Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 486 del 7/7/2004
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4360)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4360 sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, l'obiettivo del disegno di legge in esame, costituito dalla razionalizzazione delle misure di supporto per la promozione commerciale e gli investimenti all'estero, è positivo. Il sistema economico italiano avverte infatti l'esigenza di un supporto che vada al di là del mero indirizzo politico, che spesso si riduce soltanto a buona volontà. Le nostre imprese hanno bisogno di aiuti concreti e di essere portate all'estero dal proprio Governo e dal peso delle strutture sia private sia pubbliche. Condividiamo pertanto l'iniziativa del Governo volta a razionalizzare la normativa esistente e ad investire nelle aree nelle quali non vi è alcuna struttura di supporto per il commercio con l'estero.
Sono attualmente vigenti diverse leggi in materia di internazionalizzazione delle imprese, che attribuiscono le competenze a una serie molteplice di enti. Ricordo la legge n. 100 del 1990, che ha costituito la Simest; la legge n. 19 del 1991, che ha costituito la Finest; il decreto legislativo n. 143 del 1998, successivamente modificato, per la riforma della SACE, che riveste notevole importanza in quanto riguarda la questione delle assicurazioni dei crediti alle esportazioni; la legge n. 68 del 1997, che riguarda il principale ente che si occupa del commercio con l'estero, vale a dire l'Istituto per il commercio con l'estero. Va altresì ricordata una serie di ulteriori enti, fra cui il Mediocredito centrale, attraverso il quale passavano le operazioni di carattere finanziario legate alle nostre imprese all'estero, e le camere di commercio italiane all'estero, che hanno sempre svolto un ruolo meritorio e straordinario, anche di supplenza e di tipo privato (ma comunque corretto e trasparente) nell'aiuto alle nostre imprese.
Ci stiamo occupando dell'aiuto alle piccole e medie imprese, in quanto le grandi imprese spesso non hanno necessità di supporti locali, in quanto sono già in possesso degli strumenti e del peso contrattuale necessario, che manca invece alle piccole imprese.
Il provvedimento in esame affronta anche il problema delle competenze. A seguito della modifica dell'articolo 117 della Costituzione, ci troviamo di fronte a competenze regionali in materia di promozione, di incentivi alle imprese, di organizzazione delle fiere, di promozione dei consorzi per l'export, che si affiancano al ruolo dello Stato.
Lo Stato dovrebbe limitarsi, all'interno di una legislazione concorrente, a stabilire i principi generali del commercio con l'estero e poi ad occuparsi anche delle materie che riguardano la valuta, la concorrenza e la politica estera in senso lato. Non è sempre facile districarsi in una materia che rientra tra quelle a legislazione concorrente, ma certamente questo provvedimento ha tentato di farlo e, secondo me, almeno in parte, vi è riuscito.
Gli emendamenti presentati dal gruppo della Margherita rappresentano soprattutto la volontà di non interrompere o comunque creare problemi a questo provvedimento e non sono un pretesto per dire di no ad un provvedimento di cui avvertiamo l'esigenza e l'urgenza, ma del quale non possiamo non sottolineare qualche aspetto negativo. Quindi la Margherita ha cercato di lavorare per trovare una soluzione il più possibile coerente con la realtà economica attuale, che è fatta di globalizzazione, di tempi rapidi, di capacità di innovazione, di ricerca, di presenza e, alla fine, anche di un peso politico del Governo per affiancare soprattutto le piccole e medie imprese.
Gli emendamenti che abbiamo presentato sono emendamenti molto semplici, che non dovrebbero creare problemi, ma


