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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 15 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Mascia 15.1 e Leoni 15.2, parere favorevole sull'emendamento Elio Vito 15.200 e formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Boato 15.3.
Il parere è contrario sui subemendamenti Mascia 0.15.201.2 e 0.15.201.4, nonché sui subemendamenti Bressa 0.15.201.6 e Mascia 0.15.201.5, mentre il parere è favorevole sull'emendamento Elio Vito 15.201.
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Bressa 15.4 e sul subemendamento Boato 0.15.202.1; esprime invece parere favorevole sul subemendamento Boccia 0.15.202.2. Il parere è favorevole sull'emendamento Elio Vito 15.202, purché riformulato nel senso di sostituire la parola «regionale» con le seguenti: «delle regioni e delle province autonome», mentre il parere è contrario sugli emendamenti Perrotta 15.72 e 15.71, sugli emendamenti Leoni 15.44 e Tabacci 15.73, nonché sugli articoli aggiuntivi Boato 15.05 e Bressa 15.06.
PRESIDENTE. Il Governo?
ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Vorrei rivolgere, anche a nome dell'Assemblea, un saluto ai docenti e agli studenti impegnati nella giornata di formazione a Montecitorio, iniziativa che riprende oggi e che si svolgerà per l'intero anno scolastico. Si tratta degli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Copernico» di Pomezia - che, tra l'altro, fa parte del mio collegio elettorale - e degli studenti dell'Istituto tecnico commerciale per il turismo «Aldo Moro» di Monopoli (Applausi).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Mascia 15.1 e Leoni 15.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, da questo articolo emergono tre argomenti molto significativi che vorrei, sin dall'inizio, sottoporre alla sua attenzione e a quella di tutti i colleghi, anche perché essi richiamano temi che percorrono l'insieme del provvedimento. Mi riferisco all'aumento dei poteri del Governo, alla mancata condivisione da parte della maggioranza di argomenti posti dai gruppi dell'opposizione riguardo alle garanzie del Parlamento e della stessa opposizione e al pericolo di una corsia preferenziale per iniziative politiche e legislative che in qualche modo rimandino all'idea delle macroregioni.
La prima questione è contenuta nell'emendamento Elio Vito 15.201, e consiste nel fatto che il Governo possa chiedere che, decorso il termine previsto dai regolamenti per i disegni di legge presentati o fatti propri dal Governo, la Camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal Governo.
Come i colleghi possono notare molto chiaramente, perché questa volta le intenzioni sono tradotte in modo limpido, l'obiettivo della maggioranza è quello di fornire al Governo un ulteriore potere nei confronti del Parlamento.
Tale potere si aggiunge alla questione di fiducia, al voto conforme e alla particolare corsia preferenziale nel calendario dei lavori dell'Assemblea per i disegni di legge del Governo. Con riferimento all'ultimo punto, anche il nostro gruppo ritiene congrua tale previsione e, infatti, esiste un emendamento a nostra firma dove si propone tale meccanismo. Si è però arrivati al punto in cui, scaduti i termini previsti, si prevedono soltanto le votazioni articolo per articolo e quella finale. Se il collega Buontempo fosse presente, credo si ribellerebbe anche in questo caso! Vorrei, però, sottoporre il problema a tutti i colleghi, in particolare a quelli dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro. Infatti, dopo il voto di ieri soppressivo dell'articolo 24, abbiamo ascoltato autorevoli interventi da parte di colleghi di tale gruppo nei quali si affermava che, con tale bocciatura, era stato provocato uno squilibrio generale e che i poteri del Capo del Governo, rispetto al Presidente della Repubblica, risultavano troppo sbilanciati. Non so se nel corso della nottata è stato previsto uno strumento per procedere ad un nuovo bilanciamento, come chiesto in quest'aula; se posso giudicare in base ai subemendamenti presentati, direi che ciò non è avvenuto.
Comunque, siamo di fronte ad una norma che conferisce un nuovo potere
all'Esecutivo. Infatti, scaduti i termini previsti dal regolamento, si potranno chiedere le votazioni articolo per articolo e poi il voto finale non solo relativamente a disegni di legge del Governo, ma anche su quelli che il Governo stesso intende fare propri. Questa è la prima enormità.
La seconda enormità, invece, riguarda le proposte di legge di iniziativa regionale. Infatti è stata prevista una corsia assolutamente prioritaria per le proposte di legge risultanti dal coordinamento tra più regioni, rispetto a quelle di semplice iniziativa regionale. La filosofia sottesa a tale norma è chiara a tutti; da tempo, infatti, settori della Lega - ma non solo - parlano del progetto di costruire macroregioni o, comunque, di favorire le aggregazioni tra le regioni più forti, idea esistente anche nel modo con cui è stato prevista la composizione del Senato federale.
Infine, la terza enormità è quella di respingere gli emendamenti Leoni 15.44 e Tabacci 15.73 che, se pur in modo diverso, pongono un'identica questione, suggerita anche dalla maggior parte dei costituzionalisti e fatta propria dalla cultura democratica che intende costruire i contrappesi e i bilanciamenti rispetto al sistema elettorale maggioritario. Si tratta della possibilità, a certe condizioni, di ricorrere alla Corte costituzionale, qualora una certa quota dei componenti della Camera ravvisi vizi nel procedimento di approvazione di una legge. È chiaro che non stiamo parlando di ricorsi di merito o di legittimità, bensì di vizi nel procedimento. Vi accingete a bocciare il nostro emendamento, respingendo per l'ennesima volta proposizioni presentate da quella che oggi è l'opposizione, che invece intende inserire nel sistema politico maggioritario alcuni elementi di garanzia.
Il mancato accoglimento dei nostri emendamenti induce il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ad esprimere un voto contrario sull'articolo 15, nonché a chiedere a tutti i colleghi di esprimere un voto favorevole sugli emendamenti soppressivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, stiamo discutendo di procedure legislative e di organizzazione per Commissioni. Sono temi apparentemente innocui e, se fossimo in condizioni normali, non sarebbe possibile immaginare stravolgimenti del diritto costituzionale. Ma anche nella trattazione di tali argomenti, non centrali rispetto al dibattito costituzionale, riuscite a superare voi stessi. In qualche modo, con questa controriforma, state ridisegnando i confini tra la politica e il diritto costituzionale.
Attraverso la ridefinizione della forma di governo e per il tramite di questa, state espandendo l'area della politica in modo abnorme, facendo al tempo stesso arretrare il diritto costituzionale e le sue regole dalle posizioni storicamente definite in tutte le Costituzioni democratiche.
