Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 442 del 22/3/2004
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(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 566 ed abbinati)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole D'Alia.

GIAMPIERO D'ALIA, Relatore. Rinuncio alla replica, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ringrazio tutti i parlamentari che sono intervenuti, in particolare l'onorevole Lettieri, perché credo sia stato l'unico che ha ricordato il motivo per il quale il Governo ha presentato al Parlamento il provvedimento in esame, cioè il tragico fenomeno della mortalità giovanile, la prima causa di morte dei giovani nel nostro paese, quel fenomeno che la scienza medica ha chiamato «mortalità e traumatologia del sabato sera». Si tratta di un fenomeno che purtroppo, come vediamo in televisione e come leggiamo sui giornali, si verifica ogni fine settimana.
L'onorevole Lettieri ha ricordato i cinque ragazzi morti venerdì notte, verso le quattro del mattino, due dei quali avevano 15 anni. Lo dico in riferimento all'intervento dell'onorevole Grillini, il quale ha detto che i maggiorenni possono fare quello che vogliono. Una delle ragazze rimaste uccise frequentava la terza media e alle tre e mezzo del mattino era in giro in una macchina; non ha avuto neanche la speranza di arrivare a compiere 18 anni, di decidere della sua vita futura. Credo che la morte sia il massimo della repressione per un giovane, la condanna a morte in un circuito in cui non fa neanche in tempo ad assumere la responsabilità o a capire che scelte vuole fare. Cinque morti fanno impressione perché si tratta di un solo incidente, ma nella stessa notte, a Canaletto di Modena, un'altra auto con cinque ragazzi ha sbandato in curva, è morta una venticinquenne, 4 feriti gravi, tre e mezza di notte.
Basta leggere le statistiche dell'Automobile club d'Italia e dell'ISTAT - quelle vere, non quelle falsificate e manipolate - per accorgersi che siamo di fronte ad una concentrazione terrificante di mortalità e di traumatologia, il venerdì e il sabato notte, il cui picco è alle cinque del mattino. Basta leggere la pagina 24 del rapporto ISTAT, laddove si parla dell'indice di mortalità - il numero di morti per ogni centomila incidenti per ora del giorno - relativo al 2002, per accorgersi che alle cinque del mattino ci sono circa 8 morti


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ogni 100 incidenti, quando la media in tutte le altre ore del giorno è di 2 morti ogni 100 incidenti. In altre parole, negli incidenti che avvengono alle cinque del mattino vi è un numero di morti quadruplo, con una sorta di piramide che arriva a cinque morti nelle notti del venerdì e del sabato, mentre, per esempio, alle 8 del mattino o alle 18 del pomeriggio (quando cioè tutta l'Italia è in movimento e ci sono milioni di macchine che viaggiano), la mortalità è di 2 morti ogni 100 incidenti.
Chi avesse avuto la pazienza di ascoltare durante le audizioni parlamentari la polizia stradale, i medici, le associazioni - e non soltanto i gestori delle discoteche - si sarebbe accorto che questi incidenti hanno tutti delle caratteristiche comuni: sono incidenti disastrosi e quasi sempre non c'è il segno della frenata, come nell'incidente avvenuto lo scorso venerdì. Siamo in rettilineo, le condizioni ambientali sono buone; improvvisamente, la macchina si cappotta o esce di strada. Certo, è anche una questione di velocità; ma anche uscendo di strada a 60 all'ora, quando il colpo di sonno porta la macchina ad uscire di strada, gli incidenti sono catastrofici: quando una macchina esce di strada a 60 all'ora e non c'è una reazione da parte del guidatore, vuol dire che la macchina si disintegra.
Si dice che, se qualcuno non beve, viene designato come guidatore. Ci è stato spiegato dai medici in sede di Commissione, che se alle cinque del mattino un ragazzo che non ha bevuto, insieme ad altri tre che hanno bevuto e si addormentano in macchina, guida per decine o centinaia di chilometri, anche lui diventa un predestinato agli incidenti.
Del resto, l'Automobile Club d'Italia ha reso noti proprio oggi i dati delle morti nei week-end nel 2002: sono morti circa 700 giovani di età compresa tra i 18 e i 37 anni e vi sono stati circa 25 mila feriti.
