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PRESIDENTE. Il sottosegretario per la giustizia, onorevole Valentino, ha facoltà di
GIUSEPPE VALENTINO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, nei confronti degli ex detenuti che versano in condizioni di disagio non è prevista dalla normativa vigente alcuna competenza a carico dell'amministrazione penitenziaria, ma sono previsti interventi da parte degli enti locali, che dispongono di strumenti per produrre azioni di sostegno in favore delle fasce deboli presenti nella società libera.
d'intesa al fine di coprogettare e realizzare azioni efficaci volte al reinserimento delle persone detenute.
PRESIDENTE. L'onorevole Mancini ha facoltà di
GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, prendo atto della risposta del sottosegretario. Le manifestazioni a cui facevo riferimento nella mia interrogazione - che risale ormai a nove mesi fa - sono cessate. Il problema però rimane ed è ancora assai attuale nella sua drammaticità. Esso riguarda il reinserimento nel tessuto produttivo di quei cittadini che spesso sono costretti a delinquere spinti dal bisogno, dalla difficoltà economica e dalle situazioni di indigenza che patiscono nella loro quotidianità. Queste situazioni critiche purtroppo, come è noto, sono più frequenti nel Mezzogiorno, dove minori sono le opportunità di inserimento nel mondo del lavoro e poche le occasioni di crescita e di occupazione.
PRESIDENTE. Onorevole Mancini...
GIACOMO MANCINI. Mi auguro che il Governo riesca ad attuare le iniziative da me auspicate; tuttavia, considerato quanto è successo in passato, mi consenta di affermare, sottosegretario Valentino, che nutro seri dubbi al riguardo.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Per quanto concerne, invece, il periodo trascorso in detenzione, l'impegno dell'amministrazione penitenziaria si estrinseca nelle molteplici attività lavorative, ricreative, culturali, sportive, di istruzione e di formazione professionale, finalizzate al reinserimento sociale del detenuto.
Per agevolare la reintegrazione dei detenuti nel mondo del lavoro una volta scontata la pena, l'amministrazione penitenziaria favorisce l'ingresso delle imprese e delle cooperative all'interno degli istituti penitenziari, offrendo loro la gestione delle lavorazioni interne ma imponendo al contempo come condizione l'assunzione di lavoratori detenuti.
Le attività svolte dalle imprese e dalle cooperative, oltre a garantire un lavoro qualificato ai detenuti all'interno del carcere, offrono loro la possibilità di acquisire una capacità professionale che potrà essere spesa all'esterno e persino presso la stessa azienda dove hanno già prestato la propria attività lavorativa.
L'amministrazione penitenziaria, inoltre, con i fondi a disposizione per l'applicazione della legge Smuraglia, concede agevolazioni fiscali e contributive anche alle aziende o cooperative che assumono detenuti ammessi al lavoro all'esterno, estendendo tale misura anche per i sei mesi successivi alla scarcerazione se il soggetto continua a prestare lavoro presso la stessa impresa.
Si ritiene così di incentivare il datore di lavoro a mantenere presso di sé il lavoratore quando questi sia soggetto libero.
Al riguardo, si rappresenta che, per informare le imprese e le aziende delle agevolazioni concesse dalla legge Smuraglia, si sta operando con la Unioncamere al fine di creare una rete stabile di comunicazione tra l'amministrazione penitenziaria e le camere di commercio. Sono, inoltre, in fase di avvio due progetti elaborati d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rispettivamente, il primo, per creare una banca dati relativa alle caratteristiche professionali dei detenuti e, il secondo, per l'affidamento a cooperative di attività di consulenza a sostegno dei servizi pubblici per l'impiego, per favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti.
Si rappresenta infine che, a partire dal 2000, grazie al progetto «Polaris», realizzato e finanziato con fondi sociali europei, sono stati creati presso i provveditorati regionali i cosiddetti osservatori regionali per l'occupazione. Lo stesso progetto ha consentito di creare presso alcuni istituti penitenziari della nazione degli sportelli di orientamento al lavoro dei detenuti.
