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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Capuano; Perrotta; Giudice ed altri; Cè ed altri: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali.
Ricordo che nella seduta di ieri si sono svolti gli interventi sul complesso degli emendamenti presentati all'articolo 1.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4568 ed abbinate sezione 1).
Constato l'assenza del rappresentante del Governo.
PIERO RUZZANTE. È la seconda volta in due giorni!
PRESIDENTE. In attesa che giunga in aula il rappresentante del Governo, sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 11,15, è ripresa alle 11,25.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono passati dieci minuti, ma il rappresentante del Governo non è ancora giunto in aula. Devo pertanto stigmatizzare questa assenza, perché non si possono bloccare in questo modo i lavori della Camera. Non mi resta che disporre quindi un'ulteriore sospensione della seduta (Dai banchi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo si grida: «A casa!»).
LAURA CIMA. A casa!
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per 15 minuti circa.
La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa alle 11,50.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, devo constatare la perdurante assenza del Governo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
ALFONSO GIANNI. È una vergogna!
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, vorrei darle la parola ma non possiamo riprendere i nostri lavori in assenza del Governo.
Onorevoli colleghi, non posso fare altro che prendere atto della perdurante assenza del Governo, stigmatizzarla con forza e sospendere nuovamente la seduta.
La seduta, sospesa alle 11,55, è ripresa alle 12,25.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, esprimo rincrescimento, perché è molto grave che la Camera sia costretta ad aggiornare i propri lavori per la mancanza del Governo! Questo è un atteggiamento che non possiamo accettare, anche perché l'istituzione della Commissione di inchiesta, della quale si sta discutendo, è molto importante ed è stata calendarizzata su iniziativa di un gruppo della maggioranza.
Sia chiaro che gli argomenti all'ordine del giorno la cui trattazione non si esaurirà in questa settimana saranno iscritti ai primi punti dell'ordine del giorno della prima seduta della prossima settimana in cui siano previste votazioni, perché di giochi e giochini sono stanco (Applausi)!
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Anche noi, signor Presidente, siamo veramente stanchi di questi giochetti! Da stamani, anzi da ieri, assistiamo ad un singolare atteggiamento da parte della maggioranza in questa aula. Questa mattina i nostri lavori sono rimasti bloccati per un'ora e mezza per l'assenza del Governo, che non ha consentito di procedere all'esame dei provvedimenti all'ordine del giorno. Qualche volta si può verificare, colleghi, un'assenza del Governo, a seguito di cambiamenti repentini (voluti dall'Assemblea), nell'ordine di esame dei vari provvedimenti; in tali casi, può quindi capitare che manchi la disponibilità immediata dei rappresentanti del Governo. Nel caso di oggi, invece, no!
Mi permetto di dire che questa è un'assenza premeditata da parte del Governo e
questo è un atto gravissimo, perché in tal modo si altera il rapporto di correttezza istituzionale. Non vorrei aggiungere altre parole, in termini di giudizio politico, ma quando il Governo si permette di non presentarsi in aula, bloccando i lavori parlamentari, credo che ciò sia non solo un'umiliazione da parte del Governo, ma una grave violazione.
Non è pensabile che con un calendario come quello che abbiamo per il mese di luglio, nel quale è previsto l'esame di provvedimenti emanati dal Governo (9-10 decreti-leggi e quant'altro), e con il Presidente del Consiglio che continua a dire che sui provvedimenti che interessano alla maggioranza metteranno la fiducia, il Parlamento possa rimanere muto. Non lo accetteremo mai! Il motivo è che non volete approvare il provvedimento sul conflitto di interessi, proprio ora in cui il premier ha sulle spalle una concentrazione di poteri che lo fa definire un monarca assoluto! È una vergogna per tutto il Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Chiederei una cortesia all'onorevole Boccia ed all'onorevole Dario Galli, che chiedono di parlare: quello che c'era da dire lo ha già detto il Presidente. Sarebbe pertanto utile - proprio perché credo di avere riassunto un giudizio che è condiviso sia dalla maggioranza sia dall'opposizione, che riguarda il rapporto di correttezza tra Governo e Parlamento - evitare di perdere ulteriore tempo e passare subito all'esame del successivo provvedimento all'ordine del giorno (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo). Eventualmente, colleghi, potrete intervenire alla fine della seduta. Scusatemi, ma vi chiedo comprensione nei miei confronti (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
GABRIELE FRIGATO. Boccia deve parlare!
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà per due minuti.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vi è una questione politica, una questione istituzionale ed anche una questione che riguarda i nostri lavori. Lei, Presidente, ha giustamente affrontato la questione istituzionale; pertanto, su questo aspetto non intervengo, perché è già autorevolmente intervenuto il Presidente della Camera. Però, lei mi deve consentire di soffermarmi sulla questione politica.
Ci troviamo di fronte ad un episodio, in merito al quale non c'entrano i gruppi della maggioranza, perché è il Governo che ha fatto ostruzionismo rispetto ad un provvedimento all'ordine del giorno della seduta odierna, quello sul conflitto di interessi, sul quale vi era la volontà da parte di tutta l'Assemblea di affrontarne l'esame; del resto, come tutti sanno, si tratta di effettuare solo un voto, in quanto l'unica modifica recata dal provvedimento riguarda la copertura finanziaria.
Che il Governo, ovviamente interessato dal provvedimento sul conflitto di interessi (il suddetto interessa i ministri, il Presidente del Consiglio dei ministri, le autorità di Governo), non si presenti in aula per evitare il conseguimento di un certo risultato è un fatto politico di estrema gravità.
La terza questione è la seguente: come si può andare avanti nei nostri lavori? Se questa mattina non si procedesse all'esame del provvedimento sul conflitto di interessi, si darebbe ragione a questa impostazione. Allora, Presidente, se noi...
PRESIDENTE. Se lei non perdesse tempo, forse potremmo anche procedere con l'esame del provvedimento sul conflitto di interessi (Applausi di deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, quando afferma queste cose, sa di non dire...
PRESIDENTE. Ho capito, ma ho già detto quanto da lei affermato in questo momento.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, sono previste 61 votazioni sul provvedimento concernente l'istituzione della Commissione di inchiesta. Anche se si esprimesse un voto ogni minuto, il tempo non basterebbe.
Presidente, mi auguro che lei voglia procedere all'inversione dell'ordine del giorno ed esaminare, in primo luogo, il provvedimento sul conflitto di interessi, in modo che l'obiettivo del Governo...
PRESIDENTE. Onorevole Boccia...
