Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 518 del 30/9/2004
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(Ripresa esame dell'articolo 38 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 38 e della proposta emendativa ad esso presentata, precedentemente accantonati (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 3).

DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, come i colleghi ricorderanno, nella seduta di ieri avevamo accantonato l'esame dell'emendamento Elio Vito 38.200, nonché la votazione dell'articolo 38, a seguito di un intervento del collega Boccia, il quale aveva posto una questione che questa mattina è stata riproposta e nuovamente discussa in sede di Comitato dei nove.
In sintesi, l'onorevole Boccia sostiene che, per assicurare uniformità al sistema, si debba valutare se anche per quanto riguarda il caso di morte o di impedimento del presidente della giunta regionale si possa prevedere lo stesso trattamento adottato per il Presidente del consiglio, così come andremo a definire nei prossimi giorni.
Dopo una attenta valutazione da parte di tutto il Comitato dei nove, si è ritenuto di non accogliere questo suggerimento. Peraltro su questo punto non è stato presentato alcun emendamento; del resto, la Commissione, ove avesse ritenuto di dover recepire l'istanza del collega Boccia, avrebbe potuto promuoverlo essa stessa.
Ringrazio quindi il collega Boccia per aver posto il problema ma, ritenendo che le due elezioni - quella del presidente della Giunta regionale e quella del premier - non siano comparabili in quanto legate a valutazioni e regimi diversi, abbiamo ritenuto di confermare il parere favorevole sull'emendamento Elio Vito 38.200.

PRESIDENTE. Il Governo?

ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 17,20)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la parola all'onorevole Boato, che ha chiesto di intervenire, vorrei cogliere l'occasione per salutare, esprimendo i sentimenti di amicizia del popolo italiano al popolo rumeno, il presidente della Repubblica di Romania Ion Iliescu, presente in tribuna (Applausi). Grazie, presidente, per la sua visita.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, il vigente articolo 126 recita: «Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione dei deputati e senatori [..]».
L'emendamento Elio Vito 38.200 prevede, invece, che il decreto di scioglimento sia adottato previo parere del Senato federale della Repubblica. Siamo contrari a quest'ipotesi ed esprimeremo un voto contrario sull'emendamento in esame. Non comprendo come, poche ore fa, l'Assemblea abbia deliberato che, in materia di interesse nazionale, sia il Parlamento in seduta comune e a maggioranza assoluta dei componenti a pronunciarsi. Invece, nel caso di scioglimento di un consiglio regionale o di rimozione di un presidente della giunta che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge, si prevede che il decreto sia adottato semplicemente previo parere del Senato federale. Se vi fosse una logica in questo sistema - ma purtroppo appare privo di logica -, la competenza dovrebbe rimanere o ad una Commissione bicamerale o a Camera e Senato, non certo al solo Senato federale della Repubblica. Per questo motivo, esprimeremo un voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, condividendo in pieno quanto ha espresso il collega Boato, avverto la necessità di dare un'interpretazione dell'emendamento in esame. Questo testo è precedente alla modifica che ha previsto che la sede di definizione di interesse nazionale sia il Parlamento in seduta comune. In qualche modo, è la spia di quello che considerate essere il Senato federale. Poiché il Senato federale non è tale, l'avete trasformato in una sorta di comitato di controllo sull'operato delle regioni. Non essendo riusciti a fare pulizia in tempo, avete previsto il Parlamento in seduta comune per quanto riguarda l'interesse nazionale e, di fronte ad un atto grave quale lo scioglimento di un consiglio e la rimozione di un presidente, si prevede il parere del Senato federale quasi fosse un comitato di controllo delle regioni. Evidentemente, una logica di questo genere ci vede fortemente contrari.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, anche noi, deputati di Rifondazione comunista, esprimeremo un voto contrario sull'emendamento in esame. Il nostro voto contrario l'avevamo preannunziato ieri in Commissione e si inserisce nella critica complessiva che rivolgiamo all'impianto che sta emergendo dai voti di quest'Assemblea. Infatti, come è stato rilevato dal presidente Boato e dall'onorevole Bressa, l'emendamento in esame, di fatto, allude a due errori, a due derive, anche sul piano istituzionale; il primo riguarda il Senato federale. L'emendamento in esame, firmato dai presidenti di gruppo della maggioranza, confessa la concezione che del Senato federale emerge all'interno della maggioranza: un comitato di controllo sull'attività degli enti autarchici territoriali, delle province, dei comuni,


