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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, penso che con l'articolo 34 del provvedimento in esame, molto caro alla Lega Nord, che riscrive il quarto comma dell'articolo 117 della Costituzione, sostanzialmente introducendo una serie di materie nelle quali alle regioni spettano potestà esclusive, tra le quali l'assistenza e l'organizzazione sanitaria, si commetta un errore. L'ho detto in un altro intervento: tutto ciò produce un mostro giuridico.
Lo dico anche perché la competenza legislativa esclusiva prevista in Costituzione in capo alle regioni è, secondo molti costituzionalisti, una competenza del tutto nuova, che non si riscontra in nessun tipo di Stato, neanche federale. La competenza esclusiva è solo quella dello Stato. Si deve parlare, come avevamo esplicitato nella riforma del Titolo V e nell'articolo 117, di legislazione concorrente per quanto riguarda solo limitati aspetti - organizzativi e non solo - della sanità.
Ora, si introduce un principio molto grave, ossia l'assistenza. Si rompe, in tal modo, l'universalità del diritto, arrivando alla frantumazione della solidarietà ed alla secessione dei diritti, poiché sostanzialmente ogni regione, in tal modo, può scegliere il proprio modello sanitario, abbandonando il modello universalistico, ed il finanziamento pubblico a carico della fiscalità generale sparisce.
Quindi, con riferimento ai livelli essenziali di assistenza, si fa in modo che venga meno il principio generale del finanziamento pubblico della sanità, con ricadute in termini di solidarietà e di uguaglianza tra i cittadini delle diverse regioni. E con riferimento alla modalità di erogazione delle prestazioni, sicuramente vi sarà l'introduzione di modelli diversi da regione a regione, anche tramite il ricorso a forme di gestione privata dell'assistenza.
Allora, la conseguenza diretta di tutto ciò sarà la scomparsa del diritto all'accesso ai servizi uguale per tutti, della gratuità delle prestazioni, della globalità della copertura delle forme di assistenza. Si tratta di principi che erano garantiti, in qualche maniera, dalla legislazione concorrente tra Stato e regioni; oggi, con questa terribile devolution si apre la strada maestra alle privatizzazioni in campo sanitario ovvero alla rottura della solidarietà nazionale e della universalità dei diritti; si apre, quindi, la strada alla secessione dei diritti e al caos (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei ricordare soltanto che nel nostro paese per larghissima parte - direi totalmente - l'organizzazione della sanità è affidata alla competenza regionale e credo che nessuno di noi voglia mettere in discussione la bontà di questa scelta operata in passato. D'altronde provengo da una regione, il Veneto, in cui la sanità in buona parte funziona.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ciò che ci preoccupa - e che è stato già più volte sottolineato - è che non vi è traccia di una centralità del diritto alla salute, un diritto che spetta ad ogni persona e che andrebbe affidato alla competenza dello Stato, ossia ad un organismo valido per tutti i cittadini, siano essi residenti al nord o al sud, siano essi appartenenti a grandi città o a piccoli comuni, siano essi appartenenti a regioni ricche o meno ricche. Questa è la vera preoccupazione, per la quale voteremo a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lisi. Ne ha facoltà.
UGO LISI. Signor Presidente, intervengo solo per rassicurare - qualora ve ne fosse bisogno - i miei elettori, che bene rappresento in quest'aula, checché ne dica il collega Battaglia.
Il mio precedente intervento era solo volto a sottolineare i guasti e i reali svantaggi creati al Mezzogiorno d'Italia dal decreto legislativo n. 56 del 2000 quanto alla materia sanitaria. Lo sottolineo perché è di questi minuti la notizia ANSA secondo la quale l'Unioncamere appoggia Fitto e gli altri presidenti delle regioni del Mezzogiorno in ordine al referendum abrogativo, così come faranno gli imprenditori, al di là del colore politico di appartenenza.
I Democratici di sinistra non devono spostare la questione sul federalismo di tipo politico: qui stiamo parlando, ad esempio, dell'abrogazione dell'articolo 7 e, comunque, di federalismo fiscale. I guasti sono stati creati dal precedente Governo e tengo a dirlo per rassicurare gli elettori e i cittadini del centrodestra e del Mezzogiorno d'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, io non devo rassicurare alcun cittadino: essi vivono le situazioni sulla loro pelle e sanno che in determinate regioni vi sono certi servizi e prestazioni.
Tornando agli emendamenti in esame, noi li avevamo presentati per cercare un confronto con la maggioranza e per dare delle risposte. A noi preoccupa questa norma che riteniamo estremamente confusa. Si parla di esclusività legislativa: si dice che le regioni hanno una competenza esclusiva in materia di assistenza e di organizzazione sanitaria. Se ciò è vero, quale conflitto sorgerà a livello statale, quando sappiamo che è lo Stato a dover stabilire i livelli essenziali di assistenza per tutti i cittadini?
Se questo non avviene, significa che ancora di più incentiveremo la discriminazione tra cittadini, distinguendo tra coloro che dispongono di servizi ed usufruiscono di prestazioni e quelli che, purtroppo, vivono in territori dove questi non ci sono.
