Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 494 del 20/7/2004
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 giugno 2004, n. 144, recante differimento della disciplina sulla qualità delle acque di balneazione (Approvato dal Senato) (5122) (ore 15,32).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 giugno 2004, n. 144, recante differimento della disciplina sulla qualità delle acque di balneazione.
Ricordo che nella seduta del 19 luglio si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 5122)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 5122 sezione 3), nel testo delle Commissioni identico a quello comprendente le modificazioni apportate dal Senato (vedi l'allegato A - A.C. 5122 sezione 4).
Avverto che gli emendamenti presentati (vedi l'allegato A - A.C. 5122 sezione 5) sono riferiti agli articoli del decreto-legge nel testo delle Commissioni e che non sono stati presentati emendamenti riferiti all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto altresì che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 5122 sezioni 1 e 2).
Avverto, infine, che gli emendamenti a prima firma Zanella e Lion sono sottoscritti dall'onorevole Ruzzante.
Passiamo agli interventi sulle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Zunino. Ne ha facoltà. Onorevoli colleghi...

MASSIMO ZUNINO. C'è un po' di assembramento, Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non disturbate l'onorevole Zunino!

MASSIMO ZUNINO. Sono le acque di balneazione che non destano...

PRESIDENTE. Il fatto è che ci sono troppi colleghi del centrosinistra che stanno facendo i complimenti all'onorevole ministro del tesoro! Prego, onorevole Zunino.

MASSIMO ZUNINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in esame differisce al 31 dicembre 2006 il termine entro il quale continua ad applicarsi la disciplina prevista del decreto-legge 13 aprile 1993, n. 109, convertito con modificazioni dalla legge 12 giugno 1993, n. 183, relativa alla qualità delle acque di balneazione. È un tipo di decreto-legge al quale siamo stati abituati dal Governo in questa legislatura, che reca un differimento dei termini; ne abbiamo visti molti in questi anni, purtroppo anche su altri argomenti.
Tale decreto-legge, oltre a proporre un differimento dei termini, presenta alcuni aspetti che non c'entrano nulla con la materia in esame e che complicano quanto dallo stesso previsto. Sono gli aspetti sui quali noi Democratici di sinistra abbiamo presentato alcune proposte emendative, volte a modificare il contenuto del decreto-legge.
Per quanto riguarda l'aspetto fondamentale del provvedimento, vale a dire il differimento dei termini al 31 dicembre 2006, la proroga riguarda la possibilità di derogare agli ordinari parametri relativi alla presenza di ossigeno disciolto nelle acque di balneazione e gli adempimenti da parte delle regioni che facciano uso di tale possibilità derogatoria.
Così come previsto nelle schede di lettura predisposte dagli uffici, si può osservare che il comma 1 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 109 del 1993 prevede testualmente che la deroga non possa protrarsi oltre un triennio, dunque in teoria fino al 1996, dalla data di emanazione dello stesso decreto-legge e, comunque, per non oltre un triennio dall'entrata in vigore del medesimo decreto, mentre, a partire dal 1996, vi è stato un susseguirsi


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di proroghe del termine di efficacia della disciplina derogatoria. Quindi, siamo in presenza di una situazione quanto meno anomala, che parte dal 1993 e che, con proroghe successive, arriva fino ad oggi.
In Commissione non ci siamo opposti a tale situazione, pur rilevando la presenza di alcuni aspetti anacronistici e non corretti.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 15,38)