Nessuno dei deputati che è intervenuto per criticare il provvedimento al nostro esame ne ha parlato, ma si tratta di 7 mila ragazzi morti negli ultimi dieci anni, concentrati nelle notti del venerdì e del sabato, con maggiore incidenza della mortalità proprio in quelle ore. Stiamo parlando di 25 mila feriti ogni anno; ciò vuol dire, in dieci anni, 250 mila ragazzi feriti: forse una guerra costa meno in termini di mortalità e di traumatologia!
Tuttavia, si risponde a questo fenomeno agghiacciante - ed era questo il mio precedente riferimento all'aspetto economico - solo con valutazioni di tipo economico. Si sostiene, infatti, che i gestori hanno un certo giro d'affari, che vi sono numerosi dipendenti che lavorano nel settore e che si corre il rischio di mettere in pericolo i guadagni dei gestori delle discoteche: è questo il leitmotiv che si ascolta!
Ho fatto fare qualche conto alle assicurazioni e, se vogliamo parlare in termini economici, allora vorrei osservare che questo fenomeno costa alla collettività dai 4 mila agli 8 mila miliardi di vecchie lire all'anno. Tali costi fanno riferimento alle spese sanitarie, alle voci dei danni alla persona e dei danni materiali ed anche al depauperamento di un'intera generazione che, trattandosi della prima causa di mortalità giovanile nel nostro paese, sta creando vuoti incolmabili tra generazioni che, a causa della bassa natalità in Italia, sono già poco rappresentate.
Sono costi spaventosi, ma non si tratta solo di questo. Vi sono anche le tragedie familiari di chi al mattino sente suonare il campanello e si sente dire - accade centinaia di volte all'anno - che il ragazzo che è partito la sera non tornerà a casa perché deceduto nel corso di un incidente stradale. Inoltre, chi rimane leso e ferito, qualche volta in una sedia a rotelle, o restando talvolta un «tronco umano» per tutta la vita, costituisce un costo umano e sociale per le famiglie terribile da sopportare. Se qualcuno intende recarsi a Monteporzio Catone, si accorgerà che vi sono strutture sanitarie che, proprio a causa di questo fenomeno, si trovano in difficoltà anche nel prestare le prime cure a causa della dimensione del fenomeno che ho testé citato (25 mila feriti all'anno nelle notti del venerdì e del sabato).
È questo, dunque, l'argomento di cui stiamo parlando a cui, salvo l'onorevole Lettieri, nessuno degli esponenti dell'opposizione


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intervenuti ha fatto minimamente cenno, come se il Governo o il Parlamento si interessassero di un fenomeno che, come sostiene l'onorevole Grillini, non esiste.
Le stragi del sabato sera non esistono: l'onorevole Grillini ha già risolto il problema! A suo avviso, infatti, è tutta un'illusione collettiva della società, delle famiglie italiane, dei medici e degli operatori di polizia; stiamo parlando, insomma, di un fenomeno che non esiste! I 700 morti ed i 25 mila feriti all'anno, il venerdì ed il sabato notte, non esistono e non sono un problema!
Vorrei osservare che dalle quattro alle cinque del mattino, per una questione normalissima e fisiologica - perché dentro ognuno di noi c'è un orologio biologico, datato da milioni di anni, e ciò accade anche a chi fa il militare e monta la guardia, o a chi deve svolgere un lavoro notturno -, in quegli orari chiunque esercita un'attività, anche se sedentaria, subisce un crollo psicofisico. Se si mettono insieme una serie di fattori quali la mancanza di sonno, la stanchezza, l'alcol e, talvolta, l'impasticcamento, si creano quelle condizioni che fanno sviluppare tale tipo di fenomeno.
Allora, il Governo ha manifestato la preoccupazione di avviare campagne di sensibilizzazione. Al riguardo, vorrei ringraziare in questa sede tutti coloro che si sono prestati a quelle campagne promozionali così contestate dall'onorevole Grillini, il cui slogan è stato proprio «Accorcia la notte, allunga la vita». Tali campagne, infatti, hanno voluto dire ai giovani che poiché la morte è il massimo della repressione, devono divertirsi senza mettere a rischio la loro vita e la loro incolumità.
