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PRESIDENTE. L'onorevole Ottone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01179 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
ROSELLA OTTONE. Signor Presidente, illustro la mia interpellanza perché la situazione cui si riferisce è abbastanza complessa. Infatti, la Stayer è produttrice di utensili elettrici, portatili e stazionari. Nasce nel 1958, per iniziativa di un gruppo di imprenditori ferraresi. Dopo alcuni anni, i soci rimangono in due: Ottorino Scabbia, in qualità di presidente, e Mario Piva, come direttore generale. L'azienda vive una continua crescita, con solo due momenti di crisi del settore, superati con facilità ed in breve tempo, anche grazie al ricorso alla cassa integrazione, da ultimo nel 1983. Da quel momento riprendono la crescita ed il consolidamento dei mercati, sia nazionali sia esteri, fino a raggiungere il 30 per cento di fatturato con la sola Germania ovest. L'azione che ha portato a tale successo è dovuta essenzialmente alla costruzione di professionalità, ricerca ed innovazione all'interno dell'azienda.
Nel 1992, con la morte del presidente Scabbia, il direttore generale Piva decide di vendere l'azienda, sana ed in piena salute, con un fatturato pari a 14,5 miliardi di vecchie lire e 220 dipendenti.
L'acquisto dell'azienda è effettuato da una finanziaria i cui soci principali sono IPE, Euroventures, Electra Investment, e
che nomina amministratore delegato Gianfranco Fagnani, uomo di esperienza Black & Deker. L'avvio di tale nuova gestione porta all'acquisizione di altre attività, in Italia e in Francia (Poe Peugeot, Eletroly Kity International, Oms Salvarani di Campagnola Emilia), ed all'incremento del fatturato che matura dal gruppo. Nel 1993, tale fatturato arriva a 65,7 miliardi di vecchie lire, nel 1994, a 87 miliardi, nel 1995, a 102 miliardi e l'incremento occupazionale nell'azienda capogruppo arriva a 303 dipendenti.
Il 1995 è l'anno dell'entrata in Borsa del gruppo, la cui quotazione è pari a 4.950 lire. Dopo i primi due giorni di crescita del titolo, inizia un'inesorabile discesa fino ai giorni nostri, con il titolo sospeso a quota 0,0305 euro. Sempre nel 1995, cominciano i guai per la controllata Poe, che accumula debiti. Nel 1996, cambia l'amministratore delegato: subentrano Luciano Ciceri e soci quali Zwiesel (Olanda) - che prende la maggioranza del pacchetto azionario dell'azienda - e lo stesso ex amministratore delegato, Gianfranco Fagnani.
Cominciano, sotto tale direzione, i primi guai per la società capogruppo che, per la prima volta nella sua storia, vede non confermati i contratti di formazione e lavoro e non più applicato il turnover. Nei due anni di amministrazione Ciceri, il fatturato del gruppo si riduce. Nel 1996, scende a 65 miliardi di vecchie lire, a causa anche della perdita di un importante cliente tedesco. Nel 1997, si ritira da socio Fagnani e vi è il passaggio di consegne fra Ciceri e Francesconi (già consigliere alla RAI ed all'Olivetti).
Durante la gestione Francesconi il fatturato continua a scendere, si comincia a fare ricorso alla cassa integrazione e si dismette l'intero reparto macchine, impoverendo le professionalità, fino ad arrivare ai primi licenziamenti collettivi ed alla liquidazione per fallimento di Poe, che costerà al gruppo circa 10 miliardi di vecchie lire. Il fatturato del 1998 è di 64 miliardi, quello del 1999 di 59,5 miliardi. Nell'aprile 1999 la proprietà passa in mano alla Final, di Luisa Angelini, dell'omonima casa farmaceutica, che lancia un'OPA ed acquisisce il 75 per cento delle azioni, con la nomina ad amminstratore delegato di Pier Luigi De Dominicis. I fatturati continuano a scendere. Siamo nel novembre 2002 e si prospetta il decentramento della produzione con conseguente perdita di altri posti di lavoro. Ed ecco un altro colpo di scena: la Final cede la proprietà ai fratelli Bergamaschi vendendo tutto il pacchetto azionario per 1 euro. Fatturato 2002: 22.612.930 euro. La nuova proprietà nomina amministratore delegato Chianura, che provvede subito ad interrompere la cassa integrazione e presenta un piano industriale che, però, non ha la sufficiente copertura finanziaria. La proprietà arriva con due giorni di ritardo per la presentazione di un'OPA sul fluttuante non in loro possesso con una conseguente riduzione del proprio azionariato al di sotto del 29 per cento. Le azioni eccedenti vengono date a probabili prestanome, fra i quali Giorgio Ruolino, deceduto nel 2003, già conosciuto alle cronache per essere stato coinvolto nel delitto Siani, giornalista de Il Mattino, per Telekom Serbia, Coca vip, nonché per la Proman con il 24,75 per cento.