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delle regioni; addirittura, evoca all'interno di una sorta di conflitto di interessi. In secondo luogo, l'emendamento della maggioranza allude ad un imperfetto, poco garantista e preoccupante sistema delle garanzie. Infatti, è sostituito il terzo periodo del primo comma dell'articolo 126 che stabilisce che il decreto sia adottato sentita una Commissione bicamerale, ossia una Commissione di deputati e senatori, costituita per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica, riducendo, invece, il percorso decisionale al puro e semplice Senato federale ed eliminando la Camera dei deputati.
Al limite, all'interno del sistema, che non accettiamo, ma che sta delineando la maggioranza con il suo voto, in qualche modo poteva essere comprensibile una competenza, oltre che del Senato federale, anche della Camera di deputati. Ma questo non avviene, per questo, l'emendamento allude ad un distorto e criticabile - e lo stiamo criticando, infatti - sistema costituzionale.
Ricordo che lo scioglimento e la rimozione di consigli regionali o di presidenti della giunta regionale sono atti di grande gravità, di massima importanza, che vanno valutati con grande attenzione, non soltanto nel giudizio, ma nel sistema e nei rapporti istituzionali. È questo che ci preoccupa. Non basta dire che il Senato federale valuterà con molta attenzione, come abbiamo sentito ieri; noi vogliamo fissare - questo è lo Stato di diritto - un sistema di regole e di garanzie che di per sé, istituzionalmente, garantiscano l'equilibrio di fronte ad un caso così grave come lo scioglimento e la rimozione.
Quindi, ci sembra che questo emendamento sia da respingere, anche perché è preoccupante all'interno dello stesso sistema di garanzie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, annuncio il nostro voto contrario, perché anche in questo caso si ripropone una questione che sta dominando la discussione in queste settimane, cioè il ruolo, il carattere, le competenze, la funzione, la stessa composizione del Senato federale. Di nuovo si pone una valutazione sulla opportunità che sia il Senato della Repubblica ad esprimere un parere. Infatti, la domanda che dovremmo porci si rifà al ruolo del Senato federale. Il Senato federale è il luogo dove si compongono le diverse istanze o diventa un organo di controllo delle regioni? Che cos'è? O è l'una o è l'altra cosa! In un sistema federale, domina il ruolo di composizione e non quello di arbitro e di controllo di merito dello svolgimento dei poteri delle regioni. In questo caso, di nuovo, questa valutazione dovrebbe essere affidata alla Camera, in quanto organo preposto alla legislazione che ha un rilievo nazionale, o, nella formulazione precedente, più propriamente dovrebbe essere affidata ad una commissione composta da deputati e senatori o ancora, in maniera più coerente con il disegno che sta prendendo forma, dovrebbe essere affidata al Parlamento in seduta comune, per quanto improbabile; ma allora è improbabile anche nel caso dell'interesse nazionale (in quella sede il Parlamento dovrebbe valutare ed esprimere un parere in merito alle disposizioni contenute).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pacini. Ne ha facoltà.

MARCELLO PACINI. Signor Presidente, lo spirito con cui mi accingo a dare il mio voto favorevole al nuovo articolo della Costituzione potrei riassumerlo in questo modo: meglio questo che niente! Nel senso che io ero a favore di una completa liberalizzazione delle forme di Governo sulla base di due considerazioni.
La prima è che dopo la sentenza della Corte costituzionale sullo statuto della Calabria è impossibile trovare forme di presidenzialismo che si differenzino minimamente da quanto prescrive questo articolo 126. In secondo luogo, avendo introdotto il


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divieto del terzo mandato, che ora abbiamo addirittura posto in Costituzione, questo principio del simul stabunt, simul cadent, a cui noi ci siamo affidati per avere stabilità, diventa un'arma spuntata che vale soltanto per il primo mandato, perché per il secondo mandato non vale affatto.
Io avevo presentato un emendamento in questa direzione, ma poi l'ho ritirato, perché mi sono accorto che la cultura politica e la cultura parlamentare non hanno sufficiente esperienza, ad oggi, per poter apprezzare questa situazione.
Quindi, in questo momento, numerose istanze delle regioni italiane non ricevono una risposta positiva; mi auguro che potranno averla in futuro. Ripeto, il nuovo articolo è comunque un progresso rispetto al passato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo solo per preannunziare il mio voto contrario sull'emendamento Elio Vito 38.200, poiché, a mio avviso, rende sostanzialmente disarmonica l'azione sanzionatoria del potere centrale. Nella parte antimeridiana della seduta, infatti, a seguito dell'approvazione di una proposta emendativa maggiormente garantista, si è stabilito che il Parlamento in seduta comune possa annullare una legge in conflitto con l'interesse nazionale della Repubblica.
In questo caso, in cui si contempla una sanzione maggiore, vale a dire lo scioglimento del consiglio regionale, è prevista invece una garanzia minore, perché è sufficiente un semplice parere, peraltro espresso dal solo Senato federale. Mi sembra vi sia un assetto complessivamente disarmonico in ordine alle sanzioni; francamente, avrei previsto anche in tal caso la competenza del Parlamento in seduta comune, poiché lo scioglimento del consiglio regionale costituisce un atto sicuramente più grave dell'annullamento di una legge (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo e del deputato Boato).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Elio Vito 38.200, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 405
Maggioranza 203
Hanno votato
235
Hanno votato
no 170).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 38, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 411
Astenuti 2
Maggioranza 206
Hanno votato
238
Hanno votato
no 173).

Chiedo al relatore di indicarci come ritenga più opportuno proseguire i nostri lavori.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, propongo di procedere con l'esame dell'articolo 40.

PRESIDENTE. Sta bene.

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