MASSIMO ZUNINO. A questo proposito, ricordo che, già nel 2002 e nel 2003, l'approvazione di un provvedimento analogo era stata accompagnata da ordini del giorno sottoscritti da tutti i deputati della VIII Commissione, miranti ad introdurre, insieme alla proroga oggetto di questo decreto, l'obbligo della presentazione di una relazione annuale sullo stato delle acque di balneazione e sulle relative politiche: relazione annuale che non è mai stata presentata e ordini del giorno ai quali il Governo non ha mai dato seguito!
Quindi, cogliamo ancora una volta l'occasione per sottolineare la necessità di un esame più approfondito dello stato di salute delle acque di balneazione del nostro paese, nonché di una politica che non si limiti a prorogare le norme vigenti, ma che intervenga più nel dettaglio.
In generale, intendiamo ribadire che, a nostro avviso, sarebbe opportuno che il Parlamento non limitasse i propri interventi sulla questione a reiterate proroghe e affrontasse invece il merito sostanziale del problema.
Le cose si complicano, fino a divenire confuse e difficilmente comprensibili, se si esaminano i commi 2 e 3 dell'articolo 1. Infatti, si inseriscono nell'articolato misure estranee all'oggetto del decreto-legge, e non è la prima volta che ciò accade da quando è in carica l'attuale Governo.
Siamo in un caso analogo in cui si parla di acque di balneazione, si differiscono i termini di una disciplina molto precisa, ma si inseriscono commi riguardanti tutt'altro e che dovrebbero più opportunamente essere oggetto di altro provvedimento. Tali commi inseriti in questo decreto-legge creano confusione e disomogeneità. Anche il parere del Comitato per la legislazione rileva la presenza di profili parzialmente disomogenei. Dunque, si mettono assieme questioni riguardanti le acque di balneazione ed altre relative ai piani d'ambito e ai piani di tutela.
Ai commi 2 e 3 dell'articolo 1 - sottolinea il Comitato per la legislazione nel suo parere - si fa riferimento ai piani d'ambito e ai piani di tutela, senza richiamare espressamente la relativa disciplina (contenuta rispettivamente nella legge n. 36 del 1994, conosciuta come «legge Galli», e nel decreto legislativo n. 154 del 1999) e senza specificare che i titolari dell'approvazione dei piani d'ambito sono gli enti locali. Si introducono, dunque, elementi di disomogeneità che nulla hanno a che vedere con il differimento dei termini relativi alle acque di balneazione.
Ai commi 2 e 3 dell'articolo 1 viene quindi introdotta una disciplina che, a nostro avviso, non ha nessi con la materia delle acque di balneazione. Infatti, tale disciplina è assicurata dall'approvazione o dall'aggiornamento dei piani d'ambito, che devono contenere le misure di adeguamento dei sistemi di collettamento e depurazione (stiamo parlando, quindi, non di acque di balneazione), volti a rendere le acque reflue (di questo si tratta) idonee al riutilizzo e conformi agli obiettivi di qualità di cui al decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e dal rispetto delle prescrizioni comunitarie in materia.
Nelle stesse schede di lettura cui ho già fatto riferimento precedentemente, gli Uffici segnalano che il contenuto della disposizione potrebbe essere migliorato e chiarito sotto diversi profili e, in primo luogo, in relazione ai piani d'ambito per i quali non si indica alcun riferimento. Opportunamente, si rileva che la disciplina cui fa riferimento il comma 2 sembrerebbe, da un lato estranea - o perlomeno solo indirettamente connessa alla disciplina delle acque di balneazione -, dall'altro lato non sovrapponibile a questa, in quanto riguardante, in termini ben più


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estensivi, la qualità di tutti i corpi idrici e non solo di quelli nei quali è autorizzata balneazione.
Con questi due commi si introducono elementi estranei rispetto al corpo e alla finalità principale del decreto-legge e, a nostro avviso, sbagliati e pericolosi rispetto al merito del provvedimento.
In questo senso, tra le proposte emendative presentate vi è la richiesta di soppressione dei commi 2 e 3 dell'articolo 1 che, a nostro avviso, potrebbero avere effetti diseducativi nei confronti di quelle regioni che non hanno provveduto all'istituzione dei piani d'ambito.
Anche in questo caso, nel dibattito in Commissione, abbiamo richiamato l'attenzione del Governo sulla necessità di disporre misure per la piena attuazione della legge n. 36 del 1994. Siamo quindi di fronte ad un decreto-legge che compie due interventi molto diversi tra loro. In primo luogo, si prorogano i termini relativi alla disciplina delle acque di balneazione, senza un impegno relativo ad interventi più mirati e complessivi che riguardino il nostro mare e le nostre acque, così importanti anche per larga parte dell'economia del nostro paese. Ci si limita a differire i termini della disciplina sulla qualità delle acque di balneazione, senza nemmeno fornire risposte in merito agli ordini del giorno più volte presentati dai gruppi di opposizione nel corso degli anni per un approfondimento dello stato del nostro mare e delle nostre coste.
Si introduce, inoltre, nel corpo del provvedimento un articolato che niente ha a che fare con il contenuto del decreto-legge. Si tratta di disposizioni sbagliate e pericolose, delle quali chiederemo, con opportuni emendamenti, la soppressione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gambini. Ne ha facoltà.