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che comunque sottoponiamo all'Assemblea perché sollevano alcune questioni. Ad esempio, nell'emendamento Molinari 1.8 vogliamo sottolineare l'esigenza di una maggiore partecipazione delle regioni anche nella fase statuale: senza le regioni e senza una dimensione locale, a cui fanno riferimento soprattutto le piccole e medie imprese, a nostro avviso, possiamo giungere a risultati meno efficaci.
Nell'emendamento Soro 1.18, esprimiamo invece l'esigenza di dare a tutti questi enti un ruolo di regia, di coordinamento, che potrebbe essere svolto dall'ICE all'interno di ciò che è stato previsto in modo corretto da questo provvedimento, cioè l'istituzione degli sportelli unici all'estero.
Ci siamo occupati poi anche del tema del personale, perché le riforme senza risorse finanziarie e senza personale non vanno avanti. Ecco la ragione per cui alcune proposte emendative - come il mio emendamento 1.19, l'emendamento Vernetti 1.25 e il mio articolo aggiuntivo 2.01 - tendono ad arricchire, in termini di quantità ma anche di qualità, il problema delle risorse umane, risorse che devono essere preparate, devono avere capacità e professionalità, ma anche un minimo di disponibilità.
Nell'articolo aggiuntivo Molinari 5.01 ritorna il tema di un maggior coinvolgimento delle istituzioni - in questo caso delle regioni - ed anche delle parti sociali. Sto parlando della collaborazione dei sindacati e delle camere di commercio. In altre parole, mettere insieme pubblico e privato significa stare ad uno stesso tavolo. Utilizzando un termine che forse piace poco a questo Governo, vorremmo concertare le iniziative ed i programmi. Questo è il senso dell'articolo aggiuntivo della Margherita 5.01, di cui è primo firmatario l'onorevole Molinari.
A nostro avviso, vi sono alcuni punti negativi, di cui due mi sembrano abbastanza evidenti. In primo luogo, vi è il tentativo di creare una regia tra questi enti, una razionalizzazione tra le leggi che prima ho indicato, poiché praticamente, anche in questo caso, è carente una governance del commercio con l'estero. Il tentativo ci sembra positivo - per fortuna non c'è Tremonti di mezzo - e la Margherita darà il suo sostegno, perché si tratta comunque di un passo in avanti.
Tuttavia, noi pensiamo che per aiutare le piccole e medie imprese ci debba essere una vera governance che riguardi il commercio con l'estero, e quindi una politica ed una cabina di regia, come viene chiesto giustamente da Alleanza nazionale per l'economia nazionale: noi la chiediamo e vorremmo vederla operativa anche a livello estero, perché proprio all'estero si gioca circa un terzo della partita dell'economia italiana, e non è cosa da poco per quello che riguarda le esportazioni.
Per quanto riguarda le importazioni, dovremmo occuparcene di più per razionalizzare, trovare soluzioni e comunque per appoggiare, come fanno la Germania o la Francia, all'interno della cooperazione internazionale, in modo deciso e fermo le nostre piccole imprese.
Do atto quindi al viceministro Urso del lavoro svolto. Tuttavia mi pare che, oltre il provvedimento in esame, debba esservi qualcosa di più - ed è questo l'aspetto critico -, relativamente alla politica industriale, all'interno della politica del commercio con l'estero del Governo.
Nonostante le affermazioni del - per ora - premier Berlusconi, che voleva trasformare le ambasciate in veri centri commerciali di presenza e di promozione all'estero, non abbiamo visto nulla di ciò, anzi mi sembra che quella volontà politica sia stata totalmente disattesa, mentre invece poteva essere maggiormente coltivata, approfondita ed attuata.
L'altro elemento critico di questo provvedimento - oltre quello della governance - è il problema dei finanziamenti, perché una cosa è parlare di razionalizzazione, riordino, presenza, istituzione degli sportelli unici, altra cosa è realizzare tutto ciò, passando dalla visione cartacea e dalle buone intenzioni ad una realizzazione vera, concreta ed efficace. La carenza e soprattutto l'esiguità dei finanziamenti, che sono il motore e la benzina di questa riforma, o inizio di riforma e di riassetto,


