà ad approvare - se mai si riuscirà a farlo - la nuova legge elettorale che dovrà, per così dire, reggere questa riforma della Costituzione, una legge ordinaria finirà, in sostanza, per rendere inapplicabile una riforma della Costituzione!
È chiaro che avete scelto questo percorso in virtù del fatto che non avete ancora ben chiaro quale sia l'impianto riformatore che volete portare a compimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, quella riguardante l'articolo 94 è, sicuramente, la modifica più pericolosa del vostro progetto di riforma. In questo testo stravolgete l'istituto della fiducia, introducendo il voto conforme alla proposta del Governo: da minaccia di dimissioni diventa una minaccia di scioglimento anticipato della Camera. Per tale motivo, la disposizione dell'articolo 28 è la più pericolosa tra quelle contenute nel disegno di legge approvato dal Senato. Si va oltre la Costituzione della V Repubblica francese nella quale il voto bloccato non produce né sfiducia né scioglimento; la questione di fiducia obbliga il Governo alle dimissioni e, se rigettata, non conduce automaticamente allo scioglimento dell'Assemblea. Voi andate oltre quel modello che tante volte avete richiamato.
È vero che, nella prassi parlamentare inglese, il Primo ministro può minacciare lo scioglimento della Camera (lo fece John Major nel 1993 contro gli euroscettici che non volevano ratificare il Trattato di Maastricht), ma è altrettanto vero che nel sistema inglese non vi è alcun automatismo del tipo di quello previsto nella vostra riforma. Questa voluttà di automatismi, per cui, se non viene accolta la richiesta del premier, si scioglie automaticamente Parlamento, è la negazione del costituzionalismo europeo e, in modo particolare, di quello britannico, tutto affidato a convenzioni costituzionali. È uno strumento che, oltre a conculcare la minoranza, può essere utilizzato anche contro i dissidenti interni alla maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, indubbiamente è difficile trovare in questo progetto di riforma l'articolo più pericoloso: c'è l'imbarazzo della scelta. A mio avviso, sono tutti negativi, ma quello in esame è sicuramente uno dei più perfidi. Infatti, avremo, non soltanto un premier surrettiziamente indicato dal popolo attraverso il collegamento ed un consistente premio di maggioranza che solidifica il suo schieramento parlamentare, ma anche un'arma di ricatto ed un percorso rafforzato. Poiché i regolamenti sono a maglie larghe rispetto alle questioni su cui si può


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porre la questione di fiducia (le esclusioni sono minimali e riguardano ovviamente il testo costituzionale), il Primo ministro avrebbe la garanzia di tenere il Parlamento come la corda tiene l'impiccato (espressione classica che risale ad altri periodi storici, ma che è il caso di rinovellare rispetto a questo articolato). Siamo di fronte ad un premierato assoluto e sgangherato. Ogni questione diventa un caso fondamentale per la sopravvivenza della carriera politica del Primo ministro. Non c'è più il merito, l'importanza e l'incidenza sul programma politico del Governo di ogni singola questione, c'è il totale arbitrio: «Chi non è con me, è contro di me». Non vorrei che arrivassimo all'espressione «molti nemici, molto onore». Siamo in un quadro di autoritarismo assoluto. Per questi motivi, siamo contrari (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, ho preferito rinunciare ad intervenire sul complesso delle proposte emendative, per soffermarmi su ogni singola proposta, anche perché ripetiamo inutilmente le stesse cose. A mio avviso, si dovrebbe votare a favore della soppressione di questo articolo, perché lo stesso, come è stato ricordato, è il più pericoloso tra tutti gli articoli proposti in questa riforma pasticciata. Effettivamente, può dar luogo a forme di bonapartismo: se il Presidente del Consiglio dei ministri (oggi lo chiamiamo Primo ministro) viene sfiduciato in Parlamento, le Camere vengano sciolte.
Allora, è evidente quale forma di pressione egli esercita nei confronti, non solo dell'intero Parlamento, ma anche e soprattutto della sua maggioranza. Si può ben dare il caso che durante l'iter della legislatura la maggioranza resti coesa, ma nello stesso tempo non si trovi in accordo con talune idee magari un po' strane del Primo ministro. Quindi, per questa ragione, reputo questa disposizione contraria ad ogni principio di separazione dei poteri, ad un costituzionalismo serio. Essa non ha nulla a che fare con la sfiducia costruttiva che noi chiedevamo e per questa ragione sono favorevole all'emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 28.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 393
Astenuti 6
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 155
Hanno votato
no 238).

