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La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,10.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scaltritti. Ne ha facoltà.
GIANLUIGI SCALTRITTI. Signor Presidente, come è noto a tutti, l'articolo 117 ora vigente non prevede la materia della pesca in acque marine tra quelle di competenza esclusiva dello Stato né tra quelle a competenza concorrente tra Stato e regioni. Questo la rende materia esclusiva delle regioni, dando vita ad un contenzioso continuo tra Stato e regioni conseguente al blocco dell'attività legislativa in questo settore.
La competenza regionale, infatti, non è facilmente esercitabile sotto il profilo legislativo, in quanto le imbarcazioni non hanno alcun riferimento territoriale e, quindi, esercitano l'attività di pesca nelle acque marine, muovendosi liberamente nel mare, a seconda delle risorse ittiche. È quindi importantissimo - è questa la ragione del mio subemendamento - chiarire la competenza in materia, dando al settore un riferimento preciso. Mi rivolgo direttamente al ministro perché mi rendo conto che l'inserimento della materia all'interno della Carta costituzionale può dare adito a eccessiva prolissità. Quindi, pur segnalando l'esigenza di riformulare l'emendamento 34.200, a prima firma Elio Vito, nel senso di aggiungere alla lettera t) del comma 3-quater dopo la parola «navigazione», le parole «nonché attività di pesca in acque marine», mi rendo conto di chiedere una modifica poco praticabile.
Signor ministro, faccio appello a diversi interventi che in questa riforma costituzionale sono stati fatti. Mi riferisco alla modifica dell'articolo 114 della Costituzione, con l'inserimento di principi come la leale concorrenza o la sussidiarietà. Ciò comporta che lo Stato, al fine di evitare una frammentazione legislativa laddove è invece necessario un coordinamento legislativo unitario a causa del tipo di regolamentazione, possa supplire alla necessità del settore. Inoltre, questo settore è prevalentemente regolamentato da leggi comunitarie, tanto che è stato inserito al primo comma dell'emendamento a firma Elio Vito, in seguito all'approvazione del subemendamento dell'onorevole Armani, il riferimento alla promozione internazionale di un sistema economico e produttivo nazionale. Quando esiste l'interesse di difendere un settore produttivo come quello della pesca dalla concorrenza internazionale, è necessario che lo Stato lo coordini legislativamente.
La pesca riguarda inoltre anche altri ambiti, come l'ambiente - che è invece di competenza nazionale - oppure la navigazione, prevista alla lettera t) del comma 3-quater dell'emendamento Vito. La navigazione, infatti, è una delle componenti dell'esercizio della pesca in acque marine così come la sicurezza della navigazione.
Signor ministro, se dovesse risultare impossibile introdurre un riferimento esplicito a questo settore direttamente nella Carta costituzionale, credo si possa comunque fare un chiaro riferimento alla competenza legislativa in materia, magari con un ordine del giorno. In questo caso sarei disposto a ritirare il mio emendamento, concordando magari con il Governo un ordine del giorno per fare chiarezza sulle competenze legislative, dando certezze ad un settore che in questo momento è realmente in crisi a causa di un blocco legislativo, mentre avrebbe bisogno di politiche di sviluppo e di punti fermi.
PRESIDENTE. Onorevole Bruno, l'onorevole Scaltritti ha chiesto a lei e anche al Governo se vi siano difficoltà nell'accogliere un eventuale ordine del giorno in cui trasfondere il contenuto del suo subemendamento.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, ho già avuto modo di precisare che i pareri contrari alle proposte emendative in esame sono subordinati al mancato accoglimento dell'invito al ritiro. Pertanto,
accolgo favorevolmente la proposta formulata dall'onorevole Scaltritti.
PRESIDENTE. Il Governo?
ROBERTO CALDEROLI, Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. Signor Presidente, il Governo concorda con il relatore.
PRESIDENTE. Sta bene. Prendo atto che il subemendamento Scaltritti 0.34.200.7 è stato ritirato dal presentatore.
Passiamo al subemendamento Raffaldini 0.34.200.26.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.
FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, il subemendamento in esame riguarda una materia estremamente importante e delicata: le grandi reti di trasporto e navigazione. L'emendamento Elio Vito 34.200 trasferisce tale materia nell'ambito della competenza esclusiva dello Stato. Si tratta di un gravissimo errore. La scelta compiuta nella precedente legislatura di affidare alla legislazione concorrente fra lo Stato e le regioni le grandi reti di trasporto e di navigazione, come previsto dal vigente terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione, aveva a fondamento tre ragioni fondamentali.
In primo luogo, tale scelta fu innovativa e importante, in quanto innovava rispetto al previgente articolo 117, che faceva riferimento alle tramvie, alla linee automobilistiche di interesse regionale, alla viabilità di interesse regionale, nonché alla navigazione e ai porti lacuali. Si tratta, dunque, di una forte innovazione.
Il secondo aspetto innovativo è costituito dal riconoscimento del fatto che nella concorrenza della legislazione sono connaturati in modo determinante la dimensione e l'interesse nazionale. Dunque, la concorrenza esalta l'interesse nazionale, il ruolo delle regioni esalta l'interesse nazionale, non il contrario.
La terza considerazione riguarda il fatto che questa materia è legata inestricabilmente ad altre materie a legislazione concorrente, quale, ad esempio, il governo del territorio. La materia richiede, di conseguenza, lo strumento della concertazione e dell'intesa fra lo Stato e la regione, insieme al rispetto del principio di leale collaborazione, al fine di contemperare i vari interessi e di esaltare quello nazionale, come dimostra l'esperienza dell'attuazione del decreto legislativo n. 190 del 2002 sulle infrastrutture.
Inoltre, le recenti pronunce della Corte costituzionale rilevano che in ordine alla realizzazione di infrastrutture per le quali sia riconosciuto il concorrente interesse regionale e statale, si applica il principio della necessaria intesa, un'intesa forte. Ciò in quanto la concorrenza delle regioni connatura la dimensione e l'interesse nazionale. La competenza concorrente non diminuisce, ma esalta l'interesse nazionale: è questo il punto che occorre comprendere. D'altra parte, su tale questione si è registrata la ferma reazione unitaria dei presidenti di tutte le regioni.
Mostrate un volto prepotente nei confronti delle regioni: con il vostro emendamento date uno schiaffo alle regioni, che devono governare il territorio; le considerate, in questa materia, enti minori e a voi soggetti. Inoltre, intendete inviare un messaggio sbagliato, quasi fosse colpa delle regioni se le grandi opere non sono state realizzate: è invece il Governo che ha fallito e che non ha saputo aprire un cantiere. Si tratta di un Governo che ostacola la realizzazione di opere avviate per merito del lavoro paziente e intelligente delle regioni, che volete azzerare, ripartendo da capo e magari prevedendo nuovi tracciati e, a volte, prevedendo addirittura società costruttrici e di gestione.
Altro che pari dignità orizzontale, come ho sentito ieri durante il dibattito su un altro articolo! Prima sottoscrivete le intese con le regioni e poi le mettete alla porta!
Ad esempio, dalle mie parti, nel nord Italia, il Governo ha sottoscritto con le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto un'intesa per la costruzione di una grande opera: l'intesa c'è, ma il cantiere non si apre e non per colpa delle regioni,
ma del Governo, per colpa di Lunardi! Altro che la dichiarazione di ieri sera dell'onorevole Cè: dopo 143 anni passa il federalismo e lo Stato cede riguardo alle regioni; voi riportate tutto a livello centrale!
Ecco perché con il mio subemendamento propongo che alla competenza nazionale siano riservate soltanto le grandi reti comprese nelle grandi reti europee, mantenendo intatte le altre competenze concorrenti previste dall'articolo 117.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, il subemendamento in questione pone un tema davvero di grande rilievo, quello di recuperare con maggiore precisione e nettezza la dimensione del ruolo dello Stato in materia di infrastrutture. Naturalmente, si tratta di una materia che è composta di più attività - programmazione, approvazione dei progetti delle grandi opere pubbliche di interesse statale - e che riguarda anche il grande tema, per le sue implicazioni, della localizzazione dei progetti delle grandi opere statali, a rete o non a rete.
È del tutto chiaro che la localizzazione delle opere pubbliche statali è una questione che deve essere realizzata sul piano procedimentale attraverso un'intesa con le regioni, per i rilevanti effetti che essa ha sul territorio, sull'ambiente, per la valutazione di impatto ambientale, oltre che sugli interessi economico-sociali, cosa che con la legge Lunardi sulle infrastrutture non avviene; questa è altra questione di politica di merito, tuttavia è utile e giusto sottolinearla in questa occasione.
Noi siamo però certamente favorevoli a che vi sia - come auspicato peraltro anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 303 del 2003 - una più chiara identificazione delle diverse funzioni e dei diversi ruoli. È ovvio che sulle reti di interesse europeo, comunitario ed internazionale, deve esservi un ruolo prevalente e chiaro dello Stato, ma ciò potrebbe avvenire anche sulle grandi reti di comunicazione, sulle opere pubbliche statali, dove l'interesse, per stare alla nostra giurisprudenza costituzionale, in base al principio di sussidiarietà, è più vasto dell'interesse regionale, secondo quel moto ascensionale che, in base al principio di sussidiarietà, la stessa Corte ritiene di attribuire allo Stato.
Insomma, noi non possiamo negare - e dobbiamo cogliere anche questa occasione importantissima per dirlo con chiarezza - che esistono nelle reti di comunicazione e di trasporto europeo, nelle grandi reti nazionali e nelle grandi infrastrutture nazionali, delle competenze dello Stato. Però dobbiamo capirci, perché per competenze dello Stato dobbiamo intendere anche competenze tipiche di organi tecnici.
Occorre cioè che lo Stato sia in grado anche di approvare progetti, di seguire le gare, di svolgere la direzione dei lavori, perché le opere pubbliche bisogna programmarle, progettarle, localizzarle, eseguirle fino alla fine, secondo criteri di efficienza; e su questo tema, per le grandi opere di natura europea o nazionale, è ben ovvio, chiarendo l'attuale testo del Titolo V della Costituzione e recependo le indicazioni della Corte costituzionale, che vi sia un ruolo chiaro dello Stato che non prevarichi le regioni.
Negare ciò significherebbe porre l'Italia in una situazione atipica, perché in tutti i paesi europei, e anche non europei, è ben ovvio che sulle grandi infrastrutture via sia competenza dello Stato, competenza che non si esercita solo in modo nominalistico, partendo da leggi e sulla carta, ma anche attivando, in misura assai diversa di quanto non sia stato fatto finora, i corpi tecnici, le funzioni, le capacità tecniche e operative dello Stato.
Ciò è avvenuto con la legge Lunardi: speriamo che questa riflessione, che in modo comune e condiviso si sta facendo in tema di modifica del Titolo V anche in materia di grandi infrastrutture, possa segnare un punto non solo di chiarezza ma anche di svolta nelle politiche per le infrastrutture, che in Italia per la verità sono solo relegate allo stato di promesse
televisive e che nei fatti sono ancora assai indietro rispetto alle necessità che la modernizzazione del paese impone.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, confesso di non comprendere bene il subemendamento Raffaldini, e qualora invece riuscissi a comprenderlo sarei costretto a votare in modo contrario. Egli mi scuserà, il mio è un intervento interlocutorio, ma ogni tanto vale la pena di parlarsi con sincerità in quest'aula e non semplicemente riportare delle posizioni precostituite.
Che cosa non mi convince della proposta emendativa? Poiché si tratta di un subemendamento che incide sull'emendamento Elio Vito 34.200, mi pare di capire che si intenda sopprimere l'espressione « reti di interesse nazionale», sostituendola con quella: «connesse alle grandi reti europee». Francamente non capisco il perché.
Comprenderei e voterei il subemendamento se il concetto fosse aggiuntivo, cioè «le reti di interesse nazionale e/o connesse alle grandi reti europee», in quanto si può supporre, almeno in linea teorica (e poiché siamo nell'ambito della definizione di norme generalisissime, la linea teorica è accettabile dal punto di vista legislativo, mentre ovviamente diverso sarebbe il discorso se fossimo in sede di leggi economiche o di legge ordinaria specifica), che una rete sia di interesse nazionale, pur potendosi intendere che essa sia strettamente connessa alle grandi reti europee, mentre siamo d'accordo sul fatto che è molto più difficile che possa avvenire il contrario.
Non capisco però, se una rete è di interesse nazionale, che senso abbia (a meno che io non abbia frainteso, non riesca a connettere la frase con le sue congiunzioni o con le sue avversative) il fatto che una rete di interesse nazionale non debba rientrare nelle competenze statali. Per me è una contraddizione semantica, prima ancora che una contraddizione nella politica dei trasporti.
Se i colleghi mi hanno inteso, chiedo se vogliano modificare il loro testo, oppure spiegarmi che ho capito «Roma per toma», la qual cosa è sempre possibile; altrimenti - per quanto conti - il nostro voto sul subemendamento Raffaldini è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Raffaldini 0.34.200.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 408
Astenuti 7
Maggioranza 205
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 241).
Prendo atto che l'onorevole Boccia non è riuscito a esprimere il proprio voto. Prendo atto, altresì, che l'onorevole Bielli non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.34.200.250 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lolli. Ne ha facoltà.
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, questo subemendamento della Commissione recita in sostanza che le competenze ordinamentali nazionali sono attribuite allo Stato e quelle regionali alle regioni. Delle due, l'una: o siamo di fronte a una pura ovvietà, ad una inutile banalità e, francamente, non capisco perché si debba scrivere nella Costituzione una banalità e non capisco neppure perché questa affermazione banale si riferisca allo sport e non sia estesa e ripetuta anche per tanti altri sistemi del nostro paese; oppure si
vuole affermare altro. Però, se si vuole affermare altro, è bene svolgere un piccolo approfondimento perché questo subemendamento serve a correggere quanto contenuto nell'emendamento principale nel quale, effettivamente, è stata scritta una piccola sciocchezza. È stato scritto, cioè, che l'ordinamento sportivo è attribuito allo Stato e alle regioni mentre agli enti locali rimane la gestione degli impianti. In tutti e due i casi - molto di più nel secondo, ma anche in questa correzione operata dalla Commissione - a mio avviso emerge una visione un po' datata del fenomeno che vogliamo cercare di organizzare. Infatti, ritengo ragionevole distinguere nettamente tra ordinamento statale e ordinamento regionale quando si tratti di sport di eccellenza, di sport di vertice, dell'attività olimpica o dello sport professionistico, cioè di tutta quella importantissima attività che per lo Stato è gestita dal CONI. Tuttavia, in un paese moderno, lo sport è altro, è molto altro, è quanto gli organi internazionali definiscono sport per tutti; è lo sport dei cittadini, è lo sport che, per tutti noi, ha a che fare con la formazione dell'individuo, con la qualità della nostra vita. Insomma, è un grande diritto sociale; è un diritto sociale esercitato e organizzato nel territorio. Quindi, certamente, molto è attribuito alle regioni e agli enti locali. Tuttavia, si tratta anche di una attività, quella dello «sport per tutti», che ha bisogno di una azione ordinamentale generale innovativa, che ha bisogno, per esempio, di nuove discipline fiscali, di un nuovo assetto giuridico dei soggetti e di una nuova organizzazione e integrazione con le agenzie formative. È un ambito in cui l'attività delle regioni e quella dello Stato si sovrappongono e si integrano. Perciò, se c'è una materia che ragionevolmente deve restare nell'ambito della legislazione concorrente, è proprio questa. Per tale ragione, vi invito a esprimere voto contrario su questo subemendamento e, ovviamente, con un subemendamento soppressivo a risolvere il problema dell'emendamento cui è riferito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà.