SERGIO GAMBINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche quest'anno ci accingiamo ad approvare il decreto-legge recante il differimento della disciplina sulla qualità delle acque di balneazione, con un certo ritardo rispetto all'apertura della stagione turistica. Stiamo operando una scelta, attesa dall'industria turistica del nostro paese, quella legata al turismo balneare, con pochissime novità.
Ciò che dovrebbe essere valutato con attenzione da parte nostra è il motivo per cui, anche quest'anno, ci troviamo di fronte a tale necessità, nonostante fosse una situazione ormai evidente nel corso di questi anni (sono state assunte, al riguardo, iniziative da parte di singoli parlamentari, anche appartenenti al nostro gruppo), e perché il Governo abbia dato vita ad una diversa iniziativa nei confronti dell'Unione europea.
Come noto, infatti, il decreto-legge del 1993, del cui termine differiamo l'applicazione, è stato emanato in seguito ad una direttiva europea sulle acque di balneazione, rispetto alla quale occorrerebbe da parte del nostro Governo mettere in atto un'iniziativa per la sua revisione; infatti, essa è stata predisposta sulla base di dati scientifici che hanno come unico riferimento le caratteristiche del mare di altre realtà geografiche. Mi riferisco, in particolare, ai mari del nord che hanno caratteristiche e fondali diversi rispetto ai nostri. Il parametro scelto dell'ossigeno disciolto nell'acqua difficilmente può essere rispettato, soprattutto per le condizioni del Mar Adriatico nella parte che bagna il nostro litorale, caratterizzata da fondali bassi e molto sabbiosi che possono comportare lo sviluppo della fioritura algale che, inevitabilmente, crea un mare meno limpido e con meno quantità di ossigeno disciolto.
Ciò non significa che quel mare sia meno pulito del Mare del Nord o del Mar Mediterraneo; è semplicemente un mare che, per le sue condizioni morfologiche, ha una minore quantità di ossigeno disciolto. È meno limpido, ma può essere assai più pulito dal punto di vista di altri parametri (mi riferisco, ad esempio, alla presenza di colibatteri o ad altri fattori inquinanti) di altri mari.
Nel momento in cui venne compiuta quella scelta con la direttiva europea, si ebbero come riferimento parametri scientifici che avevano la loro collocazione in


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ambiti ambientali diversi da quelli dei nostri mari, particolarmente del Mare Adriatico. Credo che l'esigenza fondamentale sia quella di intervenire perché l'Unione europea possa avere una conoscenza maggiore dell'insieme degli ecosistemi ai quali fa riferimento, una considerazione adeguata del Mare Adriatico e, rispetto a quella caratterizzazione, possa valutare nuovamente dal punto vista scientifico i parametri che devono presiedere alla definizione della caratteristica di balneabilità dei diversi mari.
Da questo punto vista l'azione è stata decisamente carente ed assolutamente insufficiente. La questione è ormai matura da molto tempo. Risulta, tra l'altro, che sia attiva presso l'Unione europea una commissione scientifica che sta lavorando ad un approfondimento in questa direzione e, purtroppo, è stata lamentata un'insufficiente iniziativa da parte dei nostri ministeri, che dovrebbero collaborare alla revisione di quei parametri. Credo che l'ennesima approvazione del decreto di riferimento debba comportare anche una presa di coscienza e l'assunzione di un impegno preciso da parte del nostro Governo perché si possa collaborare adeguatamente per la ridefinizione di quei parametri e, attraverso tale ridefinizione, evitare che ogni anno l'attività del turismo balneare sia sottoposta a questa sorta di spada di Damocle, che deve essere allontanata dalla possibilità di sviluppo e di successo delle nostre attività turistiche attraverso il decreto che ogni anno viene approvato.
Occorre allora affrontare questo tema attraverso la strada maestra che deve consentire la revisione di quei parametri in sede europea e che allontani non solo la spada di Damocle alla quale mi riferivo, ma anche l'immagine che continua a gravare sul turismo italiano, cioè di attività di balneazione che vengono realizzate e rese possibili soltanto attraverso un decreto che comporti il differimento dei parametri ai quali prima facevo riferimento. La prima osservazione è che quanto previsto dal comma 1 del decreto in esame è corretto, ma anche che il Governo è inadempiente, deve sviluppare un'iniziativa necessaria e deve mettere al riparo una parte consistente delle attività economiche del nostro paese dal certificato negativo rappresentato, appunto, da questo decreto: infatti, l'attività di balneazione si apre soltanto perché esiste un decreto che differisce l'applicazione di parametri di salubrità della stessa.
La seconda osservazione esprime maggiore preoccupazione. Infatti, questo decreto viene assunto anche per compiere un'altra operazione - che incide sulla vera qualità della balneazione perché finisce per derogare su altri parametri che, invece, testimoniano della balneabilità vera delle nostre acque -, cioè si interviene su parametri che hanno a che fare con le acque di depurazione e, quindi, con la possibilità che le acque di balneazione possano contenere anche altri elementi che afferiscono direttamente alla loro salubrità.
La scelta cui siamo stati abituati da parte del Governo, di fronte alle esigenze che si presentano nella competizione internazionale, anche nel settore turistico, dove subiamo la concorrenza di paesi che presentano proposte molto qualificate dal punto di vista ambientale, è non tanto di riqualificare l'offerta turistica, anche dal punto di vista ambientale, e, per così dire, alzare l'asticella comprendendo compiutamente che si tratta di rimanere nella competizione elevando la qualità dell'offerta, ma viceversa, di abbassare l'asticella, consentendo che la nostra offerta turistica possa accedere ai mercati internazionali anche avendo un contenuto, dal punto di vista ambientale, sempre più basso e dequalificato.
Questa è una scelta sbagliata che deve essere respinta con decisione, perché in tal modo finiremo per dequalificare l'offerta in un settore così importante per il turismo italiano come quello balneare. Nel momento in cui sostengo la correttezza - anche se al riguardo ho avanzato alcune critiche - del comma 1 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, indico anche i limiti presenti nei commi 2 e 3, che hanno un'influenza estremamente negativa sull'immagine della nostra offerta turistica a


