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PRESIDENTE. L'onorevole Valpiana ha facoltà di
TIZIANA VALPIANA. La ringrazio, signor Presidente. Ottantacinque mila medici della medicina del territorio hanno proclamato, nei giorni scorsi, per i prossimi mesi di settembre ed ottobre...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, colleghi, per cortesia, l'onorevole Valpiana sta parlando! Prego, onorevole Valpiana.
TIZIANA VALPIANA. La ringrazio, signor Presidente, e spero mi sia permesso di recuperare il tempo.
PRESIDENTE. Certamente. Prego, onorevole Valpiana.
TIZIANA VALPIANA. Ottantacinque mila medici della medicina del territorio nei giorni scorsi hanno proclamato, per i prossimi mesi di settembre e di ottobre, uno sciopero per protestare contro il mancato rinnovo delle convenzioni - sono passati ormai quattro anni - e soprattutto per denunciare la sottostima cronica del fondo sanitario nazionale e il pericolo che con il progetto di legge di devoluzione ci si trovi davanti in futuro, ancor più che oggi, a 21 sistemi sanitari regionali diversi l'uno dall'altro.
mediche di base: i cosiddetti medici di famiglia, i medici delle emergenze e tutti i medici del territorio, a cui probabilmente si aggiungeranno anche i medici ospedalieri e a cui sono invitati ad unirsi anche i cittadini con varie forme di protesta.
PRESIDENTE. Il ministro della salute, professor Sirchia, ha facoltà di
GIROLAMO SIRCHIA, Ministro della salute. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei mesi scorsi i sindacati dei medici di medicina generale e degli altri medici del territorio hanno già sollecitato, anche con agitazioni, il rinnovo della convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il Governo si è fatto promotore di incontri con le regioni e con i medici, nell'ottica di un confronto finalizzato, da un lato, a studiare forme organizzative dei medici di medicina generale più utili ai cittadini ed anche ai medici stessi, che includano l'apertura degli studi medici per tutto l'arco della giornata, a fronte di un ruolo rafforzato e di una maggiore autonomia dei medici stessi; dall'altro, ad aprire il tavolo della contrattazione tra i medici del territorio e le regioni, che sono gli interlocutori esclusivi del contratto.
PRESIDENTE. L'onorevole Valpiana ha facoltà di
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, signor ministro, oggi è il 21 luglio - lo ricordo a tutti - e lei mi dice che il 16 luglio, dunque quattro giorni fa, il Governo ha emanato proprio l'atto di indirizzo che i medici sollecitavano ormai da quattro anni, con quattro giorni di sciopero indetti nella primavera scorsa. Ed ora, quando ormai era già convocato il tavolo per indire lo sciopero, il Governo ha varato l'atto di indirizzo.
Si tratta di uno sciopero straordinario, sia per la durata - appunto 16 giorni articolati su quattro settimane - sia per l'adesione all'unanimità di tutte le categorie
Le chiedo, signor ministro, che cosa stia facendo lei per il rinnovo di questo contratto, che sappiamo benissimo essere ormai in ritardo di quattro anni, e soprattutto che cosa ci può dire sulla possibilità, sulla volontà di questo Governo ormai allo sbando di mantenere il Servizio sanitario nazionale e in particolare di garantire il diritto alla salute unico su tutto il territorio nazionale.
Per questo motivo il Consiglio dei ministri del 16 luglio scorso ha approvato l'atto di indirizzo, predisposto dal comitato di settore e preliminare alla realizzazione del contratto.
È quindi auspicabile che i medici riconoscano questo sforzo ed evitino di infliggere ai cittadini uno sciopero che verrebbe a prodursi con inusitata crudezza proprio durante la contrattazione per il rinnovo della convenzione, già programmata per l'inizio del prossimo settembre.
Le regioni porranno sul tavolo della contrattazione gli aumenti economici compatibili con la situazione economica del paese e si inizierà tra le parti la negoziazione che arriverà alla definizione di modalità di lavoro e di impegni reciproci che, sperabilmente, saranno migliorativi della situazione attuale.
Nulla quindi fa presumere che il Servizio sanitario nazionale venga a soffrirne, né che le competenze delle regioni nell'ambito della sanità, già oggi esistenti, abbiano a creare difficoltà ai medici ed ai cittadini; al contrario, le premesse sono che una sanità più vicina ai bisogni dei cittadini e più direttamente esposta al loro giudizio, sia migliore di una sanità centralizzata che in passato ha creato guasti e scontenti.
Il Governo è dunque impegnato ad accelerare l'inizio e la rapida conclusione delle trattative sindacali, preoccupato come è di evitare ai cittadini disagi e timori e fa appello ai medici territoriali perché, responsabilmente, si adoperino per evitare che interessi o timori della categoria, per quanto legittimi, debbano costituire un danno per i cittadini e per il Servizio sanitario nazionale.
Il Ministero della salute, da parte sua, nell'ambito degli accordi assunti con le regioni, e in particolare quello di Cernobbio del 6 aprile scorso, sta approfondendo il fabbisogno finanziario della sanità per il prossimo triennio, al fine di tenere conto dei nuovi bisogni del Servizio sanitario nazionale e della sistemazione contrattuale dei medici in vista della prossima legge finanziaria.
Mi domando però con quali soldi le regioni potranno dare attuazione a questo atto di indirizzo, se non vengono date loro le risorse per farlo. Al di là dell'atto di indirizzo e delle buone intenzioni, ciò che occorre è un finanziamento per il Servizio sanitario nazionale e uno per le regioni.
Credo invece che il Governo non abbia in animo il finanziamento del servizio sanitario pubblico, perché vuole andare verso un servizio sanitario privato, al cui centro non vi è di certo il cittadino, né il cittadino malato, ma il vostro profitto.
Credo che i cittadini, pur comprendendo il disagio derivante dallo sciopero, saranno solidali con i medici perché si sta giocando una partita grossa: la dissoluzione e la distruzione del Servizio sanitario nazionale.
Il Governo ci sta abituando alla distruzione e alla dissoluzione di tutto in questo paese. Ritengo che anche in questo caso l'unica soluzione siano le elezioni anticipate: la soluzione è che ve ne andiate a casa ed ammettiate ufficialmente la vostra crisi e la vostra incapacità di governare, prima che i cittadini vi caccino a furor di popolo!


