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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge costituzionale, già approvato in prima deliberazione dal Senato: Modificazione di articoli della parte II della Costituzione, e delle abbinate proposte di legge costituzionale di iniziativa dei deputati Zeller ed altri; Bielli; Spini e Angioni;
Buttiglione ed altri; Contento; Cola; Pisapia; Selva; Selva; Selva; Bianchi Clerici; Peretti; Volontè; Pisapia; Lusetti ed altri; Zaccheo; Mantini ed altri; Soda; Olivieri e Kessler; Costa; Serena; Pisicchio ed altri; Bolognesi ed altri; Paroli; Buontempo; Zeller ed altri; Collè; Vitali ed altri; Maurandi ed altri; Olivieri; Boato; Stucchi; Cento; Monaco; Pacini; del Consiglio regionale della Puglia; del Consiglio regionale della Puglia; e dei deputati Chiaromonte ed altri; Cabras ed altri; Mantini; La Malfa; Briguglio ed altri; Franceschini; Pisapia; Costa; Perrotta ed altri; Fiori.
Ricordo che nella seduta del 16 settembre sono state respinte le questioni pregiudiziali di costituzionalità Violante ed altri n. 1 e Castagnetti ed altri n. 2 e che è stato approvato l'articolo 1.
Avverto che, prima dell'inizio della seduta, sono stati ritirati gli emendamenti Zeller 34.71 e Saponara 34.121.
PRESIDENTE. Come convenuto nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 15 settembre scorso, passiamo all'esame dell'articolo 32 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 1).
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, prima di proseguire nell'iter parlamentare di questo provvedimento, vorremmo sottoporre al Governo questioni precise per poter continuare a ragionare su questa materia. Tuttavia, prima di poterlo fare - ciò è funzionale al ragionamento che, di qui a breve, svolgerò - vogliamo ribadire in questa sede la contrarietà radicale a questo progetto di riforma istituzionale.
Signori del Governo, voi riuscite a produrre una stretta autoritaria a vantaggio di poteri concentrati nella figura del Presidente del Consiglio e negli esecutivi. State alimentando un'eutanasia del Parlamento italiano e, contemporaneamente, sfasciate l'unità politica, sociale ed istituzionale del paese. Piccole modifiche, sedicenti cambiamenti proposti dal ministro non possono modificare il giudizio generale negativo su questo inquietante testo. Sono in discussione principi fondanti della nostra Carta costituzionale, ciò che garantisce l'unità territoriale ed istituzionale del paese, la centralità del Parlamento, l'uguaglianza sostanziale di tutti i cittadini.
Questa uguaglianza non è garantita dalla sciagurata ipotesi di devolution. In fondo, voi volete un progetto istituzionale che renda impermeabili i luoghi della decisione da ogni condizionamento sociale. Codificate l'autoreferenzialità del potere politico, prosciugate la trama democratica che ha accompagnato la storia della Repubblica, colpite le forme della rappresentanza, fino al punto da far diventare simulacri le assemblee elettive e pura finzione l'esercizio democratico e legislativo dei parlamentari.
È un progetto, peraltro, totalmente inefficace e confuso, con il quale rischiate la paralisi e la permanente conflittualità fra organi dello Stato; alimentate disuguaglianze territoriali e sociali in ordine a materie e tutele fondamentali per i cittadini. C'è una contraddizione singolare ed inquietante fra il localismo rozzo ed avido, peraltro solo delle regioni, e l'idoleggiamento del premier, presunto salvatore della patria.
Vi abbiamo detto più volte: fermatevi! Ricostruiamo una modalità di discussione che possa garantire una serena valutazione dell'intero Parlamento.
Sono riforme costituzionali e pertanto andrebbe aperto su di esse un confronto vero. Noi, signor Presidente della Camera, avremmo cominciato questa discussione dal «gradino» più basso: la ricostruzione di una partecipazione democratica di base, ovvero una legge sulla rappresentanza che permetta a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di decidere in ordine a scelte riguardanti la propria vita. La democrazia
non può essere sospesa sulla soglia di una fabbrica o sulla soglia di un ufficio! Siete andati avanti imperterriti, non inseguendo un'idea di nuova organizzazione dello Stato, ma cedendo a ricatti, veti, e pasticci.
Avete camminato a tentoni, mutando ripetutamente il testo ed inseguendo le diatribe della vostra maggioranza! Oggi vi chiediamo cose precise per poter continuare l'esame parlamentare di questo testo: non vorremmo che anche in questo dibattito, se le nostre richieste non fossero accolte, voi vi mostraste come semplici precursori dell'idea che avete del Parlamento.
I colleghi dell'opposizione si soffermeranno su alcune questioni dirimenti ed importanti e per questo chiederanno di poter conoscere l'orientamento del Governo su tali questioni.
Noi di tali questioni vorremmo rammentarne semplicemente una: è la precondizione per poter discutere in questo Parlamento, pur non condividendo nulla di ciò che state facendo! La richiesta è quella di sapere quanto costa questo provvedimento: non ci sembra, signor Presidente della Camera, una richiesta peregrina o singolare.
Il ministro dell'economia Siniscalco ha detto che si appresta a riferirci circa i costi, magari dopo il 30 settembre. Circolano voci allarmanti sui costi reali derivanti dall'approvazione di questo vostro testo. Volete dirci quali sono i costi derivanti dall'approvazione del testo per poter continuare a discutere? Quando si annuncia una manovra finanziaria da 35 mila milioni di euro, è certo che questa continuerà a distruggere le condizioni materiali di vita di tanti lavoratori.
Forse allora ha un senso chiedere quanto costa questa vostra riforma: quando non si arriva alla fine del mese per un lavoratore o per un pensionato, perché stipendi e pensioni sono troppo bassi, diteci allora se ha un senso discutere dei costi di questa vostra riforma.
Quanto costa lo sfascio istituzionale e quello sociale del Paese? Quanto costa il ricatto della Lega Nord Federazione Padana? È troppo - ed è l'ultima domanda che le rivolgo, signor Presidente della Camera - chiedere che noi parlamentari possiamo svolgere il dovere per il quale siamo stati chiamati, anche in virtù di una lineare volontà di rappresentanza dei settori popolari?
UGO PAROLO. Sì!
FRANCESCO GIORDANO. È troppo chiedere di metterci in condizione di poter continuare a comprendere cosa volete realmente da questo testo e quanto costa questo testo? Noi continueremo con grande determinazione a contrastarlo!
Vi chiediamo tuttavia sia una sospensione dei lavori sia una discussione su queste materie (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-Ulivo, della Margherita, DL-Ulivo, Misto-Verdi-Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PIERO FASSINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, vorremmo chiedervi, a questo punto del dibattito, di compiere un atto di responsabilità.
Non vedo il ministro Calderoli, non so se è in aula... Signor Presidente, mi appello alla sua sensibilità, non al regolamento, poiché stiamo ponendo una questione rilevante per il dibattito e se il ministro fosse in questa sede ad ascoltarci non sarebbe male, pur avendo noi la massima considerazione del sottosegretario Brancher...
PRESIDENTE. Sicuramente il ministro è qui. Onorevole Brancher, lo dica lei al ministro, per cortesia...
PIERO FASSINO. In ogni caso, vorremmo a questo punto da parte del Governo un atto di responsabilità e di chiarezza. Il dibattito, per come è maturato in questi mesi e si è evoluto nelle ultime settimane, presenta alcune caratteristiche.
In primo luogo, stiamo discutendo di un testo di riforma costituzionale di cui non sono chiari l'esatto contenuto e le proposte di riforma che ci sottoponete. Vorrei farvi notare che ci avete presentato, nell'arco di questi mesi, ben cinque versioni di riforma dell'assetto costituzionale: il testo di Lorenzago; il testo portato in Commissione al Senato; il testo approvato dall'Assemblea del Senato, diverso da quello della Commissione; il testo licenziato dalla Commissione della Camera, che ha modificato quello del Senato; le ulteriori modifiche annunciate in aula alla Camera. Dai giornali leggiamo che sono pronti nuovi emendamenti.
DONATO BRUNO, Relatore. Dai giornali...? Stanno qua gli emendamenti!