Questo è l'unico limite: divertirsi, senza procurarsi danni irreparabili. Hanno collaborato gratuitamente, onorevole Grillini - non tutto il mondo è mercificazione -, le signore Hunziker, Capua, Cucinotta, Brigliadori, Ferrari, Gardini, Parietti, Carmen Russo, nonché Mancini e grandi campioni dello sport, dal ciclismo al calcio. Tutto ciò, per dare ai giovani un messaggio circa l'opportunità di praticare un divertimento che, per loro e per loro famiglie, non finisca in tragedia. Non riesco a capire come l'onorevole Grillini veda, in questa campagna promozionale, qualcosa di negativo; a suo avviso, invece, sarebbe positiva la posizione dei gestori delle discoteche che, alle tre di notte, incitano i giovani ad allungare la notte, secondo la filosofia dello «sballo» e della trasgressione, quasi si trattasse di un elemento positivo da indicare.
Quindi, ritengo che giustamente la Presidenza del Consiglio abbia indicato una maniera di vivere la notte positivamente; veda, onorevole Grillini, ritengo che il nostro messaggio promozionale sia stato un messaggio di amore, di convivenza e di socializzazione. Quando Oliviero Toscani fece la grande campagna salutata entusiasticamente da alcuni comuni del centrosinistra - quella dei quattro «pirla» in meno, con la macchina distrutta (i quattro «pirla» in meno sarebbero stati i ragazzi morti) -, io mi sono indignato davvero. Non ho mai pensato, infatti, che i ragazzi morti siano dei «pirla»; piuttosto, li ho ritenuti vittime di una situazione nella quale si sono trovati coinvolti. Tale campagna era offensiva per loro e per le loro famiglie in quanto quelli che muoiono di notte sono bravi ragazzi; quando arrivano al pronto soccorso, a quelli che sono feriti l'aria spavalda passa; ci sono scene di disperazione, terribili per chi le deve affrontare. Altro che spavalderia! Non sostengono certo che, di notte, fanno ciò che vogliono quando, poi, in decine di migliaia di casi, si confrontano con un risveglio drammatico con la realtà. Allora, occorrono messaggi positivi, non truculenti come quello dei quattro «pirla» in meno; messaggi veicolati per attenuare il fenomeno della mortalità in quelle notti.
Del resto, stranamente - anche in tal caso, si ravvisa una contraddizione -, noi troviamo schierata su questa battaglia grande parte della società civile. L'onorevole Grillini ricordava il Silb, l'Associazione dei gestori delle discoteche, gli interessi legati alla notte, il dato economico, gli affari, i soldi, cui, effettivamente, alludeva il gesto da me effettuato dianzi. Soldi,


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soldi: certo, sono importanti, ci mancherebbe altro! Business is business: gli affari sono affari. Ma noi riteniamo sussistano anche altri valori.
L'onorevole Di Teodoro ha asserito nel suo intervento come, oltre all'economia, esistano anche altri valori; valori che - aspetto sottolineato anche dal relatore - a volte vanno al di là dei soldi. Ad esempio, mi ha fatto piacere che i produttori - i quali potrebbero manifestare le stesse preoccupazioni dei gestori delle discoteche - ci abbiano inviato una lettera che rivela un diverso atteggiamento. L'Assodistillatori, l'associazione nazionale industriali distillatori di alcoli ed acquaviti, scrive: «sotto questo profilo, dichiariamo il nostro consenso al divieto di vendita e somministrazione nella fascia oraria richiamata nella legge ed auspichiamo una revisione degli altri articoli che riguardano i prodotti superalcolici per la pubblicità».
Su tale ultimo punto, sono d'accordo; l'abbiamo già affermato: tale previsione verrà soppressa. Peraltro, il Governo era contrario, ma in Commissione è stata approvata una proposta emendativa in tal senso (vertente, appunto, sulla pubblicità del vino italiano e dei prodotti italiani), pur essendo il parere del Governo al riguardo contrario.
Dunque, i distillatori, che pure vivono di vendita di alcol, si dichiarano d'accordo; l'Associazione degli alcolisti, a sua volta, mi raccomanda: «Onorevole ministro Giovanardi, non defletta, non conceda sconti; di fronte alle opposizioni del Silb, dei gestori delle discoteche, non arretri». Si tratta, dunque, di un atteggiamento comune ai produttori e alle vittime dell'alcol, che vogliono sostenere oggi questo progetto.
Ma penso anche ai medici di pronto soccorso, i quali sono favorevoli al provvedimento in discussione. In una lettera aperta al ministro per i rapporti con il Parlamento, il presidente della Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza, Federico Miglio, rileva che: «(...) i timidi provvedimenti presi fino ad ora non hanno assolutamente rallentato il fenomeno delle stragi del sabato sera; come medici di pronto soccorso, crediamo fortemente che una regolamentazione degli orari e della somministrazione di alcol, pur nei limiti blandi indicati da questo provvedimento (ovvero proibizione della vendita di alcolici dalle tre alle sei e cessazione della musica alle quattro), permettendo poi ai clienti di rimanere all'interno del locale per rilassarsi, possa essere un buon inizio per salvare tante vite».