Prendo atto che l'onorevole Scherini non è riuscito a votare e che avrebbe voluto votare contro e che l'onorevole Orsini ha erroneamente espresso un voto favorevole, mentre avrebbe voluto votare contro.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 28.1.
Avverto che a seguito dell'approvazione dell'articolo 23, che modifica il testo dell'articolo 88 della Costituzione, l'emendamento Mascia 28.1 è precluso limitatamente al terzo e al quinto comma. Pertanto verrà posto in votazione tutto l'emendamento, fatta eccezione per il terzo comma, che va dalle parole «In caso di dimissioni» alle parole «dell'articolo 92», e il quinto comma, che recita: «Il Primo ministro dimissionario non è immediatamente rieleggibile».
Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, è importante sottolineare gli elementi innovativi della dinamica dei rapporti


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tra Parlamento e Governo, che appare sicuramente nel modello della cosiddetta sfiducia costruttiva che sta alla base di questo emendamento.
Tale istituto, che non è nuovo nell'ambito di alcuni importanti ordinamenti democratici contemporanei - e in qualche caso è noto anche alle nostre istituzioni (per esempio le regioni) -, si inserisce, a nostro avviso, coerentemente nelle nuove dinamiche della nostra forma di governo. Infatti, alla base di tale scelta vi è l'esigenza, da sempre e da tutti manifestata, di evitare all'interno della vita costituzionale i cosiddetti vuoti di Governo, cioè lunghe fasi critiche che si instaurano tra il Parlamento e l'Esecutivo, prolungate nel tempo e quindi fonte di stabilità. L'ipotesi, come rappresentata, si muove in tal senso, mirando quindi a garantire la continuità di relazione sia rispetto ai soggetti che devono esercitare il controllo sull'attività di indirizzo, il Parlamento, sia rispetto ai soggetti che quell'indirizzo si trovano a doverlo attuare.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 28.1, limitatamente alla parte non preclusa, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 270
Astenuti 141
Maggioranza 136
Hanno votato
sì 24
Hanno votato
no 246).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 28.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, questa è la nostra proposta sui poteri e la funzione del Primo ministro. Basta leggerla per vedere come è molto più equilibrata, come ottiene il medesimo risultato di un rafforzamento della stabilità, però con il rispetto di una democrazia parlamentare. Anche perché mi sembra di notare, negli interventi di molti, che si confonde tra il concetto dell'indicazione del premier da parte dell'elettorato e il concetto del rafforzamento del potere del premier, come se l'idea che un premier fosse indicato dal popolo dovesse rendere un soggetto indiscutibile, che non deve più dare conto della propria politica a nessuno, al di sopra di ogni altro organo costituzionale. Questa non è democrazia, questa è qualche altra cosa che forse esiste nella nostalgia di qualcuno. L'indicazione del premier ha un significato del tutto diverso e non riguarda minimamente i poteri del premier. Sono due temi distinti e separati che danno risposte a questioni completamente diverse. L'indicazione del premier ovviamente fa in modo che non venga da una mediazione politica la individuazione del Primo ministro, ma sia un'indicazione popolare. Questo è più che giusto, ma da qui poi a rafforzare enormemente i poteri del premier c'è molta differenza.
Venendo all'altra questione fondamentale, noi poniamo nuovamente la Camera dei deputati al centro del dibattito politico, perché ovviamente prevediamo che il programma debba essere votato in Parlamento e che possa essere respinto a maggioranza assoluta dei componenti. Questo cosa significa? Che noi esaminiamo un'ipotesi che voi non prendete minimamente in considerazione, cioè la possibilità di una maggioranza relativa che possa governare.
Quindi, solo una maggioranza assoluta contraria può negare la fiducia ad un premier e mandarlo a casa. Tutto ciò, tuttavia, non è presente nella vostra proposta, mentre nella nostra ipotesi il programma, e dunque la fiducia al Governo, deve essere ovviamente votato dalla Camera dei deputati.


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PRESIDENTE. Onorevole Marone, concluda!

