Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 494 del 20/7/2004
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Svolgimento di interrogazioni (ore 10,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

(Situazione degli organici degli insegnanti in Emilia-Romagna - n. 3-03340)

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, onorevole Aprea, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Grignaffini 3-03340 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 1).

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, in relazione al problema generale degli organici, va ricordato e sottolineato, come già fatto in occasione di analoghe interrogazioni, che nel nostro paese, per effetto della denatalità, vi è una riduzione degli alunni iscritti alle scuole pari a circa 30 mila unità l'anno; a fronte di tale riduzione, si è registrato un progressivo ridimensionamento degli organici dal 1985 in poi.
Già il precedente Governo era consapevole del sovradimensionamento degli organici del personale della scuola, tant'è che la legge finanziaria del 1998 aveva previsto la riduzione del 3 per cento della consistenza di dette dotazioni, rispetto a quella del 1997, da realizzare nell'anno 1999. Successivamente, la legge finanziaria 2000 aveva previsto la riduzione di un ulteriore 1 per cento, rispetto al personale in servizio al 31 dicembre 1999. Il risparmio derivante da tali riduzioni doveva essere destinato alla valorizzazione del personale della scuola. Il risparmio stimato, in effetti, è stato destinato come previsto, benché le riduzioni di organico relative non fossero state realizzate. Ne è derivato un rilevante onere, non previsto né coperto dalle suddette leggi finanziarie.
Questo Governo ha perseguito, da un lato, l'obiettivo di riduzione dell'organico docente e, dall'altro lato, un ampliamento del servizio scolastico, attraverso gli anticipi e l'introduzione dello studio della lingua inglese fin dal primo anno della scuola primaria, coprendo tali esigenze con apposite dotazioni organiche.
Gli interventi normativi sugli organici della scuola operati nel corso dell'attuale legislatura mirano ad adeguare i numeri dei docenti alla diminuzione del numero degli allievi; a ridurre sprechi ed inefficienze; ad ampliare ed innalzare il livello qualitativo del servizio scolastico. Questi interventi rappresentano pertanto una necessaria razionalizzazione di un sistema che prevede un rapporto alunni-docenti di un terzo inferiore ai parametri europei; rapporto che viene ridotto in misura assai contenuta, in quanto le riduzioni sono compensate in larga misura da incrementi finalizzati alle nuove esigenze. Vorrei ribadire inoltre che tutti i risparmi derivanti dalla razionalizzazione degli organici, al lordo degli incrementi di organico dovuti alle nuove esigenze, sono destinati alla valorizzazione del personale della scuola.
Con l'annuale decreto sulle dotazioni organiche, la consistenza dell'organico dei docenti nella distribuzione dei posti tra le regioni e tra i diversi gradi di istruzione, è stata effettuata su base regionale, in considerazione del numero degli alunni iscritti, dell'andamento della scolarità, delle condizioni di funzionamento delle singole istituzioni scolastiche, della specificità


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dei diversi contesti territoriali e del disagio scolastico, in conformità alla vigente normativa.
I direttori regionali hanno operato una ripartizione provinciale della dotazione organica al fine di garantire adeguate soluzioni, nel rispetto della normativa vigente, per assicurare non solo i servizi scolastici essenziali nel rispetto delle diverse situazioni sociali e geografiche, ma anche la prosecuzione di progetti di particolare rilevanza didattica e/o sociale.
Il vigente quadro normativo consente peraltro ai dirigenti scolastici, nella fase di adeguamento alla situazione di fatto, di sdoppiare classi e di istituire posti per l'intero anno scolastico, sulla base di effettive nuove esigenze sopravvenute successivamente alla definizione dell'organico previsionale.
Per quanto riguarda la regione Emilia Romagna, vorrei precisare che non risulta all'amministrazione che la popolazione scolastica a livello regionale sia aumentata di 9 mila unità e gli insegnanti ridotti di quasi 770 unità (come riportato nel testo dell'interrogazione in esame). In base ai dati presenti attualmente al sistema informativo, comunicati dalle istituzioni scolastiche, si registra un decremento della popolazione scolastica di circa mille unità nel primo ciclo di istruzione e un aumento di circa 4 mila unità nella scuola secondaria di secondo grado, con una differenza, pertanto, di circa 3 mila alunni.
Il dimensionamento operato sulle consistenze degli organici ammonta a complessivi 110 posti, pari allo 0,28 per cento rispetto a quelle dell'anno in corso. Il decreto interministeriale sugli organici, relativi all'anno scolastico 2004-2005, in corso di perfezionamento, prevede però l'attribuzione alla citata regione di 112 posti, destinati all'aumento del numero delle classi conseguente alle iscrizioni anticipate alla prima classe della scuola primaria e all'introduzione generalizzata dello studio della lingua straniera, sempre nella scuola primaria. Inoltre, per compensare l'aumento della popolazione scolastica nelle scuole di secondo grado, il Ministero ha incrementato di 100 unità la dotazione organica della regione Emilia- Romagna, assegnata con il sopraindicato decreto interministeriale.
Infine, con apposita nota, il Ministero ha autorizzato ulteriori 20 posti da utilizzare per l'istituzione di nuove sezioni di scuola dell'infanzia, al fine di realizzare la graduale generalizzazione di tale scuola, così come previsto dalla legge n. 53 del 2003.
Per quanto concerne la richiesta del tempo pieno, vorrei far presente che è stato confermato, in attuazione del disposto dell'articolo 15 del decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004, il numero dei posti assegnati a livello regionale nel corrente anno scolastico; comunque, le istituzioni scolastiche, nell'esercizio della loro autonomia, possono attivare modelli differenziati di tempo-scuola in modo da rispondere alle esigenze delle famiglie, attraverso un'ottimale utilizzazione delle risorse assegnate.
Le stesse considerazioni vanno estese al tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado, con l'ulteriore precisazione, fornita dal direttore generale dell'ufficio scolastico regionale, che molte delle richieste non accolte si riferiscono non già a tale modello organizzativo, ma ad un tempo scuola di 33 ore settimanali, a fronte delle 30 assicurate a tutte le classi prime.
Per le scuole secondarie di secondo grado, l'incremento di ulteriori 100 unità, come già precedentemente detto, consente, secondo le assicurazioni fornite dal dirigente generale dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna, la conferma delle classi richieste dai dirigenti dei centri servizi amministrativi, comprese quelle in deroga ai parametri di regola stabiliti dalla normativa.
La dotazione organica destinata alle attività di sostegno degli alunni disabili è pari a quella del corrente anno scolastico: ulteriori posti potranno, come sempre, essere autorizzati prima dell'avvio del prossimo anno scolastico.

