Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 467 del 13/5/2004
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Seguito della discussione della proposta di legge: Bertinotti ed altri: Istituzione di un nuovo meccanismo di indicizzazione automatico delle retribuzioni da lavoro dipendente (1032) (ore 10,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge di iniziativa dei deputati Bertinotti ed altri: Istituzione di un nuovo meccanismo di indicizzazione automatico delle retribuzioni da lavoro dipendente.
Ricordo che nella seduta del 6 maggio scorso si è svolta la discussione sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo unico e il relatore e il Governo hanno espresso il rispettivo parere.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 1032)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico della proposta di legge, del quale la Commissione propone la reiezione,


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e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 1032 sezione 1).
Poiché all'articolo unico sono stati presentati soltanto emendamenti soppressivi, la Presidenza porrà in votazione il mantenimento dell'articolo, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del regolamento.
Ricordo che sugli identici emendamenti soppressivi dell'articolo unico il parere del relatore è favorevole.
Poiché si vota il mantenimento dell'articolo, ricordo a coloro che intendono sopprimere l'articolo che devono esprimere un voto contrario ed a coloro che intendono mantenerlo che devono esprimere un voto favorevole.

ALFONSO GIANNI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, se mi è permesso, quello che lei ha detto non è del tutto esatto. Infatti, il parere sugli emendamenti è stato espresso soltanto dal relatore per la maggioranza, ma al relatore di minoranza, che modestamente è il sottoscritto, non è stato ancora chiesto di esprimere il parere.

PRESIDENTE. Mi dispiace di questa colpevole omissione.
Prego, onorevole Alfonso Gianni, ha facoltà di parlare.

ALFONSO GIANNI, Relatore di minoranza. La questione è problematica, quindi faccio una premessa assolutoria per tutti noi, in primo luogo per me medesimo. Credo sia la prima volta - certamente lo è in questa legislatura - che su una proposta di legge la Commissione presenta in aula un emendamento che tende a sopprimerla integralmente. Questo ha generato per i colleghi alcune difficoltà che la pregherei, richiamando anche l'attenzione degli uffici, di sbrogliare. Ciò, a mio avviso, è fattibile con quel gentleman agreement che fra di noi, almeno sotto il profilo formale, dovrebbe essere garanzia di trasparenza e di buona qualità della discussione.
Svolta tale premessa, che come vedrà avrà alcune conseguenza, esprimo parere contrario sugli identici emendamenti 1.10 della Commissione e Dario Galli 1.11, interamente soppressivi dell'articolo. Mi permetto di osservare che tali identici emendamenti non danno prova di una corretta dialettica parlamentare. Infatti, il regolamento stabilisce che il Presidente deve garantire ai gruppi di opposizione un quinto degli argomenti da trattare. Se tale diritto viene nella sostanza negato da un emendamento interamente soppressivo, siamo di fronte ad una riduzione della dialettica parlamentare. Non penso vi sia altra valutazione possibile rispetto a quanto detto. Tuttavia, poiché l'emendamento è ammesso dalla Presidenza, esprimo, con tale sottolineatura da «matita blu», il mio parere negativo.
Per quanto riguarda le altre proposte emendative, richiamo la sua attenzione su un problema. Le proposte emendative presentate dai colleghi del centrosinistra hanno questa logica: la prima proposta comprende nella sostanza, al di là della forma, le altre tre che scompongono gli argomenti. Ciò è stato fatto con l'idea che il primo dei tre articoli aggiuntivi potesse essere considerato come interamente sostitutivo del mio testo. So - lo confermeranno anche i colleghi - che questa è la ragione per cui tale articolo aggiuntivo è stato presentato.
A questo punto, si è aperta una complicata discussione procedurale con gli uffici - non avendo dei precedenti, ai quali fare riferimento, è comprensibile che vi sia della confusione - e si è detto: ma se passa l'emendamento della maggioranza, che propone la soppressione dell'articolo 1, viene meno anche l'emendamento sostitutivo, perché non si può sostituire il vuoto. Quindi, la proposta emendativa è stata ripresentata dai colleghi del centrosinistra come articolo aggiuntivo.
A questo punto, però, cambia anche la posizione del mio subemendamento 0.1.03.1 ed è per questo che le chiedo,