Devo credere di più ai medici di pronto soccorso, che passano la loro vita per cercare di contrastare il fenomeno, o all'onorevole Grillini ed ai gestori delle discoteche?
Sono più credibili i medici di pronto soccorso o i portatori di questi interessi economici? Oggi, le famiglie, per il tramite del Forum delle associazioni familiari, che riunisce una cinquantina di gruppi dell'associazionismo prevalentemente cattolico, rivolgono un appello al Parlamento e chiedono un consenso bipartisan, un «sì» senza riserve a questo provvedimento.
Se volete, posso anche fornirvi un elenco più ampio di coloro che si sono schierati a favore: le associazioni dei genitori, il Movimento dei genitori, l'Associazione sostenitori ed amici della Polizia stradale, l'Assointrattenimento (associazione dei gestori di discoteche appena nata in Confindustria), l'Associazione italiana familiari delle vittime della strada, il Coordinamento nazionale contro le stragi del sabato sera, le ACLI, la CISL-Coordinamento lavoratori autonomi del commercio e dei servizi, il Sindacato operatori dello spettacolo, il Coordinamento cooperativo degli operatori dello spettacolo, le ACLI-Unione nazionale arte e spettacolo. In particolare, questi ultimi ci hanno segnalato, in qualità di operatori, quanto possa essere positiva una diversificazione del modo di gestire il divertimento notturno, dando spazio anche alla musica dal vivo ed all'intrattenimento e non soltanto alla musica techno ed allo sballo, non soltanto a quella cultura che porta al consumo di droghe e che crea le condizioni affinché la droga possa scorrere a fiumi!
Di fronte a questa situazione, abbiamo lavorato a lungo in Commissione ed abbiamo


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anche cambiato alcuni presupposti del provvedimento in esame. È per questo motivo che, poco fa, ho polemizzato con l'onorevole Leoni, il quale presentava il testo pervenuto all'esame dell'Assemblea in maniera non rispondente al vero: in esso, abbiamo attribuito alle regioni ed ai sindaci, senza ledere le competenze che la Costituzione riserva a costoro, la facoltà di imporre, ove lo ritengano, un orario di chiusura dei locali pubblici, delle discoteche o delle paninoteche. Per quanto ci compete, ci siamo limitati a stabilire che, dalle tre alle sei del mattino, non è possibile somministrare alcolici e superalcolici, seguendo la scia di una legge del 2000, voluta dal centrosinistra, che ha proibito la somministrazione di alcolici negli autogrill.
Io non cambio idea a seconda della legislatura o dell'appartenenza alla maggioranza o all'opposizione! Ho cercato di favorire il Governo D'Alema quando ha presentato norme analoghe: il senatore Passigli era qui, al mio posto, a rappresentare il Governo D'Alema, schieratosi a favore di una regolamentazione che limitasse le stragi del sabato sera, su un progetto che aveva sostanzialmente gli stessi contenuti di quello in esame, che portammo all'esame dell'Assemblea e che io cercai di appoggiare quando ero all'opposizione. Non posso cambiare idea rispetto alle mie convinzioni!
Ebbene, una disposizione che proibisce la somministrazione di alcolici e superalcolici dalle tre alle sei del mattino era già contenuta nel provvedimento del 2000 del Governo D'Alema, ed è tuttora in vigore per gli autogrill. Era anticostituzionale quando l'avete approvata? È anticostituzionale se un Governo, davanti a questa strage ripetitiva, davanti ad incidenti catastrofici, stabilisce che su tutto il territorio nazionale, nel cuore della notte, dalle tre alle sei del mattino, non si possono consumare superalcolici?
