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PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di
ELETTRA DEIANA. Signor sottosegretario, con questa interpellanza solleviamo un problema sul quale più volte siamo intervenuti e rispetto al quale vorremmo da parte del Governo l'assunzione di un impegno serio, che riguarda oltre il merito delle questioni anche il metodo, vale a dire i rapporti con il Parlamento, il rispetto dei profili costituzionali sui quali la materia incide, trattandosi della sovranità nazionale e dell'uso del territorio italiano.
onerosa la presenza di servitù militari nella zona di Napoli, in un'area dove già insistono molti comandi ed unità statunitensi e dove esistono problemi ambientali, demografici e strutturali, per una combinazione di ulteriori elementi che aggravano la situazione della popolazione locale. È questo il primo ambito di problemi su cui chiediamo chiarimenti.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Berselli, ha facoltà di rispondere.
FILIPPO BERSELLI, Sottosegretario di Stato per la difesa. La Difesa ha già avuto modo di riferire sulle questioni sollevate dagli interpellanti rispondendo, in questa Assemblea, ad un'interrogazione a risposta immediata dell'onorevole Deiana, lo scorso 25 febbraio.
PRESIDENTE. L'onorevole Deiana ha facoltà di
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, mi dichiaro insoddisfatta in quanto la risposta elude la richiesta di precisazioni che ho formulato. È evidente che si tratta di una revisione strategica di primissimo piano e di grandissima portata. Proprio per questo, signor sottosegretario, non si può fare riferimento a trattati, convenzioni e memorandum sottoscritti in un altro contesto strategico. Ciò che lei dice costituisce la riprova della necessità di una discussione approfondita in questo Parlamento
e del fatto che non si tratta di una materia che può essere riservata alle competenze degli esecutivi. Ciò non è possibile, proprio sulla base di quanto lei afferma.
come ha detto Sartori - che non è un estremista -, siamo paesi ospitanti un numero crescente di cittadelle extraterritoriali americane.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Il problema si riferisce ad una notizia - che, per chi si interessa di questa materia, fa seguito ad altre notizie - apparsa sul quotidiano The New York Times lo scorso 4 giugno, nella quale si afferma che il dipartimento della difesa statunitense ha deciso il trasferimento del quartier generale delle forze navali statunitensi d'Europa da Londra in Italia.
Si tratta di un comando esclusivamente statunitense, non facente parte dunque della struttura NATO, anche se il suo comandante è contemporaneamente capo del Joint force command di Napoli, che è un comando NATO. Da questo comando dipendono sia la sesta flotta sia numerose altre basi navali dislocate prevalentemente nel Mediterraneo.
Benché il suddetto quotidiano non citi esplicitamente la destinazione di questo trasferimento, è ragionevole pensare che il quartier generale londinese, nel quale sono impiegate circa mille persone, sarà trasferito a Napoli, dove negli scorsi anni sono stati eseguiti vasti lavori di ridislocazione sia delle strutture operative sia di quelle logistiche delle forze armate statunitensi operanti nella città partenopea.
Si tratta di una notizia che rientra in un problema più generale riguardante, appunto, il piano di ristrutturazione della presenza militare statunitense in Europa, all'interno del quale si prevede proprio una ridefinizione della mappa della presenza americana in Europa, quale conseguenza della trasformazione degli assetti, delle alleanze e della fine del bipolarismo mondiale seguito alla seconda guerra mondiale e all'affermazione dell'unica potenza sopravvissuta, gli Stati Uniti d'America, che sono intenti a riposizionare e a ridisegnare i rapporti di forza su scala mondiale. Ci sono stati molti incontri di rappresentanti dell'amministrazione statunitense con quelli del Governo italiano.
L'interpellanza in esame solleva due problemi di natura diversa, ma ovviamente concomitante. Da una parte, vogliamo sapere cosa il Governo, ovvero il ministero competente, sappia in merito a tutto questo, con particolare riferimento alla questione del trasferimento da Londra a Napoli. A tale proposito, vogliamo sapere qual è il giudizio del Governo in merito ad una scelta che renderebbe estremamente
Il secondo, invece, riguarda i rapporti con il Parlamento ed investe i profili di costituzionalità democratica, relativamente ai problemi di utilizzazione del suolo italiano, di sovranità nazionale del ruolo che spetta al Parlamento. Mi riferisco alle informazioni che al Parlamento dovrebbero essere fornite in merito e al conseguente dibattito. Tale dibattito, invece, tarda a svolgersi, o addirittura non si prende neppure in considerazione l'ipotesi che possa svolgersi.
Gli Stati Uniti sono impegnati in un processo complessivo di trasformazione dello strumento militare, avviato dal sottosegretario alla difesa fin dall'inizio del suo mandato. Si tratta di una trasformazione funzionale ad una dottrina di impiego, incentrata su una maggiore mobilità e flessibilità delle forze, per adeguarle agli impegni che caratterizzano il quadro geostrategico attuale, primo tra tutti la lotta al terrorismo.
Tale processo contempla una possibile ridislocazione delle forze e, dunque, una riconfigurazione della presenza militare statunitense nel mondo. Il processo rimane soggetto, di fatto, a consultazioni con gli alleati e partner, in vista delle conseguenti decisioni operative che verranno assunte in sintonia con i paesi interessati.
In tale contesto di visione strategica, non si può escludere che possa essere inserita anche una diversa dislocazione della presenza militare americana sul territorio nazionale.