DONATO RENATO MOSELLA. Il collega Lolli ha già svelato che cosa si nasconda dietro a questo subemendamento. Tuttavia, noi vorremmo provare ad arricchire, per così dire, questa riflessione, anche rivolgendoci ai colleghi della maggioranza. Cito letteralmente: «Il sistema sportivo vigente, disciplinato dal citato decreto legislativo n. 242 del 1999 che vede il CONI operante in un assetto caratterizzato da una pluralità di soggetti dotati di personalità giuridica pubblica o privata, non è del tutto soddisfacente. Per cui, sono state numerose le iniziative legislative volte alla riforma dell'ente...». Questa affermazione, che condividiamo in pieno, fa parte della relazione di accompagnamento della proposta di legge costituzionale n. 5012, presentata, nel maggio scorso, dai colleghi di Alleanza nazionale affinché sia introdotto nel dettato costituzionale il diritto di ogni cittadino allo svolgimento della attività sportiva e anche della attività cosiddetta ricreativa e, di conseguenza, siano realizzati gli strumenti idonei a consentire ad ogni cittadino di godere di tale diritto.
I colleghi di Alleanza nazionale hanno firmato questa proposta ed hanno pienamente ragione. Hanno trovato larga condivisione in questo Parlamento. L'attuale assetto dello sport non è soddisfacente e non lo è più da molto tempo. Lo sport, che ha prevalenti finalità di selezione e di prestazione, è in costante flessione di atleti ed oggi rappresenta una modesta nicchia di fronte all'enorme numero di cittadini (lo afferma l'ISTAT) che svolge attività motorie e sportive fuori dal contesto delle federazioni sportive nazionali. Di questo fenomeno dobbiamo cominciare a preoccuparci.
Ieri, in Commissione affari sociali è arrivata la richiesta di un parere delicatissimo su una proposta di legge che riguarda le palestre e i centri fitness, sulla quale siamo interpellati in via d'urgenza. In tutta Europa si è affermato da qualche
tempo il concetto di «sport per tutti» o meglio di un'attività motoria e sportiva con finalità ben diverse dalla selezione dei più bravi e dalla prestazione assoluta. Pensate che la Turchia, che bussa alle porte dell'Europa, prevede nel suo dettato costituzionale il diritto delle persone e dei cittadini a fare sport!
Pur essendo una cosa semplice e scontata, milioni di cittadini italiani svolgono queste attività senza una legge nazionale che li tuteli. In Italia, non si riesce a capire chi debba farsi carico di questo sport che rende un servizio sociale, che è cresciuto fino ad essere maggioritario nei numeri (il rapporto è settanta a trenta). Certamente, non spetta al CONI, perché le finalità dell'ente sono fissate dalla legge. L'ente è definito «Confederazione delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate», Allora, il CONI ha tutto il diritto di disinteressarsi dello sport sociale e devo dire che lo fa anche bene. Infatti, negli ultimi decenni lo ha completamente annullato e fatto dimenticare. Però, lo usa quando gli conviene accreditarsi come unico rappresentante e gestore dell'intero mondo sportivo.
Da una parte, dunque, il CONI continua a sostenere che lo sport sociale è compito delle istituzioni territoriali e soprattutto delle regioni, dall'altra impone che i registri delle società sportive dilettantistiche, anche quelle che fanno solo sport sociali nei quartieri delle marginalità, nelle aree più a rischio, non debbano essere tenuti dalle regioni, ma dal CONI medesimo, unico ente deputato a riconoscere lo status di società sportiva. Questo stato di fatto non può più essere. Cari colleghi, dobbiamo farcene una ragione. E il mascheramento che avviene in questo subemendamento è la dimostrazione che quando arriva l'occasione per fare chiarezza si nasconde la polvere sotto il tappeto. Ma guardate che non è più polvere, è una montagna! In Italia, vi sono 20 milioni di persone che quotidianamente hanno a che fare con il fenomeno dello sport sociale. Quindi, se anche la riforma dell'articolo 118 della Costituzione ha sancito che la materia della politica sportiva è nella titolarità delle regioni, al tempo stesso quella norma indica la materia sportiva tra quelle di cui lo Stato è tenuto a disegnare le linee guida, cosa che questo Governo - lo diciamo con grande franchezza - si guarda bene dal fare, perché è fin troppo ossequiente al volere di un comitato olimpico che si sta aggrovigliando su se stesso. Vediamo quotidianamente ciò che sta accadendo. Non bastano le Olimpiadi a farci capire che le cose vanno meglio!
Riteniamo urgente procedere a mettere ordine in questa materia, definendo responsabilità e competenze di ogni soggetto: lo Stato, le istituzioni territoriali, il CONI, le federazioni sportive e l'associazionismo di base che non potete cari colleghi dimenticare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.34.200.250 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 443
Astenuti 2
Maggioranza 222
Hanno votato sì 243
Hanno votato no 200).
Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Prendo atto altresì che il subemendamento Rositani 0.34.200.4 è stato ritirato.
NUCCIO CARRARA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, per quanto riguarda il subemendamento Rositani 0.34.20.4, che è stato ritirato,
annuncio l'intenzione di presentare un ordine del giorno di contenuto analogo.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione del subemendamento Leoni 0.34.200.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, intanto mi scuso con l'onorevole De Mita se mi permetto di parlare di una questione particolare. Il vigente testo dell'articolo 117, quale risulta dalla riforma del 2001, prevede che la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell'energia siano materia di legislazione concorrente. Pertanto, spetta alle regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali riservata alla legislazione dello Stato. Ebbene, con buona pace del collega Bressa, questa scelta, voluta dal centrosinistra, ha determinato notevoli problemi di funzionalità del sistema energetico, in considerazione della difficoltà di ricondurre alle competenze delle regioni scelte di carattere strategico che in taluni casi hanno una dimensione sovranazionale. Mi riferisco, ad esempio, all'interconnessione con le reti degli altri paesi, alle importazioni di energia e, più in generale, alla costruzione di un mercato unico del gas e dell'elettricità in Europa. Questa dimensione sovranazionale è dimostrata, tra l'altro, dal fatto che il recente black out in Italia è avvenuto perché è caduto un palo in Svizzera, quindi vuol dire che il raccordo delle reti è così forte che immaginarne una disarticolazione di carattere regionale è una cosa del tutto improvvida. Questa complessità ha spinto verso una serie di interventi, compresa la legge di riordino del settore: ricordate, ad esempio, il decreto «sblocca centrali». In realtà, in relazione al contrasto che deriva dall'affermazione della legislazione concorrente, ciò ha determinato delle conseguenze non risolutive. Il disegno di legge che stiamo discutendo non pone rimedio alla situazione che si è appena delineata. Io ho presentato una proposta emendativa che verrà esaminata in seguito, ma volevo cogliere l'occasione perché questo subemendamento, presentato tra gli altri dagli onorevoli Leoni, Bressa e Boato, va letto in relazione alla proposta emendativa presentata dal collega Vito ed altri. I capigruppo della maggioranza propongono una soluzione di questo tipo: attribuiscono allo Stato la materia della produzione - definita strategica -, del trasporto e della distribuzione nazionale dell'energia e lasciano alla legislazione concorrente la stessa materia definita come produzione, trasporto e distribuzione. Su questo sono state presentate tre proposte emendative: quella presentata dall'onorevole Leoni è la prima, ma ve ne sono anche altre due presentate dal collega Realacci e dalla collega Moroni. Nel caso specifico, addirittura, Bressa sostiene che la produzione dell'energia sarebbe di competenza regionale, come se l'energia prodotta in qualche regione (in Lucania piuttosto che in Liguria) non entrasse dentro il governo complessivo della gestione, della trasmissione e dell'utilizzo dell'energia elettrica. La proposta emendativa presentata dall'onorevole Realacci specifica come materia di legislazione concorrente la localizzazione sul territorio regionale degli impianti di produzione dell'energia e la collega Moroni fa riferimento al termine regionale. In realtà, è questo il punto sul quale chiedo al collega relatore ed al Governo di svolgere una riflessione. La materia dell'energia, come quella delle grandi reti e delle professioni, rappresenta un ambito per il quale lo Stato deve vedersi riconosciuta la competenza esclusiva sul piano legislativo. Non ha infatti senso parlare di piani energetici regionali; addirittura, vi sono delle province che si sono esercitate sui piani energetici provinciali facendo la somma di quanto si produce e di quanto si consuma. È da quest'aula che è venuta la richiesta di chiudere la centrale di Porto Tolle portandola all'interno della cosiddetta riserva strategica, solo che bisognava togliere contemporaneamente la luce da Ancona a Venezia se si voleva essere coerenti. Si tratta di una materia di carattere complessivamente nazionale!
Ritengo, inoltre, che siano fatte salve le competenze regionali in materia di governo del territorio. Non c'è dubbio, infatti, che la politica urbanistica debba essere stabilita a livello regionale; tuttavia, vorrei evidenziare che il problema dell'integrazione complessiva nella gestione dell'energia è una questione di rilevanza nazionale.
In tal senso - e concludo, signor Presidente - chiedo al relatore e al Governo di convenire tra poco, quando sarà il caso, sulla riformulazione dell'emendamento Elio Vito 34.200, nel senso di sopprimere la lettera e) del comma 3-quinquies (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.
GIANNI VERNETTI. Signor Presidente, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, in occasione di un'iniziativa nazionale, ha recentemente proposto un «pacchetto» di riforme in campo energetico, partendo dalla considerazione che l'attuale disegno di legge Marzano, recentemente licenziato dal Parlamento, non risultava adeguato a rispondere alle nuove emergenze in campo energetico.
Mi riferisco ad emergenze sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti, su quello dell'impatto sui consumatori dell'aumento del prezzo del petrolio e ai rischi costanti e continui, non ancora superati, di black out. Mi riferisco, inoltre, alle emergenze derivanti da un mercato non compiutamente liberalizzato, nel quale consumatori ed imprese hanno difficoltà i primi a vedere i prezzi ridotti, e gli ultimi ad accedervi liberamente. Vi è, infine, un sistema dell'energia ancora arretrato rispetto ai nostri partner europei e d'oltre atlantico, con una quota sull'offerta energetica delle fonti rinnovabili ancora inadeguata e con scarsa innovazione e dinamismo del mercato, mentre anche l'industria del settore è fortemente arretrata.
Nell'ambito del «pacchetto » di proposte di riforma che il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo ha presentato, dunque, abbiamo posto al primo punto il tema delle competenze, vale a dire la questione della modifica dell'articolo 117 della Costituzione. Presidente Tabacci, non abbiamo difficoltà a ritenere che sia utile compiere anche alcuni passi indietro rispetto alle scelte compiute dai Governi dell'Ulivo, poiché gli effetti prodotti, negli ultimi tre anni, dalla riforma del Titolo V della Costituzione sono, a nostro avviso, negativi. Dal momento che, in occasione della ricordata modifica dell'articolo 117 della Costituzione, l'energia è diventata materia di competenza concorrente tra Stato e regioni, oggi pensiamo che lo Stato debba tornare ad avere la competenza legislativa esclusiva in materia di trasporto, distribuzione e produzione dell'energia.
Ciò non modifica nulla rispetto al ruolo degli enti territoriali, poiché potranno continuare ad esercitare la loro potestà legislativa in materia urbanistica e territoriale; non si limita nemmeno la capacità delle province di continuare ad esercitare un ruolo in materia pianificazione ambientale strategica e non si fanno venir meno i poteri delle regioni in materia di programmazione e coordinamento nel settore. Esiste, tuttavia, un'esigenza di progettazione e di programmazione strategica che riteniamo debba essere inevitabilmente affrontata a livello nazionale; pertanto, la nostra è una proposta non ideologicamente centralista - tutt'altro -, ma che tende a migliorare e a rendere più efficace la governance dell'intero sistema.
Nell'ambito del «pacchetto» di proposte citato - che avremo modo, tra breve, di presentare al paese, sviluppare ed articolare con una conferenza nazionale sull'energia - riteniamo ciò una priorità. Presidente Tabacci, non so se il subemendamento 0.34.200.251 della Commissione, che esamineremo tra breve, sia sufficientemente chiaro a rendere esplicita anche la sua intenzione di rivedere le competenze dello Stato in materia di trasporto, produzione e distribuzione dell'energia.
Vorrei osservare, al riguardo, che il subemendamento Leoni 0.34.200.28 - al quale chiedo di aggiungere la mia firma - va intanto in quella direzione, poiché fissa un principio, chiarendo che vi sono materie sulle quali è impensabile che alcune grandi scelte strategiche, in campo energetico, possano essere oggetto della negoziazione tra le regioni.
Vorrei dire, in altri termini, che se si deve decidere di realizzare in Italia 3 anziché 5, o 2 piuttosto che 7 terminal di rigassificazione del gas liquido (tema di forte attualità), oppure di realizzare 2, 3 o 5 grandi impianti termoelettrici, ciò non può essere oggetto della negoziazione delle regioni, tuttavia non significa ridurre il potere delle regioni stesse di svolgere il loro compito di tutela del territorio e di difesa di interessi collettivi.
Questi sono i motivi per i quali, come gruppo della Margherita, chiediamo il voto favorevole su questo subemendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, ho l'impressione che, nel discutere di questo subemendamento, come di tutta la questione relativa alla produzione, alla distribuzione ed al trasporto dell'energia, si finisca per confondere gli effetti con le cause, in relazione a come tale questione è stata gestita nel corso degli ultimi anni, dopo l'approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione, ed in relazione ad esigenze particolarmente impellenti, presenti nel nostro paese, di rafforzamento della produzione e di modernizzazione della rete di distribuzione e trasporto dell'energia.
Mi riferisco alla confusione che ha caratterizzato, nel corso degli ultimi tre anni, la gestione di tale tema da parte del Governo e della maggioranza, all'iter molto lungo di approvazione del provvedimento Marzano ed ai decreti che si sono susseguiti, in maniera incalzante, correggendosi l'un l'altro successivamente, a proposito degli interventi per sbloccare la realizzazione di nuove centrali.
Vorrei ricordare che il nostro è il paese nel quale, ancora oggi, il Ministero delle attività produttive è inadempiente rispetto ad un impegno che esso aveva assunto attraverso un decreto approvato dal Parlamento, nell'aprile 2003, che impegnava il Governo a stabilire le priorità di esame di valutazione di impatto ambientale per la realizzazione di nuove centrali.
