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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 27 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione esprime parere...
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, il collega Marone aveva chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative riferite all'articolo 27!
PRESIDENTE. Mi dispiace, ma non me ne ero accorto. Comunque va bene, darò la parola all'onorevole Marone. Lei sa che avete esaurito i tempi (Commenti del deputato Ruzzante)?
ROBERTO ALBONI. Non fare l'arrogante!
PRESIDENTE. Mi consenta, onorevole Ruzzante, non è dolo! Al massimo, è colpa!
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Il nostro emendamento all'articolo 27 è abbastanza corposo. Crediamo infatti che, nella vostra fretta di costruire i poteri del premier e nella vostra fretta di esautorare un po' anche la funzione del Parlamento, abbiate dimenticato parecchie cose. Leggendo infatti il vostro articolo 26 ed il successivo articolo 28, ci rendiamo conto che sono stati certamente omessi alcuni passaggi, nell'individuazione del procedimento che deve portare alla nomina del Primo ministro ed anche al suo giuramento. Nell'attuale ordinamento, tutto ciò avviene in una combinazione di passaggi, che vede prima l'intervento del Presidente della Repubblica, poi il giuramento, infine la fiducia concessa da parte della Camera dei deputati. L'attuale previsione costituzionale serve a sancire e a garantire che i poteri del Primo ministro derivino da più organi: dal Presidente della Repubblica, che nomina il Primo ministro, e dal Parlamento, che gli accorda la fiducia. Vi è poi il giuramento, che il Primo ministro e i ministri fanno nelle mani del Presidente della Repubblica.
Nella vostra costruzione, non so se per dimenticanza o per scelta politica - vorrei sperare nella prima ipotesi! -, viene meno in modo significativo il ruolo del Parlamento, perché voi ovviamente date grande risalto, come è giusto che sia, all'indicazione del voto popolare. Avete inoltre svuotato completamente la discrezionalità del Presidente della Repubblica nella nomina del Primo ministro e nella sua sostituzione; di ciò abbiamo discusso a lungo, quando abbiamo esaminato i poteri di cui agli articoli 88 e 89 della Costituzione (sostanzialmente il Presidente della Repubblica è stato privato di tutti i suoi poteri, diventando semplicemente un esecutore di una serie di attività). Oggi però emerge, nell'articolo 28, primo comma (da qui la necessità di una nostra proposta emendativa), che se è vero che proponete comunque un passaggio parlamentare del Primo ministro, tuttavia non chiarite le conseguenze del voto sul programma, perché dite semplicemente che la Camera dei deputati si esprime con un voto sul programma.
È chiaro che, politicamente, non cambierà molto, perché se vi fosse un voto contrario, non credo che il premier potrebbe rimanere in carica, ma è indicativo che voi eliminate il ruolo fondamentale del Parlamento nel procedimento, mentre vi affidate alla volontà popolare e ai poteri del premier.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, credo davvero che con questo articolo e con quelli precedenti sulla forma di governo, sul ruolo del Presidente della Repubblica,
ma anche sulla devoluzione, si stia definendo, ormai in modo chiaro, l'impianto di questo testo di controriforma. È una controriforma costituzionale che non c'entra più niente con l'idea del cosiddetto buon governo dei territori, né tantomeno con l'efficacia del sistema democratico. Lo abbiamo riscontrato nel corso della discussione sull'articolo 70 concernente l'attività legislativa, che avrebbe dovuto fornire una risposta per quanto riguarda il buon governo dei territori, mentre è venuto fuori un pasticcio che creerà ulteriori conflitti tra Stato e regioni.
Pertanto, non vi interessa razionalizzare, rendere più efficiente il sistema ed avvicinare il potere decisionale ai territori ed ai cittadini. Non è questo il vostro obiettivo!
Il vostro obiettivo, come emerge nell'articolato relativo alla forma di governo, al Presidente della Repubblica, alla devoluzione, è quello di smantellare la Costituzione materiale, la nostra Costituzione! È un testo costituzionalmente eversivo, perché voi siete contro i principi costituzionali: mi riferisco alla divisione dei poteri e alla Repubblica; la nostra è una Repubblica democratica, proprio perché basata sulla divisione e sul bilanciamento dei poteri, e parlamentare. Siete, inoltre, eversivi perché la seconda parte della Costituzione è certamente collegata alla prima, ma è la prima che deve condizionare la seconda, mentre voi fate l'operazione inversa (Commenti del deputato Menia). Smantellando la seconda parte, intervenite direttamente sulla prima parte della Costituzione, sull'articolo 3, quello cardine del dettato costituzionale.
Per tale motivo, siamo e vogliamo essere conservatori e non ci immischiamo in questa ideologia dell'innovazione! Non occorre modernizzare la nostra Costituzione, perché non è vecchia né superata. Voi la volete cambiare perché avete un progetto politico costituzionalmente eversivo, mentre, dal punto di vista sociale, la spinta vera a tale controriforma proviene dalle regioni forti, che vogliono essere competitive sui mercati internazionali, nonché dai ceti sociali forti, che vogliono fuoriuscire dal sistema universalistico e di solidarietà fiscale.