Tale modifica degli assetti dovrà, naturalmente, configurarsi nell'ambito degli accordi che regolano la materia concernente l'utilizzazione delle basi in Italia da parte di forze alleate. Sono accordi che trovano il loro fondamento nel Trattato di Washington; nelle Convenzioni di Londra e di Ottawa del 1951; nel Protocollo di Parigi del 1952; nel decreto del Presidente della Repubblica n. 2083 del 1962.
In tale quadro di impegni assunti dall'Italia nell'ambito dell'Alleanza del Nord Atlantico, si inseriscono quelli con gli Stati Uniti: il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954; lo Shell Agreement del 1955; vari accordi tecnici integrativi.
È da rimarcare, comunque, che gli impegni assunti dall'Italia nell'ambito delle alleanze e gli accordi stipulati su base di assoluta pariteticità e reciprocità garantiscono, essi stessi, la tutela degli interessi italiani e le prerogative di sovranità nazionale.
In conclusione, oggi, come nel passato, la presenza di forze statunitensi sul territorio nazionale è riconducibile agli accordi sottoscritti dall'Italia nell'ambito della storica alleanza fra i due paesi e nel quadro della NATO, fattore imprescindibile di salvaguardia della pace, della libertà e della democrazia.
Tutti i trattati ai quali, signor sottosegretario, lei ha fatto riferimento, sono, per sua stessa ammissione, collocabili in periodi superati, nei quali le strategie militari, la strategia della difesa italiana e i rapporti internazionali erano segnati da un contesto assolutamente diverso. La priorità era costituita dalla difesa dei confini dell'est e, non a caso, per quanto riguarda il nostro paese, le basi erano ubicate soprattutto nelle regioni orientali, per contrastare il Patto di Varsavia, e, al di fuori del nostro paese, per la maggior parte in Germania. Il rivolgimento strategico di cui lei parla prevede un depotenziamento significativo proprio in Germania e uno spostamento altrettanto significativo nei paesi dell'ex Patto di Varsavia, che sono entrati a far parte della NATO.
Si tratta, dunque, di una radicale revisione strategica e, proprio in ragione di ciò, non è ammissibile che sia il Governo a trattare. La NATO del 1949 non è la NATO di oggi. Quest'ultima ha una funzione strategica assolutamente diversa. Prima del summit di Washington del 1999, la NATO non sarebbe potuta intervenire in Afghanistan, perché costituiva un patto regionale limitato; oggi la NATO può intervenire dappertutto.
È questo il profilo costituzionale che più volte ho sollevato e in ordine al quale non mi è stata fornita risposta. Mi si spiega che è in corso una revisione, un cambiamento: ne sono consapevole, è sufficiente documentarsi in materia. Il problema che pongo è completamente diverso, in primo luogo nel merito. Oggi, infatti, esiste in Italia una rilevante questione relativa alla percezione sociale e culturale che le popolazioni locali hanno delle servitù militari. Si tratta di un problema che precedentemente non sussisteva, ma che oggi esiste: la gente comprende con chiarezza che si tratta di una sopraffazione, soprattutto perché le servitù militari colpiscono, in particolare e continuativamente, alcune zone (riferisco, in primo luogo, la Sardegna).
Vi è dunque un problema, relativo al rapporto con le popolazioni, di insorgenza democratica dei poteri territoriali, di emergenza di questioni ambientali e sanitarie.
Insomma, c'è il problema locale, che viene percepito come tale. È un problema politico, che il Governo di un paese democratico come il nostro non può ignorare.
Vi è, inoltre, un problema di costituzionalità. Nel nostro paese vige ancora l'articolo 11 della Costituzione, quindi il territorio nazionale non può utilizzato in deroga a tale articolo, che prevede che le alleanze e gli accordi vengano stipulati d'intesa con l'ONU e in un quadro di mantenimento della pace.
Lei sa benissimo che il ridislocamento delle forze militari statunitensi - per esempio, ad Aviano o a Camp Darby - è funzionale a vicende come quella dell'Iraq, rispetto alla quale c'è molto da discutere - e infatti ne discutiamo - ma che in ogni caso non può essere semplicemente derubricata a materia di cui si occupa il Governo in via permanente, non soltanto come scelta di appoggiare la guerra portata avanti dalla Presidenza americana in Iraq, ma anche come scelta di destinare il territorio nazionale al rafforzamento strutturale di quella strategia, che è assai diversa dalla strategia precedente.
Pertanto, io le contesto in radice quello che lei ha detto e le ricordo che, durante l'incontro tra il sottosegretario di Stato statunitense Marc Grossman e il sottosegretario agli esteri tedesco, avvenuto l'11 dicembre 2003 su questa materia, cioè sui problemi della ridislocazione dei contingenti e delle basi americane in Europa, il Governo tedesco ha fatto presente all'interlocutore statunitense che sarebbe necessario coinvolgere i Länder nelle decisioni che riguardano la ridislocazione delle basi. Si tratta, sostanzialmente, di un elementare problema di democrazia. Vi è la necessità di una rinegoziazione, di una discussione in sede parlamentare, perché,
Questo è un problema che presenta gravi profili di costituzionalità, di opportunità politica e di necessità democratica, per stabilire dove e come si prendono queste decisioni. Di conseguenza, signor sottosegretario, la sua risposta lascia completamente irrisolto il problema che abbiamo sollevato.