PIERO FASSINO. La Conferenza Stato-regioni sta chiedendo ulteriori modifiche. Ebbene, vorremmo sapere qual è il quadro di revisione costituzionale che ci presentate su cui il Parlamento è messo nelle condizioni di poter effettivamente discutere e decidere. Stiamo cambiando 43 articoli della Costituzione su 139: non stiamo correggendo qualche aspetto, ma rivedendo la Costituzione per un terzo! È troppo chiedere un testo dal quale si capisca effettivamente il disegno di riforma costituzionale che ci presentate? Dunque, signor ministro, chiediamo un testo definitivo. Non possiamo ogni giorno trovarci in presenza dell'annuncio di nuove modifiche.
In secondo luogo, lei sa bene, come lo sappiamo tutti noi, che la Conferenza Stato-regioni all'unanimità - dunque, anche con i presidenti della vostra parte politica - ha chiesto un confronto e ha chiesto di sospendere l'iter della legge finché tale confronto non abbia prodotto un esito. Volete dirci come intendete rispondere a tale sollecitazione? È troppo chiedervi di prendere in considerazione la richiesta di sospendere, per le ore ed i giorni necessari, l'esame del provvedimento, andare al confronto, e poi presentarci un testo che sia espressione di tale confronto?
In terzo luogo, il ministro Siniscalco ha chiesto ad alcuni istituti che si occupano di valutazione dei costi di avere un quadro preciso di quanto costi la riforma federalista dello Stato e si è impegnato a presentare tale valutazione entro il 30 settembre. Siamo al 21 settembre, non a cinque, sei, sette mesi da quella data. È così impossibile pensare che il Parlamento esamini il provvedimento con un quadro di costi sufficientemente chiaro e definito? È così insensato chiedervi di attendere nove giorni e di riprendere l'esame sulla base di una valutazione di costi che consenta a tutti, maggioranza ed opposizione, di avere maggiori elementi di riflessione?
Infine, quali sono i tempi che volete darvi per l'approvazione del processo di riforma? Leggiamo - e non nelle indiscrezioni di qualche commentatore ma nelle dichiarazioni di esponenti della maggioranza - che l'obiettivo politico sarebbe quello di avere tempi che portino l'eventuale referendum su tale materia a dopo le elezioni politiche del 2006.
Ciò è del tutto legittimo, ma se è così ci spieghiate per quale ragione bisogna entro tre, quattro giorni chiudere l'esame di questo disegno di legge costituzionale, quando vi date dei tempi che consentirebbero abbondantemente di avere invece una riflessione, un'elaborazione e un confronto più lunghi e più congrui? Chiediamo, pertanto, un atto di responsabilità e di chiarezza. Chiediamo al Governo di sapere esattamente, su tali questioni, qual è il contesto e lo scenario all'interno del quale dobbiamo esaminare questo provvedimento. Quindi: qual è il testo? Perché non sospendere l'iter del provvedimento in attesa dell'esito del confronto con la Conferenza Stato-regioni? Perché non attendere l'esito della valutazione dei costi? Quali sono i tempi che complessivamente vi date per l'approvazione di questo testo di riforma, in prima e in seconda lettura, sia alla Camera, sia al Senato (dato che ciò influisce sui tempi della nostra discussione)?
Vorrei infine segnalarvi che è inutile dichiararsi continuamente, come fanno anche molti esponenti della maggioranza
di Governo, assolutamente sensibili alle parole pronunciate dal Capo dello Stato, quando poi, nei comportamenti concreti, si contraddice quella preoccupazione e quella sollecitazione. Abbiamo un dovere di serietà e di rispetto nei confronti del Presidente della Repubblica. Pertanto, di fronte ad una sollecitazione, autorevole ed allarmata, a non fare strappi o lacerazioni, bensì a mettere in campo un processo di riforma che sia effettivamente garante dell'unità nazionale, nel rispetto della Costituzione, abbiamo tutti, in primo luogo chi governa questo paese, il dovere di una coerenza e di una responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).
FRANCESCO RUTELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, c'è un motivo - lo dico al ministro, al sottosegretario e ai colleghi deputati, sia dell'opposizione sia della maggioranza - per il quale noi altri interveniamo questa mattina dai banchi dell'opposizione per invitare ad una riflessione, ed è un motivo serio. Non è un motivo di battaglia parlamentare, dato che questa avremo modo di farla e nessuno di noi si tirerà indietro di fronte alle proprie convinzioni e di fronte al dovere di cercare di far maturare attorno a tali convinzioni una risposta condivisa. Noi siamo chiamati oggi a riflettere con senso di responsabilità su un cambiamento costituzionale vasto e profondo. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad una vera e propria riscrittura della Costituzione: oltre 40 articoli della Carta fondamentale vengono riformulati alla radice, dato che si sottopone ad una drastica revisione la riforma del Titolo V entrata in vigore tre anni fa.
Temo che quando gli atti di questo dibattito saranno riletti, tra dieci o vent'anni, non otterranno la stessa attenzione e lo stesso rispetto che ottiene oggi la lettura degli atti dell'Assemblea costituente. Ci troviamo di fronte ad un processo di riesame in profondità della Costituzione. Pertanto l'Assemblea, il nostro Parlamento, oggi la Camera dei deputati, credo che debbano avere la piena consapevolezza dell'importanza di ciò che avviene. Le chiedo, signor Presidente, se sia possibile affrontare un processo di riforma di questa importanza come se fossimo in una fabbrica in cui non esiste la progettazione del processo industriale, ovvero in cui ogni reparto separatamente produce un pezzo, ma non esiste un luogo in cui si valuta il prodotto finito, laddove in questo caso il prodotto finito è la Costituzione della Repubblica.
Siamo alla sesta formulazione - lo ricordava adesso il collega Fassino - di una proposta di riforma costituzionale, di devolution (come la si è definita). Qualcuno potrà dire che si tratta della dimostrazione che il Parlamento lavora e si impegna.
Sappiamo bene che non è così, come sappiamo che l'incessante rielaborazione è il frutto di un estenuante e confuso processo di compromessi politici nella maggioranza di Governo. Se si approva in Parlamento una norma pasticciata, vi è sempre modo di modificarla, ma una riforma di sistema di tale portata non la si può approvare se si è consapevoli in coscienza che non potrà essere soddisfacente, perché il suo scopo fondamentale appare quello di conseguire un compromesso tra i vari partiti politici.
Signor Presidente, concordemente chiediamo di discutere tali materie a ragion veduta. Non credo che gli italiani potranno perdonare un Parlamento che lavora in un modo tanto incoerente su materie così importanti. Da parte di tutti i presidenti delle regioni governate dal centrodestra è stata chiesta al Governo una riunione di una rappresentanza decisiva della nostra Repubblica quale la Conferenza Stato-regioni e autonomie locali. Il ministro Calderoli annuncia che si sospenderà
l'esame degli articoli 118 e 120, nonché di altre parti oggetto della riforma, in attesa di questo incontro.
Che senso ha, allora, proseguire come se tutto fosse chiaro e coerente, quando palesemente non lo è? Che senso ha proseguire nell'esame, pezzo per pezzo, di tale riforma, in presenza di decine di emendamenti provenienti dalla maggioranza, parte dei quali sembrano candidati all'approvazione e parte alla bocciatura? Perché, al termine del dibattito sulle linee generali di un provvedimento così importante, né il relatore né il rappresentante del Governo hanno replicato? Sono evidenti i motivi: perché il processo legislativo è apertissimo e perché nel Governo si sta facendo strada, come si legge sulla stampa, o almeno in parte della maggioranza, l'intenzione di approvare solo una parte di tale riforma e di accantonarne un'altra.
Si attende - è stato chiesto dall'onorevole Castagnetti, nonché da altri colleghi nel corso del dibattito sulle linee generali del provvedimento - che per il 30 settembre (abbiamo finora avanzato vanamente la richiesta di non procedere finché questi dati non saranno di dominio pubblico) vengano analizzati i costi effettivi della riforma (lo chiede il paese e non solo i commentatori autorevoli di ogni parte dello schieramento politico e dell'opinione pubblica), una volta entrata a regime, per la Repubblica italiana e, dunque, per il popolo italiano.
Signor Presidente, tali argomenti ci spingono a chiedere al Governo una pausa per riflettere e per poi decidere a ragion veduta. Permettetemi questa espressione, occorre un'operazione-verità! Se il Governo ha un progetto chiaro e compiuto, è suo interesse presentarlo nella sua completezza e chiarezza, e così vale per la maggioranza di Governo.