Sappiamo che è urgente e necessario che nel nostro paese siano realizzate nuove centrali. Questo Governo, invece, nella sua confusione, ed il Ministero, nella sua incapacità di gestione, continuano a bloccare da più di un anno la realizzazione di nuove centrali, attraverso l'inadempienza rappresentata dalla mancata emanazione di un decreto che indichi le priorità attraverso le quali siano realizzate le nuove centrali. Ho citato tale «perla» per rilevare quanto, nel corso di questi anni, il comportamento, sia stato ondivago ed assolutamente incapace di relazionarsi al nuovo quadro costituzionale che è era stato tracciato dal Titolo V rispetto alle regioni.
Si trattava, complessivamente, di materia concorrente, ma in nessun modo lo Stato centrale, attraverso i provvedimenti assunti da parte del Governo e del Parlamento, ha voluto tracciare un percorso di collaborazione con le regioni, pur essendo del tutto evidente che si tratta di definire insieme ad esse - sono stati, da tale punto di vista, prodotti anche protocolli comuni tra regioni e Stato, che non sono stati successivamente attuati da parte del Governo e, quindi, dello Stato centrale - il confine di competenze in tale materia concorrente tra Stato centrale e regioni. Ciò non è avvenuto e ci troviamo di fronte a questa situazione confusa ed indefinita, anche per effetto di sentenze della Corte costituzionale e di altri organi giurisdizionali. Quando ci si trova di fronte alla realizzazione di impianti di trasporto e distribuzione o di produzione di energia, la responsabilità politica viene in seconda istanza rispetto alla definizione più generale che è stata compiuta attraverso la riforma del Titolo V della Costituzione,
con competenze concorrenti della regione e dello Stato in materia di distribuzione, trasporto e produzione di energia.
Tuttavia, con questo subemendamento, noi proviamo a dare una definizione migliore anche di quel quadro costituzionale, una definizione che, con ogni evidenza, mantiene compiutamente la potestà regionale concorrente insieme a quella dello Stato su questioni decisive quali quelle della produzione, ed assegna, invece, esclusivamente allo Stato la distribuzione ed il trasporto nazionali dell'energia, considerando che, comunque, vi devono essere ancora competenze concorrenti delle regioni, sia per quanto riguarda la produzione sia per quanto riguarda la distribuzione ed il trasporto.
Per questa ragione, credo che il nostro emendamento rappresenti una risposta migliore alle esigenze avvertite in questo settore e che, per questo motivo, si debba sostenerlo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, i colleghi intervenuti in precedenza hanno, in qualche misura, risposto all'intervento del presidente Tabacci. Ho pochissimo tempo a disposizione, ma vorrei dire che i Verdi appoggiano questo emendamento sottoscritto anche dall'onorevole Boato. Vi sono gravissime preoccupazioni rispetto alla gestione dell'energia nel nostro paese e per il fatto che, in tale materia, il Ministero non rispetta neanche gli impegni assunti con legge in Parlamento in ordine alle priorità di impatto ambientale delle nuove centrali. Non si sblocca il monopolio, non si creano possibilità per le energie alternative e non vengono finanziate le fonti di energia rinnovabili. Si tratta di questioni che, rispetto alla grave crisi del petrolio, con la situazione internazionale che si è determinata, non possono essere rimandate. Appoggio, quindi, questo emendamento ed invito il Governo a rispettare, anche nella sua confusione, gli impegni assunti con le leggi, peraltro, presentate dallo stesso Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per concordare con alcune considerazioni svolte dal collega Tabacci, oltre che dai colleghi che mi hanno preceduto. In questo caso, si tratta di capirci: è chiaro che le regioni, le province e i comuni possono rivestire un ruolo importante in materia energetica. Vi sono dei casi positivi: ad esempio, gran parte dei pannelli solari termici collocati in Italia si trovano nelle province di Trento e Bolzano, perché lì sono state adottate determinate procedure e misure di sostegno, ed anche la regione Toscana ha avviato una programmazione energetica positiva ed utile per il paese. Ma sfido chiunque a distinguere tra produzione e distribuzione nazionale e la produzione e la distribuzione di energia, operando una distinzione sul piano tecnico come sul piano giuridico.
Stiamo portando avanti e peggiorando una situazione di incertezza e di confusione che non fa del bene al nostro paese. Inoltre, aggiungo - sempre in sostegno alle considerazioni dell'onorevole Tabacci - che mi era sembrato di capire nei giorni scorsi (lo ha ricordato anche il collega Vernetti) che anche il Vicepresidente del Consiglio Fini ed Alleanza nazionale fossero d'accordo sul fatto che, con riferimento alle grandi reti di energia, si tornasse con chiarezza ad una competenza nazionale. Se questo accordo non è durato che lo spazio di una dichiarazione Ansa, è opportuno che adesso si traduca in un voto coerente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che ho
rinvenuto nelle parole del collega Tabacci quella che mi sembra di poter definire un'accorata utopia, ossia che spostare una parola da un comma all'altro della Carta costituzionale - quasi si trattasse di una delle foglie delle sentenze della Sibilla - possa risolvere problemi di carattere politico.
Signor Presidente, signori del Governo, se vi è una competenza esclusiva dello Stato è l'individuazione del sito per lo smaltimento delle scorie radioattive. Ebbene, abbiamo sotto gli occhi ciò che è accaduto nel caso di Scanzano Jonico: altro che competenza esclusiva! È del tutto evidente che, se la politica non riesce a risolvere i problemi del territorio, non vi sarà alcuna forma costituzionale in grado di surrogare le difficoltà della politica stessa. Allora, se vi è un consumo del territorio legato all'individuazione di strumenti e di impianti di produzione nazionale di energia e se vi è una competenza regionale che non può essere negata, perché eliminare la legislazione concorrente?
Si lasci pure la previsione della competenza esclusiva in materia di trasporto e distribuzione dell'energia, ambiti che, per loro natura, hanno una dimensione che supera i confini regionali...
PRESIDENTE. Onorevole Banti, si avvii a concludere.
EGIDIO BANTI. ...ma questo non può essere fatto per la produzione.
Pertanto, sono favorevole all'approvazione del subemendamento presentato dal collega Leoni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuo ad essere scarsamente in sintonia con i ragionamenti che vengono svolti in questa sede. Francamente, se dovessi esprimere il mio punto di vista personale, non riuscirei ad immaginare un piano energetico nazionale che non riporti il tema della produzione dell'energia, delle modalità e della scelta delle fonti della medesima, ad una competenza che non sia quella nazionale. Mi riesce francamente difficile!
Nello stesso tempo, avverto i colleghi che si sta lavorando sulla Costituzione e che forse ci stiamo perdendo in una miriade di emendamenti e subemendamenti che ci fanno perdere di vista questo ambito.
Ciò significa che, per quanto insegna l'esperienza passata e recente - ciò vale anche per le considerazioni che svolgeva l'onorevole Tabacci in relazione al palo crollato in Svizzera -, tali argomentazioni hanno un peso estremamente limitato, così come le responsabilità dei Governi, perché si presume che la Costituzione cui mettiamo mano - sarebbe per la verità meglio non metterci mano affatto, e questo rafforza quanto voglio dire - è destinata, almeno nelle intenzioni del legislatore, a durare nel tempo. Nelle intenzioni di chi vi parla, invece, non lo è, perché non appena questa modifica della Costituzione sarà approvata, per quanto mi riguarda, mi farò promotore dell'iniziativa per lo svolgimento di un referendum abrogativo. Nelle intenzioni del legislatore tuttavia bisognerebbe ragionare con un fiato un po' più lungo, con un respiro più ampio.
Ciò significa che è difficile compiere scelte sulla base di quanto è accaduto in Svizzera due anni fa o sulla base della considerazione che questo Governo sia particolarmente incapace. Si presume infatti che una Costituzione debba essere «servita», perché questo è il linguaggio corretto, da più e diversi governi, indipendentemente dalla loro natura politica.
Per questa ragione, essa è destinata a durare e quindi noi ragioniamo in ordine a scelte di fondo che investono il funzionamento della Repubblica e dello Stato, non semplicemente avendo riguardo alle proprietà specifiche o alle capacità dei governi centrali o di quelli regionali.
Detto questo, esprimerò una posizione di astensione per quanto riguarda il subemendamento al nostro esame, perché, quanto meno, esso riporta nell'ambito
della competenza statale materie quali il trasporto e la distribuzione dell'energia, che invece l'affrettata, e da noi non condivisa, riforma costituzionale approvata nella scorsa legislatura poneva al di fuori della competenza esclusiva dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.34.200.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 438
Astenuti 19
Maggioranza 220
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 245).
Passiamo alla votazione del subemendamento 0.34.200.251 della Commissione
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò, se possibile, di dimostrare per quale ragione questo subemendamento presentato dalla Commissione è un errore che bisognerebbe evitare di compiere.
L'attuale testo dell'articolo 117 della Costituzione stabilisce che la concorrenza fra Stato e regioni concerne, tra le altre materie, anche quella della produzione, del trasporto e della distribuzione nazionale di energia. Questa è la concorrenza nel settore energetico.
Il subemendamento in esame dà, invece, per scontato che tali materie siano di esclusiva competenza dello Stato. Se si vuole che l'energia, dunque, diventi del tutto materia di competenza dello Stato centrale, si compie un'operazione con l'«accetta» quando, invece, servirebbe il bisturi per rimuovere le malattie del settore. Così si rischia di uccidere il malato!
Anche in ragione dell'alta conflittualità accumulatasi negli anni tra lo Stato, le regioni e gli enti locali in materia energetica, occorrerebbe temperare gli impulsi, moderare gli spiriti statalisti non utili a risolvere un problema che ha, invece, bisogno di risposte certe. Vi è bisogno anche di un cambiamento rispetto al testo attuale della Costituzione, ma non di improvvisazione. Non si tratta di sperimentare una nuova modalità di essere del sistema elettrico, proprio perché stiamo discutendo di un testo costituzionale e non di una legge ordinaria o di un regolamento.
Posto che con l'esclusività non si risolve il problema della definizione di una collaborazione costante tra i soggetti istituzionali del Governo centrale e locale, meno ancora lo si può risolvere con una ripartizione delle competenze rigida in sé. In questo caso, addirittura, si pretende di distinguere la stessa produzione di energia in strategica e non strategica. Tutto ciò che non è strategico sarebbe materia concorrente. Ma chi decide se una piccola diga sul fiume o un piccolo impianto eolico è strategico o meno? Ogni impianto preso a sé stante non è strategico. Allora, è forse solo il Governo nazionale che può definire la strategicità o non, invece, tutti i soggetti che compongono gli interessi della Repubblica?
Poiché è stata respinta anche la nostra proposta emendativa, è chiaro che, se sarà approvato il subemendamento in esame, la produzione potrà anche essere materia esclusiva dello Stato. Volete che tale settore si distingua in strategico e non strategico...? Credo che ciò non sarebbe utile ai fini del governo del settore a livello nazionale. In questo modo si disegna in Costituzione un modello di sistema energetico viziato da errori di fondo.
Oltre alla produzione, più o meno strategica, un altro errore di fondo, a mio modo di vedere, è prevedere che la distribuzione elettrica diventi materia esclusiva dello Stato. Penso, invece, che la trasmissione
dell'energia vada ricondotta allo Stato, ma non la distribuzione della stessa. Infatti, la distribuzione è materia rispetto alla quale naturalmente concorrono a decidere più livelli istituzionali. Se diventasse materia esclusiva dello Stato, si sottrarrebbe forza sia alla programmazione, sia al mercato. Infatti, è chiaro che la distribuzione energetica è connaturata alla vendita di energia, alla fornitura di un servizio ai clienti diffusi nel territorio. Ciò è naturalmente connesso ai processi di liberalizzazione del mercato energetico italiano ed europeo.
Inoltre, secondo il principio di sussidiarietà, è un controsenso prevedere che la distribuzione energetica sia materia esclusiva dello Stato: solo il monopolio statale della distribuzione e della vendita di elettricità e di gas viene premiato da una norma costituzionale di questo tipo, non il mercato, non i territori.
PRESIDENTE. Onorevole Quartiani...
ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Bisognerebbe rivedere l'insieme della proposta del Governo. Si potrebbe soprassedere sul subemendamento in esame, ma si dovrebbe prevedere che la produzione e la trasmissione di energia sono materie esclusive dello Stato e la distribuzione elettrica è materia concorrente. Bisognerebbe fare questo: invece, si capovolge il ragionamento e si pretende di distinguere la produzione in strategica e non. Così si compie un'operazione centralista, statalista e burocratica (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.
GIANNI VERNETTI. Signor Presidente, come già nelle riflessioni espresse nella mia precedente dichiarazione di voto, ritengo che la formulazione di questo subemendamento sia poco chiara. Avremmo infatti preferito una definizione puntuale delle materie di competenza esclusiva dello Stato e di quelle che, invece, sono oggetto di competenza concorrente tra Stato e regioni.
Condivido, nel merito, le riflessioni del presidente Tabacci; peraltro abbiamo avuto modo di realizzare più di una convergenza, su tale materia, in questi anni di lavoro in Commissione attività produttive. Ho però dei dubbi sulle conclusioni, nel senso che non ritengo che questa formulazione sia adeguata a rispondere alle esigenze prima evidenziate da diversi colleghi dell'opposizione, ma in parte anche dalle riflessioni svolte dal presidente Tabacci.
Nel momento in cui si definisce di competenza dello Stato la produzione cosiddetta strategica, è evidente che definire una produzione, piuttosto che un'altra, come strategica sarà oggetto di un'interpretazione discrezionale, cioè sarà oggetto di un'attività di chi governerà di volta in volta, quindi del ministero o dei ministeri competenti. Se, ad esempio, oggi definissimo strategico il rilancio dell'idroelettrico nel paese - posto che le condizioni fisiche parzialmente lo permettano -, potremmo decidere che tutti i piccoli impianti mini idroelettrici da un megawatt potrebbero rientrare in una pianificazione strategica dello Stato, perché penseremmo che in un momento di crisi degli approvvigionamenti, in un momento di rischio di black out, anche recuperare mille piccoli impianti da un megawatt nelle vallate appenniniche del nostro paese possa essere considerato un'attività strategica.
Colgo quindi lo spirito del subemendamento in oggetto, e posso in parte anche condividerlo; però, la traduzione tecnica, cioè la soluzione del problema mi convince parzialmente. Sono veramente convinto che oggi lo Stato non debba privarsi di competenze esclusive in tale campo o, meglio, che debba tornare ad avere competenze esclusive in questa materia; peraltro, avremo modo di discuterne anche quando affronteremo il tema del turismo, dove si verifica una situazione altrettanto eclatante.
Tuttavia, proprio per le condizioni che si sono verificate in questi ultimi mesi e in
quest'ultimo anno, come il mutato scenario geopolitico nel mondo, che vede oggi aree di permanente crisi e di rischio geopolitico proprio nei luoghi dove si trovano le fonti principali di approvvigionamento energetico - con una fortissima dipendenza delle nostre economie dal petrolio e dai combustibili fossili, che tenderà ad aumentare (le proiezioni dell'Unione europea ci dicono che intorno al 2020 i paesi dell'Unione europea dipenderanno dal petrolio e dai combustibili fossili per il 70 per cento) -, il tema della sicurezza degli approvvigionamenti è drammaticamente attuale, così come quello della diversificazione delle fonti. Occorre, quindi, costruire una programmazione energetica nazionale che sia in grado di fare delle scelte.