Sottopongo all'attenzione dell'Assemblea due esempi. Il primo è dato dall'emendamento Elio Vito 15.201, al quale ha fatto riferimento poc'anzi il collega Leoni. In virtù di tale emendamento, il Governo può chiedere che, decorso il termine, la Camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal Governo stesso. Non si tratta più di porre all'ordine del giorno la questione, affrontata anche da parte nostra, dell'opportunità che il Governo possa avere una corsia preferenziale per far approvare provvedimenti considerati indispensabili per la sua azione. Tale questione, affrontata anche dalla Commissione bicamerale, può trovare una soluzione piana, da noi proposta, che illustreremo successivamente. Invece, utilizzate anche questa occasione per attribuire un ulteriore potere non tanto al Governo, bensì al primo ministro. La vostra organizzazione del Governo, infatti, è «presidentocentrica»: il primo ministro è tutto ed ha un rapporto con il suo Governo da «padre padrone». Dunque, mettete in capo al primo ministro un ulteriore potere nei confronti del Parlamento, avvilendo
ancora di più il ruolo di quest'ultimo. Si prevede che la Camera deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto: non sarà possibile neppure esercitare la più normale delle funzioni parlamentari, vale a dire quella di proporre emendamenti!
Vi rendete conto del livello di bassezza al quale state riducendo la funzione del Parlamento e l'attività del parlamentare? Onorevoli colleghi della maggioranza, vi è un'eccessiva spensieratezza: state votando una cosa abominevole con un'apparente serenità, che certamente non vi fa onore. Poiché ciascuno di voi in è grado di comprendere esattamente quello che sta avvenendo, viene da pensare che la pressione politica alla quale siete sottoposti ottunda qualsiasi vostra capacità di discernimento, e dunque approvate anche cose indicibili.
Il secondo esempio è relativo alle macroregioni. È ben vero che è stato compiuto un passo in avanti, uscendo dalla follia, partorita dal Senato, di organizzare le Commissioni parlamentari per aree territoriali, quasi a voler prefigurare, in modo improprio, governi di regioni della nostra Repubblica.
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, la prego di concludere.
GIANCLAUDIO BRESSA. Concludo, signor Presidente. Anche l'ipotesi proposta dall'emendamento Elio Vito 15.202 è scarsamente comprensibile: non si capisce perché, quando più regioni adottino la stessa iniziativa legislativa, debbano avere priorità rispetto alle altre. Anche in tale proposta vi è il senso, completamente distorto, della vostra concezione del federalismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, abbiamo presentato non soltanto un emendamento soppressivo dell'articolo in esame, ma anche alcuni emendamenti volti a sopprimerne le singole parti che non condividiamo e che riteniamo si collochino in assoluta continuità con le norme sul procedimento legislativo e con la filosofia dell'impianto normativo che stiamo esaminando.
L'approvazione dell'emendamento soppressivo consentirebbe di mantenere il testo della norma costituzionale attualmente vigente, che sarebbe assolutamente pertinente ed esaustivo anche rispetto a qualsiasi modifica delle norme costituzionali fosse successivamente adottata: infatti, tutto ciò che deve essere regolamentato, è già previsto.
Non è un caso che le modifiche introdotte riguardino i poteri del Governo e determinino lo svilimento del ruolo del Parlamento nonché, come hanno sottolineato gli onorevoli Leoni e Bressa, l'introduzione di un'ulteriore lobby di pressione sul Senato, costituita dalle macroregioni.
Voglio sottolineare alcuni tra gli aspetti più rilevanti di questa materia, fra i quali annovero sia le conseguenze sul piano sociale che questa modifica della seconda parte della Costituzione comporterà dal punto di vista giuridico-costituzionale sia lo squilibrio, lo sconquasso nell'equilibrio tra poteri che ci si accinge ad introdurre. Non è un caso se in quest'ultima occasione si assegnano al primo ministro dei poteri di intervento, di stabilire priorità e l'ordine del giorno, persino di assumere proprie deliberazioni esclusivamente con una votazione finale da parte del Parlamento. Tali ipotesi rientrano nella concezione di un primo ministro non sottoposto a limiti (o almeno lo è solo parzialmente); ma questo impianto è l'antitesi stessa del costituzionalismo e della sua esigenza essenziale di sottoporre il potere a regole per limitarlo ed evitarne l'esercizio arbitrario. Questo è il tema di fondo che ricorre in tutto l'impianto di questa modifica costituzionale.
Penso che questa sarà la denuncia più forte che noi porteremo al di fuori di quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Vorrei rivolgermi al Governo e al relatore. Abbiamo escluso dalle normali procedure i trattati politici, quelli che comportano spese e variazioni di legge. Inoltre abbiamo escluso anche l'approvazione dei bilanci. Qual è la ragione che porta a tali esclusioni e quindi al ricorso ad una procedura abbreviata?
È vero che, a volte, giungono in aule distratte anche 10, o persino 14, ratifiche di trattati. Ma in molti trattati si nascondono scelte politiche di fondo che incidono sul nostro sistema economico e sui rapporti con l'Europa e con altri paesi. Chiedo quale sia la ragione per la quale la procedura abbreviata o semplificata è applicabile a leggi di così rilevante importanza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mascia 15.1 e Leoni 15.5, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 442
Votanti 436
Astenuti 6
Maggioranza 219
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 247).
Prendo atto che gli onorevoli Crucianelli, Grillo e Sanza non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che gli onorevoli Brusco e Paolo Russo non sono riusciti a votare ed avrebbero voluto esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Elio Vito 15.200, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 317
Astenuti 151
Maggioranza 159
Hanno votato sì 275
Hanno votato no 42).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Boato 15.3.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro del subemendamento Boato 15.3, rivolto loro dal relatore.
GIANCLAUDIO BRESSA. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione del subemendamento Mascia 0.15.201.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Il contenuto del nostro subemendamento va nella direzione di quanto fin qui ampiamente illustrato dal nostro gruppo e poc'anzi evidenziato dall'onorevole Mascia. Intendiamo assolutamente evitare - lo denunciamo e lo denunceremo - il tentativo di svuotare il ruolo del Parlamento, di rendere la Camera politica una sorta di ufficio notarile del Presidente del Consiglio, del Governo, e farne, di conseguenza, uno strumento agli ordini della maggioranza di turno.
Con questo subemendamento soppressivo di parte dell'emendamento 15.201, intendiamo riaffermare l'autonomia e la sovranità della Camera politica, il suo ruolo legislativo e la sua indipendenza rispetto al Governo. Invece, la proposta avanzata dalla maggioranza subordina l'attività e le funzioni della Camera alle iniziative e ai diktat del Governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.15.201.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 277
Astenuti 180
Maggioranza 139
Hanno votato sì 24
Hanno votato no 253).