ANTONIO BOCCIA. Mi faccia concludere, signor Presidente. Poiché voglio assecondare la Presidenza, propongo io l'inversione dell'ordine del giorno nel senso di procedere all'esame, in primo luogo, del provvedimento sul conflitto di interessi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, sono un uomo pieno di difetti, ma ho difficoltà ad avere ed a subire lezioni su questo tema, dal momento che il provvedimento sul conflitto di interessi, dopo una prima richiesta dell'onorevole Giachetti, è stato calendarizzato ai fini dell'inserimento all'ordine del giorno dei nostri lavori, dopo una seconda richiesta avanzata dallo stesso parlamentare. È, pertanto, inutile che lei escogiti soluzioni più o meno stravaganti.
L'ordine del giorno prevede che si esamini adesso il provvedimento recante l'istituzione della Commissione di inchiesta. È molto semplice: se oggi non si dovesse procedere all'esame del provvedimento sul conflitto di interessi per la mancanza del numero legale, il provvedimento, per disposizione del Presidente, sarebbe inserito al primo punto dell'ordine del giorno della seduta di martedì prossimo. La partita è chiusa: è inutile adesso procedere all'inversione dell'ordine del giorno, con il rischio di non fare niente questa mattina. Se non si procederà oggi all'esame del provvedimento sul conflitto di interessi - lo ripeto - lo stesso sarà inserito al primo punto dell'ordine del giorno della seduta di martedì prossimo.
La prego, queste lezioni le rinvio al mittente, perché su questo punto, come su altri, sono un inflessibile custode delle prerogative della Camera. Il provvedimento sul conflitto di interessi è già stato approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e nuovamente modificato dal Senato. Al più tardi martedì prossimo sarà inserito al primo punto dell'ordine del giorno della seduta (ricordo peraltro, che questo provvedimento è calendarizzato da maggio).
DARIO GALLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, condividendo pienamente quanto da lei affermato, il gruppo della Lega continuerà ad essere presente per procedere normalmente all'esame dei provvedimenti iscritti all'ordine del giorno.
Come componente della maggioranza, non voglio nemmeno pensare che l'interruzione dei nostri lavori sia stata causata da un'eventuale approvazione di emendamenti volti a riportare sulla questione Parmalat un testo che è stato esageratamente modificato rispetto a quello originario.
Si tratta di un problema che interessa 400 mila famiglie, a causa del più grande crack finanziario della storia italiana, che ha coinvolto anche nomi di un certo livello. Mi sembra, pertanto, che sia nell'interesse di tutti fare chiarezza su tale problematica. Se poi nel mondo agenzie come standard Poor's ci declassano, non è tanto per i conti pubblici, ma anche e, soprattutto, per alcuni passaggi non così chiari (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
Da cittadino, vorrei rilevare - e mi rivolgo adesso al Governo, dal momento che questa mattina l'interruzione dei nostri lavori è stata causata principalmente dall'assenza in aula dello stesso - che il
Parlamento, istituto insostituibile ed importantissimo della nostra democrazia, ha anche un costo: circa mezzo milione di euro all'ora. Vorrei, pertanto, richiamare tutti ad una certa serietà sotto il profilo delle spese che vengono sostenute dai cittadini.
Questa maggioranza, questo Governo, tutto il Parlamento non si possono più permettere di sprecare in questo modo le ore di lavoro per la mancanza di un sottosegretario, e lo dico da cittadino! Non è serio spendere i soldi dei contribuenti per mantenere 600 persone, in attesa che qualcosa accada (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, a mio avviso, con la dietrologia e con il «complottismo» non andiamo da nessuna parte!
Colleghi, tutti sappiamo che quanto accaduto questa mattina è sicuramente un fatto spiacevole e grave, del quale siamo vittime tutti, maggioranza e opposizione. Tuttavia, ritengo che occorra anche non processare in contumacia i membri del Governo che, se non erano presenti nel momento prestabilito, evidentemente sarà stato a causa di difetti di comunicazione tra i Ministeri competenti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Dunque, non mi sento di incriminare i membri del Governo che ora sono qui per svolgere il proprio dovere e che, tra l'altro, sono stati avvertiti pochi minuti fa e, appena sollecitati, hanno abbandonato o le Commissioni del Senato o le riunioni presso l'ABI per essere presenti. Poi, l'analisi delle responsabilità e dei disguidi all'interno del Governo, non credo spettino - Presidente - né a me né a lei.
Ma veniamo al punto dell'urgenza o meno del provvedimento. Non vorrei si utilizzasse questo spiacevole e grave episodio, al quale è stato posto rimedio, per trattare altre questioni.
Ritengo che quanto affermato dal collega della Lega sia giusto e già ieri ho detto che su questo specifico provvedimento relativo alla Commissione di inchiesta avrei preferito che i dissensi e le contrarietà si manifestassero apertamente e chiaramente e non in modo nascosto o in via transattiva come ha fatto poco fa l'onorevole Boccia.
Siamo favorevoli a procedere nell'esame di questo provvedimento che - caso strano - ha subìto, all'inizio di quest'anno, una deliberazione di urgenza all'unanimità da parte della Conferenza dei presidenti di gruppo. Dunque, stante questa deliberazione, non capisco perché la proposta non debba essere esaminata con urgenza, non capisco perché il calendario non debba essere rispettato e non capisco perché, Presidente, il primo punto all'ordine del giorno della prossima settimana non debba essere proprio questo provvedimento.
PRESIDENTE. Perché speravo di concluderne l'esame oggi.
FEDERICO BRICOLO. Lo finiamo oggi!
ELIO VITO. Vedremo, se riusciremo a finirlo oggi, vedremo! Noi siamo qui per questo.
D'altra parte, ritengo che, se non si dovesse concludere l'esame del testo unificato in esame o se non si dovesse concludere l'esame di tutti i provvedimenti previsti per questa settimana, vista la mole dei provvedimenti in calendario, sarebbe opportuno convocare una nuova Conferenza dei presidenti di gruppo per riorganizzare i lavori dell'Assemblea.
Infatti, Presidente, non vorremmo che la situazione si complicasse e che magari provvedimenti rilevanti e decreti in scadenza dovessero slittare. Quindi, se oggi non si dovesse concludere l'esame del provvedimento, occorrerà riunire una
nuova Conferenza dei presidenti di gruppo per rimodulare i lavori della prossima settimana.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, nella Conferenza dei presidenti di gruppo del 1o luglio, da lei autorevolmente presieduta, ha rivolto un invito a tutti i gruppi - in particolare a quelli di opposizione - perché vi fosse un senso di responsabilità nel varare un calendario per il mese di luglio molto fitto e affinché - pur nella differenza ovvia e legittima delle posizioni politiche esistenti in Parlamento - vi fosse un senso di responsabilità di tutti i gruppi nel contribuire alla conclusione del nostro calendario dei lavori.