In questa situazione, tuttavia, non si trova soltanto la casa madre, ma tutto l'indotto, che ovviamente comprende le aziende ferraresi più vicine al gruppo. Il problema per loro sorge nell'aprile 2003, quando la nuova gestione chiede alle imprese di spostare i pagamenti di 60 giorni. Alla ripresa delle attività, dopo le ferie di agosto, le imprese trovano insolute le loro relative fatture. Questa situazione crea una grande preoccupazione e le imprese fanno riferimento, per un'azione di sindacato, ovviamente a tutela dei loro interessi, all'Assomeccanica-CNA di Ferrara. Non vi sono risposte concrete; vi sono solo impegni di far fronte agli insoluti nel giro di quattro mesi. La cosa, ovviamente, non si concretizza: le imprese che fanno riferimento alla CNA sono oltre 25, con 500 lavoratori dipendenti (ovviamente, non tutti relativi all'attività Stayer) e sono dislocate nelle provincie di Ferrara, Mantova, Modena e Bologna. Il 40 per cento di
queste imprese ha natura industriale e vanta crediti nei confronti della Stayer per 1 milione e 300 mila euro.
Il fatto grave è che alcune aziende operavano in monocommittenza e, conseguentemente, sono state costrette a sospendere l'attività; altre hanno sospeso i lavoratori in EBER (Ente bilaterale Emilia Romagna) e altri in cassa integrazione; undici di queste hanno presentato istanza di fallimento al tribunale di Ferrara.
Tornando alla casa madre, la Efi, dopo aver deliberato un aumento di capitale per 10 milioni di euro, facendosi carico anche dell'eventuale capitale inoptato, fallisce il 6 agosto 2003. Spunta la Danter SA, sempre di proprietà di Bergamaschi, che sembra voler assumere il ruolo di Efi, ma si dilegua. Dal luglio 2003 la produzione interna cessa per mancanza di materiale, dal momento che i fornitori da mesi non vengono pagati. I lavoratori - è questa l'anomalia, a nostro parere - continuano ad essere retribuiti senza poter lavorare all'interno della propria azienda.
In questi mesi, altri si sono presentati come salvatori dell'azienda stessa che, nel frattempo, chiudeva OMS trasferendola in Stayer e vedeva fallire, nel gennaio 2004, Kity International. Interlocutori come Metalli Motori Srl, controllate dal gruppo Morpurgo, presentavano un nuovo piano industriale fantasioso, anch'esso privo di copertura e che da visura camerale vantava un capitale sociale di soli 10 mila euro. Questi sono comparsi nel momento della verifica che le organizzazioni sindacali, nel frattempo, avevano portato al tavolo istituzionale del comune di Ferrara.
Il 19 aprile i lavoratori, esasperati per la condizione di incertezza delle proprie prospettive future a causa dell'istanza di fallimento in corso, decidevano l'occupazione dello stabilimento che si è protratta per 20 giorni, fino alla decisione del tribunale di riunirsi in camera di consiglio. L'ultimo interlocutore, la Orton Investiments, con amministratore delegato Sonia Vandelli, che né le organizzazioni sindacali né le istituzioni hanno mai visto, si è limitata a rilasciare una procura valida 90 giorni al legale di Stayer, senza emettere alcun finanziamento per il salvataggio dell'azienda.
Questo suona come un interessamento puramente speculativo (soprattutto per quanto riguarda la speculazione edilizia), senza alcun rispetto dei lavoratori, delle loro famiglie e dell'intera città, dove la Stayer è stata fra le protagoniste della storia della meccanica ferrarese.
Nel frattempo, il fatturato al 2003 si è ridotto a 14 milioni e 685 mila euro. Il bilancio dello stesso anno non è mai stato certificato dalla società Deloitte & Touche e pertanto l'interrogazione che avevo presentato, in prima istanza, il 21 aprile, alla quale doveva seguire una risposta scritta, chiedeva al ministro in primo luogo se egli era al corrente di questa pericolosa situazione e, secondariamente, quale azione avrebbe voluto mettere in atto, affinché riprendessero le relazioni all'interno della azienda, dando quanto meno seguito agli impegni già assunti a livello locale.
