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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica.
PRESIDENTE. Avverto che è stata presentata la questione pregiudiziale Violante ed altri n. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 5137 sezione 1).
A norma del comma 3 dell'articolo 40 del regolamento, la questione pregiudiziale può essere illustrata per non più di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più di cinque minuti.
L'onorevole Violante ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, questa discussione si svolge in uno dei momenti più difficili della legislatura. Il Governo Berlusconi nasce sulla base di un rapporto politico particolarmente stretto tra il Presidente del Consiglio, il ministro dell'economia e delle finanze e il segretario della Lega. Questo rapporto ha garantito nel passato una particolare solidità della maggioranza. Ve ne siete avvalsi non per favorire la competitività del paese, ma per l'approvazione di leggi assai discutibili sul piano dell'etica pubblica ed altre altrettanto discutibili sul piano delle pubbliche finanze, i cui effetti disastrosi ci troviamo a fronteggiare con il decreto-legge in esame.
Chiedo agli onorevoli colleghi di spostarsi...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...
LUCIANO VIOLANTE. Mi rivolgo anche a coloro che si trovano nei pressi dei banchi del Governo...
L'impegno personale dell'unico dirigente della Lega capace di avere la fiducia della sua base e, insieme, la fiducia del Presidente del Consiglio è stato considerato prioritario dall'onorevole Berlusconi rispetto al rapporto con gli altri partner della maggioranza. La Lega, infatti, grazie alla concentrazione del suo radicamento territoriale e del suo impianto ideologico, potrebbe mantenere una sua autonoma e significativa presenza in Parlamento anche fuori dalla coalizione. Lo ha già dimostrato nelle elezioni del 1996.
Non altrettanto, forse, si può dire per Alleanza nazionale e per l'UDC, che, per ragioni diverse, rischierebbero una marginalizzazione senza un rapporto con il partito del Presidente del Consiglio. La Lega ha accondisceso al voto anche di leggi particolarmente discutibili e discusse, anche di leggi sfrenatamente centralistiche, come la cosiddetta legge obiettivo o come il condono edilizio, pur di mantenere la garanzia di un radicale cambiamento della forma di Stato in una direzione che ne frantuma l'unità, aumenta i costi economici
per cittadini, famiglie e imprese, ma consente ad una parte del paese di disporre delle condizioni per attuare surrettiziamente una silenziosa secessione. Le altre due forze politiche corresponsabili dell'approvazione di quelle leggi hanno subito, ma con crescente disagio, la stretta dell'alleanza...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di fare silenzio!
LUCIANO VIOLANTE. ... tornando a vecchie abitudini. Alleanza nazionale ha tentato più volte di condizionare la politica economica del Governo - e ricordiamo tutti la penosa vicenda delle cabine di regia - ma non è mai riuscita nel suo intento. L'UDC ha recitato la parte dell'alleato tanto fedele nei comportamenti quanto insofferente nelle dichiarazioni, con punte critiche che erano tollerate perché non intaccavano il cuore dell'alleanza e degli interessi che le sorreggevano.
Ora gli equilibri sono saltati. Dopo la sconfitta elettorale del 2003, che seguiva quella dell'anno precedente, la Casa delle libertà ha avviato una verifica dello stato della coalizione, fatto normale dopo due sconfitte amministrative in due anni di Governo, ma esecrato dal Presidente del Consiglio che temeva fosse in gioco il suo prestigio di capo-padrone della coalizione.
L'onorevole Berlusconi - come a volte gli capita - ha ignorato la realtà, ha disconosciuto la forza dei fatti ed ha tentato di andare avanti, come se nulla fosse accaduto nel paese e nulla fosse richiesto dagli alleati. Intanto, cresceva il disavanzo dei conti pubblici, la finanza creativa mostrava la corda e gli italiani erano crescentemente insoddisfatti. In questo quadro è maturata la doppia sconfitta del giugno scorso, alle europee meno evidente, alle amministrative rovinosa.
