![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, onorevole Aprea, ha facoltà di
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, quanto esposto nell'interrogazione è ben noto ed è pure ben nota la tragedia delle vittime delle foibe, per la cui memoria è stato recentemente istituito il «Giorno del ricordo», con la legge 30 marzo 2004, n. 92.
PRESIDENTE. L'onorevole Menia ha facoltà di
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, mi dichiaro parzialmente soddisfatto: trovo la risposta fornita, come in altri casi, tecnica e burocratica e dunque, per così dire, pilatesca. Dubito, infatti, che il ministro non abbia comunque la possibilità di intervenire in presenza di decisioni che vanno ben oltre i limiti consentiti dall'autonomia scolastica.
data dell'occupazione della città da parte dei nazisti, dubito che il ministro non interverrebbe, dubito che comitati di tutti i tipi non si metterebbero a gridare e dubito che una questione, che non è soltanto banalmente tecnica, non assumerebbe una rilevanza maggiore rispetto a quella rappresentata da una segnalazione.
In merito all'intitolazione della scuola elementare statale di Sgonico, con lingua di insegnamento slovena, va ricordato che, pur nella consapevolezza di quella tragedia e nel doveroso rispetto delle vittime e delle loro famiglie, l'intitolazione di una scuola deriva da una complessa procedura che origina da una delibera del consiglio di istituto, sentito il collegio dei docenti, e si perfeziona con un provvedimento dell'ufficio scolastico regionale, che acquisisce le valutazioni del prefetto e della giunta comunale.
L'intitolazione, una volta intervenuta, può essere modificata con la stessa procedura, analiticamente illustrata nella circolare ministeriale n. 313 del 12 novembre 1980, che viene attivata dai competenti organi collegiali della scuola nell'ambito della loro autonomia decisionale.
Va aggiunto che l'autonomia decisionale delle istituzioni scolastiche è oggi ancor più spiccata, considerando i mutamenti normativi intervenuti successivamente all'emanazione della suddetta circolare. Sono infatti sopraggiunti il decreto del Presidente della Repubblica n. 275 dell'8 marzo 1999, con il quale è stato emanato il regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59 e, successivamente, la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, per effetto della quale l'autonomia delle istituzioni scolastiche ha assunto rilevanza costituzionale.
Nel contesto della suindicata normativa, il ministero non può assumere iniziative per la modifica d'ufficio.
Ciò premesso, si condivide l'esigenza, nel nuovo contesto di appartenenza dei due paesi, Italia e Slovenia, all'Unione europea, di superare ogni aspetto che rappresenti un ostacolo alla distensione, all'avvicinamento ed al superamento di antiche conflittualità.
Il ministero segnalerà, pertanto, la questione al competente direttore generale affinché, pur nel rispetto della normativa sopra richiamata, attivi opportune iniziative finalizzate alla modifica dell'intitolazione della scuola in seguito alle mutate situazioni e circostanze.
Se, ad esempio, a Roma una delibera di un consiglio di istituto formato da persone impazzite volesse dedicare una scuola alla
Il ministro dell'istruzione ha sulle spalle una responsabilità grave: la scuola, infatti, forma le generazioni e la successione delle generazioni è la testimonianza della nazione che cresce, che vive, che si sviluppa, che opera. La scuola ha il compito e il dovere di trasmettere valori quali il valore nazionale e il rispetto della memoria.
Dunque, una segnalazione da parte del ministro è, a mio avviso, insufficiente.
Avrei gradito, pur comprendendo che non è possibile da parte dello stesso ministro un'operazione d'ufficio per cambiare il nome della scuola in un altro modo, qualcosa di più forte, che evidentemente si poteva fare. Non mi serve che si ricordi quanto, peraltro, ho già ricordato nella mia interrogazione.
Lo so bene che questo Parlamento qualche tempo fa ha approvato una legge in memoria dei caduti delle foibe, con l'istituzione del «Giorno del ricordo», che deve diventare patrimonio della nazione, ma questo patrimonio si vede anche attraverso atti e fatti concreti.
Ripeto, quindi, che collide in maniera pesante il fatto che il Parlamento si sia espresso in un certo modo e che, pur con sofferenza e difficoltà, a più di cinquant'anni da quei fatti, la nazione abbia ricostruito una memoria intorno alla quale tutti si riconoscono, o dovrebbero riconoscersi, salvo evidentemente alcuni: ma chiedere atti e fatti è doveroso.
Questa scuola - come ho fatto notare - è intitolata «1o maggio 1945», che non è una qualunque festa del lavoratore, ma è il giorno in cui le milizie di Tito scesero su Trieste, occupando la città.
Ritengo, quindi, che su questa vicenda potrebbero intervenire addirittura gli organi giudiziari se solo ne avessero capacità, volontà e coraggio; dubito, infatti, che in un paese serio si possa intitolare una scuola statale al giorno in cui un esercito straniero irruppe nella nostra terra, seminando morte e distruzione.
Ecco perché credo, signor sottosegretario, che la risposta a questa interrogazione pecchi un po' del «cerchiobottismo» italico: da una parte mi si dice che ho ragione e dall'altra che si hanno le mani legate.
Temo - lo ripeto - che, se fossero state altre le condizioni e le vicende, si sarebbe intervenuto con forza e solerzia, magari esondando dalla propria funzione. In questo caso - lo ripeto -, a parte la ragione che si dà spesso a quelli che rischiano poi di fare la figura di chi si accontenta di poco, non vedo da parte del Governo un segnale che, invece, avrei voluto più forte.
Una simile risposta poteva venirmi da un altro Governo, ma non da questo!