Per quanto concerne in particolare la Calabria, si segnala il protocollo d'intesa stipulato nel giugno 2003 tra l'amministrazione penitenziaria e la regione Calabria, congiuntamente impegnati per il recupero sociale dei detenuti, che vuole rappresentare l'input per lo sviluppo futuro di ogni iniziativa, anche e soprattutto nel campo del lavoro penitenziario, operando nell'ambito delle possibilità offerte dai nuovi contesti normativi.
Si segnala, inoltre, che in data 5 maggio 2004 il provveditore regionale della Calabria e il presidente nazionale di FIABA (Fondo abbattimento barriere architettoniche) hanno sottoscritto un protocollo
Riguardo, infine, all'istituto di Cosenza, si rappresenta che lo stesso è attualmente in buona parte disattivato (alla data del 30 giugno 2004 erano infatti presenti 27 detenuti, rispetto ad una capienza regolamentare di 182 posti e ad una capienza tollerabile di 317 posti) perché interessato da importanti lavori di ristrutturazione ed adeguamento funzionale secondo i nuovi dettati normativi. In particolare, va sottolineato che i lavori di ristrutturazione dei padiglioni detentivi F e G presso l'istituto in questione, per un importo di 4 milioni e 350 mila euro, sono iniziati nel mese di marzo ultimo scorso e avranno la durata di circa 18 mesi. Dei detenuti ristretti nell'istituto, 14 sono ammessi al lavoro alle dipendenze dell'amministrazione per la ristrutturazione del fabbricato.
Presso la casa circondariale di Cosenza sono inoltre organizzati la scuola dell'obbligo e un corso di lettura e di poesia, realizzato dall'istituto in collaborazione con la regione Calabria e l'associazione ONLUS «Dove volano i delfini», cui partecipano nelle ore pomeridiane 10 detenuti.
Trovo giusto il suo richiamo alle istituzioni locali, signor sottosegretario. Esse tentano di dare risposte, sono in gran parte vicine alle necessità, ai bisogni e alle sofferenze che patiscono i cittadini, soprattutto quelli che si trovano negli istituti di pena e, dopo aver scontato la loro pena, anche grazie alle nuove disposizioni normative, escono dagli stessi. Tuttavia, nel momento in cui tornano liberi, essi vivono la difficoltà di trovare spazi, occupazione e una via utile alla risoluzione di quella situazione di difficoltà, di bisogno e di indigenza che molto spesso, soprattutto nel Mezzogiorno, è la prima causa del delinquere.
Gli interventi posti in essere, l'interesse manifestato e le spinte provenienti dalle istituzioni locali non bastano. Mi piace ricordare che, proprio nella città di Cosenza, un gruppo di detenuti, che nel mese di novembre ha attuato una pacifica forma di protesta, porta avanti, da una decina di anni, alcune iniziative soddisfacenti: sono nate cooperative sociali e di servizi e molti fondi sono stati stanziati dall'amministrazione comunale. Però, ciò non basta: bisogna fare di più e molto meglio; occorre un sostegno da parte dello Stato e, in particolare, da parte del Governo.
Ho registrato con interesse l'esistenza di progetti, di iniziative, di buona volontà, ma ritengo che tutto ciò non sia sufficiente e che occorra fare di più e meglio. Più in generale, bisogna avere la capacità - ma questo Governo non la sta dimostrando - di mettere al centro della propria agenda, come priorità, le spese sociali, le spese destinate ad aiutare quei cittadini che non ce la fanno, quei cittadini che vivono in condizioni disagiate e che, a causa di tale loro condizione, spesso, soprattutto nel Mezzogiorno, si vedono costretti a delinquere.
Ritengo che la mancanza di spesa sociale e la mancanza di attenzione nei confronti del disagio rappresentino la dimostrazione più inquietante e più grave del fallimento del Governo che lei rappresenta, sottosegretario Valentino. In questi giorni si fa un gran parlare di finanza, di economia e di scelte per il futuro; ritengo che, se si vogliono dare risposte ai cittadini che soffrono, bisogna partire proprio da questo aspetto.
So bene che il carcere di Cosenza è chiuso; purtroppo, so altrettanto bene che, in tale città, tanti cittadini sono costretti a delinquere (e sono detenuti in altre carceri della regione; anche questo è un problema che andrebbe affrontato).
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15.