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signor Presidente, come gentleman agreement tra di noi, se sia possibile, per correttezza e nitidezza del nostro lavoro parlamentare, riferire il mio subemendamento, del quale raccomando l'approvazione, alla stessa riga e alla stessa cifra (il 2 per cento) del primo dei cinque articoli aggiuntivi presentati dai colleghi del centrosinistra, perché diversamente avremmo una sfasatura nelle modalità di voto.
Fatta questa osservazione, che spero le sia risultata chiara e sulla quale chiedo il suo autorevole e purtroppo, o per fortuna, insindacabile parere, dico subito che se la proposta emendativa dei colleghi del centrosinistra fosse stata di tipo sostitutivo, avrei espresso su di essa, per ragioni di coerenza, un parere negativo. Poiché si tratta invece di un articolo aggiuntivo, esprimo parere favorevole.
L'articolo aggiuntivo presentato dai colleghi del centrosinistra pone sostanzialmente tre aspetti, che affrontano il tema della questione salariale (che ci sta a cuore), anche se, mi permetteranno di dire, in modo molto più debole rispetto a come lo affrontiamo noi e, tuttavia, in modo certamente non negativo. Si tratta di una revisione per fasce sociali dei criteri di composizione del paniere dell'ISTAT (una questione da noi stessi sollevata, nel corso di una recente interpellanza); si tratta inoltre della questione, molto importante, della restituzione del fiscal drag e della questione della modificazione del calcolo e del nesso tra il trattamento pensionistico e l'andamento del costo della vita.
Si tratta quindi di tre questioni diverse da quella che noi poniamo, cioè un recupero della differenza esistente tra inflazione reale ed inflazione programmata per tutte le retribuzioni da lavoro dipendente, pubbliche e private. È evidente la diversità, ma poiché si tratta di argomenti che ci stanno ovviamente a cuore, certamente non sarò io ad esprimere un parere contrario su tali proposte emendative.
Esprimo dunque parere favorevole sugli articoli aggiuntivi presentati, ricordando il mio subemendamento 0.1.03.1, che tende a ridurre la franchigia - che i colleghi del centrosinistra pongono nella misura del 2 per cento - (e che farebbe scattare la restituzione del fiscal drag) allo 0, 5 per cento, sulla base di un modello consolidato, che è durato dieci anni, e che rappresenta esattamente il contenuto dell'accordo, per quanto riferibile a questa materia, sul costo del lavoro nel comparto artigiano; quest'ultimo è stato recentemente rivisto, ma è durato una decina d'anni, con soddisfazione reciproca delle parti sociali: lavoratori e datori di lavoro.
Ciò a dimostrazione che quello che proponiamo, signor Presidente, non è affatto un dramma per l'economia del paese; anzi, è solo un bene, perché se facciamo circolare qualche euro in più nelle tasche dei lavoratori possiamo anche risollevare il consumo interno, che può fare da volano all'economia (e lei sa, Presidente, quanto ne abbiamo bisogno).
Questi sono dunque i pareri del relatore di minoranza. Rimango in attesa di una sua risposta su quei quesiti di carattere procedurale che le ho posto e che spero le siano chiari.

PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni, vorrei far presente che, anche nel caso di reiezione dell'articolo 1, la Presidenza porrà in votazione gli articoli aggiuntivi presentati. Nel caso in esame, infatti, rilevo che le proposte emendative in oggetto presentano una portata normativa autonoma rispetto all'articolo 1, anche qualora il suddetto venisse respinto. Le disposizioni contenute negli articoli aggiuntivi al nostro esame, pur vertendo su materia analoga, non necessitano, ai fini della loro applicazione, della vigenza delle norme dell'articolo 1.
Quanto al suo subemendamento, quando sarà il momento verrà posto in votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, mi consentirete di esprimere preliminarmente tutto lo sconcerto che si prova allorquando si assiste ad una continua melina da parte del Governo, pur di