Da due giorni ci troviamo di fronte - e, francamente, non riesco a comprendere quanto affermato poco fa dal collega Vito - ad un vero e proprio ostruzionismo della maggioranza. Ieri, i colleghi Boccia e Gerardo Bianco hanno proposto il rinvio in Commissione del presente provvedimento per approfondire il tema della Commissione di inchiesta, per le sue inadeguatezze palesi sul piano tecnico-giuridico, ma questa proposta è stata respinta e, un minuto dopo, si è bloccato l'esame del testo unificato. Oggi, vi è stato un ulteriore blocco di tale esame - e non mi si venga a dire che si tratta di difficoltà di comunicazione con il Governo, in quanto si fanno ridere anche le colonne di quest'aula - e sappiamo che il punto successivo all'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge in materia di conflitto di interessi. Mi pare sia trasparente a tutti cosa stia succedendo!
Questa è la ragione per cui trovo tutto ciò una presa in giro, nei confronti del Presidente che ci ha rivolto un appello solenne il 1o luglio e da noi rispettato pienamente, ma in particolare nei confronti dell'opposizione. Infatti, non solo si sta bloccando il provvedimento in oggetto, ma si sta anche impedendo di votare una legge sul conflitto di interessi, che consideriamo insufficiente ed inadeguata, ma che il Governo ha comunque fin qui proposto ed approvato e che ora non vuole licenziare definitivamente né far entrare in vigore, proprio quando esiste il massimo del conflitto di interesse.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate ma non è questa la sede per redigere il prossimo calendario dei lavori, sulla base della presunzione di quanto faremo o non faremo nella giornata odierna. Inoltre, come è stato giustamente ricordato, è stato preso l'impegno di lavorare, il giovedì, per tutta la giornata per evitare di tenere seduta anche nel mese di agosto. Mi auguro, quindi, che oggi sia possibile lavorare proficuamente.
Per quanto riguarda le affermazioni fatte in ordine al conflitto di interessi, tengo a ribadire che non sono il difensore della maggioranza, ma non posso pensare che un provvedimento presentato dalla maggioranza, che ha avuto i voti della maggioranza, diversi da quelli dell'opposizione, che ha scatenato polemiche tra maggioranza e opposizione, oggi non sia sostenuto da quella stessa maggioranza.
ROBERTO GIACHETTI. In 100 giorni la dovevano fare!
PRESIDENTE. Comunque, onorevole Giachetti, per evitare ogni tipo di malinteso su questo punto, se il provvedimento non sarà votato nella giornata di oggi, sarà calendarizzato dal Presidente al primo punto - previa soluzione della questione Parmalat - o al secondo punto dell'ordine del giorno della prossima seduta utile della prossima settimana.
L'onorevole Vito ha chiesto la riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo: aderisco volentieri alla sua richiesta perché quando quest'ultimi - e soprattutto il presidente del gruppo di maggioranza relativa - richiedono tale riunione, non ho motivo per non acconsentire. Vedremo se si riunirà oggi o domani, ma adesso il compito è quello di andare avanti.
Invito pertanto il relatore per la VI Commissione ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 1.
RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, le Commissioni raccomandano l'approvazione dell'emendamento 1.35 delle Commissioni ed invitano i presentatori a ritirare gli emendamenti Sergio Rossi 1.9, 1.8, 1.10, 1.27, 1.6, 1.28, 1.11, 1.1, 1.2, Benvenuto 1.7, Sergio Rossi 1.12, 1.13, 1.14, 1.15, 1.16, 1.17, 1.18, 1.19, 1.22, 1.20, 1.21, 1.23, 1.3, 1.4, 1.5, 1.24, 1.25, 1.29, 1.26, 1.31 e 1.30.
PRESIDENTE. Onorevole Patria, le vorrei segnalare l'opportunità, per la prossima volta, di utilizzare la formula: «tutti inviti al ritiro», in maniera da semplificare le operazioni.
Il Governo?
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, sull'emendamento 1.9? Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, vorrei un chiarimento. Cosa accade se l'emendamento non viene ritirato?
PRESIDENTE. Si intende che sullo stesso è stato espresso parere contrario.
Passiamo all'emendamento Sergio Rossi 1.9. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore per la VI Commissione.
SERGIO ROSSI. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, non aderisco all'invito al ritiro e vorrei illustrarne i motivi, atteso che il gruppo della Lega nord non è soddisfatto del testo giunto in aula.
Ricordo che siamo partiti con la presentazione di cinque proposte di legge per l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul dissesto del gruppo Parmalat e sugli eventuali illeciti finanziamenti alla politica. Si tratta di diverse proposte di legge, presentate da parlamentari appartenenti a diversi gruppi, incentrate sul caso Parmalat, ad eccezione di una, che estende l'inchiesta anche al dissesto del gruppo Cirio, in quanto alcuni presunti fatti illeciti relativi a quest'ultimo si intrecciano con la vicenda della Parmalat.
La Conferenza dei presidenti di gruppo, come è già stato ricordato, decise all'unanimità di dichiarare l'urgenza, e dunque tutte le forze politiche erano intenzionate ad approvare l'istituzione della Commissione di inchiesta sulla Parmalat. Tuttavia, nonostante queste buone intenzioni abbiamo assistito ad un'attività ostruzionistica da parte di tutte le forze politiche, incluse quelle dell'opposizione. Ricordo infatti che l'esame del testo iniziò solo dopo ripetuti inviti rivolti dal nostro gruppo ai presidenti della VI e della X Commissione, in quanto essi avevano manifestato la propria contrarietà a sovrapporre un'inchiesta parlamentare all'attività di indagine in corso da parte della magistratura. Si trattava di un evidente pretesto, considerato che esistono precedenti casi di sovrapposizione di inchieste.
Dopo aver superato questo ostacolo partì la tattica dell'insabbiamento di un'inchiesta senza capo né coda, innanzitutto con il tentativo di abbinamento con una proposta di legge di Rifondazione comunista che prevede un'inchiesta sul capitalismo! Compreso che in tal modo sarebbe stato concesso un regalo a Rifondazione comunista, si fece retromarcia e si trovò l'espediente di abbinare le proposte di legge sull'inchiesta sul dissesto del gruppo
Parmalat con la proposta di legge n. 4640, di cui è primo firmatario l'onorevole Giudice, che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause e le responsabilità di alcuni recenti gravi casi di dissesto finanziario di imprese industriali. I lavori nelle Commissioni sono successivamente proseguiti lentamente, anche per le ripetute assenze dei relatori (analogamente a quanto è accaduto oggi per le ripetute assenze del Governo).
Sono trascorsi quattro mesi dalla dichiarazione d'urgenza e ci troviamo oggi di fronte a un testo profondamente modificato dalle Commissioni riunite VI e X. Infatti, non si parla più di inchiesta sul dissesto finanziario del gruppo Parmalat, bensì di una generica inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali. In tal modo si rischia di giungere all'approvazione di una relazione conclusiva più simile ad una tesi che ad uno strumento di accertamento di responsabilità politiche sul caso Parmalat (ammesso peraltro che si giunga alla conclusione dei lavori in un tempo ragionevole, data l'eccessiva ampiezza dell'oggetto dell'inchiesta).
