Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 466 del 12/5/2004
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Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, recante interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica (Approvato dal Senato) (4978) (esame e votazione di questioni pregiudiziali).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, recante interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica.

(Esame di questioni pregiudiziali - A.C. 4978)

PRESIDENTE. Ricordo che sono state presentate, a norma dell'articolo 96-bis, comma 3, del regolamento, le questioni pregiudiziali Battaglia ed altri n. 1 e Castagnetti ed altri n. 2 (vedi l'allegato A - A.C. 4978 sezione 1).
A norma dei commi 3 e 4 dell'articolo 40 e del comma 3 dell'articolo 96-bis del regolamento, nella discussione sulle questioni pregiudiziali potrà intervenire, oltre a uno dei proponenti per ciascuno degli strumenti presentati (purché appartenenti a gruppi diversi), un deputato per ciascuno degli altri gruppi.

NINO STRANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NINO STRANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poiché nel dibattito che si è svolto durante il question time abbiamo potuto notare che non vi è stato alcun accenno, da parte delle sinistre e neanche da parte dei cattolici dossettiani alla Franceschini, al problema - futile per alcuni di voi - del cranio di un israeliano portato in giro, dei quattro morti americani smembrati, della decapitazione... (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e del deputato Maura Cossutta).

RENZO INNOCENTI. È ora di farla finita!

NINO STRANO. ... della decapitazione operata dai terroristi islamici, chiedo alla Presidenza di inserire anche questo argomento, quando si parlerà dell'Iraq. Capiamo che per le sinistre andare contro i cosiddetti resistenti terroristi, anche se uccidono un italiano o se uccidono un


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israeliano o se massacrano degli americani, non fa niente (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Chiediamo quindi alla Presidenza di mettere all'ordine del giorno di quel dibattito anche questo tema scomodo ai comunisti e ai dossettiani (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

MASSIMO CIALENTE. Come ti permetti?

EUGENIO DUCA. Cosa dici?

NINO STRANO. Dimostratelo con i fatti!

PRESIDENTE. Onorevole Strano, proprio ieri abbiamo affrontato situazioni di questo tipo, stabilendo che solo a fine seduta possono essere fatti questi richiami.

NINO STRANO. Parliamo di morti, di disastri, di fatti gravissimi!

EUGENIO DUCA. Stronzo!

PRESIDENTE. Guardi, onorevole Strano, che la sensibilità di tutti e di ciascuno qui non ha bisogno di monopoli, individuali o collettivi. Allora... (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

EUGENIO DUCA. Ma cosa dice? Lasci parlare il Presidente! Si metta seduto!

NINO STRANO. Ma stai zitto!

PRESIDENTE. Questi problemi saranno affrontati a fine seduta. Ho preso questo impegno perché non voglio che si confonda - non voglio chiamarla tolleranza - il rispetto che ho per ciascuno degli interventi con un'occasione per fare dei piccoli comizi all'interno dell'aula!
L'onorevole Battaglia ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n.1.

EUGENIO DUCA. Assassini di Matteotti!

NINO STRANO. Stai zitto, comunista!

PRESIDENTE. Onorevole Duca! Onorevole Duca! Sono stato a Firenze 10 giorni fa per commemorare Matteotti, che è nel pensiero di tutti. Non sciupi queste cose con argomenti polemici che non hanno senso! In quella circostanza ho avuto l'onore di rappresentare la Camera. Onorevole Duca, lei dovrebbe tener conto di questi valori, che sono comuni. Non vi è nessuno in questa sede che si richiama agli assassini di Matteotti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!

NINO STRANO. Assassini di Gentile!

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, onorevole Battaglia.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, sono diverse le ragioni che ci hanno indotto a presentare una questione pregiudiziale con riferimento al decreto-legge sulle emergenze sanitarie che, nei prossimi giorni, a fronte di situazioni di pericolo per la salute pubblica (come richiamato nel titolo del decreto-legge) discuteremo in quest'aula (il provvedimento è adesso all'esame della Commissione affari sociali). Presidente, la materia è complessa....

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, volete fare la cortesia di ascoltare? Questo è un Parlamento, trasformatelo anche in un «ascoltamento». Non è male!