In questi anni si sta smarrendo la modalità con la quale anche i governi precedenti erano intervenuti, ovvero attraverso una quota ponderata che teneva conto delle esigenze e dei criteri in base ai quali finanziare il sistema sanitario nazionale; il fondo perequativo aveva questo significato perché era un fondo di solidarietà e perché le regioni che avevano maggiori risorse economiche offrivano il loro contributo a quelle regioni che avevano minori possibilità e minori opportunità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, come altri colleghi in questa sede, io rappresento l'intero paese e pertanto anche gli elettori della Lega. Non devo quindi rassicurare alcuno: la Costituzione è molto chiara al riguardo, nel senso di prevedere che ogni parlamentare rappresenta il paese senza vincolo di mandato.
Colgo l'occasione per rispondere ai colleghi Lisi e Conti, dei quali riconosco il garbo e che hanno inteso polemizzare con me richiamando il decreto legislativo n. 56 del 2000. Vorrei dire semplicemente che quel provvedimento era criticabile, ma che tuttavia voi avete avuto tre anni di tempo per intervenire: quindi, errare humanum est, ma diabolicum est perseverare. Questo va detto chiaramente: in tre anni di tempo il centrodestra avrebbe potuto adottare tutte le correzioni del caso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra chiaro che si stia scardinando uno dei principi fondamentali, conquista sociale e politica del nostro paese: i diritti di cittadinanza.
Ora il diritto alla salute non è più di fatto un diritto universale. Questo è ciò che mi preoccupa e che dovrebbe preoccupare tutti i cittadini: quelli del nord d'Italia, perché non scatta più la solidarietà, e quelli del sud d'Italia perché saranno cittadini di serie «B».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leo. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LEO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto rassicurare tutti i colleghi dell'opposizione che hanno affermato che il Governo non si è mosso per cercare di correggere il decreto legislativo n. 56 del 2000, ricordando che il Governo ha dato mandato all'Alta Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale al fine di modificare sostanzialmente un decreto legislativo che «fa acqua da tutte le parti». Ricordiamo che il governatore della Campania è stato tra i primi a promuovere iniziative di censura anche dinanzi alla Corte costituzionale. Il decreto legislativo n. 56 è una sorta di trattato di Uccialli, scritto in aramaico. Basti pensare alla tabella allegata al provvedimento, che è ricca di logaritmi e di formule matematiche, dalle quali non se ne esce!
Pertanto, se vogliamo effettivamente correggere il decreto legislativo n. 56 dobbiamo pensare a tarare i livelli essenziali di assistenza su quelli che sono i costi standard della sanità. Anche in questo caso ricordiamo che aver attribuito i finanziamenti alle regioni per la spesa sanitaria sulla compartecipazione all'IVA - su questo si fonda il decreto legislativo n. 56 del 2000 - non ha alcun senso, perché l'IVA è basata sui consumi e questi ultimi sono differenziati sul territorio nazionale. Azzeriamo il provvedimento e facciamo finalmente funzionare la sanità (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non vorrei ripetere le argomentazioni che sono state qui presentate a sostegno di quelli che sono non soltanto emendamenti di buon senso, ma emendamenti indispensabili per correggere una rotta assolutamente sbagliata o per attuare una riduzione del danno, come è stato già illustrato, e dello sfacelo ai quali andiamo incontro.
Vorrei ricordare ai colleghi e alle colleghe qual è il contenuto dell'articolo 32 della Costituzione, laddove si afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti.
Quindi, pensate con quali impegni e quali obiettivi deve misurarsi il Governo
del paese nelle proprie articolazioni. L'architettura che si intende inserire in Costituzione non deve essere pensata in base a puntigli ideologici o prese di posizione che hanno a che fare con il mercato politico tra i partiti, ma dovrebbe mettere al centro i principi costituzionali fondamentali su cui si basa il patto costitutivo del paese. Ci troviamo di fronte ad una proposta di riforma costituzionale che non parte neanche dalle acquisizioni che dovrebbero essere alla base di una riforma degna di questo nome.
Tantissimi dati sono stati presentati anche in questa sede dai colleghi. Sappiamo che vi è un'emergenza sanitaria nel paese. Rischiamo già adesso di avere intere regioni che non sapranno far fronte ai bisogni crescenti di una popolazione che invecchia sempre di più. Anche nel nord, nelle stesse regioni ricche, abbiamo fasce di popolazione che già adesso rischiano la marginalità sociale poiché non hanno accesso ai servizi sanitari ed all'assistenza
Quindi, colleghi, cerchiamo di mettere veramente al centro del federalismo la persona e non la bottega degli interessi dei partiti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 34.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 240).
Prendo atto che l'onorevole Tabacci non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 34.87.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Labate. Ne ha facoltà.
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione del presidente Bruno e dei colleghi della maggioranza su un fatto: è evidente che la discussione svolta ha disvelato il grande imbroglio. La Lega voleva la devoluzione, ma in materia sanitaria questa non c'è perché l'emendamento votato, che riconduce allo Stato l'esclusività sulla normazione generale, introduce nella seconda parte della Costituzione il principio del conflitto dell'esclusività.
