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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 141 ed abbinate sezione 3).
ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni, chiede di parlare sul complesso delle proposte emendative?
ALFONSO GIANNI. Sì, Presidente, poiché non sono intervenuto in fase di discussione sulle linee generali del provvedimento. Tuttavia, sollevo il problema dell'assenza in aula del rappresentante del Governo competente in materia.
Sottosegretario Cicu, non ce l'ho con lei, ma poiché il Governo in quest'aula deve fornire delle assicurazioni, come è emerso chiaramente nel corso della discussione sulle linee generali, e considerato che da queste assicurazioni deriva il nostro atteggiamento di voto, forse non è prudente per il Governo e per la maggioranza iniziare la discussione senza la presenza
in aula di un responsabile del Ministero del lavoro. Presidente, mi permetta di fare questa obiezione.
PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni, lei sa meglio di me che in questo momento il Governo è legittimamente rappresentato, ma la sua osservazione è importante...
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, a questo provvedimento sono state presentate proposte emendative sulle quali in sede di Comitato dei nove non vi è stata alcuna discussione né è stato espresso il relativo parere. Alcune proposte emendative della stessa Commissione sono state annunciate e presentate successivamente al Comitato dei nove. Riterrei dunque opportuno consentire al Comitato dei nove di procedere ad una compiuta valutazione delle proposte emendative che taluni colleghi non sono riusciti a presentare nella giornata di lunedì.
Ritengo che occorra pertanto una brevissima sospensione, per poter consentire una valutazione degli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Credo che la sua sia un'osservazione molto sensata, onorevole Innocenti.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, l'utilità del contributo dato dal Governo è fuori discussione. Peraltro, per quanto riguarda i sottosegretari Saporito e Viespoli, che si sono alternati nel seguire il provvedimento, uno è fuorisede e l'altro sta arrivando in questa sede. Quindi, è un motivo puramente pratico che induce ad organizzare i lavori come lei riterrà meglio.
A mio modesto parere, si potrebbe procedere nell'esame, non essendovi grandi problemi sul merito del provvedimento. Quanto agli emendamenti, sono stati tutti esaminati in sede di Comitato dei nove. Non solo. Ho proceduto ad un attento esame di quelli che formalmente sono stati riformulati e, in buona sostanza, anche se ne è stata spostata la collocazione, sono tutti praticamente identici, ad eccezione di due, per i quali non avrei alcuna difficoltà a chiedere cinque minuti di sospensione per riunire, doverosamente ma più che altro formalmente, il Comitato dei nove, prima di procedere oltre nell'esame. Se lei ritiene, Presidente, il relatore potrebbe già esprimere il parere sugli emendamenti.
RENZO INNOCENTI. No, non è possibile!
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente della XI Commissione. Comunque ripeto, si potrebbe sospendere la seduta per cinque minuti, in modo da consentire al Comitato dei nove di riunirsi.
PRESIDENTE. Ritengo che l'osservazione dell'onorevole Benedetti Valentini circa la priorità di una breve sospensione della seduta per consentire al Comitato dei nove di riunirsi rispetto all'espressione del parere sugli emendamenti sia giusta.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, non intendo ingigantire quest'ennesimo episodio che si ripete ormai da tre anni, però negli ultimi tempi la situazione è un po' peggiorata e nelle ultime due giornate di lavoro è arrivata ad un punto quasi intollerabile. Lo stesso Presidente Casini,
ieri, è «sbottato», osservando che non si può continuare con provvedimenti che giungono in Assemblea senza che il loro esame sia stato puntualmente e rigorosamente completato.
Oggi, è già la terza o la quarta volta che siamo costretti a modificare l'ordine dei nostri lavori. Lei, Presidente, sa meglio di me che i colleghi, soprattutto quelli che svolgono la sua stessa attività professionale, disciplinano la loro presenza in aula con il cronometro, per avere la possibilità di svolgere anche altre attività per cui, ogni volta che modifichiamo l'ordine dei nostri lavori in maniera improvvisa, si determinano una serie di conseguenze. Poiché, Presidente, a partire da questa mattina abbiamo modificato già un paio di volte l'ordine dei lavori, mi permetto di darle un suggerimento (lei sa che, comunque, mi rimetto sempre alle decisioni della Presidenza). Credo che la cosa migliore sia aggiornarci alla ripresa pomeridiana della seduta, in modo da esaminare con calma sia questo provvedimento e quello sul quale manca il parere della Commissione bilancio.