La sconfitta è stata determinata, in particolare, dal crollo di Forza Italia, che ha perso 4 milioni di voti, e non è stata quantitativamente più grave perché una buona parte di quei voti si sono riversati su Alleanza nazionale, UDC e, in misura minore, sulla Lega. A questo punto, Alleanza nazionale e UDC hanno ritenuto di avere la forza politica di fare ciò che avrebbero voluto fare prima, che avevano chiesto da un anno e che non era mai stato concesso: hanno preteso un nuovo programma economico e politico per gli ultimi due anni della legislatura. In queste condizioni, l'abolita prima Repubblica apriva una crisi, costituiva un nuovo Governo e presentava al paese un nuovo programma con le correzioni del vecchio, resesi necessarie sulla base dell'esperienza.
L'attuale Presidente del Consiglio non ha avuto il coraggio di agire in questo modo ed ha scelto una via obliqua: ha accettato la richiesta di Alleanza nazionale di defenestrare il ministro Tremonti e, poiché nessun dirigente politico intendeva prendere il suo posto, ha proposto ad Alleanza nazionale e UDC - ma non alla Lega, che si è dichiarata sorpresa - il professor Siniscalco, braccio tecnico dello stesso ministro Tremonti. Quindi, l'onorevole Bossi, dopo un colloquio con il Presidente del Consiglio, ha lasciato il Governo. «Si liberi le mani», lo invita il comunicato del consiglio federale della Lega nord.
Il suo posto verrà preso dal senatore Calderoli, uomo politico certamente accorto, ma altrettanto certamente assai meno capace del suo predecessore. Sappiamo bene, colleghi, che la malattia che ha colpito Umberto Bossi ha avuto un ruolo in questa vicenda e che il centrodestra è in difficoltà anche perché non ha potuto fare affidamento in queste settimane sulla particolare intelligenza politica di questo parlamentare, al quale vanno i nostri auguri vivi e sinceri.
Detto questo, però, non possiamo dimenticare che nel comunicato della Lega di ieri si legge che Umberto Bossi e la Lega non possono legare il proprio nome al fallimento delle riforme e vi si legge ancora di un palese tradimento degli alleati. Alla fine dei conti, i rapporti nella maggioranza sono lacerati, Tremonti e Bossi sono fuori dal Governo, l'onorevole Follini non c'è voluto entrare; è difficile pensare che un asse Siniscalco-Calderoli sia in
grado di sostituire l'asse Tremonti-Bossi, la Lega denuncia che è al Governo con alleati che hanno tradito. Ora, ministro Siniscalco, se lei cambia politica economica, smentisce se stesso e causa l'uscita della Lega dal Governo; se non la cambia, continueranno i disastri e si disaffezioneranno ulteriormente AN e UDC.
In definitiva, nessuna delle ragioni della crisi è stata sciolta. In autunno avremo la legge finanziaria, il riassetto della RAI, la necessità della modifica del testo sull'immigrazione coerente con le decisioni della Corte costituzionale. Oggi non vi sono le condizioni politiche per affrontare questi temi con la necessaria lucidità e lungimiranza. Dubito vi siano tra qualche settimana.
Non ignoriamo, signor Presidente, che questa crisi ha anche una componente di sistema: c'è una fragilità del sistema politico italiano che bisogna affrontare, quella «democrazia difficile» di cui parlava Aldo Moro e che è diventata ancora più difficile a causa delle mancate riforme. Nella scorsa legislatura il centrosinistra tentò di dare una risposta, da molti contestata, con la Commissione bicamerale. Ma fu l'attuale Presidente del Consiglio, allora capo dell'opposizione, che, dopo aver votato il testo in Commissione con una delle sue giravolte, fece saltare tutto il lavoro in aula. Il processo di riforma si arrestò, varammo la riforma federale in un testo assai vicino a quello già approvato dall'Assemblea, richiesto da tutti i presidenti di regione, di sinistra e di destra, convalidato dal referendum popolare. Forse fu un errore votarlo da soli, ma in ogni caso quell'errore avvenne alla fine del lavoro comune della bicamerale e dopo il voto dell'Assemblea sul testo della bicamerale assai simile, ripeto, a quello poi diventato legge costituzionale.