Sono esperta di altre materie, ma ho cercato di leggere e studiare attentamente tutte le posizioni di eminenti costituzionalisti su tale materia. Dunque, mi rivolgo al presidente della Commissione ed al Presidente della Camera: potremmo discutere per 55 ore consecutive, ma il punto vero dell'imbroglio di questo articolo sta nei due interessi esclusivi confliggenti. Poiché non stiamo parlando di una legge ordinaria o di una normazione generale di politica sanitaria, ma di revisione costituzionale domando: come mai ciò non vi appare evidente e palese? Comprendo le questioni politiche di una maggioranza divisa intorno a tali temi.
Però, colleghi, non possiamo, nella maniera più assoluta, sulla Carta costituzionale - questo vale sia per l'attuale maggioranza, sia per l'opposizione, che un domani potrà diventare maggioranza -, giocare sulle questioni che tutelano i diritti fondamentali dei cittadini, introducendo un imbroglio costituzionale (voglio chiamarlo così) sui conflitti dei principi di esclusività. Qui ognuno la può raccontare come vuole - la tutela della salute, l'organizzazione sanitaria, la diversità -, però in questa seconda parte della Costituzione dobbiamo assicurarci in primis di non ledere i principi di cui agli articoli 3 e 32 della Costituzione; in secondo luogo, dobbiamo vedere come gestire il federalismo che avevamo abbozzato. Non vi piace? Cambiatelo! Però fate una scelta netta,
perché quello che il Parlamento non può fare è mettere mano alla seconda parte della Costituzione non per correggere quello che non va, bensì per creare la confusione costituzionale.
Rabbrividisco pensando a ciò, perché voi non accettate nemmeno l'assist che l'opposizione vi offre con questo emendamento, chiedendo di scrivere che almeno quell'esclusività sull'assistenza e l'organizzazione sanitaria sia inserita all'interno dei principi generali della programmazione sanitaria, cioè all'interno di quei principi generali che anche il ministro Sirchia ha dovuto ribadire nel suo piano sanitario nazionale. Queste cose non sono giochi o finzioni ordinamentali, ma servono per garantire i cittadini italiani. Cosa si fa per la lotta al fumo? Cosa si fa per la lotta all'obesità? Cosa si fa contro le grandi patologie? Non è concepibile che in Molise la cardiochirurgia non si può fare e a Milano sì: questo è il problema. Per questo motivo, vi offriamo il nostro assist: scrivete almeno «nel rispetto dei principi generali della programmazione sanitaria nazionale».
Se così non fate, presidente Bruno, capovolgete completamente anche l'antico brocardo in claris non fit interpretatio. Non accettando nessuno degli emendamenti chiarificatori, resta un testo - ahimè - costituzionale, che farebbe inorridire persino i giuristi dell'era volgare (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bindi. Ne ha facoltà.
ROSY BINDI. Vorrei pregare tutti i colleghi, che nella giornata odierna ed anche nelle sedute precedenti hanno voluto sottolineare che con le modifiche al Titolo V si sarebbe ristabilito l'interesse nazionale, che si sarebbe superata la confusione della legislazione concorrente e che si sarebbero superate anche le contraddizioni della legislazione dei Governi dell'Ulivo - come quella ripetutamente citata dall'onorevole Lisi e da altri (mi riferisco in maniera particolare al federalismo fiscale) -, di prendere sul serio questo nostro emendamento, che è all'insegna, come dicevo prima, della gradualità.
Se, infatti, vogliamo superare - come diceva bene la collega Labate qualche minuto fa - l'anomalia della doppia competenza esclusiva, se vogliamo rassicurare tutti, occorre creare almeno un minimo di coerenza tra la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela della salute - e mi auguro anche della sicurezza alimentare, indipendentemente dalla tutela della salute - e la competenza esclusiva in materia di organizzazione e di assistenza sanitaria, collegando quest'ultima ai principi della programmazione nazionale. Così almeno vi sarà una relazione tra il Ministero della salute e gli assessorati regionali.
Vi invito seriamente a prendere in considerazione questo emendamento, altrimenti il compromesso che avete cercato, che salva il Governo e la maggioranza ma fa a pezzi la Costituzione, vede vincente la Lega. Lo voglio dire ai colleghi che hanno sbandierato il ritorno dell'interesse nazionale: se non passa neanche questo emendamento la sanità, l'istruzione e la polizia saranno di competenza esclusiva delle regioni.
Pensiamo bene a ciò che stiamo facendo perché non so se in quest'aula - tra l'altro anche un po' vuota, distratta - ci si rende conto che stiamo cambiando la Costituzione, che stiamo svolgendo quel lavoro che, dopo la seconda guerra mondiale, fecero i padri costituenti. Non stiamo convertendo in legge il decreto-legge che proibiva l'esportazione e l'importazione dei ragni nocivi all'uomo; stiamo cambiando quella Carta fondamentale secondo la quale - onorevole Lisi -, se verrà approvata questa modifica, il presidente Fitto potrà presentare tutti i ricorsi che vuole contro la legge n. 56 del 2000. Non ci sarà più una Carta costituzionale alla quale fare riferimento magari per correggere una legge sbagliata che ciascun Governo può emanare; non ci sarà
più appello da questo punto di vista perché state modificando la Carta fondamentale.