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livello internazionale, perché con essi si compie un'operazione di abbassamento del livello della qualità della nostra offerta, in un momento in cui la competizione è sempre più giocata sul parametro della qualità. Attraverso il decreto-legge in esame scegliamo di dequalificare la sostanza e l'immagine della nostra offerta turistica. Per questo ritengo importante rigettare la seconda parte del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 16)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, parlare del provvedimento in esame significa ripercorrere la storia delle inadempienze, delle incapacità dello Stato a porre mano ad un problema grave, che ha ripercussioni non soltanto dal punto di vista ambientale ma anche da quello economico (come è stato testé ricordato dal collega Gambini). Mi riferisco al problema della balneazione del mare. Citerò alcune norme per evidenziare come lo Stato italiano, ancora oggi, non riesca a fornire una prospettiva seria alla balneazione sicura dei nostri mari: il decreto-legge n. 542 del 1996, il decreto-legge n. 156 del 1998, il decreto-legge n. 127 del 1999, la legge 18 agosto 2000, n. 245, il decreto-legge n. 159 del 2001, da ultimo il decreto-legge n. 92 del 2002, che ha rinviato la «solita» scadenza in merito ad alcuni parametri riguardanti la balneabilità del nostro mare al 31 dicembre 2003.
Oggi, in piena stagione balneare, esaminiamo l'ennesimo decreto-legge per consentire all'Italia, alle nostre coste, di superare un problema che, comunque, non si riesce o non si vuole risolvere, il problema della qualità delle nostre acque.
Ci troviamo di fronte ad una situazione - mi riferisco al fenomeno delle mucillagini, presentatosi, in particolare, sulle coste dell'Adriatico o su parte delle coste del Mar Tirreno - le cui cause sono sicuramente naturali e cicliche, ma che l'uomo ha provveduto - diciamo così - ad incrementare ed a favorire con le sue attività e con i suoi insediamenti antropici lungo le coste.
Rispetto a ciò, cosa si è fatto, in Italia, se non decreti-legge su decreti-legge che permettono il superamento dei parametri che pure sono stati individuati dall'Unione europea? Negli ultimi anni, è stato fatto sicuramente poco. Era stato fatto qualcosa con alcune leggi in materia di qualità delle acque, ma quel poco è stato sicuramente vanificato dall'azione di questo Governo, che ci ha fatto compiere un passo indietro. Non è un caso che le procedure di infrazione aperte dall'Unione europea nei confronti dell'Italia con riferimento alla normativa in materia ambientale, che il nostro Stato non recepisce o recepisce malamente provocando più danni che risultati utili, siano circa trenta!
I Verdi hanno sempre posto la massima attenzione al tema in parola e si sono sempre pronunciati, al riguardo, in maniera chiara: problemi di questa natura non si risolvono né con le deroghe né, ad esempio, attraverso leggi che permettono di inquinare o di creare situazioni che portano alla comparsa delle mucillagini. Più specificamente, penso alla legge che, per garantire la produzione di energia elettrica in casi particolari, permette di riversare nelle acque dei nostri fiumi e dei nostri mari acqua calda, mentre sappiamo che il surriscaldamento del mare è una delle concause dell'eutrofizzazione. Un'altra chicca che connota l'azione di questo Governo nella materia de qua è il condono edilizio, che riguarderà tante case abusive che insistono sulle nostre coste e che, come tutti sappiamo, sono sprovviste di impianto di depurazione delle acque reflue: non sono collegati ad alcuna fogna e scaricano direttamente nei nostri mari!
Ho appena richiamato due esempi di quello che è avvenuto in questi anni. Naturalmente, sappiamo bene che gli scarichi industriali e quelli non regolari non sono le uniche cause delle mucillagini. Un gravissimo problema ancora irrisolto riguarda,