PRESIDENTE. Onorevole Sergio Rossi...
SERGIO ROSSI. Signor Presidente, il tempo complessivo a nostra disposizione è di venti minuti.
PRESIDENTE. Sì, ma ciascun oratore ha a disposizione per dichiarazione di voto sugli emendamenti cinque minuti.
SERGIO ROSSI. La ringrazio, signor Presidente.
Si sappia che in questo modo i risparmiatori truffati che hanno investito su Parmalat vengono traditi due volte. La prima volta, perché, a tutt'oggi, la proposta di legge recante interventi urgenti a tutela del risparmio è ancora ben lungi dall'essere approvata a causa delle divergenze fra le forze politiche, impegnate più per la difesa delle rispettive posizioni di potere che per la tutela dei risparmiatori.
La seconda volta, perché si sta adottando la tattica dello struzzo di fronte ad una inchiesta che dovrebbe accertare anche le responsabilità politiche.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io vorrei sottolineare l'importanza del nostro emendamento Sergio Rossi 1.9 e richiamare l'attenzione di tutti i colleghi, di maggioranza e di minoranza, su quanto il collega Sergio Rossi ha appena detto.
Quattro mesi fa abbiamo richiesto la procedura d'urgenza, il che normalmente fa sì che entro 30 giorni si inizi l'esame del provvedimento. Sono passati quattro mesi e stiamo facendo una cosa diversa da quella che abbiamo chiesto: noi non abbiamo chiesto di parlare di tutti i casi di dissesto industriale che, ovviamente, si verificano tutti gli anni, in tutti i paesi del mondo, ma del caso Parmalat, che ha fatto 30 mila miliardi di buco e ha coinvolto mezzo milione di famiglie! Continuiamo a dire che siamo qui per i cittadini, per le famiglie, per la giustizia, per la tutela del risparmio e, adesso che si tratta di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta sul più grande crack della storia finanziaria italiana - che speriamo vivamente non si ripeta mai più -, noi parliamo di altre cose! Ma che senso ha?
Il nostro emendamento permette di riportare l'argomento su quello che interessa ai risparmiatori italiani truffati e di parlare in questa Commissione del caso Parmalat. Se poi si vorranno aprire discussioni su altri casi, vuol dire che si istituirà un'altra Commissione su tutto il resto, esclusa la Parmalat! Ma se istituiamo una Commissione in cui chiunque voglia parlare di qualcosa può mettere sul tavolo un argomento, facciamo una cosa che ai cittadini italiani non serve assolutamente a nulla (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana e di deputati di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, anch'io avevo presentato una proposta di legge che riguardava la Parmalat, però, devo dire la verità, apprezzo notevolmente lo sforzo delle Commissioni, che mi sembra abbiano allargato il campo un po' a tutti i grandi gruppi industriali che si sono trovati nelle stesse condizioni. Qui non si tratta di tradire i risparmiatori della Parmalat. Se le Commissioni non avessero allargato l'inchiesta, avremmo tradito i risparmiatori della Cirio, avremmo tradito i risparmiatori dei bond argentini, avremmo tradito soprattutto i risparmiatori di quell'impresa di Ravenna - di cui non ricordo il nome, ma l'ho citata ieri - che addirittura mettevano i soldi nella cassa sociale! Qui il problema non è tradire qualcuno, ma dare un ambito regolamentare a tutto un fenomeno - sbagliato - che si è verificato in Italia.
Avrei poi da fare un'altra obiezione. Alla lettera i) dell'emendamento Sergio Rossi 1.9 si vuole sapere perché la Consob non ha indagato. Vorrei ricordare che la Consob allora non poteva indagare perché nel 1999 la cosiddetta legge Draghi - che prese il nome da un altissimo funzionario del ministro Visco - impediva alla Consob di controllare queste cose!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, vorrei ricordare all'Assemblea che dopo il crack della Parmalat abbiamo riempito, come parlamentari, le pagine di tutti i giornali nazionali chiedendo chiarezza sull'argomento. Adesso vorrei dire ai colleghi che, se coerentemente con quell'atteggiamento - che altrimenti, a distanza di qualche mese, rischia di essere solo strumentale alle emozioni di quel momento - oggi si vuole condurre un'azione di coerenza politica, bisogna ritornare al contesto di un argomento che ha un nome e un cognome! Non si può venire in aula ed allargare il tema in esame ad altre questioni, aggiungendo argomenti che possono avere una fondatezza o una similitudine con questo caso. Quando si allarga il problema, le motivazioni sono altre e allora avremmo dovuto dirlo subito! Avremmo dovuto dire a quei risparmiatori che chiedevano al Parlamento di intervenire che la Camera non avrebbe seguito questa strada! Rimando, quindi, la questione a quei parlamentari che in quelle occasioni riempirono le pagine dei giornali (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, qui ci troviamo di fronte ad una situazione un po' strana e un po' confusa su cui vorrei richiamare la sua attenzione.
Innanzitutto, vorrei richiamare l'attenzione del collega Sergio Rossi. La proposta di legge cui faceva riferimento non era solamente di Rifondazione comunista, perché, come la Presidenza sa, è firmata da esponenti di tutti i gruppi dell'opposizione. In effetti, è una proposta di legge, come risulta agli atti della Camera, che non riguarda soltanto la vicenda Parmalat e la vicenda Cirio, o quella dei bond argentini, ma è tesa ad aprire una inchiesta sul funzionamento del capitalismo finanziario nell'epoca della globalizzazione, dal punto di vista del comportamento degli istituti ed enti privati del nostro paese nella rete delle connessioni internazionali.
Francamente, non capisco - e qui mi rivolgo al collega Perrotta - per quale ragione, se si voleva allargare l'indagine e non limitarla solamente ai casi Cirio e Parmalat, la nostra proposta di legge è stata trascurata. Nella logica di un Parlamento democratico, tanto più per i sostenitori del bipolarismo (e qui l'esperienza dei paesi anglosassoni la dice lunga), non dico che le proposte delle Commissioni di inchiesta presentate dall'opposizione debbano avere la precedenza su quelle presentate
dai gruppi della maggioranza, ma quasi, perché è proprio l'opposizione che ha bisogno di indagare su quanto è accaduto. La logica democratica vorrebbe questo: direi che si tratta di un concetto intuitivo.
Invece qui accade il contrario e - lo ripeto - continuo a non capire le motivazioni formali e contenutistiche, che non siano semplicemente di pura sopraffazione dell'opposizione stessa, per cui si è giunti ad un testo unificato che non tiene conto della nostra proposta.
Stante l'attuale situazione, che non ho creato io, che non abbiamo creato noi, a questo punto, cari colleghi, per quanto mi riguarda (e mi auguro che ciò valga anche per il gruppo di Rifondazione comunista) voterò a favore dell'emendamento della Lega, in quanto è evidente che quest'ultimo, restringendo il campo di azione della Commissione di inchiesta al caso Parmalat, non pregiudica la nostra proposta di legge di carattere più generale.