RICCARDO MARONE. Vorrei evidenziare che, nella vostra formulazione dell'articolo 28 del provvedimento in esame, non è previsto nemmeno questo, dal momento che il premier deve solo illustrare il programma e la Camera deve prenderne atto. Come vedete, proponiamo di introdurre un'impostazione ben più equilibrata nel rapporto tra il Primo ministro ed il Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, vorrei formulare alcune osservazioni a sostegno dell'emendamento Leoni 28.8.
In primo luogo, mi sembra utile il fatto che, ogni anno, il Primo ministro debba presentare alle Camere il rapporto sull'attuazione del programma di governo. Al riguardo, occorre ricordare che, in ordine all'attuazione del programma, l'attuale Governo si è inventato addirittura un ministero, il quale, per l'alterna vicenda delle umane sorti, ha visto avvicendarsi alla guida di tale «ministero fantasma» colleghi che sono passati dalla polvere all'altare e viceversa, vale a dire dal ministero più importante (quello dell'interno) a questo, che non conta nulla, e viceversa. Tuttavia, cosa abbiano fatto i ministri che, nell'arco di tre anni e mezzo, si sono succeduti alla carica del dicastero per l'attuazione del programma di governo nessuno lo sa: conosciamo soltanto gli annunci per il futuro proclamati dal Presidente del Consiglio dei ministri.
Ritengo molto importante, inoltre, che non possa essere posta la questione di fiducia - e, conseguentemente, che il Parlamento non debba essere costretto a votare a favore, salvo il suo scioglimento - sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale, nonché sulle disposizioni riguardanti i diritti fondamentali dei cittadini. Mi sembra che si tratti, pertanto, di un emendamento meritevole di essere approvato da parte dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, l'emendamento in esame testimonia la differenza esistente tra il vostro e il nostro modo di concepire la forma di governo. Il vostro, infatti, è un premierato assoluto, mentre il nostro è un premierato forte; esso si inserisce nel solco della tradizione costituzionale dei governi parlamentari in cui si rafforza l'intero esecutivo, e non solo il Primo ministro.
Si tratta di un emendamento che contempla, al proprio interno, l'istituto della sfiducia costruttiva, e dunque non prevede l'abominevole strumento dello scioglimento anticipato delle Camere, usato come deterrente contro chiunque disturbi l'intoccabile Primo ministro, che voi, invece, indicate al secondo comma dell'articolo 28, per cui riducete la maggioranza ad una caserma a disposizione del premier, pronta ad approvare tutto ciò che egli chiede. Il nostro emendamento, inoltre, prevede il programma di legislatura, che deve specificare gli indirizzi e le misure che si intendono realizzare nel corso della legislatura stessa, nonché il voto su tale programma, che serve a circoscrivere parlamentarmente la maggioranza.
Constato che avete introdotto, in capo al Presidente del Consiglio, questa straordinaria ed incredibile potestà di forzare, in qualche modo, la volontà di Camera e Senato qualora sussista la necessità di tradurre in legge punti essenziali del proprio programma di governo. Avete inserito a più riprese tale clausola, ma essa rappresenta un'arma che mette, nelle mani del Primo ministro, la potestà sul potere legislativo, violando il principio della divisione dei poteri e trasformando, unico caso nella storia del costituzionalismo moderno, il premier in un dominus della legislazione.
Orbene, vorrei rappresentare che, per tutti questi motivi, l'emendamento Leoni


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28.8 traccia una linea, corretta e coerente, di governo parlamentare e di premierato forte e non assoluto.

PRESIDENTE. Onorevole Bressa, concluda!

GIANCLAUDIO BRESSA. Si tratta di una forma di governo che si inserisce nel solco della tradizione parlamentare del costituzionalismo moderno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pappaterra. Ne ha facoltà.

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, vorrei ricordare che abbiamo sottoscritto con convinzione l'emendamento in esame, dal momento che la strada intrapresa dalla maggioranza è quella di abbandonare, sostanzialmente, la forma di governo parlamentare a favore, invece, di un sistema e di un modello plebiscitario che non condividiamo; si tratta peraltro, come ho già affermato precedentemente, di un modello costruito «su misura» ed in cui tutti i poteri di indirizzo politico sono sostanzialmente accentrati nelle mani di una sola persona, poiché sono attribuiti esclusivamente al premier.
Ciò, per quanto ci riguarda, acuisce molto, signor Presidente, il potere formidabile assegnato al premier di sciogliere le Camere e, quindi, di dominare con il ricatto la propria maggioranza, perché il maxiemendamento della maggioranza va proprio in questa direzione. Al premier è infatti affidato l'assoluto valore di poter stabilire quando sciogliere il Parlamento, forzando oltre modo la garanzia della stabilità dei governi, a discapito del ruolo del Parlamento, che ormai si è ridotto, di fatto, ad un organo in cui si ratificano decisioni assunte altrove.
Noi riteniamo, signor Presidente, che il Parlamento debba, invece, svolgere con forza la propria funzione, come negli ultimi cinquant'anni. Pertanto l'emendamento Leoni 28.8 va nella direzione di rafforzare, per certi versi, i poteri del premier, ma non di consegnare nelle sue mani una potestà esclusiva. Quanto alla possibilità di sciogliere anticipatamente il Parlamento, così com'è nelle sue possibilità, per quanto ci riguarda, sarebbe una forzatura che non possiamo assolutamente accettare e pertanto la escludiamo con l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 28.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 417
Astenuti 10
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 171
Hanno votato
no 246).

Passiamo alla votazione del subemendamento Maura Cossutta 0.28.200.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Grazie, signor Presidente.
Voi, con l'emendamento della maggioranza, sostenete che il Primo ministro illustra il programma del Governo e, successivamente, la Camera si esprime con un voto sul programma illustrato. Si pone, dunque, una questione: anzitutto, non si capisce quale può essere la conseguenza di un voto negativo. Noi, nell'emendamento precedente, avevamo indicato in modo esplicito tale conseguenza: se il voto è negativo, il premier si deve dimettere. Voi non lo dite.
A monte, vi è anche un altro concetto, che abbiamo tentato di ribadire anche negli emendamenti precedenti. Voi non eliminate il voto di fiducia della Camera al premier, perché avete introdotto il principio