Vorrei chiederle un'ultima cortesia, signor Presidente. Già da qualche tempo si sta verificando che l'esame di provvedimenti debba essere rinviato a causa dell'assenza del rappresentante del Governo. Ciò non può assolutamente accadere. È vero che il Governo è rappresentato dalla persona del sottosegretario presente in aula e che ciò è sufficiente a norma di regolamento; però, lei sa meglio di me che la presenza del rappresentante del Governo competente nel merito sarebbe più utile, oltre che legittima.
Anche da questo punto di vista, quindi, sarebbe opportuno che la Presidenza della Camera si adoperasse affinché sia riportato ordine nei lavori del Governo e della sua maggioranza, in maniera che si possa procedere nei lavori parlamentari senza intoppi né rinvii.
Pertanto, signor Presidente, le chiedo di rinviare il seguito dell'esame del provvedimento in discussione alla ripresa pomeridiana della seduta.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente dell'XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI, Presidente dell'XI Commissione. Signor Presidente, si potrebbero contemperare le esigenze prospettate e giungere - se possibile - ad una soluzione che definirei di mediazione: non vorrei che il provvedimento in esame perdesse la priorità acquisita, e credo di trovare in ciò l'unanimità dei consensi, perché nel merito dello stesso vi è una convergenza di tutti i gruppi, accompagnata da una grande aspettativa.
La mia proposta è di sospendere i lavori per cinque minuti, così da riunire subito il Comitato dei nove e ascoltare il parere del relatore e del rappresentante del Governo sugli emendamenti. Poi, se lo si riterrà opportuno, quello in esame potrà essere il primo provvedimento da esaminare alla ripresa pomeridiana della seduta, passando alle votazioni.
Ritengo che, in tal modo, non si perderebbe la priorità acquisita, non si sciuperebbe il tempo e non si deluderebbe nemmeno l'aspettativa di approvare il provvedimento entro la giornata di oggi.
PRESIDENTE. Non essendovi obiezioni, accedo alla richiesta formulata dal presidente dell'XI Commissione.
Nel frattempo, potrebbe giungere in aula il rappresentante del Governo competente per materia.
RENZO INNOCENTI. Ma non si vota!
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, mi pare che la proposta avanzata fosse quella formulata dal presidente dell'XI Commissione: esprimere i pareri e votare successivamente.
Saluto gli alunni della scuola media Giovanni Pascoli, di Noci, in provincia di Bari, che stanno assistendo alla seduta (Applausi).
Sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 12,50, è ripresa alle 12,55.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti (Commenti del deputato Boccia)...
Onorevole Boccia, non si arrabbi. Si è fatto ciò che era stato convenuto: abbiamo ripreso la seduta dopo cinque minuti e mi pare che viviamo nel migliore dei mondi possibili!
Ha chiesto di parlare l'onorevole Squeglia. Ne ha facoltà.
PIETRO SQUEGLIA. Signor Presidente, il provvedimento in esame affronta una questione annosa, che ci portiamo dietro da diversi anni e che già nella precedente legislatura aveva impegnato la Commissione lavoro. Non essendo riusciti a venirne a capo in passato, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, così come altri gruppi parlamentari, ha ripresentato in questa legislatura le sue proposte di legge in materia, nel rispetto di un impegno assunto dall'allora presidente dei Popolari, onorevole Castagnetti, e dall'allora presidente dei Democratici, onorevole Monaco, con le organizzazioni di categoria.
Il nostro intento è quello di risolvere il problema di quei lavoratori delle Ferrovie dello Stato ai quali, al momento in cui sono stati collocati a riposo durante la vigenza del contratto triennale, è stato riconosciuto uno stipendio e, di conseguenza, la pensione calcolata solo sui dati in essere fino al giorno della messa in quiescenza, con l'esclusione degli aumenti retributivi dilazionati e concessi dopo la data del pensionamento.