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costituiscono pertanto l'altro punto critico: dovremmo avere non solo risorse umane - e quelle le possiamo trovare perché, secondo me, ci sono - ma anche finanziarie - che al momento non sono adeguate.
Abbiamo quindi una perplessità rispetto a questo provvedimento, che soffre di una inefficacia potenziale che ci preoccupa molto. Infatti, pur trattandosi di una piccola cosa, potrebbe essere un passo positivo, ma alla fine rischia di non rappresentare neppure questo. All'interno del sistema delle piccole e medie imprese italiane stiamo creando ancora una volta una aspettativa che sarà delusa. E questo ci preoccupa! Ci preoccupa un sistema italiano che oggi sta soffrendo, più di altre imprese europee, per l'incapacità di questo Governo nel trovare una politica per la ricerca, per la formazione, per una presenza vera all'estero, che vuol dire contatti, collaborazioni, peso contrattuale. Tutto questo non c'è, perché purtroppo, a causa dell'adozione da parte del Governo di una politica del «fai da te», le nostre imprese che vanno all'estero soffrono, sono sole. Non dico che vanno all'estero ancora con le valigie di cartone e con lo spago; tuttavia, vi è l'idea di un abbandono delle piccole imprese, non solo in Italia, ma soprattutto all'estero.
Ben venga, quindi, la volontà del viceministro Urso di fare un passo in avanti, pur permanendo le critiche e le perplessità in ordine all'inefficacia anche di questo provvedimento, che comunque ritengo positivo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, per la verità, era mia intenzione svolgere qualche osservazione sul complesso degli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole relatore, se lo desidera, può aggiungere qualche considerazione esprimendo il parere sulle proposte emendative presentate all'articolo 1.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione invita al ritiro degli emendamenti Lulli 1.11 e 1.12, suggerendo di trasfondere il contenuto di quest'ultimo in un ordine del giorno poiché riteniamo importante la valorizzazione dell'attività delle nostre aziende contoterziste; peraltro, il tema potrà formare oggetto degli atti successivi, previsti dalla normativa stessa. Credo che, in questo senso, un eventuale ordine del giorno possa essere accettato anche dal Governo.
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Saia 1.7, invita al ritiro dell'emendamento Molinari 1.8 e propone che l'emendamento Gambini 1.13 venga riformulato nel modo seguente: «La costituzione degli sportelli unici è realizzata individuando prioritariamente i Paesi di maggiore interesse economico, commerciale ed imprenditoriale per l'Italia, anche al fine di razionalizzare gli strumenti già esistenti, e quelli dove non esistono strutture pubbliche adeguate capaci di assicurare le attività di promozione commerciale e di sostegno alle imprese italiane. Ai fini della costituzione degli sportelli, va altresì tenuto conto, in via prioritaria, delle aree di libero scambio e di integrazione economica, nonché delle macroaree di interesse economico-commerciale in cui è necessario garantire una presenza continuativa ed una gestione coordinata». In questo modo, si ritiene di andare incontro alle richieste di cui all'emendamento Gambini 1.13 e di fugare i dubbi sollevati da alcuni colleghi con riferimento all'esigenza di andare a colmare vuoti là dove non esistono, all'estero, nostre strutture pubbliche che possano essere di supporto al commercio estero.
La Commissione raccomanda, ovviamente, l'approvazione del suo emendamento 1.30, invita al ritiro dell'emendamento Benvenuto 1.1 ed esprime parere favorevole sugli emendamenti Nieddu 1.14 e Lulli 1.15 e 1.16.
Inoltre, la Commissione invita al ritiro degli emendamenti Soro 1.18, Gambini 1.17 e Ruggeri 1.19, esprime parere favorevole sull'emendamento Saia 1.20 ed invita


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al ritiro degli emendamenti Saia 1.21 (perché esiste un problema di bilancio) e Benvenuto 1.2, 1.3, 1.4 e 1.5.
Infine, la Commissione invita al ritiro dell'emendamento Lulli 1.22, esprime parere favorevole sull'emendamento Benvenuto 1.6 ed invita al ritiro degli emendamenti Lulli 1.23, Nieddu 1.24, degli identici emendamenti Vernetti 1.25 e Lulli 1.26 e degli emendamenti Polledri 1.10 e Lulli 1.27 e 1.28.

PRESIDENTE. Il Governo?

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore, fatta eccezione per l'emendamento Saia 1.20, sul quale il parere è contrario perché la convenzione già sottoscritta con l'ICE fa riferimento a responsabili «dipendenti funzionalmente» e non utilizza la parola «coordinati».
Colgo l'occasione per preannunciare che è stato richiesto il riesame del parere contrario espresso dalla Commissione bilancio su due proposte emendative riferite agli articoli 6 e 7. Si tratta dell'emendamento Saia 6.5 e dell'articolo aggiuntivo Saia 7.06, che, ad avviso del Governo, non appaiono suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto e la ringraziamo, signor viceministro.

ENZO RAISI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, anche in virtù del dibattito sviluppatosi in Commissione, se il Governo è d'accordo e se, naturalmente, sono d'accordo i presentatori dell'emendamento Saia 1.20, proporrei di sopprimere le parole «dipendenti funzionalmente» anziché sostituirle con la parola «coordinati», in modo che la convenzione attuativa ed il regolamento possano disciplinare nel modo più consono il funzionamento anche interno della struttura stessa.

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda con il relatore.
Passiamo all'emendamento Lulli 1.11. Chiedo all'onorevole Lulli se acceda all'invito al ritiro.

ANDREA LULLI. No, signor Presidente e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA LULLI. Signor Presidente, non esprimiamo una valutazione negativa sull'intenzione del Governo di attuare gli sportelli unici all'estero; sicuramente, si tratta di un passo in avanti rispetto ad una situazione oggi sicuramente disomogenea. Tuttavia, come suggeriamo nell'emendamento in esame, avremmo preferito che si attuasse una riorganizzazione e si puntasse alla costituzione di un'agenzia per l'internazionalizzazione, per molte ragioni. Crediamo che anche l'idea dello sportello unico non avrà vita facile, in primo luogo perché le risorse economiche stanziate per questo provvedimento, a nostro avviso, sono insufficienti e, in secondo luogo, perché ci sembra abbastanza velleitario pensare di affidare il coordinamento di tutta la messe di organismi pubblici - e non solo - che operano sul piano della internazionalizzazione a qualche esperto, magari assunto in via privatistica.
Pensiamo sarebbe stato meglio costituire un'agenzia per l'internazionalizzazione per rispondere alle nuove direttive europee in materia di libera circolazione dei servizi nel mercato interno e per consentire il coordinamento delle politiche pubbliche di accompagnamento delle nostre imprese, soprattutto delle piccole imprese, dei sistemi produttivi locali e dei distretti industriali.
Come abbiamo evidenziato in una proposta emendativa che sarà esaminata successivamente, è importante avere a mente la struttura industriale italiana. Sarebbe