È un assetto autoritario; inoltre, la vostra è una concezione dell'antipolitica, dell'accentramento dei poteri nelle mani di un premier (dal potere esecutivo a quello legislativo), che inoltre, guarda caso, ha il potere politico perché ha prima quello economico.
Non è un caso che non vogliate introdurre nella Costituzione un unico elemento, quello del conflitto di interessi, dell'incompatibilità tra potere, interesse economico del premier e la sua funzione.
Voi siete la vergogna del nostro paese! Per questo lanceremo un allarme democratico (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
ROBERTO MENIA. Vergognati te!
NINO STRANO. Mitrokhin!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
MAURA COSSUTTA. Sì, un allarme! È la cultura dell'imprenditore (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, quando avrete terminato, l'onorevole Maura Cossutta potrà continuare il suo intervento (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Ciascuno può parlare!
ROBERTO MENIA. Non si può dire «vergogna»!
MAURA COSSUTTA. Sì, siete una vergogna (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho sentito ciò che ha detto l'onorevole Maura Cossutta; ha usato un linguaggio che tante volte viene usato anche da altri colleghi. Pertanto, non devo esprimere giudizi, non devo fare la maestrina o il censore. Lasciatela parlare! Prego, onorevole Maura Cossutta.
MAURA COSSUTTA. Grazie, signor Presidente, anche perché se vi è un ministro della Repubblica che parla di «culattoni», io ho ben il diritto di dire che voi siete la vergogna di questo paese (Applausi polemici dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
Concludo, signor Presidente, perché, fino a prova contraria, ho la libertà di esprimere il mio pensiero.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è evidente che, se si vogliono creare incidenti in una fase così delicata, è possibile farlo...! Vi invito a far terminare l'onorevole Maura Cossutta.
MAURA COSSUTTA. Sostengo dunque che questa è la vostra cultura, una cultura autoritaria, una cultura cosiddetta moderna dell'imprenditore che si fa premier. Purtroppo, con questa cultura trasformate il Parlamento in una società per azioni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi atterrò rigidamente all'esame del testo. Preannuncio il voto contrario sull'articolo 27 per alcuni aspetti in esso previsti e per un altro che stranamente non c'è.
Con riferimento a quest'ultimo, vi è un errore, a mio avviso, già presente nella Costituzione vigente e che non ho compreso per quale motivo non si sia colta l'occasione per correggere. Mentre, per quanto riguarda il giuramento del Presidente della Repubblica, l'articolo 91 della Costituzione prevede che egli presti giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza alla Costituzione, l'articolo 93 diceva allora e ripete oggi che il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica. Non si precisa giuramento a chi e a che cosa: giurano forse fedeltà alla moglie? Francamente, ritengo che la ripetizione della formula usata per il giuramento del Presidente della Repubblica fosse necessaria; dunque, mi sembra un lapsus che la Commissione potrebbe correggere.
Per quanto concerne invece la contrarietà agli aspetti previsti in tale articolo, è un po' ridicola l'espressione secondo la quale il Primo ministro si sottopone al voto di fiducia, in quanto ciò darebbe la sensazione di un Parlamento autorevole che, viceversa, può essere sciolto dal Presidente del Consiglio tutte le volte che vuole. Quindi, l'espressione «si sottopone» mi sembra mal usata.
È vero che il Papa si firma come servus servorum dei - servo dei servi -, ma non insisto su questo argomento altrimenti l'onorevole Giachetti si offende!
A mio avviso, è grave aver tolto al Presidente della Repubblica la potestà di nomina dei ministri. Tutti sono al corrente di un episodio risalente alla formazione del primo Governo Berlusconi, quando il Presidente della Repubblica oppose il suo «no» alla nomina a ministro di grazia e giustizia di un nostro collega che poi ha avuto problemi con la giustizia. Mi auguro che questo collega - come lo auguro a tutte le persone sottoposte a giudizio - esca indenne dalle sue vicende giudiziarie ma, ove avesse ricoperto la carica di ministro della giustizia, non sarebbe stata una cosa molto elegante.
Quindi, riconoscere la potestà di nomina e revoca dei ministri solo al Primo ministro è un rafforzamento della tesi contro la quale ci battiamo in ogni momento, vale a dire quella che attribuisce eccessiva forza al Capo del Governo, a scapito di un Governo che veramente si sottopone al giudizio del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Avverto che l'emendamento Mascia 27.1 risulta precluso, limitatamente al primo capoverso, a seguito dell'approvazione dell'articolo 26.
Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, fa piacere ascoltare le dichiarazioni con cui il professor Acquarone ha criticato l'emendamento Mascia 27.1, firmato anche dagli onorevoli Bressa e Boato, che credo appartengano al suo gruppo. Infatti, egli ha ammesso che è scritto male. Questo è uno dei motivi per cui la Commissione è contraria all'emendamento in oggetto.
