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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 278 ed abbinate sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bogi. Ne ha facoltà.
GIORGIO BOGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per rassegnarvi una forte preoccupazione rispetto al provvedimento sottoposto al nostro esame. Questa preoccupazione deriva dalla percezione di una sorta di stanchezza della volontà politica; cerchiamo di normare un ambito, che abbiamo oggettive difficoltà a definire - e cercherò di dimostrarlo -, ed operiamo sulla spinta di interessi certamente legittimi, ma particolari. Penso che tutti concordino sul fatto che la medicina scientifica non copra tutta la domanda di cura da parte della popolazione, e l'erboristeria rientra in questo settore non coperto. Si parla di prodotti naturali, in modo accattivante; ebbene, credo tutti sappiano che il concetto di natura ed il rapporto con essa variano in relazione all'ampliarsi delle conoscenze scientifiche. Quello che, molti anni fa, ci appariva un fenomeno sintetico, oggi lo conosciamo analiticamente e siamo in grado di scomporre gli aspetti fenomenologici, scegliendo quelli che riteniamo utili alle nostre intenzioni.
Perciò, quando sento dire, come rafforzamento, che il prodotto erboristico, essendo naturale, dovrebbe essere preferito, dubito della consapevolezza del secolo nel quale viviamo. Se c'è questa propensione a servirsi di trattamenti non compresi nella medicina scientifica, non è che possiamo impedirlo; tuttavia, mi domando cosa intenda fare la dirigenza politica rispetto ad un fenomeno come questo. Vuole, semplicemente, registrare il fatto che una parte della popolazione intende non servirsi dei prodotti scientifici per curarsi? Questa è la responsabilità di una dirigenza politica? Può preoccuparsi degli interessi che, di fatto, si sono costituiti, in ordine ad un eventuale ritardo della normazione, ed immaginare comunque di accoglierli, indipendentemente dalle visioni di fondo che devono guidare una società?
Uno dei fenomeni che sta colpendo le società moderne è l'attenuarsi di riferimenti diffusamente ordinanti, con l'emergere di atteggiamenti individualistici, per alcuni aspetti certamente positivi, per altri esprimentisi come disorientamento. Fra questi riferimenti, vi è la scienza. Quando si perde il riferimento alla scienza come riferimento ordinante, introduciamo negli atteggiamenti della popolazione meccanismi
di ricerca di copertura delle loro malattie e delle loro ansie, che possono essere affidati ad elementi non controllabili nelle loro conseguenze sociali. Certamente si tratta, in questo caso, di un meccanismo strisciante; tuttavia, anche se non è clamoroso, non ho dubbi che esso rientri in questo stesso fenomeno.
Vi è certamente il problema di garantire alla popolazione la sicurezza, nel momento in cui si avvia all'uso di prodotti scientificamente non codificati (e questa è certamente una preoccupazione legittima). Il problema, però, in questo caso riguarda le modalità con cui si definisce l'ambito specifico del prodotto erboristico.
Il prodotto erboristico è definito nella proposta di legge al nostro esame come un prodotto destinato a favorire il benessere e non può vantare né attività terapeutica, né profilattica. Questa è una definizione che non può essere accettata dal legislatore e sono stupito - consentitemi di dirlo clamorosamente - di coloro che esprimeranno un voto su di essa. Qual è il senso dell'affermazione che si tratta di un prodotto che favorisce il benessere? Se qualcuno è così bravo da spiegarlo nel corso del dibattito, gliene sarò grato.
Una cosa è certa: sia l'Organizzazione mondiale della sanità sia l'Unione europea ci chiedono di portare avanti l'accertamento scientifico delle attività dei prodotti commerciati che attengono anche latamente alla salute, fosse pure nell'intenzione di chi li acquista.
È recente una direttiva dell'Unione europea che prevede un meccanismo agevolato di registrazione per i cosiddetti medicinali vegetali tradizionali; si tratta di prodotti che non sono stati oggetto di valutazione scientifica accurata e completa; nella valutazione degli effetti del loro impiego, si fa riferimento a trent'anni di impiego, di cui 15 nei paesi dell'Unione europea. Si ritiene cioè che, in termini di esperienza, siamo in grado, appunto, di valutare l'azione di questi prodotti. Nel momento in cui se ne richiede la registrazione agevolata, tali prodotti rientrano però nella categoria dei medicinali ed, in quanto tali, possono essere immessi nel commercio solo nelle farmacie. E quindi, in seguito a questa direttiva europea, una quota del mercato teorico dell'erboristeria verrà meno.
In una seconda direttiva europea si stabilisce cosa si deve intendere per integratore alimentare, facendo riferimento ad una serie di elementi, quali le vitamine, i sali minerali ed il loro dosaggio, e si prevede che il ministero sarà responsabile del prodotto messo in commercio come integratore alimentare una volta che, come d'obbligo, il produttore avrà etichettato il prodotto ed inviato l'etichetta al ministero. È evidente che questo prodotto non potrà contenere sostanze ad azione medicinale, perché, ove se ne constatasse la presenza, verrebbe trasferito nell'ambito di commercio del farmacista.
Di che cosa stiamo parlando, allora? Parliamo di un ambito ormai molto ristretto: è chiarissimo che non possano rientrare nell'ambito del prodotto erboristico gli alimenti. Per esempio, il caffè potrebbe essere assunto come elemento che favorisce il benessere della persona, ma, per il suo utilizzo tradizionale, non fa parte del prodotto erboristico. E sembrerebbe curioso pensare che si possa costringere l'assunzione di un erborista in un bar per la vendita del caffè.