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sfuggire ad un confronto su provvedimenti che riguardano problematiche essenziali per la vita di milioni e milioni di cittadini e di pensionati italiani. Ritengo, peraltro, opportuno precisare che questo giudizio discende non già da un'acritica adesione ai contenuti del provvedimento medesimo, quanto dalla necessità, prima richiamata, di dover far fronte, con adeguate misure e con la dovuta urgenza, all'innegabile difficoltà ed al disagio economico in cui versano milioni di famiglie italiane.
Siamo fortemente convinti che le questioni poste da questo provvedimento dovrebbero interrogare la coscienza di quanti hanno a cuore i valori di equità, di giustizia sociale, di tutela e difesa delle condizioni di vita di milioni di cittadini, siano essi lavoratori o pensionati. Di questo, cari colleghi, si tratta e non di altro. Infatti, con riferimento al recupero del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, rivendichiamo la necessità di adottare misure urgenti per evitare il rischio che le gravi difficoltà economiche in cui versa il paese si scarichino esclusivamente sui ceti più deboli e su milioni di famiglie che rischiano di affogare nel mare di povertà diffusa che avete alimentato in questi anni.
Cari colleghi della maggioranza, solo voi ed il Governo non vi accorgete che vi sono ormai quasi cinque milioni di famiglie italiane che vivono questo drammatico problema! Alle tradizionali fasce di povertà (penso agli anziani con l'assegno sociale, ai disoccupati, ai diversamenti abili e via seguitando) rischiano di aggiungersi anche i lavoratori dipendenti e persino gli stessi ceti impiegatizi, che stentano ormai ad arrivare a fine mese con le retribuzioni che si ritrovano.
Solo voi, infatti, ci raccontate di un paese in cui cresce l'occupazione, dove si pagano meno tasse, dove, tutto sommato, rispetto ad altri paesi europei, non si vive poi così male (per non parlare di tante altre cose immaginarie che voi, giorno per giorno, ci rappresentate)! Insomma, è un paese che non esiste!
Solo voi non vi rendete conto che c'è sfiducia, che declina la speranza e che si ha paura del futuro! Solo voi non vedete che l'inflazione, in questi anni, ha eroso stipendi e pensioni, che la stagnazione soffoca le imprese, che il Sud è scomparso dall'agenda politica del Governo e che la finanza cosiddetta creativa ha esaurito la propria spinta propulsiva e si avvicina sempre di più il momento della verità.
Questa situazione, cari colleghi, non si è determinata in virtù di un destino cinico e baro; essa è frutto di una politica economica del Governo che si è rivelata fallimentare sotto ogni punto di vista: previsioni sbagliate sul PIL, inflazione in continua crescita, mancato controllo su prezzi e tariffe, mancato rinnovo di quasi 40 contratti nazionali di lavoro, mancata restituzione del fiscal drag, riduzione dei trasferimenti agli enti locali (con le conseguenze che conosciamo), mancato aiuto agli affittuari, aumento dei ticket, mancato aiuto ai minori. Inoltre, avete mortificato la politica della concertazione e trascurato la necessità di rinnovare un patto sulla politica dei redditi.
Insomma, in questi anni avete praticato una politica economica lontana dagli interessi della povera gente, adottando misure deboli per i forti (mi riferisco, ad esempio, ai condoni), e misure forti per i deboli (il taglio alle spese sociali).
Vi siete, peraltro, vantati di alcune riforme che, secondo voi, hanno modernizzato, invece avete precarizzato il mondo del lavoro, mortificando e deturpando il volto sociale del nostro paese.
I rimedi che proponiamo consistono nel restituire il fiscal drag, nel revisionare il paniere per i capifamiglia ultrasessantacinquenni, nell'adottare un incisivo controllo sui prezzi e sulle tariffe e nel restituire potere d'acquisto a salari e pensioni attraverso una diversa distribuzione della ricchezza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono queste le ragioni per le quali risulta sconcertante dover constatare il tasso di insensibilità sociale, di miopia politica, di strumentale superficialità e di mortificante senso delle istituzioni allorquando date prova di tutto ciò.