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ad esempio, ampie zone della nostra Pianura Padana. Mi riferisco ai grandi allevamenti intensivi, segnatamente suini, i quali producono liquami che, ove non trattati, portano ulteriore inquinamento ai fiumi ed ulteriori nutrienti nei mari, creando quella situazione di crisi che tutti conosciamo. Purtroppo, abbiamo anche una produzione agricola che usa in maniera talvolta insensata gli additivi chimici, che, trasportati in mare, scatenano la proliferazione delle mucillagini.
Quindi, con riferimento alle problematiche che oggi affrontiamo, va posta in essere un'azione complessiva. Basta avere riguardo a ciò che si è fatto negli ultimi anni e, in particolare, ai tagli consistenti operati nel settore della gestione e della tutela del territorio per comprendere come il nostro mare sia ancora più vulnerabile, anche in conseguenza di ciò che avviene a livello globale, vale a dire a causa delle mutazioni climatiche alle quali tutti noi stiamo assistendo.
Le acque calme e la temperatura superiore alla media costituiscono ulteriori elementi idonei a scatenare il fenomeno delle mucillagini.
Certamente, non siamo ancora alla situazione di crisi prodottasi alla fine degli anni Ottanta, quando più della metà dell'Adriatico fu interessata da un'eccezionale proliferazione di mucillagini; tuttavia, quest'anno - la cosa è evidente a tutti, in particolare ai bagnanti che frequentano le nostre coste - stiamo assistendo ad una nuova proliferazione di microrganismi che creano danni rilevantissimi al comparto del turismo, così determinante per il nostro bilancio statale anche in termini di introiti in moneta estera.
Rispetto a tutto ciò, non possiamo nemmeno pensare fondatamente di rifarci, per così dire, una verginità o di fare marketing positivo per il nostro paese: con provvedimenti del tipo di quello al nostro esame, noi facciamo marketing negativo! Quando tendiamo ad ignorare il fenomeno ed a rimandarne la soluzione a momenti successivi, coloro che si trovano sulle nostre spiagge possono essere indotti a pensare di recarsi, il prossimo anno, in un altro paese.
Allora, se per l'azienda Italia il turismo, la qualità del nostro ambiente, la nostra identità culturale, storica ed artistica costituiscono dati importanti e addirittura primari, non possiamo rispondere a simili problemi con decreti-legge come quello in esame.
Da questo Governo e dai Governi che seguiranno - anche dai futuri Governi del centrosinistra - ci attendiamo risposte serie e concrete su problemi pesanti e rilevanti quali la gestione dell'agricoltura e del territorio ed azioni positive in materia di processi di depurazione delle acque.
Noi voteremo contro il disegno di legge di conversione al nostro esame, al quale abbiamo presentato numerose proposte emendative. Tuttavia, ci poniamo anche un problema di prospettiva di governo di emergenze di tale livello. Queste necessitano di un approccio globale e planetario. Mi sembra che, anche da questo punto di vista, il nostro Governo stia seguendo la linea di chi vuole far fallire gli accordi di Kyoto anziché lavorare affinché i mutamenti climatici vengano fermati e si faccia, sotto questo profilo, qualche passo indietro. Tuttavia, vi sono anche questioni locali come la costruzione di depuratori nelle nostre città. Sappiamo tutti che finalmente si è dato impulso alla costruzione del depuratore di una metropoli importante come Milano, che, per anni, ha scaricato impunemente nel Po e nell'Adriatico. Il depuratore non è stato ancora completato.
Milano è soltanto un caso; vi sono altri casi sui quali bisogna lavorare perché dobbiamo dare risposte certe per la nostra salute, per il nostro ambiente e per la qualità della nostra economia turistica. Rispetto a tutto ciò, decreti-legge come quello in esame non forniscono alcuna risposta, ma costituiscono soltanto una presa in giro! (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.