Credo che, per raggiungere tale verità, si dovrà riflettere compiutamente, organicamente e criticamente sulla riforma del Titolo V della Costituzione varata dal centrosinistra tre anni e mezzo fa. Penso sia stato certamente opinabile e discutibile votare con una stretta maggioranza quella riforma, ma vorrei ricordare ai colleghi che essa fu scritta - non lo dimentichiamo - anche dai parlamentari del centrodestra e che la sua approvazione fu invocata dai presidenti delle regioni, dai sindaci e dai presidenti delle province di quello schieramento.
È una scelta che da parte nostra può essere difesa ma, allo stesso tempo, è importante evidenziare che siamo consapevoli che, se allora quella maggioranza assunse la responsabilità di non fermare una riforma in senso regionalista ed autonomista tanto attesa dal paese, oggi è necessaria una verifica obiettiva dei risultati di quella riforma. Non vogliamo fermarci nel processo riformatore, ma neppure procedere come schiacciasassi ignorando il dovere di rivedere alcune parti in modo organico, alla luce dell'esperienza di quella riforma, mentre si mette mano ad un disegno tanto più impegnativo.
Dunque, signor Presidente, abbiamo bisogno di ritrovare un filo possibilmente condiviso sulla Repubblica del futuro; infatti, gli effetti di ciò che da oggi in poi approveremo peseranno per anni. L'innovazione necessaria riguarda: l'equilibrio dell'ordinamento federale, regionale e delle autonomie; la risoluzione dei conflitti tra Stato e regioni; il connesso equilibrio e la funzionalità della forma di governo; il bilanciamento e l'efficacia dei poteri dal Presidente del Repubblica fino ai nostri comuni. Occorre ragionare!
Per questo, chiediamo all'Assemblea di accogliere una proposta che ci consenta di decidere in modo responsabile e chiaro (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Hanno chiesto di parlare anche alcuni colleghi del gruppo Misto, che invito a contenere i tempi dei rispettivi interventi.
Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Boselli. Ne ha facoltà.
ENRICO BOSELLI. Signor Presidente, come già richiamato dagli onorevoli Fassino
e Rutelli, prima di passare all'esame delle proposte di riforma costituzionale, intendiamo sottoporre al Governo - qui rappresentato dal ministro per le riforme istituzionali - e alla maggioranza una serie di riflessioni.
Nel corso di questi mesi ci siamo divisi sul giudizio relativo a questa riforma, abbiamo discusso dell'importante richiamo del Capo dello Stato al fine di giungere ad una proposta condivisa, affinché la riforma della Costituzione non fosse il terreno di scontro tra maggioranza e opposizione, oggi o in un prossimo futuro.
Tuttavia, le osservazioni che questa mattina intendiamo rivolgere al Governo non riguardano il merito, ma alcune questioni preliminari.
In primo luogo, la necessità che, prima di proseguire nel dibattito, nella decisione, nell'approvazione delle proposte di riforma, il Parlamento sia messo in condizione di ascoltare le opinioni che la Conferenza Stato-regioni e autonomie locali ha in questi giorni anticipato. Sappiamo che, da parte delle regioni italiane, è stato espresso un giudizio preoccupato; la richiesta di un incontro urgente è stata rivolta all'unanimità da tutte le regioni, anche da quelle governate dal centrodestra. E, poiché le regioni e le autonomie locali sono i principali destinatari della riforma, in particolare di quella del Titolo V, riteniamo assolutamente indispensabile che questo chiarimento vi sia.
Tra l'altro, nel corso di questi mesi il Governo ha presentato ben cinque testi di riforma, uno diverso dall'altro o almeno uno con contenuti differenti dall'altro.
Pensiamo che oggi sia assolutamente legittimo chiedere al Governo, prima di iniziare il dibattito e procedere alle votazioni, di conoscere il testo conclusivo e di avere una cornice generale, in cui si possano iscrivere le diverse riforme del procedimento legislativo, del Titolo V della Costituzione e degli organi dello Stato.
Inoltre, un'ulteriore richiesta di chiarimento riguarda i costi del provvedimento. Tutti noi conosciamo le grandi preoccupazioni che studiosi, economisti, il mondo dell'impresa ed anche quello politico nutrono sui costi della riforma. Il ministro dell'economia ha assicurato al Parlamento che entro il 30 settembre fornirà una sua valutazione. Penso che sia del tutto evidente la necessità di attendere tale valutazione per poter operare una riforma che non pesi né sui cittadini né sul sistema produttivo.
Infine, arrivano voci ricorrenti, riprese dalla stampa in queste settimane, che riferiscono della volontà da parte del Governo e della maggioranza che lo sostiene di limitarsi all'approvazione della sola riforma del Titolo V, per rimandare successivamente, con una differente procedura, quella inerente al procedimento legislativo e alla forma di governo. A queste voci se ne sono aggiunte altre, secondo cui la maggioranza ed il Governo sarebbero orientati ad ottenere l'approvazione definitiva del provvedimento non in tempi brevi, in modo che un eventuale referendum - qualora la riforma non dovesse essere approvata con la maggioranza prevista dalla nostra Costituzione - possa svolgersi solo dopo le prossime elezioni politiche.
È evidente che tali intenzioni, se confermate, contrastano con la volontà di procedere a tappe forzate, senza aprire un confronto e senza rispondere alle osservazioni sollevate. Per queste ragioni, signor ministro e maggioranza di Governo, vi chiediamo, come hanno già fatto gli onorevoli Fassino e Rutelli, una pausa di riflessione. Non esiste alcuna ragione per trasformare questo confronto in uno scontro che avrebbe, come unico risultato, quello di danneggiare la capacità del Parlamento di avviare una riforma profonda delle nostre istituzioni.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi ed esponenti del Governo, le richieste che stanno pervenendo dagli interventi in aula
si ispirano ad un principio di buon senso, spesso difficile da applicare all'iter complesso percorso dalla vostra proposta di riforma. Il gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo si trova particolarmente in imbarazzo rispetto alla discussione, in quanto i Verdi sono nati come partito federalista. La riforma in oggetto si definisce federalista senza che a tale affermazione corrispondano le norme contenute al suo interno. Si tratta, infatti, di una riforma sostanzialmente centralista, in quanto ricolloca al centro, in maniera anche brutale, alcune competenze e perché dà vita ad un centralismo regionale, mantenendo un carattere secessionista solo in materie quali la scuola e la sanità, sfasciando quindi settori essenziali per la vita dei cittadini. In realtà, tale pericolo esiste anche per l'ordine pubblico, ma in questo caso il rapporto tra Polizia di Stato e polizie municipali non è ancora definito e sarà determinato soltanto dall'effettivo andamento dei lavori. Siamo quindi davanti ad un paradosso, per cui la Lega ingoia una serie di centralizzazioni brutali, ma in cambio può rivendicare la spaccatura del paese sul fronte della scuola, della sanità e delle polizie locali.
I Verdi hanno sempre creduto al principio di sussidiarietà - tanto da essere espressamente previsto nello statuto redatto 18 anni fa, quando nacquero come forza politica - e al vero federalismo, non certo alla bandiera secessionista, sventolata per arrivare, invece, ad una riforma che disegna un assetto molto più centralista di quello precedente In ragione di ciò, ci troviamo in imbarazzo di fronte a questo impianto che non funziona - come in realtà non funzionano neanche gli altri - e a questo obbrobrio e vi chiediamo quantomeno di attendere le informazioni necessarie per effettuare i passaggi nella Conferenza Stato-regioni, per verificare i costi della riforma, con richieste di puro buon senso. A differenza di alcuni colleghi, non crediamo però ad una vostra resipiscenza, neppure dopo il passaggio nella Conferenza Stato-regioni o dopo un'analisi dei costi.
Quindi, non possiamo che chiedere di seguire almeno prassi di buon senso. Da parte nostra, anche a scanso di equivoci, vista la confusione che già si è creata nell'ambito dell'opposizione, preannunciamo il voto contrario su tutti gli articoli della riforma che proponete, senza dubbi e senza equivoci, in quanto riteniamo che il tempo che può esservi concesso per riflettere ulteriormente non potrà migliorare un obbrobrio di riforma. Dunque, l'esito sarà il referendum popolare, in quanto è improbabile che venga modificato questo mostro giuridico, costituito dalla dittatura del premier e dalla dittatura della maggioranza, da un pateracchio di sistema legislativo che creerà solo conflitti e, soprattutto, dal paradosso di far convivere norme che centralizzano nel modo più brutale le scelte e norme che in alcuni comparti essenziali riescono a spaccare il paese.