Naturalmente, constato che nell'emendamento Sergio Rossi 1.9, alla luce soprattutto dei due mesi di indagine conoscitiva svoltasi nelle Commissioni competenti, vi è una influenza «tremontiana», per cui sembrerebbe che tutta la colpa è della Banca d'Italia, mentre quelli del tesoro sono anime belle. Trattandosi, però, di una Commissione d'inchiesta, la verità verrà fuori, e sarà compito dei commissari farla emergere e non precostituirla.
Per queste ragioni, che io stesso definisco «paradossali», ma che ho cercato di motivare secondo una linea logica (gli altri sono stati non logici), voterò a favore dell'emendamento della Lega.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, mi permetto di richiamare l'attenzione dei colleghi sul provvedimento alla nostra attenzione.
In sostanza, credo che sia la prima volta che il Parlamento propone di dare ad una Commissione di inchiesta i poteri di investigazione su una materia indeterminata. L'articolo 1, a prescindere ora dall'emendamento della Lega, fa riferimento ad una «Commissione parlamentare di inchiesta sui fattori di criticità del sistema finanziario italiano alla luce di alcuni recenti casi di dissesto di imprese industriali». Indaghiamo, cioè, o pretendiamo di indagare, con una sorta di super procura della Repubblica, su tutti i casi di dissesto italiano (non si capisce bene da quando a quando: in tutta la storia della Repubblica, dall'Ottocento alla vicenda della Banca romana? Ditemi voi!).
Questo vuol dire che si innesca, in una maggioranza, qualunque essa sia, di questa Commissione, un elemento di arbitrio e di instabilità del sistema produttivo e finanziario italiano.
Deve essere chiaro che la responsabilità che abbiamo è grande: attribuire ad una maggioranza, qualunque essa sia - oggi questa, domani un'altra -, il potere di investigare su tutto il sistema produttivo e finanziario italiano, il potere di sindacare i contratti professionali degli ultimi quindici anni - e perché non dieci, venti, e così via? -, significa, colleghi, rischiare di mettere la competitività e la capacità produttiva italiane e la credibilità del nostro sistema finanziario - già oggi messe male - nelle mani delle maggioranze politiche e delle loro determinazioni!
Se non vogliamo esporre a seri rischi la competitività e la credibilità del sistema italiano, dobbiamo nettamente prendere le distanze da progetti di questo tipo, di cui non mi constano precedenti nella storia d'Italia: anziché sostenere la competitività e la produttività del nostro paese, rischiamo di affossarle definitivamente e di trasformare il mercato italiano in un terreno di scontro tra parti politiche.
Pertanto, signor Presidente, ritengo che si debba riflettere attentamente sull'intero progetto, ma sia subito chiaro che noi siamo decisamente contrari al testo proposto! Per quanto concerne l'emendamento presentato dalla Lega, esso almeno circoscrive i compiti della Commissione di inchiesta ad un caso specifico.
Allora, mi rivolgo al Governo ed ai colleghi della maggioranza e della Lega (che ha premuto per questo progetto): se la via che vogliamo seguire è quella di determinare con chiarezza oggetto, contenuti e limiti di una Commissione parlamentare di inchiesta, noi siamo assolutamente d'accordo; se, invece, si tratta di creare un tribunale politico sul sistema produttivo e finanziario italiano, noi siamo del tutto contrari, perché ciò si risolverebbe in un affossamento di un sistema già traballante. Chiariamoci, dunque, su questo!
Nel quadro testé indicato, noi voteremo a favore dell'emendamento presentato dalla Lega, in quanto restringe un oggetto eccessivamente generico; dopo di che dovremo fare i passi successivi per determinare bene, in modo chiaro, oggetto e poteri della Commissione. In caso contrario, la Commissione non soltanto non concluderà alcunché (perché, evidentemente, questo sarà l'esito predestinato), ma diventerà - se mi è permesso usare queste espressioni - una palla al piede o una macina al collo di tutte le imprese italiane, anche perché non è chiaro, nell'ottica della Lega, quale impresa sarà fatta oggetto di attenzione, quale sarà oggetto di investigazione e quale no. Poiché, com'è formulato, il testo è assolutamente inaccettabile, prego i colleghi di riflettere attentamente su questo punto.
Riassumendo, propongo di approvare l'emendamento Sergio Rossi 1.9, ma di avere il tempo necessario per rimettere a punto il testo, in modo che esso sia accettabile anche dal punto di vista della correttezza politica ed economica, cosa della quale dobbiamo preoccuparci in modo particolare in questo momento di difficoltà dell'economia italiana (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini, al quale ricordo che dispone di un minuto di tempo. Ha facoltà di parlare, onorevole Pagliarini.
GIANCARLO PAGLIARINI. Onorevole colleghi, vi chiedo veramente di mettervi una mano sulla coscienza!
Il nostro testo dice di andare a fondo in merito alla vicenda che ha interessato il gruppo Parmalat. I giornali hanno detto che i membri della Camera e del Senato sono stati corrotti dal gruppo Parmalat. Ebbene, mentre noi proponiamo di andare a fondo su quella vicenda, qui si tenta di nascondere il nome Parmalat, per cui può sembrare - Dio non voglia che sia così! - che intendiamo coprire qualcuno. Invece, credo che tutti, non solo la Lega - tutti - vogliamo andare a fondo e vogliamo dimostrare che quanto ipotizzato da alcuni giornali non è vero. Se facciamo così, però, sembra davvero che vogliamo coprire qualcuno.
Quindi, colleghi, vi esorto a mettervi una mano sulla coscienza e a fare un'operazione seria: andiamo a fondo sulla vicenda del gruppo Parmalat (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, non ho alcuna esitazione ad affermare che si tratta di una pessima iniziativa: essa non aiuterà il Parlamento ad accertare alcunché e creerà soltanto una grande confusione, per le ragioni esposte, ieri, dal collega Boccia e, ora, con grande finezza e precisione, dal presidente Violante.
Un'analisi così generalizzata come quella che viene proposta si addice ad uno studio, eventualmente anche a carattere sociologico, oppure può costituire oggetto di un'indagine conoscitiva della competente Commissione, ma non si concilia con i compiti assegnati alle Commissioni parlamentari di inchiesta, le quali hanno altre finalità nel nostro sistema.
Intervenire, con i poteri della magistratura, in meccanismi delicati, per di più mentre il nostro sistema economico attraversa una fase che tutti noi sappiamo essere particolarmente delicata, equivarrebbe a mettere benzina sul fuoco.