PRESIDENTE. L'onorevole Grignaffini ha facoltà di replicare.


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GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, mi dichiaro assolutamente insoddisfatta della risposta fornita dal sottosegretario Aprea. Infatti, l'interrogazione in esame scaturisce da una riunione, convocata a Bologna dall'assessore regionale all'istruzione e alla quale ha partecipato la direzione regionale dell'istruzione, da cui sono emersi i dati riportati. Il dato relativo all'incremento di 9.000 unità non proviene dalle indicazioni dei sindacati, i quali hanno riferito un dato pari a 11 mila unità, prima della proclamazione dello sciopero generale, bensì è certificato dalla vostra autorità competente.
Ci troviamo dunque di fronte ad un duplice problema. In primo luogo, la regione Emilia-Romagna ha già applicato i criteri della razionalizzazione, come da lei ricordato, previsti nel 1999. Pertanto, era già stata applicata, da parte di tale regione, la decurtazione del 3 per cento e dell'uno per cento. Tale razionalizzazione doveva necessariamente tenere conto di alcuni fattori, quali l'incremento della popolazione studentesca, l'incremento della domanda individuale di tempo pieno e di tempo prolungato e l'incremento della domanda di scuola dell'infanzia.
I dati nuovi che caratterizzano la situazione della regione Emilia-Romagna sono pertanto costituiti dall'incremento della popolazione studentesca e da quello della domanda individuale concernente la scuola dell'infanzia, il tempo pieno e il tempo prolungato. Si tratta, dunque, dell'incremento di quel dato che enfatizzate nella vostra propaganda, vale a dire la domanda delle famiglie di avere una scuola pubblica di qualità. Non si comprende perché la domanda delle famiglie di avere una scuola paritaria, privata, e via dicendo, debba essere, a vostro giudizio, sostenuta e incoraggiata, come di fatto accade con l'attuazione della legge n. 440 del 1997, mentre la domanda legittima di una maggiore scuola pubblica di qualità, nel rispetto della Costituzione, riceva, da parte del rappresentante del Governo, una risposta così burocratica.
Intendo inoltre sottolineare un ulteriore aspetto importante. I fondi destinati all'ampliamento dell'offerta formativa, nell'ambito dei quali vi era la possibilità di redistribuire risorse in base alle nuove domande sul territorio, sono stati da voi utilizzati per finalità improprie. Essi, infatti, sono stati parzialmente destinati ad attuare i progetti di riforma privi di una legge di copertura: avete approvato riforme prive di copertura e le risorse destinate a finanziare le esigenze derivanti dall'aumento della natalità o dalla diversa distribuzione territoriale delle domande sono state impiegate per finanziare l'anticipo, la seconda lingua e gli opuscoli di propaganda del ministro Moratti. Avete approvato riforme non finanziate e usate per finanziarle le risorse che dovrebbero essere utilizzate per la costituzione delle nuove classi a seguito dell'incremento delle domande.
Inoltre, onorevole Aprea, le ricordo una notizia riportata ieri nell'edizione dell'Emilia-Romagna del quotidiano la Repubblica: mancano 80 maestre, come risulta dal raffronto fra le domande pervenute ai sindaci di Bologna e provincia - in particolare, vi sono situazioni devastanti nei comuni di San Lazzaro e di Casalecchio, vale a dire nei due grandi comuni di «prima cintura» al di fuori di Bologna - e i posti disponibili. Dunque, vi è la carenza di 80 figure professionali di personale docente, a fronte di un impegno straordinario degli enti locali per il reperimento delle strutture e delle risorse per l'avvio delle nuove classi della scuola per l'infanzia.
Ci troviamo pertanto di fronte a comuni che fanno il proprio dovere, reperendo risorse straordinarie, e allo Stato che, invece, si sottrae a un dovere costituzionale.

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini...

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Ciò è tanto più vero in quanto ci troviamo, in questa fase, in una situazione delicatissima derivante dal fatto che sono stati tagliati, con un decreto-legge in materia che ci accingiamo ad esaminare, i finanziamenti agli enti locali, il che si tradurrà nella diminuzione


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dei servizi. Gli enti locali non sono dunque neppure posti nella possibilità di sopperire, con le loro eventuali risorse, alle devastanti carenze dello Stato in questo settore.
La invito pertanto, onorevole sottosegretario, al di là delle divergenze sui dati, ad un serio ripensamento. Nel caso contrario, le regioni che hanno attivato una politica finalizzata alla razionalizzazione e all'attivazione di procedure per il reperimento di risorse straordinarie, nel rispetto delle leggi vigenti, finiranno per essere le più penalizzate.

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