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auspicabile un maggiore dimensionamento delle aziende. Per il momento, vi è il problema di accompagnare il processo di internazionalizzazione della struttura industriale fondata sulle piccole imprese e sui sistemi produttivi locali così come sono oggi.
L'idea dello sportello unico, sebbene sia encomiabile, a nostro avviso è insufficiente. Vi sarebbe bisogno di uno sforzo che mettesse insieme tutte le politiche pubbliche dello Stato, gli istituti di credito, le imprese legate alla grande distribuzione ed offrisse un modello di unificazione degli sforzi che possono avere il concorso di tanti soggetti autonomi. Credo che questo punto sia particolarmente importante.
Anche con riferimento all'articolo 6, il nostro atteggiamento è negativo perché si chiede nuovamente una delega al Parlamento. Peraltro, il parere della Commissione bilancio vincola l'articolo 6 rispetto all'aumento degli oneri per lo Stato. Mi rendo conto delle difficoltà in cui versa la spesa pubblica; tuttavia è difficile fare le nozze con i fichi secchi.
Una delle priorità più importanti è quella di attuare politiche pubbliche di accompagnamento del processo di internazionalizzazione delle imprese. Non si richiedono solo finanziamenti alle imprese ma anche che le stesse non si sentano sole nell'avventura estera.
Quindi, c'è bisogno, e ci sarebbe stato bisogno maggiormente, di affrontare un processo di riforma rivolto, più che agli sportelli unici - che, certamente, costituiscono un piccolo passo in avanti -, ad un'agenzia per l'internazionalizzazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, su questo provvedimento la Lega ha una posizione sostanzialmente critica. Noi condividiamo - ed è una battaglia che storicamente portiamo avanti da anni - la necessità di rinforzare il sistema industriale italiano in tutti i suoi aspetti, a partire possibilmente da quello interno, visto i danni che sono stati fatti negli ultimi trent'anni, soprattutto con le sconsiderate azioni sindacali. Rispetto a queste ultime, ormai in tutto il mondo - anche dove ci sono Governi di centrosinistra, come in Germania e in Francia - si sta, comunque, velocemente tornando indietro, meno che da noi. Comunque, siamo d'accordo nel rinforzare tutto il nostro sistema produttivo.
Considerando la globalizzazione che si è verificata negli ultimi anni, è evidente che una parte importante del nostro sistema produttivo riguarda la necessità di esportare maggiormente e di essere più presenti nei mercati esteri, sia come sbocco finale sia come eventuale parte dell'intero processo di produzione dei prodotti. Quindi, sulla volontà del ministero e sulla finalità del provvedimento non abbiamo assolutamente nulla da dire, se non essere sostanzialmente d'accordo, ma non siamo d'accordo con le modalità che si stanno portando avanti per ottenere questo risultato. Intanto, storicamente siamo abbastanza contrari a tutto quello che è esclusivamente burocratico. Quindi, non pensiamo che i risultati economici si ottengano con i comitati, con gli uffici unici, con le ambasciate e con i consolati, che servono ma devono essere ridotti ai minimi termini e devono fare esclusivamente il loro lavoro. Oggi, la maggior parte dell'economia passa attraverso i canali informatici, Internet, le borse internazionali, attraverso una serie di altri meccanismi che con questo provvedimento non vengono assolutamente contemplati.
Comunque, al di là della finalità specifica del provvedimento, una cosa che dovrebbe differenziare l'intervento complessivo della Casa della libertà rispetto alla tradizione negativa italiana è quella di non seguire il cattivo esempio degli altri.
In questo momento abbiamo un apparato statale che definire esagerato è assolutamente riduttivo. Quindi, qualunque cosa si debba fare, la si deve ottenere assolutamente attraverso la razionalizzazione dell'esistente, il recupero delle energie già presenti e già stipendiate all'interno degli apparati statali e, possibilmente,