Mi permetto di aggiungere che questa Commissione parlamentare di inchiesta è stata proposta dalla maggioranza (solitamente, per la logica dialettica del Parlamento, le Commissioni d'inchiesta sono proposte dalle opposizioni), ma per diverse finalità. C'è chi, come il gruppo della Lega Nord Federazione Padana, vuole un'indagine mirata e chi, invece, chiede un'indagine estesa a tutto il panorama imprenditoriale. Al riguardo, è utilizzata un'espressione curiosa che lei, Presidente, particolarmente fine dal punto di vista giuridico, non credo approverebbe, ossia «fattori di criticità». Sapete spiegarmi il significato dal punto di vista giuridico di questa espressione? Vi sono, dunque, differenti intenti. Il gruppo della Lega Nord Federazione Padana chiede un'indagine mirata su una vicenda particolare, già oggetto di analisi da parte della magistratura, mentre la maggioranza chiede una sterminata analisi in tutte le direzioni. Questo grande polverone sicuramente creerà difficoltà di indagine perché si va ad intaccare l'autonomia della Banca d'Italia.
Credo sarebbe un sussulto di saggezza di questo ramo del Parlamento se relatore per la VI Commissione, onorevole Patria, che ben conosco da tempi antichi, decidesse di chiedere un rinvio del provvedimento per un approfondimento ed eventualmente il suo ritiro per meditare meglio sull'argomento. Non è aria per portare avanti queste iniziative.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Crosetto. Ne ha facoltà.
GUIDO CROSETTO. Signor Presidente, se non ho capito male, anche dall'ultimo intervento dell'onorevole Gerardo Bianco, il problema è di non voler «scoperchiare» alcunché, perché non conviene al sistema economico italiano un'indagine parlamentare su affari che non sono di questa Camera. Se non ho capito male - mi rivolgo con amicizia anche all'amico Pagliarini -, l'indagine può essere svolta solo sulla Parmalat e non su altri dissesti finanziari. E coloro che hanno perso i propri soldi investiti nella Cirio non hanno gli stessi diritti dei risparmiatori della Parmalat? Non si tratta di un processo politico allo scopo di individuare chi abbia preso i soldi nella Parmalat; l'obiettivo di questa Commissione di inchiesta è quello di verificare se nel nostro paese vi siano state connivenze, azioni che abbiano consentito o facilitato il dissesto di alcune grandi imprese industriali, coinvolgendo, in questo dissesto, i soldi dei cittadini.
PRESIDENTE. Onorevole Crosetto...
GUIDO CROSETTO. È vero che un oggetto di indagine troppo esteso non consente una verifica puntuale, ma non nascondiamoci dietro a un dito! La domanda è la seguente: vuole il Parlamento occuparsi di queste cose? Anche la Commissione antimafia, onorevole Violante, è una Commissione di inchiesta; allora qualcuno avrebbe potuto sostenere - come in questo caso - che non occorreva indagare, perché già lo faceva la magistratura e il Parlamento avrebbe complicato le cose. È stato giusto farlo. Ora non capisco perché non si possa procedere in questo caso (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, ricordo ai colleghi che per 45 giorni si è svolta un'indagine conoscitiva in Commissione sulla Parmalat. Mi auguro che gli atti siano a conoscenza di tutti. Alcune responsabilità nel sistema sono state evidenziate. Nel frattempo, la magistratura ha adottato provvedimenti puntuali per quanto riguarda le responsabilità acclarate nella vicenda Parmalat. Vogliamo istituire una Commissione d'inchiesta su questa vicenda? Diventerà una super magistratura. Il Parlamento deve porsi l'obiettivo di fare estrema chiarezza per giungere alla punizione rigorosa dei responsabili a tutti i livelli; tuttavia, non credo che una Commissione d'inchiesta che si sovrappone
all'attività della magistratura già avviata con provvedimenti puntuali possa giovare. Altra cosa è svolgere un'analisi puntuale sul funzionamento e le inefficienze del capitalismo italiano e sui mutamenti che si sono verificati in questi anni.
Questo è un appuntamento al quale il Parlamento è giusto che venga chiamato ed è già stata presentata una proposta di legge specifica, a cui faceva riferimento l'onorevole Gianni, alla quale forse sarebbe opportuno dare seguito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Filippo Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, non vorrei cadere nel vizio che un qualche quilibet ha già definito di dietrologia. Mi rivolgo alle intelligenze vigili che si trovano anche nel gruppo politico e parlamentare autore della proposta di legge in esame e dico che votare contro questo emendamento della Lega Nord Federazione Padana significherebbe soltanto, più o meno consapevolmente, non volere l'istituzione della Commissione in questione.
Vi sono motivi testuali, ai quali mi riferisco e che altri hanno accertato, per dire che questa affermazione è incontestabile: anzitutto, la vaghezza del titolo (ma è questione diversa, di cui parleremo dopo); poi, il concetto dominante della «criticità», che sarebbe quello reggente di tutte le varie proposizioni successive, che è un termine che neanche in economia politica è ben chiaro, e non lo è neppure in senso logico, perché «critica» non è equivalente di «negativo». Dopodiché, il fatto che nella proposta di legge si parli di «imprese industriali» senza determinazione di tempo (una vaghezza che può abbracciare anche decenni), senza determinazione di tecnica specifica della natura imprenditoriale, senza indicazione delle cause che eventualmente possano rendere comune a più imprese il fenomeno perseguito, comporta che si rimanga nel vago assoluto, tale restando anche se presentato sotto le mentite spoglie dell'interesse generale.
Mi sembra che questo, legittimo quanto si voglia, consapevolmente o no, farà sì che chi voterà l'emendamento della Lega Nord Federazione Padana, non perfetto per altri versi, sempre secondo il mio avviso, avrà voluto l'inchiesta, mentre chi non lo voterà avrà dichiarato implicitamente al paese che non vuol fare pulizia in questo orribile campo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, sento il dovere di svolgere un intervento su questa materia, avendolo fatto in Commissione con intenti che evidentemente non sono stati sempre ben compresi.
Ovviamente, io parlo anche come politico che ha conosciuto il cavalier Tanzi e che, a questo proposito, è stato destinatario di un contributo elettorale nel 1992 (cosa che io avevo dichiarato nella mia denuncia). Per questo ho subito un processo. Infatti, mi è stato contestato, sul finire della prima Repubblica, che avrei dovuto accertare se chi mi dava il contributo lo metteva correttamente a bilancio. Questa era la natura dell'accusa che ho subito in Parlamento, per la quale un pretore di Mantova chiedeva eventuali misure cautelari. La dice lunga! Comunque, è arrivata la stagione dei processi, che noi non abbiamo certamente respinto, che abbiamo accettato, il cui esito favorevole, anche se con anni di ritardo, ha certificato l'esistenza della buona fede.