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che egli abbia già ricevuto la fiducia dalle urne. Ritengo, invece, che la fiducia al premier espressa dalla Camera non sia un atto formale, ma faccia parte di quell'intreccio di sistemi di poteri di controllo tra ruolo del Presidente della Repubblica e Parlamento. Non lo ritengo, quindi, un passaggio ininfluente e chiedo pertanto ai colleghi di votare a favore di questo subemendamento. Che il premier illustri pure il programma, ma la fiducia da parte della Camera deve essere votata.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Maura Cossutta 0.28.200.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 284
Astenuti 129
Maggioranza 143
Hanno votato
sì 34
Hanno votato
no 250).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.28.200.15, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 398
Astenuti 16
Maggioranza 200
Hanno votato
sì 391
Hanno votato
no 7).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione del subemendamento Leoni 0.28.200.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, si pone un elemento - a nostro avviso - fondamentale. Non dimentichiamo che ieri abbiamo approvato una norma che afferma che, se il Primo ministro ritiene che una legge sia essenziale per l'attuazione del programma di Governo, si può addirittura espropriare il Senato delle sue competenze.
Cos'è il programma di Governo? Nel primo comma dell'articolo, così come lo propone la maggioranza, non si parla nemmeno di «programma di Governo», ma di «programma elettorale». Un minimo di specificazione sarebbe indispensabile, anche perché noi riteniamo che un programma elettorale, per essere compreso da tutti i cittadini, debba essere estremamente essenziale, semplice e di facile comunicazione, specialmente nella società attuale, in cui è necessario comunicare rapidamente.
Un conto, tuttavia, è un programma elettorale, altro conto è un programma di Governo, ed altro ancora è capire che cosa si deve fare in una legislatura, perché qualcuno, in particolare il Presidente della Repubblica, deve capire se una legge, o addirittura un emendamento o una modifica, rientra nel programma elettorale del Governo.
Noi proponiamo, dunque, un subemendamento in cui perlomeno si dica che la Camera approva gli indirizzi sottoposti al corpo elettorale ed i principali indirizzi politici, con le misure da adottare nell'attività governativa. Ciò ci sembra il minimo per indicare il binario per il premier e per il Presidente della Repubblica e per stabilire se si sta o meno attuando il programma di Governo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, è particolarmente importante stabilire che il programma specifica gli indirizzi


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sottoposti al corpo elettorale e contiene i principali indirizzi politici e le misure da adottare nell'attività governativa.
Ieri, abbiamo discusso molto a lungo sull'articolo 70, ed abbiamo visto che il Governo, quando ritenga che vi siano emendamenti particolarmente rilevanti per l'attuazione del proprio programma, può esercitare una determinata funzione e mettere in moto un meccanismo che modifica il procedimento legislativo.
Allora, si tratta di chiarire che, se viene approvato un programma che delinea in maniera chiara i punti fondamentali per l'attuazione del programma, ciò finisce anche per limitare l'uso, che potrebbe essere illimitato ed arbitrario, di questa sorta di imposizione che il Governo può esercitare nei confronti delle Camere nell'approvazione delle proprie leggi.
Senza questa specificazione e circoscrizione degli argomenti politici sui quali è possibile esercitare tale funzione - e, si badi bene, quella ancora più devastante della possibilità di sciogliere le Camere con il voto di fiducia e con il voto conforme alla richiesta del parere del Governo -, restiamo nelle mani di un arbitrio assoluto in capo al Primo ministro.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.28.200.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 413
Astenuti 5
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 166
Hanno votato
no 247).

Ricordo che il subemendamento Mascia 0.28.200.7 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione del subemendamento Boato 0.28.200.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, con questo subemendamento poniamo un problema che non mi sembra sia stato affrontato dalla maggioranza o, addirittura, che sia stato affrontato in termini negativi. Mi riferisco all'ipotesi che in una Camera si possa governare anche senza avere la maggioranza assoluta. È normale che sia così: ciò avviene un po' dovunque e non comprendiamo per quale motivo, in questo caso, non debba avvenire.
Noi proponiamo che il programma possa essere respinto solo a maggioranza assoluta dei componenti. In altri termini, un Primo ministro non può governare solo se ha la maggioranza assoluta contraria. Ma se, viceversa, è sostenuto da una maggioranza relativa - e non assoluta - e parte dell'Assemblea si astiene, non comprendiamo per quale motivo il programma non possa essere approvato e portato avanti. Anche in questo caso, o voi state già pensando - e lo avete già parzialmente detto nella Costituzione - ad un sistema elettorale che ancora non conosciamo (in tal caso, stiamo riformando la Costituzione sulla base di un sistema elettorale che solo voi conoscete ed immaginate di voler approvare), il che ci sembra scorretto e sbagliato; oppure, non comprendiamo il motivo per cui la norma da noi proposta non possa essere approvata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, nella proposta emendativa in esame sono affrontate due questioni di fondo.
La prima è che la Camera dei deputati vota il programma e con questo voto si definisce parlamentarmente qual è la maggioranza che sostiene il Primo ministro. Se ciò non accade, la maggioranza viene definita extraparlamentarmente e questa è una cosa priva di senso.


