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PRESIDENTE. L'onorevole Tidei ha facoltà di
PIETRO TIDEI. Signor Presidente, la situazione drammatica che attanaglia ormai da ben tre anni la nostra compagnia di bandiera, diventata ancora più drammatica in questi ultimi giorni, impone al Governo, a nostro giudizio, l'assunzione di responsabilità non più eludibili né più rinviabili. Le cifre parlano da sole: su 510 milioni di euro si attesta la perdita di conto economico ai soli primi mesi del 2004; si registrano: un indebitamento finanziario di oltre 1.500 milioni di euro; una forte diminuzione del volume di passeggeri trasportati, sia nel traffico internazionale sia in quello domestico; la cessione di rami d'azienda a società straniere; il rischio concreto, purtroppo, di 2.500-3 mila esuberi del personale dipendente; la perdita di competitività con altri vettori europei e mondiali; il rischio, ormai sempre più vicino, di fallimento e svendita di un grande patrimonio di storia e professionalità della nostra aviazione civile.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, da tempo il Governo sta verificando la possibilità di emanare provvedimenti in favore del settore del trasporto aereo in Italia, volti a determinare le migliori condizioni di contesto operativo per i vettori. Tali condizioni, definite come requisiti di sistema, da un lato, mirano a consentire l'applicabilità al settore del trasporto aereo degli ammortizzatori sociali, funzionali ad una migliore gestione del problema degli esuberi e, dall'altro, si sostanziano in misure (in gran parte strutturali: fiscalità, royalties, premi di assicurazione, diritti aeroportuali, regolamentazione del traffico negli scali, soprattutto quelli milanesi) volte ad un riequilibrio di lungo periodo della catena del valore nel settore.
FRANCO RAFFALDINI. Tre anni!
GIORGIO PANATTONI. Tre anni!
RENZO INNOCENTI. Tre anni!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in seguito avrete la possibilità di replicare. Perché volete anticipare il vostro pensiero?
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ma loro hanno la bacchetta magica, Presidente! Sicuramente, nella replica, indicheranno una soluzione, che il Governo sarà lieto di accogliere, se sarà una soluzione di segno positivo.
PRESIDENTE. L'onorevole Duca, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
EUGENIO DUCA. Signor Presidente, la risposta del Governo conferma, purtroppo, le nostre preoccupazioni, nonché quelle dei lavoratori, delle loro famiglie e di tutti coloro che operano nel settore del trasporto aereo.
PRESIDENTE. Onorevole Duca...
EUGENIO DUCA. Mi avvio a concludere, signor Presidente.
illustrerà agli stessi, così come ha fatto rispetto ai lavoratori delle acciaierie di Terni. Sono proposte serie e responsabili: non si tratta della bacchetta magica, sappiamo che è difficile trovare una soluzione al problema. Tuttavia, quando il ministro azionista se ne interessa e decide per «Alitaglia» (nel senso di tagliare risorse), anziché Alitalia, la scelta compiuta porta al declino e al fallimento dell'azienda.
PRESIDENTE. La sua è stata una replica un po' esuberante, come è nel suo temperamento, onorevole Duca. Ha oltrepassato il tempo a sua disposizione di un minuto e 16 secondi!
EUGENIO DUCA. La ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE. È soltanto il regolamento che ne soffre; io ho piacere di ascoltarla.
Di fronte a questo scenario tanto drammatico quanto realistico, il Governo brilla per la sua totale assenza. Addirittura, il ministro Tremonti oggi dice: «salvatevi da soli». Un'affermazione veramente incredibile. Vi sono ben quattro piani industriali mai attuati ed una proposta di legge che rimane tale.
Ci attendiamo, signor Presidente, parole chiare, impegni precisi e risposte puntuali alle questioni che abbiamo posto, nell'interesse dell'azienda, dei lavoratori e della nostra aviazione civile.
È evidente che le misure ipotizzate, sebbene applicabili a tutti i vettori operanti nel territorio nazionale, richiedono necessariamente un passaggio preliminare in sede comunitaria, per scongiurare il rischio che eventuali provvedimenti adottati dal Governo siano, nella sostanza, sterilizzati da possibili iniziative dell'Unione europea in materia di presunti aiuti di Stato.