Ora, quello che è avvenuto in Commissione faceva riferimento ad una iniziativa volta all'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Parmalat, che, in particolare, la Lega Nord Federazione Padana, ha legittimamente portato avanti. Io mi sono permesso di obiettare, nello specifico, che, dovendo discutere su una legge organica - ahimé! - di riforma del risparmio, a tutela dei risparmiatori, sarebbe stato bene intanto concentrarci su questa - anche in tal caso
abbiamo visto come le cose sono finite, ahimè, non nella maniera che sarebbe stato lecito aspettarsi - , che questa indagine, semmai, sarebbe potuta avvenire dopo e che era sconsigliabile effettuarla su un aspetto specifico, come quello della Parmalat, proprio perché erano in corso penetranti indagini giudiziarie, che, tra l'altro, vedevano il proprietario della Parmalat interrogato in condizioni di arresto (cosa che questo Parlamento non potrebbe fare).
Quindi, si tratta di acquisire tutti quei dati e tutti quegli elementi che, tra l'altro, avranno il conforto di una sede dibattimentale nei processi che si celebreranno.
Allora, che senso ha che noi replichiamo in sede parlamentare, collega Filippo Mancuso, come se a noi competesse di sostituirci alla magistratura? La magistratura faccia il suo compito, fino in fondo, e lo dico con il pieno rispetto per la sua autonomia e la sua indipendenza. Se noi vogliamo fare qualcosa, possiamo svolgere un'indagine su un campo più ampio! Sarebbe meglio, secondo me, aspettare un po' prima di addentrarci in questa materia, che mi sembra ancora così calda; per cui, ciò mi pare del tutto sproporzionato, se non strumentale, a meno che qualcuno non voglia, guardando i nomi che sono stati pubblicati, immaginare di fare qualche replica! Allora, penso che non valga la pena porci su questo piano.
Credo, quindi, come ho sostenuto in sede di Commissioni riunite suggerendo ai relatori di allargare il campo - anche se entro un ambito temporale ragionevole -, che quella avrebbe potuto essere la soluzione, se proprio dovevamo arrivare ad insediare una Commissione parlamentare d'inchiesta, ma solo se ciò fosse stato proprio necessario. Se, invece, avessimo potuto riflettere ancora un po', e non attribuire un'urgenza così clamorosa ad una cosa che urgente non è, credo che ciò avrebbe rappresentato un utile gesto da parte del Parlamento.
Pertanto, sarei indotto a votare contro l'articolo 1, per far sì che questo testo torni alle Commissioni. Ciò non perché io voglia contrastare l'iniziativa della Lega, che mi pare inappropriata nel fatto specifico, ma che potrebbe essere ricompresa in un ambito più vasto, se non è orientata da intendimenti «cappieschi» e se risponde ad una logica di rigore, di approfondimento serio e di moralità. Se è così, credo sia giusto procedere; se, invece, c'è la necessità di compiere qualche vendetta a posteriori, secondo me se ne sono consumate già così tante, in negativo, che sarebbe bene archiviare il caso!
Pertanto, suggerisco di adottare la massima prudenza e, a titolo del tutto personale, come capita sempre a me di parlare, voterei contro l'emendamento in esame per ragioni opposte a quelle sostenute dall'onorevole Filippo Mancuso, essendo io interessato quanto lui ad accertare tutta la verità, ma non a sollevare polveroni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.
NINO STRANO. Signor Presidente, gli ultimi interventi ci hanno fatto capire che esiste una diversità di posizioni abbastanza sostanziale. Parlo a titolo personale, sia chiaro, ma vorrei dire che il fatto di parlare a titolo personale a volte riflette il pensiero di tanti cittadini che ci votano, ci seguono e ci danno la fiducia; quindi, parlare «a titolo personale» è un po' improprio per un parlamentare.
Non sono intenti «cappieschi», a mio avviso, quelli contenuti sia nell'articolo 1 del provvedimento in esame, sia nell'emendamento Sergio Rossi 1.9; né tantomeno, secondo me, occorre chiedersi se bisogna sollevare o meno dei polveroni: qui c'è la chiarezza che viene chiesta dai cittadini. A mio avviso, ritardare ancora la risposta a questa domanda di chiarezza significa disperdere l'estrema fiducia che i cittadini ci consegnano, per cui ritengo che l'emendamento presentato dal gruppo della Lega Nord Federazione Padana sia assolutamente appropriato, perché circoscrive perfettamente ad un caso, che è stato all'attenzione di tutto il popolo italiano e dell'opinione pubblica, la nostra volontà di intervenire.
Ma noi riteniamo veramente che parlare del sistema e della criticità dei massimi sistemi economici possa portarci a fare chiarezza e a scoprire la verità? Credo di no. Ritengo, piuttosto, che sia necessario, passo dopo passo e con velocità, affiancare il nostro lavoro non a quello della magistratura, ma alla volontà e ai desideri dei cittadini, che a nostro avviso sono la magistratura più importante ed il grado di giudizio più importante.
Se così non facessimo - e mi dispiace per chi ha parlato prima -, noi non faremmo onore al nostro ruolo di interpreti della volontà popolare, né tantomeno saremmo interpreti di quell'ansia di giustizia che vi è sempre stata tra la gente.
È vero che, nel passato, vi è stata un esagerazione in senso giustizialista, ma non vorrei che in quest'aula prevalesse, anche in certi segmenti, l'opposto, ossia il garantismo eccessivo, dimenticando troppo spesso ciò che è accaduto.
E oggi, alcuni giornali ci ricordano ciò che è accaduto in Italia negli anni passati, non riguardo ad alcune persone, ma ad alcuni mondi che, fortunatamente, hanno potuto dimostrare la propria limpidezza. Per aiutare tutti a dimostrare la propria limpidezza e, se è il caso, sacche buie nei comportamenti di qualcuno, è necessario, a mio avviso, che il Parlamento interpreti la volontà dei cittadini e capisca in fretta che cosa succede nel mondo dell'economia, con particolare attenzione a ciò che ha scosso la morale di tutti, ossia l'episodio Parmalat, molto grave.
Personalmente voterò, dunque, a favore dell'emendamento Sergio Rossi 1.9 ed invito i colleghi a riprendere le tematiche sulla morale e sull'etica che ci hanno contraddistinto e ad esprimere tutti voto favorevole, perché quest'emendamento possa essere approvato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Innocenti, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, già il presidente Violante ha espresso la nostra valutazione riguardo a quest'emendamento che, se pure non nella sua complessità del tutto condivisibile, ha comunque una finalità che è quella di chiarire l'oggetto specifico della Commissione d'inchiesta. Altrimenti, se il testo rimane lo stesso che abbiamo al nostro esame, rischia di essere un potenziale elemento di destabilizzazione, perché è indefinito l'oggetto.