Nella mia regione si sono costruite forme di governo dell'energia su scala regionale, per quanto riguarda alcuni temi, in particolare sulle energie rinnovabili, però mi chiedo se lo può Stato sottrarsi dal compiere alcune scelte strategiche fondamentali. Personalmente ritengo di no, perché è evidente che, ad esempio, la ratifica di un protocollo come quello di Kyoto produce un impatto sull'economia e sull'assetto industriale, con riflessi giganteschi sulle politiche industriali. Se volessimo puntare con decisione sulle fonti rinnovabili, tale scelta non sarebbe delegabile alla provincia di Pisa o alla regione Piemonte (le cito come esempi), perché una scelta strategica di fondo deve coinvolgere l'intero paese, al fine di supportare la nascita di un'industria del settore.
Vorrei citare qualche dato: oggi l'industria del settore energetico, in Germania, ha avuto una fase di rilancio, dovuta soprattutto alle nuove scelte e ai nuovi indirizzi che il Governo di quel paese aveva dato, puntando con decisione sulle energie rinnovabili, e in Germania ci sono in tale settore 130.000 addetti. In Italia quasi non esiste un'industria dell'energia e delle tecnologie rinnovabili.
Credo che, in un mondo instabile ma sempre più interdipendente, in un mondo nel quale le principali fonti energetiche dipendono da pochissimi paesi, non si possa pensare di abdicare ad una attività di programmazione strategica. Questo non è centralismo, in quanto ritengo che ampie competenze restino alle regioni, che è giusto che predispongano i loro piani energetici regionali, come è giusto che le province adottino iniziative per sviluppare piccoli e piccolissimi impianti, la microcogenerazione, le fonti rinnovabili. Tuttavia, di fronte ad un mondo sempre più interdipendente e instabile, le grandi scelte energetiche costituiscono la politica nazionale del paese.
Ritengo quindi che la formulazione del subemendamento in esame non sia completamente in grado di realizzare gli obiettivi che si intendono perseguire (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Invito sommessamente e in modo anche un po' sconsolato i colleghi - in questo caso i membri della Commissione nel suo complesso - a non pretendere di inserire nella nostra Costituzione parole e concetti totalmente privi di significato.
Sono stato educato ad una scuola, che peraltro è prevalsa anche nel campo della filosofia moderna, in base alla quale non è definibile la verità di un concetto se non in presenza del suo opposto. Ovvero, il vero c'è nella misura in cui è individuabile il non vero, ma il vero assoluto non esiste, è una pura illusione.
Per inserire la parola «strategiche» in un documento importante e decisivo come la Costituzione, bisognerebbe che i colleghi che lo propongono mi spiegassero qual è la produzione tattica, così, almeno, per converso, si potrebbe fare una distinzione e il concetto acquisterebbe una sua dignità. In sostanza, un concetto è valido solo se classificabile, come diceva il grande Popper. Qui, invece, siamo di fronte ad un vuoto pneumatico dal punto di vista concettuale.
Se tentiamo di fornire un significato a tale situazione, emerge un significato che
non può essere presente nella Costituzione. Cos'è strategico? A mio avviso, è strategica la diversificazione delle fonti, la scelta di fonti energetiche rinnovabili, la scelta quindi differente tanto rispetto al petrolio quanto rispetto al nucleare e al carbone. E potrei motivare su base scientifica - ma non è questo l'ambito - perché attribuisco un valore strategico ad una scelta alternativa a quelle attualmente dominanti. A mio avviso, è strategica la moltiplicazione dei luoghi produttivi di energia, quindi non delle grandi centrali, ma delle piccole centrali, che possono rispondere meglio alla fragilità connessa al concetto di nexus, vale a dire al concetto di rete nel mondo contemporaneo.
Ma tutto ciò, onorevole Bruno, non è materia propria della Costituzione, ma materia di politica economica, di programmazione economica, di scelta politica. Un Governo come il vostro è evidente che compia una scelta politica del tutto contraria a quella da me delineata; se un domani noi, per fortuna o per disgrazia, dovessimo vincere le elezioni e avessimo il potere di impostare una politica energetica, cercherei di impostarla nel senso che ho appena delineato. Ma questa è una scelta di contenuto della politica, non è una scelta di orientamento costituzionale, altrimenti dovremmo fare lo spoil system della Costituzione, cambiandola di volta in volta a seconda del colore politico del Governo. Il che non è consigliabile, come ci insegna la grande democrazia americana, almeno quando l'aggettivo «grande» poteva essere coerente con la sua effettiva realtà.
Quindi, francamente trovo incomprensibile, e, anzi, dovrebbe addirittura essere inammissibile, tale aggettivazione all'interno della Costituzione e confermo per tale motivo il voto contrario sul subemendamento 0.34.200.251 della Commissione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, condividendo quanto detto dai colleghi, in particolare dall'onorevole Alfonso Gianni, faccio presente che, se con questo subemendamento si è voluto individuare una produzione strategica nazionale - lasciando quindi intendere che ne esiste una non strategica, ancorché non definita e non definibile - allora, per coerenza, si dovrebbe sopprimere la lettera e) del comma 3 dell'emendamento 34.200, perché altrimenti faremmo un pericolosissimo passo indietro.
Infatti, lasceremmo confusa ed indistinta la produzione nazionale non strategica, che rimarrebbe sospesa, senza sapere dove andrebbe a finire, mentre prevederemmo come materia oggetto di legislazione concorrente anche la produzione, il trasporto e la distribuzione infraregionale che nel vigente testo costituzionale non vi viene ricompresa. Si compirebbe, quindi, un ulteriore passo indietro dal punto di vista normativo, introducendo un nuovo vulnus per le regioni. Si tratta allora di un ulteriore pasticcio, rispetto al quale ritengo che non si possa che essere contrari.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.34.200.251 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 463
Astenuti 5
Maggioranza 232
Hanno votato sì 247
Hanno votato no 216).
Passiamo alla votazione del subemendamento Boccia 0.34.200.35.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei illustrare la ragione per cui ho presentato questo subemendamento. Riconosco che si tratta di un subemendamento di natura pressoché formale, piuttosto che sostanziale. Nella circostanza credo, però, che la forma possa diventare essa stessa sostanza. In effetti, l'articolo 117, anche dopo le riformulazioni operate dalla maggioranza, distribuisce e riarticola le competenze assegnate con la riforma varata durante la passata legislatura.
La lettura di tali riformulazioni va fatta in relazione all'articolo 70, perché tale norma della Costituzione stabilisce le procedure per la formazione delle leggi in Parlamento. Tali procedure risultano molto influenzate dalla stessa previsione dell'articolo 117, nel senso che viene riconosciuta una competenza primaria alla Camera, quindi esclusiva competenza della Camera, sulle materie di cui al secondo comma dell'articolo 117. Inoltre, alle regioni si affidano in competenza esclusiva le materie di cui al quarto comma, mentre per la competenza concorrente esiste la procedura collettiva tra le due Camere.
È evidente, dunque, che se si uniscono gli articoli 117 e 70, ne discende un'influenza sulle procedure di formazione delle leggi in virtù dell'assegnazione delle competenze tra Camera, Senato e quelle a procedura collettiva. Allora, non devono sorgere equivoci.
Relativamente al bilancio e al rendiconto dello Stato, concordo con l'onorevole Armani, che ha presentato un emendamento - che peraltro sottoscrivo - all'articolo 70, perché anche le manovre finanziarie dovrebbero rientrare all'interno di questa previsione.
Si deve comprendere se tali materie vengano o meno collocate tra quelle di esclusiva competenza dello Stato, e dunque, nell'ambito del procedimento di formazione delle leggi, nella competenza primaria della Camera dei deputati. Si determinano alcuni equivoci, in quanto né il bilancio, né le manovre finanziarie, né il rendiconto sono inclusi nell'elenco di cui all'articolo 117.
Nell'articolo 70, con un inciso, si inserisce la parola «nonché», che sembra aggiungere tali materie a quelle di cui all'articolo 117. Il subemendamento in esame tende a fare chiarezza. Vi sono due bugie che in questi giorni vengono ripetute in quest'aula; non è che dicendo dieci volte una bugia essa diventa verità: resta una bugia!
In primo luogo, si afferma che la riforma del Titolo V è stata approvata dal centrosinistra a colpi di maggioranza, all'ultimo momento e senza la partecipazione dell'allora opposizione. Si tratta di una bugia, in quanto la maggior parte degli articoli della riforma del Titolo V è stata approvata, nelle diverse fasi della procedura parlamentare, anche dai colleghi del centrodestra. Quanto alla presa di posizione dei partiti del centrodestra in occasione del referendum, ricordo che in tale referendum numerosi elettori e alcuni partiti del centrodestra sostennero la riforma.
La seconda bugia è quella secondo cui il contenzioso presso la Corte costituzionale è dovuto a disfunzioni o contraddizioni della riforma del Titolo V. La maggior parte di tale contenzioso è invece dovuto alle leggi attuative della riforma approvate da questa maggioranza: se si continuano ad adottare leggi attuative della Costituzione non chiare, è evidente che si determinano alcuni problemi.
Dunque, da un lato, si prevede all'articolo 70 che la determinazione dei principi fondamentali sull'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica siano riservati alla funzione legislativa collettiva e, dall'altro, al secondo comma dell'articolo 117 non sono esplicitamente attribuiti alla competenza esclusiva dello Stato il bilancio, il rendiconto nonché le manovre finanziarie. Non dico sia questo l'elemento di maggiore confusione del testo sottoposto all'esame della Camera, in quanto mi sembra una questione addirittura marginale, rispetto ad altri elementi di confusione e di contraddizione...
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, le ho concesso ulteriore tempo perché lei lo merita; tuttavia, la prego di concludere.
ANTONIO BOCCIA. La ringrazio, signor Presidente. La sistemazione formale proposta dal subemendamento in esame non recherebbe certamente danni, ma migliorerebbe la qualità del testo; raccomando pertanto l'approvazione di tale proposta emendativa (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maurandi. Ne ha facoltà.
PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, sottoscrivo il subemendamento Boccia 0.34.200.35 in esame, che condivido. Ritengo che, procedendo nell'esame del disegno di legge, emerga sempre di più una profonda contraddizione in esso contenuta, tra la spinta alla devolution senza limiti, proveniente dalla Lega Nord, ed altri umori e preoccupazioni della maggioranza relativi alla necessità di presidiare l'unitarietà della Repubblica.
Da ciò derivano misure sostanzialmente contraddittorie e un complesso di norme che determinerà effetti certamente non positivi sul funzionamento delle istituzioni centrali e delle istituzioni periferiche.
Da questa contraddizione deriva anche una zona grigia che si verrebbe a creare nell'articolo 117 per quanto riguarda le competenze esclusive dello Stato e che concerne una materia certamente non marginale come quella dell'approvazione dei bilanci, dei rendiconti e delle manovre finanziarie dello Stato. La contraddizione presente nel disegno di legge, che emerge sempre di più, arriva fino al punto di trascurare del tutto, tra le materie di legislazione esclusiva dello Stato, quella relativa sostanzialmente alla definizione dei termini della finanza pubblica statale.
Capisco che la maggioranza e il relatore ritengono non abbia importanza esplicitare questo aspetto nel testo dell'articolo 117, tanto più che è stato previsto l'inciso nell'articolo 70 della Costituzione di cui ha parlato il collega Boccia. Tuttavia, ritengo che in questa materia - che, come si comprende, è estremamente delicata e che riguarda direttamente le responsabilità dello Stato centrale - non si debbano lasciare zone grigie, non si debbano lasciare fonti di possibili equivoci, ma si debba affermare con chiarezza che l'approvazione del bilancio, del rendiconto e delle manovre finanziarie rientra nella competenza esclusiva dello Stato.
Il Titolo V, come tutti sappiamo e comprendiamo, va analizzato con particolare profondità e con particolare rigore, perché è con riferimento ad esso che possono sorgere i fraintendimenti e le contestazioni più forti tra regioni ed enti locali da una parte e lo Stato dall'altra.
PIETRO MAURANDI. Allora, se non si compie uno sforzo importante per fare chiarezza sulle materie che vengono delegate alle regioni e agli enti locali e quelle che vengono riservate alla competenza esclusiva dello Stato, credo si vada incontro ad una situazione sostanzialmente ingovernabile. E poiché ritengo che questo dato di ingovernabilità sia l'elemento più presente nel disegno di legge - almeno nel testo attuale - chiedo di sottoscrivere il subemendamento 0.34.200.35 presentato dall'onorevole Boccia e invito i colleghi a dare un contributo per ridurre perlomeno la confusione, l'indigeribilità e la difficoltà di funzionamento delle istituzioni che deriva da questo disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, non ho moltissimo tempo a disposizione, quindi cercherò di economizzarlo. Vorrei soltanto chiedere di sottoscrivere il subemendamento Boccia 0.34.200.35 ed invitare
l'Assemblea a votare a favore, condividendo tutte le motivazioni che il collega Boccia ha espresso poc'anzi. La ringrazio, signor Presidente.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, come lei sa e come i colleghi sanno, vi sono notizie angosciose che riguardano le due ragazze italiane sequestrate in Iraq. Vorrei che cortesemente il Presidente assumesse le informazioni necessarie ad informare la Camera.
PRESIDENTE. È ovvio, onorevole Violante...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Franciscis. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Signor Presidente, anch'io chiedo di sottoscrivere il subemendamento 0.34.200.35 presentato dall'onorevole Boccia, le cui argomentazioni sono assolutamente convincenti, e vorrei chiedere al presidente Bruno ed ai colleghi della maggioranza di accogliere questo tipo di proposta, che credo l'onorevole Boccia abbia ben delineato come una proposta quasi di ordinamento, di facilitazione logica di un processo che stiamo scrivendo che è quello di riorganizzare, così come da voi proposto, l'articolo 117. Non c'è dubbio che, a questo fine, l'integrazione proposta dall'onorevole Boccia - e sulla quale mi pare concordi anche il collega Maurandi - sarebbe molto utile.
Dico questo perché non è un caso che i colleghi che stanno intervenendo sono quelli che con me fanno parte della Commissione bilancio, dove nel lavoro quotidiano ci rendiamo ormai conto che inevitabilmente la poca chiarezza della norma - così come peraltro riproposta dal testo oggi in esame - può determinare ed ha cominciato a determinare conflitti.
È notizia della scorsa settimana che, ad esempio in questa materia, sia pure al contrario, qualche regione italiana ha eccepito sulle ingerenze o inferenze dello Stato centrale in materia di bilanci, come ad esempio con il recente decreto taglia-spese.
Allora, forse non sarebbe male testimoniare da parte della maggioranza l'attenzione a suggerimenti costruttivi, il cui rilievo politico è oggettivamente non paragonabile ad altri temi di questo nostro dibattito sulle riforme costituzionali, e nello stesso tempo dimostrare - come veniva credo legittimamente, argomentato da alcuni colleghi della maggioranza - che vi è ancora spazio nella dinamica del dibattito dell'aula per trovare insieme aggiustamenti e correttivi.