Passiamo alla votazione del subemendamento Mascia 0.15.201.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, se lei insiste, parlo volentieri... In questo caso capovolgiamo con una negazione il senso dell'emendamento Elio Vito 15.201, cui si riferisce il nostro subemendamento Mascia 0.15.201.4. Si tratta, evidentemente, di una sottolineatura polemica nei confronti di una realtà che, purtroppo, è già presente nella nostra Camera e figuriamoci cosa accadrà nella Camera ridisegnata da questa riforma o controriforma istituzionale, come io preferisco chiamarla. Già in questa legislatura, dai dati relativi alla chiusura dell'anno 2003, emerge che oltre il 51 per cento dei disegni di legge sono stati o conversione di decreti-legge o leggi delega o leggi di iniziativa governativa. In sostanza, per la prima volta nella storia del Parlamento, almeno dal punto di vista statistico, siamo già di fronte ad un'inversione di tendenza, vale a dire l'Esecutivo è più legislativo di quanto non sia legislativo il potere legislativo.
Con questa controriforma peggioreremmo questa situazione. Vogliamo sollevare tale questione di carattere generale perché siamo di fronte ad un radicale capovolgimento dei poteri e delle funzioni, nel senso che uno fa quello che dovrebbe fare l'altro.
Effettivamente, questo non è sopportabile in un sistema di democrazia liberale (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mascia 0.15.201.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 271
Astenuti 186
Maggioranza 136
Hanno votato sì 19
Hanno votato no 252).
Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.15.201.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, il diritto costituzionale, come abbiamo più volte affermato, è ad un tempo il fine e il confine della politica. Della politica cerca di delimitare l'area in cui può svolgersi, principalmente a mezzo della definizione di regole, e ne orienta le manifestazioni verso i valori fondamentali dell'ordinamento: fine e confine della politica. Analizziamo, allora, con questa chiave di lettura la parte dell'emendamento Elio Vito 15.201 che vogliamo sopprimere: «Il Governo può inoltre chiedere che, decorso il termine, la Camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal Governo».
In questo caso si vede come la politica, il Governo, l'espressione massima della politica del Governo non abbia nessuna regola rispetto al Parlamento perché può imporre allo stesso non solo argomenti ma anche modalità di voto. Allora, il valore fondante dell'ordinamento che vogliamo far apparire attraverso questo emendamento è che l'unica cosa che veramente vale nella vostra visione costituzionale è il Governo e i suoi poteri. Voi state costruendo una riforma costituzionale tutta
schiacciata dalla parte del potere del Governo: tutto ciò è un qualcosa di culturalmente inaccettabile, che vi pone al di fuori di qualsiasi cultura costituzionale moderna. Anche in questi piccoli dettagli si vede la vostra protervia verso il perseguimento di un fine che è la negazione del costituzionalismo moderno.
Vi rendete conto del paradosso in cui ci state cacciando e state cacciando il paese? State costruendo una Costituzione in cui l'unico potere che conta davvero è quello del primo ministro: un uomo solo al comando, l'ho detto anche altre volte, a noi piace solo nel ciclismo, mentre in politica e in Costituzione è inammissibile!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, penso che il nostro subemendamento, poc'anzi illustrato dal collega Bressa, metta in evidenza la forte diversità di cultura tra noi e voi per quanto riguarda la centralità del Parlamento. Anche noi riconosciamo - un emendamento successivo evidenzierà tutto ciò - la necessità che il Governo possa avere una sua priorità nell'ambito del calendario e, quindi, dei lavori della Camera, ma non possiamo assolutamente tollerare e neppure condividere neanche lontanamente la possibilità che venga persino a dettare i tempi sui quali e nei quali la Camera debba fare il proprio lavoro e il proprio mestiere legislativo.
Quindi, siamo di fronte ad una norma priva di logica, se veramente vogliamo mantenere il necessario rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo. L'Esecutivo ha la sua priorità per quanto riguarda il calendario, ma non può pensare di dettare i tempi entro i quali il Parlamento deve legiferare.
Per questo motivo, invitiamo tutti i colleghi a votare a favore del nostro subemendamento, perché volto ad eliminare un'ulteriore bruttura che va a configurare un primo ministro veramente «strapotente» rispetto ad un Parlamento indebolito (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, il collega Olivieri, giustamente, ha fatto riferimento all'emendamento Bressa 15.4 che recita: «Su richiesta del Governo sono inseriti con priorità nel calendario ed iscritti all'ordine del giorno delle Camere, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, i disegni di legge presentati o accettati dal Governo ». Ho voluto leggere il contenuto di quest'emendamento, che potrebbe essere precluso dall'approvazione dell'emendamento Elio Vito 15.201, per dimostrare che, da parte del centrosinistra, vi è la piena assunzione di responsabilità rispetto ad un corretto rapporto tra Governo e Parlamento e rispetto all'esigenza che il Governo, quale che esso sia pro tempore, possa vedere inseriti nel calendario con priorità i propri provvedimenti ed avere la certezza che i medesimi siano discussi in Parlamento.
Ciò che non condividiamo è che a questo primo periodo, formulato in termini un po' diversi da quelli che abbiamo utilizzato noi, ma sostanzialmente condivisibile (tant'è vero che, poc'anzi, non abbiamo votato a favore del subemendamento soppressivo del primo periodo dell'emendamento Elio Vito 15.201), se ne aggiunga un altro che recita: «Il Governo può, inoltre, chiedere che, decorso il termine, la Camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal Governo». È una forma di fiducia impropria. Quindi, vi sono tutti i meccanismi di fiducia con la deterrenza di scioglimento della Camera che abbiamo già esaminato e che esamineremo ancora all'articolo 94, ma si aggiunge un ulteriore strumento di forzatura dell'autonomia del Parlamento che ci sembra inaccettabile, proprio perché al primo periodo dell'emendamento Elio Vito 15.201 si stabilisce che devono essere «votati entro tempi certi».
È questa la garanzia di un equilibrato rapporto fra Parlamento e Governo, come noi stessi prospettiamo con l'emendamento Bressa 15.4. Questo è un di più che costituisce un'inaccettabile forzatura costituzionale, anche perché si aggiunge al voto di fiducia e alla cosiddetta clausola di essenzialità, votata all'articolo 13. Tutto il sistema, così com'è costruito, diventa inaccettabile, anche quando si parte da un'esigenza che era stata condivisa anche da noi.
