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PRESIDENTE. L'onorevole Montecchi ha facoltà di
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente,
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, senatrice Sestini, ha facoltà di
GRAZIA SESTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, normalmente la programmazione annuale degli ingressi in Italia dei lavoratori extracomunitari viene attuata mediante la fissazione di quote di ingresso determinate senza alcun vincolo riferito agli specifici vari settori di attività. I criteri utilizzati fanno riferimento essenzialmente alla nazionalità di provenienza del lavoratore e, in proporzione assai limitata, alla sua appartenenza a categorie professionali di alto livello.
PRESIDENTE. L'onorevole Montecchi ha facoltà di replicare.
ELENA MONTECCHI. Senatrice Sestini, lei sa - ben oltre le aride frasi predisposte dagli uffici - di che cosa stiamo parlando. Nell'interpellanza in esame si parte dal fatto che in regioni quali la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, la Toscana e l'Emilia Romagna sono presenti badanti clandestine. Le esigenze delle famiglie, legate alle malattie delle persone che ne fanno parte, sono - ahimè - più flessibili delle necessarie (in taluni casi, come quello della legge Bossi-Fini, inique) esigenze normative. Siamo in presenza di famiglie che si rivolgono ad associazioni e sindacati per chiedere come possano regolarizzare le cittadine moldave, ucraine e rumene, che nulla c'entrano con i paesi cui lei ha fatto - giustamente - riferimento in relazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri riguardante i nuovi Stati membri dell'Unione europea.
Governo intende - e dalla sua risposta è evidente che non intende - valutare la possibilità di alcune corsie preferenziali, per evitare situazioni di clandestinità.
Mediante il criterio della categoria professionale, a partire dal 2003, si è riservata una piccola quota di ingressi a dirigenti ed a personale altamente qualificato. La scelta risponde allo scopo di evitare che le quote siano interamente assorbite dall'assunzione di manodopera straniera e non qualificata, o scarsamente qualificata. Per il corrente anno, ad esempio, il decreto di programmazione del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 dicembre 2003, con il quale sono stati autorizzati complessivamente 79.500 ingressi per motivi di lavoro, ha riservato a dirigenti e personale altamente qualificato 500 ingressi sul totale di 27 mila stabiliti per lavoro subordinato non stagionale.
Anche il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 aprile 2004, relativo all'ingresso per motivi di lavoro di 20 mila cittadini di nuovi Stati membri dell'Unione europea, non effettua assegnazioni preferenziali a seconda dei diversi settori economici.
Ciò non toglie che la programmazione delle quote possa essere effettuata utilizzando, laddove opportuno, anche il criterio del settore economico di attività. Attualmente si è preferito evitare di farvi ricorso, ritenendosi preferibile praticare una soluzione che assicurasse la massima flessibilità ed adattabilità delle quote, già assai frazionate, in base alle diverse nazionalità di provenienza.
Nella realtà, poi, è assai considerevole la percentuale delle quote di ingresso assorbite per l'assunzione di colf e badanti, tant'è che più di un'organizzazione imprenditoriale ha proposto di distinguere, all'interno delle quote, la parte destinata all'assunzione ad opera delle famiglie e quella utilizzabile da parte degli imprenditori, proprio lamentando l'eccessiva estensione fatta registrare, nella pratica, dalla prima.
Vanno, inoltre, considerati due ulteriori elementi che si collocano nella prospettiva del più ampio soddisfacimento del bisogno professionale nel particolare settore della cura e del sostegno familiare, ossia l'emanazione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, del 20 aprile 2004, che ha autorizzato l'ingresso, per motivi di lavoro, di 20 mila cittadini di nuovi Stati membri dell'Unione europea, alcuni dei quali costituiscono un tradizionale bacino di provenienza delle badanti, e la sperimentazione in corso - che sta effettuando il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nelle more del perfezionamento del regolamento attuativo della legge n.189 del 2002 - di alcuni progetti pilota destinati anche ai lavoratori da impiegare nell'assistenza familiare, di selezione e formazione professionale e linguistica nei paesi di origine dei lavoratori stranieri, ai fini del successivo inserimento mirato nel mercato del lavoro italiano. Infatti, l'articolo 23 della medesima legge n.189 del 2002 riconosce un titolo di prelazione ai fini della chiamata al lavoro, a vantaggio degli stranieri che abbiano partecipato alle attività formative descritte nel medesimo articolo.