Credo che ciò sia francamente molto utile e ribadisco la richiesta al presidente della Commissione, Bruno, di una riconsiderazione del parere già espresso sull'emendamento Boccia 0.34.200.35, al quale chiedo di aggiungere la mia firma.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boccia 0.34.200.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 464
Votanti 461
Astenuti 3
Maggioranza 231
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 253).
Avverto che, a seguito dell'approvazione del subemendamento 0.34.200.252 della Commissione, deve intendersi precluso il subemendamento Boato 0.34.200.31.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, cercherò di essere brevissimo.
Prendiamo atto, con assoluto rispetto, delle determinazioni che assume la Presidenza. Lei sa quanto rispettiamo il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori.
Vorrei però far rilevare, almeno perché resti agli atti del nostro dibattito, che il mio subemendamento 0.34.200.31 fa riferimento alle materie «tutela e sicurezza del lavoro». È vero che il subemendamento della Commissione, su cui ampiamente abbiamo discusso ieri (e non riapro la discussione), ha recepito l'espressione «sicurezza del lavoro» messa in capo alle competenze dello Stato, ma a rigor di logica la materia «tutela del lavoro» - non «sicurezza del lavoro», la quale ormai ha avuto un voto dell'aula che non possiamo rimettere in discussione - dovrebbe poter rimanere ancora in discussione.
Ovviamente, il nostro subemendamento mirerebbe a inserire nel secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione l'intera materia «tutela e sicurezza del lavoro», su cui abbiamo ampiamente discusso ieri.
Io non contesto la decisione della Presidenza, anche per un ordinato svolgimento dei lavori parlamentari; però vorrei che risultasse nel resoconto stenografico del nostro dibattito che questo subemendamento, a nostro parere, potrebbe continuare a rimanere in vita per l'espressione «tutela del lavoro».
PRESIDENTE. Naturalmente, onorevole Boato, non condivido le sue considerazioni. Il subemendamento 0.34.200.54 della Commissione è volto a ricondurre alla competenza legislativa statale esclusiva le competenze in materia di sicurezza del lavoro, lasciando alla competenza concorrente la materia della tutela del lavoro. Queste due decisioni sono contestualmente assunte a seguito dell'approvazione del subemendamento in questione.
Risulta perciò incompatibile con tale decisione la previsione recata dal subemendamento Boato 0.34.200.31, che assegna alla competenza esclusiva dello Stato sia la tutela del lavoro che la sicurezza.
Avverto che il subemendamento Pistone 0.34.200.36 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione del subemendamento Buontempo 0.34.200.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intervengo molto brevemente. Prendo atto che il subemendamento Pistone 0.34.200.36 è stato ritirato. Esso riguardava il coordinamento opportuno di interventi nazionali nel settore del turismo, che non toglieva nulla alla potestà e alle competenze delle regioni, mentre il subemendamento presentato dal collega Buontempo, da quello che riesco a dedurre, priverebbe le regioni di alcune competenze per ridarle al potere del Governo e questo sarebbe davvero grave.
Per noi del gruppo della Margherita le competenze regionali, proprio perché parliamo di riforma federalista, anche se tale in effetti non è, devono restare tutte quelle che attualmente vengono esercitate a livello, appunto, regionale.
Del resto, non potrebbe essere diversamente, data la ricchezza dei beni ambientali e storico-culturali e delle tante risorse turistiche di cui ogni singola regione italiana, per fortuna, dispone. Non si possono confondere, infatti, le peculiarità del turismo emilano-romagnolo con quelle delle nostre isole o del Mezzogiorno. Perciò, è bene ed è opportuno che ogni singola regione sviluppi e valorizzi le proprie potenzialità e il proprio territorio. Per quanto riguarda le azioni che, in merito, sono poste in essere a livello nazionale, noi le riteniamo del tutto inadeguate e scoordinate. Le vicende dell'ENIT e la crisi di una grande compagnia come la CIT sono rivelatrici di una inadeguatezza ormai consolidata da parte del Governo per quanto riguarda le politiche del settore turistico. Non si dimentichi il contributo che il turismo ha dato e dà alla nostra economia e alla stessa bilancia commerciale. Quest'anno è stato assai negativo per il turismo; gli operatori, nei giorni scorsi,
hanno fornito dati preoccupanti. Perciò, occorre una maggiore incisività nell'azione e nelle politiche nazionali per fronteggiare una concorrenza sempre più aggressiva. Non soltanto la Spagna e la Tunisia ma anche la Croazia, la Slovenia e la Grecia stanno attuando politiche incentivanti mentre noi, al di là dei viaggi transoceanici del sottosegretario Urso, non riusciamo ad offrire un appeal maggiore agli stranieri che, spesso, pur amando il nostro paese, scelgono altre località turistiche a causa dei prezzi troppo elevati o per timori diversi circa la sicurezza o le difficoltà di mobilità.
È necessario attivare e coordinare un insieme di provvedimenti a livello nazionale per favorire lo sviluppo del nostro paese. Si pensi, ad esempio, ai riverberi negativi sul turismo del Mezzogiorno ed alle inefficienze e carenze del trasporto aereo o ferroviario. Quindi, noi siamo contrari all'emendamento Buontempo 0.34.200.3, perché cerca di privare le regioni di alcune competenze ormai consolidate mentre rivendichiamo, comunque, un'azione di coordinamento per le politiche nazionali di settore che - lo ripeto - allo stato sono del tutto inadeguate.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il presidente Violante mi ha chiesto, alcuni minuti fa, di assumere dal Governo informazioni - cosa che, peraltro, già avevo fatto prima di raggiungere l'aula - in ordine alla attendibilità o meno delle rivendicazioni che sono state passate alle agenzie di stampa. Il sottosegretario Letta, da me interpellato per verificare l'attendibilità delle notizie di agenzia in ordine alla sorte delle due italiane rapite, in questo momento mi ha comunicato che le rivendicazioni emerse sono valutate con totale diffidenza in ordine alla loro attendibilità. In poche parole, il Governo giudica inattendibili queste rivendicazioni.
Vi dovevo questa notizia perché mi è stata rivolta una richiesta esplicita da parte di un presidente di gruppo. Dico questo per invitare alla massima cautela e serenità ciascuno di noi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, interverrò anche successivamente sul mio subemendamento 0.34.200.32, che è analogo a quello ora in discussione. Perciò, anticipo semplicemente un orientamento favorevole nel merito alla proposta emendativa presentata dal collega Buontempo, che attiene ad un tema su cui, ovviamente, dovremo intrattenerci con animo assolutamente sereno, poiché la questione di un minimo di presenza dello Stato nelle politiche relative al turismo riguarda esattamente tutti noi. Non credo, infatti, che la materia possa essere lasciata alla legislazione esclusiva delle regioni. Naturalmente, tutto sta nell'intendersi affinché non vi sia un ritorno al passato che nessuno auspica, cioè ad una impostazione centralistica del tema. Avrò occasione di riparlarne successivamente. Il tema è di grandissimo rilievo.
Il turismo è l'attività produttiva ed economica più rilevante del nostro paese e siamo in grado di dimostrarlo. È una riflessione che dovremmo sviluppare in modo sereno, anche sulla scorta delle attività dell'Osservatorio parlamentare per il turismo cui partecipano parlamentari appartenenti a tutte le forze politiche e che ha attuato notevoli iniziative in materia di turismo. In tal senso, è stato presentato un provvedimento di legge ampiamente condiviso.
Mi avvio alla conclusione, annunciando il mio voto favorevole sul subemendamento in esame. Illustrerò meglio e con un tempo maggiore le mie ragioni quando interverrò sul mio subemendamento, che esamineremo successivamente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, comprendo lo spirito con cui l'onorevole Buontempo ha presentato il subemendamento in esame e mi sforzerò di fugare i dubbi che ha espresso. Noi pensiamo di
aver risolto il problema. Sappiamo che il turismo costituisce un settore molto strategico per la nostra economia e se i colleghi avessero la bontà di leggere la proposta emendativa della maggioranza in ordine al cosiddetto sistema Italia o al cosiddetto made in Italy, eliminerebbero i propri dubbi.
In Costituzione, non si può citare ogni volta un aspetto, seppur strategico, dell'economia, ossia il turismo, il cinema e via dicendo. Un settore strategico per l'economia italiana, punto di forza della nostra immagine all'estero, deve essere necessariamente di competenza esclusiva dello Stato, come si prevede nell'emendamento della maggioranza 24.200, a prima firma dell'onorevole Elio Vito, che esamineremo successivamente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, nel ribadire l'adesione ai concetti che l'onorevole Carrara ha poc'anzi espresso, vorrei ricordare che questo Governo (l'ha dimostrato la presenza del Presidente del Consiglio a Genova e le recenti dichiarazioni dei ministri Urso e Marzano sulla riforma dell'ENIT) investe sul turismo. Non possiamo dimenticare che la crisi internazionale del turismo trova le sue radici nel dramma dell'11 settembre 2001. È una crisi globale dalla quale l'Italia sta riuscendo ad uscire con una grande operazione di comunicazione e di marketing nel settore del turismo.
Per quanto riguarda i problemi relativi al rapporto qualità-prezzo che poc'anzi qualche esponente del centrosinistra ha evidenziato, ricordo che si tratta di problemi settoriali che vanno risolti all'interno del quadro. Ma l'impegno del Governo esiste, è importante ed è stato confermato a Genova durante la Conferenza nazionale sul turismo e con lo stanziamento di 50 milioni di euro da parte del Governo.
È questo il quadro all'interno del quale il Governo Berlusconi - ed Alleanza nazionale è d'accordo - sta muovendo i suoi importanti passi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei esprimere la convinzione, credo largamente condivisa in quest'aula e nel paese, che il settore del turismo è certamente una delle carte straordinariamente importanti per la nostra economia e per il futuro del nostro paese.
Credo che la storia in questo settore dimostri che esiste una pluralità di soggetti che agisce ed interagisce per migliorare i servizi e l'offerta turistica. Certamente i traguardi sono importanti, ma abbiamo qualche difficoltà da superare.
Ritengo che tale materia debba avere indirizzi di carattere nazionale, e dunque che debba essere una competenza riservata allo Stato, vale a dire al cuore delle decisioni, anche se esiste indubbiamente una concorrenza di iniziative, di esperienze e di indirizzi che trova e deve trovare espressione nelle realtà regionali e locali.
Credo, pertanto, che si tratti di ribadire che, in tale materia, la pluralità degli sforzi deve essere riconosciuta da un dettato costituzionale che preveda, per tale pluralità di soggetti, la possibilità di operare insieme a favore del turismo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.
RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, vorrei osservare che tutte le forze politiche considerano il turismo un settore strategico, eccetto il Governo, poiché in tre anni non abbiamo visto presentare neanche una linea di un progetto turistico di carattere nazionale. Non occorre stabilire se sia una competenza statale o concorrente, né c'è bisogno di svolgere convegni
di studio, tant'è vero che le pro loco svolgono un lavoro migliore di quello fatto finora dal Governo.
Prendiamo atto, allora, che il turismo è uscito di scena dai programmi e dai progetti dell'esecutivo. Non c'è modifica costituzionale che tenga, poiché, in questo caso, si tratta di iniziativa, di capacità e di intelligenza, e mi dispiace che il ministro delle attività produttive non se ne sia mai occupato fino ad oggi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, vorrei innanzitutto porre una questione di carattere regolamentare.
Le proposte emendative presentate unicamente dal sottoscritto non sono come le altre proposte avanzate dal gruppo di Alleanza nazionale - che peraltro condivido -, tanto è vero che in tanti mi hanno chiesto come mai il mio gruppo voti contro le mie proposte emendative (salvo alcuni colleghi, che ringrazio dal profondo del cuore).
Ciò avviene perché tali proposte emendative sono state presentate a titolo personale. Vorrei osservare, tuttavia, che se io presento una proposta emendativa ed il mio gruppo non solo vota contro, ma utilizza anche il tempo per l'illustrazione, ciò risulta alquanto inquietante.
Non so se il Presidente, che adesso è impegnato al telefono...
PRESIDENTE. No, non sono impegnato al telefono!
TEODORO BUONTEMPO. Come no?
PRESIDENTE. Io ho gli stessi diritti degli altri parlamentari, ma ho ascoltato tutto quello che lei ha detto!
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non era una critica!
PRESIDENTE. No, lei ha detto che ero impegnato al telefono: così sembra che una persona...
TEODORO BUONTEMPO. No! Dicevo che non so se il Presidente, impegnato al telefono, abbia ascoltato...
PRESIDENTE. «Impegnato al telefono» non c'entra...!
TEODORO BUONTEMPO. Va benissimo, signor Presidente: cerchiamo di essere tutti più sereni!
PRESIDENTE. Vorrei segnalarle che mi è stato chiesto dall'onorevole Violante di assumere informazioni per conto della Camera dei deputati!
TEODORO BUONTEMPO. Sì, è giusto! Signor Presidente, le do la mia parola d'onore che non intendevo rivolgerle nessuna critica, perché le ho posto un quesito, e solo per questo motivo ho mosso tale rilievo.
Come dicevo, le proposte emendative di cui sono unico firmatario, come si evince anche da quanto è accaduto nella seduta di ieri, sono presentate a titolo personale, contrariamente alle altre, che peraltro condivido, proposte dal gruppo cui appartengo. Pertanto, se un deputato del gruppo di Alleanza nazionale interviene per invitare l'Assemblea a respingere la mia proposta emendativa e mi «assorbe» il tempo per la sua illustrazione, si crea un problema regolamentare!
Era questo il quesito che le stavo ponendo, poiché, in tal modo, all'unico presentatore della proposta emendativa si impedisce, sostanzialmente, di poterla illustrare; pertanto, le chiedo di fornire chiarimenti al riguardo. Ribadisco che condivido tutte le proposte emendative presentate dal gruppo di Alleanza nazionale, sottoscritte da diversi colleghi, ma vorrei ribadire che sono una cosa diversa.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, se posso risponderle nel merito della questione sollevata...
TEODORO BUONTEMPO. Prego, signor Presidente.
PRESIDENTE. ...vorrei farle osservare che lei poteva intervenire per 20 minuti, per illustrare le sue proposte, in sede di interventi sul complesso degli emendamenti.
TEODORO BUONTEMPO. Si tratta di una scelta, signor Presidente: preferisco sostenere le proposte emendative da me sottoscritte...
PRESIDENTE. Lo so, comunque parli pure, onorevole Buontempo.
TEODORO BUONTEMPO. Interverrò solamente per un paio di minuti, signor Presidente, e la ringrazio per la sua sensibilità.
Vorrei dire molto chiaramente che nel settore del turismo, in dieci anni, siamo retrocessi dal primo al sesto al posto. Si è verificata, dunque, una crisi spaventosa, ed il 2004 è stato l'anno peggiore: infatti, si è registrato un crollo in tutti i comparti del turismo.
Di fronte ad una situazione del genere, mi pare evidente che occorra una strategia nazionale che non debba rappresentare solo il coordinamento delle iniziative regionali, e che occorra una promozione turistica nazionale, una regia che valorizzi anche ciò che è d'interesse nazionale. Ed è ciò che avviene in tutti i paesi concorrenti dell'Italia. In tali paesi vi è un'iniziativa regionale di valorizzazione locale della ricchezza turistica, una regia ed una promozione nazionale.