Ma se è così, è ancora più grave oggi il vostro errore di voler riformare da soli non il federalismo, ma anche la forma di governo, la struttura del Parlamento, i poteri del Presidente del Consiglio. In ogni caso, voi avevate la forza per adempiere ad un compito storico, quello di dare basi istituzionali e solide allo Stato e alla democrazia italiana, costruire un sistema politico su cui lo Stato potesse appoggiare la sua europeizzazione e il suo sviluppo democratico. Ma la proposta che avete approvato al Senato, come ciascuno di voi sa, è un velenoso pasticcio, con un premier che può sciogliere la Camera ma è prigioniero del Senato, Senato che non ha maggioranze politiche precostituite e può votare contro leggi che rientrano nel programma di Governo senza alcuna sanzione. Voi non avete posto rimedio alla fragilità del sistema politico, ma avete cercato di usarlo per corrispondere agli interessi finanziari, giudiziari e politici di questo o di quel membro della maggioranza e adesso siete davanti al paese che vi giudica con severità.
Il 9 giugno l'ex ministro Tremonti disse che non serviva manovra aggiuntiva. Qualche giorno dopo era dimissionario ed il ministro ad interim si presentava all'Ecofin proponendo, con il cappello in mano - come si dice dalle mie parti - una manovra da 7 miliardi e mezzo di euro. Come mai, colleghi, l'onorevole Tremonti non sapeva, quindici giorni prima, che mancavano 15 mila miliardi di lire?
I sindaci oggi hanno simbolicamente portato le chiavi dei loro comuni a palazzo Chigi. I cittadini pagheranno pesantemente i vostri errori e la vostra dissennatezza. Verranno tagliati i servizi e verranno aumentate le imposte locali. Banche e assicurazioni scaricheranno sui clienti l'aumento delle imposte. Togliete ogni speranza di competitività e di ripresa al Mezzogiorno, proprio quel Mezzogiorno che la Lega considera nemico e dove AN e UDC ricevono consensi consistenti. Ma, colleghi dell'UDC e di Alleanza nazionale, non erano questi gli impegni che avete assunto con il Mezzogiorno durante la campagna elettorale! Vi rendete conto che, se svuoterete da un momento all'altro la legge n. 488 del 1992, tagliando i finanziamenti o gli incentivi, getterete nella disperazione centinaia di giovani imprese e migliaia di lavoratori che su quegli incentivi avevano fatto conto per lavorare, produrre e competere?
Nelle vostre mani lo Stato non mantiene i suoi impegni, schiaccia i più deboli, non promuove, ma emargina. Lo Stato con voi è tornato ad essere l'ottocentesco Stato accentratore, sperperatore di risorse pubbliche, ignaro del Mezzogiorno, sospettoso nemico dei cittadini.
Dopo questo salasso, tra poche settimane dovreste presentare una nuova manovra finanziaria, ancora più pesante. Come giustificherete gli altri 40 mila miliardi di vecchie lire che, a settembre, chiederete agli italiani? Ammesso che bastino...!
Dovete cambiare radicalmente politica economica. Colleghi della maggioranza, dovete confrontarvi apertamente con l'opposizione e con il paese. Adesso avete una sola alternativa: o dar vita ad un nuovo Governo, con un nuovo programma e nuovi ministri per i prossimi due anni o gestire penosamente una crisi che sta togliendo al paese la speranza di una ripresa morale, civile ed economica.
L'opposizione tutta intera si prepara a proporre a tutta l'Italia, non solo a quelli che la pensano come noi, un nuovo patto civile repubblicano, fondato sulla serietà, sulla sobrietà, sulla responsabilità e sulla verità. Risvegliare le energie del paese, dare fiducia, sviluppare sinergie e cooperazioni, fare della scuola il luogo della promozione sociale e civile e non il fortino delle antiche discriminazioni: sono questi i nostri obiettivi, per i quali stiamo lavorando da tempo.