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Tuttavia, è il secondo periodo che è particolarmente importante. Infatti, noi stabiliamo che la Camera dei deputati vota il programma, che può essere respinto solo a maggioranza assoluta dei componenti. Ciò consente che vi possano essere anche governi di minoranza. Nel vostro perfetto meccanismo vi siete dimenticati di verificare questa ipotesi: potrebbe anche darsi che le elezioni non esprimano una maggioranza parlamentare. In questo caso, con i vostri straordinari automatismi creereste una situazione del tutto ridicola e assurda: in virtù dell'assenza di una maggioranza espressa dalle elezioni, il Primo ministro di minoranza sarebbe addirittura più forte di quello di maggioranza; e potrebbe essere rovesciato solo con una mozione di sfiducia, che produce immediatamente nuove elezioni, ma non da un premier diverso da parte della stessa maggioranza iniziale, che in questo caso non esiste. Il nostro subemendamento consente di impedire questa assurdità...

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.28.200.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

MARCO BOATO. Presidente, neanche il tempo di votare!

PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 383
Astenuti 10
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 146
Hanno votato
no 237).

Prendo atto che gli onorevoli Boato e Bressa non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere un voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.28.200.250 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Guardi, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ognuno voti per sé, perché non mi sembra proprio il caso di inserire elementi diversivi!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 244
Astenuti 148
Maggioranza 123
Hanno votato
sì 244).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.28.200.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 407
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 166
Hanno votato
no 241).

Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.28.200.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Il secondo comma dell'articolo 94 riguarda un problema a lungo dibattuto, che io vorrei ancora una volta sottolineare.
Questo è il cuore della vostra riforma, è ciò che spezza le regole della democrazia.


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Questo secondo comma consente al Primo ministro di ricattare permanentemente il Parlamento, di ricattare la sua maggioranza e di conculcare le opposizioni. È un Primo ministro che ha il potere di fare le leggi come e quando vuole. È la rottura della divisione dei poteri tra il potere esecutivo e quello legislativo.
L'obiettivo fin troppo palese che si ottiene con l'arma dello scioglimento anticipato come deterrente preventivo contro chiunque disturbi un intoccabile Primo ministro è quello di mantenere saldamente in sella chi ci è salito, conservare Governo e legislatura ad ogni costo, evitando che tutto quanto possa imprimere dinamismo e flessibilità al sistema. Si vuole, cioè, attraverso una gabbia costituzionale, chiudere entro recinti certi la politica e impedire che possa fare il proprio corso e che possa avere un suo dispiegamento. Questo non è il meccanismo della sfiducia costruttiva, questo è un meccanismo che ingabbia il Parlamento, che lo ricatta e che ricatta la stessa maggioranza parlamentare.
Attraverso questo meccanismo la maggioranza parlamentare non è libera di scegliere al proprio interno un nuovo premier. È uno strumento assolutamente inconcepibile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Qui c'è il ribaltamento delle responsabilità, Presidente. Lei come Presidente di quest'Assemblea dovrebbe essere particolarmente sensibile a questo tema.
Qui un premier può imporre ad un'Assemblea una votazione. Non è come oggi, in cui un premier può imporre una votazione su una legge ma poi se ne assume la responsabilità per cui, se viene smentito dal Parlamento, si dimette. Questo avviene oggi ed è giusto che sia così. Il premier si gioca la sua credibilità politica in una votazione sulla fiducia: se sbaglia va a casa e chi lo ha smentito continua a svolgere la sua funzione.
Qui avviene esattamente il contrario: il premier impone un'impostazione su una legge e la Camera la deve votare perché, altrimenti, il premier si dimette e la Camera va a casa.
Quindi, ciò significa che se c'è una dissonanza tra premier e Assemblea si ha lo scioglimento dell'Assemblea. Questo significa, in termini pratici, che qualsiasi Assemblea sarà nell'impossibilità di valutare serenamente se approvare o non approvare un provvedimento.
Un ultimo aspetto: questa facoltà è esclusa solo per le leggi di revisione costituzionale. Un premier può imporre all'Assemblea un sistema elettorale e un'Assemblea deve votare quel sistema elettorale, altrimenti va a casa!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.28.200.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 401
Astenuti 7
Maggioranza 201
Hanno votato
sì 161
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo al subemendamento Boato 0.28.200.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Visto che avete introdotto il meccanismo assolutamente abominevole secondo il quale il Presidente del Consiglio può ricattare il Parlamento con il voto di fiducia conforme, cerchiamo di limitare i danni di questo vostro strapotere e, quanto meno,