L'operazione nella quale siete riusciti è un mostro giuridico, e, per quanto ci riguarda, non saremo mai complici di un qualunque tentativo di portare avanti tale mostro giuridico, definito riforma ma che in realtà è un patto scellerato per mettere insieme le vostre contraddizioni e per fare propaganda elettorale, ma assolutamente inutile per il bene del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e Misto-socialisti democratici italiani).
MAURA COSSUTTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor ministro, tutta l'opposizione vi sta dicendo: «fermatevi!». Lo diciamo per senso di responsabilità nazionale e per la responsabilità politica di rappresentare il paese. Fermatevi, perché si tratta di un testo che non modificherà, bensì stravolgerà la nostra Costituzione, la Costituzione di tutti, la Carta ordinatrice del nostro sistema democratico e del nostro modello sociale.
Stravolgete la forma dello Stato e del Governo, rompete l'unità nazionale e l'universalità
del sistema dei diritti. Il paese ha capito, e oggi non è solo l'opposizione in quest'aula a chiedervi di fermarvi, bensì la società intera: amministratori, intellettuali, giuristi, costituzionalisti, sindacati, cittadini. Oggi sul Corriere della sera Sartori denuncia: siete irresponsabili e pericolosi. Egli insiste, con ostinazione democratica, nel lanciare un allarme. Di fronte a ciò, andate avanti, contro ogni obiezione, senza rispondere e senza neppure un effettivo confronto istituzionale con le regioni e con gli enti locali, rinviando persino la questione dei costi, come si trattasse della copertura di una qualsiasi legge ordinaria; andate avanti verso un voto pericoloso e al buio.
Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un passaggio cruciale. Oggi, in quest'aula, signor ministro, l'opposizione si assume una responsabilità istituzionale altissima, una responsabilità storica di classe dirigente nazionale. Fermatevi, perché il paese vi giudicherà (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e di Rifondazione comunista).
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Chie do di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, anche il Movimento dei repubblicani europei, che in questa sede ho l'onore di rappresentare, essendo «tornata a casa», vale dire il Partito repubblicano di Ugo La Malfa e di Giovanni Spadolini, nel quale ho militato per oltre vent'anni, chiede al Governo di fermarsi a riflettere.
Ci chiediamo se sia conciliabile con la forma repubblicana un Senato federale della Repubblica eletto contestualmente ai consigli regionali, che deve rappresentare il territorio regionale, i cui membri hanno l'obbligo di rispondere di fronte ai consigli regionali. Ci chiediamo se sia conciliabile con la forma repubblicana un primo ministro che ha poteri rafforzati ed eccessivi, ribaditi più volte nel vostro testo.
Ritengo che la risposta a queste domande sia negativa, ovvero che non sia possibile che tali norme siano conciliabili con la forma repubblicana, nel senso programmatico, sostanziale e attuativo che la Costituzione deve avere.
Penso, infatti, che queste norme costituiscano soltanto la risposta all'esigenza di affidare impropriamente alla Costituzione il ruolo di garante dei patti politici, non quel ruolo di carta delle regole del gioco che, invece, è l'unico conciliabile con la forma repubblicana. L'obiezione, quindi, è di fondo: non c'è forma repubblicana quando la Costituzione si carica di responsabilità politiche che devono rinsaldare i vincoli di maggioranza. Soprattutto non c'è forma repubblicana quando alcune forze politiche dell'attuale maggioranza di Governo reclamano il rafforzamento della rappresentatività regionale, anzi la devolution del potere politico, per portare acqua al mulino dell'indipendenza territoriale, della divisione, della cessazione dell'unità nazionale, dell'abolizione della parità di diritti. Da qui la nostra contrarietà e la nostra obiezione.
Pertanto, come tutti gli altri segretari dell'opposizione, noi chiediamo una sospensione, una sospensione che sia responsabile e fruttuosa. Chiediamo al Governo - così come hanno fatto l'onorevole Fassino, l'onorevole Rutelli ed altri - di individuare finalmente un testo base definitivo e definito nei suoi ambiti e non la sommatoria affastellata di sempre nuove differenziazioni, modifiche, emendamenti e soluzioni più o meno fantasiose. Chiediamo un testo che valuti le indicazioni delle regioni ed anche quelle del vostro ministro dell'economia, un testo che dia modo di procedere a modifiche coerenti, utili e non politiche - anzi partitiche -, modifiche condivise ed unitarie, esattamente così come ci chiede il Presidente della Repubblica, che noi stimiamo e onoriamo, con i fatti e non con le parole.
LUCA VOLONTÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghi dell'opposizione, noi siamo stati tra quelli più prudenti, rispettosi ed anche timorosi nei confronti del percorso delle riforme costituzionali. Lo siamo perché fermamente convinti che lo spirito unitario che animò i lavori costituenti debba essere ritrovato ogni qualvolta si affronti un tema centrale, quale è la legge fondamentale di una nazione.
Devo dirvi con grande sincerità che la richiesta di sospensione mi lascia stupefatto, visto che il calendario del mese di luglio e del mese di settembre è stato approvato all'unanimità e perché, con questa parte della riforma che oggi iniziamo ad esaminare e votare, noi rimediamo ai guasti che sono stati oggetto di ampia autocritica, anche da parte di chi tra voi approvò - senza confronto con l'opposizione di allora - la riforma del Titolo V, i guasti del centrosinistra...
FRANCESCO GIORDANO. Non è vero!
LUCA VOLONTÈ. Tra qualche minuto voteremo alcune riformulazioni condivise e non inventate dentro una qualche stanza fuori dal Parlamento e il lavoro del Comitato...
FRANCESCO GIORDANO. Ma quanto costa?
PRESIDENTE. Onorevole Giordano, si tratta della sua opinione...
LUCA VOLONTÈ. Il lavoro del Comitato sta a testimoniare proprio questo.
Ci si chiede di sospendere per molte ragioni, tra cui quella dei costi, ma i costi saranno ben chiari quando sarà approvata la riforma, a partire dalla riforma del Titolo V, come lei, onorevole Giordano, sa benissimo e come sanno i suoi colleghi. Lei e i suoi colleghi sapete anche che il testo è aperto al contributo di tutti, a partire dalle preoccupazioni degli istituti di ricerca contabile, della società civile, ma soprattutto - mi preme ripeterlo - della totalità del Parlamento.
Siamo certi che il primo costo che ha subito il nostro paese in questi ultimi anni - ed è già un costo definitivo - è rappresentato dai blocchi della vostra riforma presso la Corte costituzionale e questo è di tutta evidenza: basterebbe rivolgersi alla Corte o alla Conferenza Stato-regioni o al Governo per sapere quanto quella riforma è costata in termini di prezzi, ma anche di competenze legislative tra gli uni e gli altri, e quindi di efficienza nei confronti dei cittadini.
Onorevoli colleghi dell'opposizione, sul finire del mese di luglio avevamo apprezzato molte vostre aperture e disponibilità al confronto e continuiamo a confidare nel senso di responsabilità di tutti, anche - mi permetto di dirlo - nel vostro.
Purtroppo, però, dalle ultime 48 ore qualcosa è successo! C'è stato pubblicamente un diktat del vostro futuro leader Romano Prodi, che ha interrotto quella disponibilità; eppure, nonostante questo, positivamente, la responsabilità di molti di voi consente di continuare un lavoro proficuo all'interno del Comitato ristretto, lavoro che porterà anche oggi alla riformulazione e all'accettazione dello spirito di molti emendamenti e di molte preoccupazioni.
Non vorremmo che questo stop, intervenuto grazie al vostro leader - che si comporta (lo abbiamo già visto nella storia della Repubblica) come l'allora segretario confederale della CGIL Cofferati, ossia animato da un pregiudizio a prescindere dal merito delle cose che si stanno discutendo ed a prescindere dalla discussione e dai frutti che essa può dare al paese e alla riforma - porti molti di voi ad evitare di essere coerenti con ciò che avevate affermato pubblicamente nei mesi estivi, e cioè che molte riforme, divenute patrimonio dell'intera maggioranza, avrebbero potuto essere votate convintamente anche da voi.