Una legislazione esclusiva attribuita alle regioni in materia di diritto alla salute significa che i primi articoli della Costituzione non esistono più, in quanto non esiste più l'uniformità dei diritti fondamentali. Questa è la verità (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-socialisti democratici italiani)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, vorrei ricordare agli onorevoli Maura Cossutta, Bindi e Battaglia che le vigenti leggi sulla sanità le hanno emanate tutte loro (Commenti del deputato Bindi)! Onorevole Bindi, stia calma e si ricordi che la legge vigente è firmata proprio da lei!
Chiarito questo, vorrei precisare se i danni sono stati creati dalla vigente legislazione o da questo Governo che cerca di cambiare la modifica del Titolo V della Costituzione che avete imposto voi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana). Stasera, finalmente, ho scoperto che l'onorevole Bindi è diventata antiregionalista, quasi missina come Almirante, una grande socialnazionale e ciò mi meraviglia positivamente!
Vorrei ricordare inoltre che il ministro Bassanini abolì di fatto il Ministero della sanità, che abbiamo reinserito noi. Nella sua legge, onorevole Bindi, il piano sanitario nazionale è soltanto consultivo, tant'è che nessuna regione lo rispetta. Nel Lazio, il primo piano sanitario regionale lo ha predisposto il presidente Storace.
Penso che sia colpa vostra, oppure no? Altrimenti cambiamo tutto...! Siete seguaci di Kafka! (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
È questa la realtà. Ma non credo che tutti abbiano la memoria corta (Commenti)... Onorevole Bindi, stai calma!
Se il sistema sanitario nazionale ha problemi finanziari, è a causa del saccheggio del regionalismo sanitario voluto e introdotto da voi. Lo hai affermato molte volte, onorevole Bindi, in Commissione, sui giornali e in televisione. Stasera ripetilo ad alta voce! Le consulenze, la truffa degli incarichi speciali che danno le regioni, i ministeri e gli assessori alla sanità li avete inventati voi, cominciando dall'Emilia Romagna, dalla Toscana, dall'Umbria e dalle Marche, regioni con migliaia di miliardi di debiti accumulati da voi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e Lega Nord Federazione Padana).
È inutile che ci prendiamo in giro, è questo il discorso di fondo. Onorevole Bindi, la legislazione concorrente ha dato poteri alle regioni non solo sulla sanità, ma su tutto, persino sulla ricerca scientifica. Credo che si debba fare una valutazione tra quanto possa fare ricerca la regione Lombardia e quanto la regione Calabria, oppure paragonare la regione Lucania con la regione Emilia-Romagna. Questi errori li avete fatti voi, ma su chi volete scaricarli? Noi stiamo tentando di correggerli, pur in una situazione molto difficile. Certamente il nostro tentativo è assai positivo, costruttivo e legato ai valori dello Stato e della nazione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, non intendevo polemizzare con l'onorevole Giulio Conti, ma il collega non ha detto durante il suo intervento che l'interesse della nazione, cui ha fatto riferimento, è quello di avere un Servizio sanitario nazionale pubblico, che garantisca per ricchi e poveri pari livelli di assistenza.
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Ma le regioni sono pubbliche!
MARIO LETTIERI. La vostra idea di sanità, invece, porterà sicuramente ad una diversificazione tremenda, per cui i ricchi,
se non andranno in Svizzera, potranno rivolgersi alle cliniche private e alle regioni con più risorse e con un Servizio sanitario migliore. Viceversa, nelle aree più deboli i cittadini....
PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, ha esaurito il tempo a sua disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei rilevare come dall'intervento del collega Giulio Conti il clima costituente abbia ricevuto una sottolineatura molto particolare.
Non si tratta di dare giudizi su quanto accaduto ieri, perché errori ne facciamo tutti. Si tratta però di disegnare la sanità di domani: non siamo antiregionalisti. Conosco bene quale sia il valore della sussidiarietà. Sappiamo bene che per organizzare i servizi è meglio partire dal basso, ma in questo caso si tratta di farlo - colleghi, se siete in buona fede, mi chiedo perché non lo fate - nel rispetto dei princìpi generali della programmazione sanitaria nazionale.
La prima parte della Costituzione - qualcuno prima citava l'articolo 32 - ci ricorda che il diritto alla salute fa capo alla persona umana. Mi chiedo allora perché stiamo andando verso uno scenario in cui tale diritto è attuato in maniera diversa, da regione a regione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, vorrei ricordare all'onorevole Lisi che il decreto contro il quale sta lottando il presidente Fitto è un decreto del Governo Berlusconi.
NUCCIO CARRARA. È di D'Alema!
AUGUSTO BATTAGLIA. No, è del Governo Berlusconi! Guarda le firme sul decreto. Comunque, voglio ricordarti che il decreto n. 56 è dell'anno 2000, mentre oggi siamo già nel 2004. Se pensavate che tali norme non erano state ben fatte, avete avuto quattro anni, voi e il vostro ministro «fenomeno» Tremonti, per modificarle. In quattro anni però non avete fatto nulla!
