Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 518 del 30/9/2004
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Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale: S. 2544 - Modificazione di articoli della parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato) (4862) e delle abbinate proposte di legge costituzionale: Zeller ed altri; Bielli; Spini e Angioni; Buttiglione ed altri; Contento; Cola; Pisapia; Selva; Selva; Selva; Bianchi Clerici; Peretti; Volontè; Pisapia; Lusetti ed altri; Zaccheo; Mantini ed altri; Soda; Olivieri e Kessler; Costa; Serena; Pisicchio ed altri; Bolognesi ed altri; Paroli; Buontempo; Zeller ed altri; Collè; Vitali ed altri; Maurandi ed altri; Olivieri; Boato; Stucchi; Cento; Monaco; Pacini; Consiglio regionale della Puglia; Consiglio regionale della Puglia; Chiaromonte ed altri; Cabras ed altri; Mantini; La Malfa; Briguglio ed altri; Franceschini; Pisapia; Costa; Perrotta ed altri; Fiori (72-113-260-376-468-582-721-874-875-877-966-1162-1218-1287-1403-1415-1608-1617-1725-1805-1964-2027-2116-2123-2168-2320-2413-2568-2909-2994-3058-3489-3523-3531-3541-3572-3573-3584-3639-3684-3707-3885-4023-4393-4451-4805-5044) (ore 9,55).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale, già approvato in prima deliberazione dal Senato: Modificazione di articoli della parte II della Costituzione, e delle abbinate proposte di legge costituzionale di iniziativa dei deputati Zeller ed altri; Bielli; Spini e Angioni; Buttiglione ed altri; Contento; Cola; Pisapia; Selva; Selva; Selva; Bianchi Clerici; Peretti; Volontè; Pisapia; Lusetti ed altri; Zaccheo; Mantini ed altri; Soda; Olivieri e Kessler; Costa; Serena; Pisicchio ed altri; Bolognesi ed altri; Paroli; Buontempo; Zeller ed altri; Collè; Vitali ed altri; Maurandi ed altri; Olivieri; Boato; Stucchi; Cento; Monaco; Pacini; del Consiglio regionale della Puglia; del Consiglio regionale della Puglia; e dei deputati Chiaromonte ed altri; Cabras ed altri; Mantini; La Malfa; Briguglio ed altri; Franceschini; Pisapia; Costa; Perrotta ed altri; Fiori.
Ricordo che nella seduta di ieri sono iniziati gli interventi sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo 39.
Avverto che prima dell'inizio della seduta è stato ritirato l'articolo aggiuntivo Leoni 39.010.

(Ripresa esame dell'articolo 39 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Riprendiamo dunque l'esame dell'articolo 39 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Lumia. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE LUMIA. Signor Presidente, ritorniamo, ancora una volta, sul tema dell'interesse nazionale. La proposta avanzata dal centrodestra non è assolutamente in grado di trovare un equilibrio tra l'importante ed insostituibile valore dell'unità del paese ed il ruolo legislativo che vogliamo affidare alle regioni. Non vi è equilibrio, ma vi sono scelte di fondo sbagliate, vi è confusione: è stato notato da più parti, da autorevoli opinionisti, da uomini di cultura che studiano quotidianamente questi temi. Vi è anche una percezione diretta, da parte dei cittadini e di coloro che rappresentano gli stessi interessi economico-sociali, che questa vostra impostazione sottopone la nostra Costituzione a profonde fibrillazioni. È una Costituzione che rischia di perdere il carattere fondante della nostra Repubblica e del nostro Stato, un carattere in grado di tenere bene insieme il rapporto tra cittadini e istituzioni e anche di regolare il rapporto tra i vari livelli istituzionali.
La vostra idea di interesse nazionale rischia di far perdere il carattere di autorevolezza della nostra Costituzione, il carattere autorevole di un'idea di statualità, quel carattere che aiuta il paese a crescere in diritti, in capacità, nelle opportunità, nella sua funzione sistemica di guidare il cammino economico, sociale e politico dei nostri territori, delle vocazioni locali, dello sviluppo locale.