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ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente - innanzitutto, mi consenta di fare gli auguri al collega Ricciotti, che vedo seduto nei banchi del Governo. Credo che questo sia uno dei primi frutti della verifica sul piano della risoluzione dei problemi della maggioranza. Essendo egli un amico personale, posso garantire, signor Presidente: sono lieto che, almeno in questo, l'evoluzione della crisi abbia trovato un protagonista che merita il dovuto spazio.
Quindi, di nuovo auguri al sottosegretario Ricciotti (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia - Si ride), che ringrazio per l'attenzione che dedica a questo mio intervento, relativo ad una materia sulla quale c'è poco da ridere, perché riguarda anzitutto la salute di tutti cittadini.
Signor Presidente, quando affrontiamo questi argomenti, dobbiamo farlo - a mio avviso - con la consapevolezza che non ci riferiamo esclusivamente a questioni che investono direttamente la nostra vicenda personale e politica, ma riguardano anche il futuro delle nuove generazioni. Troppo spesso, in passato, si è stati poco attenti al futuro delle nuove generazioni, dei nostri figli, in particolare nella materia che riguarda la tutela di uno dei principali beni di tutti noi, ossia l'ambiente. Molti danni sono stati fatti perché si è stati poco lungimiranti e poco attenti ai guai che si sarebbero potuti provocare e che poi di fatto, purtroppo, si sono provocati.
Si è stati anche poco attenti alle tante voci - all'inizio isolate e poi sempre più cospicue ed autorevoli - che si sono levate sulla materia generale di cui stiamo trattando. Oggi ci troviamo ad affrontare situazioni, per alcuni versi, irrimediabili. Ci troviamo a constatare cambiamenti climatici, nel mondo e nel nostro paese, che raffigurano in maniera plastica quale sia stata la nostra disattenzione, nel momento in cui invece sarebbe stato necessario concentrarsi sulla difesa dei limiti che potevano riguardare le acque (o il clima o molti altri argomenti) e che ci portano a doverne subire le conseguenze e, molto spesso, a non essere in grado di porre rimedio ai danni procurati.
Questo è - lo ricordavano i tanti colleghi che sono già intervenuti - un caso esemplare di un provvedimento che attraversa le diverse fasi del nostro Parlamento e della storia del nostro paese. Si tratta di un provvedimento che inizia il suo iter - lo ricordava bene la collega Rocchi, nel suo intervento di ieri, in discussione sulle linee generali del provvedimento - con il centrosinistra e che si protrae, purtroppo, in questo aspetto specifico, anche con il presente Governo. Si tratta di un provvedimento che, di fatto, è la raffigurazione di una serie di proroghe, sostanzialmente con l'unico obiettivo di non rendere attuabili alcune normative della Comunità europea. Ciò è grave.
Penso che, in situazioni come l'attuale, occorrerebbe un lavoro più serrato, volto a trovare soluzioni, magari comuni, che ci consentano di risolvere definitivamente talune questioni.
D'altra parte, signor Presidente, colleghi della maggioranza e dell'opposizione, occorre anche ricordare che, proprio di recente, l'Unione europea ha radicalmente rivisto - lo ricavo da un'informazione fornita dalla documentazione parlamentare - la propria politica di tutela delle acque. La nuova direttiva sulle acque di balneazione deve integrarsi coerentemente con la direttiva quadro, divenendo un elemento della stessa. Sotto il profilo operativo, ciò può avvenire, da un lato, applicando le disposizioni della direttiva quadro sulle acque - ovvero il raggiungimento dell'obiettivo generale di un buono stato ecologico per tutte le acque e di obiettivi complementari per le cosiddette aree protette, quali le acque di balneazione - con piani di gestione del bacino idrografico e programmi di misure che rappresentano lo strumento di gestione, dall'altro, scegliendo i parametri, le misure, le strategie di gestione e le scadenze da inserire nella direttiva riesaminata, riguardante le acque di balneazione, che devono essere compatibili con le disposizioni della direttiva quadro sulle acque.


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Perché cito tale aspetto? Vi è uno sforzo da parte dell'Unione e delle istituzioni europee per rafforzare una normativa rispetto alla quale anche noi siamo in ritardo. Evidentemente, si avverte l'importanza di tale argomento. Si tratta di un argomento che riguarda la salute della presente e delle prossime generazioni. Sappiamo perfettamente che è un provvedimento che può incidere positivamente o negativamente anche su altri equilibri: per esempio, sul piano economico, esso ha anche molta rilevanza nel settore del turismo, del commercio ed anche dell'artigianato.
Sappiamo che un provvedimento di tal genere ha molte incidenze. Sappiamo, inoltre, che - lo ricordava il collega Lion, che mi ha preceduto, così come altri colleghi - con riferimento a questo provvedimento emerge la necessità di costruire un'architrave costituzionale ed istituzionale che funzioni, in particolare in relazione a quanto si vorrebbe realizzare in materia di devoluzione.
Perché lo dico? Sappiamo perfettamente, signor Presidente, che la Costituzione prevede una particolare tutela per l'ambiente e sappiamo anche che è aperto un dibattito anche all'interno del Parlamento, nelle Commissioni e tra le forze politiche, in relazione a quali debbano essere, per esempio, le competenze riservate allo Stato in base alla Costituzione, rispetto a quelle che dovrebbero e potrebbero essere le competenze regionali in materia.
È ovvio che laddove, in una materia così particolare, dovessero aprirsi conflittualità, ciò non aiuterebbe ai fini del perseguimento di un fine primario dello Stato, ossia quello di garantire la salute dei cittadini.
Sappiamo perfettamente - non a caso le relazioni su questo provvedimento sono duplici, in quanto giungono, se non erro, oltre che dalla Commissione ambiente anche dalla Commissione affari sociali - che se è importante l'ambiente, non meno rilevante ed importante è la tutela della salute. Quindi, vi è una complessità di valutazioni, che dovrebbe suggerire di uscire dalle «sabbie mobili» del tempo che scorre ed affrontare alla radice il problema, tentando di capire cosa si può effettivamente mettere in campo, affinché le analisi condotte sulle acque siano funzionanti e funzionali al raggiungimento di quell'obiettivo primario di cui ho parlato prima e, soprattutto, le strutture tecniche che ciò devono garantire siano messe effettivamente in condizione di funzionare. Ciò tuttavia non accade.
Ora, signor Presidente, non vi è dubbio, come dicevo, che si tratta di una vicenda lunga, che, se non erro, parte dal 1998, quando si presentò la prima necessità di adeguarsi alla normativa comunitaria. Da allora, si sono susseguiti decreti di proroga che, lo ripeto, avevano sostanzialmente l'unico scopo di allontanare l'applicazione di alcuni vincoli per quanto riguarda la balneazione delle acque e rimandare ad occasioni successive.
Tuttavia, non vi è dubbio che, nella storia attuale di questo Parlamento, ossia quella della presente legislatura, nella quale ho l'onore di rappresentare il mio gruppo parlamentare ed i cittadini, sono accaduti due fatti nuovi che, pur nell'ambito di una continuità di negligenze rispetto all'approvazione di una normativa definitiva su tale tema, davano almeno al Governo un'indicazione per compiere qualcosa di più, per non restare fermi al punto di partenza.
Mi riferisco, signor Presidente, a due ordini del giorno, approvati da questa Camera, in occasione dei due dibattiti che si sono svolti circa le ripetute proroghe recate dai provvedimenti in materia.
Uno di tali ordini del giorno, accettato dal Governo nella seduta dell'8 maggio 2003, rileva nelle premesse che il ministro della salute illustra al Parlamento ogni anno la relazione sullo stato delle acque di balneazione, di cui all'articolo 1 del decreto-legge 13 aprile 1993, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 giugno 1993, n. 185. Esso rileva altresì che, in base all'articolo 9 del decreto legislativo n. 152 del 1999, le regioni devono, prima dell'inizio della stagione balneare, con periodicità annuale, comunicare al Ministero