Il paese, ormai da tre anni, dimostra di avere più fiducia in noi che in voi, in misura crescente. Noi speriamo che la vostra crisi cessi, che cambino i vostri indirizzi e che si possa lavorare, pur nella diversità delle posizioni politiche, per l'interesse generale del paese.
Ma se non sarà possibile, siamo pronti a misurarci davanti ai cittadini per un nuovo Governo dell'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, concordiamo con le motivazioni della questione pregiudiziale di costituzionalità appena illustrata dal collega Violante. Riteniamo che essa attenga ad un tema particolarmente rilevante. Peraltro proprio stamane abbiamo vissuto dei momenti importanti: centinaia di sindaci, riuniti dinanzi a piazza Montecitorio con le fasce tricolori, hanno successivamente consegnato a palazzo Chigi le chiavi dei loro comuni. Essi - lo dico con semplicità - hanno rappresentato, con grande tensione morale e politica, le loro comunità; hanno rappresentato il loro territorio; hanno difeso le loro cittadinanze e i servizi per il territorio, duramente attaccati da una manovra governativa frutto di una visione affaristica e disperata. È l'ultima carta di un giocatore - Berlusconi - che sa di aver perso la partita e brucia i ponti dietro le spalle. Infatti, con la manovra in esame vengono tagliati i fondi per la manutenzione delle strade, per l'illuminazione di strade e giardini, per i contratti con le cooperative di gestione delle mense e degli asili nido, per i trasporti scolastici e quant'altro.
Credo che stamane abbiamo vissuto momenti importanti, e lo stesso sta avvenendo nel dibattito. Questa manovra e la corale e tesa determinazione dei sindaci, dei presidenti delle regioni e delle province - peraltro appartenenti a coalizioni di centrosinistra, ma anche di centrodestra - rappresentano la metafora di una situazione che si sta determinando nella politica italiana: un Governo sempre più debole, che appunto con questa manovra gioca una carta disperata e, allo stesso tempo, proprio in quanto debole, è un Governo tanto più pericoloso perché in disfacimento. È un Governo che abbatte la previdenza pubblica, che intende varare una controriforma fiscale che, come è evidente, avvantaggia solo i ricchi. Infatti, in un sistema fiscale retto sul principio della progressività, con le aliquote ipotizzate si avvantaggiano in maniera incostituzionale solo i ricchi. Non vi sono dubbi su ciò, neanche tecnicamente.
Il paradigma fondativo della manovra è rappresentato da una ingente redistribuzione delle risorse dal basso verso l'alto. Il Mezzogiorno, come ricordavano stamane i sindaci meridionali, viene considerato una vera e propria zona franca. Viene disincentivata l'economia reale; i beni comuni, come acqua e sanità - che sono beni intangibili per la cittadinanza -, vengono considerati alla stregua di merci.
Ebbene, credo che rilevi anche un fondamento costituzionale. A quanto ricordato dal collega Violante vorrei aggiungere che vi è un fondamento di incostituzionalità profonda della manovra che ci accingiamo a discutere. Vogliamo che, per questi profili di incostituzionalità, tale manovra non sia discussa. Tra l'altro, si tratta di una manovra che rischia - è questo il segno di un grave degrado istituzionale - di vedere posta la questione di fiducia: ecco ciò che si evince dall'atteggiamento della Commissione bilancio.
Questa mattina sono stati auditi - di questo informo anche il Presidente Casini - i rappresentanti dei sindacati, della Confindustria e le delegazioni dei sindaci, dei presidenti di provincia e di regione. Tutto ciò si è verificato successivamente al termine fissato per la presentazione degli emendamenti; ciò vuol dire che la parte istruttoria dei processi decisionali a cui appartiene lo strumento dell'audizione, di fatto, è stata svuotata. Inoltre, il Governo ci informa che, probabilmente, sarà posta la questione di fiducia su questa manovra, su questa «stangatina», detto in termini eufemistici.