AUGUSTO BATTAGLIA. Colleghi, vorrei, in primo luogo, far notare come l'articolo 1 del decreto-legge riproduca sostanzialmente


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gli articoli 1, 2 e 3 del decreto-legge n. 10 del 21 gennaio di quest'anno, che l'Assemblea ha di fatto respinto il 16 marzo 2004, ritenendolo incostituzionale. Voi avete ripreso quelle norme e pretendete di reiterare sostanzialmente un decreto-legge che è stato già bocciato dal Parlamento. Ciò non è possibile!
La Corte costituzionale si è espressa a tale riguardo con molta chiarezza ed invito i colleghi a leggere la sentenza n. 360 del 1996, che stabilisce l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'articolo 77 della Costituzione, dei decreti-legge iterati o reiterati, quando tali decreti, considerati nel loro complesso o in singole disposizioni, abbiano sostanzialmente riprodotto, in assenza di nuovi e sopravvenuti presupposti straordinari di necessità ed urgenza, il contenuto normativo di un decreto-legge che abbia perso efficacia, a seguito della mancata conversione.
La Corte costituzionale è estremamente chiara: ciò che il Governo pretende di fare con questo decreto è illegittimo. Quella normativa non può essere riproposta, perché è già stata bocciata dal Parlamento! Il pronunciamento della Corte costituzionale è rafforzativo di quanto già previsto dalla legge, perché l'articolo 15, comma 2, lettera c) della legge n. 400 del 23 agosto 1988 già chiariva e prevedeva il divieto per il Governo di rinnovare disposizioni cui sia stata negata la conversione.
Si tratta, pertanto, di un fatto di estrema gravità e mi rivolgo anche alla Presidenza, perché ciò può costituire un precedente grave. I decreti-legge bocciati non possono essere riproposti, tanto più - lo sottolineo ai colleghi e alla Presidenza - che non si rinviene l'urgenza di questo decreto-legge.
Dal titolo del decreto-legge risulterebbe che lo stesso è stato adottato per fronteggiare situazioni di emergenza sanitaria (si usa precisamente l'espressione «di pericolo per la salute pubblica»). Nel contenuto del decreto-legge sono presenti argomenti legittimi (trapianti, costituzione di un centro nazionale, finanziamento di un istituto di genetica molecolare, programmazione di screening, problemi della privacy), ma si tratta di materie non omogenee, per le quali è difficile riscontrare una qualsiasi necessità ed urgenza.
Certo, si possono impiegare i fondi accantonati per la sanità nella legge finanziaria, ma il Governo, in nome della chiarezza e della correttezza delle norme e dei rapporti con il Parlamento, avrebbe potuto benissimo predisporre un disegno di legge, al quale avremmo potuto attribuire anche una corsia preferenziale, per mettere il Parlamento nella condizione di affrontare, con la necessaria serenità, argomenti delicati ed importanti, senza la tagliola della scadenza di un decreto-legge. Tanto più che, all'interno di queste norme, non solo non si riscontra l'urgenza, ma a volte si evidenziano misure di taglio clientelare piuttosto che misure volte a migliorare il servizio sanitario nazionale. Ecco perché vi chiediamo di esprimere un voto favorevole sulla presente questione pregiudiziale.
Tra l'altro, nel corso del dibattito al Senato su questo decreto-legge, sono state aggiunte ulteriori norme discutibili che, spesso, toccano temi che nulla hanno a che fare né con l'emergenza sanitaria né con il testo originario del decreto.
Mi riferisco, in particolare, all'articolo 2-septies, con il quale - a seguito di un emendamento presentato al Senato e accolto dal Governo - si pretende, attraverso un decreto-legge, di modificare una norma ordinamentale, dunque una norma che fa parte del corpo fondamentale delle leggi sanitarie. Tale norma si riferisce ad una questione estremamente importante, vale a dire quella della esclusività del rapporto dei medici nell'ambito del servizio sanitario nazionale.
Non discutiamo della legittimità di chi ritiene che quella norma sia sbagliata o debba essere modificata, ma riteniamo si tratti di una disposizione fondamentale ed importante in quanto prevede il principio che i sanitari che, nell'ambito del servizio sanitario nazionale, abbiano responsabilità primarie nella direzione di un dipartimento, di una divisione sanitaria o di una direzione sanitaria non possano servire al