Al riguardo, ricordiamo per il loro costante impegno l'Associazione nazionale lavoratori anziani ferrovieri ed il Coordinamento associazioni sindacali del cittadino europeo, che da anni si sono battuti e si battono per il riconoscimento di quanto dovuto al personale collocato in quiescenza tra gli anni 1981 e 1995. Tale riconoscimento è sicuramente di natura trasversale tra le diverse forze politiche e ne è dimostrazione il fatto che il testo in discussione nasce dall'unificazione di ben tredici proposte di legge. In sostanza, tutti i gruppi parlamentari hanno presentato una loro proposta legislativa. Queste proposte, molto simili tra loro, sono tutte volte a sanare una grave sperequazione verificatasi in danno del personale già dipendente dell'azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato. Ciò in virtù di una legislazione sul pubblico impiego che ha optato per comparti separati, riconoscendo a fatica quanto dovuto in base alle leggi quadro di settore ed alle sentenze dei massimi organi giurisprudenziali.
Lo scopo del testo che stiamo esaminando è quello di dirimere dubbi ed interpretazioni legislative e normative e risolvere un problema, quello della univoca interpretazione della vigenza triennale dei contratti collettivi nazionali di lavoro, che è fonte di disagio e di sperequazione tra lavoratori di diversi settori e tra lavoratori in servizio e pensionati.
Riteniamo che il provvedimento in esame renda un dovuto atto di giustizia ai pensionati ferrovieri che sono in attesa del riconoscimento di un loro giusto e sacrosanto diritto. Inoltre, esso consente di perseguire un'importante finalità economica. La sua approvazione, infatti, annullerebbe la massa di pendenze giudiziarie (si tratta di 35 mila procedimenti), che hanno un notevole costo per le casse dello Stato.
Il gruppo della Margherita si è adoperato attivamente per rimuovere un'ingiustificata sperequazione di trattamento fra gli ex ferrovieri e il personale degli altri comparti del pubblico impiego: ne è testimonianza l'impegno assunto nella scorsa legislatura con l'associazione degli ex ferrovieri, concretizzatosi con la presentazione di due proposte di legge sulla questione: una a firma dell'onorevole Molinari e l'altra a firma dell'onorevole Piscitello.
Ciò nonostante, dobbiamo sottolineare alcune perplessità sul testo oggi in esame; questo, infatti, affronta il problema con risorse finanziarie che riteniamo del tutto insufficienti rispetto alle esigenze. A tale proposito, è bene ricordare che rispetto ad una precedente stesura il testo in discussione presenta una forte riduzione delle
risorse stanziate a copertura del provvedimento, e che parte di tali risorse - quelle per gli anni 2005-2006 - è stata posta a carico degli accantonamenti relativi al Ministero del lavoro destinati al fondo per l'occupazione.
La riduzione delle risorse è estremamente rilevante; se si esamina, infatti, il primo testo varato dalla Commissione lavoro, si nota che gli stanziamenti erano pari a 41,4 milioni di euro per il 2004 e a 40,7 milioni di euro per il 2005 e per il 2006, ossia, in media, erano superiori di almeno cinque volte rispetto agli stanziamenti attuali.
È chiaro che tali forti riduzioni compromettono l'efficacia del provvedimento e alimentano il dubbio che la maggioranza, a ridosso delle elezioni, stia cavalcando questo provvedimento solo per ragioni puramente consensuali, piuttosto che per rimuovere effettivamente una ingiustificata sperequazione di trattamento.
Noi riteniamo che sia necessario reperire ulteriori risorse, tenendo anche conto che l'estinzione di oltre 35 mila contenziosi prodotti, ad oggi, a cui si vuole porre rimedio, compenserà, in parte, le spese per la copertura finanziaria del testo unificato in discussione.
Concludo, sottolineando l'importanza del provvedimento in esame; si tratta, infatti, di un provvedimento giusto e doveroso, volto a sanare una iniquità che riteniamo assolutamente inaccettabile. Per quanto ci riguarda, l'importanza di tale provvedimento nasce dall'avvertita esigenza di voler assicurare quella ricomposizione tra equità e sviluppo che contraddistingue la rotta dell'agire della nostra formazione politica (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor presidente, intervengo brevemente sul complesso degli emendamenti per il semplice fatto che, non potendo essere presente, ieri, in aula al momento in cui mi è stata data la parola per una banale sovrapposizione di impegni, non sono potuto intervenire in fase di discussione generale.