Per questo motivo, esprimeremo un voto a favore sul subemendamento Bressa 0.15.201.6, soppressivo del secondo periodo, e un voto contrario sull'emendamento Elio Vito 15.201.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, siamo in presenza dell'elemento che emerge in tutte le materie e gli articoli di questa riforma costituzionale, ossia la mancanza di equilibrio. Come ricordavano i colleghi, non contestiamo la previsione di procedure privilegiate per rafforzare l'efficacia dell'iniziativa del Governo, ma poniamo ovviamente la condizione che non si arrivi ad un testo di sapore nettamente regolamentare e che vi siano contrappesi per l'opposizione. Chiediamo, soprattutto - avremo modo di riparlarne - che si preveda la possibilità di far ricorso diretto alla Corte costituzionale, facoltà che avete eliminato. Ora, è prevista una procedura rafforzata e privilegiata del Governo ed inopportunamente dettagliata che presenta quei rischi che già il collega Boato illustrava e che invece avrebbero dovuto essere valutati in sede regolamentare.
Soprattutto, vi è la mancanza di equilibrio, di contrappesi; a fronte del rafforzamento dei poteri del Governo in Parlamento non vi è alcuna misura di analogo tenore nei confronti delle opposizioni, al fine di ricreare un equilibrio conforme ai principi costituzionali.
Si sarebbe forse potuto approfittare di questa situazione e di questa occasione anche per fare una riflessione più approfondita sul procedimento legislativo - ovviamente senza regolare tutto in Costituzione - e considerare l'importanza che potrebbe avere la discussione, alla quale tutti i parlamentari possono partecipare, sulle linee generali dei provvedimenti, affidando un maggior ruolo alle Commissioni in sede redigente. Si sveltirebbero in questo modo i lavori parlamentari. Ma, anche sotto questo profilo, dobbiamo dire che si tratta di un'occasione persa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.15.201.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 444
Astenuti 2
Maggioranza 223
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 252).
Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.15.201.5. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, ancora un emendamento da parte nostra, un «non» che dovrebbe costituire un grande paletto contro quello che è il pericolo di un vero e proprio sconquasso dell'ordinamento democratico del nostro paese, un capovolgimento del rapporto tra i poteri, con un superdimensionamento del potere dell'Esecutivo. Noi vogliamo limitare fortemente questa tendenza, che già peraltro si è affermata con lo straordinario ricorso - già da molto tempo - alla decretazione d'urgenza da parte del Governo, contravvenendo ai limiti e alle urgenze stabilite in sede di Carta costituzionale ed ai limiti posti alle urgenze del
Governo. Ma oggi con la proposta della maggioranza ci troveremmo di fronte ad una crescita senza controllo del potere esecutivo e non ad una riduzione, ma ad una evanescenza definitiva del potere legislativo, ad una espropriazione della sovranità legislativa del Parlamento e ad una attribuzione senza limiti di sovranità legislativa all'esecutivo, quindi, con una metamorfosi radicale e sostanziale della differenza delle funzioni tra esecutivo e legislativo, al punto che il Governo può decidere di chiedere alla Camera come procedere nella deliberazione del procedimento, articolo per articolo, e, quindi, sostanzialmente con una sostituzione mostruosa della funzione e, ripeto, un sovvertimento lesivo dei principi della democrazia, dei poteri. Questo è quello che voi state preparando: un Parlamento ridotto a camera, ufficio notarile del Governo e della maggioranza, privo di poteri e quindi sostanzialmente con una evidenza di quello che voi intendete per sovranità popolare, cioè con un popolo che si affida al suo capo, secondo la peggiore tradizione plebiscitaria, peronista e non so bene quale altro aggettivo trovare per definire il vostro progetto antidemocratico (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 0.15.201.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 348
Astenuti 106
Maggioranza 175
Hanno votato sì 87
Hanno votato no 261).
Prendo atto che l'onorevole Mazzoni non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Elio Vito 15.201, che preclude il successivo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, colleghi, l'istituto che si introduce, nel secondo comma dell'articolo 94 - una sorte di questione di Governo, secondo la quale il primo ministro può chiedere che la Camera dei deputati si esprima con priorità su ogni altra proposta, con voto conforme alle proposte del Governo - è già stato oggetto di puntuali osservazioni critiche, di proposte tendenti a limitarne il campo di applicazione, e questo fin dalle audizioni svolte nei mesi scorsi.
Con la questione di governo, il primo ministro diventerebbe, infatti, il dominus della funzione legislativa ed ogni sua proposta dovrebbe essere approvata dall'Assemblea, così ridotta ad un organo di esecuzione. Ciò determinerebbe una vera e propria torsione dell'istituto, del tutto anomala, con esiti ben più gravi, in caso di reiezione, rispetto al meccanismo normale della questione di fiducia. Infatti, quest'ultima, se approvata, produce come risultato l'obbligo di dimissioni da parte del Presidente del Consiglio, mentre il voto contrario sulla questione di governo comporterebbe, come conseguenza principale, lo scioglimento della Camera dei deputati.
Questa sorta di questione di governo avrebbe un campo di applicazione molto più ampio di quello attuale; resterebbe esclusa la possibilità di porre l'istituto sull'intero progetto di legge o su taluni disegni di legge quali quelli costituzionali, esplicitamente lasciati fuori dalla previsione. Poiché non sono indicate altre esclusioni, la questione potrebbe essere posta sugli oggetti più disparati, su istituti come la verifica delle elezioni o l'autorizzazione a procedere. Si avrebbe inoltre una questione di governo decisa esclusivamente del primo ministro poiché manca, nel progetto di riforma, qualsiasi riferimento al Consiglio dei ministri.
Poste queste forzature, è stato suggerito, in alternativa, di adottare le misure
previste dall'articolo 102 del progetto di riforma varato della Commissione bicamerale, in base alle quali viene riconosciuta al Governo la disponibilità dell'ordine del giorno dell'Assemblea. Tale questione viene ripresa con l'emendamento in questione, secondo il quale il Governo può chiedere che un disegno di legge sia votato entro una data determinata - si tratta, come si suol dire, di una vera e propria ghigliottina - e che, decorso il termine, la Camera deliberi su ciascun articolo con gli emendamenti proposti o accettati dallo stesso Governo.
Ma quel che non è possibile immaginare è che si determini l'abbinamento di tali istituti; abbinamento, per esempio, di una questione di Governo e del voto bloccato. Un tale intervento alla fine, nel complesso, emarginerebbe completamente la Camera dal circuito legislativo. Così com'è capitato con l'interesse nazionale e con la clausola di salvaguardia - unico sistema federale in cui vengono adottate entrambe le misure sostitutive del controllo di merito -, anche in questo caso si propone l'abbinamento di due istituti equivalenti. Si dà quindi al Governo la facoltà di utilizzare più leve che possono intervenire, in un caso, per consentire al Governo medesimo di sostituirsi alle regioni e ai governi territoriali, in questo caso, per emarginare completamente la Camera dal circuito legislativo.
Questa è una previsione che noi non possiamo sostenere (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Lei, Presidente, giustamente ha fatto presente all'Assemblea come, in caso di approvazione dell'emendamento Elio Vito 15.201, il mio emendamento 15.4 risulterà precluso. Però, vorrei che non perdessimo l'occasione di valutare cosa prevedeva questo emendamento.