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Ci conforta il fatto che questo vostro fastidio nei confronti di tali problemi è ampiamente compensato da quello che, ormai, provano nei vostri confronti milioni di famiglie italiane, di lavoratori e pensionati, che hanno imparato ad interpretare i vostri cartelli elettorali, dai quali trarranno buoni motivi per darvi la lezione che meritate (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Agostini. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI. Signor Presidente, non vi è dubbio che la proposta avanzata dai colleghi di Rifondazione comunista - della quale non condividiamo lo strumento individuato per rispondere ai problemi - colga un dato reale della condizione economica e sociale del nostro paese.
D'altronde, noi Democratici di sinistra - proprio negli ultimi dieci giorni - abbiamo presentato tre proposte di legge, volte anch'esse a fornire una risposta ai problemi delle fasce salariali più deboli della popolazione. Solo il Governo non si rende conto che, nel nostro paese, è aperta una questione salariale e che siamo di fronte ad un enorme problema di più equa distribuzione del reddito.
D'altra parte, le recenti vicende degli operai di Melfi ci consegnano un problema che, nelle relazioni sindacali degli anni sessanta, era stato in qualche modo risolto. Ritengo che, nell'Italia del 2004, sia difficile immaginare lavoratori che, con la «doppia battuta», sono costretti a lavorare nel turno di notte per due settimane consecutive. Per tale motivo, salutiamo positivamente l'accordo raggiunto con le organizzazione sindacali, in quanto riconduce quella vicenda all'interno di un sistema di relazioni sindacali più moderne e nel pieno rispetto, appunto, dei diritti dei lavoratori.
In questo quadro, che si è ormai presentato alle forze politiche e che dovrebbe anche far riflettere il Governo, emerge con evidenza come, anche nel nostro paese, si sia presentata la figura di quello che negli Stati Uniti si chiama il «lavoratore povero». Fino ad alcuni anni fa, trovare un posto di lavoro costituiva la soluzione ai problemi; oggi è possibile avere un posto di lavoro ed essere comunque in una condizione di povertà.
Secondo recenti ricerche, sono 3 milioni i lavoratori che hanno un salario netto mensile compreso tra i 600 e gli 800 euro, mentre altri 3 milioni di lavoratori hanno una busta paga un po' più consistente, ma che raggiunge a malapena i mille euro. Ritengo che le forze di sinistra e, più complessivamente, le forze di centrosinistra e tutto il paese debbano fare i conti con l'emergere di questa nuova figura sociale.
Inoltre, per quanto concerne le erogazioni previdenziali, i dati dell'INPS evidenziano che oltre 8 milioni e mezzo di pensionati vivono con un reddito inferiore a 750 euro mensili. Si capisce così perché questo paese abbia il grande problema di una ripresa economica che debba fondarsi anche su un principio di più equa distribuzione del reddito.
Tra le proposte presentate in queste settimane, abbiamo inserito anche la riforma del paniere dell'Istat per una ragione evidente: quotidiani e riviste hanno scritto che negli ultimi mesi l'inflazione percepita è stata nettamente più alta di quella effettivamente segnalata dagli istituti di rilevamento. Non si è trattato soltanto di un effetto psicologico, bensì di un dato reale: le fasce di reddito, da quelle basse fino a quelle medie, accusano maggiormente il rincaro di alcuni beni di prima necessità, in primo luogo dei generi alimentari, rispetto a quelle più benestanti. Se a questo si aggiungono gli annunci contraddittori che il Governo e la maggioranza hanno fatto in questi giorni sull'intenzione di proseguire con la riforma fiscale (da effettuare comunque soltanto qualora si reperissero le risorse con cui coprire il minore gettito), introducendo ulteriori sgravi fiscali a vantaggio dei redditi più elevati, tale politica economica risponderebbe con una medicina assolutamente opposta a quella che il malato richiede.


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PRESIDENTE. Onorevole Agostini, la prego di concludere.

MAURO AGOSTINI. Sto per concludere, signor Presidente. L'economia del nostro paese ha bisogno di una scossa; l'Italia non cresce, pur in un contesto internazionale completamente diverso rispetto a quello di qualche anno fa, in cui la ripresa economica è ormai in atto in maniera diffusa, anche negli altri paesi europei; soltanto l'Italia resta al palo. È bene che nell'avviare la ripresa si tengano in grande considerazione le condizioni reali del nostro paese, con interventi quali la riforma del paniere dell'Istat, la restituzione del drenaggio fiscale, l'introduzione di forme di fiscalizzazione per i salari più bassi. Occorre quindi una politica che risponda ai problemi che il paese ha di fronte, sul terreno dell'efficienza e della ripresa, ma soprattutto dell'equità.
Nell'esprimere il nostro voto, terremo conto di queste considerazioni