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dell'ambiente e della tutela del territorio tutte le informazioni relative alle cause che determinano la non idoneità alla balneazione e alle misure che intendono adottare per rimuoverle. L'ordine del giorno impegna quindi il Governo affinché la relazione sullo stato delle acque di balneazione sia presentata al Parlamento dal ministro della salute, di concerto con il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato-regioni, ed affinché tale relazione evidenzi anche le cause che determinano la non idoneità alla balneazione e le misure e i risultati delle azioni predisposte dalle regioni, dagli enti locali e dai privati per ricondurre le acque di balneazione nei limiti previsti dalla vigente normativa. L'ordine del giorno, infine, impegna il Governo affinché il termine per la presentazione al Parlamento della relazione sullo stato delle acque di balneazione sia fissato entro e non oltre il 31 marzo di ogni anno.
Ciò è quanto stabilito da un ordine del giorno approvato a larghissima maggioranza dalla Camera. Il risultato è che, non so se per non ottemperare all'ordine del giorno o per qualche altra ragione, di tale relazione non si è mai vista traccia in Parlamento: non è stata mai presentata e dunque il Parlamento e l'opinione pubblica sono stati privati di dati certi sulla base dei quali ciascuno, come dovrebbe accadere in democrazia, possa formare le proprie convinzioni.
Un analogo ordine del giorno era stato approvato nel 2002. Esso rappresentava la stessa esigenza, vale a dire quella di fare in modo che il Parlamento e i cittadini del nostro paese avessero alcune certezze: se ne hanno sempre di meno, e in campo ambientale se ne hanno assai poche. Mi riferisco a certezze sull'effettivo stato di balneabilità delle nostre acque.
Dobbiamo ringraziare le numerose associazioni ambientaliste che, in proprio ovvero per conto delle istituzioni, forniscono alcuni dati. Ci rendiamo conto del fatto che è delicato fornire tali dati, in quanto si rischia di confliggere con interessi legittimi, come quelli, ad esempio, di chi lavora nel turismo: nel momento in cui il turismo ha la possibilità di diversificare le proprie scelte, la concorrenzialità delle acque diviene fondamentale. Pur sapendo questo, ed anche nell'interesse degli operatori e nell'interesse dell'economia italiana, che ha certamente nel turismo una delle risorse principali, dobbiamo disporre di atti certi, che ci pongano nelle condizioni di operare e di trovare soluzioni. È infatti evidente che, se ogni volta dobbiamo rincorrere atti vecchi o atti impropri o inadeguati, diviene più difficile dare risposte su una materia così importante.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti...