Vi richiamiamo quindi ad un senso di responsabilità e di unità, come quello invocato dal Capo dello Stato, da molti di voi citato tre giorni fa e dimenticato, purtroppo, nelle ultime 48 ore.
Spero che questo senso di responsabilità, di equità e di apertura diventi fruttuoso
per i nostri lavori, a partire dalla riforma del Titolo V che stiamo affrontando. Vi chiediamo cioè di lavorare insieme, comunemente, di affrontare la riforma costituzionale assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Evitare questo confronto per tattiche elettoralistiche, negarlo per ritrovarsi uniti per caso, come sembra stiate facendo nel vostro percorso interno, intorno e per ordine di Prodi, appare a noi, appare al paese un grande passo indietro, un passo verso la direzione opposta alle necessità del paese ed a quelle di un confronto, di un bipolarismo maturo che affronti, insieme, anche la riforma della Carta costituzionale.
Nonostante questo vostro atteggiamento, sappiatelo, avendo apprezzato allora la vostra disponibilità e anche alcuni punti degli interventi di oggi molto aperti, noi manterremo aperto il dialogo; non cadremo nel trabocchetto di essere, come voi, obbligati a votare questa riforma esclusivamente a maggioranza.
Non abbiate però paura, cari amici, di trovarvi d'accordo, a partire proprio dalla riforma che voi avete invocato insieme a tutto il Parlamento, e cioè la riforma del Titolo V della Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, colleghi, credo che, come sempre, per il rispetto e l'attenzione che merita il Parlamento e che meritano i leader dell'opposizione quando prendono la parola in aula, ci siamo sforzati un po' tutti di capire le ragioni della loro richiesta di sospendere il dibattito del provvedimento in esame.
Io credo però, Presidente, che vi sia un equivoco di fondo, perché, avendo cercato di ascoltare le loro ragioni e motivazioni, non ho trovato nulla, dico davvero nulla, che abbia un qualche fondamento con la realtà, con l'esame del provvedimento, con i passaggi svolti. Trarrò in seguito le conclusioni su questo atteggiamento; per adesso, manifesto solo un pò di delusione per tale richiesta e per le motivazioni apportate.
Signor Presidente, dovremmo forse ricordare ai leader dell'opposizione, la qualcosa sicuramente i loro capigruppo avranno fatto, che giungiamo oggi, martedì 21 settembre, con la richiesta di passare all'esame dell'articolo 32, concernente l'articolo 114 della vigente Costituzione, solo perché, onorevoli Fassino, Rutelli, Giordano, abbiamo accolto praticamente tutte le richieste avanzate dai gruppi dell'opposizione.
La discussione generale era prevista per lo scorso mese di luglio.
A luglio, accogliendo una richiesta dell'opposizione, abbiamo convenuto di limitarci ad iniziare la discussione sulle linee generali, rinviandone il seguito al mese di settembre, per consentire che la stessa discussione potesse svolgersi avendo cognizione delle proposte emendative che, nel frattempo, la maggioranza avrebbe presentato. Alla ripresa, nel mese di settembre, accogliendo una seconda richiesta da parte dell'opposizione - di buon grado, correttamente e giustamente, come avviene quando le richieste sono fondate -, il ministro Calderoli è intervenuto nella discussione sulle linee generali illustrando le proposte emendative presentate dalla maggioranza. Presentati gli emendamenti e votate le questioni pregiudiziali, abbiamo accolto la richiesta di sospensione dell'esame del provvedimento, la scorsa settimana, stabilendo un termine più ampio per la presentazione dei subemendamenti, e abbiamo convenuto, quindi, di riprendere l'esame quest'oggi, accogliendo - ripeto - una richiesta dell'opposizione. Sempre accogliendo un'altra richiesta dell'opposizione, abbiamo convenuto di iniziare oggi l'esame del provvedimento a partire non dall'articolo 2 del disegno di legge costituzionale, che si riferisce alla composizione della Camera dei deputati, ma dall'articolo 114 della Costituzione.
Perciò, abbiamo fatto tutto ciò che l'opposizione ci ha chiesto ed è esattamente questo che oggi ci viene imputato.
Esaminiamo, però, anche le altre ragioni, le altre motivazioni addotte dall'opposizione. Per quanto riguarda la cosiddetta onerosità, già è stato fatto osservare dal collega Volontè che, per quanto riguarda la sede parlamentare, l'aspetto parlamentare, in base ai pareri che sono stati formulati questo disegno di legge costituzionale non comporta e non presenta caratteristiche di onerosità; lo abbiamo riscontrato tutti insieme.
È stata più volte consultata e riunita la Conferenza Stato-regioni - come era giusto e doveroso - quando il disegno di legge è stato presentato. Di fronte ad emendamenti di natura esclusivamente parlamentare, il Governo non sarebbe tenuto a riunire la medesima Conferenza. Ciononostante, si è dichiarato disponibile in tal senso. Mi risulta che, già ieri sera, si è svolto un incontro, ampiamente positivo, con i presidenti delle regioni e mi risulta altresì che, per questa settimana, è stata nuovamente convocata la Conferenza Stato-regioni, pur non essendo il Governo tenuto a farlo. Nonostante la Commissione non sia a ciò tenuta, già abbiamo dichiarato che accantoneremo nuovamente l'esame di quegli articoli che saranno oggetto di una nuova, ennesima riunione della medesima Conferenza. Quindi, davvero non capisco per quali ragioni di merito e di procedura dovremmo sospendere questa mattina l'esame del provvedimento, avendo noi accolto, sia a luglio, sia settembre, sia, ancora, giovedì scorso, tutte le richieste che l'opposizione ha formulato.
Allora, signor Presidente, passerò al merito e alle ragioni politiche. Credo che ci sia qualcosa che sta a cuore a tutti noi: la centralità del Parlamento, che è massima e che vale proprio quando sono approvate riforme importanti. La riforma principale che un Parlamento possa approvare, come noi stiamo facendo adesso, è la riforma della Costituzione. Per questa riforma, onorevole Fassino, non abbiamo previsto tre giorni di tempo ma quattro settimane. Verifichi i tempi con i quali fu esaminato il provvedimento nella precedente legislatura, da parte del centrosinistra. Quattro settimane consecutive, con un calendario esclusivamente dedicato a questo provvedimento! Stiamo dimostrando la disponibilità al confronto, disponibilità che, se avesse potuto prendere la parola il presidente della I Commissione, nonché relatore del provvedimento, Donato Bruno, si sarebbe tramutata nel resoconto delle riunioni che, in questi giorni, il Comitato dei nove ha svolto su richiesta dei gruppi dell'opposizione. Egli vi racconterebbe di un esame sereno, compiuto e approfondito svolto in quella sede, insieme anche ai vostri rappresentanti, e dell'accoglimento di numerose proposte di modifica avanzate dai gruppi parlamentari di opposizione.
Allora, la centralità del Parlamento consiste anche nella rivendicazione dell'autonomia dei gruppi parlamentari, anche dell'opposizione, dell'autonomia dei commissari, anche dell'opposizione, e non consiste nel prendere ordini, in riunioni extraparlamentari, da chi non è parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) e non vuole ancora essere parlamentare e vuole impartire ordini al Parlamento e ai gruppi parlamentari, anche di opposizione - lo ripeto -, su come dovrebbe essere svolto l'iter, su come dovrebbe essere svolta una procedura che noi tutti abbiamo concordato di svolgere in un certo modo, con il vostro consenso e venendo incontro alle vostre proposte ed alle vostre richieste!
Ecco perché, Presidente, queste richieste suscitano delusione e sfiducia. Avevamo guardato con molta fiducia alla posizione di astensione espressa la scorsa settimana sull'articolo 1, anche se nel merito non voleva dire alcunché; si trattava quasi di un atto dovuto, poiché tale norma stabilisce semplicemente che il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica. Sul Senato federale, in questi anni, si sono espressi, anche in sede di Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole D'Alema, diversi esponenti del centrosinistra. Che una semplice ed innocua
posizione di astensione espressa dai gruppi dell'opposizione sull'articolo 1 della riforma abbia determinato una discussione, una frattura, un litigio o un conflitto è per noi fonte di profonda preoccupazione! Infatti, a quella posizione di astensione avevamo guardato con fiducia poiché, per la prima volta in questa legislatura, su un tema così importante come le riforme istituzionali vi sarebbe stata finalmente la possibilità di aprire un confronto di merito, senza schieramenti precostituiti, senza posizioni pregiudiziali! Oggi, invece, i vostri leader hanno dichiarato che esprimerete un voto contrario su tutti gli articoli! Ma se non sapete ancora come «usciranno» gli articoli dall'esame e dalla votazione delle proposte emendative e dai pareri espressi dal Governo e dalla Commissione!