Detto sistema sarà pienamente funzionante con l'entrata in vigore del succitato regolamento.
Dunque, lei - o i suoi uffici - non ha risposto ad una domanda politica: se il
Nella mia città, ad esempio, un parroco portatore di un cognome famosissimo, Dossetti, si è autodenunciato con 50 badanti clandestine. La polizia non è andata ad arrestarlo e non sono entrati nella chiesa togliendo le brande su cui dormivano quelle donne. Ecco, parlo di questo.
Chiedo se sia possibile o meno perseguire una strada che garantisca una lotta contro la clandestinità e, soprattutto, eviti l'umiliazione di queste persone. Nel mio scarso tempo libero opero in un'associazione di volontariato e conosco l'umiliazione di queste persone, conosco i loro drammi e le loro paure di donne oneste. E considero folle che mi si continui a rispondere nel modo in cui lei mi ha risposto, glielo dico con sincerità, senatrice Sestini. Lei, tra l'altro, appartiene ad un partito che, durante la discussione sulla cosiddetta legge Bossi-Fini, pose questo problema e lo fece anche con serietà. Infatti, chi sollevò la questione rappresentava realtà territoriali che vivono questo problema, che - glielo assicuro - è drammatico.
Anche le amministrazioni locali si trovano in condizioni difficilissime. Altro che priorità dei corsi di lingua e così via! Quelle persone sono clandestine adesso e ciascuno di noi, soprattutto chi vive nelle regioni che ho citato, conosce almeno una famiglia che ha fatto ricorso all'assistenza di una persona clandestina.
Pertanto, mi dichiaro del tutto insoddisfatta della risposta e, soprattutto, esorto a dare qualche risposta chiara su questo punto. Se la programmazione dei flussi sostenibili per il 2005 avverrà come quella del 2004, il 19 dicembre, molte di queste famiglie - ancorché le associazioni degli imprenditori si lamentino - non saranno in grado di prendere un qualche «numeretto» e di fare file interminabili. Infatti, i membri di tali famiglie lavorano e non dispongono delle impiegate che ha l'azienda per chiedere la sanatoria, utilizzata peraltro come un artifizio, per qualche donna ucraina, moldava e così via. Questa è la realtà dei fatti. Allora, che siano permessi transitori, come in Germania, o semestrali, occorrono ipotesi di soluzione, ma voi non le state studiando. Dunque (ben venga!), si continui ad operare con persone in clandestinità all'interno di moltissime famiglie.
Ancora, non si risponde ai quesiti che elenco nella mia interrogazione e che vengono posti dagli assessori regionali competenti, i quali sottopongono il tema all'attenzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali o del welfare, come è meglio definirlo. Non si risponde neppure alle lettere che il presidente della regione Emilia Romagna, sempre su questo punto, ha inviato al Presidente del Consiglio, a partire da una serie di note del 20 novembre 2002, del 27 novembre 2002 e via dicendo. Questo, dunque, è il tema!
Pertanto, mi dichiaro insoddisfatta per la risposta e mi auguro che in preparazione del provvedimento sui flussi sostenibili del 2005, che suppongo giungerà alle Camere il 19 dicembre 2004, una qualche attenzione alla questione delle tipologie professionali e una qualche risposta sul tema del lavoro domestico venga data con qualche dato numerico in più, soprattutto in quelle realtà dove è altissimo il tasso di occupazione femminile.