Non c'è dubbio che siamo di fronte ad un provvedimento - e lo dimostra il fatto che esso è largamente condiviso e che esistono proposte di legge sostanzialmente analoghe presentate da tutti i gruppi parlamentari - che si configura praticamente come un atto dovuto: mi riferisco al fatto che i benefici derivanti dai contratti stipulati in un certo periodo debbano essere estesi anche al personale che è stato posto in quiescenza ma che era in servizio al momento dell'entrata in vigore di quei contratti.
Il problema che si è posto immediatamente, ed è per questo che abbiamo lavorato per mesi su un testo da tutti condiviso, è stato la difficoltà di reperire la copertura.
Nello stesso tempo, abbiamo mantenuto tutti insieme - collettivamente come Commissione, individualmente come rappresentanti politici - un rapporto costante con le associazioni di categoria. Queste ultime hanno manifestato interesse al testo unificato in esame, anche se da esso sono esclusi gli effetti sul trattamento di fine rapporto ed i cosiddetti arretrati e se la forma di copertura è del tutto parziale ed insufficiente. Rispetto ad essa, abbiamo sentito il rappresentante del Governo esprimersi in un certo modo, come risulta dagli atti, sia in Commissione sia in Assemblea in sede di discussione sulle linee generali. Vorrei ascoltare nuovamente su tale argomento il rappresentante del Governo nel pomeriggio, quando riprenderemo l'esame del provvedimento. Dalle dichiarazioni del Governo, dal mantenimento dei suoi impegni per quanto riguarda la copertura dipenderà, ovviamente, il nostro orientamento nel voto finale sul provvedimento in esame.
Vorrei dire sommessamente ai colleghi della maggioranza che il fatto che anche di fronte a cifre modeste - si tratta di 90 milioni di euro per il triennio 2004-2006 - ci si trovi in difficoltà di bilancio non è una questione priva di responsabilità. Sottolineo che gli emendamenti di cui sono cofirmatario riguardano quasi esclusivamente la copertura. In essi si indicano alcune fonti possibili: è responsabilità
della maggioranza se esse oggi non sono a disposizione. In altre parole, se il Parlamento non si fosse affrettato ad abolire la tassa di successione, che vogliamo reintegrare nel nostro ordinamento giuridico, i soldi per risolvere questo ed altri problemi si sarebbero facilmente trovati.
Naturalmente, la questione non può fermarsi qui. È evidente che il Governo debba garantire una capienza utile a coprire tutti gli aventi diritto che non si fermano al personale delle Ferrovie dello Stato. Una situazione analoga, infatti, esiste anche per quanto riguarda i postelegrafonici nel passaggio dall'ente poste all'attuale istituzione. Su tale argomento ho presentato una proposta emendativa: so che la Presidenza l'avrebbe considerata inammissibile per incongruità di materia (sarebbe interessante se tale principio venisse esteso anche alle proposte del Governo). In ogni caso, ho ritirato tale proposta emendativa poiché non voglio pregiudicare la materia, ma preannuncio fin d'ora che ne trasfonderò il contenuto in un ordine del giorno che - questo sì - può essere votato come richiesta al Governo di un impegno affinché in un prossimo futuro sia risolto per i postelegrafonici il medesimo problema che oggi pomeriggio - mi auguro - tutti insieme, una volta sentite le dichiarazione del Governo, risolveremo per i lavoratori delle Ferrovie dello Stato posti in quiescenza.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, constato, purtroppo, che il Governo non è presente in aula. Dunque, non credo sia possibile che esprima in «contumacia» un parere, dopo aver sentito quello del relatore. Mi dolgo anche io, come rilevato precedentemente dal collega Boccia, delle difficoltà con le quali a volte il Governo deve misurarsi.
Pertanto, rinvio il seguito del dibattito alle ore 16. Ricordo che alle 15, invece, avrà luogo lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
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