Presidente, non vorrei che, ancora una volta, si stesse affermando una posizione massimalista, estremista che - in questo caso, sì - danneggerebbe la centralità del Parlamento e farebbe venire meno la possibilità di un confronto parlamentare libero, aperto, al quale la maggioranza tiene. Ma se l'opposizione sciaguratamente non decidesse di sottrarsi (come sembra purtroppo) alle decisioni extraparlamentari - le vostre, non le nostre! - assunte ieri sera, ciò non potrebbe impedire alla maggioranza di procedere, altrimenti - lo ripeto - verrebbe meno la centralità del Parlamento! Tale centralità, infatti, non può essere legata ai diktat o alle volontà extraparlamentari imposte da qualcuno che pretende di impartire determinati ordini o di rappresentare una minoranza che invece, nelle sedi parlamentari, sta cercando ed ottenendo un confronto serio e sereno sul merito del provvedimento.
Presidente, questa mattina - e nei prossimi giorni - non possiamo fare altro che procedere con l'esame (così come abbiamo stabilito insieme) di questa importante riforma, augurandoci che torni lo spirito costituente al quale tutti si richiamano. Ma lo spirito costituente, colleghi e leader dell'opposizione, dovete mostrarlo nei fatti, partecipando all'approvazione della riforma costituente e non sottraendovi per motivi di merito e di metodo (che, come mi sono sforzato di verificare, non esistono), o per ragioni politiche o di partito. State ancora una volta dimostrando che, come per la politica estera, anche per le riforme costituzionali privilegiate la ricerca di una vostra supposta e vana unità interna di partito e di coalizione rispetto alla centralità del Parlamento e alla possibilità di votare autonomamente, liberamente e con competenza una riforma che abbiamo voluto e che continueremo ad auspicare, nonostante i vostri interventi di questa mattina. Essi - lo ripeto - ci dispiacciono, ma non possono far venir meno la nostra volontà di tener fede a quel calendario che tutti insieme abbiamo stabilito (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana).
NUCCIO CARRARA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto si possa essere ben disposti nei confronti delle opposizioni, non si può non sottolineare quanto pretestuose e ingenerose siano le loro argomentazioni. Vorrei iniziare da un tema che i colleghi dell'opposizione pensano possa avere un effetto dirompente sulla nazione e sul popolo italiano: i costi della riforma.
Preliminarmente, vorrei utilizzare un'espressione che la sinistra utilizzò in occasione di un'azione ostruzionistica alla Camera. Ogni intervento cominciava con l'espressione: «Gli italiani devono sapere». E allora, gli italiani devono sapere che la devoluzione dei poteri dal centro alla periferia comincia nel 1997 con la legge n. 59, detta legge Bassanini. Da lì derivano i maggiori costi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)! Gli italiani devono sapere che, subito dopo, venne approvato il decreto legislativo n. 112 del 1998, in esecuzione della legge Bassanini,
che trasferiva - allora si diceva a Costituzione vigente, oggi dovremmo dire a Costituzione previgente - tutto ciò che era possibile trasferire alle regioni in termini di competenze e di risorse, sia umane sia di capitali. Da lì cominciano i costi che poi sono stati calcolati in 61 miliardi di euro.
In sintesi, gli italiani devono sapere che la riforma Bassanini, dopo la riforma costituzionale dell'Ulivo, è costata 61 miliardi di euro. Nessuno, dico nessuno, ha la palla di vetro per poter calcolare i costi della riforma che noi vorremmo approvare, però una cosa è certa: nella più razionale ripartizione delle materie tra Stato e regioni sicuramente si troverà un maggiore risparmio.
Perché parlo di ripartizione razionale? Perché, se rileggete il «vostro» articolo 117 e lo confrontate con il «nostro» articolo 117, vedrete che quest'ultimo si ispira ad una logica semplice, il principio di sussidiarietà: le regioni non faranno più quello che non potranno fare, perché non hanno i mezzi per poterlo fare, in quanto travalica gli ambiti regionali; quindi, quello sarà evitato. E poi guardate le materie concorrenti: anche in quel caso si è tentato di razionalizzare. Dico subito che questo lo si è fatto anche con il contributo delle opposizioni e in ciò ci siamo dimostrati molto responsabili, perché abbiamo accettato numerosi emendamenti dell'opposizione, che ha preso atto che la riforma da essa introdotta, almeno in quel punto, era sbagliata, dannosa e costosa, per restare al nostro ragionamento.
Ebbene, le materie concorrenti non sono più 18, come nel testo vigente, ma 11. Questo sicuramente comporterà un risparmio - è nella logica naturale delle cose -, nonché una minore pressione nei confronti della Corte costituzionale, che noi speriamo si riduca ulteriormente, laddove avremo fatto chiarezza tra le competenze e conseguito un ulteriore risparmio. Quello che noi non siamo capaci di calcolare, amici dell'opposizione, è l'effettivo risparmio che ne deriverà, l'effettivo risparmio, non i costi effettivi, perché abbiamo razionalizzato e semplificato.
Ai politici di tutte le stagioni che cambiano idea ad ogni stormir di fronde, voglio ricordare - gli italiani devono sapere! - che l'Ulivo si impegnò nel 2001 su un preciso programma, che prevedeva la costruzione del federalismo e di una Camera federale. Una Camera federale è prevista nella nostra proposta, più snella dell'attuale Senato. Lo snellimento di entrambe le Camere, Senato e Camera dei deputati, è previsto nella nostra proposta. Ci saranno oltre 160 parlamentari in meno, e questo comporterà inevitabilmente anche un certo risparmio; un risparmio che non possiamo ovviamente calcolare, ma che non potrà mancare.
Altro punto. Nel programma si dice che bisogna dare agli italiani la scelta della maggioranza di Governo e del primo ministro. Ebbene, questo si chiama premierato! Abbiamo introdotto il premierato e abbiamo anche introdotto un premierato equilibrato, laddove l'Ulivo voleva un premierato secco, che si basasse sul principio simul stabunt simul cadent. Ciò perché (come riportato nel programma dell'Ulivo) si sarebbe giunti allo scioglimento automatico delle Camere qualora si fosse registrata la sfiducia da parte del Parlamento.
Il consiglio che vi rivolgiamo, allora, è di essere più prudenti, di valutare le singole disposizioni e di non temere - come, ad esempio, ha fatto qualcuno - per l'unità nazionale, poiché gli italiani devono sapere che, nel 2001, l'Ulivo cancellò dalla Costituzione il principio dell'interesse nazionale; noi, invece, intendiamo reintrodurre nuovamente nella Costituzione l'interesse nazionale. Ciò significa, inequivocabilmente, salvaguardare l'unità del paese: pertanto, registriamo sicuramente un passo avanti rispetto a quanto realizzato dall'Ulivo!
Gli italiani devono sapere, inoltre, che noi vogliamo veramente il confronto con le opposizioni. Abbiamo percorso tale strada e ci confrontiamo ogni giorno; tuttavia, ogni giorno sentiamo sollevarsi, dentro e fuori il Parlamento, «grida di dolore» basate su una conoscenza inesatta delle
disposizioni che vorremmo approvare, oppure frutto addirittura di una palese e manifesta malafede.
Riportiamo le cose al loro stato normale, allora: confrontate il testo della Costituzione vigente con quello che approveremo, rapportatelo al vostro programma elettorale, e poi vedrete che siamo stati responsabili, siamo venuti incontro alle vostre richieste e siamo sempre pronti al confronto; tuttavia, non può essere accettata alcuna strumentalizzazione, e tanto meno la malafede (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, a questo punto credo sia utile riportare un po' di ordine nel dibattito.