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tempo stesso due padroni, non possano cioè essere dirigenti del servizio sanitario nazionale e poi esercitare magari in altra sede per perseguire interessi privati.
Quando si assumono determinate responsabilità deve sussistere eticità e ritengo che ciò possa attuarsi solo nel caso di un rapporto esclusivo con il servizio sanitario nazionale. Naturalmente, su ciò si può essere o meno d'accordo, ma una norma di questo genere non può essere modificata attraverso l'approvazione di un emendamento presentato ad un decreto-legge, anche perché quella norma viola una serie di principi.
Ma questo Parlamento non aveva stabilito - con successiva conferma attraverso referendum - che, nella materia dell'organizzazione sanitaria, la competenza spettasse alle regioni? Ebbene, voi modificate le condizioni in cui le regioni devono gestire la risorsa più importante, quello umana, attraverso un decreto? E ponete le regioni di fronte ad un fatto compiuto su una materia che è di loro competenza?
Oltretutto, vi faccio notare che i senatori che hanno espresso un voto favorevole su quell'emendamento sono gli stessi che, qualche settimana fa, hanno approvato un'altra norma che prevede la competenza esclusiva delle regioni in materia sanitaria.
Allora, siete federalisti a corrente alternata; siete federalisti quando vi conviene e siete centralisti quando perseguite altri fini! Mi riferisco ai colleghi della Lega, che parlano di federalismo, che parlano di «Roma ladrona» e che poi ritengono di poter decidere da Roma cosa deve fare la regione Toscana, la regione Sicilia, la regione Calabria nella gestione del personale sanitario delle ASL. Ma che federalisti siete? Voi non siete federalisti, lo siete soltanto a parole!
Questa norma viola anche un altro principio: la libera contrattazione. Tutte le organizzazioni dei medici sono impegnate in un confronto con il Governo che ha determinato già due giornate di sciopero da parte di tutti i medici italiani e che il 4 e il 5 giugno vedrà altre due giornate di mobilitazione per il rinnovo del contratto.
Ebbene, non trovate il tempo di misurarvi con le richieste dei medici italiani e rinviate ulteriormente la conclusione di un nuovo contratto ormai da tempo scaduto.
Vi rifiutate, inoltre, di entrare nel merito e nella sostanza delle richieste dei medici italiani; votate un emendamento che stravolge i princìpi e le regole e che interviene pesantemente su una materia contrattuale, creando un gravissimo precedente. Infatti, nel momento in cui voi stabilite centralmente che l'indennità di esclusiva non è più legata alla scelta di operare costantemente nel servizio sanitario nazionale - mi riferisco, quindi, alla grande riforma rappresentata dal decreto legislativo n. 229 del 1999 - create un precedente. In base a quale criterio spetterebbero soltanto ai medici gli incentivi aggiuntivi, escludendo quindi dal godimento degli stessi gli infermieri, i terapisti della riabilitazione, i portantini, i conducenti delle ambulanze e tutte quelle figure professionali che, pur avendo un rapporto esclusivo con il servizio sanitario nazionale, sono privati di un privilegio, riconosciuto invece ad un'altra categoria?
Qui si svincola tale privilegio dalla scelta con cui avevamo chiesto al corpo medico italiano di optare per svolgere la propria attività a tempo pieno, al servizio dei cittadini e dei malati, nell'ambito del servizio pubblico.

PRESIDENTE. Onorevole Battaglia, la prego di concludere.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono queste le ragioni per le quali vi chiediamo di esprimere un voto favorevole alla questione pregiudiziale e bloccare quindi la conversione in legge di questo decreto, ricordando la disponibilità - manifestata anche in sede di dibattito in Commissione - a discutere sul merito delle questioni e a lavorare per individuare le soluzioni migliori, nell'interesse del servizio sanitario nazionale, dei malati e dei cittadini. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)


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PRESIDENTE. L'onorevole Bindi ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Castagnetti ed altri n. 2, di cui è cofirmataria.