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Un paese bipolare, che fa del conflitto democratico regolato e mite una risorsa, ha bisogno di una Costituzione forte, condivisa, equilibrata. Ha bisogno di livelli di coesione istituzionale altrettanto forti ed ha bisogno di un'idea di Repubblica e di Stato che non sia quella che voi proponete oggi al paese: si tratta, infatti, di un'idea bislacca e sbagliata, che confonde addirittura il significato più profondo di queste parole. È un'idea che, ad esempio, collega il concetto di statualità con il carattere burocratico e centralista di un Governo che confonde il carattere della nostra Repubblica semplicemente con alcuni livelli istituzionali. Insomma, un paese che ha bisogno di ritrovarsi, di crescere, di fare un salto di qualità a tutti i livelli, sia sul versante sociale sia su quello economico e istituzionale, non ha bisogno di questa vostra idea di interesse nazionale.
Così come prevedete il riferimento all'interesse nazionale, non siete in grado di coprire il profondo valore dell'unità nazionale. Addirittura, l'interesse nazionale viene messo in mano ad una procedura confusa e farraginosa, ma non basta. La cosa ancora più rovinosa è che mettete l'interesse nazionale nelle mani dell'arbitrio della politica, quell'arbitrio della politica che la rende di basso profilo: la politica intesa come misera parte, come espressione di una semplice maggioranza parlamentare. Agli occhi degli italiani è un ulteriore colpo che indebolisce l'idea nobile della politica e che indebolisce le istituzioni dello stare insieme: insomma, quasi un trucco che organizzate, che sfibra ancor più il nostro paese, lo indebolisce e lo rende privo di quella coesione istituzionale che gli consente di regolare i processi, in una fase della globalizzazione che è in grado di imporre direttamente sui territori, senza quei filtri istituzionali e senza quelle forme di interposizione, le sue scelte, di condizionare i comportamenti, la vita quotidiana dei cittadini e di regolare e «sregolare» gli interessi dei nostri territori.
La maggioranza parlamentare non può «schiacciare» il ruolo legislativo di una regione: l'interesse nazionale deve germogliare e maturare nella coscienza del paese, perché in mano ai meccanismi istituzionali di alto profilo e di terzietà.
L'interesse nazionale, quello vero, quello colto che tiene conto del cammino storico del nostro paese e delle sfide che questo dovrà affrontare in Europa ed in un contesto globalizzato necessita di un'altra idea: è l'interesse nazionale che fa germogliare i diritti, è l'interesse nazionale che rafforza i livelli di partecipazione democratica. Un interesse nazionale che sa guardare al mercato con un approccio maturo, senza fare esami di libero mercato e senza naturalmente imboccare vecchie vie dirigiste che lasciano il tempo che trovano. Devono essere istituzioni di garanzia, di rappresentanza unitaria e di tutela costituzionale a dirimere i possibili conflitti fra le regioni ed il Parlamento, fra la potestà legislativa ed il valore stesso fondante dell'unità del nostro paese.
Insomma, vi sarebbe maggiore spazio da affidare alla Corte costituzionale o al Presidente della Repubblica; ci sarebbe da affidare un altro ruolo al nostro stesso Parlamento, che non è quello di essere concepito come la «casa della maggioranza», come bene privato di una maggioranza.
Abbiamo bisogno di funzioni di terzietà e di unità nelle quali tutti dobbiamo riconoscerci e nelle quali il paese, la sua articolazione ed i suoi interessi, si possono e si devono riconoscere. Rendere la maggioranza politica di un paese un falso garante dell'unità del paese è una strada pericolosa, una strada che rischia di frantumare il nostro paese, gettando un'ombra sul valore stesso dell'unità del paese stesso. Insomma, il vostro modo di procedere rende l'interesse nazionale nemico dell'unità nazionale.
L'unità del paese è già stata posta in pericolo da voi con la devolution e con la potestà esclusiva affidata alle regioni in materia di sanità, scuola, politiche sociali e sicurezza locale. In questo modo mettete in seria crisi la «questione nazionale», l'opportunità dei cittadini di crescere, migliorare e svilupparsi senza avere il vincolo