Pertanto, i prodotti alimentari di origine vegetale, tradizionalmente usati, non vengono ricompresi nell'ambito dell'erboristeria. Esclusi i medicinali vegetali tradizionali, gli integratori alimentari e gli alimenti, cosa rimane nell'ambito dell'erboristeria, colleghi? Quasi nulla!
È stato affermato che vi sono molte attività; sembra siano 25 mila gli esercizi commerciali che vendono prodotti erboristici; si dice siano 3 mila i giovani italiani iscritti ai corsi universitari per tecnico in erboristeria. È sufficiente ciò per porre in essere una normazione incongrua ed inoltre in un ambito in esaurimento, in conseguenza di direttive dell'Unione europea?
PRESIDENTE. Onorevole Verdini, la prego di non disturbare il collega che sta parlando.
GIORGIO BOGI. Da quanto ho detto deriva la mia preoccupazione! Per corrispondere a legittimi interessi economici e professionali, ci apprestiamo a normare un ambito residuale ed esiguo che nel tempo si ridurrà sempre di più.
Vorrei svolgere un'ultima osservazione.
È chiarissimo che chi spende in questi prodotti erboristici contrarrà limiti a spendere in medicinali scientificamente configurati.
Dunque, oltre a normare un ambito in esaurimento, operiamo una sorta di distorsione della capacità di spesa della popolazione orientata alla tutela della salute.
Queste sono le mie preoccupazioni. Il dibattito che ascolterò, mi consiglierà per esprimere un voto favorevole o contrario sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 1 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli identici emendamenti Palumbo 1.1, Marcora 1.2 e Battaglia 1.3 nonché degli emendamenti Giacco 1.4 e 1.5.
Il parere è favorevole sull'emendamento Palumbo 1.7 nonché sull'emendamento Giacco 1.8, purché riformulato, mentre è contrario sull'emendamento Valpiana 1.9.
La Commissione formula altresì un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dell'emendamento Marcora 1.10 ed esprime parere contrario sugli identici emendamenti Palumbo 1.11, Battaglia 1.12 e Zanella 1.13.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO GUIDI, Sottosegretario di Stato per la salute. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti Palumbo 1.1, Marcora 1.2 e Battaglia 1.3.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, ritiro l'emendamento Battaglia 1.3, nonché i miei emendamenti 1.4 e 1.5, in quanto in Commissione si è trovata una formulazione che risponde anche ad alcune esigenze evidenziate in precedenza dal collega Bogi.
PRESIDENTE. Sta bene.
GIUSEPPE PALUMBO. Signor Presidente, ritiro il mio emendamento 1.1.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Palumbo.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Marcora 1.2 lo hanno ritirato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Palumbo 1.7, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato sì 398
Hanno votato no 5).
Prendo atto che l'onorevole Sanza non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo all'emendamento Giacco 1.8.
PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERGIORGIO MASSIDDA, Relatore. Come avevo annunciato, la Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento in esame, purché lo stesso sia riformulato in tal senso: «sopprimere la lettera d)».
PRESIDENTE. Onorevole Giacco, accetta la riformulazione testè indicata dal relatore?
LUIGI GIACCO. Sì, Presidente, accetto la riformulazione.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giacco 1.8, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato sì 412
Hanno votato no 1).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, in parte mi associo a quanto affermato dal collega che mi ha preceduto in ordine alle preoccupazioni relative all'ambito che questa normativa definirebbe. Ritengo, infatti, che attraverso il lavoro svolto dalla Commissione e il lavoro emendativo che si sta svolgendo in questa sede, si stia restringendo sempre di più, fino a farlo sfumare nel nulla, il contenuto di questo provvedimento e, soprattutto, l'ambito di applicazione dello stesso.
Il comma 2, che propongo di sopprimere, prevede appunto che sono escluse dall'ambito di applicazione della presente legge le attività di commercializzazione di piante e loro derivati destinati all'uso alimentare e dietetico, nonché i prodotti classificati come integratori alimentari.
Abbiamo quindi giustamente tolto alla materia dell'erboristeria tutto ciò che è farmaco o ad esso assimilabile, e qui si prevede di eliminare tutto quello che è destinato all'uso alimentare dietetico e agli integratori alimentari. A questo punto, mi domando che cosa rimane della materia dell'erboristeria e che cosa quindi stiamo per normare.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 418
Votanti 262
Astenuti 156
Maggioranza 132
Hanno votato sì 37
Hanno votato no 225).
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Marcora 1.10 accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore. Prendo atto, altresì, che gli identici emendamenti Palumbo 1.11 e Battaglia 1.12 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 1.13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima. Ne ha facoltà.
LAURA CIMA. Signor Presidente, a differenza dei colleghi noi non intendiamo ritirare questo emendamento perché riteniamo errato escludere gli integratori alimentari, dal momento che
così facendo questi non sarebbero più sottoposti alla vigilanza igienico-sanitaria prevista dall'articolo 12 del provvedimento. Come ha spiegato precedentemente la collega Valpiana, non si comprende dove sia la differenza tra integratore erboristico alimentare e prodotto erboristico, visto che entrambi mirano a favorire lo stato di benessere stimolando le difese naturali dell'organismo. In questo modo noi invitiamo le aziende produttrici a produrre integratori alimentari a base di erbe piuttosto che il prodotto erboristico. Proprio per questo motivo noi abbiamo presentato questo emendamento, che era stato condiviso anche da molti altri colleghi, e invitiamo l'Assemblea ad approvarlo.
PRESIDENTE. Onorevole Cima, poiché non è presente l'onorevole Zanella, si intende che lei sottoscrive questo emendamento.
LAURA CIMA. Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 267
Astenuti 167
Maggioranza 134
Hanno votato sì 30
Hanno votato no 237).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 423
Astenuti 16
Maggioranza 212
Hanno votato sì 422
Hanno votato no 1).
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