ROSY BINDI. Signor Presidente, speriamo che l'approvazione di questa pregiudiziale non consenta di prendere in esame nel corso della prossima settimana i numerosi motivi di merito che ci vedono profondamente contrari a questo decreto. Oggi, invece, ci soffermeremo sui motivi di incostituzionalità palese di questo decreto-legge. Sono molte le ragioni per cui lo definiamo incostituzionale, ma voglio evidenziare alcuni profili.
Ci troviamo chiaramente in un caso di iterazione perché il decreto in esame è identico, persino nelle virgole, al decreto-legge n. 10 del 2004, per le parti nelle quali prevede l'istituzione di un centro per il bioterrorismo e di un altro per la genetica molecolare e il finanziamento di rapporti di cooperazione con gli Stati Uniti d'America.
Il disegno di legge di conversione di quel decreto è stato respinto da questa Camera in data 16 marzo 2004, a seguito dell'approvazione di una questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità. Il decreto in oggetto, in quanto identico al precedente, riproduce tutti i vizi del decreto-legge n. 10, configurando in maniera evidente un caso di flagranza del divieto di iterazione e reiterazione previsto dalla legge n. 400 del 1988 e ribadito più recentemente, nel 1996, dalla sentenza n. 360 della Corte Costituzionale. Tale principio è stato altresì espresso dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio di rinvio, ai sensi dell'articolo 74 della Costituzione, della legge di conversione del decreto-legge n. 4 del 2002. Credo che la Camera non prendesse in esame un caso così evidente da molti anni.
Ci si può dividere sul merito dei provvedimenti, ma quando si creano precedenti così gravi, dopo che la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica sono intervenuti su fattispecie analoghe, si violano regole che oggi possono essere a svantaggio di una parte ma che domani potranno essere a svantaggio dell'altra parte, determinando comunque un danno nei confronti dei cittadini. Per tali motivi, ci troviamo di fronte a un decreto-legge che costituisce una palese violazione dell'articolo 77 della Carta costituzionale.
Il secondo profilo di illegittimità costituzionale deriva dalle modifiche apportate dal Senato, che ha un regolamento, a mio avviso, non soltanto meno rigido, ma meno serio del nostro. Esso consente, di fatto, di violare l'articolo 15 della legge n. 400 del 1988 laddove dispone che il contenuto dei decreti-legge deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. Nel corso dell'esame al Senato, sono state introdotte numerose disposizioni attinenti a materie completamente disomogenee e assolutamente non riconducibili al titolo del provvedimento.
In particolare, mi riferisco all'articolo 2-septies, che riforma profondamente la disciplina dell'esclusività del rapporto dei medici. Ci chiediamo in che modo tali misure rivestano carattere di urgenza e possano essere riconducibili al titolo del decreto-legge, che reca « interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica». Occorrerebbe ascoltare i medici italiani, per sapere se ritengono di trovarsi in una situazione di pericolo per la salute pubblica del nostro paese.
Quanto al merito, l'articolo 2-septies va ad incidere su una materia rimessa alla contrattazione. Con tale norma si sottrae alle parti del contratto quella che è probabilmente la materia più qualificante del rinnovo che i sindacati attendono e chiedono da anni, e per il quale sono scesi in sciopero per ben quattro volte e hanno indetto un ulteriore sciopero per il 4 e il 5 giugno. Il Governo, anziché incontrare le parti sindacali, interviene pesantemente per regolare una delle materie contrattuali più importanti con un decreto-legge, senza alcuna discussione e senza alcun confronto.
Inoltre, il contenuto dell'articolo 2-septies rientra in materie assegnate alla competenza esclusiva delle regioni, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, come


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modificato a seguito della riforma del Titolo V. Infatti, innovando profondamente la disciplina dell'esclusività del rapporto e della libera attività professionale dei medici, incide sull'organizzazione delle aziende sanitarie locali e degli ospedali e sull'utilizzazione del personale, che, ai sensi della citata disciplina costituzionale, rientra nella competenza concorrente tra lo Stato e le regioni per quanto concerne gli aspetti ordinamentali e nella competenza esclusiva delle regioni per quanto concerne gli aspetti organizzativi.
È noto che il ministro della salute ha tentato di riformare questa materia, presentando ben quaranta stesure di un disegno di legge che è stato sempre bloccato dalla Conferenza Stato-regioni e che non è mai stato presentato alle Camere. È altresì noto che questa Presidenza dichiarò inammissibile un emendamento alla legge finanziaria, sempre sulla stessa materia, ritenendo che essa non potesse essere oggetto di un emendamento presentato nel corso di un blitz notturno. Mi chiedo in che modo tali norme, inserite dal Senato nel corso dell'esame di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge relativo ad un altro oggetto, possano essere ritenute compatibili con il nuovo Titolo V della Costituzione.
È evidente che, consentendo ad un medico del servizio sanitario nazionale di scegliere ogni anno se optare o meno per l'esclusività del rapporto, si determinerà un assetto profondamente diverso degli oneri finanziari e dei moduli organizzativi della sanità italiana, incidendo sull'autonomia regionale.
Ci troviamo dunque di fronte ad un decreto-legge palesemente incostituzionale, in riferimento all'articolo 117 della Costituzione.
Il terzo motivo riguarda la copertura finanziaria: si tratta di un decreto-legge che non rispetta l'articolo 81 della nostra Carta costituzionale e questo non è stato affermato dalle opposizioni al Senato. Siamo ancora in attesa del parere della Commissione bilancio e abbiamo richiesto la relazione della Corte dei conti, perché il sottosegretario di Stato Vegas, al Senato, interrogato da un senatore dell'opposizione, ha risposto affermando che il provvedimento è a copertura incerta, soprattutto perché è suscettibile di acuire i termini già onerosi e complessi della vertenza finanziaria tra Stato e regioni. Infatti, l'indennità di esclusività di rapporto che questa disposizione prevede per tutti quei medici che resteranno in esclusività di rapporto non ha mai trovato le regioni disponibili a farsi carico dell'onere finanziario di quella indennità, qualora l'esclusività di rapporto da caratteristica strutturale del sistema sanitario diventasse una libera scelta dei liberi professionisti.
È evidente, quindi, che ci si avvia verso un contratto che non ha una copertura finanziaria certa e che acuirà il conflitto tra Stato e regioni. Si acuirà, inoltre, il conflitto tra i lavoratori del servizio sanitario nazionale, perché è già stata annunciata dai sindacati del comparto sanitario l'intenzione di riaprire il proprio contratto perché, a fronte di questa modifica del rapporto dei medici, pretenderanno essi stessi l'indennità di esclusività di rapporto. Pertanto, gli effetti finanziari di questo decreto-legge saranno devastanti e andranno a colpire un sistema già in grande difficoltà sotto molti profili, ma soprattutto sotto l'aspetto finanziario.
Mi rivolgo quindi ai colleghi della maggioranza: respingiamo pure le questioni pregiudiziali di costituzionalità ma apriamo una fase di confronto serio intorno ai problemi della sanità, dedicando ad essi una sessione dei lavori parlamentari. Nel confronto con le parti sociali ci siamo già dichiarati disponibili a discutere anche della reversibilità del rapporto e a regolarla. Facciamo una riforma, ma non affidiamoci ai blitz per affrontare questioni così importanti per i professionisti, per i cittadini, per la sanità pubblica del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella, alla quale ricordo che ha tre minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.