Credo che tale procedimento - così come lo stesso degrado della vita parlamentare - debba essere attentamente seguito dell'Ufficio di presidenza e da tutti i parlamentari; in ogni caso, vi sono dei profili di incostituzionalità molto seri.
Il decreto-legge viene emanato a fine luglio con programmi di spesa già impegnati e definiti dai comuni e, in secondo luogo, la voce «consumi intermedi», a cui esso si rifà, non esiste nei bilanci degli enti locali e ciò è da considerarsi un errore tecnico di costituzionalità.
Infine, la Corte costituzionale è intervenuta sul tema dei condoni e dopo pochissimi giorni il Governo, attraverso un decreto-legge, li ha prorogati quando soltanto le regioni - in seguito alle decisioni della Consulta - possono stabilire i relativi termini.
Insomma, ci troviamo di fronte ad una manovra non solo iniqua e che strangola le cittadinanze degli enti locali, ma che presenta anche dei gravissimi profili di incostituzionalità (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, signor ministro, prima di presentarla, ci siamo chiesti quale fondamento avesse la nostra pregiudiziale di costituzionalità e ci siamo convinti che si tratta di un fondamento piuttosto solido, al di là del dissenso di merito su questo provvedimento. Esso, infatti, in qualche misura riecheggia in un giudizio che è stato rilasciato in questi giorni, espresso da un importante commentatore che segue l'attività svolta dal Ministero dell'economia e delle finanze. Sto parlando del dottor Mucchetti che, su il Corriere della Sera, ha affermato che questo provvedimento è figlio di errori di previsione del ciclo economico e dimostra l'incapacità di tenere sotto controllo la spesa corrente. Stiamo discutendo di un decreto-legge che cerca di rimediare ad errori di previsione e all'incapacità di controllo della spesa. Per quanto riguarda gli errori di previsione, ho qualcosa da eccepire, perché quando ci si ostina a prevedere un tasso di crescita assolutamente irreale e smentito da tutti gli istituti di ricerca, forse ci si trova di fronte non ad errori, ma a consapevoli bugie che hanno determinato questa drammatica situazione dei conti dello Stato.
Come dicevo in precedenza, ci siamo interrogati sul fondamento della nostra questione pregiudiziale di costituzionalità. Abbiamo seriamente esaminato il provvedimento
e registrato la reiterata aggressione nei confronti del Mezzogiorno e degli enti locali; ciò ci ha costretti alla conclusione che questo provvedimento configura un attentato ai principi angolari, fondamentali della nostra Carta costituzionale: mi riferisco ai principi dettati dagli articoli 3, 2, 5, 117 e 119.
Abbiamo appena saputo che il Governo si accinge a chiedere il rinvio di una settimana dell'esame del disegno di legge in materia pensionistica. Ciò conferma che all'interno della maggioranza non vi è convergenza su niente, nonostante si ostentino sicurezza e continuità. Noi consiglieremmo al Governo di rinviare anche l'esame di questo provvedimento e di riflettere ulteriormente sugli aspetti di incostituzionalità. Lo diciamo con molto disinteresse: anche alla luce dei recenti provvedimenti della Corte costituzionale in ordine alla legge Bossi-Fini, vi converrebbe ascoltare i nostri rilievi di costituzionalità, per evitare smentite così clamorose e provvedimenti che vi mettano nella condizione di non riuscire a rimediare alla vacatio legis che si determina.
Signor ministro, vogliamo sottolineare, in particolare, il tema del Mezzogiorno. Un giornale sicuramente non sospetto per la sua obiettività come Il Sole 24 Ore, il 10 luglio, ci ha ricordato che l'80 per cento degli incentivi colpiti dal decreto-legge in esame è destinato alle aziende che operano nel Mezzogiorno. Mi rivolgo a quella parte della maggioranza che ha sollevato la questione delle politiche antimeridionaliste portate avanti da questo Governo: si tratta dell'80 per cento degli incentivi! Signor ministro, mi consenta di rivolgerle una domanda: perché tale accanimento contro il Mezzogiorno? Ci rivolgiamo a tutto il Governo: perché tale accanimento contro il Mezzogiorno, con i problemi che ha questo territorio?