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senza spendere un euro in più rispetto ad oggi. Credo che non sfugga a nessuno quello che è successo negli ultimi giorni e lo sforzo che il primo ministro ha fatto e sta facendo per dare al nostro paese un'apparenza accettabile dal punto vista dei conti pubblici. Mi pare che nella «manovrina» che è stata presentata dall'onorevole Berlusconi il risparmio attraverso la razionalizzazione della spesa dei ministeri sia il punto centrale. Quindi, anche se si tratta di un provvedimento relativamente piccolo e la spesa contemplata è relativamente minima, ugualmente 28 milioni di euro complessivi all'anno per un tot di anni, una trentina di funzionari di alto livello e 160 funzionari di livello intermedio come nuove possibili assunzioni sono un qualcosa che non ci trova assolutamente d'accordo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
Quindi, condividiamo completamente la finalità anche se rileviamo che le imprese andrebbero sostenute in altro modo, non aiutando la FIAT a fare gli stabilimenti in Ungheria e in Polonia, magari finanziandogli anche questo processo di deindustrializzazione negli stabilimenti delle aree italiane. Tuttavia, qualunque cosa a livello organizzativo il Governo e la maggioranza vogliono portare a casa, devono dare il buon esempio al resto del paese, attuandolo senza spese e razionalizzando quello che già esiste nell'apparato dello Stato. A queste condizioni siamo assolutamente d'accordo con il provvedimento ma, se non avessimo rassicurazioni precise in tal senso, non potremmo assolutamente condividerlo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 416
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 223).

Passiamo all'emendamento Lulli 1.12.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

ANDREA LULLI. Signor Presidente, l'emendamento in esame è importante, e l'accoglimento dell'invito al ritiro è legato alla disponibilità del Governo ad accettare un ordine del giorno in cui ne sia trasfuso il contenuto. Vorrei spiegarne brevemente il motivo.
I nostri apparati produttivi sono formati da numerose aziende che lavorano in conto terzi, e che presentano anche un notevole livello di occupazione. Con l'emendamento in esame proponiamo che le politiche pubbliche possano farsi carico di un processo di internazionalizzazione anche delle aziende cosiddette contoterziste. Ci rendiamo conto della complessità del problema, tuttavia vorrei osservare che mettere le aziende contoterziste in condizione di disporre di una rete per la promozione dell'offerta delle proprie capacità produttive e professionali in campo internazionale può rappresentare una delle risposte di cui necessita il nostro apparato industriale. Ciò può altresì rappresentare, in qualche modo, anche una risposta a problemi occupazionali.

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Signor Presidente, intervengo per annunciare che il Governo condivide pienamente sia le esigenze alla base dell'emendamento in esame, sia gli obiettivi e gli strumenti che esso propone.


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Il Governo si impegna, pertanto, ad accogliere l'ordine del giorno in cui verrebbe eventualmente trasfuso il contenuto dell'emendamento Lulli 1.12 ed a recepire, nell'ambito del regolamento attuativo degli sportelli unici all'estero, la strumentazione e gli obiettivi proposti, al fine di supportare l'azione di internazionalizzazione delle aziende contoterziste, che sono quelle che, in questa fase, stanno pagando maggiormente il fenomeno della globalizzazione - e, quindi, dell'internazionalizzazione - del nostro sistema produttivo.

ANDREA LULLI. Signor Presidente, annuncio il ritiro del mio emendamento, il cui contenuto trasfonderò in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Lulli.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Saia 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, preannuncio che il gruppo della Lega Nord Federazione Padana voterà contro l'emendamento in esame, per un motivo molto semplice.
Stiamo parlando della costituzione degli sportelli unici all'estero e dei soggetti che, in qualche modo, la regolamenteranno. Chi dovrà essere il soggetto competente a farlo? Sicuramente il ministro delle attività produttive, assieme al ministro degli affari esteri. Nell'articolo 1, al primo comma, è già previsto che ciò debba avvenire di concerto sia con il ministro dell'economia e delle finanze, sia con il ministro per l'innovazione e le tecnologie; ciò perché, giustamente, siamo nel duemila, e vi è la necessità di informatizzare la pubblica amministrazione.
Vorrei ricordare, tuttavia, che la Commissione attività produttive aveva già cercato di semplificare, nei limiti del possibile, il testo del provvedimento, sopprimendo la previsione di un ulteriore concerto, poiché ciò aumenterebbe il grado di complessità e di burocratizzazione dei meccanismi. L'emendamento in esame, invece, intende inserire nuovamente, al primo comma dell'articolo 1 del disegno di legge n. 4360, l'intesa con il ministro per gli italiani nel mondo.
Ora, con tutta la stima personale che posso nutrire per il ministro per gli italiani nel mondo, credo che la costituzione di uno sportello unico, finalizzata a semplificare i procedimenti, rischi a questo punto di diventare peggio della costruzione del duomo di Milano: ci mettiamo vicino un altro ministero! Ricordo alla nostra maggioranza che la Casa delle libertà è nata per semplificare i procedimenti burocratici e che lo sportello unico è stato concepito proprio a tal fine. Se dobbiamo farne nascere un caso politico di rappresentanza, lo si ponga in questi termini, ed allora voteremo a favore dell'emendamento in esame per disciplina di partito, per carità! Ma se vogliamo, invece, cercare di semplificare le procedure, eviterei di aggiungere un ulteriore ministero.
Per questo motivo, il gruppo della Lega Nord Federazione Padana si esprimerà contro l'approvazione dell'emendamento Saia 1.7; tra l'altro, vorrei ricordare che era stato già bocciato in sede dei Comitato dei nove. Anche se credo che inserire nuovamente nel testo del provvedimento il riferimento al ministro per gli italiani nel mondo rappresenti sicuramente un atto di stima nei confronti del ministro Tremaglia, vorrei osservare che i provvedimenti non possono essere varati su misura del ministro che, per questa volta, siede sui banchi del Governo. Invito pertanto l'Assemblea a respingere l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, anch'io sono assolutamente contrario a questo provvedimento. Lo sono stato sempre, storicamente, anche quando si è costituito il Ministero per gli italiani nel mondo, perché condivido il principio che non vi