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LUANA ZANELLA. Signor Presidente, noi Verdi ci associamo convintamente al contenuto delle due questioni pregiudiziali a prima firma degli onorevoli Battaglia e Castagnetti che sono state or ora illustrate.
Siamo di fronte ad una situazione davvero surreale. Dopo neanche due mesi da una netta bocciatura da parte di questo ramo del Parlamento del precedente decreto-legge 21 gennaio 2004, n. 10, perché palesemente incostituzionale, il Governo ci ripropone un decreto che è quasi la fotocopia di quello, come se nulla fosse avvenuto e come se il voto della Camera del 16 marzo scorso fosse semplicemente un piccolo incidente di percorso del tutto trascurabile.
La scelta del Governo di reiterare questo decreto-legge, presentando una vera e propria fotocopia, è priva anche di ogni pudore istituzionale. Vorrei sottolineare che si tratta di un provvedimento doppiamente incostituzionale, in quanto non solo il Governo reitera un provvedimento bocciato dal Parlamento- il punto è già stato spiegato in maniera molto approfondita dai colleghi che mi hanno preceduto -, ma gran parte delle norme, compresi gli articoli aggiuntivi approvati dal Senato, tutto hanno tranne che i requisiti di necessità e di urgenza previsti dalla nostra Costituzione, e dunque avrebbero dovuto essere contenute in una legge ordinaria - lo abbiamo ripetuto tante volte - invece di essere forzatamente inserite in questo provvedimento d'urgenza.
Per quanto riguarda i contenuti propri del provvedimento e la nostra posizione fortemente critica, avremo modo di intervenire nel corso del dibattito, se quest'aula decidesse di respingere le questioni pregiudiziali presentate.
Quello che voglio sottolineare sin da ora è che, invece di predisporre interventi normativi che diano veramente una risposta adeguata e seria alla crisi sempre più acuta in cui versa il nostro sistema sanitario, ai 20 miliardi di euro che le regioni stanno ancora aspettando dal Governo per far funzionare la sanità locale, ai 30 mila camici bianchi che solo pochi giorni fa sono venuti a Roma a protestare per il rinnovo del contratto e in difesa del servizio sanitario nazionale e con i quali il ministro Sirchia ha pensato bene di dichiararsi d'accordo, senza però, fornire risposte adeguate, questo Governo ci propone con il provvedimento in esame, assolutamente incostituzionale, un intervento di piccolo cabotaggio: si tratta di un decreto-legge in cui vengono assegnate risorse - se mi consentite - ridicole per coprire una marea di disparati interventi: dalla prevenzione dei tumori al centro per i trapianti, all'istituto di genetica molecolare, al centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, e così via.
Tali risorse - si badi bene - non sono aggiuntive per il Ministero della salute, non sono risorse in più, ma «rosicchiano» ulteriormente le disponibilità già disastrate e assolutamente inadeguate ed insufficienti del ministero stesso.
Così, Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, non si va da nessuna parte!

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Zanella!