Quei pochi, insufficienti investitori del Mezzogiorno, quei pochi, insufficienti giovani, che rischiano, che scommettono nell'intraprendere una loro iniziativa imprenditoriale sono scoraggiati, sono penalizzati, sono puniti. Mi rivolgo espressamente ai colleghi di Alleanza nazionale e dell'UDC: voi che avete avvertito come il limite maggiore dell'attività del Governo in questi tre anni riguardasse proprio le politiche meridionaliste, cosa state facendo? State consentendo una devastazione nei confronti del Mezzogiorno!
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti...
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, sto terminando.
I danni che il provvedimento in esame procura al Mezzogiorno sono incommensurabili. Si tratta di danni materiali e morali: la credibilità e la stabilità della normativa sono le condizioni per poter investire nel Mezzogiorno. Inoltre, vi sono danni psicologici come la depressione, la demotivazione, la desolazione dei cittadini e dei giovani del Mezzogiorno, che sono costretti ad andarsene altrove. Ciò determina la fuga dal Mezzogiorno: questo è il problema! Questo è l'aspetto di incostituzionalità!
L'attacco agli enti locali è già stato illustrato dall'onorevole Violante e da altri colleghi: gli enti locali non riescono a fornire i servizi. L'articolo 2 della Costituzione riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo: in tal modo, quei diritti vengono depressi. Si tratta di un attentato alla Costituzione! L'articolo 5 della nostra Costituzione stabilisce che la Repubblica promuove le autonomie locali: il provvedimento in esame scardina un principio fondamentale su cui si regge la nostra Repubblica.
Se il ministro Siniscalco mi ascoltasse, vorrei dargli un consiglio: lei, che è un giurista ed un economista di valore, non presti la sua intelligenza e non consenta che il suo nome resti scritto in una delle pagine più deprimenti della storia della nostra Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, anche i deputati Verdi voteranno a
favore della questione pregiudiziale presentata dall'opposizione. D'altra parte, la «manovrina» economica, come è stata definita in questi giorni, che il Governo ci ha presentato e che ha determinato l'acuirsi di una crisi ormai irreversibile con le dimissioni del ministro Tremonti, è una vera e propria stangata sugli enti locali, sui comuni e sulle province.
Oggi, molti sindaci ed amministratori locali hanno manifestato in piazza Montecitorio e una loro delegazione è stata ricevuta alla Camera dei deputati; in maniera trasversale, sindaci ed amministratori locali, sia di centrosinistra sia di centrodestra, hanno evidenziato quanto sia demagogico un processo di intervento sulla finanza pubblica che «restringe» le spese pubbliche a livello centrale senza alcuna razionalità, «scaricando» i costi di questi tagli proprio su quelle autonomie locali, i comuni e le province, che dovrebbero rappresentare una garanzia per il sistema Italia.
Questo è ancora più contraddittorio perché avviene mentre in Commissione affari costituzionali si sta facendo un vero e proprio tour de force per imporre l'approvazione di quella che viene definita devolution e che corrisponde all'idea di un federalismo cosiddetto «avanzato». Come si può parlare di federalismo avanzato quando le scelte, in termini di economia e di finanza pubblica, vengono «scaricate» unicamente sui comuni e sulle province? Con quali risorse si prevede di realizzare tale disegno?
Quella del Governo è, in realtà, un'operazione articolata interamente in termini di bilancio e tesa ad accrescere le tasse per finanziare i servizi fondamentali gestiti dalle autonomie locali, dando la sensazione e l'immagine che i conti pubblici siano in regola e che, anzi, ci si può preparare demagogicamente al taglio delle tasse.
Noi riteniamo che questa manovra economica non sia conforme alla Costituzione perché mina il corretto equilibrio esistente, nella gestione della spesa pubblica, fra enti locali e Stato centrale. In realtà, questo Governo e la sua maggioranza, che attraversano una crisi politica profonda, dovrebbero avere il coraggio di presentarsi dimissionari in Parlamento per aprire un dibattito serio sulla mancanza di credibilità che oggi il Governo registra nel paese.