Il bravissimo amico e collega Carrara, che colgo l'occasione per ringraziare per il lavoro svolto, ad ogni critica trova l'alibi: «noi l'abbiamo già previsto». Allora, onorevole Carrara, se è prevista nel testo la dicitura di molti altri aspetti: sport, energia, trasporti, eccetera, qual è la difficoltà ad inserire anche la dizione «turismo»? Sono pronto a ritirare il mio subemendamento se nell'emendamento della Commissione s'inserisce, per quanto riguarda il made in Italy, anche il turismo.
Il Presidente del Consiglio ed altri ministri hanno svolto interventi significativi ed hanno detto, in maniera molto chiara, che il Governo si prepara ad impegnarsi in tale settore. Credo, però, che l'Agenzia nazionale del turismo sia assolutamente insufficiente e che occorra procedere alla creazione di un nuovo Ministero del turismo, come avviene in tutti i paesi che hanno una ricchezza ed una tradizione turistica. Pertanto confermo il mio subemendamento, sperando che sia accolto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, mi pare che il collega Buontempo sia in contraddizione laddove, da un lato, parla di una politica di promozione del turismo a livello nazionale e, poi, presenta un emendamento in cui vi è solo la parola «coordinamento», perché il resto è rappresentato da interventi di sviluppo e di promozione.
Dunque, il coordinamento di tali interventi esiste già ed è attribuito alle regioni. Sono stato assessore regionale nella regione Liguria e proprio la Liguria ha organizzato, in settimana, la conferenza nazionale del turismo, cui ha partecipato anche il Presidente del Consiglio.
Pertanto, si può anche ragionare sul problema posto dall'onorevole Buontempo, ma non mi pare sia la dizione giusta quella inserita nel suo subemendamento. L'emendamento va comunque modificato, perché il coordinamento lo fanno le regioni. È giusto che lo facciano le regioni ed è sbagliato immaginare che le competenze regionali non siano tra loro coordinate. Si parla di coordinamento, ma andrebbe usata, almeno, un'altra espressione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, credo che sul punto dobbiamo svolgere una riflessione di metodo. Infatti, in
materia, non è in discussione il problema che il turismo sia una competenza regionale - del resto, lo è dal 1948, dal vecchio articolo 117 della Costituzione - e che, ovviamente, il Governo nazionale abbia una competenza in materia di promozione internazionale del turismo stesso. Ritengo che su tali due principi non vi sia differenziazione di posizioni, da parte di alcuno.
È ovvio che la promozione internazionale di ciò che voi avete chiamato, con una brutta parola, il sistema paese è una competenza del Governo. È altrettanto ovvio e pacifico che il turismo è una competenza regionale, ma - ripeto - non perché lo dice il modificato Titolo V della Costituzione, ma perché lo dice la stessa Costituzione nel testo del 1948.
Il problema è che nel subemendamento dell'onorevole Buontempo, così come formulato, addirittura si affida una legislazione di principio allo Stato, perché la si inserisce tra le materie oggetto di legislazione concorrente, in tema d'interventi sul turismo.
Quindi, non è vero che con questo emendamento vogliamo attribuire allo Stato la promozione del turismo italiano a livello internazionale. Se approviamo questo emendamento, riguardando esso la materia concorrente, rimettiamo allo Stato le norme generali in materia di interventi e promozione del turismo ed alle regioni la legislazione ordinaria. Questo mi sembrerebbe un enorme passo indietro. Quindi, bisogna essere molto chiari su questo punto e su cosa si scrive nella Costituzione. Noi riteniamo che la competenza in materia di promozione a livello internazionale del turismo ci sia già e spetti al Governo; ciò accade già a Costituzione vigente.
Se vi è la necessità di chiarire questo aspetto, allora possiamo anche essere d'accordo nel predisporre un emendamento che chiarisca che, ferma la competenza storica delle regioni in materia di turismo, si debba prevedere una competenza dello Stato in materia di promozione internazionale del turismo. Ma non è, certo, l'emendamento di Buontempo che afferma una cosa del genere. Credo che si debba riflettere, altrimenti commettiamo un grosso errore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Franciscis. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Signor Presidente, mi sembra che il dibattito che si è aperto sugli interventi degli onorevoli Buontempo e poi Mantini - il quale ha cominciato ad illustrare il senso di un suo emendamento simile, in sostanza, a quello dell'onorevole Buontempo - mostra la necessità di riflettere sulla proposta illustrata dai due firmatari. Mi sembra che, anche rispetto a ciò, vi sia una sostanziale trasversalità: siamo fuori dagli schieramenti e si ragiona, credo utilmente, nell'interesse del paese al funzionamento della Costituzione e rispetto ai mandati che si attribuiscono.
In questo senso, credo potrebbe essere utile una convergenza tra queste proposte, per armonizzarle con gli spazi in questo momento possibili nell'ambito del disegno complessivo della riforma. Saremmo molto interessati a che ciò avvenga, perché personalmente appartengo ad una cultura che, in sostanza, considera utile che vi sia una titolarità anche da parte dello Stato centrale in materia di turismo. Nessuno, certamente, sottrarrà la piena, soggettiva, legittima titolarità non solo alle regioni, che sono gli organismi principali, ma anche a quella miriade di entità che si occupano di turismo, comprese le piccole aziende che curano il turismo a livello comunale.
Che lo Stato - che rappresenta l'unità del paese, la lingua, la bandiera - in qualche modo possa essere chiamato ad attuare un coordinamento, ad operare degli interventi ed a fare promozione mi sembra ragionevole: per un paese a vocazione turistica come l'Italia, credo che tali funzioni debbano essere preservate all'esito del dibattito che abbiamo sviluppato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Bornacin. Ne ha facoltà.
GIORGIO BORNACIN. Signor Presidente, il mio intervento sarà breve. L'altro giorno si è svolta a Genova la conferenza nazionale per il turismo che - come ricordava prima qualche collega - ha visto la presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ritengo che questo dibattito non si sarebbe svolto, se qualcuno avesse avuto la premura di leggere i documenti di quella conferenza, in cui tutti gli assessori al turismo delle regioni, del centrodestra e del centrosinistra, si sono pronunciati contro un ritorno delle competenze allo Stato in materia turistica. D'altra parte, tutti hanno annunciato di volere un coordinamento generale da parte dello Stato attraverso la famosa Agenzia ed il Presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato che essa verrà istituita tramite lo strumento della prossima finanziaria, anticipando anche cospicui interventi dal punto di vista economico.
Credo, quindi, che, discutendo di federalismo, non si possa andare contro il volere delle regioni: tutte vogliono mantenere le proprie prerogative e, contemporaneamente, chiedono di affidare allo Stato una cabina di regia che consenta di lavorare in maniera molto più precisa e determinata. Sia gli operatori sia gli assessori al turismo riuniti a Genova hanno lamentato l'incapacità dell'Italia complessivamente di vendersi come pacchetto turistico all'estero: tanta capacità e tanto denaro da parte delle regioni nel vendere le proprie località, ma poca capacità e poco coordinamento nel vendere il «pacchetto Italia».
Quindi, ben venga l'Agenzia per il turismo voluta anche dagli assessori e che il Presidente del Consiglio ha annunciato nei giorni scorsi a Genova.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei attirare l'attenzione dell'Assemblea, in particolare quella della Commissione affari costituzionali e del suo presidente onorevole Bruno, sui subemendamenti a prima firma Buontempo e Mantini.
Vorrei porre la seguente questione: nel subemendamento a firma Buontempo si parla di affidare alla legislazione concorrente fra Stato e regioni la materia del coordinamento degli interventi sul turismo.
La domanda è la seguente: come è possibile che una funzione di coordinamento venga affidata ad un modello di legislazione nel quale lo Stato definirà i principi e, successivamente, le regioni saranno chiamate a disciplinare nel dettaglio il contenuto della materia?
Una funzione di coordinamento richiede un'unicità dell'intervento; se, come diceva l'ultimo collega intervenuto, si intende attribuire allo Stato la funzione di coordinamento, allora questa diventerà una materia ricadente nell'ambito delle funzioni sostanziali dello Stato. Chiederei ai colleghi Buontempo e Mantini di svolgere una riflessione su questa materia, perché così come formulata, introdurrebbe in Costituzione un'impostazione impossibile da gestirsi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non avrei preso la parola, se non fosse intervenuto il collega La Malfa. Forse egli ha ragione se si riferisce al subemendamento a firma Mantini, perché così come è scritto, esso comporta o l'eliminazione della parola «coordinamento», lasciando la parte riferita al turismo o effettivamente si può dar luogo a degli equivoci.
Invece, il subemendamento a firma Buontempo parla di coordinamento degli interventi. Trattandosi di coordinamento degli interventi, esso può benissimo essere oggetto di legislazione concorrente perché se quest'ultima stabilisce soltanto i principi generali della materia, potrebbe essere
benissimo che il turismo come materia resti affidata alle regioni.
Per evitare facili episodi di concorrenza fra regione e regione, può essere utile formulare un'ipotesi di coordinamento nell'ambito della quale si dica che non è possibile svolgere determinate manifestazioni concentrate tutte in un determinato mese, oppure che gli interventi all'estero devono essere tra loro coordinati. Per esempio, sarebbe assai grave che una regione invitasse a godere del proprio mare dicendo che quello di un'altra regione è sporco!
Penso che le critiche svolte dall'onorevole La Malfa, così come congegnate, possono essere condivise nei confronti del subemendamento a firma Mantini e non invece nei riguardi di quello a firma Buontempo che, nella formazione attuale, merita invece il nostro appoggio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Buontempo 0.34.200.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 451
Astenuti 7
Maggioranza 226
Hanno votato sì 14
Hanno votato no 437).
Prendo atto che l'onorevole Cima non è riuscita a votare e che avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo all'esame del subemendamento Mantini 0.34.200.32.
Avverto che l'onorevole Pistone ha chiesto di apporre la propria firma a tale subemendamento.
PIERLUIGI MANTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei riformulare il mio subemendamento ed anche aggiungere qualche considerazione.
PRESIDENTE. Quindi lei lo riformula!
PIERLUIGI MANTINI. Sul piano della riformulazione, anche alla luce del dibattito che si è svolto sul punto, credo si possa eliminare la parte riferita al coordinamento e lasciare invece quella riferita alla promozione del turismo. Mi fermo a questo punto: quando avrò nuovamente la parola, svilupperò ulteriori considerazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Mantini, vorrei chiedere al relatore, onorevole Bruno, di seguirci per chiarire la situazione. Lei non può riformulare il subemendamento; tuttavia, potrebbe avanzare una proposta di riformulazione che la Commissione farebbe propria.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, sul subemendamento Mantini 0.34.200.32 la Commissione ha espresso parere contrario. Vorrei chiarire che il parere rimarrà tale al di là di una riformulazione, che comunque costituisce un passo avanti da parte dell'onorevole Mantini nel riconoscere l'incongruenza del testo della sua proposta emendativa. Laddove anche rimanesse solo il concetto di promozione del turismo, proprio per i criteri di ripartizione delle materie cui si è ispirata la Commissione, devo sin d'ora anticipare che il parere contrario continuerebbe a sussistere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, potrei suggerire riformulazioni più adeguate ai rilievi svolti, ma non posso far sparire del tutto il senso del subemendamento ed il suo testo. Vi è un'altra proposta emendativa a mia firma che parla solo di turismo. Se tale dizione fosse più accettata suggerirei anche questa, ma non possiamo eludere il nodo.
Cari colleghi, parlo da rappresentante dell'Osservatorio parlamentare del turismo a cui 132 parlamentari, di tutte le forze politiche, hanno già aderito. In un anno di lavoro intenso e comune tale osservatorio ci ha portato ad incontrare i mondi del turismo in Italia a tutti i livelli, a promuovere iniziative di grande rilievo presso la Camera dei deputati, a partecipare alla Conferenza nazionale del turismo conclusa ieri a Genova ed a presentare una proposta di legge che istituisce l'Agenzia nazionale del turismo come grande organismo tecnico di coordinamento nazionale - non statale - del turismo.
Da tutti i mondi professionali - lo scrivono i giornali come esito della Conferenza nazionale sul turismo - provengono grida di dolore non solo per le cifre del turismo 2004 (che parlano di un arretramento del 4 per cento sulle entrate, della perdita di 56 mila posti di lavoro, della perdita del tradizionale bacino del turismo tedesco nella misura del 30 per cento, dell'Italia che secondo il World Travel and Tourism Council è al centoundicesimo posto nel mondo per competitività sui prezzi), ma anche perché non vi è una politica nazionale sul turismo. Le regioni, che hanno la competenza esclusiva in materia di turismo, chiedono - così come fanno Confindustria, Federalberghi e tutti gli organismi che si occupano di turismo, iniziando dai comuni - politiche nazionali.
Abbiamo bisogno di ridurre il divario fiscale nei confronti di Francia e Spagna che hanno l'IVA al 7,5 ed al 5 per cento, che sviluppano politiche nazionali come la Maison de France mentre noi siamo ad un turismo basato su venti regioni che fanno fatica ad incontrarsi e quando si incontrano, come nella Conferenza di Genova, parlano dei rispettivi bandi e delle rispettive circolari. Abbiamo bisogno di promuovere l'armonizzazione fiscale in Europa che prevede, all'articolo 181 della Costituzione, il turismo come nuova materia comunitaria. Chi andrà in Europa a rappresentare gli interessi dell'attore Italia? Chi farà la classificazione degli standard alberghieri che la Federalberghi invoca? Quale regione lo farà?
Noi siamo qui non per parlare del declino del turismo sotto il Governo Berlusconi - anche se ve ne sarebbero gli argomenti! -, ma per parlare dell'assenza di una politica nazionale, con riferimento alla quale si sommano molte colpe. Stiamo anche chiedendo in modo autocritico una modifica al Titolo V, approvato dal centrosinistra, peraltro per tornare non a modelli statali, bensì a quel principio di leale collaborazione e di sussidiarietà, che insieme abbiamo scritto nella Costituzione, ma che necessita che siano presenti tutti gli attori, anche lo Stato, con competenze limitate che possano consentire di fare quello che si deve fare: le politiche fiscali, la promozione della marca «Italia», la promozione dei networking e delle offerte integrate sul turismo.
D'altra parte, cari colleghi, se riflettiamo su questa materia - lo dico anche al di fuori dei confini del turismo -, ci rendiamo conto che siamo entrati in un corto circuito, che è anche culturale e concettuale. Le regioni con le competenze esclusive in materia di turismo sviluppano un federalismo competitivo, perché ciascuna sarà portata a promuovere il proprio sistema di offerta turistica ed è giusto che sia così. Ma da un federalismo competitivo non nascerà mai una politica nazionale sul turismo. Pertanto, con animo sereno e senza cedere ai sussurri del ministro Calderoli, un po' tardivi e molto immotivati, prego davvero la maggioranza e i molti parlamentari che hanno lavorato nell'Osservatorio parlamentare del turismo, di non perdere questa occasione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, poiché il collega La Malfa ha fatto delle osservazioni critiche fondate sull'espressione «coordinamento» e poiché a seguito di queste il collega Mantini aveva proposto una modifica del suo subemendamento, ma del tutto legittimamente è rimasto il parere contrario della maggioranza della Commissione e del Governo, che rispetto perché ne avevamo discusso in Comitato dei nove, le chiedo, anche a nome dei gruppi dei Democratici di sinistra e della Margherita, di poter votare il subemendamento Mantini 0.34.200.32 per parti separate. La prima parte riguarderebbe la parola «coordinamento», sulla quale voteremo contro; la seconda parte le parole «e promozione del turismo», sulla quale voteremo invece a favore. La conseguenza, qualora venisse approvata la seconda parte del subemendamento sarebbe la seguente: tra le materie concorrenti (quindi non esclusive dello Stato), verrebbe introdotta, dopo la competenza nel commercio con l'estero, la competenza nella promozione del turismo.
