Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 440 del 17/3/2004
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(Riapertura della discarica di Difesa Grande ad Ariano Irpino - n. 3-03187)

PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03187 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, signor ministro, l'emergenza rifiuti in Campania diventa ogni giorno sempre più grave; ormai chiudono anche scuole e mercati. Dopo Avellino, Salerno, Caserta e Benevento, il problema ha investito alcuni grossi centri dell'hinterland napoletano come Marano, Giugliano, Afragola, Casoria, Arzano, dove la raccolta è sospesa da giorni.
Il degrado rischia di provocare gravi conseguenze dal punto di vista igienico-


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sanitario. La discarica di Difesa Grande ad Ariano Irpino, progettata per 300 mila metri cubi di rifiuti, ne contiene allo stato attuale un milione e mezzo. Nei giorni scorsi gli abitanti di Ariano Irpino, con un possente e coraggioso movimento di tutta la comunità, come è avvenuto in precedenza a Scanzano Jonico, hanno impedito che venissero depositati i rifiuti in quella discarica.
Di fronte a tale drammatica situazione, chiedo al Governo quali misure intenda adottare per la realizzazione di un piano organico che bonifichi e metta in sicurezza il territorio campano.

PRESIDENTE. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, onorevole Matteoli, ha facoltà di rispondere.

ALTERO MATTEOLI, Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. Signor Presidente, in merito all'interrogazione a risposta immediata in esame, riguardante la situazione della discarica di Difesa Grande nel comune di Ariano Irpino, considerati i tempi ristretti e il rapido evolversi della situazione negli ultimi giorni e attesa comunque la necessità di fornire risposta agli interroganti, si rappresenta, sulla base delle notizie acquisite per le vie brevi dalla prefettura di Avellino, quanto segue.
Allo stato attuale, il volume dei rifiuti depositati in discarica è compreso fra 1 milione 100 mila e 1 milione 200 mila metri cubi. Non risulta essersi verificato alcun dissesto del telo di impermeabilizzazione posto sul fondo della discarica: nessun cedimento, infatti, si è mai verificato nella massa dei rifiuti depositati. Si precisa inoltre che ad escludere in modo assoluto qualsiasi infiltrazione del percolato nella falda idrica, sta il fatto che al di sotto del sito in cui è ubicata la discarica è presente un banco naturale di argilla dello spessore di ben 200 metri con permeabilità bassissima, e che pertanto non esiste alcuna falda idrica soggiacente alla discarica in esame.
Per quanto riguarda le acque reflue, ritengo che con tale termine gli onorevoli interroganti intendano riferirsi al percolato. Non vi è alcuno scarico nei corsi d'acqua, e in particolare nel torrente Lavella, affluente del fiume Cervaro, poiché il percolato che si forma all'interno della discarica viene quotidianamente pompato e portato via per un volume pari a 140 metri cubi al giorno, tramite autobotti che lo trasportano ad impianti autorizzati per il trattamento di tali rifiuti liquidi.
Per quanto concerne la conformazione della discarica, non è esatto affermare che essa risulti priva di vasche di raccolta, dal momento che è già di per sé strutturata a forma di vasca, sul cui fondo si raccoglie direttamente il percolato.
Quanto alla cosiddetta bonifica dell'area, faccio osservare che non è esatto parlare di bonifica, dal momento che non vi è stata alcuna fuoriuscita dalla discarica di sostanze inquinanti. È dunque più appropriato parlare di un piano di riassetto della discarica, così come previsto dall'articolo 17 del decreto legislativo n. 36 del 2003. Tale piano di riassetto, presentato dal consorzio Asi-Dev, gestore della discarica, e denominato «Messa in sicurezza e sistemazione finale della discarica», è stato approvato con ordinanza del commissario straordinario n. 153 del 30 maggio 2003 e prevede la chiusura definitiva della discarica, classificabile quale «discarica per rifiuti non pericolosi», una volta raggiunte le volumetrie autorizzate.
I recenti eventi, culminati nelle note proteste popolari che hanno impedito il conferimento degli ulteriori 600 mila metri cubi di rifiuti richiesto dal commissario, prefetto Catenacci, hanno determinato una pausa nell'esecuzione di tale piano. La discarica resta inattiva e non può dare preoccupazioni per il futuro, posto che sono state impartite istruzioni al commissario nel senso di prevedere lo smaltimento dei rifiuti, in attesa del termovalorizzatore, nelle province in cui sono prodotti.

PRESIDENTE. L'onorevole Russo Spena ha facoltà di replicare.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Ritengo che la decisione del nuovo commissario di


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riaprire la discarica di Difesa Grande sia stata sbagliata. Occorre invece un piano organico, che bonifichi - uso tale termine, data la gravità della situazione - e metta in sicurezza il territorio, rispettando la volontà delle popolazioni di essere protagoniste del processo di gestione e di programmazione del territorio stesso.
I cittadini sono esasperati e cresce l'allarme sanitario, mentre il commissario straordinario ha denunciato ieri una delle questioni più spinose, costituita dall'assenza di risorse, affermando che non si può neppure parlare di fondi perché al momento essi non esistono.
Lo stacco, dunque, tra l'emergenza sanitaria e la fondata esasperazione della comunità, da una parte, e l'assenza di un piano e perfino delle risorse, dall'altra, evidenzia la drammaticità della situazione. È peraltro necessaria un'attenta analisi della relazione tra la gestione dei rifiuti e il fenomeno dell'ecomafia, che presenta immediate ricadute sul rapporto tra società e istituzioni e sulla relazione tra sviluppo economico e crescita sociale, non solo in Campania. Si pone un problema grave di strutture economico-sociali, ma anche un problema grave di democrazia. In tale situazione, infatti, mafia e camorra possono contare, dopo la bancarotta istituzionale dello smaltimento dei rifiuti, su una notevole fonte di profitto, con una forte relazione tra attività legali ed illegali.
Quindi, occorrono con urgenza piani di rifiuti che facciano prevalere i valori della raccolta differenziata capillare, della prevenzione, della precauzione, della partecipazione popolare alle decisioni e non i termovalorizzatori - ne abbiamo parlato anche in un'altra interrogazione precedente -, che, giustamente, le popolazioni di Acerra e di Santa Maria La Fossa rifiutano.

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