LUANA ZANELLA. Per queste ragioni, noi voteremo a favore delle questioni pregiudiziali di costituzionalità.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole, ma so che deve dividere il tempo con la collega Cossutta. Io sono molto attento ai diritti degli altri!
Ha chiesto di parlare l'onorevole Valpiana, alla quale ricordo che ha a disposizione cinque minuti di tempo. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Il gruppo di Rifondazione comunista voterà a favore di queste pregiudiziali di costituzionalità che ha anche sottoscritto e ne spiegherò i motivi, aggiungendo ulteriori considerazioni a tutte quelle già esposte dalle colleghe e dai colleghi che mi hanno preceduto.
Sarei tentata di dire che con questo provvedimento il Governo ha toccato il fondo sia nel merito che nel metodo, e lo


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direi se non temessi di essere smentita, in quanto in realtà altri provvedimenti adottati da questo Governo dimostrano che al peggio non c'è mai fine.
Ritengo che questo decreto-legge, in particolare, sia indicativo di un atteggiamento completamente spudorato - non temo di definirlo tale - da parte di questo Governo, che non solo ripresenta tale e quale, con qualche virgola di modificazione, un decreto-legge che la Camera ha già bocciato, votando a favore di una precedente pregiudiziale di costituzionalità, ma che per far questo ricorre - me lo lasci dire, Presidente! - ad argomentazioni assolutamente spudorate!
Non so quanti colleghi abbiano avuto la ventura di leggere - per questo lo farò io - la relazione di accompagnamento del decreto-legge presentato al Senato che recita testualmente: «Onorevoli senatori, il presente provvedimento d'urgenza si rende indispensabile ed improcrastinabile, soprattutto a seguito dei gravissimi eventi occorsi in Spagna lo scorso 11 marzo».
Credo che il Consiglio dei ministri del 19 marzo abbia utilizzato, strumentalizzandola, la tragedia di Madrid per ripresentare un provvedimento già adottato a gennaio (quindi ben prima che l'atto di terrorismo in Spagna producesse i suoi effetti). Ritengo che tale argomentazione venga utilizzata dal Governo a livello totalmente strumentale senza vergogna, vergogna che invece avrebbe dovuto avere nell'utilizzare una tragedia come quella di Madrid per i propri interessi.
Il decreto-legge riproduce - come dicevo - in grande parte le disposizioni contenute in quel decreto-legge già discusso qualche mese fa e bocciato da questa Camera.
Anche per questo, credo che il ricorso al decreto-legge sia, ancora una volta, del tutto inaccettabile.
Il gruppo di Rifondazione comunista aveva già esposto, il 16 marzo 2004, in sede di esame delle questioni pregiudiziali Leoni ed altri n. 1 e Burtone ed altri n. 2, presentate al disegno di legge di conversione n. 4761, le motivazioni per le quali riteneva incostituzionale quel provvedimento. Perciò, non ritornerò sulle considerazioni di ordine generale che avevano determinato, allora, la nostra contrarietà. Piuttosto, ribadisco che, anche stavolta, non sussistono i necessari requisiti di straordinaria necessità ed urgenza e che le giustificazioni a tale riguardo addotte dal sottosegretario, anche in Commissione, non ci convincono affatto e, soprattutto, non appaiono per niente argomentate.
Un'ulteriore ragione di incostituzionalità, che si affianca a quelle di cui alla deliberazione del 16 marzo 2004, scaturisce dalle modifiche introdotte dal Senato.
A tale proposito, mi sembra importante rilevare, innanzitutto, che le disposizioni che hanno introdotto tali modifiche sono, oltre che farraginose, del tutto estranee alla questione del bioterrorismo ed alle altre situazioni di urgenza richiamate. Inoltre, tutti gli articoli aggiunti dal Senato sarebbero stati dichiarati inammissibili ove si fosse applicato il regolamento della Camera (al Senato, è consentito aggirare i limiti previsti dal nostro regolamento in materia di emendabilità dei decreti-legge).
In particolare, ritengo di dover sottolineare, come ha già fatto, del resto, la collega Bindi, la gravità dell'inserimento nel provvedimento, ad opera dell'articolo 2-septies, della disciplina della dirigenza medica, non soltanto estranea per materia, ma anche priva di copertura finanziaria ed in inconciliabile contrasto con il nuovo articolo 117 della Costituzione. D'altra parte, come si può pensare di modificare la delicatissima materia della dirigenza del servizio sanitario nazionale con un emendamento presentato ad un decreto-legge?
Il Governo avrebbe dovuto desistere dal riproporre un provvedimento già respinto da questa Camera. In particolare, le citate questioni pregiudiziali, approvate da quest'Assemblea il 16 marzo 2004, erano fondate sull'assenza dei requisiti di necessità e di urgenza, costituzionalmente richiesti per l'adozione di provvedimenti d'urgenza con forza di legge, nonché sulla violazione dei criteri costituzionali di ripartizione della potestà legislativa tra lo Stato e le regioni in materia di tutela della salute. L'adozione di un decreto-legge di contenuto


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pressoché identico a quello già respinto dal Parlamento, oltre a riprodurre i vizi di costituzionalità già presenti nel decreto-legge n. 10 del 2004, costituisce una flagrante violazione del divieto di reiterazione di decreti-legge di cui sia già stata negata la conversione in legge.
Pertanto, riteniamo indispensabile respingere nuovamente il provvedimento.

CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, desidererei avere qualche chiarimento sul prosieguo dei nostri lavori successivo all'esame e alla votazione delle questioni pregiudiziali.
In particolare, desidererei sapere se procederemo all'esame delle mozioni e degli altri argomenti iscritti all'ordine del giorno ovvero se i nostri lavori si concluderanno con la votazione delle questioni pregiudiziali.

PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, dopo l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali, passeremo all'esame della proposta di legge in materia di sospensione condizionale della pena, iscritta al punto 5 dell'ordine del giorno.
L'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali era fissato per le ore 16 e si era deciso di proseguire l'esame degli altri punti all'ordine del giorno dopo la votazione delle stesse. Ad ogni modo, onorevole Rizzi, stia pure tranquillo: il regolamento sarà rigorosamente rispettato.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, intervengo sulla questione pregiudiziale da me sottoscritta perché ritengo che la decisione del Governo sia stupefacente e molto grave, in quanto presa in violazione dell'articolo 77 della Costituzione ed in contrasto con esplicite dichiarazioni del Presidente della Repubblica: viene riproposto un decreto-legge contenente un testo, in alcune sue parti, in tutto e per tutto uguale e perfettamente sovrapponibile al decreto-legge n. 10 del 2004.
Tra l'altro, vorrei soffermarmi sul fatto che il predetto decreto-legge era stato bocciato dalla Camera non nella fase di esame dell'articolato, ma in sede di esame di due questione pregiudiziali per motivi di costituzionalità.
Quindi, sulla legittimità costituzionale di quel provvedimento la Camera si era pronunciata negativamente con un voto che rappresentava un richiamo esplicito, ineludibile ed intangibile, al regolamento e ai principi costituzionali.
Tutti sappiamo (sta girando la voce) che la prossima settimana su questo provvedimento il Governo porrà la questione di fiducia, perché evidentemente l'approvazione della questione pregiudiziale di costituzionalità presentata al disegno di legge di conversione del decreto-legge 21 gennaio 2004, n. 10, ha fatto emergere alcune difficoltà all'interno della maggioranza. Sappiamo che alcuni colleghi e colleghe della maggioranza non sono d'accordo ed hanno espresso critiche e perplessità, ma si insiste violando le regole ed i principi della Costituzione, anche in modo arrogante.
Inoltre, il Senato ha inserito nel testo del provvedimento all'esame della Camera l'articolo 2-septies che dovrebbe essere dichiarato inammissibile. Che cosa ha a che fare, infatti, la normativa sull'esclusività dei dirigenti con le situazioni di pericolo di salute pubblica? Me lo dovete spiegare! Anche per i motivi addotti dai colleghi e dalle colleghe, tale disposizione dovrebbe essere ritenuta assolutamente inammissibile. Sapete bene che le regioni sono contrarie a questa formulazione e che, dall'inizio dell'anno, sono stati attuati ben tre scioperi del personale della sanità, che chiede il rinnovo del contratto, una retribuzione che non gravi sulle spalle dei cittadini, ma equa e dovuta rispetto al contratto nazionale, che voi negate.
La realtà è che non potete presentare (ma sarebbe legittimo) una proposta di legge seria ed organica sull'esclusività dei dirigenti e andate avanti.


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Mi rivolgo al presidente Palumbo il quale, durante i lavori in Commissione, ha interrotto l'onorevole Bindi mentre argomentava sulla possibilità per i dirigenti delle strutture complesse del servizio sanitario nazionale di lavorare all'esterno. Il presidente l'ha interrotta, invitando i presenti a non preoccuparsi perché questi dirigenti in ogni caso avrebbero fatto le loro ore all'interno del servizio sanitario.
Onorevole Palumbo, dica la stessa cosa ai manager delle imprese private! Vorrei vedere se è possibile per un manager di un'impresa privata lavorare per due padroni! In realtà, dimostrate non la forza di un progetto trasparente di modifiche della legge n. 229 del 2003, ma l'arroganza di una maggioranza che straccia le regole ed insieme, purtroppo, i capisaldi del nostro servizio sanitario nazionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Minoli Rota. Ne ha facoltà.