Tale proposta, a prima firma del sottoscritto, riprendeva la lettera e la sostanza delle discussioni intervenute ai tempi della cosiddetta Bicamerale D'Alema. Abbiamo riproposto, insieme a tutti i colleghi del centrosinistra, quella che riteniamo sia una corretta visione dei rapporti tra Governo e Parlamento, prevedendo che «su richiesta del Governo sono inseriti con priorità nel calendario ed iscritti all'ordine del giorno delle Camere, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, i disegni di legge presentati o accettati dal Governo».
PRESIDENTE. Onorevole...
GIANCLAUDIO BRESSA. In questo testo vi è un rapporto equilibrato tra poteri; il Governo ha diritto che siano trattati dall'Assemblea parlamentare in tempi certi provvedimenti che ritiene essenziali per l'attuazione del suo programma, ma ciò nel rispetto dell'autonomia del Parlamento, della funzione legislativa del Parlamento e, soprattutto, dei regolamenti che le due Camere si sono date.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Elio Vito 15.201, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 449
Votanti 444
Astenuti 5
Maggioranza 223
Hanno votato sì244
Hanno votato no 200).
Prendo atto che l'onorevole Sanza non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Avverto che risulta così precluso l'emendamento Bressa 15.4.
Onorevoli colleghi, prima di passare al successivo punto all'ordine del giorno, esamineremo le restanti proposte emendative riferite all'articolo 15.
Passiamo alla votazione del subemendamento Boato 0.15. 202.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, intervengo per precisare che il subemendamento in esame fa riferimento alla parte dell'emendamento Elio Vito 15.202 in cui si stabilisce che le proposte di legge di iniziativa regionale vengano iscritte all'ordine del giorno della Camera competente, con priorità per quelle adottate da più consigli o assemblee regionali in coordinamento tra di loro.
Vorrei comprendere quale sia la ratio alla base della citata proposta emendativa. Normalmente, infatti, quando si predispone una determinata norma, deve sussistere una ragione di fondo, a maggior ragione se ci accingiamo a modificare la Costituzione. Qual è, allora, la ragione di fondo che ci induce a considerare prioritaria l'iniziativa legislativa assunta da più regioni rispetto a quella di una singola regione?
Anche in questo caso, dunque, voi dimostrate la vostra scarsità di cultura politica e costituzionale, poiché ragionate sempre e solo in termini di numeri: per voi, infatti, è la forza l'elemento portante sia della politica, sia della Costituzione. Perfino nell'ambito di una questione così elementare, come potrebbe essere il fatto di porre tutte le regioni su un piano di parità per quanto concerne l'iniziativa legislativa regionale, scivolate in questa dimensione incentrata sulla forza, che vi condiziona...
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, concluda!
GIANCLAUDIO BRESSA. ...irrimediabilmente - ahimè - in ogni vostro atto politico e riformatore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, il collega Bressa ha già illustrato i motivi della presentazione del nostro subemendamento, che sottoponiamo all'esame dell'Assemblea, nell'auspicio che possa essere approvato.
Vorrei dire che non abbiamo assolutamente compreso la ragione per cui, nell'ambito del sistema che state delineando, conti non la qualità delle proposte legislative, bensì quanti consigli regionali - sappiamo che è stato presentato un subemendamento anche su tale punto - presentino alle Camere, per il loro esame, le proposte di legge di iniziativa regionale.
LUIGI OLIVIERI. Ciò a meno che non vi sia una riserva mentale rispetto ad altre norme, previste successivamente dall'articolo 43 del provvedimento in esame, recante le disposizioni transitorie.
È questo, dunque, il motivo per cui chiediamo che nell'emendamento Elio Vito 15.202 venga soppressa la locuzione «con priorità per quelle adottate da più consigli o assemblee regionali in coordinamento tra di loro»; pertanto, invitiamo l'Assemblea ad approvare il subemendamento Boato 0.15.202.1.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.15.202.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 245).
Passiamo al subemendamento Boccia 0.15.202.2.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, intervengo per ricordare che avevo proposto ai presentatori una riformulazione dell'emendamento Elio Vito 15.202; pertanto, chiedo la stessa cortesia al collega Boccia. Il parere sulla sua proposta emendativa rimane favorevole; tuttavia, ai fini del coordinamento del testo, nel suo subemendamento, dopo la parola «regioni», propongo di aggiungere l'espressione «o province autonome».
Con tale ulteriore integrazione, confermerò il parere favorevole già espresso dalla Commissione; invito pertanto l'onorevole Boccia ad aderire a tale richiesta di riformulazione.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Boccia se acceda alla riformulazione proposta dal relatore.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, mi scusi, ma si tratta di una questione un po' sottile. Infatti, avevo chiesto al relatore, onorevole Bruno, di riflettere sull'inserimento delle parole «e province autonome», anziché «o provincie autonome», poiché non si tratta della stessa cosa.
PRESIDENTE. Onorevole relatore?
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la riformulazione che propongo è nel senso di aggiungere le parole «e province autonome», così come per il successivo emendamento Elio Vito 15.202.
PRESIDENTE. Non in senso disgiuntivo, insomma: la riformulazione è nel senso di aggiungere l'espressione «e province autonome».
Prendo atto che l'onorevole Boccia accede alla riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boccia 0.15.202.2, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 451
Votanti 442
Astenuti 9
Maggioranza 222
Hanno votato sì 442).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Elio Vito 15.202.
Avverto che, ove fosse approvato tale emendamento, risulterebbero preclusi i successivi emendamenti Perrotta 15.72 e 15.71.
Ricordo anche che il parere del relatore sull'emendamento Elio Vito 15.202 è favorevole subordinatamente alla seguente riformulazione: sostituire le parole «le proposte di legge di iniziativa regionale» con le seguenti: «le proposte di legge di iniziativa delle regioni e delle province autonome».
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Elio Vito 15.202 accedono alla riformulazione proposta dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, voglio richiamare il nostro giudizio negativo sull'emendamento Elio Vito 15.202, che abbiamo avuto modo di articolare in modo preciso intervenendo sui subemendamenti che tentavano - anche se non vi siamo purtroppo riusciti - di migliorare la proposta emendativa in esame.