Ma c'è qualcosa di più, onorevole Lisi. Andate a controllare i conti, perché pare che quelli fatti dal vostro ministro siano sbagliati, come ha dimostrato recentemente Giarda. Mi auguro allora che quei conti siano sbagliati per un errore vero e non ad arte. Infatti, abbiamo vissuto per tre anni sotto un asse Tremonti-Lega, che ha avuto il solo obiettivo di portare risorse dal sud al nord del paese. Tu, che sei un deputato meridionale, dovresti stare un po' più attento!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Galeazzi. Ne ha facoltà.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, non intendo polemizzare, ma il collega Giulio Conti, che, come me, è marchigiano, cita la regione Marche a proposito dei debiti. Potremmo tuttavia citare i debiti, ad esempio, della Lombardia e del Lazio, proprio perché si tratta di un fenomeno di carattere generale: il deficit di tutte le regioni è pari a 5 miliardi di euro, 10 mila miliardi di vecchie lire. Il problema, dunque, non è costituito dall'individuazione di chi ha più debiti, ma dalla ricerca delle modalità per ripianarli. Aggiungo che le regioni del centrosinistra non hanno applicato ticket e l'entrata per i farmaci è dello 0,8 per cento; le regioni del centrodestra dispongono di un'entrata per la spesa farmaceutica pari all'8 per cento, proprio perché hanno applicato il ticket sui farmaci.
Suggerisco dunque attenzione nel fare valutazioni di colore, proprio perché la sanità è un problema che riguarda tutto il paese, che non va spezzettato, come accade negli Stati Uniti, dove vi sono 40 milioni di persone che non posso accedere...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Galeazzi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, ritengo che l'emendamento in esame costituisca un ulteriore tentativo di confronto, per superare la confusione e l'ambiguità della formulazione del testo. Stiamo modificando la legge fondamentale dello Stato, ed è dunque opportuno che non vi sia ambiguità nella formulazione, bensì la massima chiarezza, soprattutto sul concetto della doppia esclusività.
Ho ascoltato con attenzione il collega Giulio Conti, il quale ha sostenuto - richiamo su questo l'attenzione dei colleghi della Lega - la necessità di riportare la sanità a livello centrale, togliendo alle regioni anche le competenze attribuite tramite la riforma del Titolo V. Riteniamo, al contrario, che vi debba essere chiarezza, e che per quanto riguarda la salute dei cittadini...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giacco.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
FABIO CIANI. Signor Presidente, proseguendo nel discorso intrapreso dal collega Giacco, richiamo l'attenzione sull'assoluta contraddizione di ciò che sta accadendo. Il collega Giulio Conti ha svolto un intervento contrario alla regionalizzazione della sanità. D'altra parte, nella scorsa legislatura, nella Commissione affari sociali ha sostenuto posizioni analoghe. La Lega ha applaudito l'intervento: si tratta dunque di un compromesso impossibile. Da una parte, vi è chi dice che va riportato tutto al centro, dall'altro chi sostiene che debba essere attribuito tutto alle regioni e che si sta approvando una riforma costituzionale che è frutto di questo compromesso e che porterà allo sfascio definitivo della sanità. Occorrerebbe dire la verità e non le menzogne; occorrerebbe riformare la Costituzione e non fare demagogia; occorrerebbe chiarire il punto di arrivo, le cui conseguenze, con tali contraddizioni, finiranno sulla pelle degli italiani.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 34.87, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Onorevole Valpiana, ormai ho dichiarato aperta la votazione, mi dispiace.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 250).
Passiamo all'emendamento Mascia 34.82.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, mi scuso, non sono solita alzare la voce, ma da dieci minuti avevo chiesto agli uffici di essere iscritta a parlare. Intervengo per ricordare, come suol dirsi a futura memoria, che stiamo adottando una riforma costituzionale che avrà, per fortuna, ancora due letture. Credo sia importante che tutti coloro i quali comprendono la gravità della scelta operata in materia di sanità, utilizzino il tempo a disposizione per far comprendere ai nostri concittadini cosa accadrà.
Negli ultimi venticinque anni, da quando è entrata in vigore nel nostro paese l'istituzione del Servizio sanitario nazionale, abbiamo assistito alla più straordinaria conquista per quanto concerne
la salute: abbiamo guadagnato, quali cittadini italiani, un anno di vita ogni cinque anni.
Abbiamo visto che cosa è successo alla sanità inglese dopo la «cura Thatcher»: è diminuita la possibilità di vita. Informiamo di questo i nostri concittadini e i nostri concittadini si rivolteranno contro questa riforma (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, intendo parlare dell'emendamento soppressivo 34.82, a firma Mascia e Giordano, perché ritengo sia un emendamento giusto: sopprimere le lettere b) e c) del comma 4 significa mettere in discussione lo stravolgimento della nostra Costituzione. Si è parlato di venti sistemi sanitari diversi; ma noi, con questa formulazione, ci troveremo di fronte anche venti sistemi scolastici diversi, venti sistemi scolastici infeudati ai territori, a diversa velocità.
Vorrei ricordare che nel sistema scolastico esiste un nord anche al sud ed esiste un sud anche al nord. Il problema non è soltanto quello delle diverse velocità - che è un problema serio e grave - ma quello della separazione dei sistemi scolastici, della rottura del profilo unitario e culturale del paese, che è stato creato anche dal sistema scolastico, nel momento in cui si costituì lo Stato unitario, quando i carabinieri e le scuole erano i segni tangibili, in ogni piccolo paese, dello Stato unitario.