FABIO STEFANO MINOLI ROTA. Signor Presidente, per quanto attiene alle questioni pregiudiziali inerenti la presunta iterazione del decreto-legge n. 81 del 2004, ritengo si debba essere molto puntuali nel ridefinire l'esame della questione pregiudiziale stessa, ovvero lo squisito testo che riguarda il decreto-legge n. 81 e il precedente decreto-legge n. 10 del 2004.
In questo senso, vorrei rilevare che l'esame rigoroso degli esclusivi testi promossi dal Governo denuncia una radicale differenza, essendo intervenuti fatti nuovi e straordinari che si evincono dai contenuti. Infatti, con riferimento al decreto-legge n. 81 del 2004, è da segnalare all'Assemblea il carattere di assoluta urgenza e necessità che riveste il provvedimento stesso adottato dal Governo (vorrei sottolinearlo, perché qualche collega precedentemente ha canzonato tale aspetto) pochi giorni dopo i tragici eventi terroristici in Spagna; esso denuncia un fatto grave nonché un'esigenza che, ancora una volta, il nostro Governo ha voluto sottolineare con puntualità e preveggenza.
Ebbene, fra le norme direttamente comprese nel decreto-legge, vi è proprio l'istituzione di un centro di coordinamento tra le istituzioni internazionali e nazionali, che si deve occupare della valutazione della gestione dei rischi, al fine di contrastare le emergenze di salute pubblica, tra le quali anche l'aspetto del bioterrorismo. Inoltre, devo dire che al Senato il provvedimento è stato arricchito da altri elementi, considerata la competenza che la Costituzione attribuisce alle Camere in modo preciso. Ma l'arricchimento del testo è avvenuto in modo compatibile, omogeneo e corrispondente agli aspetti del decreto stesso. Sottolineo che la Commissione affari costituzionali, ancora oggi, così come è successo a marzo durante l'esame del decreto n. 10 del 2004, ha dato parere favorevole al contenuto stesso del provvedimento. Allora, quello che si è verificato la volta scorsa è stato un aspetto squisitamente accidentale, un incidente di percorso, che, a mio giudizio, non rappresenta la volontà del Parlamento (lo andremo ad esaminare più tardi).
Voglio sottolineare un aspetto importante ed essenziale, che è stato più volte ripreso nel corso dell'illustrazione delle questioni pregiudiziali da parte dei colleghi dell'opposizione. L'aspetto innovativo riguarda l'articolo 2-septies, che sancisce per i medici la possibilità di riappropriarsi della propria dignità professionale e di scegliere liberamente la propria professione, senza nulla togliere al doveroso impegno nel servizio pubblico. Tra l'altro, questo articolo è ampiamente condiviso da buona parte delle rappresentanze sindacali. La questione pregiudiziale posta dall'opposizione in ordine alla pretesa violazione dell'articolo 117 della Costituzione non ha motivo di esistere. Infatti, l'articolo 117 della Costituzione, nel testo attuale, dopo la modifica del Titolo V, prevede tra le materie di legislazione concorrente quella relativa alle professioni. Lo stesso articolo stabilisce che nelle materie di legislazione concorrente spetta alle regioni la potestà legislativa, salvo che la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. La stessa norma assegna esclusivamente alle regioni la potestà regolamentare nella materia


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di legislazione concorrente. Peraltro il quadro del riparto di competenze tra Stato e regioni è oramai chiaro, tanto che la giurisprudenza in materia è concorde nel ritenere che spetti allo Stato, in via esclusiva, fissare i principi fondamentali che debbono regolare l'esercizio delle professioni sanitarie, principi ai quali le regioni debbono attenersi nell'esplicazione della legislazione concorrente o regolamentare.
Appare quindi evidente che qualunque intervento normativo in materia di stato giuridico del personale del servizio sanitario non possa definirsi norma di dettaglio bensì previsione avente natura di principio fondamentale. Di conseguenza, non vi è alcuna lesione delle prerogative delle regioni, a cui spetta, nell'ambito di tale principio fondamentale, assumere iniziative legislative e regolamentari, adeguando l'organizzazione sanitaria ai predetti principi, anche per la parte attinente agli aspetti contrattuali e ai relativi risvolti economici.
Per questi motivi, che ho brevemente illustrato, chiedo all'Assemblea di procedere all'esame del provvedimento e di votare quindi contro le pregiudiziali di costituzionalità (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Battaglia ed altri n. 1 e Castagnetti ed altri n. 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 197
Hanno votato
no 234).

Avverto che la discussione sulle linee generali avrà luogo in altra seduta.

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