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può essere rappresentanza senza tassazione. Non si possono governare paesi in cui non si contribuisce con le proprie tasse. È un principio generale, che esprimo a titolo personale.
Nella fattispecie, stiamo parlando di industrie, di commercio, di attività che hanno a che fare con il Ministero per le attività produttive, con il Ministero degli affari esteri e così via.
Il Ministero per gli italiani nel mondo ha una valenza esclusivamente politica, di rappresentanza dei cittadini italiani nel mondo, anche in parti del mondo in cui non vi è scambio commerciale, anzi soprattutto in quelle parti del mondo particolarmente povere che commercialmente non hanno, o quasi, alcun rapporto con il nostro paese.
Dal punto di vista della razionalità, non ha pertanto alcun senso collegare il provvedimento che stiamo varando con un organismo politico, mentre dovrebbe esservi un rapporto con gli organismi che hanno valenza commerciale ed industriale. Ciò per un minimo di razionalità mentale e di chiarezza intellettuale.

ENZO RAISI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, comprendo le perplessità espresse, perché anch'io sono sempre favorevole a cercare di evitare lungaggini ed eccessive concertazioni. A mio avviso vi è, tuttavia, un significato importante della presenza del Ministero per gli italiani nel mondo. Questo provvedimento ha come obiettivo quello di creare sinergie tra i ministeri, gli enti pubblici e tutti coloro che possono e devono essere di aiuto alle nostre imprese ed alle nostre industrie all'estero.
Mi domando allora chi, più di ogni altro, in questi anni, ha sostenuto le nostre imprese all'estero, se non le comunità di italiani all'estero? Lo dico anche sulla base di esperienze professionali. Chi era la maggior parte degli importatori di prodotti italiani all'estero, se non gli stessi italiani che vivevano all'estero? Chi oggi, più che mai, può dare forza anche ad una presenza italiana all'estero, se non gli italiani, i figli di italiani o comunque coloro che rappresentano le comunità italiane all'estero?
Credo che anche il ministro Tremaglia, nel costituire l'associazione degli imprenditori italiani all'estero, abbia inteso valorizzare tali rapporti, come, peraltro, ha fatto la Spagna, quando ha cercato un maggiore collegamento con le proprie comunità in America latina, tentando di rinsaldare i legami con coloro che da tale paese emigrarono.
Ritengo pertanto che coinvolgere - sono d'accordo, senza apporre lacci e lacciuoli - un ministero che tenda a valorizzare le nostre comunità italiane all'estero - che sono una grande risorsa del paese e che sono state dimenticate per molti anni - sia un obiettivo importante, da perseguire con questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, svolgo solo alcune brevi considerazioni. Evidentemente, chi è contro quest'emendamento non conosce la realtà. Pongo agli amici della Lega Nord una domanda: chi compra i prodotti italiani all'estero, se non le comunità italiane? È un aspetto importante.
Citare un ministero, non vuol dire valorizzare lo stesso e non ha nulla a che vedere con l'affetto e la simpatia che possiamo nutrire per l'amico e collega Tremaglia.
Il problema è che i mercati di prodotti italiani all'estero, spesso, sono controllati dalle comunità italiane (o hanno le stesse come clienti). Dunque, è opportuno che vi sia tale collegamento. È evidente che, se in alcune comunità o in alcuni paesi non vi sono comunità italiane, non avrà alcun senso il rapporto con il Ministero per gli italiani nel mondo, ma in alcuni mercati è essenziale costituire tale rapporto. Quando un imprenditore italiano va all'estero e


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deve stabilire in loco una società, con chi lo fa, se non con gli italiani già presenti sul territorio? Con chi lo fa, se non con gli istituti di credito controllati dalle comunità italiane?
Ecco perché quest'emendamento è positivo. Esso razionalizza, non complica. A mio avviso, esso offre la possibilità di interconnetterci maggiormente con realtà che non hanno nulla a che vedere con il passaporto italiano, con decine di milioni di persone di origine italiana che si sentono naturalmente collegate a realtà - in questo caso economiche - del nostro paese all'estero.
Pertanto, mi sembra che l'emendamento sia del tutto accettabile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, vorrei dire solo che, se le auto della Volkswagen fossero comprate solo dai tedeschi che vivono all'estero, tale azienda sarebbe fallita 100 mila volte! Chiedo solo ai colleghi di essere un po' più seri (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gastaldi. Ne ha facoltà.