La verità, colleghi, è che noi stiamo sfuggendo alla sfida vera, quella di un federalismo solidale e cooperativo, alla sfida di una sussidiarietà che non può essere intesa come rinuncia, abbandono, dismissione di ogni intervento statuale. Con questa formulazione, sembra che si pensi all'intervento dello Stato nel campo dell'istruzione come ad un'intrusione, come all'espressione di un monopolio sgradevole. Secondo questa dizione, invece, lo Stato fa un passo indietro, prima sul terreno della definizione di quelle che sono le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni - perché anche la legge Moratti ha delegato a successivi decreti attuativi queste che sono norme fondamentali e che devono rimanere in capo allo Stato - e poi sul terreno del riequilibrio proprio delle politiche nazionali: non c'è più la funzione di riequilibrio delle politiche nazionali, anzi, avanza l'idea del buono scuola regionale, parte commerciabile e negoziabile di quelli che sono i diritti.
Se non c'è più il ruolo dello Stato - perché il decreto attuativo della legge n. 53 del 2003 elimina anche l'obbligo dello Stato di fornire il sistema pubblico dell'istruzione per tutti - la Repubblica non è più tenuta a fornire un servizio omogeneo sul territorio nazionale. Con la modifica attuata attraverso la legge n. 53, non vi è più l'obbligo dello Stato, ma il diritto-dovere. Viene meno l'obbligo dello Stato di garantire i diritti di tutti, in particolare dei più deboli! E oggi vi sarebbe - lo voglio ricordare - anche l'esigenza di rispondere alla sfida della multiculturalità, delle diversità: questi diritti non possono subire limitazioni dovute alla dimensione territoriale.
Vorrei ricordare che la legge n. 59 del 1997 - la legge sulle autonomie ed anche sull'autonomia scolastica - non aveva scelto di provincializzare, regionalizzare, municipalizzare la scuola.
Aveva scelto un altro terreno: dislocare compiti, dislocare poteri più che decentrarli e creare una sinergia tra i soggetti; allo Stato la garanzia dei livelli essenziali ed alle politiche locali territoriali la capacità di tradurre i livelli essenziali in livelli ottimali, come ci ricordano le indicazioni europee sulle politiche pubbliche.
E invece io credo che voi, alla fine, avete creato un testo che cancella tutto questo, che cancella la sussidiarietà, che cancella i diritti di tutti e che creerà conflitti di competenza, ingestibilità del
sistema e ingiustizia sociale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, dopo aver fatto dei guasti e prodotto dei vulnus terribili al settore della sanità e della sicurezza con le norme approvate, ora si mette mano anche alla scuola, che è cosa assai delicata. Avrei gradito che a questo dibattito avesse partecipato anche il ministro Moratti.
Guardate che in questo campo occorre procedere davvero con molta cautela, perché l'educazione, la formazione e l'istruzione sono essenziali alla formazione dei cittadini e dei nostri ragazzi; non possiamo scherzare. Noi riteniamo che il servizio scolastico debba essere pubblico; non ci possono essere conflitti tra regioni e Stato. Guai a noi se questi conflitti portassero ad un abbassamento del livello di istruzione: sarebbe davvero una iattura per il paese e per la società italiana!
Credo che la norma da voi proposta non abbia tenuto conto di alcuni elementi già consolidati nell'assetto organizzativo e nei princìpi della nostra Costituzione: da un lato, l'autonomia degli organi scolastici e, dall'altro, il principio fondamentale della libertà d'insegnamento. Che cosa significa che devono fare i programmi? Voi lo sapete che gli insegnanti si riuniscono, elaborano programmi, proposte specifiche, li concordano anche per quanto riguarda la storia locale, perché è giusto che la si conosca; ma fare questo guazzabuglio che voi proponete mi sembra davvero da irresponsabili!
Questo lo dico nell'interesse generale del paese, anche del nord, perché noi meridionali, sul terreno della formazione e della cultura, credo che non abbiamo nulla da invidiare ad altri; qualcuno ci taccia magari di essere i filosofi della Magna Grecia, ma la ricchezza della storia del Mezzogiorno è tale che è divenuta patrimonio complessivo del paese.
Certo, vi è anche una storia assai nobile delle altre parti d'Italia, a partire da quella del nord: penso al grande Piemonte che ci ha dato tutta la storia del nostro Risorgimento. Dico però che bisogna valorizzare gli elementi di unità. Una nazione si ha nella misura in cui i cittadini sono portatori ed eredi di una grande storia comune. Voi, invece, non fate altro che accentuare gli elementi anche culturali di divisione. È una strada sbagliata che noi contestiamo fermamente.
Gli emendamenti presentati intendono sopprimere alcune norme da voi proposte, perché le riteniamo sbagliate; e se non riusciremo a far approvare un testo che sia accettabile, certamente faremo ricorso al popolo con la richiesta di referendum popolare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Credo che avremmo bisogno di una grande scuola pubblica per rispondere positivamente alle sfide poste dal processo di unificazione europea e dal mondo globalizzato. Opportunamente, la collega Sasso ricordava la necessità di confrontarci con differenze che esistono all'interno di questo paese, per convivere con le quali occorrerebbe uno sforzo da compiere proprio sul terreno della scuola, della formazione e del diritto allo studio. Invece, voi ci proponete un modello che non soltanto abbandona completamente la tradizione repubblicana della scuola pubblica ma si rifugia nelle valli del nord, in val Brembana o non so in quale altra «nicchia» del nordest.