La motivazione è molto semplice: non vi è alcuna ragione perché, nell'ambito dell'esame delle proposte di iniziativa regionale, vi sia una priorità nel caso in cui tali proposte provengano da più consigli o assemblee regionali in coordinamento tra di loro. La logica parlamentare ed il buonsenso indicano che le proposte hanno un proprio ordine cronologico e, semmai,
anche un proprio ordine di qualità. Affermare che, invece, l'ordine è di natura quantitativa, dal punto di vista dei proponenti, è un'irrazionalità e per questo ribadiamo il nostro voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo è un modo assolutamente improprio, surrettizio e sbagliato di introdurre l'idea delle macroregioni come un dato politicamente sovraordinato e più forte delle regioni normali. È un tentativo sottile di far passare in Costituzione un principio per noi inaccettabile. Le regioni sono tutte uguali. Non vi è nessuna diversità di peso politico. Di fronte all'iniziativa legislativa, non vale il numero delle regioni che la presentano, ma la qualità e la priorità logico-sistematica delle proposte avanzate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, voglio chiedere un attimo di attenzione al presidente Bruno, perché, a prescindere dalle questioni di merito sollevate, rifletta sulla frase «le iniziative siano poste all'ordine del giorno della Camera». Non si capisce bene se ciò significhi inserirle nel programma dei lavori o nell'ordine del giorno dell'Assemblea. Un conto è porle nel programma dei lavori, altro porle all'ordine del giorno dell'Assemblea.
Se si trattasse dell'ordine del giorno dell'Assemblea, sarebbe una norma veramente regolamentare e, dunque, non vedo il bisogno di scriverla in Costituzione. Se, invece, si vuole dire che l'intera Camera, comprese quindi le Commissioni, debbono dare precedenza a tali proposte, allora probabilmente andrebbe adottata una nuova formulazione. Tale priorità, altrimenti, che ha i difetti dei quali si parlava, finirebbe per essere una norma più propriamente inseribile nel regolamento di funzionamento delle Camere, magari con un ordine del giorno, che nella Costituzione.
Penso pertanto che una riflessione in merito non sarebbe inopportuna.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Elio Vito 15.202, nel testo riformulato, come subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 428
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato sì 248
Hanno votato no 180).
Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 15.44.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, poniamo una questione estremamente rilevante alla quale avevamo fatto cenno anche in precedenza, e che, invece, è stata da voi completamente disattesa.
Un quarto dei componenti di una Camera può promuovere la questione di legittimità costituzionale per vizi del procedimento di una legge entro cinque giorni dalla sua approvazione definitiva. La Corte costituzionale si pronuncia entro venti giorni.
In questo nuovo sistema c'è bisogno di una norma di questo tipo perché siamo usciti dal modello di bicameralismo paritario.
Vi sono, quindi, modalità nel processo di formazione delle leggi che possono essere oggetto di interpretazione non sempre e non comunque conforme. Il modo con cui viene imputata una legge - soprattutto con il meccanismo che voi avete adottato dei due Presidenti e del Comitato «quattro più quattro», titolare dell'attribuzione della competenza legislativa ad una Camera e all'altra - può essere foriero di questioni estremamente delicate. Imputare una legge ad una Camera o all'altra non è un'operazione neutra. Dovrebbe esserlo, ma potrebbe essere un'operazione capace di condizionare l'esito finale a seconda del tipo di procedimento prescelto.
Ecco perché, di fronte ad una previsione di questo genere, c'è bisogno di un pronunciamento della Corte per dirimere eventuali questioni la cui delicatezza non è il caso di sottolineare ulteriormente, perché è più che comprensibile da parte di tutti voi. Anche questa volta, avete in qualche modo eliminato il problema: non ve lo siete posto, a dimostrazione del fatto che per voi la Corte costituzionale non è un organo super partes e di garanzia, ma sempre una bestia nera capace di azzannare un super Governo ed un primo ministro onnipotente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, come diceva poc'anzi il collega Bressa, attribuiamo all'emendamento Leoni 15.44 grande importanza. Rispetto ad esso si verifica la vostra disponibilità a pensare ad un sistema ove vi sia una effettiva tutela delle opposizioni, un sistema nel quale queste ultime abbiano la possibilità di promuovere una verifica concreta e nel quale è essenziale il bilanciamento dei poteri, dei pesi e contrappesi.
Con questo emendamento chiediamo che un quarto dei componenti di una Camera possa promuovere una questione di legittimità costituzionale per vizi del procedimento - e sottolineo vizi del procedimento - di una legge, entro cinque giorni dalla sua approvazione definitiva. La Corte si pronuncia in termini estremamente rapidi.
Ho sottolineato l'espressione «vizi del procedimento». Al riguardo, signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo avuto modo di discutere a lungo e di audire valenti costituzionalisti, nonché persone molto esperte della materia, che ci hanno illustrato i sistemi vigenti in altri paesi, svolgendo interventi di diritto comparato. Essi hanno individuato tre aree di intervento per quanto riguarda il giudizio affidato alla Corte costituzionale.
La prima questione, che abbiamo già modo di affrontare con esito negativo, è quella relativa alla verifica dell'elezione e alla convalida dei poteri. Noi avremmo preferito un giudice terzo, che agisse con modalità ben definite; voi avete optato per una giustizia domestica.
La seconda questione riguarda la sindacabilità in materia di procedimento legislativo e, in genere, gli interna corporis.
La terza questione concerne un giudizio preventivo sulla costituzionalità delle leggi. Noi non chiediamo un giudizio preventivo riguardante tutti i profili di costituzionalità della legge, ma ci limitiamo a proporre un giudizio preventivo di costituzionalità che verta sui vizi del procedimento. È evidente, infatti, che non vi possono essere arbìtri per quanto riguarda le regole e il modus procedendi attraverso il quale una Camera arriva a definire un proprio iter legislativo. Non accogliete neppure questa richiesta, che ha anche l'obiettivo di non ingolfare il lavoro della Corte costituzionale, e ciò la dice lunga sulla vostra visione di una maggioranza che prende tutto e che ha una concezione assolutamente proprietaria del potere.
Non siamo d'accordo e, per questo motivo, speriamo che il nostro emendamento venga accolto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. In diversi ordinamenti continentali - completamente diversa
è la situazione del Regno Unito - ci sono istituti di ricorso diretto alla Corte costituzionale. Penso al Recurso de amparo in Spagna e alla Verfassungsbeschwerde della Repubblica federale di Germania; ma noi non abbiamo proposto istituti di questo genere, di cui si è ampiamente discusso a suo tempo nella Commissione bicamerale.
In un altro paese a noi vicino e confinante, la Francia, che abbiamo anche recentemente visitato con una delegazione della I Commissione, esiste un istituto assai più ampio dal punto di vista parlamentare, la cosiddetta Saisine parlamentaire, che prevede il ricorso al Conseil Constitutionnel (alla Corte costituzionale francese, che pure ha natura diversa dalla nostra), anche per la possibilità di sollevare una questione di legittimità costituzionale nel merito delle leggi prima della loro entrata in vigore.