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oppressivo ed inamovibile del vivere in una regione piuttosto che in un'altra.
Con il rimedio che voi tentate di apportare per coprire le contraddizioni politico-culturali di fondo che presentate all'interno della maggioranza vi siete inventati questa idea sbagliata dell'interesse nazionale: così non recuperate il valore dell'unità nazionale, ma lo asservite al gioco odioso di una maggioranza politica. Un bel disastro! La devolution separa il paese, l'interesse nazionale umilia le funzioni legislative delle regioni e così perdiamo quell'ancoraggio e quelle forme di stabilità che ancora oggi servono per innovare, modernizzare e guidare il nostro paese.
Quando la politica diventa un gioco irresponsabile, una semplice composizione di equilibri, in questo caso all'interno della vostra maggioranza, e quando anche nel centrosinistra, in passato ed oggi, si pensa di poter trovare semplici accorgimenti per rincorrere il vostro progetto all'interno delle compatibilità che voi dettate, è chiaro che il nostro paese viene sottoposto a gravi errori. Lo «sfibriamo» e lo rendiamo più debole!
Quando la Costituzione diventa un'occasione per garantire gli interessi di parte dei partiti - in questo caso degli equilibri interni al centrodestra - alla fine le soluzioni sono sbagliate: non si trova più alcun equilibrio e si indebolisce la nostra Costituzione.
Vi state assumendo una grave responsabilità: infatti, pensate alla frantumazione dell'ordinamento, ai conflitti fra le istituzioni, alla perdita di significato del ruolo delle regioni. Pensate ancora all'eclissi del valore dell'unità nazionale, allo svilimento burocratico cui sottoporrete gli interessi del paese, ed infine ai costi che graveranno sui cittadini rispetto a questo pseudo Stato federale che voi avete organizzato.
Insomma, otterrete come risultato il fatto che saremo costretti tutti a subire scelte estremamente negative.
Vorrei chiedervi come si concilia il rapporto tra l'interesse nazionale e la specificità delle regioni a statuto autonomo. Si tratta di una questione che l'interesse nazionale non riesce assolutamente a coprire. Si è sovrapposta la specialità storica delle nostre regioni con l'assetto cosiddetto federalista: sono due cose ben diverse che possono anche non coincidere. Si può mantenere un profilo unitario del nostro paese, paradossalmente anche centralista, con la previsione di forti specialità. La specialità richiede procedure pattizie che mettano in condizione le regioni e le province autonome di raccordarsi pariteticamente con lo Stato, a prescindere dall'assetto più o meno federalista.
Già nei giorni passati abbiamo provato, in diverse occasioni, a salvaguardare il carattere speciale delle nostre regioni. Abbiamo cercato di convincervi, intervenendo su alcuni emendamenti, della necessità di mantenere la specialità ed il rapporto pattizio. Ricordo, ad esempio, che siamo riusciti a far passare da quattro quinti a due terzi il quorum dei consigli regionali - nel caso dell'assemblea regionale della Sicilia - per esprimere il diniego alla proposta di intesa da parte del Governo.
Con la definizione che ora date dell'interesse nazionale la specialità viene intaccata alla base. La specialità viene sottoposta ad un forte «scivolamento» perché perde l'ancoraggio pattizio nella regolazione degli interessi e dei profili legislativi di fondo. Ma non basta: con l'impianto complessivo che fornite non ci troveremo solo di fronte ad un'idea bislacca di Stato federale, ma alla perdita del profilo unitario su questioni centrali - è stato ripetutamente ricordato - come la sanità, la scuola, la polizia locale. In tal modo si rischia non solo di perdere l'unità nazionale, ma anche di trascinare le specialità in un vicolo cieco. Si rischia di destabilizzare l'assetto costituzionale e l'identità del nostro paese senza costruire un percorso costituente, senza costruire quell'innovazione equilibrata, matura, delicata che la nostra Costituzione potrebbe ancora vivere.
Le specialità non sono un totem: esse hanno una ragione storica, sono diverse l'una dall'altra. Meriterebbero una certa revisione, ma sempre per via pattizia. Ad esempio, l'autonomia siciliana nasce prima


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della Costituzione del 1948. Di tale autonomia non sempre si è fatto un buon uso ed essa richiederebbe una profonda revisione dal carattere riparatorio. Dovremmo passare ad una specialità di progetto per meglio modernizzare, sviluppare e valorizzare le specificità e le potenzialità. Dovremmo costruire una specialità come risorsa aggiuntiva e non come vincolo. Ciò richiede un assetto costituzionale del paese equilibrato fra il ruolo dello Stato centrale e quello delle regioni e delle autonomie locali. In tale contesto la specialità troverebbe una propria collocazione più matura e moderna.
Vedremo i danni finanziari che ricadranno sul diritto alla salute ed allo studio quando si supererà il carattere pattizio in merito al finanziamento di tali servizi. Ad esempio, la regione Sicilia dovrà recuperare il 58 per cento del mancato trasferimento dello Stato sulla sanità.
Vi erano alcuni emendamenti che avrei sottoscritto. In particolare, mi riferisco all'emendamento Carboni 39.72 ed all'emendamento Detomas 39.13, che proponevano l'esclusione dalla vostra organizzazione di interesse nazionale delle regioni e delle province a statuto speciale.
Vi è poi un altro aspetto da prendere in considerazione. Come prevedete di correggere l'approccio che avete utilizzato, dato che di fatto ci avete proposto la maggioranza parlamentare che si viene a creare in un determinato momento storico? Anche in questo caso vi è la possibilità di effettuare delle correzioni, anche se queste non ci faranno recuperare ciò che in questi giorni stiamo perdendo. Infatti, stiamo perdendo molto. Ecco perché è necessario prevedere altre strade, per ridare dignità alla dimensione più nobile della politica. Ecco perché è necessario prevedere altri cammini di cambiamento ed ecco perché si rende sempre più inevitabile il referendum confermativo, il solo in grado di rimettere in piedi la risorsa del cambiamento costituzionale, senza quegli stravolgimenti che (anche con l'interesse nazionale) state apportando alla Costituzione del nostro paese e al futuro della nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

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