Per quanto riguarda gli orari, ci siamo limitati a stabilire che alle quattro del mattino cessino la musica ed il ballo; il locale, però, può rimanere aperto. Io conosco l'Italia - il sud, il centro - e conosco anche le sagre. Il centrosinistra tira in ballo le famiglie ed afferma - l'ha fatto anche in occasione del dibattito sul precedente provvedimento - che queste non sanno come fare per arrivare alla fine del mese a causa dell'inflazione e di tutte le malefatte del Governo Berlusconi. Poniamoci, però, la seguente domanda: alle quattro del mattino, dopo essere stati in pizzeria, al ristorante, alla paninoteca, in discoteca, i giovani cosa fanno? È un bel problema! Non li abbiamo spremuti abbastanza, come limoni, dal punto di vista economico? C'è bisogno di spremerli ancora? Sono realista: si possono spremere ancora dal punto di vista economico, ma mi dà fastidio che gli si voglia spremere anche la vita! Mi sembra eccessivo!
Allora, quando si stabilisce il limite delle quattro del mattino, lo si fa sulla base di considerazioni serie, scientifiche. Basta andare a leggere i referti delle visite di leva che ancora vengono effettuate per rendersi conto dei danni provocati ai timpani dei giovani di 18 anni: hanno già lesioni permanenti ai timpani! Se nei luoghi in cui la gente lavora si raggiungessero i livelli acustici che si raggiungono in certe discoteche, i datori di lavoro verrebbero arrestati o avrebbero guai seri!
Allora, non si capisce per quale motivo nei luoghi di lavoro debba esserci una certa regola, mentre in determinati locali debba essere consentito un livello acustico tale da recare danni permanenti all'udito dei ragazzi. È così folle prevedere che, alle tre del mattino (del resto, lo ha detto anche la collega Mascia), nei locali la musica sia diffusa in maniera più dolce, più socializzante, affinché chi esce dal locale possa affrontare con maggiore attenzione la strada, magari sotto la pioggia o nella nebbia? È così grave stabilire che, alle quattro del mattino, sia possibile trattenersi in discoteca o negli altri locali per mangiare qualcosa, per bere analcolici, per consentire un rientro in macchina più consapevole e senza i rischi che attualmente si corrono? Non lo abbiamo inventato noi! I medici hanno spiegato il pericolo che si corre nell'affrontare un viaggio in macchina dopo due ore di musica


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assordante con luci psichedeliche che fanno perdere la reale percezione della strada (infatti, sono fatte apposta per disorientare, per mutare la percezione visiva e uditiva).
Bisogna essere così reazionari e conservatori per portare in Parlamento un provvedimento che, limitando i fattori di rischio (e tutti questi sono fattori di rischio), garantisca una maggiore sicurezza? Certamente, occorre intensificare i controlli della polizia stradale...

PRESIDENTE. Ministro Giovanardi, la invito a concludere.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ma vi sembra ragionevole chiedere alla polizia stradale di intensificare i controlli, di multare o di ritirare la patente a chi è ubriaco e, nello stesso tempo, consentire ai gestori di somministrare, fino alle quattro o alle cinque del mattino, la quantità di alcol, whisky e cognac che i clienti chiedono, facendoli uscire dai locali ubriachi? Il gestore potrebbe ritenere che il problema non sia suo, ma della polizia stradale e che lui debba vendere e fare affari. Ma non mi sembra che questo sia un modo giusto di ragionare. C'è la repressione, ma ci sono anche elementi di prevenzione, per evitare i fenomeni che ho sottolineato.
Mi avvio alla conclusione, Presidente, sottolineando il grande lavoro che è stato svolto in Commissione, il confronto aperto con tutti i gruppi che hanno avanzato alcune proposte, moltissime delle quali sono state accolte, e la disponibilità del Governo a migliorare, se possibile, il provvedimento durante la discussione. Ciò che evidentemente non possiamo fare è arrivare a snaturarlo fino a privarlo del significato. Infatti, la nostra scommessa (siamo sicuri sia vincente) è che, riducendo tutti i fattori di rischio che portano a questa tragica mortalità, si arrivi alla riduzione degli incidenti, com'è accaduto con la patente a punti e con l'obbligo del casco per i motociclisti, caro Grillini. Altro che libertà: quando i genitori correvano dietro ai figli per imporre loro il casco, questi non lo indossavano; quando il Parlamento, superando la lobby dei costruttori di motociclette che dichiarava che il casco obbligatorio sarebbe stato un disastro per quella categoria, finalmente lo ha reso obbligatorio, è crollata la mortalità per trauma cranico. Alla faccia di chi affermava che sarebbe andato in crisi un intero comparto economico!

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le questioni pregiudiziali Montecchi n. 1 ed altri e Bressa n. 2 ed altri, che saranno esaminate in altra seduta (vedi l'allegato A - A.C. 566 ed abbinate sezione 1)
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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