Finché si tratta di una Commissione d'indagine, possiamo anche, come Parlamento, tentare di lavorare in termini di individuazione di risorse, ma in questo caso consegniamo poteri di indagine propri della magistratura - qualcuno definiva tale Commissione come una procura - sull'intero sistema delle nostre imprese, di qualsiasi dimensione, a qualsiasi livello, in qualsiasi epoca sia avvenuto tale dissesto. Che significa «recenti»? Quanto recenti? Un anno, due anni, dieci anni? Quali sono inoltre gli elementi che possono orientare il lavoro? Non ci sono neanche i criteri e i principi direttivi. Tutti sappiamo che ciò che non possiamo permetterci è proprio fare della Commissione d'inchiesta un elemento privo di qualsiasi ben definita legittimazione da parte dell'Assemblea parlamentare.
Dunque, noi non esprimiamo assolutamente una posizione contraria all'istituzione della Commissione, perché vi è in ogni caso la magistratura. Il Parlamento, anche su ciò, è sovrano, decide autonomamente anche una propria iniziativa. Vogliamo, tuttavia, chiarire quali sono gli oggetti dell'indagine?
Per concludere, poiché ho sentito, in precedenza, qualche collega sostenere che vi sono altri casi oltre la Parmalat, come la Cirio o i bond argentini, credo sarebbe opportuno - mi rivolgo in tal senso, a lei, signor Presidente - riprendere in considerazione la proposta di sospendere i lavori dell'aula, o, meglio ancora, rinviare il testo alle Commissioni, perché si svolga un ulteriore approfondimento, per non incorrere in un errore che credo possa sminuire la valenza di una Commissione d'inchiesta parlamentare.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, vorrei fornire alcuni chiarimenti - anche a nome del collega Patria - riguardo allo sviluppo di queste quattro proposte di legge di iniziativa parlamentare (di cui quella a prima firma dell'onorevole Cè è la quarta in ordine di tempo, mentre le prime tre sono state presentate dai colleghi di Forza Italia).
La diversità dei provvedimenti con una parziale coincidenza di argomenti è il motivo per il quale le Commissioni riunite finanze ed attività produttive, nella fase preliminare all'esame in sede referente, avevano deciso - con la sola contrarietà esplicita del gruppo della Lega Nord Federazione Padana, che voleva concentrare l'attenzione sulla questione Parmalat - di unificare il testo attraverso un ampliamento dell'indagine che non fosse solo riferita al principale caso Parmalat, ma anche ad altri casi, come quello della Cirio, e ad ulteriori situazioni che si sono verificate di recente. Lo ripeto: tutto ciò aveva suggerito, con l'orientamento pressoché unanime delle Commissioni, di procedere in questo senso. Anzi, si era discusso circa la possibilità di unificare anche il testo avente come primo firmatario l'onorevole Gianni, cui lo stesso ha fatto riferimento, ma tale ipotesi è tramontata in seguito a difficoltà di natura tecnica. Gli uffici, infatti, hanno ritenuto che in questo caso non vi fosse la possibilità di unificare i testi, bensì soltanto di realizzare un esame abbinato.
Questo è il motivo per il quale le Commissioni, di cui evidentemente i relatori sono interpreti in quest'aula, hanno svolto la loro attività in sede referente e sono poi giunti a formulare i pareri già espressi sulle proposte emendative riferite all'articolo 1. Tutto ciò, conformemente a questa intenzione condivisa, ossia che l'oggetto dell'inchiesta non fosse limitato al solo caso Parmalat, ma esteso anche agli altri casi che pure si sono verificati e su cui parimenti si è concentrata l'attenzione dell'opinione pubblica, del mondo politico e anche della magistratura.
È chiaro che, se dal dibattito parlamentare emerge un orientamento diverso, i relatori non possono che chiedere di verificare - ma ciò richiederebbe qualche tempo e non basterebbe soltanto riunire il Comitato dei diciotto - l'eventualità di muoversi in un senso diverso rispetto a quello inizialmente condiviso.
Vorrei svolgere un'ultima annotazione con riferimento alle affermazioni espresse dagli onorevoli Violante, Bianco e Mancuso ed alle censure e alle critiche emerse nella seduta di ieri in ordine ad una certa incongruenza del titolo del provvedimento rispetto al testo del 1 comma dell'articolo 1. Il Comitato dei diciotto riteneva di aver risolto tale questione attraverso la predisposizione dell'emendamento 1.35 delle Commissioni, che prevedeva di sostituire le parole, che avevano sollevato un certo scalpore, relative ai fattori di criticità del sistema finanziario. Ritenevamo che tale questione potesse essere risolta con l'approvazione di questo emendamento.
Diversamente, d'accordo con l'onorevole Patria, chiederei alla Presidenza di poter riunire il Comitato dei diciotto, per verificare nuovamente le posizioni e giungere in Assemblea con un orientamento veramente condiviso.
FRANCESCO GIORDANO. Presidente, votiamo!
SERGIO SABATTINI. Votiamo!
PRESIDENTE. È stata chiesta una sospensione dell'esame.
RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, credo che il dibattito abbia evidenziato la necessità
di riunire, quanto meno, il Comitato dei diciotto per tenere conto di ciò che è emerso. Certamente, non sarà sufficiente una breve sospensione, ma occorrerà il tempo necessario per dibattere in quella sede i contenuti che qui sono stati evidenziati. Quindi, le chiedo di rinviare il seguito dell'esame del testo unificato ad altra seduta.
PRESIDENTE. Ritengo di poter accedere alla richiesta di sospensione; la seduta riprenderà alle 15 con votazioni. Pertanto, potrete utilizzare il tempo fino a tale ora. Non posso rinviare il seguito della discussione ad altra seduta, perché il calendario non consente questa soluzione. Se vi sono ulteriori proposte, le porrò in votazione, altrimenti sospendo...
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta è stata avanzata dai colleghi relatori. In sostanza, non si tratta di esaminare in modo burocratico - lei è un uomo politico d'esperienza - tale questione. Dobbiamo invece determinare quale sia l'oggetto di questa Commissione di inchiesta, che è del tutto incerto.
I colleghi relatori hanno fatto presente, sulla base del dibattito svoltosi, la necessità di verificare in quali tempi si possa determinare l'oggetto della Commissione di inchiesta; i colleghi della Lega Nord Federazione Padana sostengono che l'oggetto debba limitarsi alla vicenda Parmalat; il collega Crosetto sostiene che esso debba invece estendersi anche alle vicende della Cirio. Mettetevi d'accordo: formulate una proposta e vedremo quale sarà l'esito della stessa.
Lei crede che in un'ora si possa fare una proposta di questo genere?
PRESIDENTE. Onorevole Violante, se non si dovesse addivenire ad un risultato utile, vedremo! Alle 15 saremo nuovamente qui: sicuramente, non possiamo perdere del tempo, se si considera il calendario dei lavori predisposto per il mese di luglio.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, ho l'impressione che si tratti di un errore, ma è una sua responsabilità.
PRESIDENTE. Mi auguro di no, onorevole Violante.
Sospendo la seduta fino alle 15.
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