Per converso, proprio perché estese a tutti i vettori, tali misure avrebbero l'effetto di gravare sul bilancio dello Stato (e, dunque, sulla collettività) per un importo molto superiore al beneficio specifico per Alitalia, perché circa un terzo dei fondi stanziati andrebbero all'Alitalia e due terzi alla concorrenza di Alitalia, aggravando il fenomeno anziché risolverlo. Voi pensate che problemi complessi si risolvano con una formula magica, ma non è così. Problemi complessi richiedono risposte complesse.
La pesante crisi economica e finanziaria di Alitalia, nella ravvicinata scadenza di passaggi consiliari ed assembleari nei quali dovranno essere assunte improrogabili delibere gestionali e strategiche, unitamente alla non certa applicabilità dei requisiti di sistema, determina l'assoluta urgenza per il management, rappresentata nei giorni scorsi dal Ministero dell'economia e delle finanze in qualità di azionista di riferimento, di attivare comunque, con responsabilità della società, ogni misura necessaria e utile per garantire la continuità dell'attività d'impresa.
In particolare, tali misure dovranno risultare sufficienti, anche indipendentemente da interventi legislativi aventi ad oggetto requisiti di sistema, che saranno tesi a salvare ed a rilanciare il ruolo dell'Alitalia.
Dalla fase di declino, dovuta alla politica del Governo nei confronti di Alitalia ma anche agli amministratori della società, il Governo sta scegliendo la strada dei «libri in tribunale». Voi state cambiando il nome alla nostra compagnia di bandiera da Alitalia a «Alitaglia»!
Un settore versa in una crisi così grave e il ministro Tremonti se ne disinteressa! Lei, ministro Giovanardi, non ha detto ciò che il ministro Tremonti ha detto ieri.
Il ministro Lunardi - che era qui poco fa - si è ben guardato dal rispondere e continua a disinteressarsi del problema, provocando lo sfascio di tutte le attività legate alle sue responsabilità ministeriali, salvo poi proporre la svendita a qualche amico degli amici della settima compagnia aerea del mondo, quale è ancora Alitalia.
Il ministro Maroni, che nei giorni scorsi aveva rilasciato alcune importanti dichiarazioni, stamattina ha polemizzato con il ministro Tremonti, il quale, in sostanza, gli ha detto che tutto ciò che ha promesso non si farà, bloccando così ogni ipotesi di trattativa. Avete rallentato e ridotto al lumicino l'alleanza con Air France e KLM e, comunque, con qualsiasi altro operatore. Tale politica ha portato alle dimissioni dell'amministratore delegato e, la scorsa settimana, a quelle del consigliere di amministrazione nominato dalle banche, nonché alla nomina di un gruppo di comando che si sta rivelando di nuovo inadeguato e che sta determinando, di giorno in giorno, ulteriori aggravamenti della posizione della società.
Non solo. Signor ministro, anche in un'altra occasione lei non ha risposto ad una domanda precisa...
Trecentottanta milioni di euro devono essere elargiti ad Alitalia per il periodo 2002-2003: voi non glieli date, provocando una pesante carenza di liquidità. Pertanto, oggi ribadiamo alcune delle proposte che avevamo già avanzato, in occasione dell'esame della legge finanziaria, con specifici emendamenti (puntualmente respinti), tesi a risollevare le sorti dell'Alitalia, a consentire trattative eque con le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed a proseguire una politica di sviluppo e di crescita di tale compagnia e delle alleanze paritarie che la stessa dovrebbe essere messa in grado porre in esame.
Cogliamo questa occasione anche per sottolineare che le proposte da noi avanzate in Parlamento (non utilizziamo due linguaggi) sono le stesse che abbiamo presentato all'assemblea dei lavoratori e che nei prossimi giorni l'onorevole Fassino
È questo, signor ministro, il motivo per cui la sua risposta non ci convince (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