Il 4 maggio il tribunale di Ferrara ha dichiarato il fallimento della Stayer e ha nominato curatore il dottore Valter Bignozzi.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le attività produttive, onorevole Valducci, ha facoltà di rispondere.
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli colleghi, data l'accurata e minuziosa esposizione in merito alla vicenda che ha riguardato il richiamato gruppo aziendale, mi limiterò alla parte conclusiva, ovvero a quella in cui, essendo giunti al fallimento della società capogruppo ed essendo quindi risultati vani i tentativi operati anche dagli enti locali, e in particolare dal comune di Ferrara, si sta tentando il rilancio dell'azienda.
Peraltro, da informazioni assunte presso l'ufficio territoriale del Governo di Ferrara, si è appreso che, nel corso delle udienze fallimentari, è emerso uno stato passivo intorno ai sette milioni di euro. L'esposizione maggiore riguarda i debiti nei confronti dei fornitori, mentre esigui dovrebbero essere i crediti vantati da banche e dipendenti.
Se da una parte le organizzazioni sindacali ed i parlamentari locali si stanno mobilitando per richiedere l'attivazione di procedure di concessione della cassa integrazione straordinaria per i 113 dipendenti che risultano attualmente in carico alla società in questione, dall'altra sarebbero in corso trattative per l'acquisto dell'azienda.
Per ultimo, si deve comunque sottolineare che non risultano pervenute al Ministero delle attività produttive, né da parte dell'imprenditore né da parte delle organizzazioni sindacali, richieste di apertura di un tavolo di confronto per la grave situazione che si è venuta a creare.
PRESIDENTE. L'onorevole Ottone ha facoltà di replicare.
ROSELLA OTTONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio in ogni caso il sottosegretario Valducci per la risposta che ha inteso fornirmi; tuttavia, mi chiedo come mai anche l'ufficio territoriale del Governo, che voi avete interpellato, non vi abbia informato di una situazione che durava da tempo. Non è infatti una situazione che si è determinata nell'ultima ora: sicuramente, la stampa si è ampiamente occupata della vicenda, perlomeno negli ultimi cinque mesi.
Pertanto, una maggiore attenzione anche a livello locale nei riguardi di questa situazione gioverebbe a tutti quanti noi.
Tuttavia, chiedo, per il suo tramite, al ministro un impegno affinché la cassa integrazione straordinaria che il curatore si accinge a chiedere - so che nella serata di oggi è previsto un incontro con le organizzazioni sindacali - venga accolta dal Ministero del lavoro, in primo luogo, per un numero congruo di mensilità, ed inoltre, con sollecitudine, al fine di garantire ai lavoratori modalità governate di passaggio da posto a posto, accompagnando, nel caso, ad un nuovo impegno professionale coloro che troveranno occupazione al di fuori della Stayer, in accordo con le organizzazioni sindacali di riferimento.
Chiedo inoltre al ministro l'impegno affinché siano definite con chiarezza le modalità ed i meccanismi attraverso i quali l'azienda posta in liquidazione possa passare a nuovi acquirenti.
Lei ha fatto riferimento a proposte che sarebbero state avanzate. Ebbene, chiediamo di verificare la serietà e la credibilità di tali acquirenti con un'operazione contestualmente definita e concertata tra le parti sociali e datoriali interessate. Si tratta di un'operazione da non lasciare alla spontaneità del mercato.
Sappiamo che al comune di Ferrara è stato manifestato un certo interesse da parte di alcuni soggetti. Tra i primi a contattare l'amministrazione comunale sono stati gli stessi artigiani creditori, proponendo soluzioni che potrebbero dare vita ad una realtà produttiva nuova, che nascerebbe dalla Stayer con buone prospettive per l'occupazione e per l'indotto. Ovviamente, perché la proposta vada a buon fine occorrono risorse finanziarie agevolate ed incentivi. Chiedo la disponibilità del Ministero a dare risposte concrete.
Sappiamo che un'altra proposta verrà formalizzata oggi da un'altra grossa azienda. Chiediamo al Governo, attraverso il Ministero delle attività produttive, di sostenere le richieste che privilegino la missione industriale produttiva e l'occupazione che è venuta meno. Teniamo conto che il marchio Stayer è conosciuto sul mercato e, se si interviene in fretta, vi sono buone possibilità di ripresa dello stesso.
I lavoratori della Stayer, profondamente delusi e mortificati per il comportamento della proprietà, che hanno definito una presa in giro, si aspettano interlocutori finalmente seri ed interessati alla ripresa produttiva di un'azienda conosciuta sul mercato nazionale ed estero ed in grado di riprendersi la sua quota di mercato.
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