LUIGI GASTALDI. Signor Presidente, ritengo che l'emendamento Saia 1.7 sia contrario allo spirito del provvedimento, che sostanzialmente intende snellire le procedure e consentire un'operatività organica. Si tratta di un intervento che va a favore degli imprenditori italiani che operano in campo internazionale e, quindi, dobbiamo cercare di essere più concreti. Pur manifestando anch'io la mia simpatia per il ministro per gli italiani nel mondo, ritengo che tale proposta emendativa non possa essere accolta.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Saia 1.7, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni) (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
(Presenti 433
Votanti 423
Astenuti 10
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 75
Hanno votato
no 348).

PIERO RUZZANTE. Con il parere favorevole del relatore e del Governo!

PRESIDENTE. Vorrei cogliere l'occasione per rivolgere un saluto ai commessi del consiglio regionale della Toscana che sono in tribuna e che stanno seguendo uno stage presso il Parlamento italiano (Applausi).
Passiamo all'emendamento Molinari 1.8.
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molinari 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 201
Hanno votato
no 239).

Passiamo all'emendamento Gambini 1.13.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal relatore.


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ANDREA LULLI. Sì, signor Presidente, accettiamo la riformulazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gambini 1.13, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 428
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 421
Hanno votato
no 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.30 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 429
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 424
Hanno votato
no 5).

Passiamo all'emendamento Benvenuto 1.1.
Prendo atto che i presentatori insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato
sì 205
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.14, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 428
Astenuti 8
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 423
Hanno votato
no 5).

Prendo atto che l'onorevole Mazzoni non è riuscita a votare e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lulli 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, approfitto di questa occasione per dire che sull'emendamento precedente sollecitavamo anche un maggiore e migliore coordinamento tra le attività degli sportelli delle regioni all'estero e l'istituendo servizio dello sportello unico.
Per quanto riguarda, invece, l'emendamento Lulli 1.15, sostanzialmente sollecitiamo un maggiore e migliore coinvolgimento degli istituti di credito e dei confidi nella costituzione degli sportelli unici all'estero. Riteniamo, infatti, indispensabile - al fine di risolvere la cronica mancanza di disponibilità e di assistenza finanziaria di cui, purtroppo, non godono le nostre piccole e medie imprese che operano o tentano di operare all'estero - che le


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stesse possano ricorrere in maniera più organica ai servizi degli istituti bancari nazionali.
La presenza delle banche italiane, infatti, è indispensabile per le imprese nazionali e in Italia il processo di internazionalizzazione dei gruppi bancari nazionali, purtroppo, risente di una lentezza ad affermarsi e vi è un ritardo anche nell'affermazione della presenza delle nostre imprese all'estero. Ciò, invece, non avviene per quanto riguarda la Germania e la Francia, che godono pure di un buon supporto del sistema creditizio nei paesi in cui esportano i loro prodotti attraverso le attività delle imprese nazionali.
Ora, ricordiamo che, tra l'altro, già in occasione dell'approvazione della legge comunitaria per il 2002, il Governo era stato impegnato a stimolare e sostenere l'internazionalizzazione del nostro sistema creditizio, finalizzando ciò esattamente agli obiettivi che qui adesso ricordavo.
Il nostro emendamento si prefigge pertanto di sollecitare nuovamente questo principio, riaffermandolo ed in qualche modo cercando di coordinarlo rispetto al provvedimento che qui è al nostro esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo di poter aggiungere la mia firma a questo emendamento dal momento che conosco la situazione delle imprese artigiane, nonché il tema dei consorzi e dei fidi, che hanno un ruolo determinante soprattutto nell'aiutare le piccole e medie imprese.
Per questa ragione, chiedo di sottoscrivere la proposta emendativa Lulli 1.15.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.15, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 423
Astenuti 3
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 423).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.16, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 416
Astenuti 7
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 415
Hanno votato
no 1).