CAROLINA LUSSANA. Come ti permetti? Impara la geografia!
ELETTRA DEIANA. La modifica degli assetti istituzionali non è assolutamente un ghiribizzo ideologico, un omaggio alla Padania o a qualche altra stupidaggine mitologica di questo genere. Essa deriva da un'idea di società molto precisa, quella di una società secessionista e liberista che
si può realizzare, per mezzo di questa discussione e del voto, grazie alle furbizie opportunistiche di quanti sostengono la validità della coesione nazionale e, invece, accettano che se ne cancelli radicalmente l'esistenza. Noi, deputati di Rifondazione comunista, abbiamo contrastato la riforma del Titolo V della Costituzione in Parlamento e sappiamo bene che essa ha aperto la strada, nel paese, alla via secessionista. Lo ripetiamo continuamente e, tuttavia, care colleghe e cari colleghi, c'è stato un salto di qualità senza pari. Infatti, in questo caso la secessione è veramente connessa ad un progetto egoistico, antipopolare e destinato a far crescere a dismisura tutte le disuguaglianze e tutte le non-opportunità sul territorio nazionale.
Il cambiamento dell'ordinamento della Repubblica - quella Repubblica che, nel 1946, si volle che fosse caratterizzata dall'aspirazione alla tutela, alla garanzia e alla cura dei diritti universali, che voi volete ridurre a un colabrodo privo di senso - prefigura anche qualcos'altro, prefigura la vostra ambizione a cancellare la prima parte della Costituzione. Infatti, nella prima parte permarranno principi di fondo che entreranno continuamente in rotta di collisione con l'obbrobrio costituzionale che state partorendo. Quindi, occorrerà procedere a colpi di mannaia anche contro la prima parte. L'articolo che stiamo discutendo, che contiene l'attribuzione di una potestà legislativa esclusiva alle regioni riguardo alla scuola, entra in patente contraddizione con gli articoli 33 e 34 della Costituzione e questo ci fa capire in maniera emblematica l'idea di Italia che state confezionando. Mi riferisco all'idea di una Italia ridotta a mera entità geografica, in cui prolifereranno le piccole patrie etniche, con un recupero di tradizioni, idiomi e memorie territoriali che serviranno soltanto ad acuire le differenze e le lontananze e, certamente, non costituiranno quella risorsa importantissima per la quale si è cercato di lavorare in tutti questi decenni, recuperando le differenze territoriali all'interno di un patto di convivenza e di solidarietà nazionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO. Ci sono alcuni elementi che determinano le radici di uno Stato e, spesso, sono molto più radicati e molto più importanti dei confini statali e della qualità del suo esercito. Uno di questi, sicuramente, è costituito dalla scuola e dalla capacità di trasmettere, non soltanto la cultura, ma anche l'identità e l'appartenenza. Questa capacità si costruisce in una scuola di qualità.
Tali elementi rappresentano il migliore antidoto contro il razzismo, le chiusure che spesso purtroppo caratterizzano la nostra società. L'autonomia scolastica, quella utile, esiste già nel nostro ordinamento, non c'è bisogno di modificare la Costituzione, come esiste la libertà di insegnamento che garantisce l'arricchimento dei programmi scolastici con tutti quegli elementi di qualità che si possono trovare anche nella storia e nelle tradizioni locali. Il testo che viene proposto, invece, corrisponde, non alle esigenze reali del mondo e della nostra scuola, ma all'esigenza di affermare principi che non servono per la crescita e la cultura del nostro paese e per l'istruzione dei nostri giovani. In questo senso supportiamo questo emendamento che chiede la soppressione delle lettere a) e b) del comma 4 con riferimento alle materie...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rosato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, avrei intenzione di parlare domani mattina, visto che le ore 20 sono passate.
PRESIDENTE. Sta bene.
Procediamo, dunque, con l'ultima votazione. È stato richiesto il voto per parti separate dell'emendamento Mascia 34.82, nel senso di votare separatamente la soppressione
di ciascuna delle due lettere del comma 4 che l'emendamento mira a sopprimere congiuntamente.
Votiamo, quindi, limitatamente alla soppressione della lettera b)...
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, vorrei intervenire sulla comunicazione che ha appena reso relativamente all'emendamento Mascia 34.82. Innanzitutto, le chiediamo di comunicare all'Assemblea da quale gruppo parlamentare provenga la richiesta.
PRESIDENTE. Da parte del gruppo di Forza Italia.
PIERO RUZZANTE. Benissimo. L'esito della votazione di questo emendamento, evidentemente, avrà delle conseguenze sugli emendamenti successivi.
PRESIDENTE. Sì, le implicazioni sono chiare, nel senso che si votano separatamente le due lettere, con conseguenti effetti preclusivi.
PIERO RUZZANTE. Allora, credo che dovremmo applicare rigorosamente la decisione già presa, ossia di concludere i lavori, avendo superato le ore 20 (Commenti dei deputati di Forza Italia)...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Ruzzante, ma non si è mai visto...! Potrei citare in tal senso ventimila precedenti! C'è un principio di unitarietà che non è mai venuto meno tra la fase di dichiarazione di voto e la fase del voto. Dunque, non ho alcun elemento per non concedere al gruppo di Forza Italia quello che concedo agli altri gruppi parlamentari e che ho concesso ieri a voi.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, ora votiamo!