Noi non abbiamo aderito con questo emendamento, che i colleghi intervenuti prima di me hanno già illustrato, ad ipotesi così ampie. Abbiamo ristretto la possibilità che una consistente minoranza parlamentare (un quarto dei componenti della Camera; il quorum per poter esercitare questo ricorso è molto elevato) possa promuovere questioni di legittimità costituzionale solo ed esclusivamente per vizi del procedimento, quindi, non per questioni di merito, ma per questioni di legittimità procedurale.
Ci sembrerebbe che, in un equilibrato sistema di bilanciamento dei poteri, tanto più con tutte le norme di forzatura che sono state introdotte e che verranno ulteriormente introdotte - mi riferisco, in particolare, ad alcuni aspetti dell'articolo 70 della Costituzione, articolo 13 del disegno di legge in esame che abbiamo discusso questa mattina -, un sistema equilibrato dovrebbe prevedere per una consistente minoranza (un quarto dei componenti della Camera) la possibilità di accedere alla Corte per questioni di legittimità costituzionale solo per vizi del procedimento, stabilendo dei termini ristrettissimi per questo ricorso (cinque giorni dall'approvazione della legge), dando alla Corte termini altrettanto ristretti (venti giorni) per la pronuncia e, addirittura, prevedendo la possibilità di ridurre a dieci giorni i termini per la pronuncia della Corte, su richiesta del Governo, per ragioni di necessità e di urgenza.
Quindi, ci siamo fatti carico di prevedere un alto quorum, di limitare enormemente la possibilità di accesso alla Corte, di prevedere tempi ristrettissimi per il ricorso e per la pronuncia, che possono essere ridotti anche della metà, ma altresì di prevedere questa clausola di garanzia sotto il profilo della legittimità costituzionale del procedimento, che ci sembra essenziale nel quadro di un equilibrato rapporto tra Parlamento, Governo e organo supremo di garanzia quale la Corte costituzionale.
Per questo, invitiamo a votare a favore dell'emendamento 15.44.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. In un precedente intervento mi è capitato di chiarire un aspetto, ossia come la maggioranza parlamentare, sulla base di questo progetto, abbia il monopolio del tipo di procedimento legislativo da assumere. Quindi, si tratta già di un procedimento molto squilibrato da questo punto di vista.
Qui cerchiamo di contemperare i rapporti tra maggioranza e opposizione, dando ad una minoranza qualificata (un quarto dei componenti) la possibilità di ricorrere per alcuni vizi del procedimento alla Corte costituzionale, come accade in Francia, com'è stato spiegato molto bene dall'onorevole Boato. In questo Parlamento il gruppo maggiore di opposizione non avrebbe il numero di parlamentari sufficienti per ricorrere alla Corte, per dirvi quanto è qualificata questa minoranza.
Questo è uno strumento di riequilibrio. Un sistema parlamentare democratico è fatto di controlli e bilanciamenti. Qui, sostanzialmente, non abbiamo inserito nulla sul sistema dei controlli del Parlamento
sul Governo; almeno prevediamo qualcosa sotto il profilo del bilanciamento. Privare anche una minoranza qualificata di questa possibilità significa rendere ancora più squilibrato il procedimento che stiamo approvando.
Non capisco davvero qual è il motivo per cui qui non si faccia ciò che si fa altrove. Ho l'impressione che si abbia una sorta di illusione totalitaria, per cui una maggioranza, qualunque essa sia, debba avere il monopolio totale della vita parlamentare.
Questo svuota il Parlamento, signor Presidente. Praticamente, stiamo costruendo un regime semiparlamentare, in cui il Parlamento non rappresenta più la nazione nel suo complesso, non ha la rappresentanza generale, ma è spaccato in due tra una maggioranza che è soltanto un braccio esecutivo del Governo ed una minoranza che non ha nessun potere e nessuna possibilità di intervenire sui momenti fondamentali della vita parlamentare.
Credo che questa sia la condanna a morte del Parlamento come l'abbiamo creato e che è stato un grande elemento di unità nazionale. Si tratta di un altro degli elementi di rottura delle grandi istituzioni unitarie del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 15.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 435
Astenuti 2
Maggioranza 218
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 250).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tabacci 15.73.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, a noi sarebbe piaciuto avere un'interlocuzione vera con i colleghi della maggioranza su un tema così rilevante come quello della possibilità di ricorso alla Corte che, come è stato ricordato, viene disciplinato in modo diverso da come proponiamo, ma comunque significativo in altri paesi democratici. Non mi riferisco al relatore ed al rappresentante del Governo, che hanno espresso i loro pareri, ma all'insieme dei colleghi della maggioranza. Si tratta di un tema che riguarda, infatti, tutto il Parlamento e ciascun singolo parlamentare.
Si tratta di capire se, per oggi e per il futuro, intendiamo come parlamentari rinunciare alla possibilità, di fronte ad una maggioranza che rischia di schiacciare il Parlamento, che una minoranza qualificata ricorra alla Corte, seppure in modo così selettivo e rigoroso come abbiamo proposto nel nostro emendamento.
L'emendamento in esame, che oltre a quella dell'onorevole Tabacci reca la firma di altri autorevoli colleghi della maggioranza, pone lo stesso identico problema. Infatti, è uguale al nostro nella prima parte. Vorrei chiedere un chiarimento ed un'interlocuzione ai colleghi della maggioranza su tale punto, e mi permetto di rivolgermi in particolare ai colleghi dell'UDC. Dopo la bocciatura dell'articolo 24, i colleghi D'Alia e Volontè sono intervenuti autorevolmente in quest'aula dichiarando che la bocciatura di tale articolo costituiva un ulteriore sbilanciamento nell'equilibrio dei rapporti tra il potere del Capo dello Stato e quello del Capo del Governo. La bocciatura di quell'articolo - ha detto ieri il collega Volontè - significa che il bilanciamento va recuperato in altra sede. Come ho detto in un precedente intervento, non vediamo traccia di tale nuovo bilanciamento.
In ogni caso, penso che chi ha tale preoccupazione - non dico solo i colleghi dell'UDC ma, mi auguro, la grande maggioranza
dei colleghi presenti in quest'aula - dovrebbe condividere un emendamento secondo cui una minoranza qualificata ha la possibilità, in casi determinati, di ricorrere alla Corte costituzionale. Il nostro emendamento, magari, aveva le «stimmate» delle firme dell'opposizione ed era più difficile da condividere. Tuttavia, un emendamento che dice nella sostanza le stesse cose e reca firme di autorevoli esponenti della Casa delle libertà mi auguro sia condiviso da tutti coloro che hanno a cuore - e spero non siano soltanto i colleghi dell'attuale opposizione - un sistema più equilibrato, nel quale si mette un freno a fronte del rischio di un potere della maggioranza soverchiante rispetto ai diritti del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tabacci 15.73, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 426
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 236).