PRESIDENTE. Quindi, per chiarezza di voto, onorevole Boato, nella prima parte del subemendamento Mantini 0.34.200.32, dopo la parola «coordinamento» vi sarebbero le parole «del turismo», mentre anche nella seconda parte dopo la parola «promozione» resterebbero le parole «del turismo»?
MARCO BOATO. Esattamente, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.
SERGIO GAMBINI. Vorrei che i colleghi riflettessero sulla scelta che stiamo compiendo. In materia di turismo non partiamo dall'anno zero, perché al termine della passata legislatura, qualche mese prima che venisse approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, è stata approvata la legge n. 135. Nel corso dei mesi successivi, il rapporto fra quella legge e la riforma del Titolo V è stato vagliato da due sentenze della Corte costituzionale e quella legge, che è stata elaborata basandosi sul coordinamento del rapporto fra Stato centrale e regioni, ha retto al vaglio di costituzionalità da parte della Corte, in regime di riformato Titolo V della Costituzione. Tale questione dovremmo tenerla ben presente, quando affrontiamo il tema del turismo.
Infatti, ciò ci consente di verificare quale sia il vero limite e il problema sul quale è necessario intervenire, vale a dire la promozione della marca turistica italiana sui mercati internazionali. Questo è ciò che non riesce a realizzare l'attuale assetto costituzionale e che anche la legge di riforma del turismo è stata costretta ad evitare; tant'è vero che allora - come i colleghi che hanno partecipato alla precedente legislatura ricorderanno - venne stralciata tutta la materia riguardante l'ENIT, sul quale la legge di riforma non intervenne.
A me pare del tutto ragionevole che si consideri l'esigenza prioritaria che la promozione della marca italiana venga assegnata alla competenza concorrente in quanto, in tale campo, devono collaborare sia lo Stato sia le regioni.
Guardiamo la situazione esistente nei nostri paesi concorrenti. La Spagna e la Francia, ad esempio, dispongono di enti di promozione basati sul rapporto stretto fra regioni e Stato centrale e riescono, da questo punto di vista, a promuovere il loro prodotto turistico in maniera assai più efficiente ed efficace di quanto faccia l'Italia. E ciò non solo perché vengono investiti più soldi, ma perché sussiste questo stretto rapporto fra Stato e regioni; infatti, è inevitabile che il prodotto turistico abbia un profilo di carattere nazionale, ma è anche necessario che sia basato sul territorio, valorizzandone le ricchezze, le peculiarità e le tradizioni. Non può esservi promozione sui mercati internazionali che non sia basata su un principio di
concorrenza: il territorio, le regioni e, nello stesso tempo, la marca italiana.
Ritengo dunque che, attraverso questo emendamento, riusciremmo a superare il limite - che ha comunque superato il vaglio della Corte costituzionale - che abbiamo riscontrato nella scorsa legislatura, sia in fase di approvazione della legge n. 135 del 2001 sia in fase di riforma del Titolo V della Costituzione.
Altre materie - per questo ritengo sia stato giusto respingere l'emendamento presentato dall'onorevole Buontempo - sono già di competenza dello Stato. Pensiamo ad esempio al tema della armonizzazione fiscale e confrontiamo le aliquote fiscali del turismo italiano con quelle di altri paesi europei: in questo caso, possiamo riscontrare solo un'inerzia di questo Governo e non una costruzione costituzionale che già assegna allo Stato centrale le competenze in materia fiscale.
Per tali ragioni, preannunciando il voto favorevole del mio gruppo sul presente subemendamento, chiedo anche di sottoscriverlo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Avremmo potuto riconoscere ai due subemendamenti un unico percorso, magari chiedendo ufficialmente alla Commissione di riformularli; tuttavia, così non è stato e a me questi giochi partitocratici non mi coinvolgono. Io sottoscrivo il subemendamento che ripropone quanto contenuto in quello da me presentato.
Vorrei ricordare una dichiarazione, resa dal Presidente del Consiglio a Genova e non smentita da Palazzo Chigi, secondo la quale per rilanciare il turismo occorre che le competenze tornino allo Stato e che nasca una agenzia nazionale in grado di fare marketing nel mondo.
Ancora, secondo una dichiarazione resa dal viceministro Urso, quest'anno il turismo non ha brillato e, senza una cabina di regia che metta insieme Governo, regioni ed enti locali, non si va lontano.
Ancora, la riforma dell'ENIT, trasformato in Agenzia nazionale del turismo, sarà fatta entro il 31 dicembre prossimo con la legge finanziaria. Tale dichiarazione è stata rilasciata dal ministro Marzano. Lo stesso ministro ha poi affermato che occorre un coordinamento nazionale.
Ancora, per il rilancio del turismo serve una salda intesa tra lo Stato, le regioni e il mondo dell'impresa. Tale dichiarazione è stata rilasciata dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Ricordo che alcuni giorni prima di queste dichiarazioni io stesso ho presentato una proposta emendativa relativa al coordinamento per integrare l'azione dello Stato e delle regioni, in linea con quanto dichiarato da tre ministri, da un viceministro e da altri esponenti del Governo.
Detto questo, richiamo tutti i colleghi ad un altissimo senso di responsabilità. Il percorso per approvare questa riforma è ancora lungo. Giudico inaccettabile e censurabile l'intervento del ministro Calderoli, fatto mentre si lavorava per trovare un'equa soluzione nell'interesse del paese e del Governo che lo amministra. Per quanto mi riguarda, esso mette a rischio l'equilibrio e il senso di responsabilità di ciascuno di noi (Commenti). Chi vuol belare, vada a farlo da un'altra parte...!
Infatti, se l'Assemblea e i colleghi delle Commissioni parlamentari, anche di fronte opposto, trovano una soluzione, non capisco perché si debba imporre un diktat anche su questioni marginali.
È vero o no che da quando è stato soppresso il Ministero del turismo l'Italia è passata dal primo al settimo posto nel mondo in questo settore? È vero o no che nel 2004 abbiamo perso il 15 per cento del nostro prodotto legato al turismo? È vero o no che il turismo rappresenta una parte consistente della formazione del nostro prodotto interno lordo?
Chi vuol mai togliere le competenze alle regioni? Sarei un pazzo se affermassi una cosa del genere, perché è giusto che le regioni promuovano iniziative legate allo sviluppo turistico e al richiamo del territorio.
Ma i francesi, che pure sono più avanti di noi nel turismo, sono forse imbecilli? Sono forse imbecilli i croati, che pure hanno registrato un aumento del 45 per 100 nel settore? Intanto, noi andiamo indietro...! E la Spagna, che segue lo stesso crtiterio, ha raddoppiato il fatturato del turismo. Solo noi, evidentemente, siamo intelligenti, perché il ministro Calderoli, per motivi di interesse di partito, tenta di bloccare il Parlamento su proposte di buon senso...!
Sono questi i motivi per cui sottoscrivo il subemendamento Mantini 0.34. 200. 32 ed esprimerò in proposito voto favorevole, anche se sarebbe meglio che fosse riformulato. Inserire, infatti, la produzione turistica non è una bestemmia e non lede l'impalcatura generale. Ognuno di noi ne subisce una parte, ma quando ci sono i diktat, anche l'impalcatura generale - che pure stiamo rispettando e che ho rispettato con le mie proposte emendative -, per quanto mi riguarda, viene messa a rischio.
PRESIDENTE. Vorrei rivolgere un saluto agli studenti dell'Istituto comprensivo scuole superiori del comune di Mormanno, in provincia di Cosenza, presenti in tribuna insieme ai genitori ed agli insegnanti (Applausi).
Inoltre, onorevoli colleghi, avverto che, su richiesta del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, la seduta sarà sospesa alle 13 e riprenderà alle 15,30.
Naturalmente, secondo quanto previsto dal calendario, vi saranno votazioni oggi e domani mattina. Lo preciso, perché mi è stato chiesto se vi fossero variazioni nell'articolazione dei nostri lavori: non ve ne sono e, dunque, domattina continueremo secondo le determinazioni già assunte.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Franciscis. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Signor Presidente, ritengo che l'appassionato intervento dell'onorevole Mantini, primo firmatario del subemendamento in esame, sia assolutamente convincente, e che la sua risonanza vada oltre l'intervento dell'onorevole Buontempo e l'appello da lui formulato ai colleghi della maggioranza.
Auspico che venga accolta la proposta formulata dall'onorevole Boato, consentendo, se il Presidente della Commissione si esprimerà nel merito, di affrontare il tema del turismo, che è vitale per il destino del nostro paese, dando alla Stato la possibilità di promuoverlo.
Chiedo, signor Presidente, di sottoscrivere il subemendamento Mantini 0.34.200.32 in esame e annuncio il voto favorevole sullo stesso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, il dibattito ha evidenziato che effettivamente vi è la consapevolezza del ruolo strategico del turismo per il nostro paese e per la nostra economia. Tuttavia, se tale convinzione è condivisibile, non possiamo negare quanto di positivo sia stato realizzato dalle regioni, che sono titolari delle competenze in materia.
Mi domando, dinanzi alle inadempienze del Governo e all'inadeguatezza delle sue politiche settoriali e complessive per promuovere l'immagine dell'Italia nel mondo e il made in Italy, se sia necessario, così come viene proposto, espropriare le competenze regionali. Sarebbe una iattura: ma davvero si pensa di impedire, ad esempio, alla piccola Basilicata di promuovere i Sassi di Matera, i suoi litorali o la patria di Orazio, la città di Venosa? Sarebbe un'assurdità.
Ricordo che, quando non era prevista la piena competenza delle regioni, la Basilicata organizzò, sui Sassi di Matera, una mostra in Giappone ed un'altra negli Stati Uniti: oggi la città di Matera registra un notevolissimo flusso di turisti giapponesi, americani e tedeschi...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Lettieri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Signor Presidente, intervengo brevemente per ricordare che nella seduta di ieri è stato approvato un subemendamento a mia firma con il quale è stato modificato l'emendamento Elio Vito 34.200, nella parte in cui si prevede la promozione internazionale del sistema paese, sostituendo la parola «paese» con le parole «economico e produttivo nazionale».
Ebbene, nel sistema economico e produttivo nazionale, onorevoli colleghi, è ricompreso l'intero settore del turismo e dei beni culturali. I problemi che ponete - il rilancio del turismo, il rilancio del made in Italy - sono problemi di politica economica: il fatto di inserire la parola «turismo» nella Costituzione non significa di per sé risolvere i problemi di politica economica. Infatti, spetterà al Governo stanziare i fondi per costituire l'agenzia e per la promozione.
Pertanto, parlando di «promozione internazionale del sistema economico produttivo nazionale»...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Armani.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Arnoldi. Ne ha facoltà.
GIANANTONIO ARNOLDI. Signor Presidente, ritengo che allo Stato vengano mantenuti ruoli importanti e decisivi in materia di turismo: mi riferisco, ad esempio, alle politiche ambientali, delle infrastrutture, dell'immigrazione, dei trasporti, dei prodotti tipici, della cultura, o al tema delle case da gioco, riemerso in questi giorni. Sarebbe a mio avviso sbagliato ritenere che la materia della promozione turistica dei prodotti economici del paese debba essere attribuita esclusivamente alle regioni. Sarebbe uno scaricabarile! Anche dalla Conferenza nazionale del turismo di Genova il Presidente del Consiglio ha sottolineato come torni ad essere decisivo anche il ruolo dello Stato in ordine alle politiche di coordinamento. Vorrei che di questo assetto non si facesse una questione di contrapposizione.
Ha ragione Buontempo, ha ragione Mantini: deve mantenersi una politica di coordinamento dello Stato centrale in ordine alle politiche di sviluppo turistico del nostro paese. Il turismo è la prima attività economica del nostro paese; non può essere trattato alla stregua di tantissime altre attività economiche! È un'attività economica unica, tipica, inimitabile, sulla quale gestiremo anche lo sviluppo economico futuro del nostro paese e lo sviluppo occupazionale di centinaia di migliaia di posti di lavoro!
Non è possibile che la politica di sviluppo turistico di una realtà debba contrapporsi a quella di un'altra realtà vicina o che le regole turistiche di una realtà possano essere diverse da quelle di un'altra realtà confinante. Una politica di coordinamento non è una politica di assenza di delega agli enti locali e alle regioni ma, anzi, è una politica di valorizzazione! Questo è richiesto oggi anche da tutte le regioni, sia da quelle di destra sia da quelle di sinistra, sia da quelle del nord sia da quelle del sud.
Non dobbiamo farne una battaglia di contrapposizione! Mi basterebbe che il ministro Calderoli ci rassicurasse in ordine al fatto che già esiste, in questa formulazione della riforma costituzionale, la possibilità che il ruolo di coordinamento tra le politiche infrastrutturali, tra le politiche di armonizzazione fiscale, tra le politiche ambientali - il Presidente Berlusconi, tra l'altro, ha lanciato l'idea dell'agenzia del turismo, un'agenzia che non vorremmo fosse tra qualche mese anticostituzionale - sia un ruolo che lo Stato può e deve continuare ad esercitare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, molto brevemente, vorrei fare mie le argomentazioni dell'onorevole Armani, che credo abbiano chiarito il problema. Ci stiamo avvitando su questioni di lana caprina!
Voglio anche ricordare che già la «vecchia» Costituzione prevedeva esplicitamente
che le regioni avessero competenze anche per quanto riguarda il turismo. Oggi noi abbiamo addirittura riequilibrato il sistema attualmente in vigore, fortemente squilibrato e che ha provocato tanto contenzioso presso la Corte costituzionale, stabilendo un principio, che poi fra l'altro è in linea con il principio di sussidiarietà, secondo il quale quando il turismo diventa settore strategico, promozione dell'immagine Italia, se ne occupa lo Stato; quando invece è amministrazione in sede periferica, che le regioni facciano quello che vogliono, con le proprie risorse e con la propria autonomia!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, confermo il mio sostegno al subemendamento Mantini 0.34.200.32 - espunta la parola «coordinamento» - ma devo dire che sono molto preoccupato dopo gli interventi dei colleghi Buontempo e Arnoldi. Io mi metto nei panni di chi ci segue, attraverso la radio o in altro modo: sanno che vogliamo fare una riforma federale dello Stato e poi ci sentono fare interventi a ripetizione, anche e in particolare da parte della maggioranza, da cui traspare la massima sfiducia possibile nei confronti delle regioni! E parliamo di turismo! Allora, per la sanità, per l'agricoltura e per altro che cosa faremo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)? Questa è una contraddizione assoluta! Quindi è giusta la promozione nazionale, ma...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Banti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, al di là delle osservazioni espresse poc'anzi dall'onorevole Carrara - che vorrei fare mie - circa quanto affermato dall'onorevole Armani, che ha chiarito con esattezza quali siano lo spirito e l'atteggiamento del Governo, vorrei ricordare che pochi giorni fa, a Genova, il Governo - e non chicchessia - si è impegnato, con le regioni che avevano richiesto questo, per la creazione di un'agenzia nazionale, un'agenzia che sicuramente, onorevole Mantini, non soffocherà il giusto federalismo competitivo delle regioni, le quali - ed io sono stato assessore regionale - hanno tutto il diritto-dovere di promuovere la loro immagine all'estero. Immaginiamo se l'Italia possa permettersi una promozione unitaria a fronte di una diversità eccezionale dello «stivale» sotto l'aspetto della promozione turistica!