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cerchiamo di impedire che, sotto il ricatto, la maggioranza parlamentare possa modificare la parte I della Costituzione.
Si tratta di una questione delicatissima. Voi sapete che per i principi fondamentali (i rapporti civili e le questioni fondamentali che riguardano la libertà personale, la libertà di riunione e di associazione, di religione, di culto, di pensiero, di stampa e di cittadinanza, il giudice naturale e la famiglia) è prevista la riserva di legge, cioè gli stessi si attuano con legge ordinaria.
Se noi non escludiamo ciò dalla possibilità del voto di fiducia conforme, con il voto bloccato, per cui il Primo ministro può ricattare la propria maggioranza sciogliendo il Parlamento, mettiamo nelle mani del Primo ministro stesso la possibilità di cambiare anche la prima parte della Costituzione, e di cambiarla sotto il ricatto dello scioglimento del Parlamento. Si tratta di una cosa abominevole a cui voi stessi dovreste ribellarvi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, con il subemendamento in esame cerchiamo, perlomeno, di porre alcuni limiti allo strapotere del premier ed al condizionamento assoluto dell'Assemblea rispetto alla volontà del premier stesso. Mi rendo conto che la questione non vi meravigli tanto. In questa legislatura, infatti, avete già dovuto ubbidire a tali e tante di quelle leggi imposte dal premier, non ultima quella oggi bocciata dall'Europa! Però, cerchiamo di far si che questa resti una vicenda eccezionale della Repubblica e costruiamo, invece, una Repubblica in cui ciò non avvenga più e, in cui, finalmente, governi la politica e non la volontà di un premier.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.28.200.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 403
Astenuti 7
Maggioranza 202
Hanno votato
sì 158
Hanno votato
no 245).

Passiamo alla votazione del subemendamento Leoni 0.28.200.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, la possibilità di imporre le questioni all'Assemblea dovrebbe nascere dalla logica che, in quanto il premier è stato investito di un mandato, deve attuare quel programma. Allora, limitiamo il potere del premier al programma elettorale. Non è pensabile che anche su materie non ricomprese in tale programma egli possa esercitare tale funzione. Ciò è illogico anche rispetto alla costruzione delineata dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.28.200.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 406
Astenuti 9
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 160
Hanno votato
no 246).


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Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.28.200.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, la inviterei, visto che non dobbiamo solo votare ma anche ragionare e capire di cosa stiamo parlando, ad avere un ritmo leggermente più rilassato. Come vede, non stiamo facendo ostruzionismo, ma vorremmo almeno avere il tempo di capire su cosa dobbiamo intervenire.
Il subemendamento in esame tratta una questione estremamente delicata. Proponiamo di sopprimere le parole «con voto conforme alle proposte del Governo». Ripeto quanto detto pochi istanti fa: se non vi è la possibilità di eliminare tale meccanismo abominevole dalla Costituzione, il Primo ministro e la sua maggioranza hanno la possibilità, sotto ricatto, di cambiare la prima parte della Costituzione.
Presidente Bruno, la riserva di legge significa che i principi fondamentali della nostra Costituzione vengono attuati con legge ordinaria. In merito, ad esempio, alla libertà di stampa, alla questione della cittadinanza, alla questione della famiglia un Primo ministro può imporre alla sua maggioranza, pena lo scioglimento della Camera, di votare una legge a suo piacimento e, se ciò non avviene, scioglie il Parlamento.
Vi rendete conto della gravità delle cose che state facendo? Introducete un meccanismo, quello del voto di fiducia con il voto conforme, che nessuna Costituzione contemporanea ha mai previsto. Quando dite che lo prevede la Costituzione francese del 1958, dite una bugia perché in quel caso non vi è il potere di ricatto dello scioglimento, ma le dimissioni del Governo.
Fatela finita con queste provocazioni al diritto costituzionale. State cercando di distruggere non solo una Costituzione, ma i fondamenti elementari del diritto costituzionale. Il diritto costituzionale deve porre limiti alla politica. Voi state creando l'assurdo per cui la politica porrà limiti inaccettabili ed inammissibili al diritto costituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.28.200.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 407
Astenuti 7
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 159
Hanno votato
no 248).

Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.28.200.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, innanzitutto vorrei rilevare come sia un paradosso che il premier chieda di esprimersi con un voto conforme. Vi è una coartazione della volontà individuale incredibile. Il premier pone la fiducia, non deve dire come votare. Non può dire: votate così, altrimenti andate a casa. La terminologia è assurda ed indicativa di una concezione sbagliata.
Detto ciò, vogliamo perlomeno eliminare una serie di materie dallo strapotere del premier? Il subemendamento in esame cerca, per lo meno, di fare questo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.28.200.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 412
Astenuti 2
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 163
Hanno votato
no 249).

