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PRESIDENTE. L'onorevole Buontempo ha facoltà di
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non è la prima volta che in quest'aula trattiamo le questioni concernenti la vendita degli immobili pubblici di proprietà degli enti previdenziali privatizzati. Tra qualche ora, in Commissione finanze, si parlerà invece degli immobili degli enti di previdenza pubblici (anche quella è una storia infinita!).
determinato proprio in tal senso! Mi auguro che il Presidente della Repubblica, al quale spetta di adottare, con proprio decreto, la decisione sul ricorso straordinario, legga anche la mia interpellanza e non si renda corresponsabile insieme a quella lobby, che certamente non opera a vantaggio della collettività, ma per favorire gli interessi di coloro che vogliono mettere le mani sul patrimonio immobiliare pubblico. Questo patrimonio immobiliare è stato costruito, infatti, con il contributo pubblico.
Che cosa fa il Ministero del lavoro? Inganna il Consiglio dei ministri, caro sottosegretario!
TEODORO BUONTEMPO. Questi ultimi devono poter godere della legge che spero, proprio fra un'ora, verrà ripristinata. Infatti, il Governo ha presentato un emendamento con il quale finalmente si riconosce e si sancisce quanto fu approvato, con un mio emendamento, nel 2001 e quanto è stato poi reinserito nella finanziaria di quest'anno: cioè che l'inquilino possa comprare gli immobili per i quali fece domanda entro l'ottobre del 2001 allo stesso prezzo di quando fece la domanda. Se gli enti, con artifici vari, non hanno ottemperato alla legge, il Governo ha il dovere di censurare gli amministratori, evitando di far finta di niente e di utilizzare relazioni interessate. Infatti, si tratta sempre delle stesse persone, che sono annidate nei ministeri - sia con i Governi di sinistra sia con i Governi di destra - e che non guardano come dovrebbero all'interesse del cittadino.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, professor Brambilla, ha facoltà di
ALBERTO BRAMBILLA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Onorevole interpellante, ovviamente si assumerà le responsabilità per quello che ha affermato. Come sa, io ho sempre tenuto un atteggiamento estremamente equilibrato nella vicenda che vede in campo gli enti previdenziali pubblici, quelli privatizzati e gli inquilini.
riferite agli enti pubblici, ha osservato che le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 104 ed al decreto-legge n. 351 del 2001 non trovano applicazione nei confronti dell'ente, in quanto privatizzato. Il tribunale di Roma ha altresì chiarito che il disposto dell'articolo 3, comma 20, del decreto legge n. 351 del 2001, reintrodotto nell'articolo 3, comma 134, della legge n. 350 del 2003, presuppone la natura pubblica dell'ente previdenziale proprietario dell'immobile o, quanto meno, il mantenimento di tale natura pubblica alla data della ricezione della raccomandata.
PRESIDENTE. L'onorevole Buontempo ha facoltà di
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, il fatto che l'Enpaf e gli altri enti debbano vendere il loro patrimonio immobiliare è già sancito dalla legge. Il comma 20 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, venne approvato dal Parlamento proprio perché gli enti in questione, in violazione alla legge, non rispondendo alle domande di acquisto, non avevano venduto questi immobili. Allora il Parlamento decise che tali enti, qualora avessero venduto gli immobili, non lo avrebbero potuto fare al prezzo di mercato del 2002, 2003 o 2004, e che a coloro i quali avevano proposto la relativa domanda entro il 30 ottobre 2001 doveva essere riconosciuto il prezzo di mercato vigente in quel momento. Questo fu il motivo dell'intervento del Parlamento e di questo l'Enpaf non tiene conto.
a quanto rappresentato dall'interpellante.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Lo dico molto chiaramente, onorevole Presidente, caro sottosegretario, assumendomi la responsabilità di ciò che affermo: ho l'impressione che, all'interno dei ministeri preposti vi sia una lobby che opera contro gli interessi del Governo e della comunità nazionale ed a favore dei vertici degli enti interessati, i quali, dopo essersi resi responsabili di cattiva gestione del patrimonio immobiliare pubblico affidato alle loro cure, non solo vorrebbero far pagare le loro incapacità amministrative agli inquilini, trattando costoro come se fossero malfattori, ma vorrebbero anche onorare, alla stregua di persone da beatificare, i finanzieri che, per così dire, se ne stanno appostati dietro l'angolo, pronti a fare affari a spese del denaro pubblico e dell'interesse pubblico e sulla pelle del cittadino che ha rispettato le regole!