Credo, quindi, che il subemendamento Armani riconduca nel made in Italy soprattutto il turismo, e che chiedere di riaprire con una dichiarazione di Calderoli un dibattito sia un tentativo specioso per non andare avanti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, io non credo che questo dibattito sia troppo lungo o particolarmente fuori luogo. Abbiamo tutti detto dell'importanza del tema del turismo e mi rifaccio all'intervento, se non ho capito male, del collega Gambini, perché il tema vero è la distinzione tra coordinamento e promozione dello sviluppo.
Nessuno di noi vuol togliere nulla al lavoro che svolgono le regioni: quello di sollecitazione, di miglioramento dei servizi, di iniziative per far conoscere il prodotto e l'offerta turistica; però si tratta di un'azione - a mio modo di vedere - che sarebbe da assegnare in sede nazionale e quindi da inserire nella Costituzione, affinché vi sia la promozione del prodotto Italia in termini turistici.
Noi sappiamo che il nostro paese è sicuramente ricchissimo di attrazioni, di storia, di arte e di cultura, ma sicuramente vi è un insieme che dobbiamo proporre sul piano internazionale...
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.
FABIO CIANI. Signor Presidente, a me sembra che si stia facendo un dibattito ideologico su un aspetto pratico. Mi pare che tutto il Parlamento sia d'accordo nel mantenere le competenze delle regioni, ma anche che queste competenze vengano rafforzate nel campo della promozione internazionale da un ente statuale che promuova il sistema Italia. Oggi i grandi pacchetti turistici non vanno più, specialmente quelli di oltreoceano, a riguardare la singola regione, bensì Venezia, Firenze, Roma, Napoli.
Se la Costituzione sancisse il fatto che la promozione del turismo con riferimento al sistema paese venisse delegato allo Stato, non mi parrebbe una diminuzione della competenza regionale né che ciò umilierebbe il sistema delle regioni. Le regioni dovranno mantenere i propri compiti, tutte le prerogative che oggi già svolgono, ma in un sistema complessivo, in un mondo globalizzato, dove - lo ripeto - i pacchetti turistici, soprattutto quelli internazionali, guardano a tutto il sistema paese: che sia promosso da un ente, da un'autorità o altro a livello nazionale mi pare sia un punto su cui tutto il Parlamento è d'accordo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.
GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, intervengo soltanto, avendo innescato in parte questo dibattito, per chiarire la mia posizione.
Con riferimento alla votazione per parti separate suggerita dall'onorevole Boato, io ovviamente voterei contro la parola «coordinamento». Sulla seconda parte, onorevole Mantini, lei ha perfettamente ragione, come adesso hanno ragione gli onorevoli Ciani e Buontempo, ma in questo caso la materia dovrebbe essere assegnata allo Stato: la promozione nazionale del turismo dovrebbe far parte delle competenze dello Stato. Non significa nulla che in questa materia lo Stato fissi i princìpi e poi le regioni regolino altro, perché questo non cambierebbe nulla.
Quindi, io sarei d'accordo se il subemendamento in esame stabilisse che vi è una competenza nazionale dello Stato nella promozione del turismo con riferimento al sistema paese, ma l'onorevole Armani ha detto - e mi pare che abbia ragione - che la formula approvata dal Parlamento su sua proposta copre anche questa esigenza, come lei, onorevole Mantini, ha giustamente sottolineato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che sul subemendamento Mantini 0.34.200.32 è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare separatamente il riferimento al «coordinamento del turismo» da quello relativo alla «promozione del turismo».
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla prima parte del subemendamento Mantini 0.34.200.32, relativa al coordinamento del turismo, non accettata dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 477
Votanti 466
Astenuti 11
Maggioranza 234
Hanno votato sì 17
Hanno votato no 449.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla seconda parte del subemendamento Mantini 0.34.200.32, relativa alla promozione del turismo, non accettata dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 483
Votanti 475
Astenuti 8
Maggioranza 238
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 260.
Passiamo alla votazione del subemendamento Boato 0.34.200.27.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. A sostegno dell'emendamento Boato 0.34.200.27, parliamo di sussidiarietà e di un federalismo ispirato alla sussidiarietà. Concettualmente, sussidiarietà vuol dire partire dal basso, partire da una situazione che sia il più possibile condivisa, per quanto riguarda le grandi scelte del paese. Ebbene, che cosa c'è di più basso del territorio, in tutti i sensi, anche fisicamente parlando? È il territorio che determina la nostra identità regionale, nazionale ed anche, oggi, europea e mondiale. Allora, le grandi reti di trasporto e di navigazione siano pure assegnate - così è stato deciso ieri - alla competenza legislativa nazionale, ma è evidente che la localizzazione sul territorio regionale di queste grandi reti per il trasporto e dei porti ed interporti per la navigazione non può non essere oggetto di legislazione concorrente. Infatti, anche la loro localizzazione - lo ripetiamo ancora una volta - attiene al territorio, e il territorio non è un aspetto secondario nella Costituzione. In altri termini, esso non costituisce un aspetto secondario della evoluzione del quadro giuridico, normativo e sociale del nostro paese.
Anche le polemiche e le difficoltà di questi giorni - citerei il caso di Acerra ma ce ne sono tanti altri - innervosiscono coloro che dal centro, in buona fede e, probabilmente, spesso anche a ragione, tendono a determinare le politiche di intervento. Queste posizioni di contrasto testimoniano, una volta di più, l'esigenza di un raccordo e di un dibattito forte tra ciò che sta al centro e ciò che sta in periferia.
Allora, come si può affermare che la localizzazione sul territorio di una regione delle grandi reti di trasporto e navigazione (che poi sono le uniche reti di trasporto e navigazione, perché difficilmente nei prossimi anni si riuscirà a finanziare qualcosa in più delle reti cosiddette grandi) non rientra nella competenza legislativa concorrente?
Come si può continuare ad affermare che l'urbanistica e il governo del territorio sono di competenza regionale e al contempo tendere ad espropriare, riguardo ad alcune scelte di fondo molto importanti (relative a queste materie ma anche ad altre quali l'energia e i rifiuti), le stesse regioni, e la rete delle autonomie locali cui le regioni fanno riferimento, dell'intervento normativo in materia di localizzazione? Non ci sembra che sia possibile. Pertanto, il subemendamento Boato 0.34.200.27 va nella direzione di riequilibrare un testo che, al momento, è squilibrato, e lo è, si noti bene, in maniera tale da non portare vantaggio nemmeno a coloro - ce ne sono tanti in questa Assemblea - che hanno una falsa concezione federalista della cosiddetta devoluzione e una visione politica di accentramento di competenze che non risolverà le questioni aperte. L'ho affermato in precedenza e insisto adesso: solo nel rapporto condiviso tra tutti gli organi istituzionali, solo nella rete delle istituzioni sarà possibile effettuare, con fatica e nel rispetto delle leggi, a cominciare dalle leggi ambientali, interventi di miglioramento della situazione logistica del paese.
Per questo motivo, insistiamo sul subemendamento in esame, che ci sembra di assoluto buonsenso. Non approvarlo non accelererebbe affatto i lavori ma li rallenterebbe perché creerebbe ulteriore nervosismo, ulteriore sfiducia nel contenzioso politico, più ancora che in quello giuridico, tra enti diversi. Invece, noi dobbiamo unire, non dividere (Applausi dei deputati
dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Naturalmente, condivido quanto affermato dal collega Banti. Il problema delle competenze dello Stato e delle regioni in materia di grandi reti di trasporti è complesso e non può essere tagliato con l'«accetta». Si tratta di un problema che in questi anni, a partire dalla legge obiettivo e fino alla sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 2003, ha suscitato una accesa discussione e anche conflitti istituzionali.
Vorrei fosse chiaro che non abbiamo mai pensato che possa essere messa in discussione la funzione fondamentale dello Stato nell'individuazione, nella programmazione e nella realizzazione delle grandi reti infrastrutturali, perché esse costituiscono la nervatura del paese. È, dunque, fuori discussione che lo Stato debba avere una funzione determinante ed essenziale. Al tempo stesso, è sbagliato pensare che l'insieme delle norme e delle procedure amministrative che regolano l'individuazione, la programmazione, la localizzazione delle grandi reti di trasporto possano eludere, bypassare o, peggio ancora, ledere le competenze che appartengono anche alle regioni e alle autonomie locali e che inevitabilmente si incrociano con la materia delle grandi reti di trasporto e delle infrastrutture.
Come si fa a pensare che le scelte sulle grandi reti infrastrutturali non abbiano una connessione fortissima con il governo del territorio? E la materia del governo del territorio è una materia (e rimarrà tale) di legislazione concorrente. Come si fa a non rendersi conto che l'individuazione, la localizzazione, la realizzazione delle grandi infrastrutture richiedono una leale collaborazione tra Stato e regioni? Uso non a caso l'espressione «leale collaborazione», perché è stata il cuore dell'importantissima sentenza n. 303 della Corte costituzionale chiamata a pronunciarsi su norme della legge obiettivo. Ma quella sentenza, come voi sapete, ha indicato alcuni principi di carattere generale e di grande valore sul riparto delle competenze legislative e amministrative tra Stato, regioni ed enti locali, anche al di là della materia delle grandi reti di trasporto.
Dico ciò, perché credo che non si possa tornare a quell'illusione - a mio avviso a quell'errore - che ispirò la prima versione della legge obiettivo, che escludeva la concertazione e l'intesa con le regioni, pensando che imboccare quella scorciatoia centralistica portasse a realizzare prima e meglio le grandi infrastrutture. Era un'idea, prima ancora che sbagliata, illusoria, perché, comunque la si giri, non si può eludere, in un sistema istituzionale così articolato come il nostro, la necessità di intese e di un confronto con le regioni ed il sistema delle autonomie, a cominciare in particolare dalla localizzazione delle infrastrutture. Senza consentire in alcun modo poteri di veto ad alcuno, quella dell'intesa e della concertazione è l'unica maniera per arrivare alla realizzazione delle opere.
Cari colleghi, la sentenza n. 303 - lo sottolineo perché è di grande valore - rileva come le decisioni relative alle infrastrutture strategiche attengano ad ambiti nei quali coesistono intrecciate attribuzioni e funzioni diverse, determinando un particolarissimo impatto tanto sull'esercizio di funzioni ed attribuzioni statali quanto sull'esercizio di funzioni ed attribuzioni regionali. Per questa ragione la Corte costituzionale indica come unica soluzione quella di tipo concertativo ed indica il terreno di una leale collaborazione e di una concertazione forte come unico modo per arrivare ad una risoluzione soddisfacente del problema.
Dopo che la sentenza della Corte aveva risolto in modo corretto e sensato il problema, temo che le vostre proposte di modifica della Costituzione, mosse in apparenza dall'intenzione di fare chiarezza, tagliando con l'accetta il nodo, in realtà rischino di riportare la questione, anziché risolverla, su un terreno di ambiguità e di
nuovi conflitti istituzionali. Ma qualunque modifica si apporti alla Costituzione, resterà intera la necessità di una forte cooperazione istituzionale e di un confronto con le regioni che non può essere risolto a colpi di accetta nelle modifiche della Costituzione (Applausi dei deputati dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.34.200.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 421
Astenuti 4
Maggioranza 211
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 233).
Prendo atto che l'onorevole Romoli non è riuscito a votare.
Onorevoli colleghi, giunti a questo punto avverto che, subito dopo la prossima votazione, sospenderò la seduta, come preannunziato, per riprendere i lavori nel pomeriggio.
Passiamo alla votazione degli identici subemendamenti Moroni 0.34.200.8 e Realacci 0.34.200.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facoltà.
TINO IANNUZZI. Signor Presidente, con i subemendamenti presentati intendiamo soffermarci sul delicatissimo problema, come sottolineato poc'anzi dal collega Vigni, del riparto delle competenze legislative in materia di infrastrutture.
Si tratta di una questione rispetto alla quale la sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 1o ottobre 2003, opportunamente richiamata dal collega Mantini, ha espresso alcune indicazioni di fondo, che dovrebbero servire a orientare non soltanto l'interpretazione e l'applicazione del vigente Titolo V della Costituzione, ma anche la riforma in discussione in questa Assemblea. Ciò perché la Consulta ha detto, con chiarezza, che il principio che deve guidare il riparto delle competenze, non solo amministrative, ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione, ma anche legislative, è quello della sussidiarietà, che va inteso non come fondamento di una distribuzione delle competenze rigida, predeterminata e statica, ma piuttosto come ratio giustificativa di un criterio di flessibilità, nel riparto delle competenze, per la salvaguardia delle istanze e delle esigenze di carattere unitario. Proprio per tale ragione, la flessibilità guida la deroga al normale riparto delle competenze e delle attribuzioni non solo amministrative, ma anche legislative.
La Corte costituzionale ha sostenuto, inoltre, che ciò vale anche per quanto concerne la predisposizione del programma delle infrastrutture, preminenti e strategiche che, tuttavia, per la Consulta, non può essere riservata soltanto allo Stato, perché interferisce inevitabilmente in materie (come il governo del territorio, i porti e gli aeroporti), che rientrano nella competenza concorrente. La Corte costituzionale, pertanto, invita a tener conto del principio di leale cooperazione e collaborazione tra Stato e regioni, e queste ultime quindi non possono essere tenute fuori o escluse dall'attività amministrativa legata alla predisposizione ed all'approvazione dei progetti delle grandi opere.
Per questo motivo - e concludo, signor Presidente -, con gli identici subemendamenti in esame intendiamo rendere coerente l'intero sistema. Infatti, se si vuole che le grandi infrastrutture siano materia di legislazione esclusiva dello Stato, allora le opere di interesse regionale debbono essere inserite tra le materie a competenza concorrente, mentre quelle di interesse provinciale e comunale devono essere riservate alla competenza residuale delle regioni (Applausi dei deputati
dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale solo per chiedere di aggiungere la mia firma agli identici subemendamenti in esame.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici subemendamenti Moroni 0.34.200.8 e Realacci 0.34.200.17, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 428
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 250).
Prendo atto che gli onorevoli Santino Adamo Loddo e Tanoni hanno espresso il loro voto in modo errato.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15,30.
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