ANTONIO BOCCIA. Presidente, deve chiarire!
PRESIDENTE. È stato richiesto il voto per parti separate. Se lei non è stato attento...
ANTONIO BOCCIA. Sono stato attento, ma vorrei che chiarisse l'oggetto del voto!
PRESIDENTE. Un momento, se lei me lo fa dire, lo chiarisco.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. Benissimo. È assolutamente possibile ritirare l'emendamento.
ELIO VITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Vuole far suo l'emendamento?
ELIO VITO. Signor Presidente, potremmo far nostro l'emendamento in esame, ma ciò precluderebbe gli altri, e poiché noi, a differenza di altri colleghi, siamo davvero interessati ad un confronto serio sulle riforme costituzionali (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)...
PRESIDENTE. Onorevole colleghi...
ELIO VITO. ...e non a questi scherzi o mezzucci, ci auguriamo che il dibattito sulle riforme, che ci vedrà impegnati domani e nelle prossime settimane, possa ricevere finalmente nei prossimi giorni dall'opposizione un contributo serio e costruttivo e non quello, che forse in maniera un po' deludente, ci sta dando in questi giorni (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Elio Vito. Domani mattina la seduta inizierà alle ore 9,30 e si voterà fino alle ore 13.
Chiedo all'onorevole Donato Bruno se intenda rispondere alle richieste di chiarimento formulate dall'onorevole Battaglia. Se non intende rispondere, ha il diritto di farlo, ma cerchiamo di non inserire domani altri elementi di discussione...
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, credo che il testo sia molto chiaro.
Il Comitato dei nove si riunirà lunedì ed affronterà questo problema per rispondere alle richieste dell'Assemblea.
AUGUSTO BATTAGLIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, affermare che il testo in esame è molto chiaro fa parte dell'interpretazione dell'onorevole Bruno. Le faccio presente che, poiché il testo non è assolutamente chiaro, prima della votazione ho chiesto alla Presidenza che esso venisse chiarito per mettere in condizione i parlamentari di poter esprimere coscientemente un voto rispetto a ciò che si stava facendo.
Ritengo gravissimo che il presidente Bruno, relatore del provvedimento, non sia in grado stasera di dirci se la tutela della salute è o non è tra quei principi che fanno riferimento alla legislazione generale dello Stato. Per questo motivo, oggi usciamo dall'aula senza sapere cosa abbiamo votato riguardo alla sanità. Questa è una cosa estremamente grave ed è indice di un metodo - lo debbo dire - che gioca sull'ambiguità (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Caro Presidente, non si può giocare sull'ambiguità quando si parla della Costituzione del nostro paese. Non si tratta di una leggina qualunque, poiché stiamo decidendo il futuro del nostro paese. Quindi è molto grave lavorare utilizzando queste formule ambigue, che servono soltanto a fare propaganda elettorale. La Lega deve dire al nord che ha ottenuto la devolution, mentre Forza Italia e Alleanza nazionale debbono dire al sud che quest'ultima non vi è. Questo è estremamente scorretto!
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, purtroppo non sono abituato al linguaggio del collega che mi ha preceduto proprio perché, se di propaganda politica si tratta, credo che l'esempio sia calzante.
Cerco di ricondurre il discorso sul regolamento. Stiamo parlando di un emendamento presentato dai colleghi della maggioranza ed io su quest'ultimo ho rappresentato il parere favorevole della Commissione.
Credo che chi ha letto l'emendamento ne abbia capito la portata; a titolo personale dichiaro che si tratta di tutela della salute come materia esclusiva dello Stato per quanto attiene ai principi di carattere generale. Credo, inoltre, sia opportuno che la stessa Commissione, la quale ha dato parere favorevole su quell'emendamento, possa - poiché è stato sollevato il problema e se ancora residuano dei dubbi - mettere il punto e virgola dopo le parole «tutela della salute». Ciò, però, lo deciderà il Comitato dei nove!
ROSY BINDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSY BINDI. Signor Presidente, nel mio intervento riferito all'emendamento Elio Vito 34.200 avevo sollevato esattamente lo stesso problema rilevato in seguito dal collega Battaglia. Prendo atto delle parole pronunciate dal presidente e dal relatore, onorevole Bruno, e della sua disponibilità ad inserire il punto e virgola. Siccome per il relatore la tutela della salute è una materia e sicurezza e qualità alimentari è un'altra materia, ciò vuol dire che egli ha capito perfettamente il nostro dubbio. Infatti, se non vi è il punto e virgola ciò significa che è competenza esclusiva dello Stato la tutela della salute e sicurezza alimentare, una parte importante ma parziale rispetto a questo grande problema. Sono, invece, soddisfatta del fatto che si chieda l'interpretazione di tutto il Comitato dei nove perché quel punto e virgola consentirà di superare l'equivoco al quale faceva giustamente riferimento il collega Battaglia; equivoco che è a fondamento di tutta la modifica dell'articolo 117 della Costituzione e che consentirà alla Lega di piantare la bandiera della devolution e ad Alleanza nazionale la bandiera dell'interesse nazionale. Questo punto e virgola sarà il nostro punto di forza per dimostrare chi ha vinto e chi ha perso.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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