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, vorrei chiarire brevemente la posizione della Lega Nord Federazione Padana e della maggioranza riguardo all'emendamento soppressivo. Non vi vedo nulla di strano, perché l'opzione è prevista e si può chiedere la soppressione di un articolo presentando un apposito emendamento: da un punto di vista di principio e sul piano procedurale non riscontriamo alcun problema. Non si tratta neppure di mancanza di rispetto nei confronti dell'argomento in esame, perché proprio da questi banchi abbiamo affermato l'opportunità di rinviare ad altra occasione, magari con maggiore partecipazione, il dibattito su questo provvedimento perché, pur restando assolutamente contrari nel merito, riteniamo che sul tema occorra svolgere alcune riflessioni. Vorrei inoltre chiarire al collega Gianni che la richiesta soppressiva esprime semplicemente la nostra totale contrarietà nel merito, senza che le si possa attribuire alcun altro significato.
Vorrei inoltre ricordare che su altri argomenti di contorno, comunque importanti ma che non attengono direttamente al provvedimento, quali l'Istat, il fiscal drag e le pensioni, la maggioranza si è espressa più volte. Abbiamo chiesto anche noi che il paniere dell'Istat venga aggiornato e reso più aderente alle esigenze e agli effettivi consumi delle famiglie italiane. Le pensioni, al di là delle chiacchiere, sono state aumentate; non si è certo trattato di un incremento di proporzioni bibliche, ma è stato comunque un primo segnale, significativo per molte centinaia di migliaia di famiglie, cui la pensione è stata innalzata fino ad un milione di vecchie lire al mese. L'aumento è stato fatto concretamente, non solo discusso.
Per quanto riguarda il discorso sul fiscal drag, ricordiamo che la nostra posizione è ancor più radicale. Non stiamo operando riforme di dettaglio, verificando ogni anno i punti percentuali persi tra inflazione e aliquote IRPEF.
Si sta infatti intervenendo con una riforma complessiva dell'IRPEF e delle aliquote, con misure che si possono definire epocali, quale la divisione del reddito, proposta dal ministro Maroni, fra i componenti della famiglia, che muterebbe drasticamente il sistema di tassazione delle famiglie stesse. Si tratta di principi estremamente riformatori: si pensi all'estensione a 9.500-10.000 euro della quota esente, volta ad eliminare la tassazione dei salari e degli stipendi più bassi, ed alla riduzione delle aliquote successive, che, al di là della facile polemica, demagogica e populista, della sinistra, non va certo a premiare i ricchi. Peraltro, i ricchi come li intendete voi in Italia sono pochi: infatti, chi guadagna 10 miliardi annui non fa certo in modo che tutto confluisca nella dichiarazione dei redditi; chi percepisce tali redditi ha numerose attività, sulle quali può spalmare la tassazione. Dunque, coloro che in Italia hanno redditi superiori a 200-300 mila euro sono pochi. La riforma fiscale interviene pertanto sulle fasce medie di reddito, che continueranno a


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pagare le tasse, e sulle fasce basse e bassissime, che rientreranno pressoché interamente nella quota esente. Ritengo che tali interventi siano molto più radicali rispetto alle ipotesi di controllo e verifica annuale contenute nella proposta di legge in esame.
Quanto al merito di tale proposta, siamo profondamente contrari, in quanto essa dimostra ancora una volta - e le divisioni esistenti all'interno del centrosinistra lo confermano, per quanto si tenti di mascherarle - la visione comunista (uso tale termine a scopo meramente descrittivo, senza alcun altro intento) e collettivista che la maggior parte della sinistra mantiene per quanto concerne l'economia. Ciò avviene nonostante i disastri storici, comprovati da miliardi di persone ridotte sull'orlo della fame, che alla prova dei fatti le economie comuniste hanno prodotto. Non si tratta di nostre supposizioni, bensì di dati storici che si evincono da ciò a cui assistiamo tutti i giorni, anche se l'informazione in merito non è adeguata all'importanza degli avvenimenti. Tuttavia tali fatti, anche se a vostro avviso sono marginali, si sono conosciuti anche in questa parte del mondo.
Riteniamo dunque che la proposta di legge in esame sia sbagliata. Certamente anche il centrodestra e, in particolare, la Lega Nord, che è espressione di un territorio nel quale vi sono numerosissime partite IVA a fronte di attività certamente non miliardarie, ma la grande maggioranza della popolazione è a reddito fisso in quanto lavora in fabbrica e negli uffici...

PRESIDENTE. Onorevole Dario Galli, la prego di concludere.

DARIO GALLI. Signor Presidente, ribadisco la nostra contrarietà al provvedimento in esame. Le classi deboli non si aiutano con l'economia collettiva, tant'è che, ad esempio, le economie comuniste hanno ridotto la Cecoslovacchia, che negli anni Trenta era la prima nazione europea, al disastro dei settanta anni successivi; nella Corea del nord i bambini non hanno il latte per mangiare; conosciamo tutti la situazione della Cina, in particolare per quanto concerne l'entroterra; per non parlare di Cuba, o dell'URSS, che è passata dal comunismo a un liberismo sfrenato e alla mafia, il tutto condito in salsa rossa, ovvero comunista...

FRANCESCO GIORDANO. I salari, Galli! I salari!

DARIO GALLI. Quanto agli Stati capitalisti, da voi così aborriti, ricordo che negli Stati Uniti un operaio generico della General Motors guadagna tra i 40 mila e i 50 mila dollari annui, mentre l'operaio comunista della vostra Cina rossa, dopo varie marce e rivoluzioni culturali, guadagna oggi 40-45 dollari al mese (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

MAURA COSSUTTA. Quaranta milioni senza sovvenzioni...

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo di Forza Italia ha chiesto la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

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