Credo che il caso dell'Enpaf sia, da questo punto di vista, il più eclatante. Nonostante una sentenza pronunciata dal TAR nel 2001 ed un parere favorevole del Consiglio di Stato del 2003, reso su ricorso straordinario proposto al Capo dello Stato, l'Enpaf continua a mantenere, nel processo di dismissione del suo patrimonio immobiliare, atteggiamenti non rispettosi delle leggi dello Stato.
Al riguardo, appare incredibile che il Consiglio dei ministri, nella seduta n. 135 del 5 dicembre 2003, con una procedura che non viene seguita tutti i giorni ma è assolutamente eccezionale, su proposta del ministro del lavoro e delle politiche sociali, abbia disatteso il ricordato parere del Consiglio di Stato ed abbia proposto una decisione del ricorso difforme dal parere medesimo. Il Consiglio dei ministri si è
Onorevole sottosegretario, ascolteremo la sua risposta. È chiaro, però, che, se l'Enpaf è stato privatizzato a giugno del 2000 e se il provvedimento legislativo che obbligava tutti gli enti di previdenza a vendere è del 1996, tali enti avevano l'obbligo di vendere il loro patrimonio immobiliare.
Se l'Enpaf ed altri enti non l'hanno fatto, evidentemente hanno violato la legge. Non si può fare della violazione della legge un privilegio per i soggetti che hanno compiuto tale violazione. Infatti, l'Enpaf, privatizzato nel 2000, doveva eseguire tutto ciò, a normativa vigente, prima del 2000!
Il Ministero del lavoro ha non solo l'obbligo, ma anche il dovere di onestà di richiamare i vertici dell'Enpaf e di chiedere per quale motivo, pur essendoci una legge in vigore, essi non hanno proceduto alla dismissione del patrimonio immobiliare prima del 2000, ricordandosi di tale vendita solo dopo la privatizzazione, quindi, con prezzi aggiuntivi (come se, invece di patrimonio immobiliare pubblico, si trattasse di patrimonio immobiliare privato)!
Signor sottosegretario, in quest'aula, in un'altra circostanza, lei ha risposto ad un'analogo atto di sindacato ispettivo forse con parole scritte da funzionari. Rispetto tutti coloro che svolgono il proprio dovere, ma ho l'impressione che persone stipendiate dallo Stato operino contro lo Stato e contro i diritti dei cittadini! Ne ho quasi la certezza! Sta avvenendo all'interno dei nostri ministeri! Me ne assumo la responsabilità. Sono disponibile, senza avvalermi delle prerogative del parlamentare, a rispondere davanti ad un tribunale, per dimostrare che, ogni volta che il Parlamento approva un provvedimento riguardante il patrimonio immobiliare pubblico e privato degli enti di previdenza, si mette in moto un meccanismo sotterraneo per annullare i provvedimenti, le risoluzioni e gli ordini del giorno che lo stesso Parlamento approva.
Abbiamo la possibilità di interrogare i rappresentanti del Governo, ma, la prego, onorevole sottosegretario, non mi legga le solite dichiarazioni scritte da persone che non operano per servire la comunità nazionale! La prego di non farlo! Lei stesso, in un'altra circostanza, è entrato nel merito della questione, riconoscendo questi diritti (la sua dichiarazione è stata utilizzata in moltissime circostanze). Ascolterò quindi con attenzione la sua risposta.
In particolare, vorrei sapere per quale motivo il Ministero del lavoro ha disatteso (anzi, ha fatto l'opposto) il parere del Consiglio di Stato che, con straordinaria precisione, ha stabilito: «La circostanza che l'ente pubblico si sia trasformato, medio tempore, in soggetto privato non altera in alcun modo le conclusioni raggiunte, posto che il quadro dismissorio va sicuramente riportato almeno alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 104 del 1996 e, a quella data, l'Enpaf era sicuramente compreso nella tabella I allegata alla legge n. 70 del 1975. Alla stregua di questi dati, ben si comprende come possa essere invocato, anche nel caso in ispecie, il disposto del comma 20 dell'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, che si riferisce, con ogni evidenza, agli enti pubblici previdenziali presi in considerazione alla data del 17 marzo 1996».