Non ho ben compreso se sia stata formulata una proposta formale; è chiaro, tuttavia, che è stata posta una questione politica. Al riguardo, le posizioni della maggioranza e dell'opposizione sono diverse ed è stato chiamato in causa il Governo. Ritengo pertanto opportuno dare ora la parola al ministro Calderoli, il quale peraltro ne aveva già fatto richiesta.
Ha facoltà di parlare, signor ministro.
ROBERTO CALDEROLI, Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. Signor Presidente, intervengo per formulare alcune brevi puntualizzazioni rispetto a quanto è stato affermato questa mattina.
Non intendo entrare nel merito, che è squisitamente parlamentare, della richiesta avanzata, che mi sembrava essere stata superata all'unanimità dall'Assemblea la settimana scorsa.
In merito ai testi o al testo oggi in discussione, vorrei osservare che non corrisponde a verità il fatto che si tratti di cinque o sei testi. Esiste, infatti, un solo testo, di iniziativa del Governo, che è stato portato in sede di Conferenza Stato-regioni, e l'esecutivo, anche in tale sede, non ha presentato alcuna proposta emendativa, mentre tutte quelle presentate sono di iniziativa parlamentare.
Pertanto, ritengo che il lavoro sia parlamentare - ed i lavori della Commissione ne sono testimonianza: basti verificare quanto è passato in tale sede -, ancorché indirizzato, ovviamente, come è necessario, dal Governo.
Proprio sulla base di ciò, abbiamo ritenuto impropria la Conferenza Stato-regioni (o anche la Conferenza unificata) come sede di confronto, proprio perché si tratta di un luogo di incontro tra esecutivi; trovandoci di fronte a proposte emendative di iniziativa parlamentare, credo sarebbe stato assolutamente poco rispettoso nei confronti del Parlamento affrontare tale questione in quella sede.
Nonostante tutto ciò, proprio per lo spirito che ci ha animato, al fine di avere il maggior numero possibile di indicazioni da chi fruirà della nostra riforma, sono stati informalmente consultati tutti questi soggetti istituzionali - ed è stata comunque convocata (credo nella serata di giovedì di questa settimana) una riunione della Conferenza unificata -, avendo concordato con gli stessi che il Parlamento potesse tranquillamente procedere alla trattazione degli articoli al nostro esame ed eventualmente, qualora fosse stata avanzata una richiesta dal Governo (ovviamente, con il consenso dell'Assemblea), alla discussione dell'articolo 118 della Costituzione. Ciò perché ritenevano che fosse oggetto di possibili proposte, unanimemente condivise, da parte loro.
Si tratta di proposte di cui il Governo si farà portavoce, sia in seno al Comitato dei nove, sia presso questa Assemblea, anche se, ovviamente, si tratta di proposte emendative che dovranno essere successivamente valutate dalla Camera.
Per concludere, vorrei segnalare che ho ascoltato qualcuno sostenere che il ministro Siniscalco si sarebbe impegnato, entro la fine del mese di settembre, a fornire dati finanziari relativi ai costi della riforma.
Il ministro Siniscalco lo avevo già sentito immediatamente dopo la sua nomina, in relazione a questo provvedimento. Egli, poco fa, mi ha comunicato che non ha mai assunto, con nessuno, un obbligo del genere.
Egli mi ha anche ribadito che il Ministero dell'economia e delle finanze non ha
mai commissionato alcun tipo di studio in relazione a tale aspetto, e ciò vale anche per la Presidenza del Consiglio dei ministri. È impossibile fare previsioni di spesa sulla base di principi quali quelli contenuti in una Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Inoltre, il calcolo sui costi - od altro - può essere effettuato solo sulla base dei meccanismi e delle applicazioni che si daranno a tali principi. Pertanto, non facciamoci fare il preventivo di una casa, senza avere prima in mano il progetto (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Grazie, senatore Calderoli.
Naturalmente, la questione posta è di carattere politico e mi sembra che il dibattito tra opposizione e maggioranza che si è svolto, con l'intervento del Governo, abbia evidenziato che vi sono diversi punti di vista.
Un dato mi preme, tuttavia, puntualizzare, dal mio punto di vista. Si tratta di un aspetto importante e riguarda il rapporto tra il Governo e le regioni. Per quanto concerne il richiamo alla richiesta delle regioni e delle province autonome al Presidente della Camera, nel senso di una programmazione dei lavori parlamentari che consenta l'esame degli articoli della riforma dopo la conclusione della riunione della Conferenza Stato-regioni che, contestualmente, le regioni stesse hanno chiesto di convocare, devo precisare - proprio perché mi sono fatto carico, più volte, di un dialogo serrato con i rappresentanti delle regioni e proprio perché ho favorito il più ampio confronto, in Commissione, d'intesa con il presidente Bruno, tra tutti i soggetti istituzionali interessati alle riforme - che lo svolgimento dell'attività legislativa e le decisioni circa l'organizzazione dei lavori parlamentari appartengono alla sfera di autonomia istituzionale della Camera e non possono essere subordinati allo svolgimento del confronto, che in altre sedi si svolge, tra il Governo ed altri soggetti istituzionali. È un problema di principio, su cui credo che maggioranza ed opposizione non possano avere idee diverse. Questo è un punto di fondo.
Noi siamo legislatori. In altra sede si svolgono gli incontri tra i rappresentanti dell'esecutivo e delle regioni; guai a fare confusione di responsabilità! Capisco la richiesta avanzata sul piano politico - ci mancherebbe altro: ciascuno di noi ha la cognizione piena di ciò che tale aspetto significa -, ma tale richiesta deve avere limiti chiari in ordine all'autonomia della nostra istituzione, ossia del legislatore. Naturalmente, ciò non significa che non debba essere svolta un'ulteriore riflessione, ma in altre sedi ed in altro ambito, in modo da non ledere la nostra autonomia.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, abbiamo ascoltato ciò che hanno detto i colleghi capigruppo della maggioranza ed il Governo ed abbiamo riscontrato una serie di contraddizioni che ci sembrano di un certo rilievo.
Anzitutto, noi, ancora oggi, non disponiamo di un testo definitivo: il collega Elio Vito ha infatti affermato - ed il ministro Calderoli lo ha ribadito - che vi è la riserva di proporre successivi emendamenti in ordine all'esito dell'incontro tra il ministro Calderoli e la Conferenza Stato-regioni.
In secondo luogo, come forse lei saprà, signor Presidente, è la prima volta che in un processo di revisione costituzionale né il relatore né il Governo, al termine della discussione sulle linee generali, hanno replicato agli interventi svolti dai rappresentanti dell'opposizione e della maggioranza. Ciò rappresenta un ulteriore «vuoto» che riscontriamo.
Quanto al problema dei costi della riforma, sia il collega Carrara sia il collega Volontè hanno fatto riferimento all'impossibilità di calcolarli finché non sarà approvato un testo.
Il senatore Calderoli ha detto un'altra cosa: in sostanza, ha affermato che costi non ve ne sarebbero, perché si tratta soltanto di principi. Signor ministro, lei sa bene che non è così, perché il trasferimento dei poteri si attua direttamente ed immediatamente e, quindi, i costi sono connessi a ciò.
Signor Presidente, in relazione alla contraddittorietà degli interventi svolti ed in relazione anche al fatto che non ci sono stati dati chiarimenti su aspetti per noi fondamentali, le chiedo, a nome dei colleghi dell'opposizione, di sospendere la seduta e di riprendere i lavori nel pomeriggio, quando lei riterrà opportuno; avvertiamo infatti l'esigenza di valutare complessivamente le nostre posizioni in relazione alle risposte fornite dalla maggioranza e dal Governo.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, sinceramente, nella mia responsabilità di Presidente, credo di dover tutelare le regole esistenti. In sede di Conferenza dei presidenti di gruppo abbiamo predisposto un calendario all'unanimità: è possibile che voi avanziate una richiesta, ma vorrei capire come ciò avvenga. Infatti, se vi è una richiesta di sospensione sic et simpliciter, sarei anche in imbarazzo in ordine al fatto che la stessa possa essere accettata dalla Presidenza, proprio perché investirebbe le competenze della Conferenza dei presidenti di gruppo. Vi può essere una richiesta di rinvio a non so quando, ma questo è un problema che evidentemente riguarda...
LUCIANO VIOLANTE. Ad oggi stesso...!