Passiamo all'emendamento Soro 1.18.
Prendo atto che l'onorevole Soro non accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.18 formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si tratta di un emendamento che chiama in causa il ruolo che l'Istituto nazionale per il commercio estero dovrebbe avere all'interno dell'organizzazione, nel raccordo fra i vari enti che si occupano di commercio con l'estero. Pensiamo che privilegiare un organismo rispetto ad altri, un organismo che ha una storia, una cultura e delle professionalità, rappresenti un elemento positivo, proprio nell'ottica di riordinare gli enti interessati.
Inoltre, questo è un elemento che, a nostro avviso, potrebbe essere un punto fermo nell'ambito della delega al Governo, che riguarda, sì, l'articolo successivo, ma che rappresenta lo spirito con il quale noi


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intendiamo l'attività di commercio con l'estero e degli enti che si stanno occupando della materia, anche in futuro, compresi gli sportelli unici.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo perché, condividendo le tesi poc'anzi sostenute dal collega Ruggeri, intendo sottoscrivere l'emendamento in questione.

ENZO RAISI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra alquanto strana questa sollecitazione, perché l'Istituto nazionale per il commercio estero è riportato in ogni parte del testo di legge ed è considerato un istituto assai importante nell'ambito di questo provvedimento.
Chi ha avuto modo di leggere l'articolato, ha potuto constatare che l'ICE è il soggetto in ogni articolo. Prevedere pertanto un ulteriore riferimento all'ICE mi sembra un rafforzativo non necessario.
Anticipo anche il discorso relativo al parere contrario espresso sull'emendamento Gambini 1.17: l'ICE può essere utilizzato dal punto di vista informatico, ma, dal momento che si intende fare sinergia di tutti sistemi Italia, nel testo del disegno di legge si prevede altresì che può partecipare a tale sinergia la rete informatica dell'Istituto nazionale per il commercio estero unitamente alle reti informatiche delle università e di tutte le strutture italiane che sono in grado di fornire questo servizio.
Ribadisco pertanto il concetto: l'Istituto nazionale per il commercio estero è presente in questo testo e lo è da protagonista. Renderlo unico soggetto attraverso questo emendamento mi sembrerebbe alquanto pleonastico!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soro 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 431
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 204
Hanno votato
no 227).

Passiamo all'emendamento Gambini 1.17.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gambini 1.17 , non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 208
Hanno votato
no 222).

Passiamo all'emendamento Ruggeri 1.19.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ruggeri 1.19, non accettato dalla


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Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 432
Astenuti 3
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 233).

Passiamo all'emendamento Saia 1.20, in relazione al quale è stata avanzata una proposta di riformulazione.

ENZO RAISI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo chiesto una riformulazione dell'emendamento nel senso di eliminare le parole «dipendenti funzionalmente dal capo missione all'estero». Se viene accettata questa riformulazione, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Signor Presidente, nella convenzione, cui facevo riferimento prima, tra il Ministero degli affari esteri, il Ministero delle attività produttive e l'ICE, che di fatto ha già dato avvio alla realizzazione degli sportelli Italia, è utilizzata la formula «dipendenti funzionalmente dal capo missione all'estero». La formula «coordinati» proposta dalla Commissione sarebbe diversa. È ovvio che, comunque, la legge prescrive che qualunque persona venga inserita nello status diplomatico dipenda e sia coordinata dal capo di missione. L'eventuale soppressione delle parole «sono indicate» non toglie nulla alla convenzione già sottoscritta e che sarà disciplinata mediante regolamento.
Dunque, il Governo esprime parere favorevole sull'emendamento Saia 1.20, nel testo riformulato.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento accettano la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Saia 1.20, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 346
Astenuti 93
Maggioranza 174
Hanno votato
sì 330
Hanno votato
no 16).

Prendo atto che i presentatori degli emendamenti Saia 1.21, Benvenuto 1.2, 1.3, 1.4 e 1.5 e Lulli 1.22 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Saia 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 431
Astenuti 3
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 201
Hanno votato
no 230).


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 201
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 200
Hanno votato
no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 432
Astenuti 6
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 439
Astenuti 2
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 196
Hanno votato
no 243).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 430
Astenuti 5
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 192
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Benvenuto 1.6, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 424
Astenuti 7
Maggioranza 213
Hanno votato
sì 380
Hanno votato
no 44).


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Prendo atto che l'onorevole Volontè non è riuscito a votare.
Prendo atto altresì che i presentatori degli emendamenti Lulli 1.23 e Nieddu 1.24, degli identici emendamenti Vernetti 1.25 e Lulli 1.26 e degli emendamenti Polledri 1.10 e Lulli 1.27 e 1.28 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 430
Astenuti 4
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 205
Hanno votato
no 225).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Nieddu 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 416
Astenuti 1
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 187
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Vernetti 1.25 e Lulli 1.26, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Polledri 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 363
Astenuti 74
Maggioranza 182
Hanno votato
sì 137
Hanno votato
no 226).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 438
Votanti 429
Astenuti 9
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 193
Hanno votato
no 236).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lulli 1.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 437
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato
sì 199
Hanno votato
no 238).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 433
Astenuti 6
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 417
Hanno votato
no 16).

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