Questo è ciò che ha stabilito, attraverso un linguaggio comprensibilissimo, il Consiglio di Stato. È possibile che questo linguaggio, il cui significato potrebbe essere compreso anche da un analfabeta, non sia compreso dal Ministero del lavoro?
Il Consiglio dei ministri, quando ha deliberato contro il parere del Consiglio di Stato, era assolutamente disinformato, io credo sulla base di relazioni che non dicevano il vero e non ricostruivano la vicenda. Quindi, credo che anche oggi l'Enpaf - lo diremo, se sarà necessario, nella replica - prenda contributi pubblici e, quindi - ed ecco il senso della mia interrogazione -, debba vendere il patrimonio immobiliare agli inquilini che hanno il diritto di prelazione.
Come ho già avuto modo di affermare, il Governo e, in particolare, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali intendono continuare sulla linea del dialogo con le diverse casse di previdenza privatizzate, anche per risolvere positivamente i rapporti con l'inquilinato. Allo stesso tempo, bisogna però tenere presente che l'Enpaf gode di una autonomia gestionale, organizzativa e contabile ai sensi del decreto legislativo n. 509 del 1994. È una cassa privatizzata e, come tale, è gestita.
Quanto al patrimonio immobiliare, preciso quanto segue. Il patrimonio immobiliare dell'Enpaf non è ricompreso nell'elenco dei decreti dirigenziali dell'agenzia del demanio e neppure in quelli concernenti il programma straordinario di cessione riferito agli immobili degli enti pubblici previdenziali invenduti alla data del 31 ottobre del 2001. Ne deriva che il Ministero dell'economia e delle finanze, proprio in considerazione dell'intervenuta privatizzazione dell'Enpaf, ha fatto venir meno gli obblighi in materia di dismissione del proprio patrimonio immobiliare anche per la parte invenduta del programma straordinario.
Le voglio qui ricordare che il decreto legislativo n. 104 è del 1996 ma, fino al 2000, nessun ente, né pubblico, né privatizzato, né privatizzando, ha potuto vendere degli immobili, anche perché l'osservatorio sul mercato immobiliare, che era stato creato con quel decreto, ha prima messo a punto le procedure con il Ministero dell'economia e delle finanze e solo nel 2001 si è iniziato a proporre queste vendite. Quindi l'ente non era obbligato ad alcunché e il decreto n. 104 non obbligava, ma dava indicazioni.
Per quanto riguarda le azioni giudiziarie proposte, va evidenziato che il tribunale di Roma, a fronte di azioni giudiziarie promosse dai conduttori volte da accertare l'asserito obbligo di dismissione dell'Enpaf, sulla scorta delle disposizioni
Da ultimo, con decreto del Presidente della Repubblica del 5 marzo 2004, è stato respinto il ricorso al Capo dello Stato proposto da alcuni inquilini, conduttori di unità immobiliari di proprietà del predetto ente, per l'annullamento della nota del presidente dell'Enpaf, nella quale si dichiarava l'estraneità dei processi di dismissione immobiliare di cui al citato decreto legislativo.
Proprio per creare, tuttavia, un positivo rapporto con gli inquilini, anche grazie agli interventi del Ministero del lavoro, vorrei ricordare che l'Enpaf, l'Enpam ed altri enti hanno concluso, in data 29 settembre 2003, un accordo con le organizzazioni sindacali degli inquilini (l'Unione degli inquilini, il SICET, il SUNIA ed altre), con il quale sono stati definiti criteri e modalità per la vendita agli inquilini stessi di una parte del patrimonio immobiliare ad uso residenziale.
In forza di tale accordo, le procedure di dismissione sono già state avviate e, per lo più a Roma e Ostia Lido, già definite. In proposito, si rappresenta che tali cessioni sono avvenute al di fuori della normativa riferita agli immobili pubblici: tant'è vero che alcuni inquilini degli stabili di Ostia Lido, divenuti proprietari, hanno già provveduto ad alienare a terzi le unità abitative acquistate.
Si ricorda, infine, che l'Enpaf ha stipulato con le organizzazioni sindacali degli inquilini un accordo integrativo nazionale, in data 6 febbraio 2002, e un accordo integrativo territoriale, riferito all'area metropolitana di Roma, l'8 marzo 2002, finalizzati a stabilire, il primo, le condizioni normative, e il secondo, quelle economiche, per il rinnovo dei contratti di locazione ad uso abitativo.
