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PRESIDENTE. L'onorevole Lolli ha facoltà di
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, si tratta delle modalità di vendita dei diritti televisivi nel calcio, ossia dell'elemento che, più di ogni altro, negli ultimi anni, ha creato squilibri e distorsioni nel sistema calcistico, perché ha permesso progressivamente ad un gruppo sempre più ristretto di società di disporre di una quantità di risorse esorbitanti rispetto alle altre. Di tutto ciò ha parlato, in modo molto autorevole, pochi giorni fa, anche il Presidente della Repubblica.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo pensa sia necessario anzitutto applicare la legge n. 78 del 1999, che risolse una querelle che aveva dato
adito a contenziosi in materia, sulla questione della titolarità e della disponibilità dei diritti di trasmissione televisiva in forma codificata delle partite di calcio, riconoscendole in capo alle singole società calcistiche di serie A e B.
PRESIDENTE. L'onorevole Lolli ha facoltà di
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, ringrazio il ministro ed apprezzo soprattutto la parte finale del suo intervento,
riguardante la disponibilità a modificare la legge del 1999.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Vi è una legge, la n. 78 del 1999, che vieta la vendita dei diritti collettivi. Credo che tale legge debba essere cambiata, ma, fin quando è in vigore, deve essere rispettata. È successo, invece, un fatto paradossale. Le tre società - Milan, Inter e Juventus - che più di ogni altra hanno usufruito e beneficiato della vendita individuale dei diritti televisivi, hanno poi violato la legge medesima, perché si sono presentate in cartello a vendere i propri diritti, ossia in maniera collettiva. Lo hanno fatto in due occasioni. Hanno compiuto, nello stesso giorno e con le stesse modalità, perfino con le stesse parole, una vendita dei loro diritti. Hanno fatto perfino una conferenza stampa per annunciarlo.
Vorrei sapere cosa pensa il Governo di tutto ciò.
In secondo luogo, la normativa dettata da tale legge ha previsto una soglia massima pari al 60 per cento per l'acquisizione da parte di uno stesso soggetto - o di soggetti collegati o controllati - dei diritti di trasmissione in esclusiva in forma criptata degli incontri di campionato di calcio di serie A o comunque del torneo di calcio italiano di maggior valore. Ove tuttavia sul mercato sia presente un unico operatore, la legge prevede che tale soglia possa essere superata, purché la durata dei contratti non superi i tre anni. Deroghe o soglie diverse possono essere comunque fissate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, sentita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, tenuto conto delle condizioni generali del mercato, della complessiva titolarità degli altri diritti sportivi, della durata dei relativi contratti, della necessità di assicurare l'effettiva concorrenzialità dello stesso mercato e di evitare fatti pregiudizievoli per la contrattazione dei diritti di trasmissione relativi ad eventi di minore valore commerciale.
Attualmente, l'unico operatore della piattaforma digitale satellitare in forma codificata, Sky, si avvale della facoltà - prevista dalla legge - di superare la soglia del 60 per cento raccogliendo tutti i diritti di trasmissione delle partite di calcio di serie A.
Va inoltre osservato, per quanto riguarda l'altra questione, che il mercato dei diritti del calcio considerato dalla legge n. 78 del 1999 è costituito dal numero delle partite di serie A, con la conseguenza che è sulle 380 partite che si svolgono ogni anno che va calcolata la quota detenuta da ciascun operatore, come ha sentenziato il TAR del Lazio nel 2000. Non si comprende, quindi, in base a quali criteri si sia calcolato il 75 per cento. Infatti, le tre squadre di serie A di cui si è parlato coprono 114 partite su 380 incontri, ossia il 27 o 28 per cento del totale.
Inoltre, va considerato che la legge, con le relative soglie, riguarda solo gli acquisti di diritti in esclusiva nell'ambito di un medesimo mercato. Ad un primo esame - ma è materia da approfondire - possono sorgere dubbi circa l'applicabilità di tale legge al caso prospettato, sia perché Sky ha dovuto rinunciare all'esclusiva dei diritti rispetto alla piattaforma digitale terrestre, in ottemperanza agli obblighi assunti davanti alla Commissione europea, nel caso di concentrazione New Comptel e Più, sia perché è da verificare se le diverse piattaforme del digitale satellitare e del digitale terrestre corrispondano a due diversi mercati o ad uno solo.
Si ritiene comunque che le ampie possibilità offerte dal digitale terrestre consentano oggi - in tal senso è l'auspicio del Governo - a tutti gli operatori che intendano entrare nel mercato dei diritti calcistici di investire in tale settore.
Fra l'altro, non può non osservarsi che competente a compiere indagini al riguardo, anche all'eventuale fine di accertare se vi siano intese o pratiche concordate restrittive della concorrenza, è unicamente l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dispone di tutti gli strumenti per procedere, anche d'ufficio, ove lo ritenga opportuno.
In conclusione, il Governo, ove risulti, anche sulla base dell'indagine conoscitiva che la Commissione cultura della Camera sta svolgendo, che il sistema attuale tende ad ostacolare la vendita dei diritti da parte di tutte le società di calcio, è disponibile a considerare anche una modifica della legge del 1999 volta a favorire una migliore concorrenzialità del sistema, anche alla luce delle nuove prospettive aperte dalla tecnologia digitale terrestre.
Tuttavia, avrei voluto dal ministro una risposta meno formalistica ai quesiti posti con la mia interrogazione. Innanzitutto, egli si chiede da dove risulti la quota del 75 per cento. Tale percentuale risulta da un calcolo compiuto non leggendo i giornali, ma in base a quanto dichiarato da Sky in Commissione nell'ambito dell'indagine conoscitiva. Stabilito che queste tre società acquisiscono in totale circa 230 milioni di euro e avendo Sky detto formalmente al Parlamento che non aumenterà il budget negli anni successivi, quei 230 milioni di euro rappresentano il 75 per cento di tutto ciò che Sky spenderà per quanto riguarda i diritti televisivi.
Ora, si possono fare discorsi da azzeccagarbugli, ma nel momento in cui il Presidente della Repubblica ha posto il problema, ci dobbiamo interrogare al riguardo un po' più a fondo, al di là del formalismo. Queste tre società hanno ipotecato, sino al 2007, il 75 per cento della torta più grande esistente.
Inoltre, qualche giorno dopo, i medesimi soggetti hanno contratto un ulteriore accordo sul digitale terrestre: non so dire se si tratti di una percentuale maggiore o minore del 75 per cento; al momento, si tratta del 100 per cento di tutto quello che Mediaset si è dichiarata disponibile a spendere. Siamo, quindi, di fronte ad un fatto sostanziale: tre società di calcio hanno conquistato un vantaggio competitivo smisurato sul piano finanziario rispetto a tutte le altre.
A mio avviso, vi è, altresì, una violazione anche formale. Infatti, questi tre soggetti non hanno avuto neanche il buon gusto di stipulare tali contratti ognuno per proprio conto. Essi si sono presentati in trust, ossia hanno stipulato questi contratti, di fatto, collettivamente: lo hanno fatto nello stesso giorno, insieme, con le stesse parole ed hanno avuto perfino l'impudenza di tenere una conferenza stampa nella quale hanno dichiarato che di quella legge - dopo averne tratto i maggiori benefici - in qualche modo se ne interessano anche poco (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Sospendo brevemente la seduta.