Passiamo alla votazione del subemendamento 0.28.200.251 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Avevo intenzione di intervenire sul precedente subemendamento, ma comunque il tema è sempre quello dei limiti da porre alla questione di fiducia. Credo peraltro sia un tema che dovrebbe essere caro a tutti i colleghi.
Non bisogna immaginare infatti che oggi la si fa da padroni, pensando che questo accadrà anche in futuro. Noi abbiamo proposto, con il subemendamento precedente, che voi inconsapevolmente, immagino, avete bocciato - perché continuo a pensare che tra di voi dovrebbe esserci qualcuno che ci tiene alle garanzie democratiche del Parlamento, ma la maggioranza di voi evidentemente non è così -, un elenco chiaro di temi attinenti alle libertà fondamentali, sui quali non è lecito per un Governo porre la questione di fiducia.
Con questo subemendamento della Commissione fate un lieve passo avanti, rispetto alle vostre iniziali posizioni, perché ci siamo battuti affinché passasse il concetto che almeno non fosse ammissibile la questione di fiducia sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Anche se è un qualcosa, tuttavia è davvero troppo, troppo poco, e non può bastare a bilanciare lo spostamento abnorme di poteri nei confronti del premier.
Pertanto, ci asterremo nella votazione di questo subemendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collega Bressa, il quale è intervenuto più volte in questa materia relativa al secondo comma di quello che sarà (ma speriamo non sia), o di quello che potrà essere, il nuovo articolo 94 della Costituzione - così come risulterà a seguito dell'eventuale approvazione dell'emendamento della maggioranza Elio Vito 28.200 -, ha già posto tutte le questioni di carattere generale espresse dalle opposizioni e dal centrosinistra in particolare. Proprio perché ho poco tempo, mi richiamo integralmente ad esse e non le ripeto.
Riprendo invece quanto detto poco fa, correttamente, dal collega Leoni, che ha annunciato l'astensione nella votazione di questo subemendamento della Commissione. Esso recepisce solo in parte quanto da noi proposto nel precedente subemendamento Bressa 0.28.200.10, che voi avete bocciato. Nel subemendamento in esame si afferma che non è comunque ammessa la questione di fiducia sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale. Noi condividiamo ciò, anzi lo abbiamo chiesto proprio noi nel Comitato dei nove. Ma avevamo chiesto che fossero sottratte alla questione di fiducia, oltre ovviamente alle modifiche del regolamento della Camera, anche le disposizioni riguardanti le materie di cui agli articoli 6, da 13 a 22, da 24 a 27, 29, 30, 31, secondo comma, 32, secondo comma, della Costituzione, che sono quelle che riguardano la riserva di legge in materia di principi fondamentali.
Questa richiesta non è stata accettata, e secondo noi ciò è grave; la nostra richiesta quindi è stata recepita solo in piccola parte. Pertanto, analogamente a quanto detto dal collega Leoni, confermo il nostro voto di astensione sul subemendamento in oggetto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che vi siano poche speranze di poter


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introdurre correzioni in questo testo. Mi permetto pertanto di porre un problema di carattere più generale.
Com'è noto, dopo che fu scritta la Costituzione, ci fu un gruppo di linguisti che si dedicarono, per dir così, a mettere in buona lingua il testo. Si propose Benedetto Croce: qui non c'è nessun Benedetto Croce, quindi nessuno può aspirare a fare questa operazione.
Vorrei però domandare, visto che ci sono parecchie difficoltà interpretative ed anche qualche incertezza lessicale e sintattica, se non si pensa di sottoporre ad una revisione linguistica questo testo di riforma, che, oltre ad essere a mio avviso sballato dal punto di vista concettuale, lo è anche dal punto di vista linguistico (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, le ricordo che già l'articolo 90 del nostro regolamento prevede la possibilità di apportare eventuali correzioni di forma da parte del Comitato dei nove.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.28.200.251 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 412
Votanti 278
Astenuti 134
Maggioranza 140
Hanno votato
sì 273
Hanno votato
no 5).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Maura Cossutta 0.28.200.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 407
Votanti 334
Astenuti 73
Maggioranza 168
Hanno votato
sì 93
Hanno votato
no 241).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mazzuca Poggiolini 0.28.200.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 273
Astenuti 137
Maggioranza 137
Hanno votato
sì 17
Hanno votato
no 256).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.28.200.254 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 407
Astenuti 3
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 246
Hanno votato
no 161).

Avverto che, ove venisse approvato il subemendamento D'Alia 0.28.200.19, i subemendamenti Bressa 0.28.200.14 e Mazzuca Poggiolini 0.28.200.2 risulterebbero, rispettivamente, assorbito e precluso.


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Passiamo alla votazione del subemendameto D'Alia 0.28.200.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Più lentamente, Presidente, perché ci viene l'angoscia...

GIANCLAUDIO BRESSA. No, nessuna angoscia, solo che perdiamo di lucidità e quindi parliamo più di quanto non ci sarebbe consentito!

PRESIDENTE. Complimenti, onorevole Bressa, per questo «ricamo».

GIANCLAUDIO BRESSA. Grazie, signor Presidente, ho avuto grandi maestri (Applausi).
Signor Presidente, «il Primo ministro si dimette, altresì, qualora la mozione di sfiducia sia stata respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni». Avete introdotto un ulteriore automatismo. In questa vostra ossessione «antiribaltonista» ne state facendo una peggio del demonio (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Vi faccio un piccolo esempio. Cari colleghi della maggioranza, sicuramente avrete una minima conoscenza della storia inglese (quella italiana, si è visto dalle Iene, non è materia ben conosciuta da molti colleghi). Voi tutti ricorderete Winston Churchill! Perché vi ricordate di lui? Perché è stato un grande Primo ministro. Eppure, Winston Churchill è stato un ribaltonista: prima era conservatore, poi divenne liberale e poi ritornò conservatore. Questa è la politica! Churchill non è passato alla storia, perché passava «di qua e di là». È passato alla storia perché fu un grande Primo ministro, un grande politico. Colleghi, non vergognatevi della politica.