L'accordo integrativo nazionale riconosce agli inquilini - come più volte ha sostenuto il Ministero del lavoro - il diritto di prelazione nell'ipotesi in cui l'Enpaf optasse per la vendita del proprio patrimonio mobiliare. Ovviamente, non possiamo pensare che l'Enpaf e tutti gli altri enti vogliano alienare di colpo l'intero patrimonio immobiliare.
Lei mi ha fornito una risposta senza tenere presente il parere del Consiglio di Stato, che le ho citato, secondo il quale, posto che l'ente è stato privatizzato nel giugno del 2000, fino a quel momento, l'Enpaf rientrava nel regime previsto per tutti gli enti privatizzati.
Questo è un discorso tra sordi: io dico bianco e lei risponde nero; non c'è un dialogo! Chiedo al Presidente della Camera, onorevole Mastella, che venga inviata una nota della Camera alla Presidenza del Consiglio dei ministri, affinché, con riferimento agli atti di sindacato ispettivo, sia data una risposta puntuale rispetto
Tuttavia, se ci chiediamo come mai l'Enpaf non abbia applicato per i suoi inquilini, che hanno il diritto di prelazione, le norme vigenti, non si può rispondere attraverso le argomentazioni sostenute da coloro che invece dovrebbero essere assolutamente censurati.
Il parere del Consiglio di Stato reca la data del luglio 2003; successivamente, l'Enpaf ha nuovamente frapposto una serie di ostacoli per impedire il riconoscimento di diritti consolidati. Non è chiaro come mai il Ministero del lavoro abbia completamente ignorato il parere reso dal Consiglio di Stato e si sia espresso in senso contrario, senza fornire un'adeguata motivazione che rendesse legittima la procedura adottata.
Si è dunque consentito all'Enpaf, e rispondo anche ai sindacati, di compiere un'opera indecente, attraverso accordi parziali con alcuni sindacati per dividere l'unità degli inquilini e continuare a fare i propri comodi! Questa è la verità: chi ha fatto alcuni accordi, sì, altre vendite, no! Quindi, gli inquilini di una stessa zona e addirittura di uno stesso stabile hanno ricevuto trattamenti differenti. Il Governo avrebbe dovuto impedire tutto ciò attraverso un controllo puntuale dell'attività di questi enti, soprattutto per rispettare le norme costituzionali.
Il tribunale civile di Roma ha riconosciuto una categoria di soggetti titolari del diritto di acquistare gli immobili inseriti nel piano straordinario di dismissione, ai sensi dei decreti ministeriali del settembre 2000, anche questi impugnati dall'Enpaf. Mentre accadeva tutto ciò, è intervenuto il parere del Consiglio di Stato. Ogni determinazione in senso contrario alla volontà dell'Enpaf viene dal Governo assolutamente negata. Anzi, nonostante le reiterate diffide e l'ultima istanza di accesso notificate all'inizio di febbraio, gli atti continuano ad essere secretati in dispregio ai termini di legge ed alle invocate norme che regolano la trasparenza amministrativa.
Signor Presidente, signor sottosegretario, la risposta mi trova assolutamente insoddisfatto perché è, purtroppo, ciclostilata, non attuale e scritta sulla base di altri eventi. Mi pare incredibile che, da una parte, il Governo presenti un emendamento per riconoscere l'applicabilità dell'articolo 3, comma 20, del decreto-legge n. 351 del 2001 e, dall'altra, si voglia mettere l'ente al di fuori di tale vicenda.
Signor sottosegretario - e mi assumo la responsabilità di quello che dico - mi viene il sospetto che di contenziosi più ve ne sono, meglio é. In tal modo, infatti, si possono spendere soldi pubblici, soldi degli associati, per pagare esose parcelle agli studi professionali. È una storia molto inquietante ed equivoca. Mi aspettavo una risposta puntuale, magari negativa, ma non il foglio ciclostilato di precedenti risposte.
Posso assicurare che, in ogni caso, la vicenda non finisce qui. L'arroganza di potere, il ritenersi al di fuori della legge, il pensare che il Parlamento ed il Governo siano meno importanti degli interessi dell'Enpaf rientrano in una logica che non può essere accettata perché, altrimenti, il cittadino non avrebbe più alcuna funzione negli organi dello Stato.