ROBERTO GIACHETTI. Concludo, signor Presidente.
Si viene dunque a determinare una situazione nella quale al mancato rispetto dei parametri e dei vincoli stabiliti in sede comunitaria si aggiunge un'inadempienza «nostrana»: non solo non ci si adegua a quanto stabilito in sede comunitaria - come dovrebbe essere fatto, a pena di sanzioni - ma ci si rende responsabili di un'inadempienza a livello nazionale e, probabilmente, anche regionale. Le conseguenze negative di tale situazione ricadono di fatto, oltre che sul Parlamento, sui cittadini, che non potranno mai disporre di informazioni e dati chiari sull'effettiva situazione delle nostre acque e sul livello di accessibilità e fruibilità delle acque stesse.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piglionica. Ne ha facoltà.

DONATO PIGLIONICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho la sensazione che il Governo non presti adeguata attenzione al tema in esame, del quale invece dovrebbe preoccuparsi: il tema riguarda infatti la qualità delle acque di balneazione, e numerosi organi di stampa parlano di questo Governo come di un Governo balneare! È dunque importante che un Governo balneare si occupi anche della qualità delle acque di balneazione!


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Premessa tale considerazione, scherzosa ma non troppo, appare chiaro come il tema dell'ambiente si intersechi sempre con numerose altre questioni. Come è stato rilevato dai colleghi che mi hanno preceduto, la qualità delle acque di balneazione non può che risentire dei processi produttivi in atto a monte delle acque stesse: gli allevamenti, le coltivazioni agricole, i trattamenti utilizzati in agricoltura. Si pensi inoltre all'assetto del territorio: il condono edilizio, come è stato sottolineato dal collega Lion, ha legittimato - o dovrebbe legittimare - numerosi insediamenti, in molti casi ricadenti sulla costa, che non sono provvisti di impianti fognari adeguati e che spesso scaricano direttamente in mare. Il fatto stesso che tale tema veda coinvolte le Commissioni affari sociali (per le implicazioni relative alla tutela della salute dei bagnanti) ed ambiente sta ad indicare come le questioni ambientali presentino sempre caratteri di trasversalità.
Mi soffermo su alcuni aspetti del decreto-legge in esame. Come è stato più volte sottolineato, si tratta della reiterazione di un decreto-legge che viene da lontano. Tuttavia in questa occasione, accanto ad un sano realismo, si assiste anche ad una certa arrendevolezza: si dà infatti per scontato che il problema non sarà risolto neppure il prossimo anno, e quindi, nel tentativo di evitare ulteriormente questo rito, si va automaticamente ad un rinnovo che scivoli fino al 2006. Vi è dunque un sano realismo ma anche una rinuncia, in quanto si certifica sostanzialmente l'incapacità di porre mano al problema.
Come è stato rilevato dall'onorevole Gambini il tema è complesso, e probabilmente andrebbero rivisti anche i parametri di riferimento relativi alla qualità delle acque di balneazione. L'ossigeno disciolto costituisce uno dei parametri, ma in questi giorni assistiamo a una ripresa, soprattutto nell'Adriatico, in corrispondenza delle coste pugliesi e delle Isole Tremiti, del fenomeno delle mucillagini. È importante sottolineare che in un paese come il nostro, con alcune migliaia di chilometri di coste e per la cui economia il turismo costituisce una voce non indifferente, incidere negativamente sulla qualità delle acque di balneazione significa non soltanto mettere in pericolo la salute dei bagnanti, ma anche rinunciare a un cespite non irrilevante per l'economia nazionale.
Appare inoltre singolare che, nell'ambito di tale rito che caratterizza nel mese di luglio l'attività parlamentare, si sia voluto introdurre un ulteriore elemento - anche in tal caso di rinuncia, in quanto si prevede una deroga ed un rinvio - relativo all'adeguamento della disciplina delle acque reflue ai criteri previsti dal decreto legislativo n. 152 del 1999.
Anche in tal caso, ripeto, si è trattato di una rinuncia. Va detto che al riguardo non vi sono differenze tra Nord e Sud: alcune grandi metropoli del nord non disponevano di impianti di depurazione adeguati, e dunque anche tale tema riguarda trasversalmente tutto il paese.
Probabilmente era un'occasione per intervenire, e invece vi si rinuncia ancora; si fa riferimento ad un generico piano d'ambito, senza capire bene di cosa si tratti in molti territori del nostro paese. Inoltre, gli ambiti territoriali ottimali stentano a partire. Non si comprende, quindi, quali dovrebbero essere i soggetti che dovrebbero attuare le politiche positive per intervenire in maniera adeguata sulla qualità dell'acqua.
In sostanza, non si vede la necessità dei commi 2 e 3 dell'articolo 1, dei quali abbiamo chiesto la soppressione; si riconosce altresì l'attuale impossibilità di rinunciare al comma 1, ma si auspicherebbe una maggiore consapevolezza nell'azione del Governo e una maggiore positività nel porre in atto azioni per rimediare a tale problema (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sul complesso degli emendamenti.

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