Credo, come noi Verdi abbiamo già avuto modo di dire, nella necessità di restituire al più presto la parola ai cittadini attraverso le elezioni anticipate; anziché fare questo, il Governo e la maggioranza, tra le dimissioni dell'uno o dell'altro ministro, compiono una forzatura sul piano costituzionale, come se non fosse stata sufficiente la lezione di civiltà impartita, in ordine alla questione di legittimità relativa alla cosiddetta legge Bossi-Fini, con il giudizio della Corte costituzionale, che ha «bocciato» uno degli articoli più vergognosi di quella legge, accogliendo le ragioni che, anche in quest'aula, avevamo sollevato in occasione dell'esame della questione pregiudiziale di costituzionalità relativa a quel provvedimento.
Queste sono le ragioni di carattere politico, che peraltro investono anche il merito del disegno di legge in esame, che ci inducono, come parlamentari del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo, ad esprimere un voto favorevole sulla pregiudiziale di costituzionalità che, unitamente agli altri gruppi dell'opposizione, abbiamo presentato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cusumano. Ne ha facoltà.
STEFANO CUSUMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo Misto-Alleanza Popolare-UDEUR, dichiaro il voto favorevole sulla pregiudiziale di costituzionalità relativa al disegno di legge in esame. Riteniamo che tale provvedimento sia figlio di un'errata politica economica adottata dal Governo; figlio dell'improvvisazione e di un contrasto in materia di politica economica che non è mai venuto meno all'interno della maggioranza.
È un provvedimento che, nel merito, esprime la tendenza antimeridionalista del Governo di centrodestra; un provvedimento
che riduce al lumicino l'opera decisiva degli enti locali e che spazza via tutti i provvedimenti che hanno segnato la fase di ripresa del Mezzogiorno e del profondo sud dell'Italia.
Viene spazzata via la contrattazione negoziata, viene ridotta al lumicino la legge n. 488 del 1992, viene spazzato via il credito di imposta. È la conferma di un tentativo maldestro di ridurre le potenzialità di sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia, ed è soprattutto un provvedimento che deve portarci a rinnovare l'attenzione per gli enti locali, che rappresentano il cuore del nostro sistema democratico. Aggiungere alla funzione decisiva degli enti locali nuove possibilità finanziarie significa costruire il terreno per un rilancio delle nostre istituzioni, per renderle le più rispondenti alle attese del cittadino, le più rispondenti alle attese di governabilità dell'opinione pubblica.
Per queste ragioni, che sono anche in linea con la tendenza, che noi sentiamo nostra, di rimuovere l'orientamento antimeridionalista della politica economica del Governo Berlusconi, ribadiamo con forza che voteremo a favore della questione pregiudiziale di costituzionalità relativa al provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza Popolare-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, se il presidente Violante fosse stato ancora Presidente della Camera, si sarebbe tolto la parola da solo, perché il suo è stato solo e soltanto un «pistolotto politico», non certo legato alla pregiudiziale di costituzionalità presentata (stiamo tentando di dimostrare da tempo che vengono operate delle strumentalizzazioni con questo strumento, che viene oramai adottato sistematicamente dalle opposizioni). Egli ha fatto un «pistolotto politico» per parlare di quello che sta accadendo nel centrodestra; ha parlato delle nostre sconfitte elettorale, delle fibrillazioni all'interno del Governo. Visto che ha speso praticamente il weekend su questo intervento, che poteva tranquillamente fare su l'Unità, anziché in quest'aula in tale occasione, perché l'onorevole Violante non ha parlato anche di quello che è accaduto alla lista unitaria, di quello che sta succedendo per le lotte intestine sul premierato, delle differenze che ci sono sulla politica estera (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), sulle pensioni, su tutto quello che attiene all'universo della politica, compresa la sua, e non solo quella del centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)?