Prendo atto che l'onorevole Emerenzio Barbieri non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'articolo 15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.
LUIGI OLIVIERI. Negli interventi effettuati sul merito delle nostre proposte emendative, che purtroppo sono state totalmente respinte da parte della maggioranza - ad eccezione di una piccola riformulazione, proposta dall'onorevole Boccia, che ha registrato un accoglimento positivo -, abbiamo spiegato il motivo per cui siamo assolutamente contrari a questo articolo 15. Peraltro, con tale articolo, si modifica in modo sostanziale l'attuale formulazione dell'articolo 72 della Costituzione, che, qualora la riforma al nostro esame diventasse legge costituzionale, risulterebbe fortemente ampliato, in termini di commi e di disposizioni normative, rendendo ancora più farraginoso il processo di produzione normativa, con un'organizzazione diversa del lavoro all'interno delle due Camere, la cui disciplina dovrebbe essere demandata in modo compiuto ai rispettivi regolamenti.
Il nuovo articolo 72 non sarà più un articolo semplice, snello, razionale, di quattro commi, ma sarà un articolo di ben sette commi, totalmente ingestibile. Sarà un articolo che inciderà in modo negativo sulle tre questioni evidenziate prima dal collega Leoni, il quale aveva suggerito all'Assemblea di accogliere le nostre proposte emendative, proprio per introdurre nel testo dei correttivi. Con l'attuale formulazione dell'articolo 15, siamo in presenza di un'ulteriore aumento dei poteri del Governo e di un'ulteriore diminuzione del ruolo delle Assemblee parlamentari; quindi siamo in presenza di uno sbilanciamento assoluto nel rapporto tra Esecutivo e legislativo, mentre ci incamminiamo verso un sistema semipresidenziale. Il collega Bressa diceva che forse con troppa allegria vi cimentate in questa avventura, senza però rendervi conto, a mio avviso, di quello che state facendo.
Non vi è stata poi, da parte della maggioranza, la condivisione di alcune norme, necessarie per costruire un corretto rapporto di pesi e contrappesi, per un giusto bilanciamento dei poteri nel sistema che andate costruendo, con un premier assolutamente padrone della scena. In particolare, non avete accolto la nostra indicazione in merito al potere di verifica da attribuire ad un organo terzo, super partes, per quanto riguarda la valutazione del rispetto del modus operandi delle Camere nell'ambito del procedimento legislativo. Non avete accolto la nostra
proposta emendativa, che attribuiva alla Corte costituzionale la possibilità da parte di un determinato numero di deputati di sollevare la questione, per la verifica di eventuali vizi del procedimento legislativo.
Nell'articolo 15 vi è, inoltre, una disposizione normativa, della quale non abbiamo ancora capito la ratio, che stabilisce una corsia preferenziale per quanto riguarda l'esame e la votazione di alcuni disegni di legge provenienti da alcune regioni, qualora tali regioni li abbiano approvati in modo coordinato tra di loro (inserendo così un altro elemento di assoluta iniquità). Per tutti questi motivi, il nostro voto sull'articolo 15 sarà convintamente contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, è in discussione l'articolo 15, concernente le procedure legislative e l'organizzazione per le Commissioni. È un articolo apparentemente semplice, ma se guardiamo il frutto della vostra produzione di riforma costituzionale, ci si accorge che si tratta di un elefantiaco articolo di sei commi. Questa vostra tendenza ad una scrittura costituzionale ipertrofica, con formulazioni più adatte a legge ordinaria, è la misura della vostra inconsistenza di riformatori. Questa ossessione di scrivere tutto non è, come si può immaginare, un omaggio alla Costituzione, un dare valore importante alla Costituzione; è esattamente il suo opposto, è una banalizzazione della Costituzione, a livello di legge ordinaria. Ma in una norma così apparentemente semplice siete riusciti ad inserire dentro due cose abominevoli: mi riferisco allo strapotere del Governo nell'attività del Parlamento, nella definizione dell'ordine del giorno e delle modalità con cui bisogna votare e all'introduzione di una figura politicamente ambigua, una sorta di mostro indefinibile quale quello delle macroregioni che non siete riusciti a costruire da un punto di vista istituzionale e tentate di recuperare politicamente, in un modo assolutamente improprio. Per tutti questi motivi il voto è contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei preannunziare il voto contrario sull'articolo in esame, non solo in ragione di una logica che accompagna il nostro atteggiamento su questo provvedimento, ma perché credo che oggi si sia persa un'occasione, a proposito del dialogo auspicato tra maggioranza e opposizione. La reiezione dell'emendamento Tabacci e del relativo emendamento presentato dal centrosinistra non consente di fare una cosa che, a mio avviso, sarebbe stata di buonsenso, vale a dire cogliere l'occasione per colmare un vuoto che permarrà attraverso l'articolo che non viene modificato e che dava la possibilità alla Camera dei deputati di intervenire per correggere eventualmente, per vizi di forma, eventuali decisioni che fossero state assunte da questa aula non conformi ai regolamenti. Era un'occasione legata all'esigenza di garantire che vi fosse un appello a decisioni palesemente viziate e alle quali né adesso né purtroppo dopo sarà possibile porre rimedio per un voto, a mio avviso, assolutamente frutto della sordità e della incapacità di individuare occasioni per rendere migliore un testo che è indecente, ma che poteva avere...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Giachetti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 15, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 416
Votanti 410
Astenuti 6
Maggioranza 206
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 167).
Onorevoli colleghi, dovremmo ora passare all'esame dei due articoli aggiuntivi Boato 15.05 e Bressa 15.06, ma (Commenti)...
LUIGI OLIVIERI. È una questione importante che riguarda il referendum!
GIANCLAUDIO BRESSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, sono questioni interessanti. I due articoli aggiuntivi pongono il tema del referendum abrogativo. Tutti sappiamo che la questione del referendum è di straordinaria delicatezza, anche perché l'andamento della vita politica di questi ultimi anni non ha consentito un uso reale dello strumento referendario.
Noi proponiamo due modalità per consentire che i referendum, che sono una forma di espressione autenticamente popolare della volontà rispetto ad una legge, possono tornare a diventare strumenti utilizzabili nella nostra società politica. È difficile trattare in pochi minuti una questione così delicata...
PRESIDENTE. Onorevole Bressa, sull'argomento mi sono state preannunziate diverse richieste di intervento per dichiarazione di voto, ma alle 13,30, come previsto dall'ordine dell giorno, si dovrà esaminare un'altra questione su cui, onorevoli colleghi, l'Assemblea sarà chiamata ad esprimere un voto. Si tratta di un problema collegato ad un decreto-legge.
Pertanto, rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta.
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