PRESIDENTE. Sta bene, lei dunque formula una richiesta di rinvio al pomeriggio per consentire all'opposizione di procedere ad una valutazione in ordine al dibattito di questa mattina. Ci mancherebbe altro, questo si può fare...!
Avverto che sulla proposta formulata dall'onorevole Violante darò la parola, ove ne sia fatta richiesta, ad un oratore a favore e ad uno contro.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare a favore.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, intervengo a favore di questa proposta, proprio perché l'opposizione deve valutare le risposte che la maggioranza e il Governo hanno fornito in ordine alla nostra richiesta di questa mattina.
Siamo rimasti molto sorpresi delle risposte, perché la nostra era una richiesta ragionevole. Vorrei ricordare ai colleghi Volontè ed Elio Vito - in particolare a quest'ultimo, che ha parlato della centralità del Parlamento e della concessione che la maggioranza ha fatto riguardo a tutte le richieste dell'opposizione - che il pacchetto di emendamenti che ha profondamente cambiato il testo originario è stato presentato dalla maggioranza mercoledì mattina, dopo che per due giorni si era svolta la discussione sulle linee generali ed esattamente ventiquattr'ore prima dell'inizio delle votazioni.
Sabato pomeriggio ho partecipato ad un convegno di giuristi ed era presente un costituzionalista che ha assistito al processo di riforma della Costituzione in Venezuela, quella di Chavez. Egli ci ha detto che quest'ultimo, che non mi sembra sia un esempio di democrazia da proporre alla nostra attenzione...
RAMON MANTOVANI. Perché?
PRESIDENTE. Onorevole Mantovani...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. ...per la maggioranza. Egli ha concesso, in ogni caso, molto più tempo all'opposizione per valutare il pacchetto di riforme che veniva proposto.
Allora, prendiamo atto che la maggioranza ritiene di aver concesso all'opposizione molto tempo, ma ciò non è assolutamente vero! Stiamo modificando la Costituzione, signor Presidente, non vorrei che ci appellassimo strettamente al rigore del regolamento parlamentare. Stiamo modificando la Costituzione!
Questa mattina, ad esempio, abbiamo saputo per la prima volta, dopo aver letto in questi giorni molte e diverse anticipazioni sui giornali, che voi non avete neppure preso in considerazione l'idea di valutare solo la revisione del Titolo V, ma volete completare la revisione di tutta la seconda parte dell'ordinamento, come nella proposta originaria. L'abbiamo appreso stamattina, perché questa mattina vi è stato domandato fino a che punto intendete arrivare. Voi avete risposto di voler arrivare fino in fondo e anche questo è un elemento che dobbiamo valutare per decidere il nostro comportamento di voto.
Voi ci avete dato delle risposte, ve ne rendete conto? Ci avete detto che i presidenti delle regioni hanno posto un problema: essi non hanno manifestato l'esigenza di essere consultati, ma hanno affermato che il modello, così com'è, non funziona, perché vi sono materie demandate all'esclusiva competenza di una Camera, altre di un'altra Camera, altre delle regioni. Vi è confusione e questa mattina un politologo, che normalmente dice cose interessanti, ci ha ricordato la confusione di questo quadro. Noi riteniamo che i presidenti delle regioni vogliano dare un contributo ed aiutare la maggioranza, il Governo e tutto il Parlamento a diradare questa confusione.
Per quale ragione sarebbe una proposta inaccettabile e stupefacente, come ha detto l'onorevole Volontè, quella nostra richiesta che, in buona sostanza, vuole dire: aspettiamo, incontratevi e poi diteci che cosa vi hanno suggerito. Perché dobbiamo procedere a «pezzi e bocconi»?
Per questo insieme di ragioni, voi ci avete detto di no. Al di là della vostra personale convinzione di aver aperto un dialogo con l'opposizione, un dialogo fatto di monologhi e configurato in modo da avere una maggioranza che ha il diritto di parlare e di proporre le proprie idee ed un'opposizione che ha il dovere di ascoltare e di prendere atto, vorrei semplicemente dire che questo non è un dialogo e che non si è mai sviluppato un dialogo!
Stamani ci avete detto che non avete alcuna intenzione di dialogare e di sentire i presidenti delle regioni per ascoltare cosa vi vengono a dire! Ci venite a dire che la valutazione dei costi è una fisima dell'opposizione: non mi risulta che il ministro dell'economica e delle finanze Siniscalco abbia smentito giornali importanti, come Il Sole 24 Ore, che hanno riportato la notizia secondo la quale sia il ministro dell'economia e delle finanze sia la Ragioneria generale dello Stato hanno investito la Scuola superiore di economia e di finanza perché anch'essi sono preoccupati dei costi derivanti dall'approvazione di questa riforma. Ci avete detto che il problema non esiste!
Vi rendete conto che questo non è un clima nel quale si possa modificare la Costituzione! L'opposizione chiede quindi una sospensione dei lavori perché occorre valutare stamattina non l'emendamento all'articolo 114 della Costituzione, bensì il vostro atteggiamento! Dobbiamo pertanto prendere atto che avete deciso di «blindare» la vostra proposta e di proporci di accettarla in blocco. Il vostro atteggiamento è stato di rifiuto sistematico di ogni tentativo di aprire una verifica ed una discussione su temi importanti, che sono poi le tre questioni alle quali avete risposto «no».
Per questa ragione, appoggio la richiesta formulata dal presidente Violante (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Francamente, non ho compreso se c'è qualcuno che intenda parlare contro la proposta formulata dall'onorevole Violante, dal momento che non ho ricevuto richieste in tal senso. Sembra quasi che l'onorevole Violante abbia convinto tutti...!
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei formulare una proposta.
Credo anzitutto si debba rivolgere un ringraziamento a tutti i colleghi che stamattina, responsabilmente, sono presenti in aula per votare il provvedimento. Ritengo inoltre, al di là delle giuste ragioni addotte dall'opposizione, ma che sono legate a vicende esclusivamente interne, che abbiamo l'esigenza di proseguire nei nostri lavori secondo l'ordine stabilito.
Mi rendo altresì conto che i colleghi, anche alla luce di quanto stamattina è avvenuto in relazione alle risposte fornite dal ministro, hanno bisogno di un ulteriore momento di riflessione. Credo tuttavia - questa è la mia proposta - che esprimere il parere relativo alle proposte emendative riferite all'articolo 32 - si tratta di pochi emendamenti, ma di sostanza - possa risultare utile anche all'opposizione ai fini della discussione che si svolgerà di qui a qualche ora.
Signor Presidente, qualora lei dovesse accedere a questa mia richiesta, preannuncio fin d'ora che il Comitato dei nove è immediatamente convocato, in modo da consentirci di continuare a lavorare.
PRESIDENTE. Vorrei ringraziarvi, dal momento che vi rivolgete tutti al sottoscritto...! Il problema tuttavia è legato alla proposta formulata dall'onorevole Violante, sulla quale lei, onorevole Bruno, concorda parzialmente, chiedendo anche di esprimere i pareri relativi alle proposte emendative riferite all'articolo 32. Credo si possa accedere alla soluzione da lei prospettata, ma è l'onorevole Violante che deve esprimersi al riguardo.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per noi l'importante è che non si cominci a votare adesso.
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
Invito pertanto il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative riferite all'articolo 32.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Leoni 32.6, Landolfi 32.71, Perrotta 32.70, Carrara 32.9, Tabacci 32.74 e Carrara 32.8, e parere favorevole sull'emendamento Elio Vito 32.200 e sull'emendamento Boato 32.5, riformulato nel senso dell'emendamento Elio Vito 32.200 (la riformulazione è stata già accettata dai presentatori in sede di Comitato dei nove). La Commissione esprime, altresì, parere contrario sugli identici emendamenti Leoni 32.4 e Osvaldo Napoli 32.73, raccomanda l'approvazione del suo emendamento 32.250, esprime parere contrario sull'emendamento Boato 32.72, raccomanda l'approvazione del suo subemendamento 0.32.201.1 e esprime parere favorevole sull'emendamento Elio Vito 32.201.
PRESIDENTE. Il Governo?
ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Castagnetti mi ha fatto notare che alcuni colleghi, tra cui gli onorevoli Bettini e Giachetti, avevano chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 32. Tuttavia, poiché sono già stati espressi i pareri, concederò loro il doppio del tempo previsto allorché interverranno per dichiarazione di voto.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15.
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