Ma, poiché siamo abituati a parlare di fatti e non di parole, parliamo della presunta incostituzionalità evidenziata nella questione pregiudiziale presentata dall'onorevole Violante e da altri deputati (Deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo gridano: «Elezioni!»).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
ANTONIO LEONE. La questione pregiudiziale si riferisce impropriamente ad alcuni aspetti del provvedimento in esame.
Il comma 2 dell'articolo 1, che limita l'autorizzazione di spesa destinata al finanziamento degli incentivi di cui alla legge n. 488 del 1992, violerebbe, secondo l'onorevole Violante e gli altri firmatari della questione pregiudiziale, nientemeno che l'articolo 3 della Costituzione, in quanto vi sarebbe una disparità di trattamento tra soggetti economici aventi gli stessi requisiti per poter usufruire degli incentivi. Ma è sempre avvenuto, e sempre avverrà, che incentivi economici o comunque provvidenze a carico della finanza pubblica siano subordinati al vincolo ineludibile delle risorse disponibili. Quindi, appare del tutto fuori luogo fare riferimento all'articolo 3 della Costituzione, mentre emerge la mancanza di appigli concreti per far valere vizi di incostituzionalità contro questo provvedimento.
Su tale aspetto, va sottolineato, sul piano sostanziale, che la limitazione delle risorse è minore di quanto possa apparire a prima vista, in quanto vengono destinate
agli interventi per il Mezzogiorno finanziamenti recuperati attraverso le revoche degli incentivi alle imprese, nonché finanziamenti relativi agli strumenti della programmazione negoziata, già disposti o da disporre per gli anni 2003-2004. In definitiva, le norme oggetto del rilievo di incostituzionalità formulato dall'opposizione, oltre ad essere perfettamente legittime, rappresentano anche un atto di corretta ed oculata amministrazione.
Il comma 11 dell'articolo 1, che prevede riduzioni di spesa per le regioni e gli enti locali, in analogia a quanto disposto per le amministrazione statali, è oggetto di rilievi costituzionali riferiti agli articoli 117 e 119, quarto comma, della Costituzione. Anche questi rilievi di incostituzionalità sono completamente infondati, in quanto l'articolo 119 stabilisce un insieme di risorse, a cui regioni ed enti locali devono attingere per finanziare la propria attività, ed il citato quarto comma dello stesso articolo dispone che le risorse complessive derivanti dalle diverse fonti finanziarie consentono alle autonomie locali e regionali di svolgere le funzioni pubbliche loro attribuite.
Si tratta, ovviamente, di una norma di principio non tassativamente vincolante, in quanto la sua applicazione letterale darebbe luogo a spese ed oneri non quantificabili, e quindi insostenibili.
Il comma 11 dell'articolo 1 rappresenta, invece, un atto di buongoverno e di sana amministrazione, in quanto teso a riportare il livello di spesa entro limiti compatibili con le risorse finanziarie disponibili. Quanto i proponenti la questione pregiudiziale trascurano è che il provvedimento in esame rappresenta il tentativo di far rispettare non solo la lettera ma anche, e soprattutto, lo spirito dell'articolo 81 della Costituzione, spesso dimenticato dalle forze di centrosinistra. Del tutto contraddittorio è, infatti, l'atteggiamento dei partiti dell'opposizione: da un lato, essi criticano la presunta insufficiente azione del Governo nel risanamento dei conti pubblici; dall'altro, contrastano, con argomenti capziosi e strumentali, un siffatto intervento di contenimento del disavanzo, che ha il pregio di «spalmare» su più soggetti i sacrifici, evitando di incidere sulle famiglie e sui percettori di reddito fisso. Vale la pena ricordare che proprio i partiti cui appartenevano, durante la prima Repubblica, i firmatari di tale questione pregiudiziale hanno determinato, con la loro politica irresponsabile, l'enorme debito pubblico che grava sul nostro paese; debito che, gradualmente, l'attuale Governo sta riducendo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale Violante ed altri n. 1.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 501
Maggioranza 251
Hanno votato sì 225
Hanno votato no 276).
Avverto che la discussione sulle linee generali avrà luogo in altra seduta.
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