Inoltre, abbiamo espresso parere contrario anche perché su tale punto avevamo intenzione di confermare quanto i precedenti costituenti hanno scritto all'articolo 93. Pertanto, mi auguro che anche l'onorevole Maura Cossutta, che ha intenzione di non modificare nulla o quasi nulla, possa esprimere voto favorevole sull'articolo in esame, in quanto esso lascia invariate - con l'eccezione delle parole «Primo ministro» - tutte le funzioni che già il costituente del 1947-1948 aveva previsto.
Ribadisco pertanto il parere contrario sull'emendamento Mascia 27.1.
PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 27.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, l'emendamento in oggetto introduce nel sistema della forma di governo alcuni importanti elementi di razionalizzazione.
Anzitutto, si crea un collegamento politico tra il candidato alla carica di Primo ministro, come risulta dalla dichiarazione di collegamento, e il maggior numero di deputati che risultino eletti nell'ambito delle liste alle quali lo stesso candidato aveva precedentemente di dichiarato di collegarsi. Vorrei sottolineare il carattere politico della dichiarazione di collegamento, cosa diversa dall'indicazione su una scheda, come invece risulta dalla proposta della maggioranza. Si tratta di una differenza sostanziale.
Tale meccanismo non esime dal punto di vista della responsabilità politica il candidato a Primo ministro dal sottoporsi al voto di fiducia del Parlamento, non previsto nella riforma proposta dalla maggioranza.
A nostro avviso, tale passaggio è importante per due ragioni. In primo luogo, coinvolge aspetti di natura tecnica e giuridica, in quanto dal voto di fiducia ottenuto dal Parlamento il Governo nella sua interezza si sente investito formalmente della legittimità all'esercizio delle future azioni esecutive. In secondo luogo, è ancora più significativo il fatto che il passaggio in sede parlamentare consente politicamente di verificare, attraverso la presentazione di un programma di indirizzo politico, la corrispondenza della precedente dichiarazione di collegamento e formalizza, sotto forma di responsabilità politica, il rapporto tra la maggioranza e l'espressione che di quella maggioranza si ha nell'esecutivo.
Naturalmente, il giuramento del Primo ministro e dei ministri nelle mani del Capo dello Stato rimane invece invariato nella fase procedurale, come elemento indispensabile per l'assunzione delle funzioni di governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti...
GIANCLAUDIO BRESSA. No, signor Presidente, avevo già chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bressa. Ha a disposizione un minuto.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, volevo cogliere questa occasione per rispondere alla raffinatissima sottigliezza stilistica dell'onorevole Rosso che, rivolgendosi ai deputati del centrosinistra, li ha definiti «vergini ricucite».
È indubbio che lo stile costituente non è acqua, ma effettivamente si tratta di un'affermazione molto forte. Forse, l'unica cosa davvero da ricucire è la memoria del
collega Rosso. Infatti, non è la prima volta che si ostina ad argomentare sul fatto che il premierato assoluto è frutto di una nostra invenzione, all'epoca della Commissione bicamerale. Allora, forse è questa la volta giusta per mettere la parola fine a queste strumentalizzazioni.
Intanto, occorre ricordare che il testo sul premierato fu bocciato - e quindi non fu oggetto di discussione presso la Commissione bicamerale - con i voti di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega. Quindi, se si deve chiedere coerenza a qualcuno, probabilmente bisogna chiederla a voi che allora eravate contrari, mentre adesso siete favorevoli. Certo, non a noi che votammo quella forma di governo.
NUCCIO CARRARA. C'era una opzione migliore: l'elezione diretta del Presidente!
GIANCLAUDIO BRESSA. Inoltre, esistono differenze sostanziali tra quel modello e quello da voi proposto. Nel testo Salvi, non vi era traccia della questione di fiducia con minaccia di scioglimento. La mozione di sfiducia non era connessa all'automatismo dello scioglimento anticipato, bensì configurata come una mozione di sfiducia costruttiva, simile a quella tedesca e spagnola. È qui la differenza di fondo: quello prefigurato in Commissione bicamerale era un premierato forte; quello da voi proposto, al contrario, è un premierato assoluto.
NUCCIO CARRARA. L'elezione diretta del Presidente della Repubblica cosa era?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 27.1, limitatamente alla parte non preclusa, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 438
Astenuti 12
Maggioranza 220
Hanno votato sì 133
Hanno votato no 305).
Prendo atto che l'onorevole Degennaro ha espresso erroneamente voto favorevole ed intendeva esprimere voto contrario.
Prendo altresì atto che gli onorevoli Santino Adamo Loddo e Papini hanno espresso erroneamente voto contrario ed intendevano esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 27.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 450
Astenuti 7
Maggioranza 226
Hanno votato sì 262
Hanno votato no 188).
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