NUCCIO CARRARA. Ha ribaltato le proprie posizioni, non i Governi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, si continua ad introdurre nella Costituzione un concetto sbagliato; si parla di maggioranza espressa dalle elezioni. La maggioranza è convinta che questo concetto non esista, ma se esaminiamo le norme transitorie, risulta che, fino all'adeguamento della legislazione elettorale, le disposizioni sullo scioglimento della Camera dei deputati (articolo 28) non si applicano. Quindi, stiamo prevedendo l'inserimento nella Costituzione di misure che poi non si applicheranno mai. In nessun sistema si introduce nella normazione ordinaria, e non nelle norme transitorie, un principio transitorio. È completamente sbagliato!
State prefigurando un sistema elettorale ma non lo avete detto ai membri dell'Assemblea (nessuno sa qual è); lo costruirete successivamente. Finché non avverrà, la norma costituzionale resterà nel limbo. Una norma ordinaria, non una norma transitoria... Non si fanno nemmeno le leggi in questo modo...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marone.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento D'Alia 0.28.200.19, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 403
Votanti 392
Astenuti 11
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 236
Hanno votato
no 156).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Maura Cossutta 0.28.200.6, non


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accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 406
Astenuti 5
Maggioranza 204
Hanno votato
sì 158
Hanno votato
no 248).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.28.200.255 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 413
Astenuti 3
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 245
Hanno votato
no 168).

Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.28.200.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, vorrei che vi soffermaste su ciò che vi accingete a votare, nel caso non fosse approvato il nostro subemendamento. Voi, che attualmente siete deputati di maggioranza, avete una sovranità parlamentare limitata; avete la possibilità di sfiduciare il Primo ministro, con la condizione di mandare a casa il Parlamento. Se, invece, volete sfiduciare il Primo ministro e cambiarlo con un altro appartenente alla vostra maggioranza, dovete essere almeno la metà più uno dei componenti del Parlamento.
Questo significa che, se al vostro interno c'è un gruppo di fedelissimi del Primo ministro che rifiuta di firmare questa mozione di sfiducia, non avete la possibilità di cambiare il vostro premier che, per mille motivi, può essere invece oggetto di cambiamento.
Nel nostro meccanismo, che non è ossessionato dall'antiribaltone e dagli automatismi che sono la vostra costante in questa riforma, è il Presidente della Repubblica che deve valutare se la nuova compagine del Governo che gli esponenti della maggioranza sottopongono al voto dell'Assemblea sia coerente con il risultato delle elezioni e con il programma di legislatura. Questo significa restare nel regime parlamentare!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, attribuiamo enorme importanza a questo subemendamento, sul quale ripetutamente abbiamo inutilmente richiamato l'attenzione del Comitato dei nove, della maggioranza e del Governo.
Il nostro subemendamento si colloca in una logica equilibrata di rafforzamento della figura del Primo ministro e in una logica antiribaltone - ma non di un'ossessione, come giustamente diceva il collega Bressa -, reintroducendo l'importante ruolo del Presidente della Repubblica, che definite garante della Costituzione ma che poi non è in grado purtroppo di garantire la correttezza dei rapporti tra Governo e Parlamento.
Con la nostra proposta emendativa si prevede che, dopo aver votato una mozione in cui venga indicato un nuovo Primo ministro e quindi il precedente in carica si dimette - la cosiddetta sfiducia costruttiva -, sia compito del Presidente della Repubblica di verificare che la nomina del nuovo Primo ministro indicato nella mozione sia coerente con il risultato delle elezioni e con il programma di legislatura.
Quindi è un'idiozia quella affermata da qualcuno secondo cui da parte del centrosinistra


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ci sarebbe una logica di favore nei confronti di norme ribaltoniste. Da parte del centrosinistra c'è il rifiuto del cosiddetto premierato assoluto, c'è una coerente proposta di rafforzamento del Governo e del Primo ministro, ma in un equilibrato rapporto tra i poteri costituzionali, Governo-Parlamento-elezioni; nel contempo si prevede che sia il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, a verificare la coerenza con il risultato delle elezioni e con il programma di legislatura del nuovo Primo ministro, così come indicato dalla mozione di sfiducia costruttiva.
Per questo motivo, invitiamo l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sul nostro subemendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Il nostro subemendamento si riferisce ad una di quelle norme collocate in un «limbo», in quanto potrebbe anche non applicarsi mai. Infatti, la norma antiribaltone non si saprà mai se entrerà in vigore, in quanto ciò potrà accadere solo se ci sarà un nuovo e diverso sistema elettorale. Voi, quando fate qualcosa, la smentite subito dopo! Volete essere rigorosissimi sulla norma antiribaltone e poi approvate un norma transitoria con la quale prevedete che la suddetta disposizione non entri in vigore fino all'adeguamento del sistema elettorale.
Dunque, cerchiamo di evitare questo assurdo automatismo che proponete, prevedendo un sistema attuabile sin da oggi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.28.200.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 393
Votanti 385
Astenuti 8
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 149
Hanno votato
no 236).

Il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16 con immediate votazioni.

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